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Il webquest come strategia didattica innovativa, basata sull'utilizzo di risorse online e offline per stimolare l'apprendimento cooperativo e il problem solving. Vengono analizzati i vantaggi del webquest per gli alunni con bes, il ruolo del docente come facilitatore e la struttura del webquest in sei momenti operativi. Il documento evidenzia l'importanza del compito autentico e del processo di apprendimento, in linea con le teorie di marzano e merrill.
Tipologia: Test d'ammissione
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Introduzione…………………………………………………………….......... 2 I. Il ruolo delle TIC nel processo di inclusione scolastica. I.1. Verso la nuova società dell’informazione…………………………………. I.2. Le TIC nella didattica inclusiva…………………………………………… II. Il webquest II.1. La struttura del webquest ……………………………………..………….. II.2. I vantaggi per gli alunni con BES………………………………………… II.3. Fondamenti pedagogici…………………………………………………. III. Esempio pratico di webquest III.1. Un’attività basata sul webquest ………………………………………… III.2 Alcuni accorgimenti per alunni con BES……………………………….. Conclusioni …………………………………………………………………. 20 Sitografia……………………………………………………………………. 22
Il webquest è una strategia didattica illustrata per la prima volta nel 1995 da Bernie Dodge, docente di Educational Technologie alla San Diego University, e poi perfezionata da Tom March, che si ispira alle teorie pedagogiche del costruttivismo e dell’apprendimento cooperativo. Si tratta di un tentativo di integrare le nuove tecnologie all’insegnamento, creando attività in grado di stimolare gli alunni a compiere ricerche o approfondimenti su specifici argomenti. Questa strategia è molto innovativa e presenta una duplice finalità: una di tipo didattico, che consiste nel far acquisire capacità di ricerca in rete, di selezionare materiale e di utilizzarlo in ambiente didattico, e una di tipo sociale, che consiste nel favorire la socializzazione attraverso l’esperienza di apprendimento cooperativo e far acquisire strategie di problem solving attraverso il lavoro di gruppo. Adottato in maniera corretta in un ambiente favorevole, il webquest costituisce un importante vantaggio soprattutto per gli alunni con bisogni educativi speciali, in quanto sfrutta le risorse informatiche per favorire la loro integrazione nel lavoro di gruppo, stimolare le loro abilità e sviluppare al meglio le loro potenzialità. In questo senso, il webquest si dimostra una strategia didattica utile per il raggiungimento di un apprendimento significato e per sviluppare i processi inclusivi.
I.2. Le TIC nella didattica Soprattutto nell’ambito della didattica speciale, le TIC costituiscono un importante strumento per garantire l’accesso alla conoscenza, l’autonomia e la partecipazione sociale. A tal proposito, la legge 170/2010 sancisce l’obbligo per le istituzioni scolastiche di garantire l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere, per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali. In particolare, gli strumenti dispensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano una data prestazione in base alle difficoltà presentate del soggetto. Tuttavia, va considerato che l’uso delle nuove tecnologie non genera automaticamente apprendimento, ma sono i modi di utilizzo a determinare nell’alunno risultati di apprendimento. Infatti, per un utilizzo davvero efficiente delle TIC e per non rischiare che le tecniche diventino il fine, e non il mezzo, dell’iniziativa didattica, è importante che il docente comprenda appieno il funzionamento degli strumenti informatici più diffusi (come computer, LIM, tablet), per poterne cogliere il potenziale e valutarne l’utilizzo in maniera quanto più critica e consapevole. La vera sfida consiste appunto nel creare un ambiente di apprendimento che incoraggi l’attenzione degli alunni, e perché questo avvenga è necessario che le nuove tecnologie non diventino fattore di distrazione ma che si integrino nella classe e facciano parte a tutti gli effetti dell’azione didattica.
Il docente è chiamato a prendere atto dei bisogni formativi ed educativi che emergono nel contesto in cui insegnano e individuare gli strumenti più adatti che contribuiscano a supportare i processi per il raggiungimento degli obiettivi didattici prefissati. Perché questo avvenga, l’insegnante deve utilizzare le risorse informatiche per pianificare le attività, avendo cura di scegliere le strategie più efficaci a seconda delle esigenze e dei bisogni di ogni singolo alunno. Entrando a far parte regolarmente delle nostre vite e dell’uso scolastico ormai da anni, internet ha prodotto importanti cambiamenti nel mondo della formazione. Tuttavia, il suo ingresso è stato tanto rapido quanto caotico, poiché il suo utilizzo per finalità didattiche spesso è poco verificato, in quanto i confini della rete sono sterminati e le fonti di ricerca innumerevoli. Proprio per questo motivo l’insegnante deve avere la possibilità di guidare gli alunni nelle ricerche e controllare i materiali da loro utilizzati. Per i ragazzi in età scolare meno avvezzi, il libero utilizzo dei motori di ricerca può risultare pericoloso, oltre che dispersivo. In questo senso, il webquest può costituire un’ottima occasione per indirizzare i discenti verso un’educazione al digitale: insegnare a usare internet in modo corretto, svolgere ricerche avanzate e valutare l’attendibilità dei siti web al fine di rendere la navigazione più efficace. Il webquest permette così di integrare in maniera ottimale l’uso delle TIC nella didattica, senza contare che gli alunni cosiddetti “nativi digitali”^2 sono più motivati a impegnarsi per impadronirsi degli strumenti del proprio tempo. (^2) Lo scrittore statunitense Marc Prensky definisce gli studenti “ Digital Natives ”, nativi digitali, che sono nati e cresciuti con le tecnologie digitali, mentre definisce “ Digital Immigrants ”, coloro i quali sono nati nel mondo analogico, che cercano di impadronirsi della nuova lingua digitale ma che faticano a padroneggiarla, come gli immigrati in un paese straniero. Cfr. Marc Prensky, Digital
strutturazione e organizzazione di tali contenuti; il secondo viene realizzato con una durata di tempo maggiore e consente agli alunni non solo di raccogliere e sistematizzare il materiale, ma anche di rielaborarlo in uno specifico prodotto (una tesi, un’analisi, una presentazione ecc.). Secondo il protocollo suggerito dallo stesso ideatore, il webquest si articola in sei momenti operativi: Nell’ introduzione il docente sceglie un argomento appropriato e fornisce agli alunni le indicazioni di base, come il tempo in cui andrebbe svolto il lavoro. Spesso viene proposta la simulazione di una situazione reale per rendere più attraente il compito proposto (“sei un giornalista e devi compiere un’inchiesta”, “sei un archeologo alle prese con un reperto”, “sei uno scienziato e devi portare a termine un esperimento”). Lo scopo è quello di preparare gli alunni all’attività e tenere vivo il loro interesse. Nell’ individuazione del compito il docente espone l’argomento della ricerca, che deve essere attinente alla programmazione curriculare. Nella fase successiva, l’identificazione delle risorse a disposizione, il docente fornisce un elenco dei siti o dei libri che gli alunni possono consultare ai fini della ricerca, che possono riferirsi a opere reperibili online (come dizionari o enciclopedie), materiale audio o video. Le fonti possono essere interamente preselezione oppure il docente può lasciare liberi i discenti di integrarle in parte con una ricerca libera. In questo modo, il webquest diventa uno strumento didattico altamente personalizzabile.
Il processo di valutazione consiste nel progettare il percorso da compiere. Il docente suggerisce le fasi di lavoro da seguire, attraverso una descrizione che deve essere quanto più possibile accurata. Può risultare utile specificare per iscritto gli argomenti da approfondire e le sequenze delle azioni da svolgere. Inoltre, in questa fase viene indicata la suddivisione in gruppi di lavoro, l’individuazione dei ruoli e dei sotto-compiti che devono essere svolti all’interno dei singoli gruppi. Nella definizione dei criteri di valutazione è importante in questa fase stabilire subito dei parametri di valutazione per il lavoro da svolgere, se il voto assegnato sarà unico per tutto il gruppo o individuale. Proprio perché non si tratta di un’attività tradizionale, risulta più difficile per l’insegnante misurare e valutare il lavoro svolto. La conclusione del lavoro prevede un momento di riflessione metacognitiva. Consiste nel riepilogo dell’attività portata a termine e di ciò che si è appresso. Il docente può aggiungere delle domande di approfondimento o ulteriori collegamenti, per incoraggiare gli alunni verso possibili ampliamenti e sviluppi. È essenziale che il webquest venga utilizzato come uno strumento didattico innovativo integrato nel curriculum scolastico e ben collegato con il programma, in modo tale che non diventi un’esperienza isolata e fine a sé stessa, ma un modo di insegnare da abbinare a quello tradizionale. Il suggerimento è quello di cominciare con un webquest semplice di breve durata, incentrato su una sola materia e su un argomento ben conosciuto dal docente. Solo successivamente, una volta presa confidenza con la sua realizzazione, è consigliabile sviluppare dei webquests multidisciplinari in collaborazione con
più visto come detentore delle conoscenze ma come mediatore dell’apprendimento, in quanto non trasmette il sapere ma organizza tempi, spazi e materiali dell’apprendimento. Inoltre, i discenti hanno modo di sviluppare le competenze sociali – in quanto vengono individuate tutte le abilità di cooperazione che devono essere raggiunte da ciascun membro del gruppo e che contribuiscono al successo del lavoro assegnato – e diventano in grado di esprimere un’autovalutazione rispetto al proprio operato. La riflessione metacognitiva sull’esperienza guidata dall’insegnante deve essere centrata sia sui processi, vale a dire sulle strategie che hanno portato al risultato, sia sul significato dell’esperienza in termini di autoefficienza e autostima e di appartenenza al gruppo. Si evince che il webquest è un’attività particolarmente indicata per gli alunni con BES. Come sappiamo, il concetto di “bisogno educativo speciale” non riguarda solo la disabilità, ma fa riferimento a una serie di fattori relativi a disturbi evolutivi specifici e a svantaggi di tipo socioeconomico, linguistico e culturale tali da richiedere una risposta adeguata e personalizzata. Inoltre, le misure adottate per gli alunni con BES possono essere applicate a tutti i discenti poiché una didattica inclusiva deve supportare ciascun alunno nel suo percorso di apprendimento, tenendo conto dei diversi ritmi e stili cognitivi. Quella del webquest è una strategia che permette di definire un ruolo specifico per i soggetti in base alle varie tipologie di problemi, in modo tale che ciascuno possa trovare il proprio spazio cognitivo e sociale. Si tratta di un’attività che sfrutta l’utilizzo delle risorse informatiche per stimolare le abilità degli alunni con BES ( memory working , associazioni, classificazioni).
Affrontando i contenuti didattici pensati per la classe, gli alunni con BES si ritrovano a cooperare con gli altri compagni e a utilizzare i loro stessi strumenti in un perfetto clima di interdipendenza diretta. Attraverso questa attività, ciascun alunno diventa protagonista dell’apprendimento e partecipa attivamente alla costruzione dell’elaborato finale. In questo modo, il webquest contribuisce al miglioramento dell’autostima e della motivazione dell’alunno con bisogni educativi speciali, facendolo sentire parte integrante del gruppo. II.3. Fondamenti pedagogici L’insegnante individua un compito che deve essere un “compito autentico”, che impegna gli alunni nella sua risoluzione divisi in piccoli gruppi. Per svolgere questo compito, i discenti devono utilizzare le fonti fornite dal docente, così da potersi concentrare sulla loro analisi e interpretazione invece che sulla loro individuazione. Al termine durante lo svolgimento, gli alunni devono elaborare un prodotto finale, che consiste in un lavoro di sintesi che può assumere diverse forme: una relazione, un video, un testo accompagnato da immagini.^6 Il “compito autentico” è un “compito di realtà”: si tratta di una tipologia di esercitazione didattica che permette agli alunni, divisi in piccoli gruppi, di indagare, discutere, organizzare o risolvere problemi in contesti reali o simulati. Secondo la (^6) Il WebQuest: una strategia didattica , visionato in INDIRE, sito ufficiale: http://forum.indire.it/repository_cms/working/export/6057/3.html.
principio acquisito dalle scienze dell’apprendimento, la riflessione: durante il webquest , il soggetto che apprende deve articolare ed esternare la propria conoscenza e ciò rende possibile la riflessione, fondamentale per una profonda comprensione di ciò che si va ad apprendere.^10 Inoltre, il webquest prevede che gli studenti siano sostenuti durante il lavoro con domande-stimolo e suggerimenti che, oltre che dai pari, devono pervenire dal docente nella sua funzione di scaffolding. L’operazione di articolare il proprio apprendimento durante il suo svolgersi richiede un supporto, un aiuto da parte di qualcuno più esperto. Secondo David Merrill, lo scaffolding permette all’alunno un apprendimento progressivo: bisogna partire dalla risoluzione di problemi semplici per poi affrontare quelli più complessi, con il supporto del docente.^11 Muta infatti il ruolo tradizionale dell’insegnante, che non è più colui che tramette le conoscenze attraverso un insegnamento di tipo trasmissivo/ricettivo. In questo contesto, il docente, dopo aver predisposto il lavoro, diventa un semplice facilitatore, mentre il discente acquisisce un ruolo attivo nel processo di apprendimento, che da solo si mette alla ricerca delle informazioni e non si limita all’apprendimento passivo. Il webquest favorisce dunque l’apprendimento in un contesto stimolante e innovativo, che smorza gli aspetti più tradizionali dell’insegnamento come lo studio passivo, il lavoro individuale, il ricorso a una sola fonte di informazioni, il rigido (^10) Ibidem. (^11) Ibidem.
III.1. Un’attività basata sul webquest Il webquest è una modalità di lavoro cooperativo che utilizza le risorse informatiche e multimediali per approfondire argomenti scolastici, adatto a qualsiasi livello di istruzione. Ipotizziamo, tuttavia, di dover realizzare l’attività in una classe prima di scuola media e di lavorare sulla disciplina di geografia, prendendo come argomento le regioni italiane. La classe viene organizzata in piccoli gruppi, ciascuno formato da un minimo di 4 a un massimo di 6 alunni. A loro volta, gli alunni sono divisi a coppia, al fine di favorire lo svolgimento dell’attività in aula informatica, dove ogni postazione al computer prevede la presenza di massimo due alunni. A ogni gruppo, poi, vengono assegnati degli specifici sottoargomenti, che immaginiamo siano i seguenti:
affiancato a un compagno esperto che ha già sperimentatore il ruolo di tutor, può ricoprire il ruolo di esperto delle immagini, che è un’attività che richiede la capacità di previsione nell’organizzazione della diapositiva (posizionamento, ingrandimento o rimpicciolimento dell’immagine). Per quanto riguarda l’alunno con DSA, può essere consigliabile impegnarlo nel ruolo di organizzatore, esperto dell’immagine o grafico al fine evitare problemi nella lettura e scrittura. È importante che nello svolgimento del webquest , gli alunni tengano ben presente quelli che sono gli obiettivi cognitivi da raggiungere: ricavare informazioni da cartine, testi geografici e risorse informatiche, selezionare i contenuti principali, elaborare diapositive per illustrare quanto si è appreso e sapere esporlo. Parallelamente agli obiettivi cognitivi, gli alunni acquisiranno anche obiettivi cooperativi quali il saper ascoltare, il saper parlare a bassa voce, il sapersi aiutare, il saper collaborare per il raggiungimento di obiettivi comuni.
Il presente studio ha posto in esame uno strumento didattico innovativo, particolarmente stimolante per i discenti del nuovo millennio. Si tratta di un’attività guidata da uno o più docenti, grazie alla quale gli alunni raccolgono informazioni da internet (e non solo) al fine di realizzare un elaborato finale. Il webquest richiede all’alunno delle abilità di base e gli permette di sviluppare delle nuove competenze, proprio perché lascia spazio alla creatività. L’insegnante utilizza le risorse multimediali in modo creativo al fine di raggiungere obiettivi prettamente didattici, ma anche di socializzazione. Il docente, assumendo il ruolo di facilitatore, guida gli alunni in una serie di attività predefinite, che permette loro di apprendere conoscenze e acquisire competenze tramite strategie di problem solving e cooperative learning. Il webquest sfrutta così le nuove tecnologie per focalizzare l’attenzione sull’uso delle informazioni, piuttosto che sulla ricerca, favorendo lo sviluppo delle capacità di analisi, sintesi e valutazione. In questo senso, le TIC favoriscono la co- costruzione degli oggetti di apprendimento, di accesso ai contenuti per la loro successiva e personale rielaborazione. Inoltre, attraverso la simulazione di un esempio pratico, abbiamo visto come il webquest si riveli una strategia inclusiva in grado di sfruttare appieno le attitudini personali e valorizzare i talenti di ciascun alunno. In particolare, per gli alunni con BES può risultare utile scegliere un ruolo specifico a seconda del