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Primavera botticelli, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

descrizione dettagliata ma allo stesso tempo semplice

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 02/03/2020

alessandriamo
alessandriamo 🇮🇹

4.5

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Titolo opera: La Primavera
Artista: Sandro Botticelli
Data: 1480 circa
Tecnica: tempera su tavola
Dimensione: 203×314 cm
Collocazione: Uffizi (Firenze)
SOGGETTO
La lettura dell’opera va da destra a sinistra e i personaggi sono tratti dalla
mitologia classica.
I nove personaggi si trovano nel giardino fiorito delle Esperidi, una sorta di
abside naturale con alberi di aranci colmi di frutti.
Zefiro (dio del vento) afferra la ninfa Cloris la quale tenta inutilmente di
sfuggirgli. Lei diventerà infatti sua sposa e dopo il loro matrimonio si
trasformerà in Flora1 (personificazione della Primavera). Quest’ultima veste
un’abito fiorito e dal grembo sparge fiori in terra. Al centro della
rappresentazione, ma quasi in secondo piano, si trova Venere, la dea
dell’amore e della fecondità: sopra la sua testa è raffigurato suo figlio Eros
bendato in volo che lancia le frecce dell’amore. Sulla sinistra del dipinto, si
trovano le tre Grazie vestite di veli leggerissimi, mentre danzano, e che
simboleggiano la bellezza, la castità e l’amore. Mercurio, messaggero degli
dei, è raffigurato mentre con il caduceo2 spinge via le nuvole dal sacro
giardino per preservare un’eterna primavera.
LINGUAGGIO!
La linea è l’elemento dominante che si può rintracciare soprattutto nei
capelli delle tre Grazie, nei contorni dei corpi che sono senza peso (privi di
ombre) e nelle sottili pieghe dei panneggi.
Le figure singole si alternano ai gruppi di tre personaggi. Il ritmo alternato
ricorda il susseguirsi delle stagioni.
Lo spazio non ha un impianto prospettico: le figure sono come sospese,
non c’è profondità e la fitta vegetazione dello sfondo tende a limitare
l’effetto tridimensionale.
Grande cura è stata riposta da Botticelli, in primo luogo, nelle vesti dei
protagonisti, e successivamente anche nei fiori e la vegetazione che
circonda tutta la scena.
1 Come si può vedere dal volto di Cloris
2 Caduceo: corto bastone con due serpenti attorcigliati, caratteristico di Mercurio.
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Titolo opera: La Primavera Artista: Sandro Botticelli Data: 1480 circa Tecnica: tempera su tavola Dimensione: 203×314 cm Collocazione: Uffizi (Firenze) SOGGETTO La lettura dell’opera va da destra a sinistra e i personaggi sono tratti dalla mitologia classica. I nove personaggi si trovano nel giardino fiorito delle Esperidi, una sorta di abside naturale con alberi di aranci colmi di frutti. Zefiro (dio del vento) afferra la ninfa Cloris la quale tenta inutilmente di sfuggirgli. Lei diventerà infatti sua sposa e dopo il loro matrimonio si trasformerà in Flora^1 (personificazione della Primavera). Quest’ultima veste un’abito fiorito e dal grembo sparge fiori in terra. Al centro della rappresentazione, ma quasi in secondo piano, si trova Venere, la dea dell’amore e della fecondità: sopra la sua testa è raffigurato suo figlio Eros bendato in volo che lancia le frecce dell’amore. Sulla sinistra del dipinto, si trovano le tre Grazie vestite di veli leggerissimi, mentre danzano, e che simboleggiano la bellezza, la castità e l’amore. Mercurio, messaggero degli dei, è raffigurato mentre con il caduceo^2 spinge via le nuvole dal sacro giardino per preservare un’eterna primavera. LINGUAGGIO La linea è l’elemento dominante che si può rintracciare soprattutto nei capelli delle tre Grazie, nei contorni dei corpi che sono senza peso (privi di ombre) e nelle sottili pieghe dei panneggi. Le figure singole si alternano ai gruppi di tre personaggi. Il ritmo alternato ricorda il susseguirsi delle stagioni. Lo spazio non ha un impianto prospettico: le figure sono come sospese, non c’è profondità e la fitta vegetazione dello sfondo tende a limitare l’effetto tridimensionale. Grande cura è stata riposta da Botticelli, in primo luogo, nelle vesti dei protagonisti, e successivamente anche nei fiori e la vegetazione che circonda tutta la scena. (^1) Come si può vedere dal volto di Cloris (^2) Caduceo: corto bastone con due serpenti attorcigliati, caratteristico di Mercurio.

Il colore dello sfondo, nonostante oggi sia molto più scuro e metta in risalto i protagonisti, in origine doveva essere più chiaro e brillante. INTERPRETAZIONE LEGATA AL COMMITTENTE Questa prima lettura di una delle più importanti immagini sulla primavera, riconosce nei vari protagonisti del quadro di Botticelli, diversi esponenti della famiglia dei Medici. Secondo questa teoria, la Primavera sarebbe stata commissionata in un primo momento da Giuliano de’ Medici, per celebrare la nascita di suo figlio Giulio, ma a causa della prematura morte di Giuliano a causa della Congiura dei Pazzi, l’opera, prima di essere completata e pubblicata, sarebbe stata riutilizzata e modificata da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, per le proprie nozze. Botticelli, così, avrebbe modificato la composizione del proprio capolavoro, inserendo anche la moglie di Lorenzo di Pierfrancesco, ovvero Semiramide Appiani, riconosciuta nella figura centrale delle Tre Grazie. Lorenzo di Pierfrancesco invece sarebbe stato ritratto nelle vesti di Mercurio. Zefiro, Clori e Flora, quindi, sarebbero i simboli della passione incontrollata e l’istinto, valori negativi dalla filosofia neoplatonica, poiché privi di controllo e lontani dalla ragione. INTERPRETAZIONE STORICA Secondo un altra interpretazione, il capolavoro di Botticelli indicherebbe invece la fioritura della città di Firenze sotto la guida dei Medici. Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici era stato incaricato da Lorenzo il Magnifico di dover governare Firenze, e sotto la sua guida, la città avrebbe raggiunto ottimi risultati. Nel quadro di Botticelli, la città di Firenze sarebbe rappresentata da Flora, mentre Mercurio rappresenterebbe Milano, Cupido sarebbe il simbolo di Roma, le Tre Grazie di Pisa, Napoli e Genova, la ninfa Clori alluderebbe a Mantova, Venere a Venezia ed infine Zefiro (chiamato anche Borea) a Bolzano. INTERPRETAZIONE FILOSOFICA Una delle interpretazioni più accreditate e testimoniate da importanti studiosi riconoscerebbe in questo capolavoro di Botticelli il manifesto filosofico dell’Accademia Neoplatonica.