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la primavera Botticelli, Sintesi del corso di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Analisi e lettura dell'opera dell'opera di Botticelli Con i miei appunti ho preso un ottimo voto ! Nei miei appunti troverete un'analisi approfondita dell'opera, il significato simbolico e morale, il messaggio che l'opera vuole trasmettere e persino una lettura critica dell'opera stessa. Spero possa esservi utile

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 02/01/2020

sofia-gnani
sofia-gnani 🇮🇹

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LA PRIMAVERA
Sandro Botticelli ebbe la sua prima formazione all’interno della bottega
del Verrocchio, che fu il maestro pure di Leonardo. La Primavera fu dipinta nel
1478 per la villa di Castello di Lorenzo di Pierfrancesco de Medici, cugino del
celebre Lorenzo il Magnifico.
La scena dell'opera La Primavera di Botticelli si svolge in una radura
verdeggiante, punteggiata di tantissime piante e fiori e limitata da alberi
d’arancio, aventi la stessa funzione dello sfondo dipinto del teatro.
La scena rappresentata ha assonanze con dei versi di Poliziano (Tutto lascivo,
dietro a Flora, Zefiro volae la verde erba infiora). È stata tratta probabilmente da
un passo dell’Asino d’oro di Apuleio, scrittore latino del II secolo dc. In questo
brano viene narrato come il protagonista, mutato in asino, in attesa di
riconquistare il suo aspetto, assista a una rappresentazione del Giudizio di
Paride dove compaiono tutti i personaggi dipinti.
A destra troviamo Zefiro (personificazione del mite vento primaverile che soffia
da ponente) bruciante di passione, che insegue Flora (una delle Ore, figlie di
Zeus che aprivano e chiudevano le porte del cielo da cui entravano e uscivano
le stagioni). Poi la Primavera, mentre al centro ecco Venere che, incorniciata
come in una nicchia dai rami flessi degli alberi, avanza a passo di danza
offrendosi a chi guarda; Venere in posizione centrale sembra voler invitare
Lorenzo di Pierfrancesco a sceglierla, come fece Paride nell’Asino d’oro. L’invito
offerto da Venere al committente è anche l’invito a scegliere queste virtù, di cui
forse egli difettava. La Primavera di Botticelli ha quindi uno scopo educativo con
profondo valore pedagogico.
Cupido la sovrasta mentre scaglia una freccia infuocata in direzione di una delle
tre Grazie che ballano intrecciando le mani, mentre Mercurio, all’estrema
sinistra, allontana le nubi col suo caducéo.
Ne La Primavera di Botticelli sono evidenti il ritmo delle figure, la bellezza dei
corpi, il fluire delle linee, gli accordi di colore. I corpi e gli abiti sembrano non
avere peso, tutti i personaggi sono sospesi sul prato caratterizzato dal verde
brillante.
L’illusione prospettica in quest’opera, è ridotta all’essenziale. Basta osservare i
tronchi paralleli e la loro quasi assenza di prospettiva, o il ricamo delle foglie sul
fondo della Primavera: ma è proprio rispetto al fondo senza profondità e alla
cadenza parallela dei tronchi, che prende vita il fluire dei ritmi lineari delle figure.
Su tutti sembra aleggiare una leggera tristezza che rende seria anche la danza
delle tre Grazie.
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LA PRIMAVERA

Sandro Botticelli ebbe la sua prima formazione all’interno della bottega del Verrocchio, che fu il maestro pure di Leonardo. La Primavera fu dipinta nel 1478 per la villa di Castello di Lorenzo di Pierfrancesco de Medici, cugino del celebre Lorenzo il Magnifico. La scena dell'opera La Primavera di Botticelli si svolge in una radura verdeggiante, punteggiata di tantissime piante e fiori e limitata da alberi d’arancio, aventi la stessa funzione dello sfondo dipinto del teatro. La scena rappresentata ha assonanze con dei versi di Poliziano (Tutto lascivo, dietro a Flora, Zefiro volae la verde erba infiora). È stata tratta probabilmente da un passo dell’Asino d’oro di Apuleio, scrittore latino del II secolo dc. In questo brano viene narrato come il protagonista, mutato in asino, in attesa di riconquistare il suo aspetto, assista a una rappresentazione del Giudizio di Paride dove compaiono tutti i personaggi dipinti. A destra troviamo Zefiro (personificazione del mite vento primaverile che soffia da ponente) bruciante di passione, che insegue Flora (una delle Ore, figlie di Zeus che aprivano e chiudevano le porte del cielo da cui entravano e uscivano le stagioni). Poi la Primavera, mentre al centro ecco Venere che, incorniciata come in una nicchia dai rami flessi degli alberi, avanza a passo di danza offrendosi a chi guarda; Venere in posizione centrale sembra voler invitare Lorenzo di Pierfrancesco a sceglierla, come fece Paride nell’Asino d’oro. L’invito offerto da Venere al committente è anche l’invito a scegliere queste virtù, di cui forse egli difettava. La Primavera di Botticelli ha quindi uno scopo educativo con profondo valore pedagogico. Cupido la sovrasta mentre scaglia una freccia infuocata in direzione di una delle tre Grazie che ballano intrecciando le mani, mentre Mercurio, all’estrema sinistra, allontana le nubi col suo caducéo. Ne La Primavera di Botticelli sono evidenti il ritmo delle figure, la bellezza dei corpi, il fluire delle linee, gli accordi di colore. I corpi e gli abiti sembrano non avere peso, tutti i personaggi sono sospesi sul prato caratterizzato dal verde brillante. L’illusione prospettica in quest’opera, è ridotta all’essenziale. Basta osservare i tronchi paralleli e la loro quasi assenza di prospettiva, o il ricamo delle foglie sul fondo della Primavera: ma è proprio rispetto al fondo senza profondità e alla cadenza parallela dei tronchi, che prende vita il fluire dei ritmi lineari delle figure. Su tutti sembra aleggiare una leggera tristezza che rende seria anche la danza delle tre Grazie.