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Guide e consigli
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primo modulo macroeconomia unicatt, Dispense di Macroeconomia

appunti di lezione esaustivi, con grafici, dimostrazioni ed esercizi

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 22/02/2023

anna-rendina
anna-rendina 🇮🇹

4 documenti

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Scarica primo modulo macroeconomia unicatt e più Dispense in PDF di Macroeconomia solo su Docsity!

Esame:

  • Prova parziale scritta (online): 3 novembre 14:
  • 55 minuti
  • No penalità
  • Esercizio sul modello “reddito-spesa” o al modello IS-LM
  • Tot 15 punti, per passare servono 7 punti

INTRODUZIONE

La macroeconomia studia il sistema economico nella sua complessità. Si prendono in

considerazione delle grandezze aggregate come: PIL, investimenti delle imprese, variazione dei

prezzi età..

Negli ultimi anni stiamo subendo delle recessioni causate ad esempio la crisi finanziaria del

2008/2009, pero stiamo recuperando. Proviamo a vedere cosa è successo riguardo a queste

variabili macroeconomiche:

1) produzione: livello di attività economica in una data area economica, espressa in termini reali,

ossia indipendente dai prezzi

2) tasso di disoccupazione: rapporto tra i lavoratori in cerca di impiego ed il totale dei lavoratori

3) tasso di inflazione: variazione percentuale dei prezzi

Al momento siamo in mezzo alla crisi della pandemia, pero sembra ci si8amo una leggera ripresa

dell’economia, grazie alla ripresa di una vita pseudo-normale. Le cause di questa crisi sono:

  • shock esogeno, sia a causa della salute ma anche il fatto di stare a casa per colpa delle

quarantene, inaspettato e inatteso

  • Questo shock ha spezzato le catene produttive
  • Limitata la mobilita, in tanti hanno perso il lavoro o smesso di lavorare
  • Rallentamento dei consumi, questa è stata una prima reazione (ed è così per tutte le

pandemie)

In sintesi possiamo dire: shock di offerta all’inizio+shock di domanda

In riferimento al PIL nelle varie pandemie, come quella spagnola (crisi del ‘29, le guerre, COVID),

si può notare che ci sono drastiche diminuzioni di produzione.

Consultando i grafici possiamo vedere che la recessione spagnola non aveva colpito molto, al

contrario della crisi del ‘29.

Guardando invece alla crisi del 2008-2009, iniziata negli Stati Uniti e poi allargata a tutto il

mondo, possiamo dire che sia stata la recessione economica più grande dalla crisi del 29 ad

oggi. Iniziò dal 2000 negli Stati Uniti, con l’aumento dei prezzi delle case (bolla immobiliare) che

in quel momento avevano dei tassi di interesse dei mutui molto bassi, dunque i mutui venivano

concessi anche a creditori di dubbia solvibilità (clienti sub-prime).

Dopo questo primo momento, ci fu un cambiamento della politica monetaria mediante la FRED

(banca centrale americana), dove cominciano ad alzare i tassi di interesse ed i creditori più deboli

non riescono più a ripagare il mutuo.

I creditori non riuscendo a pagare i mutui, i valori delle case scendono. I valori e delle case era

bassi ma pagavano degli interessi suoi mutui altissimi. Le banche iniziano ad avere delle

perdoniate e smettono di prestarsi i soldi a vicenda. Successivamente il 15 settembre 2008

fallisce la Lehman Brothers.

Le banche dovevano agire a questa situazione e lo fanno riducendo il prestiti alle imprese,

aumentano la crisi del sistema produttivo delle aziende (prima la crisi era solo alle banche e

mutui, ora anche al sistema produttivo). I consumatori americani riducono i loro consumi per

incertezza sul futuro, avevano paura dell’andamento dell’economia.

La crisi non rimane confinata vagli Stati Uniti e diventa una crisi globale attraverso due canali:

  • commercio internazionale
  • Sistema finanziario globale

Alcune variabili macroeconomiche con riferimento a questa crisi in USA e EU:

  • PIL: negli Stati Uniti è sempre rimasto in generale crescente, ma facendo un focus nel periodo

del 2008/2009 si vede un crollo

  • crescita della produzione: si vede in m,odo molto più chiaro la caduta drastica
  • Tasso di disoccupazione: alcune imprese chiudono per la crisi, aumenta la disoccupazione
  • Tasso di inflazione

Quali sono state le azioni che sono state prese per arginare la crisi?

  • stimolo fiscale (aumento del deficit di spesa pubblica)
  • Stimolo monetario (riduzione del tasso di interesse)

In conclusione la macroeconomia studia la relazione tra le variabili aggregati con diversi

strumenti: essi possono essere teorici o empirici. Fornisce anche gli strumenti alle autorità di

politica economica per il governo dell’economia.

Generalmente utilizzeremo 3 strumenti:

  • Algebra
  • Grafici
  • Parole

È essenziale comprendere i modelli e le intuizioni economiche.

CONTABILITÀ NAZIONALE

La contabilità nazionale si occupa della definizione e della misurazione delle grandezze

economiche aggregate:

PIL

è la misura di produzione aggregata in un sistema economico (es. slide 39)

Esistono 3 modi per definirei il PIL guardando a diversi modi di calcolarlo:

1) il pil è il valore dei beni finali e dei servizi prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo

2) il pil è la somma del valore aggiunto dell’economia ..

3) il pil è la somma dei redditi dell’economia ...

Guardando all’esempio della slide 39:

  • Dal valore dei beni finali, è l’automobile (incorportando i beni intermedi) quindi è 200.
  • La somma del valore aggiunto, è l’aumento di valore della produzione (valore produzione-

valore dei beni intermedi usati) quindi è 200.

  • La somma dei redditi, ovvero la somma di quanto pago i lavoratori ed i profitti, quindi 200

IN SINTESI: il PIL è la misura della produzione aggregata.

Produzione aggregata= reddito aggregato

Precisazioni sulla misura del PIL:

Nel calcolo del PIL è considerato anche l’investimento in beni capitali (poiché non viene

pienamente inserito nel valore del bene finale).

Nel caso pero che non tutti i beni finali vengano venduti, parliamo di incremento indesiderato

In sintesi possiamo dire che il Def. del PIL misura il prezzo medio dei beni finali prodotti rispetto al prezzo medio dell’anno base. (Esempio slide 76) Il tasso di inflazione è il tasso di variazione dell’indice dei prezzi, (esempio slide 77).

  • indice dei prezzi al consumo: L’indice dei prezzi al consumo nell’anno t, P (c,t), è il prezzo medio di un paniere di beni. In Italia viene calcolato dall’ ISTAT. Il paniere dei beni è composto dai beni solitamente utilizzati dai consumatori, tale paniere viene aggiornato periodicamente per tenere conto delle variazioni delle abitudini dei consumatori. L’ IPC misura il costo della vita, il prezzo medio dei consumi.

delle scorte, e vengono contabilizzate per convenzione nel PIL come investimenti.

Esistono altre 3 misure di produzione aggregata:

  • il PIN considera i valore degli investimenti che è volto a sostituire i beni capitali deperiti:

l’ammortamento

PIN= PIL-ammortamento

  • PNL (prodotto nazionale lordo) si ottiene sommando il PIL di un paese con i redditi netti

prodotti dai cittadini di quel paese che però si trovano all’estero. Ovviamente si sottraggono i

redditi netti dei cittadini esteri che abitano in quel paese.

  • PIL (al costo dei fattori) si utilizza per depurare la misura della produzione aggregata

dall’impatto delle azioni pubbliche (imposte fiscali, incentivi, trasferimento i sussidi..etc)

PIL al costo dei fattori= PIL-(imposte dirette+trasferimenti alle imprese )

È altrettanto importante distinguere il PIL nominale dal PIL reale :

  • Con PIL nominale si intende la somma delle quantità di beni finali e servizi, valutati ai prezzi

correnti. Il PIL nominale varia nel tempo per 2 motivi: 1) variano la produzione di beni e servizi;

2) variano i prezzi.

  • Con il PIL reale possiamo misurare la produzione e la sua variazione nel tempo, isolando però

l’effetto della variazione dei prezzi. Quindi possiamo definirlo come la somma delle quantità di

beni finali e servizi valutati ai prezzi costanti e non correnti.

Il PIL reale è utile per misurare la dimensione economica di un paese. definiamo PIL PRO CAPITE

come il rapporto tra il pil reale e la popolazione del paese (utile per misurare il tenore di vita).

PIL PRO CAPITE= pil reale / popolazione

  1. Un’altro aspetto della produzione aggregata da analizzare è la relazione tra: domanda, produzione e scorte:
  • investimento in scorte= produzione-domanda
  • Produzione= d’Olanda+ investimento in scorte
  • Domanda=produzione-investimento in scorte DOMANDA DI BENI definita come: Z Z= C + I + G + X - IM Possiamo notare che l’investimento in scorte non fa parta della domanda, e possiamo definire delle ipotesi che mi renderanno più semplice la comprensione del mercato:
  • tutte le imprese producono lo stesso bene che viene consumato, investito etc..
  • Le imprese non hanno limite di produzione, ed lo forniscono sempre ad un prezzo P (usiamo sempre la domanda aggregata- breve periodo)
  • Economia è chiusa, quindi ho un saldo commerciale uguale a zero. X=IM= Dopo queste ipotesi, possiamo definire la domanda aggregata come Z= C + I + G , ed analizziamo C I G nel dettaglio:
  • il consumo diponete da molti fattori, in primis dipende positivamente dal reddito disponibile (reddito dopo aver pagato le imposte e aver ricevuto i trasferimenti). Scriviamo quindi il consumo come funzione generica del reddito disponibile: Questa equazione la definiamo come “equazione di comportamento”, ovvero ipotizza il comportamento del consumatore. Studiamo quindi il comportamento, espresso come una relazione lineare: C1= esprime la propensione al consumo (quanto aumenta il consumo se hop un 1 entro in più di reddito). È positivo e minore di 1 (è il coefficiente angolare, minore di 45 gradi) C0= esprime il consumo autonomo (consumo effettuato indipendente dal reddito). Se Yd=0 allora C=C0. Possiamo dire che C0 può essere interpretato i come il consumo minimo per la sopravvivenza, oppure come parametro che cattura la fiducia dei consumatori.

Il reddito disponibile è il reddito che rimane alle famiglie dopo aver pagato le imposte e ricevuto i trasferimenti (Yd). Y è il reddito totale, T è l’imposta netta inversione forma fissa Yd= Y - T Possiamo quindi riscriver4e la funzione di consumo come: C= C0 + C1 ( Y-T ) ( reddito più alto fa un entrare il consumo, imposta netta più y alta fa diminuire il consumo)

  • Investimento, nei modelli possiamo distinguere 2 variabili: Endogene: individuabili all’interno del modello stesso (il consumo) Esogene: prese come date Nel nostro caso l’investimento sarà una variabile esogena: Gli investimento sono quindi fissi, non dipendono dal redito di equilibrio.
  • spesa pubblica, descrive la poli,tac fiscale del governo. Anche essa è una variabile esogena. Viene considerata esogena per 2 motivi:
  1. Ha un comportamento difficile da definire poiché il governo cambia nel tempo
  2. Il compito della macroeconomia è comprendere una variabile esogena sul sistema economico L’EQUILIBRIO A questo p0unto riscriviamo la domanda aggregata: Z = C0 + C1 (Y-T) + I + G L’equilibrio sul mercato dei beni richiede che la domanda sia uguale all’offerta,m quindi possiamo riscrivere l’equazione di equilibrio come: Y=Z Y lo usiamo sia per la produzione sia per il reddito po’ iPhone come precedentemente studiato il reddito aggregato=produzione aggregata.

 Uno dei compiti dei macroeconomisti è comprendere l’effetto della politica fiscale sul sistema

economico per poter consigliare la politica economica

Riscriviamo la domanda aggregata  Z= C + I + G  Z = c0 + c1(Y − T) + I segnata + G segnata

L’equilibrio sul mercato dei beni richiede che la domanda sia uguale all’offerta

(no scorte, produzione = domanda)  equazione di equilibrio Y = Z

NB: usiamo lo stesso simbolo Y per la produzione e il reddito, infatti abbiamo visto nella parte di contabilità

nazionale che reddito aggregato e produzione aggregata sono uguali.

In ogni dato anno la produzione e la domanda non sono necessariamente uguali, infatti nel mondo reale le

imprese detengono scorte di magazzino.

 Se la domanda è maggiore della produzione, Y < Z, le scorte di magazzino si riducono, in questo

caso abbiamo investimento in scorte negativo

 Se la produzione è maggiore della domanda, Y > Z le scorte di magazzino aumentano, dunque

l’investimento in scorte è positivo

 In generale possiamo scrivere che Y = Z + ∆S , dove ∆S sta per investimento in scorte

In equilibrio ∆S = 0 , dunque le scorte rimangono costanti e l’investimento in scorte è nullo

 Equilibrio: Z = Y

 Reddito di equilibrio: all’intersezione tra la funzione della domanda aggregata e la retta a 45◦

 Il termine (c0 – c1T + I segnato + G segnato) rappresenta la componente della domanda di beni che

non dipende dal livello di produzione, è chiamata spesa autonoma

Il moltiplicatore della spesa autonoma

 Il termine (c0 – c1T + I + G) rappresenta la componente della domanda di beni che non dipende dal

livello di produzione, è chiamata spesa autonoma

 Il termine 1 / (1 – c1) è il moltiplicatore della spesa autonoma

dato che c1 < 1, il moltiplicatore è maggiore di 1

 Il reddito di equilibrio è un multiplo della spesa autonoma, perché moltiplica la spesa autonoma

Una variazione della spesa autonoma induce un aumento

più che proporzionale del reddito di equilibrio.

Una variazione unitaria di una componente qualsiasi della

spesa autonoma, ∆A = 1, induce un aumento del reddito

di equilibrio pari al moltiplicatore ∆Y = 1(1−c1).

Esempio: supponiamo che c1 = 0.8, allora 1(1−c1) = 5

una variazione degli investimenti pari ad un euro, provoca una variazione del reddito di equilibrio di 5 euro

Una variazione della domanda autonoma induce un

aumento più che proporzionale del reddito di equilibrio.

Perché una variazione nella spesa autonoma induce un

processo moltiplicativo?

Supponete che per motivi esogeni una qualsiasi

componente della spesa autonoma (ad esempio c0)

aumenti. Cosa succede?

 L’aumento della domanda implica aumento della produzione

 L’aumento della produzione implica aumento del reddito

 L’aumento del reddito porta ad un aumento del consumo

 L’aumento del consumo implica aumento della domanda e il ciclo continua...

Supponete che per motivi esogeni una qualsiasi componente della spesa autonoma (ad esempio c0) aumenti

di ∆A. Cosa succede?

 L’aumento della domanda di ∆A, implica un pari aumento del reddito ed un aumento del consumo

(domanda) c1∆A

 L’aumento della domanda di c1∆A, implica un pari aumento del reddito ed un aumento del consumo

di c1 × c1∆A = c1 alla seconda ∆A

 L’aumento della domanda di c1 alla seconda ∆A, implica un pari aumento del reddito ed un aumento

del consumo di c1 alla terza ∆A (…)

 La variazione della produzione sarà: ∆A + c1∆A + c1 alla seconda ∆A + c1 alla terza ∆A (…)

1. Aumenta la domanda autonoma, la retta della

domanda aggregata trasla verso l’alto

2. Al reddito Y ∗ , la domanda aggregata è Z1 > Y ∗

3. Gli imprenditori aumentano la produzione Y1 = Z

4. Al reddito Y1, la domanda aggregata è Z2 > Y1 (…)

5. Il processo di aggiustamento porta al nuovo

 Il risparmio pubblico è uguale alle imposte meno la spesa pubblica: T − G

T − G > 0 si ha avanzo di bilancio, T − G < 0 si ha disavanzo di bilancio

Esiste un altro modo per trovare l’equilibrio, usando la condizione investimento=risparmio. Partiamo dalla funzione di risparmio privato: Sostituisco la funzione di consumo dentro quella di risparmio: Riordino i termini e ottengo: E deduciamo la funzione di risparmio: Graficamente: La funzione di risparmio si può anche scrivere cosi: Ora vediamo l’equilibrio: In equilibrio il risparmio privato è uguale all’investimento-risparmio pubblico. Ora all’interno della condizione di equilibrio sostituisco la condizione di risparmio:

Graficamente Riscrivo la funzione di risparmio in funzione del reddito: Supponiamo che C0’ < C Anche con la presenta di S’, la condizione di equilibrio non varia. Si riduce il reddito di equilibrio ( passo da Y* a Y*’ ) ma il risparmio è costante. Tutto ciò vale perché in equilibrio vale sempre (il risparmio aggregato= investimenti): È un paradosso perché: Il tentativo di aumentare i risparmi ( C0 ) implica una riduzione del reddito e i risparmi rimangono costanti.

IL SETTORE PUBBLICO

La prima cosa da vedere sono le tasse proporzionali, ovvero gli strumenti di governo

(imposte proporzionali e trasferimenti).

I trasferimenti sono imposte non fisse, posso variare, sono endogene.

Finora abbiamo ipotizzato che le imposte fossero indipendenti dal reddito (nette, fisse),

ipotesi irreale, ora pero assumiamo che le imposte siano dipendenti dal reddito (come

nella realtà).

TA= T x Y

T= aliquota fiscale (esogena, è data)

TA= tasse (endogene, dipendono dal reddito)

Il reddito disponibile Yd= Y - TA

La funzione di consumo sarà:

La domanda aggregata diventa:

Per trovare il reddito di equilibrio (Z=Y) nella situazione in cui le TA sono endogene,

pongo la condizione di equilibrio e svolgo i calcoli:

Da questa espressione posso derivare il mio livello di reddito in equilibrio:

Nel caso in cui il reddito influenza le imposte, il moltiplicatore si è ridotto (è più

piccolo),mentre la componente autonoma è diversa perché non appare T.

Possiamo quindi dire che l’effetto delle tasse proporzionali sul reddito passa dal

moltiplicatore.

TRASFERIMENTI

I trasferimenti aumentano il reddito disponibile alle famiglie, influenzano i consumi, la

domanda aggregata e l’equilibrio. I trasferimenti solitamente (non per tutte le famiglie)

aumentano il reddito disponibile delle famiglie.

Prendo come ipotesi che i trasferimenti siano indipendenti dal reddito (esogeni). Il

reddito disponibile diventa:

Manteniamo le ipotesi di proporzionalità delle tasse rispetto al reddito:

Il consumo diventa:

La domanda fregata sarà:

Imponiamo la condizione di equilibrio per trovare la produzione di equilibrio:

Di fatto possiamo vedere che solo una parte dei trasferimenti viene effettivamente

consumata dalla famiglie, l’altra parte viene risparmiata.

Ora vedremo cosa succede al reddito con variazioni di trasferimenti e di spesa pubblica:

Variazioni di trasferimenti e variazioni di spesa pubblica

L’aumento del reddito ( Delta Y ) indotto da una variazione dei trasferimenti ( Delta TR )

si può descrivere come:

Delta Y sarà data dal moltiplicatore:

L’aumento del reddito indotto dall’aumento di sospesa pubblica ( Delta G ) sarà:

Confrontando queste formule possiamo vedere che un’aumento di reddito indotto da un

aumento della spesa pubblica è maggiore dell’aumento del reddito indotto da un

aumento dei trasferimenti (passano dai consumi).

Quindi possiamo dire che la spesa pubblica si traduce in domanda (attraverso il

moltiplicatore) Delta A = Delta G, invece i trasferimenti si traducono in domanda solo per

quella parte consumata ( C1) Delta A = Delta TR

Esempio:

Ipotesi 1) mi aumentano i trasferimenti di 1: Delta A= C1 x Delta TR

Ipotesi 2) mi aumenta la spesa pubblica di 1: Delta A= Delta G

Graficamente: