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Panoramica sui movimenti artistici tra fine '800 e inizio '900: Impressionismo, Post-Impressionismo, Cubismo e Dadaismo. Analisi delle caratteristiche distintive, tecniche pittoriche innovative, uso del colore e influenze culturali. Esame di artisti chiave come Monet, Van Gogh, Picasso e Duchamp, con le loro opere più importanti. Considerazione del contesto storico-sociale e delle motivazioni, nonchè dell'impatto sull'arte moderna. Presentazione di concetti come il sublime matematico e dinamico di Kant, e le teorie sui colori che hanno influenzato il Divisionismo italiano. Conclusione con l'analisi dell'International Style e del Bauhaus, evidenziando principi comuni e differenze tra Europa e Stati Uniti.
Tipologia: Appunti
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Questo movimento prende il via in un secolo denso di avvenimenti: le tre grandi rivoluzioni (Rivoluzione Francese, Rivoluzione industriale e Rivoluzione Americana). Alla base del nascere del Neoclassicismo ci sono gli ideali dell’Illuminismo, ma in parte sono stati causati dalla Rivoluzione Francese. C’è una diffusione di ottimismo ma anche la convinzione che l’uomo debba servirsi della propria ragione per uscire da uno stato di minorità mentale per liberarsi dalla schiavitù e dall’ignoranza. Queste idee sono state diffuse nel “ dizionario ragionato di scienza, arti e mestieri ” scritto da Diderot e D'Alembert, il primo volume verrà pubblicato nel 1751 e l’ultimo volume nel 1672; però nel 1752 era già stato censurato in quanto il sovrano non era andato contro alle esigenze dei sudditi. Neoclassicismo sta a significare “nuovo classicismo”, come se fosse una rinascita degli ideali classici, è anche una reazione agli eccessi del Barocco. Questo termine nasce con una connotazione negativa, in quanto nel ‘800 veniva definita come una copia fredda e accademica del classicismo e dei modelli antichi. Con il passare del tempo questa concezione è stata rivalutata e può essere intesa come un'imitazione che trae ispirazione dai modelli antichi.
Principale teorico del Neoclassicismo, Winckelmann considera l’arte greca come il punto di riferimento assoluto per tutti gli artisti.
Quando arriva a Roma aveva già pubblicato, nel 1755, il saggio “ Pensieri sull’imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura ”, in cui espone le ragioni per cui gli artisti devono imitare l’arte greca. (non aveva mai visto un’opera greca originale, solo copie romane).
A Roma continua a lavorare come bibliotecario, poi entra al servizio del cardinale Albani, uno dei maggiori collezionisti di opere d’arte. Qui approfondisce sempre di più lo studio dell’arte antica. Nel 1763 pubblica “ Storia dell’arte dell’antichità ”, un’opera innovativa in cui analizza la storia dell’arte anche dal punto di vista estetico, oltre che cronologico. Qui individua quattro stili principali nell’arte greca:
● Stile primitivo: fase iniziale che si colloca prima di Fidia ● Stile grandioso e sublime: è l’età di Fidia ed è considerato lo stile massimo. ● Stile del bello: va da Prassitele a Lisippo. ● Stile dell’imitazione o stile successivo: da dopo Prassitele, Skopas e Lisippo.
Secondo Winckelmann, i Greci sono i custodi del buon gusto. Per raggiungere la grandezza artistica, è necessario imitare il loro stile, idealizzando la bellezza al punto da superare la natura stessa (bellezza ideale).
Per rappresentare questa grandezza, gli artisti non devono raffigurare il momento dell’azione – in cui le passioni deformano i tratti, ma il momento che la precede o la segue, quando l’anima è in armonia con il corpo e la bellezza può emergere in tutta la sua purezza.
Nel campo della pittura, non essendoci opere greche originali se non nei vasi, cerca modelli nel Rinascimento italiano. Il pittore classico per eccellenza, da lui indicato come modello, è Raffaello, anche se cita anche altri artisti come Tiziano. Per lui, l’arte ha una funzione estetica: l’opera d’arte deve esprimere armonia, nobiltà d’animo e bellezza ideale, in linea con l’eredità classica greca.
Roma diventa la capitale del classicismo: una meta ambita da artisti stranieri che partecipano a concorsi e borse di studio per studiare le antichità direttamente sul posto, soprattutto presso le accademie. Il Grand Tour è un viaggio formativo attraverso le principali tappe dell’arte classica in Italia, con Roma come tappa centrale e più ambita.
Canova
Giovanni Antonio Canova è il più grande scultore neoclassico italiano, noto per essere il seguace più sincero delle teorie di Winckelmann, che aveva studiato non le opere greche originali, ma le copie romane. Canova è l'ultimo scultore classico dell'Italia, rispondendo pienamente alle teorie del Neoclassicismo. Nasce nel 1757 in Veneto e muore nel 1822. Inizia a studiare all’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 1779 si trasferisce a Roma dove rimane per tutta la vita tranne che per brevi viaggi. Predilige il marmo, che come per i Greci e Michelangelo, consente di rendere al meglio l'incarnato e la perfezione del corpo umano. In particolare il disegno del nudo è essenziale per acquisire abilità manuali e perfezionare la rappresentazione del corpo umano. Canova rappresenta nudi femminili con una tecnica che varia in base al soggetto, mostrando una grande capacità di adattarsi al tipo di corpo (maschile o femminile).
Opera neoclassica per eccellenza, rappresenta il momento successivo alla morte del Minotauro, con Teseo seduto rilassato sul suo corpo, non è rappresentato il momento dell'azione, poiché Winckelmann affermava che il momento di calma è più adatto per esprimere la nobiltà d'animo e la bellezza ideale. La composizione utilizza linee curve per accentuare l’armonia e l’equilibrio del corpo di Teseo.
Tecnica Scultorea di Canova Bozzetti in creta: Realizzati in piccole dimensioni per poter essere osservati da tutti i punti di vista (ispirazione rotante). Una volta realizzato il bozzetto, Canova passava alla rifinitura del marmo, concentrandosi sui dettagli più minuti.
Tornato in Francia partecipa attivamente agli eventi della rivoluzione francese e sarà seguace di Robespierre tant’è che alla sua morte viene incarcerato (1794). Successivamente, avendo subito il fascino di Napoleone viene nominato “primo pittore dell’imperatore” (primo pittore di corte), con la caduta di Napoleone viene esiliato in Belgio dove muore. Ha avuto una formazione classica (unico modo per intraprendere la carriera da artista). Non si limita ad un fine estetico, ma il suo obiettivo, riguardo alle opere d’arte, è anche etico, molte volte esprime il suo orientamento politico anzi è uno di quegli artisti che non si fa problemi a esprimere i suoi ideali politici.
È un disegno preparatorio a penna e inchiostro di un’opera che non è mai stata completata; Questo giuramento avviene all’interno di questa sala perché il re aveva chiuso la sala dell’assemblea e il presidente di questa assemblea ha fatto riunire nella sala della pallacorda (antico tennis) e avevano giurato di non separarsi mai fino a che la Francia non avesse avuto una costituzione che garantisse i veri principi della monarchia.
Risale al secondo soggiorno a Roma (1784-1785), è stato commissionato dal re di Francia e poi fu esposto al Salon e narra un episodio della Roma monarchica in cui si allude allo scontro tra i fratelli Orazi e Curiazi. Attenendosi a quella che è la poetica neoclassica David rappresenta il momento che precede lo scontro: è il momento solenne in cui il padre dei tre Orazi richiede loro di giurare di essere disposti a sacrificare la propria vita per Roma (esaltazione dell’amore di patria) Per rendere l'idea della solennità del momento e della determinazione dei tre Orazi usa un impianto prospetto rigorosissimo il cui punto di fuga ricade sulla mano del padre che tiene le spade verso il quale i tre fratelli indirizzano il loro braccio nell’esprimere il loro giuramento. La comunione di intenti (=l’essere tutti e tre convinti, determinati a difendere la patria a costo della morte) = espresso dalla loro postura: ben salda sulle gambe divaricate che si abbracciano l'un l’altro tutti e tre nella stessa posizione. L'ambientazione è molto severa, austera = è un semplicissimo porticato con delle arcate a tutto sesto, l’ordine dorico (che è il più semplice). Ogni gruppo di persona è inquadrato da un'arcata (intelaiatura precisa), il punto di fuga è proprio in quella mano, ma l’interesse di David è sicuramente il fine etico cioè proporre questo episodio della storia della Roma monarchica come un modello da emulare ai suoi contemporanei offre un modello di virtù civile e l’amor di patria come una delle virtù a cui prestare attenzione. Siamo negli anni che precedono la Rivoluzione Francese L’altro intento: a David interessa sempre anche il lato estetico tant’è che quelle figure hanno delle pose statuarie, che richiamano la statuaria antica. Sulla destra c’è un gruppo di donne le cui posture sono completamente diverse da quello degli altri soggetti perché se al centro c’è il padre con questo mantello rosso e le spade vincenti, che attirano la nostra attenzione perché è il fulcro, e loro con la loro posa proiettati verso le spade a
destra ci sono le donne con un atteggiamento di rassegnazione sanno che non andrà a finire bene (= hanno un presagio di morte), avranno la vittoria ma ne tornerà vivo soltanto uno. La madre che copre con il suo manto i figli più piccoli, la sorella, la cognata hanno questo atteggiamento quasi rassegnato. Il disegno che le delinea è ben diverso da quello vigoroso che delinea i corpi dei tre eroi ma è un disegno molto più morbido e rimandano ai tipi diversi di sentimenti che provano. L’opera d’arte non può avere solo un fine estetico, per David ha sempre un fine critico.
Altra opera famosissima di David. Rimanda ad un episodio della storia contemporanea: perché David ritiene che il presente al pari del passato può servire da monito. (Anche se scelgo un episodio della storia presente, il cui soggetto ha un valore morale può servire da modello ai contemporanei, non deve essere necessariamente un episodio della storia antica). In questo caso sceglie Marat, giacobino che viene ucciso a tradimento da una giraldina che si fa ricevere con l’inganno, con una supplica mentre Marat è immerso nella vasca da bagno per problemi di salute (di pelle; deve passare lungo tempo immerso nell’acqua) viene raggiunto da questo supplica che probabilmente tiene ancora in mano. Questa giraldina si introduce nella sua camera ma con un secondo fine: ucciderlo. C’è una cassa di legno sulla quale è come se David avesse firmato l’opera, ma in realtà suona come una dedica perché “ A Marat, David ” ➝ la sua dedica al personaggio Marat. Rende evidente il suo orientamento politico (= dalla parte dei giacobini) e che rende evidente con la sua dedica la sua ammirazione per il personaggio di Marat, che lui santifica ma non era proprio uno spirito santo. La sua posa ricorda volutamente il “cristo in pietà”, viene equiparato a Cristo: sdraiato, la testa che gli cade, il braccio cadente, la ferita sul costato (si vede dal lenzuolo pieno di sangue). Opera una santificazione laica del personaggio Marat ➝ Marat esattamente come cristo è un martire della rivoluzione perché come Gesù è stato ucciso a tradimento. A tal punto David è ammiratore di Marat che elimina del tutto l’assassina: di lei lascia il pugnale per terra Ha compiuto un atto talmente vile nei confronti di un uomo buono che non è neanche degna di essere rappresentata ma è destinata all’oblio, a essere dimenticata. Per esaltare agli occhi dell’osservatore ancora di più la figura di Marat annulla l'ambiente, tutto il resto è monotono, scuro. La luce è puntata sul personaggio Marat, e anche la composizione è estremamente studiata per esaltare la figura di Marat.
Rappresenta il momento in cui le Sabine furono strappate ai loro mariti per ripopolare Roma. Di fatto, per evitare spargimenti di sangue si dovrebbero scontrarsi i due capi: Romolo e Tazio. Succede che arrivano le donne: Persiglia arriva e si mette in mezzo ai due duellanti (che vengono ritratti nudi, per lo studio delle forme anatomiche); il fine estetico è sempre presente.
Nella sua vita è state determinante una malattia: nel 1792 si ammala e a causa di questa malattia diventerà anche sordo tant’è che ad un certo punto si trasferirà nella cosiddetta “Quinta del sordo” ➝ abitazione madrilena dell’artista che deriva il nome dall’antico proprietario che era sordo, famosa abitazione in cui in preda a questa malattia che lo ha reso quasi pazzo aveva affrescato sui muri di questa casa dei soggetti e delle tematiche che riflettono la sua disperazione. Si potrebbe definire come un artista di transizione tra Neoclassicismo e Romanticismo: dà sfogo alla sfera dei sentimenti, delle passioni. Non ha subito particolari repressioni per via del talento, neanche dopo la Restaurazione di Ferdinando 7° però lui dipinge proprio nelle vesti di Saturno che divora i suoi figli (= come a dire che Ferdinando 7° nel momento in cui c’è stata la Restaurazione non ha esitato a fucilare i suoi figli). ➝ è un artista neoclassico perché la sua formazione è quella; è molto vicino agli ideali dell’illuminismo tant’è che il disegno “ Il sonno della ragione genera mostri ” che racchiude il suo pensiero: allentare l’uso della ragione è quello che fa fuoriuscire la parte peggiore dell’uomo Questa è un’esortazione ai propri contemporanei a non allentare l’uso della ragione. Questo disegno è completamente diverso da quelli degli artisti di formazioni neoclassica:
● È un disegno a penna e inchiostro e non a matita ● Hanno un tratto molto più libero, più forte; lo stile lo si capisce già dal disegno che è diverso da quello di un pittore neoclassico
Al di là del soggetto, che è stato anche molto romanzato. Il modello a cui fa riferimento Goya sono le venere cinquecentesche. Questa si offre con tutta la sua nudità in modo molto spregiudicato anche lo sguardo, che è fiero della propria nudità, che è quasi di sfida nei confronti dell’osservatore = è cambiato l’atteggiamento. Non è idealizzata ma è una donna in carne ed ossa. Tanto per dire che si distacca dal tipico pittore neoclassico, ma guardando la fisicità di questa donna non è idealizzata perché era un po tozza di corporatura (=la ritrae così com’è senza idealizzarla, senza abbellirla). Nella seconda, ma anche nella prima se si guarda il lenzuolo, il materasso, il drappo, ecc…, si nota ancora di più nelle vesti che anche la pennellata è molto più frammentata, quasi un pò sfocato soprattutto nei dettagli ad esempio le maniche di quella veste che sono delle picchiettature di colore ➝ giusta posizione (= direttamente con il colore giustappone giallo e nero, non mescola i colori sulla tavolozza), è una allucidazione a ciò che faranno poi gli impressionisti; un modo nuovo di interpretare il soggetto che è tutt’altro che innocente ma quasi volutamente sfida l’osservatore con questo guardo accattivante, un modo nuovo di trattarne la fisicità ( che non è idealizzazione del corpo alla maniera classica) e un modo nuovo per quanto riguarda la tecnica pittorica.
Tipico esempio del ritratto di Corte, dei membri della corte.Ma si vede che è diverso dalle fucilazioni del 3 maggio per lo stile.
È un'opera che Goya ha dipinto 6 anni dopo e che ritrae la resistenza madrilena all’invasione delle truppe francesi: uno dei tanti episodi di fucilazione della resistenza madrilena. Sullo sfondo si intravede il profilo della città di Madrid e mentre sulla destra troviamo di spalle le truppe francesi che stanno fucilando; a sinistra ci sono questi uomini alcuni che sono già stesi a terra privi di vita e riversi nel loro sangue, altri sono in piedi. L’uomo con la camicia bianca con le braccia alzate è emblematico: sembra essere in segno di resa che sta per essere fucilato. Il momento in questo caso è evidente che Goya sia un pittore neoclassico, o meglio la sua formazione è quella ma anticipa il romanticismo perché il momento è nel pieno dell’azione, ed è infatti il momento in cui esplodono tutte le passioni, le emozioni: la rabbia, la disperazione, la paura di questi uomini che lui opportunamente nel buio della notte illumina con questa lampada e quasi in opposizione di l'esplodere dei sentimenti sulla sinistra, non vediamo i volti dei soldati che stanno eseguendo un ordine come fossere una macchina. Possiamo immaginarci la loro freddezza nell’eseguire un ordine. La tecnica pittorica è una tecnica molto istintiva, sommaria non definita. I colori terrosi hanno lo scopo di amplificare il senso del dramma che questi uomini stanno vivendo. Solo la figura con i pantaloni gialli e la camicia bianca che spicca perché è colui che sta per essere ucciso. Quell'uomo con le braccia alzate sarà uno di quei modelli per il pittore spagnolo Picasso nella sua opera Guernica.
Questo serve a comprendere le cose che lo tormentano mentre si trova nella Quinta del sole. Fa parte del cosiddetto “ciclo delle pitture nere” perchè evidentemente al di là del colore e dal buio dello sfondo è anche la tematica macabra. Sono soggetti e scena molto inquietanti quelle della Quinta del sordo; In Saturno lui vede Ferdinando 7° che non esita a sterminare i propri figli esattamente come Saturno divora i suoi figli. Sembra quasi vedere i contrasti luce-ombra che si vedono nella pittura settecentesca, di Caravaggio.
Per capire quali sono i punti di riferimento per gli artisti: intanto Andrea Memmo che essendo seguace di Carlo Lodoli, che aveva pubblicato nel 1786 “ Elementi dell’architettura lodoliana ” nella quasi si dice che il Lodoli predicava un’architettura libera che vada a eliminare tutto quel l'apparato di decorazione barocco e che invece come obiettivo si ponesse soprattutto la rispondenza tra forma e funzione. E poi c’è Francesco Milizia che è l’altro punto di riferimento. È un ammiratore di Vasari, ha pubblicato un testo “ Vite e vicende dei più celebri architetti ” un po ' seguendo l’esempio di Vasari che aveva pubblicato anche lui un testo.
È un contesto di crisi a 360° perchè si esce dalla Rivoluzione Francese, ci sarà tutta la parabola Napoleonica e la sua disfatta, la Restaurazione. Non è un periodo anche socialmente troppo facile: in seguito all’altra grande rivoluzione (=Rivoluzione Industriale), che ha creato del disagio, del malcontento soprattutto nel ceto del proletariato. È un periodo in cui si cerca comunque un pò una fuga dal presente in quanto è qualcosa che disorienta esattamente come era successo per i neoclassici. In comune Neoclassicismo e Romanticismo hanno questo aspetto: entrambi cercano di sfuggire al presente e di rifugiarsi nel passato, l’unica differenza è la scelta del passato in cui rifugiarsi. Vede l’allontanamento di quegli ideali di universalità che erano tipici della cultura illuminista e si verifica la nascita di ideali nuovi che tendono a rivalutare l'individuo, l’originalità del popolo. Quando nasce il concetto di popolo come nazione ➜ come coloro che si riconoscono per la lingua, la religione, tradizione e cultura. I romantici fanno leva sulla sfera dei sentimenti (= prendono in esame il singolo individuo); privilegiano il momento in cui le emozioni esplodono. Anche le tematiche saranno diverse: i romantici tratteranno dei temi contemporanei, sceglieranno anche dei fatti di cronaca. Ritraggono soggetti umili, cambia anche il rapporto che hanno con la natura e quindi la rappresentazione della natura che non è più semplicemente uno sfondo ma diventa protagonista. Il rapporto dell’uomo con la natura cambia: nel Romanticismo l’uomo è partecipe della natura, tant’è che si tratta di una poetica del sublime. L’uomo subisce il fascino della natura e per sublime si intende un complesso di sentimenti opposti: l’uomo prova stupore di fronte a grandi spazi naturali ma nello stesso tempo ne è quasi disorientato o addirittura ne prova quasi paura di fronte alla grandezza e alla potenza della natura (= l’uomo si sente piccolo, si sente impotente). Il sublime è stato definito come un orrore dilettevole; è un ossimoro. Un orrore di solito non diverte, ma viene definito così perché l’uomo prova nel contempo paura e piacere di fronte a uno spettacolo della natura. L’uomo di fronte allo spettacolo della natura è talmente affascinato e prova talmente tanto stupore che la sua mente non riesce razionalmente a cogliere l’infinita potenza della natura. La sua mente si smarrisce: kant distingue il sublime matematico da un sublime dinamico.
● Sublime matematico = ha a che fare con l’infinita grandezza della natura (= l’uomo di fronte all’infinito si sente piccolo perchè non può cogliere la fine perché la sua mente si smarrisce) ● Sublime dinamico = quello che ha a che fare con l’infinita potenza della natura (= di fronte a un paesaggio sconfinato noi vediamo che la natura non la possiamo misurare e ci sentiamo piccoli, finiti e misurati)
Il genio ci può portare alla percezione del sublime. Il genio non è la persona comune è qualcuno che ha in sé qualcosa in più, quella scintilla divina che nel momento della creazione lo fa essere simile a Dio: il genio è colui che può far accedere noi la vertigine del sublime ma è colui che ha un talento innato. Geni si nasce e non si diventa.
Il binomio è genio e sregolatezza (= al genio in virtù dell’essere tale è tutto concesso, addirittura fino all’autodistruzione). Abbiamo l’esempio di questo dipinto del poeta Chatterton che si toglie la vita perché non vede riconosciuto il suo talento. Al genio è concesso tutto: è sregolato, non ha regole di nessun tipo neanche nella vita, è un ribelle ma se lo può permettere in virtù del genio. Una delle principali componenti della poetica romantica è la malinconia: perchè se si è attenti alla sfera individuale, ai sentimenti, ecc… la componente malinconica si addice all’artista romantico. Già nel Neoclassicismo è insito un atteggiamento Romantico: i Neoclassici mitizzano l’età classica, compiendo un'operazione che è irrazionale. È un’epoca molto lontana da noi, molto astratta quindi sembra addirittura irrazionale. Gli antichi secondo i Romantici imitano i modelli ideali della natura che di essa hanno prodotto il classico.
Caspar David Friedrich
Rappresenta un uomo di spalle che è in piedi su uno spuntone roccioso che guarda solitario lo spettacolo di un paesaggio alpino all’alba. La scena, in primo piano, si staglia contro un luminoso sfondo montuoso. La sensazione che l’artista vuole trasmettere è quella di infinita grandezza della natura. La contrapposizione delle luci e degli azzurri del cielo con le vette dei monti lontani contribuiscono a quel senso di stupore e grandiosità sospesa che meglio esprime la poetica dell’autore.
Le falesie di gesso di Rugen La scena appare incorniciata come da una quinta teatrale fra i due grandi alberi laterali, di cui i loro rami portano alla creazione di una sorta di cerchio ideale dove si dispongono tutti i tre personaggi:
● A destra, un uomo che osserva il baratro sottostante con le gambe leggermente divaricate e le braccia conserte ● Al centro, viene raffigurato un uomo che si sporge timorosamente oltre l’orlo del precipizio ● A sinistra, una giovane donna vestita di rosso che si siede tenendosi con una mano a un cespuglio e con l’arte indicando la voragine
Queste tre presenze umane restano marginali rispetto alla grandiosità della visione. Due piccole vele bianche suggeriscono l’estensione che l’occhio sembra percepire come un senso di infinito.
I corpi sono modellati come se fossero delle statue e sono colpiti da una luce che dà loro solidità. I cadaveri in primo piano sono la testimonianza della sofferenza che hanno subito però questo orrore viene superato attraverso la perfezione dei corpi. Un cadavere è ricoperto da un drappo che richiama il lenzuolo funebre degli antichi. Viene ritratto anche un giovane abbandonato alla morte, che si mostra nella sua perfezione che lo fanno sembrare un Dio dormiente e che viene sorretto da un vecchio.
Sono 10 ritratti dal vero di persone afflitte da monomanie e indaga gli abissi della sofferenza mentale. L’artista non cede ad alcuna morbosità e rivela la dignità di chi è prigioniero di una malattia mentale e del dolore che ne consegue. Nell’ “ Alienata con monomania dell’invidia ” viene rappresentata una vecchia con gli occhi arrossati e la fronte attraversata da parecchie rughe e profondi solchi sottolineano gli zigomi. Il suo sguardo è perso nel vuoto e sembra rincorrere un pensiero fisso.
Eugène Delacroix
Fu il suo debutto ufficiale come pittore e venne esposta al Salon. È uno dei più celebri dipinti di Delacroix e si ispira alla Divina Commedia di Dante. Il dipinto è una potente rappresentazione della sofferenza umana e del caos infernale. Simboleggia anche il viaggio interiore dell’anima attraverso il male e la redenzione come accade nel poema dantesco. Il quadro rappresenta Dante e Virgilio mentre attraversano lo Stige su una barca, guidata da Flegias (demone). intorno a loro, le anime dannate lottano nell’acqua in un clima di dolore e disperazione, alcuni dannati cercano di aggrapparsi alla barca mentre Dante è visibilmente spaventato a differenza di Virgilio che mantiene un’espressione più composta. È un’ opera romantica con dei colori forti, drammatici e contrastati.
Quest’opera si ispira alla rivoluzione di luglio del 1830 a Parigi che porta alla caduta del re Carlo X. È considerata una delle opere simbolo del Romanticismo francese ed è diventata un’icona della libertà e dell’impegno civile. È una celebrazione della libertà e della lotta per i diritti del popolo. Al centro della scena c’è una figura femminile allegorica: la libertà che regge la bandiera tricolore francese e una baionetta. Attorno a lei marcia un gruppo di rivoluzionari di diversi ceti sociali. Sul suolo si vedono anche i corpi dei caduti per andare a sottolineare il prezzo della libertà. Sullo sfondo si intravedono le torri di Notre-Dame (simbolo di Parigi).
Francesco Hayez È un pittore di storia: riesuma la storia medievale per spronare i suoi contemporanei, soprattutto per quanto riguarda le libertà dello straniero. Ha un fine estetico: la pittura del bello va associata al bello (somma il fine etico a quello estetico). Si batté per l’Unità d’Italia e per l’indipendenza degli Austriaci. Compie i suoi primi studi a Firenze e vince una borsa di studio che gli permette di vivere a Roma a contatto con l’antichità e con le opere di Raffaello. A Roma, Canova lo aiutò molto nella fase iniziale della sua carriera.
Con quest’opera vince il premio di nudo a Roma istituito da Canova. Ha la tipica posa policletea, con un perfetto studio anatomico: mostra la perfetta conoscenza dell'anatomia e delle regole proporzionali che stanno alla base dello studio del nudo.
Viene raffigurato il momento in cui il 26 dicembre 1476 tre giovani milanesi sfoderano i pugnali per assassinare il Duca Galeazzo Maria Sforza nella chiesa di Santo Stefano per porre fine alla tirannia. Questo compito gli era stato affidato dal loro educatore: Carlo Montano (inginocchiato sulla destra).
Si vedono i suoi studi da colorista soprattutto lo si nota sull’abito: azzurro con dei riflessi cangianti tendenti al dorato. Il suo aspetto trasandato evidenzia la caduta dell’equilibrio emotivo che viene indicata dalla depressione e dalla tristezza sognante. Il vaso di fiori in parte appassiti che sono una metafora dello stato di afflizione della giovane.
È la sua opera più famosa; viene ripubblicato con delle minime ma significative varianti. Il tema è romantico ma si nasconde anche un tema più profondo. La fanciulla è abbandonata nell’abbraccio e il giovane uomo le tiene tra le mani la nuca e una guancia con tenerezza mentre avvicina la sua bocca a quella dell’amata. L’ambiente è medievaleggiante. Il rosso delle calze e il verde dell’interno del mantello suggerivano i colori intrecciati della bandiera italiana e di quella francese: questo abbraccio rinvia all'alleanza tra i due stati. I colori non sono in armonia, ma non danno fastidio perché la composizione è fortemente equilibrata.
Nei ritratti riesce a rendere a pieno tutte le sue qualità.
Dice anche che il dovere dell’artista è quello di documentare oggettivamente i fatti, la realtà senza i commenti dell’artista.
Viene rappresentato un soggetto qualsiasi, senza una storia. Sono due: quelle con le due persone (che è andata perso durante i bombardamenti) e quello con la singola persona. Viene ritratta gente di popolo, con vestiti strappati (indice di povertà), per indicare un piccolo fatto quotidiano. Il paesaggio è orrido, ma rappresenta la realtà dell’ambiente in cui lavorano. All’interno del quadro si vede anche una pentola che indica il pasto fatto in quelle condizioni per far capire che hanno poco tempo per il pasto.
La critica ha definito "disgustoso essere sepolti a Ornans”. È il ritratto del suo paesaggio natale. La tela è di dimensioni colossali, caratteristica fortemente criticata dalla critica. Viene raffigurato il funerale: soggetto senza storia in quanto è senza nome; rappresenta la realtà dei fatti per registrare l’evento così com’è. Rappresenta della gente qualsiasi (elemento criticato dalla critica) per far capire che tutti abbiamo lo stesso destino che accomuna, senza distinzioni di ceto. L'atmosfera è cupa, non c’è spazio per il defunto ma si intravede solo la fossa e c’è un cane in primo piano.
Rappresenta il suo atelier, mettendo al centro se stesso che sa dipingendo un paesaggio realistico che è diverso dallo sfondo indefinito. Racconta a come è arrivato a determinati ideali. La sua pittura è una pittura istintiva: è il primo a dipingere con la spatola e di getto. All’interno si trova anche un nudo che indica la realtà e la verità: significa che è semplice, innocente come il bambino che sta guardando il quadro. A sinistra si trovano i personaggi con un atteggiamento di coloro che non sono consapevoli della loro condizione. A destra, si trovano volti noti e hanno un atteggiamento molto più interessante oltre che essere vestiti bene.
Viene realizzato in grande formato. Il soggetto è tipicamente impressionista: sono due ragazze da sole in posizioni goffe che fanno intendere che l’artista le abbia colte di sorpresa. Le ragazze borghesi non potevano farsi ritrarre in questo modo, infatti si pensa che siano due prostitute.
Nuova architettura del ferro
La forte industrializzazione aveva interessato tutti i maggiori paesi europei fin dagli ultimi anni del ‘700. La produzione dei materiali da costruzione conobbe uno straordinario impulso: gli impianti siderurgici ottocenteschi sono in grado di produrre travi e altri elementi in ferro di dimensioni, forma e resistenza tali da poter essere impiegati in campo edilizio.
Gli elementi strutturali impiegati da secoli diventano vecchi: questo mette in crisi la figura dell’architetto, che deve fare i conti all’improvviso con dei materiali di cui non si conoscono le caratteristiche e le potenzialità.
Emerge anche una nuovo figura professionale: quella dell’ingegnere: ha una preparazione più tecnica e ha robuste competenze nel campo della matematica, nella fisica e nelle scienze delle costruzioni.
Esposizioni universali La prima esposizione universale si tiene a Londra nel 1851. Per celebrare questo evento viene realizzato il PALAZZO DI CRISTALLO : realizzato secondo il progetto di Joseph Paxton, vincitore del concorso per realizzare un padiglione. Prevede la realizzazione di una struttura in ghisa e vetro di oltre 77 mila metri di superficie quadrata: questa impresa verrà realizzata in pochi mesi. Si componeva di una navata centrale a gradoni, dove si innesta un transetto coperto.
Esposizione universale del 1889 Venne realizzata in occasione del primo centenario della rivoluzione francese e verrà organizzata a Parigi.
La sagoma dipende dalla necessità di dover contrastare l’azione del vento, altrimenti si sarebbe compromessa l’equilibrio di tutta la struttura. Si regge su quattro enormi piloni a struttura reticolare che è robusta e a maglie triangolari. Una volta finita l’esposizione la torre non venne più smontata in quanto ci si rese conto che il panorama di Parigi sarebbe mutato.
Galleria Vittorio Emanuele II Viene realizzata da Giuseppe Mengoni. Aveva un'architettura eclettica, ottocentesca: il neorealismo non è in sintonia con la copertura moderna, realizzata da fabbriche inglesi: l’Italia non aveva ancora la mentalità per accogliere questa architettura. L’impossibilità di realizzare interamente il proprio progetto e l'asprezza delle critiche ricevute lo amareggiano e non poco: morì cadendo dall’impalcatura più alta della sua galleria pochi giorni prima dell’inaugurazione, ma nessuno credette alla fatalità di un incidente.
In gioventù aveva ammirato Courbet e Delacroix (a cui chiederà di poter replicare la “ Barca di Dante "), che erano considerati come ribelli alle regole.
È la sua prima opera. C’è una ragazza nuda su un prato con due “studenti” (modelli): il fratello di Manet e il suo futuro genero. Quest’opera suscitò grande scandalo in quanto la ragazza non è una divinità ma viene ritratta come una donna contemporanea. La ragazza, essendo lì nuda, non poteva che essere una prostituta.
Rappresenta volutamente una prostituta, che viene ritratta nel suo luogo di lavoro che aspetta il prossimo cliente, che viene annunciato da un mazzo di fiori (preannunciano l’impressionismo). Lo sfondo dell’opera è talmente tanto scuro che non si vede il volto della domestica vestita di rosa. Manet quando decide di realizzare quest’opera si ispira alla Venere di Urbino di Tiziano e alla Maja desnuda di Goya.
È l’ultima opera che realizza ed è anche quella più compiuta e impressionista. Ritrae il bancone di un bar con dietro questa ragazza che accoglie il cliente che si vede riflesso, si pensa che sia l’autore stesso. È un opera che rispecchia al meglio l’opera impressionista di Manet. Il locale è frequentato dalla borghesia: la ritrae perché ambisce al riconoscimento della critica. L’obiettivo di Manet è quello di dare vitalità alle opere con l’espediente dello specchio, che riflette la vita del locale. I frutti sul bancone vengono descritti nel dettaglio per far capire che frutto è.
Gli impressionisti hanno a cuore la prima impressione, e la loro pittura si concentra sull’uso del colore e sulla luce.
Monet
Artista che rappresenta meglio l’impressionismo: è il più impressionista degli impressionisti. Nasce a Parigi nel 1840, il padre è un commerciante: si trasferiranno in Normandia in quanto pensava di incrementare il suo commercio. Grazie a una zia ha la possibilità di trasferirsi a Parigi per frequentare una scuola d’arte: il padre a differenza della madre non asseconda la sua vena artistica. Giunge nella capitale nel 1859. Nel 1861 presta il servizio militare ad Algeri: la luce e i colori dell’Africa contribuiscono a sviluppare in lui la passione per la natura.
L’anno dopo (1862) torna a Parigi, dove inizia a frequentare i cafè. Nel 1870 si trasferisce a Londra (inizialmente farà la fame in quanto non era un borghese) dove vede le opere di Turner, artista da cui è influenzato. Nel 1874 espone a una mostra che sarà un insuccesso, ma lo farà conoscere.
Ha avuto due mogli: ● Camille → la ritrae con il figlio nei “ Papaveri ”, però morirà tanto che la ritrarrà sul letto di morte ● Alice (2° moglie) → era l’amante e successivamente fu la sua sposa
Viene ritratta una giornata di inizio estate, un po ventosa ma di sole: questo lo si capisce dall’erba alta che è in movimento. Il figlio e la moglie passeggiano in un campo di papaveri durante una giornata di tranquillità inoltre i volti non sono dipinti ma sono delle semplici macchiette.
Dal colore del sole si pensa che sia stato raffigurato un tramonto, quando in realtà è l’alba e lo si capisce dai vapori che si stanno innalzando dall’acqua. L’acqua è l'elemento preferito di Monet, in quanto gli permette di studiare i riflessi di qualcosa in movimento; questo è testimoniato nelle “serie” di ninfee che realizza. È un quadro che realizza dalla veduta del porto. L’utilizzo del blu e dell’arancione aiuta ad accendere il paesaggio. La critica lo ha considerato un bozzetto.
Il tema ferroviario è un tema che si vede parecchio visto che questo è il periodo in cui nascono questi nuovi mezzi di trasporto. L’atmosfera è invasa dal fumo della locomotiva.
Monet realizza un numero di tele sostanziale su un soggetto: cambia la tela ogni ora questo per capire come cambiano i soggetti nei vari momenti della giornata. La cattedrale di Rouen è l’esempio di varie serie che ha trattato, non gli interessa della struttura architettonica infatti invade la tela andando a concentrarsi sui portali: ha la possibilità di studiare le luci e le ombre (viene rappresentato il momento del mezzogiorno). La cattedrale è gotica ma con una forte strombatura.
Lo stagno diventa lo specchio dove si riflette la vegetazione, si sovrappone alle ninfee andando a creare delle macchie di colore.