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I filosofi che poi diventeranno idealisti pensano che l’uomo,che da sempre è stato considerato un essere finito,è una manifestazione dell’Infinito → mentre nella concezione creazionistica è una creatura di quell’Infinito,nella concezione immanentistica è l’Infinito stesso,quindi è Dio stesso e quindi ha delle possibilità di trasformare tutto. La creatività che nell’arte diventata libertà creatrice(gli artisti nel romanticismo smettono di essere su commissione)diventa libertà in ambito gnoseologico di poter fare tutto.È chiaro che c’è un’esaltazione delle capacità umane,esaltazione che mai era stata raggiunta prima e, anche se nel Rinascimento abbiamo già visto “Homo faber fortunae suae”,si passa da una visione nella quale l’uomo inizia a rendersi conto delle sue capacità e possibilità ad una visione che non riguarda più il singolo ma riguarda l’umanità che ha la possibilità di cambiare le cose→ cose che possono essere cambiate,ci dicono poi gli Idealisti,solo cambiando il Pensiero. differenza fondamentale tra Cartesio,Kant ed un filosofo idealista quando parla del Soggetto? il Soggetto degli Idealisti è collettivo,è l’umanità. → ecco perchè poi il panteismo pervasa l’umanità e ogni cosa di Dio,proprio perché può cambiare tutte le cose. Inoltre in questo periodo storico se sento di essere l’Umanità,se penso di essere una forza creatrice che crea la storia,vuol dire che posso pormi delle mete elevatissime ed è proprio questo che spinge gli Idealisti a fare tutto.
È una concezione filosofica che ha delle caratteristiche precise: ➔ immanentistica: cioè Dio è in tutte le cose e non c’è un Dio trascendente ➔ panteistica: Dio è in tutte le cose ➔ monistica: concezione filosofica che considera la realtà come essenzialmente unica o riducibile a un unico principio fondamentale (spirituale o materiale); si contrappone al dualismo inoltre ➔ se la filosofia kantiana è caratterizzata da una ragione limitata ➔ quella fichtiana-hegeliana è la filosofia illimitata dell’Infinito→ raggiunto diversamente da Fichte e da Hegel:per Fichte il raggiungimento dell’Assoluto è impossibile,nel senso che il processo di produzione della realtà è infinito poi ➔ se nella filosofia kantiana la facoltà più importante è l’Intelletto perché riesce a categorizzare il Reale utilizzando i dati sensibili ➔ per l’Idealismo i dati sensibili non sono importanti perché sono la produzione del Pensiero,quindi non vengono prima dell’incontro tra Soggetto e Oggetto inoltre dobbiamo specificare che le parole: ➔ Io ➔ Spirito ➔ Dio ➔ Soggetto ➔ Intelligenza ➔ Ragione hanno lo stesso peso e non possono essere separate. temi principali ➔ tentativi di superamento dell’infinito ➔ valorizzazione della storia:senza il medioevo periodo considerato buio e non preso in considerazione perché in esso la ragione non regnava sovrana ➔ l’esaltazione dell’arte perché capace di cogliere attraverso il poeta il mistero dell’universo
Fichte,Schelling e Hegel,fondatori del pensiero dell’Idealismo,hanno un problema:per poter affermare il proprio pensiero si trovano davanti ad una aporia(‘a’ alfa privativo,’poros’ che sarebbe apertura quindi “senza possibilità di passaggio,come se ci fosse un muro”).
Questa aporia è il Noumeno(kantiano) → quella cosa in sé che è oggetto di indagine della filosofia,ovvero il concetto,l’idea,ciò che non è conoscibile attraverso l’esperienza empirica ma conoscibile solo attraverso la ragione. ● Per Kant il problema del Noumeno era insormontabile perché per lui la conoscenza poteva essere valida sul piano empirico soltanto se aveva ben chiaro l’aspetto conoscitivo,ciò vuol dire che per lui l’Intelletto ha la preminenza sulla Ragione. L’Intelletto attraverso la sensazione ha la facoltà di mettere in ordine i dati dell’esperienza sensibile,categorizzare il reale e quindi è capace di farci conoscere la realtà empirica e solo quella poteva essere scientifica.Tutto ciò che riguardava le idee di Anima-Mondo-Dio,tutto ciò che atteneva all’astrazione filosofica,all’Idea,alla Ragione Pura non poteva essere oggetto di conoscenza scientifica perché gli mancava l’aspetto empirico. Allora i filosofi idealisti hanno bisogno di trovare il ragionamento corretto per fare in modo di superare il Noumeno ➔ sappiamo che il problema della conoscenza è sempre lo stesso,ovvero il rapporto tra soggetto che conosce e la cosa conosciuta.Per i filosofi illuministi e Kant il Noumeno sta fuori di me,non lo posso vedere,non lo posso toccare,non posso averne conoscenza scientifica quindi non lo posso conoscere. ➔ se però non posso conoscere il Noumeno vuol dire che io non posso dire di conoscere tutta la realtà,ne conosco una parte e dico che in quella parte che posso conoscere con le strutture del pensiero Kantiano posso dire di conoscere la realtà scientificamente ma la filosofia non si accontenta di conoscere solo alcuni aspetti del reale perché la ragione vuole andare oltre e quindi vuole conoscere ciò che non è conoscibile ➔ allora c’è solo un modo per risolvere la questione,se per Kant il Noumeno sta fuori dal soggetto,gli Idealisti spostano e lo fanno stare dentro al nostro pensiero → invece di considerare il Noumeno come qualcosa che è lontano da me,in quanto fuori da me,lo considero una produzione del mio Pensiero.Quindi se ce l’ho dentro di me e lo sto producendo io,entrerei in contraddizione se dicessi di non conoscere ciò che sto producendo e quindi il problema è risolto.
Kant aveva già distinto il Pensare dal Conoscere,gli Idealisti cambieranno questa prospettiva Intanto diciamo che,considerare come aveva fatto Kant ,l’Essere cioè il reale,la realtà come qualcosa fuori di sé,conoscibile soltanto parzialmente (infatti abbiamo parlato di ragione limitata) significava che il Soggetto della conoscenza non potesse giungere a conoscere la realtà nella sua completezza ma la poteva conoscere soltanto se era presente l’aspetto empirico → questo significava: ● non conoscere tutta la realtà ● quindi non conoscere e raggiungere l’Assoluto Per superare questo scoglio insormontabile un filosofo idealista avrebbe dovuto cambiare mentalità rispetto al pensiero stesso perché per l’Idealismo il Pensiero è già la realtà ,significa che: ➔ esiste prima il pensiero e poi la realtà ➔ cioè esiste prima ciò che io penso ➔ e quindi questa produzione creatrice mi consente di produrre conoscenza È chiaro che in questa visione l’ottica del Pensiero cambia in quanto il pensiero diventa il Tutto,e viene prodotto dal Pensiero stesso (dal Soggetto). il pensiero è Tutto significa che l’uomo non ha limiti quindi se la ragione Kantiana era limitata e non dava nessuna possibilità all’uomo di cambiare,la ragione Idealista è illimitata e in quanto tale può coincidere con l’Infinito
L’Idealismo è una filosofia che si rifà a Parmenide,colui che affermava che: non era tanto importante l’essere ma piuttosto il pensiero dell’essere Il problema della conoscenza si lega sempre al rapporto tra il Soggetto(Io,Spirito,Assoluto) della conoscenza e l’oggetto. → fino a Kant: L’ Essere ,per definizione filosofica è tutto ciò che è ma questo “tutto ciò che è” è l’oggetto di indagine del problema ontologico (ontos in greco significa tutto)e mi fa capire che i filosofi precedenti all’idealismo si sono preoccupati di studiare la relazione tra il Soggetto e l’Oggetto dove,questo Essere diventa l’oggetto→ io sono il Soggetto che conosce e tutto quello che sta di fronte a me è l’Essere da conoscere. Quindi fino a Kant il Soggetto che conosce sta da una parte e l’Oggetto della conoscenza dall’altra parte.Nel momento in cui però io vado a conoscere l’oggetto della conoscenza,posso vederlo-toccarlo solo se è qualcosa come ad esempio l’albero,per il quale posso contare le foglie,sono sicuro di averlo conosciuto scientificamente ma nel momento in cui voglio conoscere Dio,lo devo pensare,devo sperare che esista ma non posso dimostrarlo scientificamente.
→ ALLORA COSA PENSA FICHTE? che questo Io debba impossessarsi di una funzione creatrice elaboratrice. ➔ se l’Io di Kant è un organizzatore,legislatore che attraverso le categorie da le leggi di come si deve orientare la conoscenza ➔ l’Io di Fichte diventa il protagonista della conoscenza e coincide con l’Assoluto
➔ Per Kant l’Io è finito perché limitato dalla cosa in sé ed è il principio formale del conoscere. L’io penso kantiano era un atto di autodeterminazione esistenziale, che supponeva come già data l’esistenza. Era un’attività limitata dall’intuizione sensibile. ➔ Per Fichte l’Io è infinito poiché tutto esiste nell’Io e per l’Io ed è il principio formale e materiale a cui si deve la realtà stessa. Fichte è il filosofo dell’infinità dell’Io, della sua assoluta attività e spontaneità, quindi della sua assoluta libertà→ L’Io può essere considerato libero nella misura in cui non è secondario ne dipendente da un mondo di cose esterne, ma viene visto come originario, ossia come il principio da cui il mondo trae la stessa realtà
Fichte vuole costruire un sistema grazie al quale la filosofia divenga un sapere assoluto e perfetto. Il concetto della Dottrina della scienza è quello di una scienza della scienza, cioè di un sapere che metta in luce il principio su cui si fonda la validità di ogni scienza e che si fondi sullo stesso principio. Il principio è l’Io o l’autocoscienza. Noi possiamo dire che una cosa esiste solo rapportandola alla nostra coscienza, cioè facendone un essere-per-noi. La coscienza è tale solo in quanto coscienza di sé medesima, cioè autocoscienza. L’essere per noi (l’oggetto) è possibile soltanto sotto la condizione della coscienza (del soggetto) e questa soltanto sotto la condizione dell’autocoscienza. ➔ la coscienza è il fondamento dell’essere ➔ l’autocoscienza è il fondamento della coscienza
Con l’Idealismo il Pensiero diventa lo strumento privilegiato per porre il Soggetto → È IL PENSIERO CHE PONE: vuol dire che,mentre per Kant c’era questo dualismo e l’opposizione tra Soggetto-Oggetto, per gli Idealisti nel momento in cui io sto pensando:
- sono consapevole del fatto che sto pensando - quindi sono cosciente di pensare - ma sono anche cosciente di cosa sto pensando → questo significa che metto insieme COSCIENZA e AUTOCOSCIENZA Il Pensiero per gli Idealisti coincide con l'Assoluto, coincide con l’azione che compie il Soggetto,ovvero pensare.
1) Il primo momento è la tesi per la quale l’Io pone se stesso e si basa sulla legge di identità (A=A) che presuppone che se A è dato, deve essere formalmente uguale a sé stesso. Essa assume ipoteticamente la presenza di A. L’esistenza di A dipende dall’Io che la pone, poiché senza l’identità dell’Io (Io=Io),l’identità logica (A=A) non si giustifica.Il rapporto di identità è posto dall’Io, ma l’Io non lo può porre se non si pone esistente: l’esistenza dell’Io è necessaria. Il principio del sapere è l’Io puro, che si pone da sé, si autocrea (Io = attività autocreatrice e infinita) e ha consapevolezza di sé→ è autocoscienza,che Fichte chiama egoità 2) Il secondo momento è l’antitesi in cui si afferma che l’Io puro si determina e, determinandosi deve avere qualcosa a cui opporsi per potersi realizzare quindi, l’Io pone il Non-Io .Quindi l’Io oppone a se stesso qualcosa che è un Non- Io (oggetto, mondo, natura). Il Non-Io è posto dall’Io ed è nell’Io 3) Il terzo momento è quello della sintesi,dove l’Io, avendo posto il Non-Io, si trova limitato da esso. Con questo principio perveniamo alla situazione concreta del mondo,nel quale abbiamo un molteplicità di io finito che sono limitati da non-io finiti.
Questi 3 principi sono i capisaldi della dottrina di Fichte perché stabiliscono: ➔ l’esistenza di un Io infinito, attività libera e creatrice ➔ l’esistenza di un io finito,perchè limitato dal non-Io, cioè di un soggetto empirico
➔ la realtà di un Non-Io,cioè dell’oggetto (mondo o natura), che si oppone all’io finito ma è compreso nell’Io infinito, dal quale è posto
Quando parliamo di dialettica, metodo specifico del ragionamento filosofico,dobbiamo dire che la dialettica idealista è una dialettica triadica,costituita da: ➔ tesi ➔ antitesi ➔ sintesi I tre momenti avvengono contemporaneamente in quanto non possiamo pensare c'è tesi antitesi e sintesi si svolgano in ordine, nella logica infatti tutto avviene in modo immediato. Per Fichte: ➔ l’Io dal punto di vista logico viene prima perché lui stesso è il Pensiero ➔ l’Io dal punto di vista cronologico,inteso come Realtà,viene dopo il Pensiero
➔ un’ inesauribile attività creatrice ➔ fondamento di ogni realtà e di se stesso ➔ risulta finito e infinito al tempo stesso : finito perchè limitato dal Non-Io, infinito perchè esiste solo in relazione all’Io e dentro l’Io ➔ l’ Io infinito o puro non è diverso dall’insieme degli io finiti nei quali si realizza OSSERVAZIONE Gli Io finiti sono l’Io infinito in quanto tendono a esserlo. Per l’uomo l’infinito è una missione→ l’uomo è uno sforzo infinito verso la libertà, cioè una lotta inesauribile contro il limite (natura esterna ed interna).Se l’Io,la cui essenza è lo sforzo (Streben) riuscisse ad eliminare tutti i suoi ostacoli, cesserebbe di esistere (la vita è lotta ed opposizione).La perfezione sta nello sforzo infinito di auto perfezionamento
La conoscenza presuppone l’esistenza di un io finito a cui si oppone un non-io finito, ma non spiega il perchè. Il motivo è pratico: l’Io pone il non-io ed esiste come attività conoscente solo per poter agire: “Agiamo perché conosciamo, ma conosciamo perché siamo destinati ad agire”. Fichte sostiene il primato della ragion pratica sulla ragion teoretica → Idealismo etico, che si sintetizza nella tesi secondo cui: noi esistiamo per agire e il mondo esiste come teatro della nostra azione. Il carattere morale dell’agire consiste nel fatto che esso assume la forma del “dovere”, cioè un imperativo volto a far trionfare lo spirito sulla materia, mediante la sottomissione degli impulsi alla ragione. ➔ L’Io ha bisogno del Non-Io perché per realizzare sé stesso, l’Io, che è libertà, deve agire moralmente. Ma, come aveva detto Kant, non c’è attività morale senza sforzo, e non c’è sforzo dove non c’è un ostacolo: ➔ tale ostacolo è la materia, il non-io. Il non-io è indispensabile perché l’Io si realizzi come attività morale, tramite un processo di autoliberazione dell’Io dai proprio ostacoli. Processo tramite cui l’Io mira a farsi infinito.
Il dovere morale può essere realizzato dall’io finito solo insieme agli altri io finiti , poiché la sollecitazione al dovere può venire solo da esseri al di fuori di sé a cui riconosco lo stesso scopo della mia esistenza: la libertà. Così ogni io finito è costretto a porre dei limiti alla sua libertà e ad agire in modo che l’umanità risulti sempre più libera. Per realizzare questo scopo si richiede una mobilitazione di coloro che ne possiedono consapevolezza: i dotti→ Gli intellettuali non devono essere individui isolati, ma devono essere persone pubbliche con responsabilità sociali e quindi devono condurre gli uomini alla coscienza dei loro bisogni e istruirli sui mezzi adatti per soddisfarli. Il dotto deve essere l’uomo moralmente migliore del suo tempo. Il fine è il perfezionamento morale di tutto l’uomo
Tra gli istinti dell'essere umano rientra quello di ammettere che esistono al di fuori di se stesso altri esseri simili a lui, con cui deve entrare in un rapporto di socialità,quindi,l'istinto sociale è un istinto fondamentale. L'uomo cerca di superare la propria limitatezza partecipando anche alla vita degli altri per costituire la società, che ha lo scopo di realizzare l'unità di tutti i suoi membri per avere un perfezionamento collettivo.Per far si che ciò accada: ➔ è necessario trattare tutti gli altri uomini non come mezzi,ma come fini (come aveva già detto Kant) ➔ non bisogna tendere solo al perfezionamento personale ma anche a quello altrui,educandoli Fichte da queste due riflessioni fa una distinzione tra:
approccio alla Religione basato sull’armonia,la bellezza e l’unione.Hegel a questo punto preferisce la religione protestante (che ha matrice cristiana) perché vede nelle radici del Cristianesimo la possibilità di religare(unire)in quanto la figura di Gesù arrivò per realizzare l’amore.Però dice anche che ha un aspetto non positivo→ all’inizio Gesù faceva parte del gruppo degli Esseni e ciò significa che anche il Cristianesimo può essere messo in discussione per alcuni aspetti. Hegel sceglie filosofia e non religione perché → la Religione ha un limite,il dogma e cioè l’impossibilità di valutare criticamente(giudicare)il Reale perché tutto si fonda sul dogma,limite che la filosofia non ha perché si basa proprio sul criticare. I greci hanno vissuto il loro rapporto con la divinità nello spirito della bellezza,improntando tutto su essa quindi per loro la religione è in accordo con i loro desideri e virtù,cosa che non è valida per la religione cristiana quindi Hegel dice che la religione greca ha permesso di coniugare virtù e felicità .Studiando la figura di Gesù,Hegel afferma che è molto più vicino al mondo greco che a quello ebraico perché ha proposto l’amore come superamento di tutti gli ostacoli anche se nonostante il messaggio di pace è stato tradito prima dai suoi seguaci che poi hanno riproposto un Dio trascendente come quello ebraico.
Hegel dice degli altri filosofi tra cui Kant,non hanno capito una cosa fondamentale: la filosofia non può giungere al dualismo, non può frantumare la realtà in tante entità separate tra di loro. La filosofia è l'unica disciplina(con Hegel abbiamo esaltazione della filosofia) che consente di cogliere l'unità: ➔ l'unità del tutto ➔ l’unità del Reale Hegel dice che solo il filosofo in quanto analizza la Realtà con gli strumenti del Pensiero(le Idee) è in grado di cogliere unitariamente tutto il Reale. Questo perché solo i filosofi, ripercorrendo tutta la storia dell’umanità,riescono a cogliere gli aspetti attraverso i quali la coscienza collettiva(il Soggetto che ha conosciuto la Realtà)si “realizza”. Inoltre solo il filosofo è l’unico che comprende che a partire da un'Idea tutto si è sviluppato→ attraverso un processo dialettico quando inizia e finisce storia della filosofia? Per Hegel la storia della filosofia inizia con la filosofia greca (Hegel accenna alla filosofia orientale,cinese e indiana ma ritiene di doverle escludere dalla vera e propria tradizione filosofica) e termina con quelle di Fichte e Schelling e concludendosi nella sua stessa filosofia. Mentre tutta la filosofia tradizionale considerava la filosofia solo come amore per il sapere , con Hegel la filosofia è il sapere stesso e, per questo il filosofo viene definito come il filosofo della morte dell'arte e della filosofia.
Per un filosofo sistematico come Hegel non è accettabile la filosofia come utopia→ i filosofi utopisti si limitano a presentare la Realtà non per come è ma,per come dovrebbe essere.Invece Hegel dice che la filosofia ci permette di cogliere e comprendere come è la Realtà,non come dovrebbe essere. COME È significa che se noi seguiamo l’evoluzione dell’idea,da quando è nata fino a noi,mi permette di cogliere la coincidenza tra Reale e Razionale→secondo Hegel in tutto: ➔ nell’universo ➔ nella storia del pensiero ➔ e nell’evoluzione della coscienza dell’umanità noi possiamo cogliere una razionalità,nel senso che niente di quello che avviene,avviene fuori dalla Ragione.
Il pensiero di Hegel si sviluppa in un ambito romantico-idealista e chiaramente si contrappone alla visione illuminista. → critica gli illuministi perché si sono permessi di criticare la storia,il Medioevo(periodo dove per Hegel emerge la religiosità che avrebbe potuto far cambiare le cose). → Hegel non tollera che si possa criticare la storia perché significa criticare noi stessi :
la storia è la manifestazione delle coscienze degli uomini e di cosa hanno saputo creare questi ultimi Hegel dice che l’ illuminismo ha preteso di calare ideali,dalla mente dei filosofi nella Realtà → gli illuministi e i rivoluzionari si sono illusi di poter inculcare nella mente delle persone alcuni principi e alcune idee senza comprendere che questo non è sufficiente(-esempio:dopo la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino la gente comunque continuava ad essere ghigliottinata quindi in realtà la libertà non era stata raggiunta). La mentalità illuminista al posto di unificare Reale e Razionale per vedere come questa coscienza umana si sviluppa,ha separato,mettendo: ➔ da una parte il Reale:cioè quello che succede con i fatti della storia ➔ dall’altra parte la Razionalità Inoltre afferma l’ immaturità degli illuministi che per lui non sono pronti a capire l’unità del Reale proprio perchè l’hanno separata.
Hegel sviluppò un quadro teorico completo,il SISTEMA come non veniva sviluppato dall'epoca di Platone e Aristotele(ma anche Cartesio che usa la matematica per fondare il suo sistema),studiando il rapporto tra mente e natura,soggetto e oggetto della conoscenza e della psicologia;e tenendo anche conto nella sua prospettiva di Stato,storia,religione è filosofia. Cosa significa ridurre a sistema? Il pensiero hegeliano è di tipo sistematico quindi parte da un principio per poi costruire tutto il sistema che è CONCATENAZIONE RAGIONATA DI ARGOMENTI → per Hegel la filosofia è l’unica disciplina che permette di individuare dove non c’è questa concatenazione logica e ragionata(ovvero fa distinguere racconti dai ragionamenti rigorosi) RIDURRE TUTTA LA REALTÀ A SISTEMA SIGNIFICA TRATTARLA IN MANIERA GLOBALE
Il principio è il primo anello della catena discorsiva e per Hegel solo la filosofia ha questa caratteristica ,perchè tutte le altre discipline partono dagli assiomi→ non hanno bisogno di essere dimostrate,sono così e basta mentre la filosofia deve spiegare le motivazioni per le quali un discorso è valido o meno
Ridurre a sistema significa partire da un principio,e la Religione non è lo strumento → questo perché se considero la Religione,aprendo i testi sacri trovo all’interno dei racconti ma,Hegel spiega che non è possibile partire dal racconto allegorico ma per il filosofo è necessario partire da un principio primo. termini del sistema ➔ Infinito,Assoluto,Spirito,Io,Soggetto,Essere,Idea sono tutti termini che permettono di cogliere l’unità e sono in certo senso sinonimi perchè quando li utilizziamo stiamo parlando della Realtà,però dobbiamo fare una distinzione: ➔ con Assoluto e di Spirito mi riferisco ad un argomento filosofico-religioso ➔ se parlo di Idea faccio riferimento alla logica ➔ con l’Essere faccio riferimento all’aspetto ontologico ➔ se parlo di Io e di Soggetto parlo di quella cosa che nell’Idealismo produce la conoscenza,ovvero mi riferisco all’aspetto gnoseologico
I termini Infinito,Assoluto,Spirito,Io,Soggetto,Essere,Idea si riferiscono all'unitarietà del Reale però nel momento in cui vado ad analizzare questo Reale,per motivi organizzativi del pensiero,devo analizzarne tutti gli aspetti però poi attraverso questa rigorosa analisi(anche dei termini) devo giungere ad un punto dove questo Assoluto,Spirito,Io,Soggetto si realizzano nella Realtà e devo vedere la manifestazione di tutto questo nella Realtà stessa
Posto un pilastro,tutto il sapere deve ruotare e coincidere con quel pilastro e per Hegel ci sono tre fondamentali senza i quali il sistema non ci sarebbe: 1) la risoluzione del Finito nell'Infinito 2) identità fra Ragione e Realtà 3) la funzione giustificatrice della filosofia
-è la storia romanzata della coscienza ,che esce dalla sua individualità, si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione.Nella Fenomenologia,Hegel avverte che non bisogna fare l'errore di distinguere il soggetto e l'oggetto, o il fenomeno dal noumeno(come aveva fatto Kant) →la verità non sta nel soggetto e nell'oggetto distinti, ma nella loro SINTESI → Hegel racconta in modo più appetibile e a tappe il percorso che ha fatto l’umanità,la storia del pensiero filosofico e la sua storia personale. Individua gli eventi significativi della presa di coscienza dell'umanità,la quale è sempre cresciuta. Poiché vuole farci capire come ad una tappa storica corrisponda un avanzamento della coscienza,abbiamo una tesi,un’antitesi e una sintesi.Per seguire le tappe della coscienza ha elaborato un processo lunghissimo e poichè deve essere analizzato, vuole dimostrare che il sapere dell'uomo può essere raggiunto solo ed esclusivamente dalla filosofia non in modo istantaneo ma con il Logos. Quando nella Fenomenologia Hegel parla di negativo parla di ciò di cui ha bisogno per procedere verso un avanzamento della coscienza. -Il sottotitolo dell' opera è “scienza dell'esperienza della coscienza” →l'esperienza per Hegel è tutto e non soltanto pensiero dell'uomo che riflette su se stesso ma come arte,religione. -Mentre tutta la filosofia tradizionale considerava la filosofia solo come amore per il sapere , con Hegel la filosofia è il sapere stesso e, per questo il filosofo viene definito come il filosofo della morte dell'arte e della filosofia. -Hegel vuole mettere in evidenza il termine processo: il divenire, quindi l'importanza del cambiamento del percorso della coscienza. Lo scopo della fenomenologia è quello di colmare la distanza tra sapere della conoscenza comune è quello filosofico →l’opera è pedagogica perché ciascuno può capire che le tappe del divenire sono momenti reali. Hegel contrariamente a Kant,vuole dimostrare che la ragione è illimitata e comprende tutto , anche Dio.
Il termine Spirito per i greci è il soffio vitale mentre per Hegel ha altre definizioni→ ➔ è il denominatore comune degli uomini ➔ ed è il prodotto dell'agire dei membri della comunità:produce azione,è attività e soggettività. ➔ Lo spirito per Hegel è anche storia poiché si sviluppa nel tempo. Hegel scrive quest'opera per far comprendere che la coscienza non si può elevare se non si conosce la storia del suo popolo → esempio: quando è nato lo Stato Liberale è stato un momento saliente perché si sono capite le libertà di base,e anche per lo Stato Comunista e i diritti dei lavoratori.
Hegel distingue tre momenti nel processo di conoscenza dello spirito: ➔ il pensiero intellettuale o astratto ➔ Il pensiero negativo o dialettico ➔ il pensiero speculativo o positivo razionale
è il momento in cui il pensiero giunge alla concettualizzazione, è il grado più basso della ragione in cui l'intelletto conia concetti astratti secondo il principio di identità e non contraddizione, che immobilizza gli enti in determinazioni rigide. In questo caso l'intelletto è la ragione che si dimentica del suo compito più alto,il tutto, proprio perché si irrigidisce nelle distinzioni .Dobbiamo dire però che l’inizio del pensiero è proprio il concetto astratto,il puro pensiero,ma non è ancora il concetto di qualcosa→quindi possiamo dire che la concettualizzazione è un prodotto grezzo del pensiero che ha per contenuto un oggetto senza però che questo oggetto abbia rapporti con altri oggetti ,ciò implica l’impossibilità di collegare l’unità e la complessità del Reale da parte di questo pensiero.
A mettere in crisi il concetto puro e astratto, la pura attività intellettuale,è la sua negazione.Per la ragione ogni realtà per essere compresa deve essere messa in relazione con altre determinazioni partendo da quella opposta che la nega ,quindi si va oltre il principio di identità e si ottiene un pensiero negativo razionale. In questo caso il pensiero cambia, nega la sua posizione precedente e ne acquisisce un'altra, assumendo una funzione decostruttiva la cui nascita è attribuibile solo al Negativo,che in un certo senso,possiamo dire “risveglia” il pensiero e non è un negativo “assoluto”.Però se la negazione si innamora di se stessa, sfocia nello scetticismo e non giunge a nessuna soluzione.Non ci si può fermare alla negazione,poichè la Realtà non è frutto di questa.
Questo pensiero supera l'atteggiamento dell'intelletto di frammentare la realtà cogliendo così ciò che c'è di buono nella tesi e nell’antitesi→ infatti,mentre il momento negativo razionale nega le determinazioni astratte dell'intelletto e le
mette in rapporto con quelle opposte, questo momento speculativo positivo razionale coglie l'unità degli opposti e il positivo che ne emerge dalla sintesi .In questo modo la ragione spiega il reale e quindi ne coglie la sua concretezza.
Per Platone era la forma più alta del sapere,per Aristotele era un tipo di sillogismo, per Kant era strettamente collegata alla ragione.Ma,in tutti questi casi, la dialettica era un procedimento esterno alla realtà ,che con la logica tradizionale era un processo lineare , quindi da A si arrivava a B seguendo una dialettica diadica .Nella logica hegeliana, esistono A e B, ma ad essi si aggiunge un altro elemento,C,e si procede lungo una spirale ascendente .La dialettica hegeliana si configura come triadica e va avanti seguendo tesi,antitesi e sintesi. i tre momenti La sintesi è il momento più fertile perché contiene la positività della tesi, la negatività dell'antitesi e il superamento di quello scontro. Ma la fecondità della sintesi sta tutta nell'antitesi perché senza antitesi non ci sarebbe sintesi. La Fenomenologia procede di triade in triade: 1) tesi → è la Coscienza che a sua volta è spiegata in tre momenti:certezza sensibile percezione e intelletto. 2) antitesi → è l’ Autocoscienza che si divide in signoria e servitù, stoicismo-scetticismo e coscienza infelice 3) sintesi → è la Ragione che si articola in ragione osservatrice,ragione attiva, individualismo in sé e per sé.
È il momento della tesi in cui abbiamo: 1)certezza sensibile :è la prima forma di conoscenza,priva di spiritualità,con la quale inizia la consapevolezza di se in quanto è l'incontro dell'individuo con l'oggetto → Attraverso il confronto sensibile con gli oggetti ci rendiamo conto della nostra esistenza.Questa conoscenza è primitiva poiché si ferma ai fenomeni e alle cose sensibili(concrete).Io posso afferrare ciò che qui in questo momento,ora→ si ricollega a Kant con le e alle categorie di tempo e spazio perché “qui” e “ora” fanno parte di esse 2)percezione: è il momento di antitesi della coscienza, è una conoscenza contraddittoria che va superata.Ad esempio io vedo un banco e posso dire che è uno ma ha anche delle qualità quindi è uno e molteplice 3)intelletto: ha la funzione di unificare i dati sensibili e le sensazioni (categorie kantiane)in modo unitario trasformandoli in concetti. La coscienza ha interiorizzato l'oggetto e quindi diventa coscienza di sé(autocoscienza)perché si rende conto di non avere bisogno di riferirsi agli oggetti per avere coscienza di sé.
1) Il filosofo descrive il conflitto tra le autocoscienze con il suo famoso discorso del "rapporto servo-padrone".Sappiamo che per Hegel la coscienza diventa autocoscienza quando è messa di fronte a un'altra soggettività e questa relazione non è di amore ma di scontro. Per Hegel tutta la storia è scontro tra classi dominanti e subalterne. ➔ Il padrone è colui che non ha temuto la morte e ha messo in gioco la propria vita ed è riuscito ad essere soggettività autonoma dominante. ➔ Il servo invece è colui che avendo paura si è rinchiuso in se stesso. Ha accettato il dominio del padrone. ⚠ Hegel analizzando la figura del servo-padrone la definisce come dinamica→il rapporto tra i due non è statico ma costantemente in divenire: ➔ la vittoria del padrone sul servo è temporanea perché il padrone dipenderà sempre più dai servigi e dal lavoro del servo in quanto si limita a godere passivamente del lavoro del servo, finendo di dipendere totalmente da lui. ➔ invece il servo, nella misura in cui trasforma le cose da cui il signore riceve sostentamento, finisce col rendersi indipendente. Così il servo diventerà padrone del padrone e il padrone diventerà servo dei servi
SCETTICISMO : da SKEPSIS(ricerca) significa “riflessivo”, dubbioso. Lo scetticismo mette in discussione l'oggettività→ mette tutto in dubbio. Rifiuta verità definitive e dogmatiche: per lo scetticismo niente è certo, neppure la virtù. La contraddizione, in assenza di punti di riferimento esterni (che vengono negati) si sviluppa all’interno del soggetto. Lo scetticismo nega la realtà e non dipende da questa ma dalla sua coscienza: ● mentre lo stoico è indifferente alla realtà e non si accorge che la sua non è una libertà, ma è solo un concetto di libertà; ● lo scettico nega la realtà e riconosce come realtà solo ciò che è nella sua coscienza.
che potremmo chiamare “ragione d’essere”. Quindi possiamo dire che lo Stato si configura come l’Assoluto che si manifesta concretamente nel mondo. → Hegel rifiuta il modello democratico di Stato,concezione secondo cui la sovranità sta nel popolo,popolo visto come una “moltitudine informe”(negativo) migliore forma di stato:monarchia
se razionale è reale,come giustificare i gesti e gli avvenimenti negativi (guerre, epidemie)? Hegel elaborerà il concetto di "travaglio" del negativo→ il travaglio è necessario perché la vita trionfi. Il negativo nel mondo è il travaglio necessario per il dispiegarsi di nuova razionalità. Allora il negativo del mondo è l'antitesi necessaria a una sintesi. La dialettica hegeliana è tesi, antitesi sintesi: la realtà trova sempre una sintesi da una tesi e da un'antitesi ma la sintesi sarà nuova tesi alla quale succederà nuova sintesi. Spesso le antitesi sono dolorose ma quello è il negativo necessario a un nuovo equilibrio. E quindi anche un'assenza di libertà e di giustizia è la necessaria razionalità di quel momento. Necessario per un passaggio successivo.
In Hegel vi è l’idea della naturalità della guerra. Il filosofo ritiene infatti l’idea di Kant utopistica e astratta. Per Hegel dove c’è vita c’è conflitto. Pertanto la guerra non è solo inevitabile ma anche benefica sotto certi aspetti. È lo spirito del mondo che si manifesta nei popoli , è un male necessario per raggiungere il progresso morale e civile dei popoli. La guerra è per il filosofo la forza stessa della dialettica e dello spirito universale. È necessaria in vista di una realizzazione di libertà sempre maggiore. SINTESI idealismo è la teoria dell'idealità (= non-realtà) del finito, la dottrina della risoluzione dialettica del finito nell'infinito: L'idealismo della filosofia consiste nel non riconoscere il finito come un vero essere» (Scienza della logica, pp. 169-170). L' Assoluto è l'Infinito, Soggetto, Idea, Ragione, Spirito, Dio, idealisticamente e panteisticamente inteso come realtà immanente nel mondo, come un Infinito-che-si-fa-mediante-il-finito. L' Infinito è l'Assoluto, in quanto Totalità autosufficiente in cui si risolve ogni realtà finita. Hegel distingue fra una «falsa» infinità, che, pur dichiarando «contraddittorio» il finito, esprime soltanto l'esigenza o il «dover-essere» del suo superamento (v. Fichte), ed una «vera» infinità, la quale consiste nella «unità di finito e infinito», o meglio, con la totale risoluzione deI finito nell'infinito. Il Soggetto è l'Assoluto, non è Sostanza statica (come in Spinoza), ma realtà in divenire che produce se stessa e che solo alla fine si rivela come ciò che è, come Spirito: «il soggetto è questo: che esso si dà a se stesso l'esser altro e che mediante la negazione di sé ritorna a se stesso, ossia produce se stesso» (Fil. Rel.). Idea (Idee) è l'Assoluto («l'assoluto è l'idea», concepito come Ragione in atto, come unità dialettica di pensiero ed essere, concetto e cosa, ragione e realtà, soggetto e oggetto, infinito e finito ecc.: «L'idea è il vero in sé e per sé, l'unità assoluta del concetto e dell'oggettività», «L'idea può esser concepita come la ragione... come il soggetto-oggetto, come l'unità dell'ideale e del reale, del finito e dell'infinito...» (Enc., par. 214). Ragione non è la ragione finita dell'individuo, ma la realtà, l’unità di pensiero ed essere: «La ragione è la certezza della coscienza di essere ogni realtà». la ragione è l'autocoscienza, cioè la certezza che le sue determinazioni dell'essenza delle cose, –sono oggettive, quanto suoi propri pensieri,» (Enc., par. 439). «Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale». Hegel intende dire:
La Natura (Natur) è l'Idea «fuor di sé» o l'Idea «nella forma dell'esser altro» ossia l'estrinsecazione alienata dell'Idea nelle realtà spazio-temporali del mondo. Lo Spirito (Geist) è l'Idea che, dopo essersi alienata nella Natura, torna presso di sé nell'uomo:E poiché l'Assoluto è «Risultato», in quanto «soltanto alla fine esso è quel che è in verità», «l'assoluto è lo spirito In sé (An sich) e Per sé (Für sich). «in sé» è ciò che è astratto, immediato, implicito, possibile, privo di sviluppo e di relazioni, inconsapevole ecc.«per sé» è ciò che è concreto, mediato, esplicito, attuale, effettuale, relazionato, consapevole ecc. Talora, l'in sé viene fatto corrispondere al primo momento della dialettica (la tesi), il per sé al secondo momento (l'antitesi) e l'in sé - per sé al terzo momento (la sintesi). N.B. L'uso di questi termini non è univoco e muta a seconda dei contesti. dialettica , In Platone è la scienza delle idee, e procede con metodo dicotomico. In Aristotele è procedimento dimostrativo che parte da premesse probabili, cioè ammesse. Negli stoici e nei medioevali è sinonimo di logica. Per Kant è l'arte «sofistica» di costruire ragionamenti capziosi, basati su premesse che sembrano probabili, ma che non lo sono. In Fichte è «la sintesi degli opposti per mezzo della determinazione reciproca».In Hegel la dialettica è la legge di sviluppo della realtà e la legge di comprensione della medesima. la dialettica consiste: 1) nell'affermazione o posizione di un concetto «astratto e limitato» che funge da tesi; 2) nella negazione di questo concetto come alcunché di limitato e di finito e nel passaggio ad un concetto opposto, che funge da antitesi; 3) nella unificazione della precedente affermazione e negazione in una sintesi comprensiva di entrambe. Sintesi che si configura come una ri-affermazione potenziata dell'affermazione iniziale (tesi), ottenuta tramite la negazione della negazione intermedia (antitesi). Hegel denomina questi tre momenti, rispettivamente, «astratto o intellettuale», «dialettico o negativo-razionale», «speculativo o positivo-razionale». Per intelletto Hegel è un modo di pensare «statico» ed «astratto» che, attenendosi al principio di identità e di non- contraddizione, «immobilizza» gli enti nelle loro determinazioni «rigide» che si escludono a vicenda. All'intelletto si contrappone la ragione. Per ragione è il modo di pensare che, fluidificando la fissità e la rigidezza delle determinazioni intellettuali, coglie la concretezza del reale. Il momento «dialettico» o «negativo-razionale» consiste nel negare le determinazioni astratte dell'intelletto e nel metterle in rapporto con le determinazioni opposte, il momento «speculativo» o «positivo-razionale» consiste nel cogliere l'unità delle determinazioni opposte ed il positivo che emerge dalla loro composizione sintetica. La ragione speculativa rappresenta l'organo attraverso cui avviene la risoluzione del finito nell'infinito principio e fine della filosofia hegeliana.N.B. «Intelletto, ragione negativa, ragione positiva sono distinzioni , ma non sono facoltà mentali diverse. È la stessa ragione, in differenti funzioni. L'intelletto è la ragione che, dimenticando il suo compito più alto, s'irrigidisce nelle distinzioni...» Aufhebung (superamento) in Hegel indica il procedimento della dialettica, che abolisce, e nello stesso tempo conserva, ciascuno dei suoi momenti: «La parola superamento, scrive Hegel nella Scienza della logica, ha nella lingua (tedesca) un duplice senso per cui significa da un lato conservare, ritenere, e dall'altro far cessare, metter fine. Il conservare racchiude già in sé il negativo, che qualcosa sia tolto alla sua immediatezza... Così il superato è insieme un conservato il quale ha perduto soltanto la sua immediatezza ma non perciò è annullato» (pp. 105-106). L'Aufhebung allude ad un progresso che ha fatto proprio quello che c'era di vero nei momenti precedenti della tesi e dell'antitesi, portandolo più alta espressione. Contraddizione la filosofia tradizionale, che escludeva la contraddizione dall'ambito della realtà e della ragione, Hegel scorge in essa il pungolo o la molla grazie a cui la realtà si sviluppa e dalla tesi si passa all'antitesi. Infatti, secondo Hegel, la proprietà del finito è quella di auto-contraddirsi e quindi di sollecitare la propria risoluzione nell'infinito. La scoperta del valore della contraddizione e del cosiddetto «travaglio del negativo» rappresenta una delle idee più interessanti e storicamente influenti dell'hegelismo. --------------------------------------- SCHOPENHAUER da chi attinge →Di Platone lo interessa il mondo delle idee→Platone considera il mondo delle idee l' autentica realtà,Verità,il mondo della natura,apparenza e illusione.Schopenhauer intende le idee come strato ontologico intermedio tra il centro della realtà(che è cieca Volontà)e l'apparenza fenomenica più superficiale Dalla filosofia indiana,trae la convinzione che il mondo sensibile è ingannevole. →Nei testi buddisti trova la consapevolezza del carattere effimero dell’esistenza e intravede la via di liberazione che queste religioni suggeriscono all’uomo saggio che voglia svincolarsi dalle apparenze. →Kant affermava che solo il fenomeno può essere conosciuto scientificamente e Schopenhauer attribuisce al fenomeno una valenza di illusorietà.Di Kant inoltre apprezza 1.la critica al realismo:secondo questa concezione filos. le cose hanno una realtà e un significato indipendente dal soggetto;2. aspirazione dell’uomo per la metafisica che gli consente di andare oltre il mondo limitato delle cose sensibili.
Hegel aveva proposto un sistema filosofico complesso che,partendo dall’Idea,potesse spiegare tutta la Realtà,facendo coincidere la Realtà con la Verità,Razionalità,Assoluto.Ma i protagonisti del sistema hegeliano non erano gli individui singoli(empirici),erano marginali. Egli parla della coscienza individuale ma non del singolo uomo→ non si preoccupa della sofferenza,inquietudine umana.Introduce il concetto di inconscio e irrazionale,per cui la Ragione(solo ed esclusivamente in relazione alla sua assolutizzazione)coincide con l’Assoluto,l’Infinito,la Coscienza.Nella prima parte dell’800 siamo alla vigilia della seconda rivoluzione industriale→Marx dice che ha dato modo al proletariato di manifestare la sua coscienza di classe,nasce con lui questo concetto.Questa fascia di poveri-disagiati quindi cerca di esprimersi e i filosofi,in particolare Schopenhauer,avvertono il disagio e si chiedono quanto e se sia giusto parlare solo di Ragione,Spirito,arte e cultura e capiscono che la filosofia quando si occupa della Realtà deve occuparsi anche del dolore del singolo,della miseria.Si chiedono se sia giusto indagare solo gli aspetti razionali del Reale o bisogna tenere presenti anche
Per Platone il corpo era la prigione dell’anima,Cartesio aveva creato una chiara scissione tra corpo e anima.Kant aveva affermato che conosciamo il mondo come appare a noi,ma la cosa in sé,il noumeno,ci sfugge e,egli,considera l'uomo come “una testa d'angelo senza corpo”. VOLONTà: Schopenhauer afferma che se noi fossimo soltanto conoscenza e rappresentazione non potremmo uscire dal mondo noumenico cioè uscire ed entrare in qualcosa che esteriore da noi, dalle cose. Ma, poiché siamo dati a noi non soltanto come rappresentazione di noi medesimi ma anche come corpo, non ci limitiamo a vederci da fuori ma bensì pensiamo a viverci dal di dentro passando dei momenti della vita come la sofferenza e la felicità. Quando ci rivediamo su noi stessi ci rendiamo conto di quanto sia profondo il nostro essere io dimostrando quindi la cosa in sé del nostro essere ed esprimendo la volontà di vivere come impulso irresistibile che ci spinge a esistere e ad agire. Il nostro corpo, inoltre, non è altro che la manifestazione esteriore di quegli elementi interiori: Ne consegue che l'intero mondo fenomenico non è altro che il modo in cui la volontà si manifesta o si rende visibile a se stessa. Quando io vivo il mio corpo, lo sottraggo al fenomeno. L'esistenza che ogni individuo prova non si basa soltanto sul proprio corpo ma bensì supera i limiti dell'individualità. Proprio per questo bisogna parlare di fenomeni al plurale ma di noumeno al singolare poiché in quest’ ambito non vengono utilizzati nello spazio e nel tempo ed è proprio per questo che la volontà non si può riferire soltanto al proprio corpo ma bensì alla realtà intera che l'individuo trascorre e alla quale è inserito. L'io di Chopin si qualifica come coincidenza di volontà e di corpo: non è presente la rinuncia alle componenti umane ma bensì queste vengono viste
vivere.Una volontà cieca,che non ha uno scopo se non solo quello di mantenersi in vita.Questa intuizione porta Schopenhauer ad affermare che l’essenza dell’essere umano è la volontà di vivere e, per analogia anche gli esseri della natura(compresi quelli facenti parte della natura inorganica) sono animati dalla volontà di vivere. Innanzitutto bisogna affermare che la volontà primordiale e inconscia in quanto la consapevolezza e l'intelletto potrebbero creare delle manifestazioni che non sono primarie ma deviano la realtà diventando secondari. Prendendo in considerazione la metafisica di Schopenhauer Il termine volontà non assume un significato di volontà cosciente ma bensì indica l'impulso che presente anche nella materia inorganica e nei vegetali. Inoltre la volontà è unica poiché esistendo al di fuori dello spazio e del tempo essa si sottrae continuamente al principio di individualizzazione tanto discusso nel medioevo. La volontà, quindi virgola non è oggi più di quanto non sia stata di ieri o che non possa essere domani, essa è sempre. Proprio per questo la volontà è eterna e indistruttibile ossia senza inizio e senza fine come un giorno senza tramonto. La volontà Inoltre si configura come libera e Cieca ossia come una sorta di energia incausata: noi possiamo cercare di scoprire la ragione di questa manifestazione ma non arriveremo mai a definire la volontà stessa. È qualcosa che va oltre se stessa: la vita vuole vita e la volontà vuole la volontà. Schopenhauer afferma che gli esseri viventi vivono per continuare a vivere e questa è la cruda verità del mondo: l'uomo ha cercato di nascondere questa terribile nozione identificando come un Dio che cerca di dare un fine alla loro vita ma Dio non esiste è la volontà proprio in quanto unica, eterna, senza scopo, inconscia e incausata, è l'unico assoluto.A questo proposito, Infine, si può far riferimento ai gradi di una piramide Cosmica il grado più basso sono le forze generali della natura e il grado più alto, è l'uomo nel quale volontà diviene pienamente consapevole. Nel periodo che precede la seconda rivoluzione industriale inoltre,oltre alla classe operaia,i poveri,emerge una contrapposizione dialettica→si scontra l’etica del profitto(cioè dei calvinisti)con la morale dell’interiorità.Mentre Kant aveva prediletto l’aspetto morale-individuale,Schopenhauer si accorge che c’è la contrapposizione tra ciò che vuole una certa classe(borghesia)e quali sono le scelte personali che può fare il singolo uomo.
Uno degli aspetti più importanti della filosofia di Schopenhauer è che esso si oppone alle ipocrisie spiritualistiche dell'amore, della felicità, del piacere, e mette a nudo la falsità di ogni forma di ottimismo. OTTIMISMO COSMICO: La polemica di Schopenhauer contro le ideologie ottimistiche, fa riferimento Innanzitutto all'ottimismo cosmico che circolava nelle religioni occidentali: questo si basava su uno schema di pensiero secondo cui il mondo fosse un organismo perfetto, provvidenzialmente governato da Dio e da una ragione immanente ( Hegel). Per il filosofo questa visione è puramente consolatrice ma è palesemente falsa in quanto la vita è soltanto un'esplosione di forze irrazionali e il mondo è soltanto il teatro del illogicità e della sopraffazione due punti nella natura infatti vige la legge della giungla. Schopenhauer definisce le religioni come metafisiche per il popolo e definisce per la prima volta i capisaldi di un ateismo filosofico di cui parlerà principalmente Nietzsche. OTTIMISMO SOCIALE: Un'altra critica all'ottimismo e proprio l'ottimismo sociale, si scaglia Infatti contro questa tesi della bontà e della socievolezza dell'uomo: secondo il filosofo infatti, il conflitto e la regola dei rapporti umani data proprio dalla sopraffazione reciproca. La belva è dentro ogni uomo e questo Cerca sempre di scavalcare i suoi simili, di rendersi migliore. Di conseguenza se gli uomini vivono insieme non è per simpatia ma piuttosto per bisogno ( Hobbes). Lo Stato e le sue leggi esistono soltanto per uno scopo di tipo etico in quanto l'uomo deve difendersi e deve regolare gli istinti aggressivi. In questo pensiero si trasmuta il pessimismo antropologico e sociale di Schopenhauer: l'uomo è l'unico animale che è in grado di far soffrire gli altri soltanto allo scopo di poterli vedere soffrire. OTTIMISMO STORICO: Un altro aspetto molto importante della sua dottrina e la critica contro lo storicismo: Schopenhauer aveva osato contrapporsi ai dogmi europeistici. Schopenhauer ridimensiona la storia affermando che essa non è una vera e propria scienza ma sono concetti e leggi Generali che sono categorizzati al individuale. L'arte e la filosofia sono indubbiamente più importanti rispetto alla storia che risulta inferiore mentre le materie più elevate, sono universali e permanenti. Proprio perché gli storici studiano così tanto gli uomini, perdono di vista all'uomo, cadendo nell'illusione che in
ogni epoca l'uomo possa mutare in realtà non vi è nulla di nuovo ma bensì il destino dell'uomo presenta sempre gli stessi tratti che sono immutabili. Di conseguenza per Schopenhauer, l'unico modo per occuparsi della storia è quello di determinare l'uniformità di questa in quanto c'è sempre una ripetizione. Se la storia è solo il fatale ripetersi di un medesimo dramma è necessario spogliare la disciplina storica e prendere coscienza del fatto che tutta l'umanità si trova nel medesimo e perpetuo stato di dolore due punti l'autentico compito della storia è quello di offrire un l'uomo la conoscenza di sé e del proprio destino.
Quando Schopenhauer afferma che l'essere è la manifestazione di una volontà infinita egli vuole esprimere che la verità è dolore:Volere significa desiderare Ma quindi significa trovarsi in uno stato di tensione costante per la mancanza di qualcosa che non si ha→ l'individuo ha il desiderio di colmare un'assenza, un vuoto che procura in questo dolore. Nell'uomo la verità è più cosciente che negli altri esseri quindi proprio per questo l'uomo risulta più bisognoso e mancante Dì qualcosa in quanto non riesce mai a trovare un appagamento che lo renda felice. Proprio per questo gli uomini chiamano godimento gioia un momento di cessazione del dolore che, però, quest'ultimo non può essere ridotto a una cessazione di piacere. Un individuo può sperimentare delle situazioni continue di dolore senza che questi siano preceduti da momenti di piacere, mentre il piacere nasce solo dopo una tensione di dolore dal punto di vista sia psichico e sia fisico. Proprio per questo è opportuno definire che, mentre il dolore è una struttura stessa della vita, un dato primario e permanente, mi piacere è solo una funzione derivata dal dolore che vive unicamente a spese di esso. Accanto al dolore al piacere, Inoltre, subentra la noia Quando viene meno il desiderio oppure quando si cessa di fare attività o avere preoccupazioni: Schopenhauer conclude “ il mondo come volontà e rappresentazione” con la concezione secondo cui la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente Fra il dolore è la noia, passando attraverso l'intervallo fugace illusorio del piacere della Gioia.
dolore non riguarda soltanto all'uomo ma ogni creatura→ è presente un pessimismo cosmico la quale concezione fa riferimento al fatto che tutto soffre e se l'uomo soffre di più rispetto alle altre creature è perché egli, vendo maggior consapevolezza, è destinato a sentire in modo più accentuato la volontà e l'insoddisfazione dei propri desideri. Proprio per questo il male non è solo nel mondo ma bensì in ogni principio stesso da cui Esso dipende: secondo Schopenhauer dietro le meraviglie del Creato si Celano esseri tormentati e angosciati reciprocamente ostili che si contendono l'un l'altro nello spazio e nel tempo.
proprio per questo l'amore, che si impadronisce delle forze e dei pensieri dell'umanità, e uno dei più forti stimoli dell'esistenza: lo scopo per cui Esso esiste è solo la col pagamento e dietro un fascino di un bel volto In realtà si cela soltanto un desiderio sessuale. Non c'è amore senza sessualità in quanto questo è soltanto un puro strumento per poter dare vita ad altri esseri: Schopenhauer afferma che ogni innamoramento, anche il più sincero, affonda le sue radici nell'istinto sessuale. L'unico amore da elogiare in realtà è soltanto quello disinteressato della Pietà.
Verso Open aver la vita è sostanzialmente dolore: prendendo in considerazione le sentenze pessimistiche orientali e quelle di Platone, sopra inawera ferma che l'esistenza si impara poco per volta non volerla in quanto è costituita dal dolore.Senza dubbio, si potrebbe pensare che Schopenhauer prende in considerazione il suicidio ma il filosofo rifiuta e condanna questo gesto principalmente per due motivi: 1. sopprime una manifestazione fenomenica della volontà di vivere lasciando intatta la cosa in sé che, finisce nel l'individuo, ma viene generata in altri. 2. È un atto di Forte affermazione della volontà stessa in quanto chi si vuole suicidare desidera la vita ma non è felice della condizione in cui esso è immerso. Pertanto bisogna affermare che il filosofo afferma che la vera risposta a questo dolore che ogni essere vivente prova e la liberazione dalla stessa volontà di vivere:Egli fa riferimento agli individui eccezionali che sono stati presenti in tutti i tempi e che hanno cercato di allontanarsi e di generare un cammino di liberazione di se stessi dalla volontà di vivere. Il filosofo vuole dimostrare che quando perviene la coscienza in sé, la voluntas tende a farsi Nirvana cioè negazione progressiva di se medesima→ in parole semplici si può affermare che è proprio con la coscienza del dolore che si intraprende il cammino
indicata come la conoscenza libera e disinteressata propensa per dirigersi verso tutte quelle forme pure e universali dei modelli eterni. Il soggetto considera queste idee ( nel senso platonico del termine) come aspetti universali della realtà hadassah trasmuta diventando, da individuo naturale particolare, a un soggetto che ha l'occhio puro del mondo: l'arte ha il compito di sottrarre l'individuo dallo spazio e dal tempo dei bisogni e dei desideri quotidiani per contemplare la vita ed elevarsi al di sopra sia del tempo, sia della volontà, sia del dovere. Ogni arte è una sorta di elemento liberatorio in quanto il piacere che essa procura è alla cessazione di ogni bisogno e l'azione dello svincolarsi dalla volontà per porsi in un momento
rappresenta l'impegno del mondo a favore del prossimo. L'individuo cerca di superare l'egoismo a cui esso è vincolato e vincere la fonte Maggiore degli uomini che sarebbe la lotta per poter superare tutto. Con Kant si evince che il disinteresse
pastore ma nessun’altra; anzi, di fronte alla sua stessa attività di scrittore dichiarò di porsi in un << rapporto poetico >>, cioè in un rapporto di distacco e di lontananza: distacco ancora accentuato dal fatto che egli pubblicò i suoi libri sotto pseudonimi diversi quasi ad impedire ogni riferimento del loro contenuto alla sua stessa persona. Questi elementi biografici vanno tenuti continuamente presenti per la comprensione dell’atteggiamento filosofico di Kierkegaard. l’esistenza come possibilità e fede
dell’intera esistenza umana alla categoria della possibilità e di aver messo in luce il carattere negativo e paralizzante della possibilità come tale. Se già Kant aveva riconosciuto, a fondamento di ogni potere umano, una possibilità reale o trascendentale , Kierkegaard non ne mette in luce l’aspetto positivo , se Kant fa della possibilità un’effettiva capacità umana, limitata certamente ma valida entro i limiti accertati e per il suo impegno di realizzazione; Kierkegaard scopre e mette in luce, con un’energia mai prima raggiunta, l’ aspetto negativo d’ogni possibilità che entri a costituire l’esistenza umana. Ogni possibilità è infatti, oltre che “ possibilità – che – si ” sempre anche “ possibilità – che – non ”: implica la nullità possibile di ciò che è possibile, quindi c’è in essa la minaccia del nulla. Kierkegaard vive e scrive, sotto il segno di questa minaccia. I tratti salienti della sua vita sopra descritta sono rivestiti ai suoi stessi occhi, di un’oscura problematica. I rapporti con la famiglia, l’impegno di fidanzamento, la sua stessa attività di scrittore, gli appaiono carichi di alternative terribili , che finiscono per paralizzarlo. Egli stesso ha vissuto in pieno la figura così potentemente descritta nelle pagine finali del Concetto dell’angoscia : quella del discepolo dell’angoscia, di cui sente in sé le possibilità annientatrici e terribili che ogni alternativa dell’esistenza prospetta. Perciò di fronte ad ogni alternativa, Kierkegaard si è sentito paralizzato. Egli stesso dice di essere < una cavia d’esperimento per l’esistenza >. <<ciò che io sono è il nulla; questo procura a me e al mio genio la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero […] tra la saggezza e la stupidaggine, tra il qualche cosa e il nulla come un semplice forse>>. Il punto zero è l’indecisione permanente , l’ equilibrio instabile tra le alternative opposte che si aprono di fronte a qualsiasi possibilità. E forse potrebbe essere proprio questa la scheggia nelle carni di cui Kierkegaard parlava: ➦ l’impossibilità di ridurre la propria vita a un compito preciso, ➦ di scegliere tra alternative opposte, ➦ di riconoscersi e attuarsi in una possibilità unica. Questa impossibilità si traduce per lui nel riconoscimento che il proprio compito, l’unità della propria personalità, è appunto in questa condizione eccezionale di indecisione e di instabilità e che il centro del suo io è nel non avere un centro.
si offrono all’uomo, gli stadi o i momenti della vita che costituiscono le alternative dell’esistenza e tra le quali l’uomo generalmente è condotto a scegliere , mentre egli , Kierkegaard, non poteva scegliere. La sua attività fu quella di un contemplativo , ed egli si disse e si credette poeta. E moltiplicò la sua personalità con pseudonimi, in modo da accentuare il distacco tra se stesso e le forme di vita che veniva descrivendo, in modo da far intendere chiaramente che egli non si impegnava a scegliere tra esse.
salvezza, in quanto il Cristianesimo sembra insegnare quella dottrina dell’esistenza che a lui pareva unica e vera e in grado, di sottrarre l’uomo all’angoscia e alla disperazione , che costituiscono strutturalmente l’esistenza.
Per tutti questi motivi, Kierkegaard è l’antitesi della filosofia hegeliana, in quanto, per Hegel , la vera e unica realtà è l’unità della Ragione con se stessa ; e nella Ragione l’uomo singolo , l’uomo concretamente esistente, è assorbito e dissolto. Di fronte a questa posizione Kierkegaard presenta l’istanza del singolo, dell’esistente come tale. <<La verità – egli dice – è una verità solo quando è una verità per me >>. La verità non è l’ oggetto del pensiero ma il processo con cui l’uomo se ne appropria, la fa sua e la vive: l’appropriazione della verità è la verità. Alla riflessione oggettiva propria della filosofia di Hegel, Kierkegaard contrappone la riflessione soggettiva, connessa con l’esistenza: la riflessione nella quale il singolo uomo è direttamente coinvolto quanto al suo stesso destino e che non è oggettiva e disinteressata, ma appassionata e paradossale. Hegel ha fatto dell’uomo un genere animale giacché solo negli animali il genere è superiore al singolo. Il genere umano ha invece la caratteristica che il singolo è superiore al genere. Questo è, secondo Kierkegaard, l’insegnamento fondamentale del cristianesimo ; ed è il punto su cui bisogna
combattere la battaglia contro la filosofia hegeliana e contro ogni filosofia che si avvalga della riflessione oggettiva. Kierkegaard considera come un aspetto essenziale del compito che si è proposto l’inserzione della persona singola, con tutte le sue esigenze, nella ricerca filosofica. Non per nulla egli avrebbe voluto far scrivere nella sua tomba questa sola espressione: <
Il primo libro di Kierkegaard s’intitola significativamente Aut – Aut. E’ una raccolta di scritti pseudonimi che presentano l’alternativa di due stadi fondamentali della vita: la vita estetica e la vita morale. Il titolo stesso indica già come questi stadi non siano due gradi di uno sviluppo unico che passi dall’uno all’altro e li concili. Tra uno stadio e l’altro vi è un abisso e salto. Ognuno di essi forma una vita a sé, che con le sue opposizioni interne si presenta all’uomo come un’alternativa che esclude l’altra.
Lo stadio estetico è la forma di vita di chi esiste nell’attimo fuggevolissimo e irripetibile. L’ esteta è colui che vive poeticamente , cioè vive insieme di immaginazione e di riflessione. L’esteta costruisce per sé stesso un mondo luminoso dal quale è assente tutto ciò che la vita presenta come banale, insignificante e meschino; e vive in uno stato di ebbrezza intellettuale continua. La vita estetica esclude la ripetizione, che implica sempre monotonia. La vita estetica concretamente rappresentata da Kierkegaard in Giovanni , il protagonista del Diario di un seduttore, che sa porre il suo godimento non nella ricerca sfrenata e indiscriminata del piacere, ma nella limitazione e nell’intensità dell’appagamento. Ma la vita estetica rivela la sua insufficienza e la sua miseria nella NOIA. Chiunque viva esteticamente è disperato, consapevole o meno; la disperazione è l’ultimo sbocco della concezione estetica della vita. Essa è l’ansia di una vita diversa che si prospetta come un’altra alternativa possibile.
Ma per raggiungere quest’altra alternativa, bisogna attaccarsi alla disperazione, scegliere e darsi ad essa con tutto l’impegno, per rompere l’involucro della pura esteticità e riagganciarsi con un salto un'altra alternativa: La vita etica. <<Scegli dunque la disperazione – dice Kierkegaard – la disperazione stessa è una scelta […]. Disperandosi, si sceglie di nuovo e sceglie se stesso, non nella propria immediatezza, come individuo accidentale, ma si sceglie se stesso nella propria validità eterna>>. La vita etica nasce appunto con questa scelta. Essa implica una stabilità e una continuità che la vita estetica, come incessante ricerca della varietà, esclude da sé. Essa è il dominio della riaffermazione di sé, del dovere e della fedeltà a se stessa: il dominio della libertà per la quale l’uomo si forma o si afferma da sé. <<L’elemento estetico è quello per il quale l’uomo è immediatamente ciò che è; l’elemento etico è quello per cui l’uomo diviene ciò che diviene>>. Nella vita etica l’uomo si sottopone a una forma e rinuncia a essere l’eccezione. Come la vita estetica è incarnata dal seduttore, la vita etica è incarnata dal marito. Il matrimonio è l’espressione tipica dell’eticità, secondo Kierkegaard: esso è un compito che può essere proprio di tutti. Mentre nella concezione estetica dell’amore, una coppia di persone eccezionali può essere felice in forza della loro eccezionalità, nella concezione etica del matrimonio può diventare felice ogni coppia di sposi.Inoltre la persona etica vive del suo lavoro. Il suo lavoro è anche la sua vocazione, perciò essa lavora con piacere, entra in contatto con altre persone e adempie a tutto ciò che può realizzare al mondo. La caratteristica della vita etica in questo senso è la scelta che l’uomo fa di se stesso. La scelta di se stesso è una scelta assoluta perché non è la scelta di una qualsiasi determinazione finita (che non è mai il “se stesso”) ma la scelta della libertà: cioè in fondo della scelta stessa. Una volta effettuata questa scelta, l’individuo scopre in sé una ricchezza infinita , scopre che ha in sé una storia, nella quale riconosce la sua identità con se stesso. Questa storia include i suoi rapporti con gli altri, così nel momento in cui l’individuo sembra isolarsi di più, penetra più profondamente nella radice con la quale si riattacca all’umanità intera. Per la sua stessa scelta l’ uomo non può rinunciare a nulla della sua storia , neppure agli aspetti di essa, più dolorosi e crudeli e nel riconoscersi in questi aspetti egli si pente. Il pentimento è l’ultima parola della scelta etica , quella per cui questa scelta appare insufficiente e trapassa nel