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Hegel, Schopenhauer, Kierkegaard, Feuerbach, Marx, positivismo sociale, Comte, positivismo evoluzionistico, spiritualismo, Bergson, Nietzsche
Tipologia: Appunti
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Nacque nel 1770 a Stoccarda, seguì i corsi di filosofia e teologia all'università di tubinga .Gli eventi della rivoluzione francese suscitarono in lui entusiasmo, tant'è che quando Napoleone entrò a Jena Hegel scrisse in una lettera: “ho visto l'imperatore cavalcare attraverso la città per andare in ricognizione: è davvero un sentimento meraviglioso la vista di un tale individuo che, concentrato qui in un punto, seduto su di un cavallo, lo abbraccia e lo domina”. Successivamente fu chiamato all'università di Berlino dove cominciò il suo periodo di massimo successo. ~LE TESI DI FONDO~ Le tesi di fondo del sistema hegeliano sono 3: ➢ RAZIONALITA’ DEL REALE Questo cardine si può racchiudere nella frase “ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale”. Il soggetto spirituale infinito che sta alla base della realtà viene denominato da Hegel idea o ragione. Hegel intende dire che la razionalità è la forma stessa di ciò che esiste e afferma che la realtà è il dispiegarsi di una struttura razionale. La realtà, per il filosofo coincide con la realizzazione e il dispiegarsi progressivo di un principio razionale, definito spirito oppure idea o assoluto. Ci dice che l'assoluto è un processo che si va facendo, un processo razionale di attività di pensiero, un insieme di concetti che costituiscono un tutto organico e che si storicizzano, cioè si riempiono di contenuti storici; l'assoluto diventa quindi realtà. L'assoluto è: ragione, razionalità, idea, Dio, spirito; e tutto ciò che accade accade necessariamente (così com'è e non può essere diverso da così com'è). La ragione è astuta perché pur di realizzare questo suo progetto utilizza qualsiasi cosa e mezzo, compreso l'uomo il quale pensa di realizzare se stesso ma diviene uno strumento. La storia quindi non è realizzata dagli uomini, ma è fatta dallo spirito assoluto, l'uomo viene quindi deresponsabilizzato. La filosofia adesso ha un compito descrittivo, cioè valuta ciò che è accaduto, ma la riflessione si ha dopo i fatti, non si parla di ciò che sarebbe dovuto accadere poiché il filosofo non può andare oltre la sua età; “la filosofia è figlia del suo tempo”. ➢ RAPPORTO TRA FINITO E INFINITO Si racchiude nella frase “il vero è l'intero”, quindi la realtà è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione. Noi siamo delle determinazioni finite che si relazionano con l'infinito, quindi avrò una divinità che si esprime in ogni cosa. Possiamo parlare di monismo panteistico → una teoria che vede nel mondo la manifestazione o realizzazione di Dio. Dio in quanto assoluto è processo. Per capire questo concetto bisogna prendere in considerazione la storia di Edipo re di Tebe. Lui nasce dalla regina di Tebe, la quale insieme al marito portano il figlio dall'oracolo che gli dice che il bambino sarà la rovina di Tebe in quanto ucciderà il padre e sposerà la madre. Dopo ciò quindi abbandonano il figlio che, al posto di essere ucciso, verrà adottato da due anziani. Edipo cresce amato da questi due pastori che un giorno lo mandano a Tebe per fargli esporre i problemi delle sue terre al re. Per la strada però incontra un mendicante che voleva passare per primo nella
strada, ma Edipo pensando non fosse nessuno di importante lo uccise e si verificò la prima profezia del l'oracolo ovvero Edipo che uccide il re (il mendicante era il re travestito). Arrivato alle porte di Tebe però deve affrontare la sfinge che gli fa l'indovinello il quale Edipo riesce a risolvere. Il popolo di Tebe lo acclama poiché ha liberato la città dalla sfinge che impediva anche i commerci. A questo punto che la regina era vedova il popolo vuole che Edipo sposi la regina e lui lo fa anche se lei sapeva che era suo figlio, ma fecero pure dei figli. Una volta fatto tutto la regina gli rivela che è sua madre ed Edipo si cava gli occhi. Tutto questo discorso sta ad indicare che abbiamo la verità soltanto quando si ha la storia completa, tutto lo sviluppo, anche detto processo. ➢ FUNZIONE GIUSTIFICATRICE DELLA FILOSOFIA Hegel ritiene che il compito della filosofia consiste nel prendere atto della realtà e nel comprendere le strutture razionali che la costituiscono, quindi la filosofia è la giustificazione razionale della realtà. ~DIALETTICA~ Hegel ritiene che il farsi dinamico dell'assoluto passi attraverso i 3 momenti dell'idea:
Nacque a Danzica nel 1788, da un padre banchiere e una madre scrittrice. Sulla sua formazione influirono le dottrine di Platone e di Kant. Frequenta l’università di Berlino seguendo le lezioni di Fichte, ma è avverso alla filosofia di Hegel. Vive pienamente il clima romantico e viene attratto dal concetto di dolore, il dolore che prova il soggetto dentro una realtà complessa e pessimista. La sua filosofia viene elaborata in un’opera, “il mondo come volontà e rappresentazione” (1818) che però non verrà compresa e non avrà successo immediato. Schopenhauer fu il primo filosofo occidentale a tentare il recupero di alcuni motivi di pensiero dell’estremo oriente, fu un ammiratore della sapienza orientale, deducendo da essa un prezioso repertorio di immagini e di espressioni suggestive.
Questo discorso incide nel rapporto interpersonale, perché per esempio nel momento in cui io ho fame e anche un altro ha fame, ma si ha solo un cibo, entrambi avremo il desiderio di appagare il nostro bisogno e quindi entriamo in conflitto. Il filosofo Infatti sostiene che questi rapporti interpersonali debbano essere “tiepidi” ma non troppo stretti, perché la volontà di vivere ci farebbe fare del male l'uno con l'altro. Bisogna tenersi a distanza tale da trarne beneficio ma senza farci del male. La volontà di vivere genera una guerra tutti contro tutti. Un'altra discussione che si apre è l'amore, uno dei più forti stimoli dell'esistenza. Il filosofo dice che il fine dell'amore è solo l'accoppiamento, ma se dietro il fascino di un bel volto c'è in verità un nascosto desiderio sessuale che si traduce nel ciclo accoppiamento-procreazione, vuol dire che l'individuo nel momento in cui crede di realizzare maggiormente il proprio desiderio e godimento, in realtà è lo “zimbello” della natura. La dimostrazione più eclatante è che in alcune specie animali la femmina (tipo la mantide) uccide il maschio che dopo aver adempiuto alla procreazione non serve più. Quindi possiamo dire che questo è un dolore perenne che permea l'esistenza di tutte le forme di vita e neanche nell'amore trova una giustificazione. Schopenhauer puntualizza anche che questa illusione dell'amore avviene solo negli esseri umani, invece negli animali esistono i periodi di calore senza questa illusione e una volta procreata la prole, la femmina non accetta più nessun altro maschio perché hanno la prole da crescere. ~VIE DELLA LIBERAZIONE DAL DOLORE~ Per Schopenhauer la vita è dolore e si potrebbe pensare che lui metta a capo una “filosofia del suicidio universale”, invece il filosofo rifiuta e condanna il suicidio per due motivi: ● Sarebbe un atto di forte affermazione della volontà di vivere in quanto il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate. ● Sopprime una manifestazione fenomenica della volontà di vivere e lascia intatta la cosa in sé che, morendo in un individuo, rinasce in mille altri. Perciò la vera risposta al dolore del mondo consiste nella liberazione dalla stessa volontà di vivere che può avvenire in 3 modi: ➢ Arte → è la conoscenza libera e disinteressata, contemplazione delle idee. Per questo suo carattere contemplativo l'arte sottrae l'individuo alla catena infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani; grazie ad essa l'uomo contempla la vita elevandosi al di sopra della volontà, del dolore e del tempo. Ogni arte è quindi liberatrice, anche se questa funzione liberatrice è pur sempre temporanea, un breve incantesimo, però l'arte costituisce un conforto alla vita. ➢ Morale → è il sentimento di pietà o compassione per il prossimo. ➢ Ascesi → è l'esperienza attraverso cui l’individuo cerca di estirpare da sé il desiderio di vivere, di godere e di volere, per liberarsi dal dolore dell’esistenza. Il primo grado dell’ascesi è la “castità perfetta” che libera dalla prima manifestazione della volontà di vivere, cioè dall’impulso della generazione. La soppressione della volontà di vivere è l’unico vero atto di libertà che sia possibile all’uomo.
Nacque In Danimarca nel 1813, fu l’ultimo di 7 figli, crebbe in un clima di religiosità e infatti si iscrisse alla facoltà di teologia, ma alla fine non intraprese la carriera di pastore. Gli incidenti esteriori della sua vita sono pochi ma pregni di significato: il fidanzamento che egli stesso mandò a monte e l’attacco di un giornale satirico “Il Corsaro”. Tali episodi ebbero una risonanza profonda in lui infatti nel “Diario”, il filosofo parla di un grande terremoto prodottosi ad un certo punto della sua esistenza che lo costrinse a cambiare atteggiamento di fronte al mondo, ma la causa di ciò rimane per lo più una vaga minaccia. Parla anche di una “scheggia nelle carni” e potrebbe essere proprio questa a impedire al filosofo di portare avanti il fidanzamento con Regina Olsen senza nessun motivo preciso, solo il senso di una minaccia oscura e inafferrabile. Le principali opere sono: ● “Aut-Aut” di cui fa parte il “Diario di un seduttore” ● “Timore e Tremore” ~CARATTERISTICHE DELLA SUA FILOSOFIA~ Si può dire che il filosofo abbia un impianto anti-idealistico rispetto a molti temi: dalla difesa della singolarità dell’uomo, alla rivalutazione dell’esistenza concreta, della libertà come possibilità e della stessa categoria di possibilità. Infatti se con l'idealismo il soggetto principale era l’assoluto, con lui si mette in evidenza il singolo, quindi l’uomo che vive concretamente in una realtà complessa che lo costringe a fare delle scelte. Quindi gli elementi portanti della sua filosofia sono: ➢ La possibilità → la vita dell’uomo è dominata dalla categoria della possibilità, quindi l’uomo opera una scelta che di conseguenza ne esclude un altra. La possibilità ci porta ad un problema: la minaccia del nulla, perché quando scelgo la mia scelta è vincolante e potrei anche sbagliare nell’infinità di possibilità che ho. Di conseguenza potrei essere frenato e anche non scegliere. Questa difficoltà genera in me angoscia: il sentimento che si prova di fronte ad infinite possibilità di scelta. Arriviamo al “punto zero” → la non decisione, che porta l’uomo a un indecisione permanente, all'instabilità. ➢ La fede → in particolare il cristianesimo è l’unica religione in cui il filosofo vede un’ancora di salvezza, unica via per sottrarre l’uomo all’angoscia. Quindi gettarsi nelle mani di Dio e riconoscere il rapporto finito-infinito. ~CRITICA ALL’HEGELISMO~ Anche l'antihegelismo è parte integrante del suo pensiero, perché anche in Hegel viene valorizzata la tendenza a valorizzare la specie piuttosto che l'individuo, poi la concezione della filosofia come scienza oggettiva e non come riflessione soggettiva. Kierkegaard invece presenta l'istanza del singolo, cioè dell'esistente come tale, per cui il singolo è superiore al genere. Quindi alla riflessione oggettiva di Hegel, Kierkegaard contrappone una riflessione soggettiva, in cui il singolo uomo è coinvolto, è una riflessione appassionata e paradossale.
sentimento è strettamente legato alla condizione umana, e anche se è vero che la povertà spirituale sottrae l'uomo da essa, è anche vero che l'uomo sottratto all'angoscia è schiavo delle circostanze. L'angoscia è dunque la più gravosa ma allo stesso tempo la più necessaria tra le categorie umane. Il filosofo collega l'angoscia al principio dell'infinità del possibile, infatti ogni possibilità favorevole è spesso annientata dall’infinito numero di quelle sfavorevoli. È quindi l'infinità delle possibilità a rendere l'angoscia insuperabile e farne la condizione fondamentale dell'uomo nel mondo.
Nel 1832 muore Hegel, quando accade ciò i suoi discepoli si dividono in due: SINISTRA (giovani hegeliani, nati dopo il 1800)
(vecchi hegeliani) ● Rivoluzionaria → interpretò il pensiero di Hegel in modo dinamico. ● Reazionaria → giustifica e riafferma il pensiero di Hegel (conservatrice). RELIGIONE E FILOSOFIA RELIGIONE E FILOSOFIA ● Sostiene che con la filosofia si attua la distruzione della religione, perché la filosofia diventa uno strumento che sostiene che non c'è alcuna componente spirituale, ciò porta all'ateismo. ● Si configura come la “scolastica dell’hegelismo”, volta alla giustificazione delle credenze religiose. Quindi concepisce la filosofia come conservazione della religione. POLITICA POLITICA ● Sostiene che lo stato prussiano non è il migliore, ma è volto ad evolversi. ● Sostiene che lo stato prussiano è il migliore possibile.
Lui è la persona di maggiore spicco della sinistra hegeliana ed è fondatore dell'ateismo filosofico ottocentesco. Feuerbach afferma che non è Dio ad aver creato l’uomo, ma l’uomo ad aver creato Dio, che secondo lui è la proiezione illusoria di alcune qualità umane, che sono: ● La ragione ● La volontà ● Il cuore Quindi Dio si configura come una creazione dell'uomo che nasce dalla personificazione delle qualità della specie, dalla realizzazione fantastica dei desideri e dalla dipendenza nei confronti della natura. Dio è lo specchio dell'uomo. ~ALIENAZIONE E ATEISMO~
Qualunque sia l'origine della religione è certo, secondo lui, che essa costituisce una forma di alienazione → quello stato in cui l'uomo “scindendosi” proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette e dalla quale si sente schiacciato. Di conseguenza l'ateismo → rappresenta la riappropriazione della propria essenza da parte dell'uomo.
Nasce a Treviri nel 1818 da una famiglia ebrea convertitosi al protestantesimo per ragioni di opportunità politiche. Si iscrive alla facoltà di giurisprudenza a Bonn; poi studia a fondo la filosofia di Hegel e passa alla facoltà di filosofia laureandosi a Jena. Abbandonati i progetti di carriera universitaria si dedica al giornalismo politico e scriverà nella “gazzetta renana”; nei suoi articoli mette in evidenza i problemi degli operai e fa una critica sociale, proprio per questo era una persona scomoda e viene mandato a Parigi. Marx era un sociologo, politico, statista, era un personaggio eclettico che apparteneva alla sinistra hegeliana volta al cambiamento. ● Nel 1843 → termina la stesura della “critica della filosofia del diritto di Hegel", in cui si misura con i problemi della filosofia moderna. ● Nel 1844 → stende i “manoscritti economico-filosofici” dopo aver cominciato ad approfondire gli studi economici. ● Nel 1847 → a Londra fu incaricato dal partito comunista di elaborare un documento teorico-programmatico: “manifesto del partito comunista”; viene espulso dalla Germania. ● Nel 1866 → redige il primo volume de “il capitale”. ~CARATTERISTICHE DEL MARXISMO~ Il primo contrassegno del pensiero di Marx è il suo porsi come analisi globale della società e della storia; un altro contrassegno è costituito dal suo legame con la prassi, perseguì tutta la vita l'ideale dell'unione tra teoria e prassi. Le influenze che ne stanno alla base sono:
Le forze produttive e i rapporti di produzione si configurano come la stessa legge della storia e ritiene che a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive tendono a corrispondere determinati rapporti di produzione e di proprietà. Marx delinea un quadro generale della storia passata secondo alcune formazioni economico-sociali, che sono l'insieme degli elementi strutturali e sovrastrutturali che distinguono una società storicamente determinata; sono le seguenti: ● La comunità primitiva ● La società asiatica ● La società antica ● La società feudale ● La società borghese ● La società futura socialista La storia dunque procede da un comunismo primitivo, per arrivare ad un comunismo futuro.
Il positivismo è un movimento filosofico caratterizzato dall'esaltazione della scienza. Nasce in Francia nella prima metà dell’800. Il termine “positivo” ha 2 significati: ➢ Si tratta di ciò che è reale, effettivo, sperimentale in opposizione a ciò che è astratto, chimerico, metafisico. ➢ Ma si tratta anche di ciò che è fecondo, pratico, efficace in opposizione a ciò che è inutile e ozioso. Il positivismo si caratterizza fin dall'inizio per una celebrazione della scienza che si concretizza in una serie di convinzioni di fondo:
Fu il fondatore del positivismo, nacque a Montpellier nel 1798. L'intento del filosofo era quello di costruire una filosofia della storia, che si trasformò nella seconda fase della sua vita, in una religione della storia, cioè una divinizzazione della storia medesima. ~LEGGE DEI 3 STADI~ ➢ Secondo questa legge ciascuna branca della coscienza umana passa successivamente attraverso tre stadi teorici differenti: ➢ Lo stadio teologico → che attraverso l'immaginazione indaga la natura degli esseri, le cause prime e finali. Si rappresenta i fenomeni come l'azione di agenti soprannaturali ed è di tipo animistico. In questo stadio non c'è libertà, c'è la monarchia (come per un bambino i genitori). ➢ Lo stadio metafisico → che attraverso la ragione speculativa, non vuole capire la causa efficiente, ma la causa finale. Qua gli agenti soprannaturali sono costituiti da forze astratte e la popolazione si auto gestisce attraverso la democrazia. ➢ Lo stadio positivo → l'uomo si approccia al mondo attraverso la ragione scientifica e cerca la causa efficiente (i fatti e le loro reazioni). Ci sono leggi universali invariabili e si ricerca una organizzazione scientifica della società che prende decisioni in modo razionale e non ideologico. ~SOCIOLOGIA~ Comte nota che accanto alla fisica celeste e alla fisica terrestre manca una “fisica sociale”, cioè lo studio positivo dei fenomeni sociali. Dunque la sociologia costituisce la scienza suprema che ha come scopo la determinazione delle leggi della società. Essa si configura come una “fisica sociale” e si divide in:
L'indirizzo evoluzionistico del positivismo consiste nell'assumere il concetto di evoluzione come fondamento di una teoria generale della realtà e nello scorgere nei processi evolutivi, la manifestazione di una realtà infinita e ignota. ~DARWIN~ L'evoluzionismo biologico, cioè la teoria per cui le specie animali si trasformano l'una nell'altra, all'inizio fu concepita da altre persone e Darwin decise di perfezionarla. Darwin dopo un viaggio per mare durato cinque anni, si dedicò a riordinare l'abbondante materiale raccolto e alla stesura della sua opera: “l’origine della specie”.
Una delle sue teorie più originali fu questa nuova concezione di tempo, la distinzione tra tempo della scienza e tempo della vita. ➢ Tempo della scienza → si tratta del tempo dell'orologio, è fatto di istanti che si differenziano tra loro solo quantitativamente ed è reversibile (si può ripetere), astratto, quantitativo, esteriore, spazializzato e omogeneo. Ha come simbolo la collana di perle poiché queste perle sono tutte uguali tra loro e si ripetono. ➢ Tempo della vita → si tratta di un tempo qualitativo, composto da momenti irripetibili e quindi è irreversibile, eterogeneo (mai uguale), concreto e interiore. Ha come simboli il gomitolo o la valanga, questo perché le esperienze vecchie sono sotto a quelle nuove che si costruiscono sopra. Il tempo della vita sì identifica con la durata, intesa come un’unica e fluida corrente nella quale non esistono né tagli netti, né separazione radicali, esprime la percezione coscienziale del tempo, quella interiore che abbiamo di ciò che viviamo. ~LO SLANCIO VITALE~ Bergson sottolinea che la vita è sempre creazione e imprevedibilità, quindi la vita è creazione libera e imprevedibile, è slancio vitale. La vita però non ha uno sviluppo unidirezionale, la propria personalità infantile infatti riuniva in sé potenzialità diverse, che sono via via divenute tra loro incompatibili sollecitando una scelta: “la via che percorriamo nel tempo è cosparsa dei frammenti di tutto ciò che cominciavamo ad essere”. Ciò significa che all'inizio la situazione può essere simile poi però con il passare del tempo solo alcuni frammenti si sviluppano. Quindi la vita è come un fuoco d'artificio che ha mille rami e poi alcuni di essi muoiono mentre altri continuano a proliferare. Lo sviluppo individuale ha una quantità infinita di possibilità (sono nato in questo modo, ma essere in mille modi diversi). La vita non ha uno sviluppo unidirezionale ed è di una ricchezza unica. L'uomo non può che vivere una sola vita, perciò deve scegliere. Mentre la natura non è costretta a sinistra sacrifici: di fronte a ogni biforcazione essa crea serie divergenti di specie le quali si evolvono separatamente; quindi la natura non segue una linea di evoluzione semplice e unica; essa si sviluppa come un fascio di steli, creando direzioni divergenti tra le quali si divide il suo slancio originario.
Nasce a Rocken, presso Lipsia in Prussia nel 1844. Vive in un clima religioso infatti suo padre era un pastore protestante. Il padre muore e dopo di che la madre prende lui, suo fratello e la sorella Elisabeth e si trasferiscono a Naumburg. Lui era un ragazzino molto intelligente, quindi la madre gli fa fare un corso adeguato alle sue capacità e alla sua sensibilità. Le due influenze di Nietzsche sono Wagner e Schopenhauer. A Lipsia legge per la prima volta "il mondo come volontà e rappresentazione" di Schopenhauer, ne rimane conquistato,
lo illumina. Poi entrerà anche in rapporto con Wagner, un musicista, perché il filosofo sostiene che la musica di Wagner esprime la sua filosofia. Successivamente pubblica “la nascita della tragedia”, anche se nel mentre l'amicizia con Wagner si va affievolendo e si può notare questo distacco in “umano, troppo umano”. La salute del filosofo si va indebolendo ed è sempre più spesso colpito da emicranie tant'è che rinuncia alla cattedra e da allora in poi la sua vita sarà quella di malato inquieto e nervoso. Nietzsche nella sua vita conoscerà anche una giovane russa, Lou Salomé, In questa donna crede di aver trovato una discepola e compagna d'eccezione, ma ella rifiuta di sposarlo preferendogli Paul Rée, amico di lui, suscitando lo scandalo; tant'è che la madre minaccia di denunciare i due concubini. Nel 1883 pubblica “ Così parlò Zarathustra” insieme poi ad altre opere. Lui ha una produzione letteraria unica, ma dai suoi scritti trasuda la sua follia, fa una lettura schietta della vita che a tratti si spaventa. Nel frattempo si stabilisce a Torino, in circostanze non del tutto chiare e documentate, si pensi all'episodio del cavallo percosso e Nietzsche impietosito lo avrebbe abbracciato, dando quindi i primi segni di squilibrio mentale. Andando avanti nel tempo avrà dei crolli psichici e finirà ricoverato in una clinica, morirà a Weimar nel 1900. ~FILOSOFIA E MALATTIA~ Il suo punto di partenza è capire che la vita è irrazionale, non è vero che siamo tutti felici, tutti uguali ma la vita è anche sofferenza. Infatti la malattia sua ha rappresentato un argomento di cui si è servita la critica per screditare il suo pensiero. La malattia gettava un'ombra funesta sui suoi lavori a causa del pregiudizio positivistico secondo cui una filosofia dovuta a una mente malata è anch'essa malata. Poi però avviene una lettura "avanguardistica" della sua filosofia nella quale si valorizza la sua filosofia e malattia scorgendo in essa una condizione favorevole alla sua creatività. A prescindere da tutto qualsiasi filosofia va giudicata per quello che oggettivamente dice, infatti gli studiosi odierni hanno finito per dire che i rapporti tra filosofia e malattia sono irrilevanti. Lui stesso scriverà che solo chi soffre in modo molto forte nel momento in cui questo dolore è sospeso ha una visione della vita che altri non hanno, ecco che la sua filosofia è vera e unica. ~NAZIFICAZIONE E DENAZIFICAZIONE~ Il suo nome è sempre stato associato al nazismo poiché i suoi principi sono antidemocratici e con caratteri di sopraffazione. Questa lettura è stata agevolata dalla sorella Elisabeth che aveva sposato un militare nazista, in più si narrava che avesse manipolato i testi per spiegargli al nazismo. Oltretutto Hitler cercava anche una giustificazione filosofica al suo pensiero e la vide in Nietzsche e nella sua filosofia. Queste interpretazioni nazifasciste sono state contestate nel secondo dopoguerra, nel corso di un processo di denazificazione grazie all'analisi approfondita delle sue opere, dove si capisce che la sorella non aveva manipolato nulla, in più c'erano delle incongruenze visto che il suo pensiero è nato molti anni prima rispetto a Hitler. ~PENSIERO E SCRITTURA~ Il suo pensiero è caratterizzato da una critica radicale della civiltà e della filosofia dell'occidente, che si traduce in una distruzione delle certezze del passato. Questa
Nietzsche invece dice di vivere pienamente tutte quante le esperienze, ciò che sei, però ti dice anche che devi fare attenzione perché dopo le conseguenze sono le tue. IL PERIODO ILLUMINISTICO L'opera di riferimento è “umano, troppo umano” (1878-1880) dedicata a Voltaire che è morto 100 anni prima, segna l'inizio di un nuovo periodo del filosofare nietzscheano, che si vuole definire “illuministico”. Si riavvicina all'illuminismo perché esso utilizza la ragione, con l'Illuminismo sono stati debellati tutti quei demoni come la religione, il pregiudizio, che non hanno dato una visione vera della realtà. Questo mutamento mette fine alla metafisica rispetto al privilegiamento della prospettiva della scienza. Metafisica, religione e arte vengono sottoposti a giudizio, non valgono più come modi fondamentali della verità; è la scienza che distrugge quella componente che non rendeva l'uomo libero. Si fa un'opera di critica della cultura tramite la scienza, per “scienza” si intende un metodo di pensiero in grado di emancipare gli uomini dagli errori che gravano sulle loro menti. Il nuovo procedimento di pensiero si configura come un metodo critico e storico- genealogico, in quanto eleva il “sospetto” a regola di indagine, sottoporre a sospetto tutto consentirà di andare a ricostruire la morale, a rivalutarla. Sostiene che anche quei valori più nobili in realtà debbano essere analizzati perché non sono così alti come sembrano, è apparenza. Altruismo e benevolenza sono strumenti per raccogliere i consensi dei deboli. Questo metodo si articola in due fasi: ● In primo luogo procede attraverso un'analisi storico-concettuale che mostra come quei valori e quelle nozioni ritenuti “ eterni”, in realtà appartengono a determinati contesti storici. ● In secondo luogo si serve di una critica demistificante attraverso la quale rivela che, al di sotto della presunta assolutezza di quei valori, vi sono motivazioni e interessi umani. Per Nietzsche Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana, la personificazione delle certezze ultime dell'umanità: il primo punto è connessa alla convinzione nietzscheana secondo la quale Dio e l'oltremondo hanno storicamente rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo, il secondo punto è conseguenza della concezione nietzscheana della metafisica, secondo il filosofo l'immagine di un cosmo ordinato e benefico è solo una costruzione della nostra mente, realizzata al fine di sopportare la durezza dell'esistenza. Dinanzi allo sguardo disincantato del filosofo, le metafisiche e le religioni si palesano per quello che sono, cioè “decorazioni” della realtà e menzogne millenarie, formulate per riuscire a sopravvivere. Da ciò il messaggio di Nietzsche: Dio è la più antica delle bugie vitali. Nella “Gaia scienza” (la scienza è felice quando si libera dal pregiudizio, dalla metafisica) l'autore ci racconta della morte di Dio (quindi della morte della metafisica, della fine della verità razionale, della fine del criterio di giudizio del bene e del male) con il noto racconto “dell'uomo folle”. Questo passo nietzscheano contiene una ricca simbologia filosofica: ➢ L’uomo folle → il filosofo profeta ➢ Le risa ironiche degli uomini del mercato → l’ateismo ottimistico e superficiale dei filosofi dell’ottocento
➢ La difficoltà di bere il mare, di cancellare l'orizzonte e di separare la terra dal proprio sole → allusione al carattere arduo e sovrumano dell'uccisione di Dio ➢ Il precipitare nello spazio vuoto, mancanza di un alto e di un basso, il freddo e la notte → esprimevano il senso di vertigine e di smarrimento che segue al venir meno di certezze e punti di riferimento ➢ La necessità di divenire dèi noi stessi → richiamo al fatto che per reggere la morte di Dio l'uomo deve farsi superuomo ➢ Il giungere troppo presto dell'uomo folle → indica che la coscienza della morte di Dio non si è ancora concretizzata in un fatto di massa ➢ Le chiese chiamate “sepolcri di Dio” → alludono alla crisi moderna delle religioni La morte di Dio coincide dunque con l'atto di nascita del superuomo, soltanto chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo degli assoluti è ormai maturo per varcare l'abisso che divide l'uomo dal superuomo. Il superuomo ha dietro di sé, come condizione necessaria del suo essere, la morte di Dio, ma davanti a sé il mare aperto delle possibilità connesse a una libera progettazione della propria esistenza. Nel momento in cui non ho più Dio io sono disorientato, non so dove andare, sono arrivato al nichilismo, cioè l'assenza di valori. IL PERIODO DI ZARATHUSTRA Con l'opera “così parlò Zarathustra” si apre la terza fase del filosofare nietzscheano. Nietzsche elegge la figura arcaica di Zarathustra a portavoce delle proprie idee perché è colui che, essendo stato il primo a tradurre la morale in termini metafisici, e anche il primo ad accorgersi dell'errore della morale, quindi riconosce il fallimento della morale occidentale. I temi di base dell'opera sono in sostanza tre: il superuomo, la volontà di potenza e l'eterno ritorno. Il superuomo è un concetto filosofico di cui Nietzsche si serve per esprimere un modello di uomo in cui si concretizzano i temi di fondo del suo pensiero. Il superuomo è colui che è in grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell'esistenza, di dire sì alla vita, di reggere la morte di Dio e la perdita delle certezze assolute, di far propria la prospettiva dell'eterno ritorno, di porsi come volontà di potenza, di procedere oltre il nichilismo. Nel discorso di Zarathustra Nietzsche descrive la genesi e il senso del superuomo parlandoci delle tre metamorfosi dello spirito: ● Il cammello → rappresenta l'uomo che porta i pesi della tradizione e che si piega di fronte a Dio e alla morale, all'insegna del “tu devi”. ● Il leone → rappresenta l'uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici, all’insegna “dell’io voglio”. ● Il fanciullo → rappresenta l'oltreuomo, quella creatura di stampo dionisiaco che nella sua innocenza sa dire sì alla vita e inventare se stessa al di là del bene e del male. Nietzsche presenta la teoria dell' eterno ritorno dell’uguale , ovvero della ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo, vuol dire che i fatti che io vivo oggi, ieri e domani sono
significa dire che la vita è autocreazione, cioè libera produzione di se medesima al di là di ogni piano prestabilito. Dalla concezione nietzscheana della vita come autocreazione segue che l'arte, intesa nel senso ampio di forza creatrice, non è soltanto una forma della vita, ma la sua forma suprema perché se è autocreazione è anche creatività quindi arte. L'artista può essere definito come una “prima visibile figura dell'oltreuomo” (Vattimo).
Sigmund Freud nasce in Moravia nel 1856 da genitori ebrei, laureatosi in medicina, intraprende studi di anatomia del sistema nervoso. Per ragioni economiche è costretto ad abbandonare la ricerca scientifica e ad intraprendere la professione medica, dedicandosi alla psichiatria visto che era interessato a tutti quei casi di malattie mentali, soprattutto l’isteria. All’epoca la malattia mentale era difficile da comprendere e tali fenomeni erano associati a fenomeni spirituali di soggetti indemoniati. Una delle opere fondamentali è “l’interpretazione dei sogni” nella quale viene portato alla luce l’inconscio e si scopre che il sogno è la via di accesso a esso. ~LA SCOPERTA E LO STUDIO DELL’INCONSCIO~ La medicina ufficiale ottocentesca tendeva a non prendere sul serio quegli stati psiconevrotici ai quali non corrispondesse alcuna lesione organica, l'isteria aveva attirato l'attenzione di un gruppo di medici tra cui Charcot, che era giunto usare l'ipnosi come metodo terapeutico, e Breuer il quale aveva utilizzato l'ipnosi come mezzo per richiamare alla memoria avvenimenti penosi dimenticati. E’ noto il caso di Anna O., una donna isterica gravemente malata, curata da Breuer, la quale, tra gli altri sintomi (paralisi motorie, turbe della vista e dell'udito, tosse nervosa, non parlava) manifestava anche l'idrofobia. Mediante l'ipnosi, Breuer scoprì che la paziente, avendo scorto da bambina il cane della governante (che odiava) bere in un bicchiere, aveva provato un forte senso di repulsione. Questi sintomi idrofobici scomparvero quando Breuer, mediante l'ipnosi, portò nuovamente alla coscienza della memoria l'episodio dell'infanzia. Grazie allo studio di questo caso Breuer e Freud misero a punto il “metodo catartico” che consiste nel provocare una scarica emotiva capace di liberare il malato dai suoi disturbi. Questo metodo però non è risolutivo poiché i sintomi tornano nel tempo e quindi metterà a punto un altro metodo, quello delle “associazioni libere”. Freud arrivò poi a scoprire che la causa delle psiconevrosi era da ricercarsi in un conflitto tra forze psichiche inconsce; la scoperta dell'inconscio segna l'atto di nascita della psicoanalisi. L'inconscio costituisce la realtà abissale primaria di cui il conscio è solo la manifestazione visibile, lo divide in due zone: ● Il preconscio → l'insieme di quei ricordi che possono, in virtù di uno sforzo dell'attenzione, divenire consci. ● Il rimosso → comprende quegli elementi psichici stabilmente inconsci, che sono mantenuti tali da una forza specifica ovvero la rimozione. Quali sono le vie per superare le “resistenze”?
Freud pensa di usare l'ipnosi, ma la scarsa efficacia dei procedimenti ipnotici lo induce a elaborare un nuovo metodo: quello delle associazioni libere. Questo metodo consiste nel rilassare il paziente e metterlo in condizione di abbandonarsi al corso dei propri pensieri, facendo sì che tra le varie parole da lui pronunciate si instaurino delle catene associative collegate con il materiale rimosso che si vuole portare alla luce. Però questo metodo ha delle controindicazioni ovvero il “transfert” → trasferimento sulla persona del medico di una serie di stati d’animo ambivalenti (di amore oppure odio) provati dal paziente durante l’infanzia nei confronti delle figure genitoriali. Quindi questo carico emotivo viene riversato sul terapeuta. Freud afferma che la psiche è un'unità complessa: ➢ La prima topica psicologica viene elaborata da Freud “nell'interpretazione dei sogni” e distingue tre sistemi: conscio (cs), preconscio (pcs) e inconscio (ucs). ➢ La seconda topica viene elaborata a partire dal 1920 e distingue tre istanze: