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Programma latino 5^ superiore, Appunti di Latino

Livio, Seneca, Persio, Petronio, Giovenale, Marziale e Lucano

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 24/03/2021

LaStudentessa11
LaStudentessa11 🇮🇹

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LIVIO
Vita
59 a.c. a Padova
si recò a Roma nel 29-30 a.c. per interesse umanistico
svolge ricerche per la sua opera “Ab
urbe condita libri” la quale narra dalla fondazione di Roma alle sue origini.
quest’opera voleva attirare l’attenzione di Augusto che, con grande interesse,
seguì la scrittura dell’opera.
17 d.c. muore a Padova.
Opera
Ab urbe condita libri
Per comporre l’opera segue l’esempio degli antichi annales.
Dei 142 libri complessivi se ne sono conservati soltanto 35: i primi dieci e il blocco dal XXI al XLV.
Tenendo conto della tradizione suddivisione in decadi.
Parte dalla fuga di Enea da Troia fino al 9 d.c. per esaltare virtù e imperialismo romano.
Dal momento che non ci sono tutti i libri sono presenti le Periochae
riassunti utili per conoscere il
contenuto dei libri perduti e farsi un’idea generale dell’intera opera.
Libro I= contiene una prefazione generale, descrizione del periodo monarchico non di
carattere cronologico ma per vedere il contesto romano, dove Roma si forma e degenera
perchè si è trasformata in Repubblica.
Libri II-V= analizza la crescita di Roma. La monarchia degenera in repubblica la quale si
espande. Tale cambiamento spiega la virtus ossia ciò che consente a Roma di affermarsi
come potenza e autorità. Ciò che non consente il mantenimento dei valori. La storia dei
valori fa emergere su quali valori si basa l’impero (mos maiorum, fides, pietas, gravitas).
Libri XXI-XXX= con la seconda guerra punica emergono grandi figure e di pone l’attenzione
sul valore della persona.
Livio non ha affrontato ricerche o consultato documenti ma si è basato esclusivamente sulle opere
dei suoi predecessori. Le sue principali fonti sono Antipatro, Polibio e Catone. Pur tenendo presenti
più testi, Livio ne segue uno soltanto e usa gli altri come riscontro, menzioanaldoli brevemente nei
casi di disaccordo con la fonte principale offrendo una nuova ricostruzione più plausibile e frutto di
una sua personale ricerca.
Esaltazione della magistra vitae ovvero la storia che insegna attraverso un valore moralistico con il
quale si espone la virtù e il valore patriottico che mette in evidenza l’espansione di Roma.
Stile
Lo stile di Livio non è uniforme infatti vi sono delle differenza tra le opere dal momento che vengono
utilizzati stili differenti infatti uno risulta complesso ed elevato mentre l’altro scarso e basso.
Testi
- “Prefazione”[pag. 346]
Il testo, assai complesso, propone alcuni importanti elementi tematici.
1-3) la coscienza della difficoltà della sua impresa, dovuta alla mole della materia da
trattare e all'importanza delle gesta del popolo romano. Manifesta inoltre il timore della
propria inadeguatezza nel confronto con la precedente tradizione storiografica
4-5)ribadisce più volte, la decadenza del popolo romano, la cui attuale corruzione dei
costumi e tanto più evidente se confrontata con il suo passato. La contrapposizione tra un
passato glorioso e le bassezze e i mali del presente è un topos caro alla tradizione
storiografica romana.
6-8) una chiara e onesta dichiarazione dell'intenzione di ricorrere, come fonti, anche a
racconti leggendari mitologici dove umano e divino si mescolano.
Ció non toglie che l'attenzione che lo storico debba rivolgersi a una ricostruzione seria
delle condizioni di vita, dei costumi, dei mezzi di accrescimento dell'impero e dei motivi
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LIVIO

Vita ● 59 a.c. a Padova

● si recò a Roma nel 29-30 a.c. per interesse umanistico → svolge ricerche per la sua opera “Ab

urbe condita libri” la quale narra dalla fondazione di Roma alle sue origini.

→ quest’opera voleva attirare l’attenzione di Augusto che, con grande interesse,

seguì la scrittura dell’opera. ● 17 d.c. muore a Padova. Opera Ab urbe condita libri Per comporre l’opera segue l’esempio degli antichi annales. Dei 142 libri complessivi se ne sono conservati soltanto 35: i primi dieci e il blocco dal XXI al XLV. Tenendo conto della tradizione suddivisione in decadi. Parte dalla fuga di Enea da Troia fino al 9 d.c. per esaltare virtù e imperialismo romano.

Dal momento che non ci sono tutti i libri sono presenti le Periochae → riassunti utili per conoscere il

contenuto dei libri perduti e farsi un’idea generale dell’intera opera. ➔ Libro I= contiene una prefazione generale, descrizione del periodo monarchico non di

carattere cronologico ma per vedere il contesto romano, dove Roma si forma e degenera →

perchè si è trasformata in Repubblica. ➔ Libri II-V= analizza la crescita di Roma. La monarchia degenera in repubblica la quale si espande. Tale cambiamento spiega la virtus ossia ciò che consente a Roma di affermarsi come potenza e autorità. Ciò che non consente il mantenimento dei valori. La storia dei valori fa emergere su quali valori si basa l’impero (mos maiorum, fides, pietas, gravitas). ➔ Libri XXI-XXX= con la seconda guerra punica emergono grandi figure e di pone l’attenzione sul valore della persona. Livio non ha affrontato ricerche o consultato documenti ma si è basato esclusivamente sulle opere dei suoi predecessori. Le sue principali fonti sono Antipatro, Polibio e Catone. Pur tenendo presenti più testi, Livio ne segue uno soltanto e usa gli altri come riscontro, menzioanaldoli brevemente nei casi di disaccordo con la fonte principale offrendo una nuova ricostruzione più plausibile e frutto di una sua personale ricerca. Esaltazione della magistra vitae ovvero la storia che insegna attraverso un valore moralistico con il quale si espone la virtù e il valore patriottico che mette in evidenza l’espansione di Roma. Stile Lo stile di Livio non è uniforme infatti vi sono delle differenza tra le opere dal momento che vengono utilizzati stili differenti infatti uno risulta complesso ed elevato mentre l’altro scarso e basso. Testi

  • “Prefazione”[pag. 346] Il testo, assai complesso, propone alcuni importanti elementi tematici. 1-3) la coscienza della difficoltà della sua impresa, dovuta alla mole della materia da trattare e all'importanza delle gesta del popolo romano. Manifesta inoltre il timore della propria inadeguatezza nel confronto con la precedente tradizione storiografica 4-5)ribadisce più volte, la decadenza del popolo romano, la cui attuale corruzione dei costumi e tanto più evidente se confrontata con il suo passato. La contrapposizione tra un passato glorioso e le bassezze e i mali del presente è un topos caro alla tradizione storiografica romana. 6-8) una chiara e onesta dichiarazione dell'intenzione di ricorrere, come fonti, anche a racconti leggendari mitologici dove umano e divino si mescolano. Ció non toglie che l'attenzione che lo storico debba rivolgersi a una ricostruzione seria delle condizioni di vita, dei costumi, dei mezzi di accrescimento dell'impero e dei motivi

della sua attuale criste decadenza

  • “La questioni delle fonti”[pag.350] Senza i documenti i fatti possono essere mutabili
  • “L’apologo di Menenio Agrippa”[pag.354] Menenio Agrippa , console nel 503 a.C. Durante una delle prime lotte tra patrizi e plebei esercitò una funzione di moderazione. Grazie alla sua mediazione si compose il grave dissenso fra patrizi e plebei, quando questi attuarono la secessione sul Monte Sacro. In quel frangente Menenio avrebbe raccontato alla plebe il famoso apologo del ventre e delle membra, richiamandosi a una visione organicistica dell’ordinamento sociale. In base alla quale i plebei venivano paragonati alle braccia, i nobili allo stomaco, gli uni e gli altri ugualmente indispensabili alla sopravvivenza del corpo umano. Se le braccia smettessero di lavorare lo stomaco non si nutrirebbe, ma se lo stomaco languisse, le braccia non riceverebbero il necessario nutrimento. ➔ Ciascuno fa parte dello Stato, res publica. Spiega la situazione in città. ➔ Momento di confusione e discordia ➔ domande retoriche ➔ Apologo(=discorso di difesa) in cui difende lo Stato e patrizi e cerca di indurre al ragionamento i plebei.
  • “La prefazione della terza decade”[pag.362] Il libro si apre con una prefazione nella quale Livio, pur dichiarandosi consapevole che la narrazione della Seconda Guerra Punica è un luogo comune storiografico, ne giustifica l’applicazione. Introduce nuove tecniche combattimento per la presenza di un odio inestinguibile animato dallo scontro tra due superpotenze: Romani e Cartaginesi. LA LETTERATURA NELL’ ETÀ GIULIO-CLAUDIA

Opere ➔ Dialoghi Un gruppo di 10 opere (3 consolatori+7 tractationes) di argomento filosofico I trattati di genere consolatorio vengono presentati come passaggio a una vita migliore poichè non ci sono i problemi del tempo presente. Essi sono:

  1. Ad Marciam= Seneca si propone di consolare Marcia, donne dell’alta società romana, sofferente per la morte del figlio. Affronta il tema del suicidio, strumento di affermazione della libertà individuale.
  2. Ad Helvetiam matrem= Seneca esalta il cosmopolitismo e l’otium dedicato allo studio e alla filosofia.
  3. Ad Polymbium= dedica a Polimbio per consalarlo della morte del fratello nel tentativo di convinverlo a richiamarlo a Roma dall’esilio forzato. I dialoghi-trattati sono:
  4. De ira= origine, descrizione e rimedi contro le passioni, in particolare l’ira (=azione irrazionale data da una mancanza di controllo). I. “L’ira” e “Lotta contro l’ira”[pag.83] Seneca è convinto che non bisogni permettere all’ira di manifestarsi: essa deve essere sconfitta e messa a tacere, nonostante ciò implichi un contrasto con se stessi.
  5. De vitae beata= la felicità viene identificata con la vita secondo la virtù e sostiene che gli uomini hanno torto a lamentarsi per la brevità del tempo.
  6. De tranquillitate animi= tratta la tranquillità dell’anima che si ottiene mediante l’impegno nella vita attiva per il bene comune, coltivando l’amicizia, accettando la necessità della sofferenza e della morte. I. “Gli eterni insoddisfatti”[pag.92] Il proposito è di far giungere l’amico a una stabilità emotiva che è successiva alla consapevoleza intellettuale, frutto di un duro lavoro sulla propria interiorità. Una visione così pessimistica della realtà/natura umana nasconde dietro un profondo ottimismo.
  7. De otio= sostiene la superiorità dell’otium rispetto al negotium (si giova il bene comune con lo studio come la filosofia).
  8. De brevitate vitae=l’uomo considera la vita breve perchè disperde il bene più prezioso, il tempo, in attività inutili. I. “La vita è davvero breve?”[pag.66] Paolino è il dedicatario del De brevitate vitae. Su questo personaggio Seneca non fornisce precise indicazioni. In questo capitolo Seneca affronta il tema portante del dialogo: la brevità della vita e contesta il luogo comune secondo il quale la vita è breve. Infatti il filosofo contrappone alla quantità di tempo la sua qualità, illustrando come spesso il patrimonio della vita venga dissipato in attività inutili. A questo proposito Seneca riporta, traducendo dal greco, un celebre aforisma di Ippocrate con cui il medico greco voleva sottolineare come l’arte richieda tempi lunghi che superano i brevi confini della vita umana. Il “De brevitate vitae” è ricco di termini del linguaggio economico: il tempo è un bene che come qualsiasi altro va amministrato. Da qui l'impiego di verbi finanziari-economici. L’analogia tra il tempo e la ricchezza diventa esplicito nella similitudine finale in cui vengono contrapposte le figure del cattivo padrone che spreca con superficialità le sue risorse e quella del buon amministratore che gestisce scrupolosamente le sue risorse facendole fruttare. Vi è poi la metafora dello scorrere rapido del tempo-fiume e quella del tempo-denaro II. “Il valore del passato”[pag.73]

Seneca riprende un fondamento importante presente nella filosofia di Platone e degli stoici: il tempo si distende in tre dimensioni: il passato, presente e futuro. Seneca concentra la sua concentrazione sul passato, l’unica zona certe, perchè fuori dal potere di intervento della fortuna. Chi non l’ha ben utilizzato si rifiuta di percorrerlo con la memoria. Al paragrafo 4 elenca tutti i difetti, tutti qualificati da un verbo che esprima la tipologia degli errori e un avverbio che aggiunge le circostanza aggravanti. Quando l’uomo è arrivato al presente, il passato è dietro di lui e Seneca esorta a mantenere un contatto con il proprio passato e non considerare solo le altre due dimensioni del tempo.

  1. De providentia= si domanda come Dio possa ammettere l’esistenza del male
  2. De constantia sapientis ➔ Trattati Scritti per Nerone sono legati all’impegno politico e alla sua esperienza di consigliere. Sono:
  3. De clementia= emerge la virtù più importante: la clemenza del sovrano poichè non c’è monarchia ma, nonostante questo, è colui che decide ciò che è giusto, cioè sapere quando punire e non essere eccessivo.
  4. De beneficiis= da precetti sul modo di fare e di ricevere i benefici da lui presentati come il fondamento della convivenza civile e della vita sociale.
  5. De naturales quaestiones= un trattato sui fenomeni atmosferici: liberare gli uomini dai timori che nascono dall’ignoranza dei fenomeni naturali, visti come espressione del divino. Solo con lo studio dei fenomeni fisici si può vincere la paura e l’ignoranza. ➔ Epistolario Invita Lucilio a portarlo nel suo percorso filosofico alla conoscenza di se stesso. Si tratta di una raccolta di lettere scritte dopo il ritiro dall’attività politica, dunque dal 62 al

Egli assume, nei confronti dell’amico più giovane, l'atteggiamento del consigliere e del maestro: questo sia per dare un valore morale a sia per lasciare un messaggio ai postumi. I temi sono:

  • libertà del saggio dai condizionamenti esterni, allontanamento dalla vita pubblica
  • ricerca filosofica e morale nell’otium
  • filosofia come via verso la sapientia, strumento di lotta contro desideri e impulsi irrazionali.
  • solidarietà e rispetto per tutti gli uomini dotati di ragione
  • fugacità del tempo e la necessità di “esercitarsi a morire” I. “I posteri”[pag.98] Nell’epistola VIII Seneca svolge un’appassionata difesa della vita ritirata vista non come inattività, ma come momento di riflessione per essere utile a tutti gli uomini, anche ai posteri. Inizia con un’obiezione nella quale Seneca invita l’amico Lucilio a evitare la folla, da cui è facile lasciarsi trascinare e accontentarsi della propria approvazione. Continua confutando la tesi:
  • prima argomentazione=lo studio della filosofia e il suo insegnamento sono un nuovo modo di giovare agli altri.
  • seconda argomentazione=attraverso la scrittura, Seneca riteneva di poter raggiungere più persone nel tempo rispetto a quanto avrebbe potuto fare a voce. Sosteneva che l’insegnamento della virtù e la trasmissione ai posteri delle regole della saggezza erano un modo, la tendenza naturale dell’uomo di giovare agli altri. La tesi finale ribadisce come Seneca desideri essere una guida, un modello per gli altri sebbene non la faccia dal palazzo imperiale, quindi

Vita ● 39 d.c. a Cordova. ● Fece un viaggio d’istruzione in Grecia. ● Entrò nella cerchia degli amici di Nerone e iniziò precocemente la carriera politica. ● L’imperatore ne apprezzò le grandi doti poetiche ma si ritrovò tra gli accusati di coinvolgimento nella congiura dei Pisoni. ● Fu costretto al suicidio nel 65 d.c. (=26 anni). Opera Bellum civile Conosciuto anche come “Pharsalia”. Tema: guerra civile tra Cesare e Pompeo, culminata con la battaglia di Farsalo (48 d.c.). Il testo che ci è pervenuto si interrompe al X libro, probabilmente a causa della morte dell’autore

→ progetto originale di XII libri= Eneide di Virgilio

Differente dall’Eneide di Virgilio:

  1. argomento storico e non mitologico
  2. gli eroi della guerra civile agiscono senza la guida né degli dei né del fato. Al contrario sembra aleggiare una provvidenza negativa che trascina Roma verso la catastrofe/decadenza.
  3. scena di necromanzia nel libro VI del “Bellum civile” che non richiama il viaggio di Enea nell’ Ade.

→ la differenza sta che Enea contemplava la grandezza di Roma, dalla quale si

profetizza la gloria futura. Mentre qui il morto (parente di Pompeo) profetizza gli orrori della guerra. Nell’opera vengono presentati due personaggi: ➔ Pompeo= agisce in modo incisivo, quasi passivo, mostra un attaccamento al potere e alla ricchezza che la sua condizione nobiliare gli aveva garantito. ➔ Catone= assume un atteggiamento improntato sulla difesa della libertà. Secondo lui non bisogna non uscire dai limiti ma seguire la natura e dedicare la vita alla patria. ➔ Cesare Lingua e stile Lucano conserva dal poema virgiliano il registro stilistico alto, il lessico elevato ma rinnega i principi classici di equilibrio, influenzato dal gusto asiano del suo tempo. Ha uno stile magniloquente e sublime che spesso tende ad accentuare pathos e drammaticità. Fa ampio uso di espressioni brevi e concise. Fig. retoriche= antitesi, ossimori, iperboli, frasi paradossali con la quali Lucano mostra il rovesciamento dei valori tradizionali. Gusto per le atmosfere lugubri, per l’orrido e per il macabro. Testi “Proemio”[pag.127] Protasi :

  • Lucano nel primo verso afferma di cantare guerre più atroci di quelli civili e fa riferimento alla Tessaglia che è la regione della Grecia nella quale è avvenuta la battaglia di Farsalo.
  • Poi Lucano si rivolge direttamente ai Romani sottolineando che invece di combattere gli stranieri hanno preferito scatenare guerre civili. Apostrofe a Roma :
  • Poi Lucano si rivolge direttamente a Roma, riflettendo sulla sua condizione di desolazione e distruzione seguita alle guerre civili. Segue l 'elogio all'imperatore Nerone affermando che nessun dio sarà pari a lui. Quando Nerone sarà accolto nell'Olimpo ci sarà la definitiva pace fra gli uomini. Infine Lucano ammette che Nerone è per lui già un dio, da cui trae ispirazione per scrivere la Pharsalia, non gli serve né l'aiuto di Apollo né quello di Dioniso. “Ritratti di Pompeo e di Cesare”

Nell'ultima parte del lungo proemio del Bellum civile, Lucano dedica una parte per descrive le cause della guerra sono inseriti ritratti paralleli-contrapposti di Cesare e Pompeo.

  • Pompeo è paragonato a una vecchia quercia che potrebbe cadere con un soffio di vento , mentre Cesare è assimilato ad un fulmine che si muove rapidissimo, seminando rovine e terrore.
  • L'immagine del fulmine di guerra, che solitamente viene usata per indicare potenza, Lucano le utilizza per descrivere gli aspetti negativi di Cesare: ➔ il terrore che suscita, ➔ le rovine che provoca, ➔ l'ira che lo sovrasta. Queste due similitudini fanno capire che nel passo il fulmine (Cesare) colpirà abbattendo la quercia vecchia (Pompeo). “Una funesta profezia”[pag.133] [tema dell’uomo di fronte alla morte] Il brano mette in evidenza la descrizione dell'oltretomba. Enea aveva incontrato il padre Anchise nei Campi Elisi, il quale gli aveva mostrato personaggi che contribuirono alla ricchezza di Roma. Nel poema di Lucano, Pompeo incontra l'anima di un soldato morto per conoscere l'esito della battaglia di Farsalo. “Attraversamento della Libia”[pag.138] Dopo la sconfitta di Farsalo, Pompeo si rifugia in Egitto dove il faraone Tolomeo lo fa uccidere. Nel condurre le truppe in Libia, Catone si presenta come un comandante che resiste a ogni difficoltà e sostiene l'esercito. L'episodio offre una digressione sui serpenti della Libia Catone dice ai suoi soldati di non spaventarsi poichè il veleno viene indotto nel sangue e non è presente nell’acqua Il serpente si attacca alla gamba dello sventurato Sabello che diventa il protagonista di una morte sanguinosa e macabra.

→ infatti la pelle si rompe facendo intravedere le ossa. Si estende l’infezione, che mette allo

scoperto tutto ciò che compone l’uomo.

→ porta l’esempio della morte di Nasidio (anch’esso morso da un serpente) il quale scompare

ingoiato dal corpo gonfio. PERSIO Vita

Vita ● Dubbio sulla sua identità storica ● Prevale l’identificazione di Tacito il cui ritratto fu tracciato negli Annales ● Fu proconsole e successivamente console. ● Entra nel gruppo di amici di Nerone distinguendosi per l’eleganza dei modi, per questo fu definito elegantiae arbiter.

● Accusato di aver preso parte alla congiura dei Pisoni → 66 d.c. costretto al suicidio

Opera Satyricon Titolo: probabilmente forma latinizzata del genitivo plurale greco “libri di cose satiriche”. Il “Satyricon” è frutto di una narrazione molto estesa ma ci è pervenuto solo un frammento narrativo dal I al XV e dal XIV al XVI. Per quanto riguarda la datazione dell’opera si presume sia stata composta durante l’epoca di Nerone per:

  • allusione a personaggi storici
  • inserti poetici della caduta di Troia e del “Bellum civile”. Il “Satyricon” presenta un carattere letterario multiforme per la presenza di diverse influenze:
  • romanzo= tratta di un racconto di vicende accomunate dal tema del viaggio e dalla complesse storie d’amore
  • Fabula Milesia= per le brevi novelle caratterizzate da situazioni piccanti e amorali
  • satira Menippea= contiene un misto di prosa e versi quidni vario per i contenuti e i temi.
  • mostra familiarità con forme più elevate di narrazione, come l’epica, la storiografia e la tragedia. Sintesi Encolpio viaggia in compagnia di Gitone, suo amante, e per lui viene in contrasto con il rivale Ascito. Su Encolpio si abbatte l’ira del dio Priapo che gli toglie la virilità. In una ignota città della Campania, i due amanti vengono invitati a cena da Trimalchione il quale ama esibire le proprie ricchezze in modo volgare ed eccessivo, tra una sfilata di piatti elaborati. La rivalità tra Encolpio e Ascito precipita e Gitone viene sottratto all’antico amante. Encolpio, affranto, entra in una pinacoteca e incontra Eumolpo, poeta vagabondo. Il nuovo terzetto si ritrova su un'imbarcazione la quale naufraga nei pressi di Crotone, città dominata dai cacciatori di eredità. Eumolpo si finge un vecchio facoltoso senza eredi, Encolpio e Gitone i suoi servi. Lo stratagemma ha inizialmente successo ma i Crotoniati scoprono successivamente la verità. Stile L’originalità dell’opera consiste nell’offrire al lettore una visione del reale. Dal punto di vista linguistico Petronio si serve del “realismo mimetico” per cui ogni personaggio si esprime con il linguaggio caratteristico della propria condizione. Vi è un evidente distinzione fra i personaggi colti, che si servono di una lingua semplice ma elegante, non priva di riferimenti ai principali modelli letterari, e personaggi di bassa cultura che si servono del latino parlato, ricorrendo a vocaboli popolaresche espressioni del gergo. Testi “Trimalchione entra in scena”[pag.167] I tre arrivano nella sala da pranzo dove si trovarono immersi in un mare di delizie e di suoni che accompagnano l'ingresso di Trimalchione. Egli inizio a parlare e a giocare a scacchi con monete d'oro al posto delle pedine. Viene descritta poi la cena. È un'atmosfera gioiosa e il convitto diventa quindi un luogo teatrale, una rappresentazione barocca spettacolare programmata per stupire i commensali. “La presentazione dei padroni di casa”[pag.170]

Fortunata, moglie di Trimalchione, è come lui un'ex schiava. Essa però, a differenza del marito, ha ben chiaro il valore del denaro e tiene in pugno la gestione della casa, gestisce l'intero patrimonio di Trimalchione. La descrizione del personaggio avviene attraverso lo sguardo di un personaggio (c'è quindi una sorta di straniamento da parte dell'autore), che ne dà una descrizione soggettiva. “I commensali di Trimalchione”[pag.174] “Il testamento di Trimalchione”[pag. 176] “La matrona di Efeso”[pag. 181] È una monografia, non necessaria, ma che serve all'autore per inquadrare meglio un personaggio e un argomento. È una fabula, ossia la sequenza degli eventi narrati di un racconto o di un romanzo, posti in ordine logico e cronologico. Differisce dall'intreccio, dove l'autore colloca gli eventi a suo piacimento attraverso varie tecniche narrative (es. flashback, ellissi, anticipazione, ecc.). Da questo testo emerge la superficialità delle donne e la loro leggerezza. Fortunata è diversa dalla Matrona di Efeso, essa non è stupida, entrambe però non sono nobili. È il racconto di una vedova inconsolabile che finisce per mettere in croce il marito defunto per salvare il nuovo amante, il soldato di guardia. MARZIALE

Testi “Epigramma, X”[pag.235] Scritto in distici elegiaci è diviso in due parti:

  1. critica all’epica nelle cui opere non viene scritta la realtà
  2. vita descritta come vacua e vuota Marziale si dichiara di essere censurato per questo chiede pietà perchè anche se volgare ciò non lo definisce come poeta e persona. “Epigramma, I,4”[fotocopia] Pensa di avere un dialogo con l’imperatore. Il fulmen in clausula riassume il suo pensiero. “Epigramma X, 1”[pag.239] Trad Se ti sembro essere un libro troppo lungo per la coronide che arriva tardi, leggi pochi epigrammi: sarò un libro breve. Spesso la mia pagina si conclude con un piccolo carme: fa ch’io sia breve quanto desideri. La lettura non funziona se è un obbligo, l’imperativo del verbo leggere evidenzia come una lettura non sia un imposizione ma solo un consiglio. “Epigramma XI, 44”[pag.241] Trad Non hai figli, sei ricco, e nato nel tempo dei tempi; pensi dunque di avere degli amici sinceri? Si, sono sinceri quelli che giovane e povero avevi; ma quelli più recenti aman solo che tu muoia. Tematica dell’amore e dell’eredità che gli costa l’amicizia poichè tutti vogliono avere la ricchezza altrui (idea ripresa dal Satyricon) “Epigramma III, 26”[pag.243] Trad Tu da solo hai poderi, Candido, da solo sesterzi, solo possiedi vasi d’oro e di mura, da solo hai vini massicci e cecubi del tempo di Opimio e da solo hai cuore, solo ingegno. Tutto hai da solo, ma vorrei negarlo, credilo pure-la moglie, Candido, l’hai in comune con il popolo. Strutturato in chiasmi. “Epigramma X, 10”[pag.246] Il protagonista è Paolo, un personaggio nobile che si comporta come il più adulatore dei clienti,

con proprio disonore e sottraendo “spazio” e “colleghi” più umili e bisognosi → vita poco degna,

“Epigramma XII, 18”[pag. 250] Marziale descrive la sua vita in un mondo privo di teatri, biblioteche e di colte compagnie. Nelle parole del poeta si cela anche un rimpianto per quel mondo. Giovenale descrive la frenetica vita romana in cui è immerso con tutti i problemi di una grande metropoli: sovrappopolamento, traffico caotico, piccola criminalità ma anche l’elevato costo degli affitti e la presenza di individui ricchi e potenti che soverchiano gli altri. “Epigramma V, 34”[pag.252] Ripresa nel carme elegiaco di Catullo “In morte del fratello”. Il componimento si struttura in tre sequenze: ● 1-4=il poeta affida Erotion ai propri genitori affinché la accompagnino verso le ombre del

Tartaro ● 5-8=in cui il poeta, oltre a indicare l'età della bambina, le augura serenità, almeno nel mondo dei morti. ● 9-10=racchiude nel distico finale un invito alla terra di non gravare sulla piccola, che col suo lieve peso poco ha gravato su di essa nel breve percorso della propria vita. “Epigramma VIII, 79”[pag.254] Trad Tutte le donne vecchie sono le tue amiche o brutte o più brutte delle vicine. Son queste le compagne che tu ti tiri dietro nei convinti, per i portici, al teatro. Solo così, Fabulla, tu sei bella, solo così giovane appari “Epigramma I, 15”[fotocopia] GIOVANALE