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Programma quinto anno filosofia, Appunti di Filosofia

Schopenhauer's Kierkegaard Feuerbach Freud Comte e positivismo Darwin Bergson Marx Nietzsche

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 04/07/2024

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comprende che il padrone ha bisogno del suo lavoro per vivere non si sente più dominato dal padrone
e si emancipa da lui, almeno interiormente. Alla fine il padrone si rivela come servo del servo e il
servo come padrone del servo.
Sviluppi dell’autocoscienza:
-stoicismo: la libertà interiore conquistata con la lotta fra servo e padrone porta alla figura dello
stoicismo infatti lo storico si sente libero dentro di sé in qualunque situazione. Essi non negano la
realtà del mondo esterno ma la disprezza assumono un atteggiamento di distacco dal mondo
rimangono impassibile agli avvenimenti esterni. La loro è però una libertà astratta e incompleta
perché la realtà della natura viene disprezzata ma non negata.
-scetticismo: nega la validità di ogni conoscenza. Diffidano dai sensi si arriva a negare la realtà del
mondo esterno considerandolo un’illusione ma è contraddittorio perché dichiara che non si può
raggiungere la verità ma dichiara che la sua opinione sia vera.
-la coscienza infelice: sorge dal contrasto di due coscienze quella di Dio che è perfetta e infinita e
quella dell’uomo imperfetta e finita. Tramite questa coscienza viene prodotto un contrasto: il quale
provoca nell’uomo moltissimo insoddisfazione perché si sente lontano da Dio egli cercherà di
rimediare a questo vuoto mediante la devozione cercando di unirsi a Dio in questa unione
l’autocoscienza riconosce di essere essa stessa Dio e si pone come ragione.
SHOPENHAUER
Riprende da Kant la distinzione tra fenomeno e noumeno o la cosa in sé, cioè tra il mondo apparente
che si manifesta a noi e il mondo reale com'è in se stesso. Tuttavia Kant ritiene che il mondo
noumenico non può essere conosciuto da noi, mentre Schopenhauer ritiene di aver scoperto quale
sia la natura essenziale della realtà noumenica e dunque per lui il noumeno può essere conosciuto
dall'uomo. Di conseguenza per Kant il noumeno ha un valore negativo perché limita le nostre pretese
conoscitive, mentre per Schopenhauer ha un valore positivo perché costituisce il vero oggetto
metafisico della sua indagine, esiste indipendentemente da noi, non è né soggetto né oggetto ma è la
Volontà.
IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE:
È il suo capolavoro che si apre con l'affermazione il mondo è la mia rappresentazione e per lui la
rappresentazione è il fenomeno, cioè l'apparenza. Infatti noi non conosciamo il mondo com'è
realmente, ma come ci appare. Quindi conosciamo la realtà tramite le nostre forme a priori di
conoscenza. All'interno della rappresentazione si possono distinguere due aspetti: il soggetto
rappresentante e loggetto rappresentato. Entrambi appartengono al mondo fenomenico e nessuno
dei due può esistere in modo indipendente dall'altro; non esiste soggetto senza oggetto perché se
l'oggetto non esistesse il soggetto non conoscerebbe nulla; e non esiste oggetto senza soggetto
perché l'oggetto è determinato dalle forme a priori del soggetto.
Così come per Kant, il mondo fenomenico è determinato da una serie di forme a priori, cioè da regole
che non si ricavano dall'esperienza ma che siamo noi a imporre a tutto ciò di cui abbiamo una
cognizione. Tuttavia, a differenza di Kant, ammette solo tre forme a priori, cioè spazio, tempo e
causalità; infatti i fenomeni sono collocati nello spazio,nel tempo, e gli uni dipendenti dagli altri cioè
legati da rapporti causa ed effetto. Dunque non ammette le dodici categorie ma le riduce alla sola
categoria di causa o principio di ragion sufficiente e, pur essendo l'unica categoria, assume quattro
forme distinte a seconda degli oggetti a cui viene applicata, cioè causalità del divenire che regola i
rapporti tra le cause e gli effetti fisici, causalità del conoscere, causalità dell'essere e causalità
dell'agire.
Spazio, tempo e causalità per lui costituiscono il velo di Maya che impedisce all'uomo di conoscere la
realtà com'è in se stessa, dunque è ingannevole perché si frappone tra noi e le cose, impedendoci di
conoscere il noumeno.
Lui ritiene anche che la vita sia come un sogno o un incantesimo perché il mondo è una nostra
rappresentazione e quindi il mondo sensibile è illusorio.
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comprende che il padrone ha bisogno del suo lavoro per vivere non si sente più dominato dal padrone e si emancipa da lui, almeno interiormente. Alla fine il padrone si rivela come servo del servo e il servo come padrone del servo. Sviluppi dell’autocoscienza:

  • stoicismo: la libertà interiore conquistata con la lotta fra servo e padrone porta alla figura dello stoicismo infatti lo storico si sente libero dentro di sé in qualunque situazione. Essi non negano la realtà del mondo esterno ma la disprezza assumono un atteggiamento di distacco dal mondo rimangono impassibile agli avvenimenti esterni. La loro è però una libertà astratta e incompleta perché la realtà della natura viene disprezzata ma non negata.
  • scetticismo: nega la validità di ogni conoscenza. Diffidano dai sensi si arriva a negare la realtà del mondo esterno considerandolo un’illusione ma è contraddittorio perché dichiara che non si può raggiungere la verità ma dichiara che la sua opinione sia vera.
  • la coscienza infelice: sorge dal contrasto di due coscienze quella di Dio che è perfetta e infinita e quella dell’uomo imperfetta e finita. Tramite questa coscienza viene prodotto un contrasto: il quale provoca nell’uomo moltissimo insoddisfazione perché si sente lontano da Dio egli cercherà di rimediare a questo vuoto mediante la devozione cercando di unirsi a Dio in questa unione l’autocoscienza riconosce di essere essa stessa Dio e si pone come ragione. SHOPENHAUER Riprende da Kant la distinzione tra fenomeno e noumeno o la cosa in sé, cioè tra il mondo apparente che si manifesta a noi e il mondo reale com'è in se stesso. Tuttavia Kant ritiene che il mondo noumenico non può essere conosciuto da noi, mentre Schopenhauer ritiene di aver scoperto quale sia la natura essenziale della realtà noumenica e dunque per lui il noumeno può essere conosciuto dall'uomo. Di conseguenza per Kant il noumeno ha un valore negativo perché limita le nostre pretese conoscitive, mentre per Schopenhauer ha un valore positivo perché costituisce il vero oggetto metafisico della sua indagine, esiste indipendentemente da noi, non è né soggetto né oggetto ma è la Volontà. IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE: È il suo capolavoro che si apre con l'affermazione “il mondo è la mia rappresentazione” e per lui la rappresentazione è il fenomeno, cioè l'apparenza. Infatti noi non conosciamo il mondo com'è realmente, ma come ci appare. Quindi conosciamo la realtà tramite le nostre forme a priori di conoscenza. All'interno della rappresentazione si possono distinguere due aspetti: il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato. Entrambi appartengono al mondo fenomenico e nessuno dei due può esistere in modo indipendente dall'altro; non esiste soggetto senza oggetto perché se l'oggetto non esistesse il soggetto non conoscerebbe nulla; e non esiste oggetto senza soggetto perché l'oggetto è determinato dalle forme a priori del soggetto. Così come per Kant, il mondo fenomenico è determinato da una serie di forme a priori, cioè da regole che non si ricavano dall'esperienza ma che siamo noi a imporre a tutto ciò di cui abbiamo una cognizione. Tuttavia, a differenza di Kant, ammette solo tre forme a priori, cioè spazio, tempo e causalità; infatti i fenomeni sono collocati nello spazio,nel tempo, e gli uni dipendenti dagli altri cioè legati da rapporti causa ed effetto. Dunque non ammette le dodici categorie ma le riduce alla sola categoria di causa o principio di ragion sufficiente e, pur essendo l'unica categoria, assume quattro forme distinte a seconda degli oggetti a cui viene applicata, cioè causalità del divenire che regola i rapporti tra le cause e gli effetti fisici, causalità del conoscere, causalità dell'essere e causalità dell'agire. Spazio, tempo e causalità per lui costituiscono il velo di Maya che impedisce all'uomo di conoscere la realtà com'è in se stessa, dunque è ingannevole perché si frappone tra noi e le cose, impedendoci di conoscere il noumeno. Lui ritiene anche che la vita sia come un sogno o un incantesimo perché il mondo è una nostra rappresentazione e quindi il mondo sensibile è illusorio.

Perciò l’uomo conosce la realtà non direttamente ma attraverso le sue forme a priori,però Schopenhauer pensa che l’uomo possa lacerare il velo di Maya e accedere alla cosa in sé e perciò paragona la via d’accesso ad un passaggio segreto sotterraneo, cioè il corpo. Noi possiamo conoscere il nostro corpo in due modi, cioè dall’esterno come un oggetto accanto agli altri oggetti dell’esperienza e sottoposto alle leggi dell’esperienza e quindi allo spazio, al tempo e alla causalità, oppure dal di dentro tramite l’introspezione. Perciò il corpo si rivela come Volontà che rappresenta dunque la “cosa in sé” dell’uomo, l’essenza profonda di tutti gli altri corpi della natura; ad esempio quando si muove una mano per afferrare un oggetto lo si fa esteriormente spostando la mano nello spazio e interiormente perché il moto muscolare si rivela come sforzo quindi è frutto della nostra Volontà. Questa Volontà si manifesta nell’uomo anche nella sua tendenza all’autoconservazione e alla riproduzione; ciò porta alla forma inconscia di Volontà di vivere che è alla base del pessimismo cosmico schopenhaueriano perché determina la perenne insoddisfazione dell’uomo e provoca il dolore universale. Anche la materia è caratterizzata dalla stessa forza cosmica inconscia, ad esempio sono forme di Volontà anche la forza di coesione per cui la roccia oppone resistenza al piccone che vuole spaccarla o l’ago magnetico che si orienta verso il polo Nord. Quindi la Volontà è un principio primo, impersonale e immanente in tutte le cose; mentre il mondo si presenta sia come Volontà che come rappresentazione perché ha due volti cioè dell’apparenza dall’esterno costituito dalle rappresentazioni nello spazio, nel tempo e secondo rapporti di causalità e della realtà in sé che genera le rappresentazioni e che quindi è la Volontà di vivere. LE CARATTERISTICHE DELLA VOLONTÀ: Come cosa in sé la Volontà si sottrae alle forme proprie del fenomeno cioè allo spazio, al tempo e alla causalità. Spazio e tempo sono il principium individuationis secondo il quale si differenzia un individuo da tutti gli altri della sua stessa specie, infatti affinché esistano più individui diversi bisogna che occupino punti differenti del tempo e dello spazio. Perciò la Volontà si sottrae anche al principio di individuazione dato che si sottrae allo spazio e al tempo. È perciò unica in tutti gli esseri ed è indivisibile perché è presente intera in ogni individuo; non è in misura maggiore in un luogo rispetto ad un altro perché in essa non c’è spazio e non è in misura maggiore nel presente rispetto al passato perché in essa non c’è tempo. Sottraendosi anche alla causalità cioè al principium rationis la Volontà agisce in modo cieco, cioè senza ragioni. Quindi è irrazionale perché non ha nessun fine ultimo e non tende ad altro se non a realizzare se stessa.Da ciò deriva l’irrazionalismo della filosofia di Schopenhauer per cui tutti gli esseri non vivono per uno scopo ma solo per continuare a vivere e tutti sono mossi da un insaziabile impulso vitale. L’OGGETTIVAZIONE DELLA VOLONTÀ: La Volontà per poter vivere deve realizzarsi negli individui e perciò si oggettiva, cioè si realizza, tramite due fasi:

  • Nella prima fase la Volontà, che di per se è infinita ed indeterminata, si determina in una molteplicità di idee, che rappresentano modelli universali, immutabili ed eterni, non collocati né nello spazio né nel tempo.
  • Nella seconda fase queste idee si individualizzano nello spazio e nel tempo, dando luogo a un numero infinito di esseri concreti e particolari che costituiscono il mondo della rappresentazione. La tendenza di ogni essere naturale ad affermare se stesso su tutti gli altri esseri dipende dal fatto che la Volontà è presente tutta intera in ciascun elemento della natura. Nel singolo uomo la Volontà è in forma cosciente ma non cessa di entrare un in conflitto con le altre individuazioni; ciascun individuo si afferma contro gli altri senza alcuna limitazione, è posseduto da un'oscura esigenza di essere il tutto ed è incapace di conciliare tale esigenza con l'esigenza identica che si trova negli altri. IL PESSIMISMO: L’essenza del mondo è una volontà insaziabile dunque la vita è dolore; volere vuol dire infatti desiderare e ogni desiderio, finché non è appagato, implica uno stato di bisogno, di tensione e di dolore, cioè di infelicità. Talvolta può non essere soddisfatto e quando invece lo è sorge subito un altro desiderio, perché la Volontà di vivere che è nell’uomo non ha nessun fine ultimo in cui possa appagarsi definitivamente. Dunque il dolore non ha fine, è universale, coinvolge sia l’uomo sia tutti gli esseri della natura.
  • L’ascesi garantisce la negazione assoluta della Volontà, del desiderio e quindi del dolore. Infatti consiste nel totale distacco dai beni e dalle soddisfazioni della vita e ciò toglie l’occasione del bisogno del dolore. Bisogna rinunciare al corpo che espressione della Volontà, quindi è necessaria la castità perfetta, che impedisce la generazione, cioè il riprodursi della Volontà di vivere e quindi del dolore. Seguono poi la rinuncia ai piaceri, l’umiltà, il digiuno, la povertà volontaria che va praticata perché essa allontana gli uomini dagli oggetti che potrebbero suscitare desideri. L’ascesi si perfeziona poi nella Nolontà, cioè la negazione della Volontà di vivere, che consiste quindi rinuncia totale e definitiva al valore ed è lo stadio della piena liberazione, viene annullata ogni Volontà di vivere, ne deriva automaticamente l’annullamento di ogni dolore. Tuttavia Schopenhauer,non ha dato testimonianza con la sua vita della sua filosofia perché non ha seguito personalmente la via dell’ascesi da lui teorizzata, è rimasto attaccato alla Volontà di vivere e ai piaceri della vita, giustificando tale incoerenza sostenendo che non è necessario che il filosofo sia anche santo così come non è necessario che un grande scultore, autore di opere bellissime, sia anche un bell’uomo. KIERKEGAARD
  • L’esistenza del singolo = il pensiero di Kierkegaard, si contrappone alla filosofia hegeliana per quanto riguarda le esigenze dell'uomo singolo, che rappresenta l'individuo nella sua specifica concretezza, in quanto è solo al singolo che compete l'esistenza, infatti non esiste il concetto astratto dell'umanità, ma esistono i singoli uomini concreti; mentre, secondo Hegel, l'universale è più importante del particolare, cioè del singolo. L'uomo singolo prende coscienza del suo essere precario di fronte a Dio, dunque con Kierkegaard la religione torna in primo piano come dimensione essenziale dell'uomo. Il suo pensiero viene ignorato nella seconda metà del XIX secolo, perché il filosofo vive in una zona periferica e perché scrive in una lingua poco conosciuta,il danese; Kierkegaard sarà riscoperto nei primi anni del Novecento e verrà considerato l’iniziatore dell’esistenzialismo. Si occupa infatti dell’esistenza, cioè della vita concreta, a Kierkegaard interessa conoscere il significato dell’esistenza(no essenza come hegel) poiché l'oggetto di indagine della sua filosofia è il singolo, cioè l’individuo nella sua specifica concretezza. Che l’uomo reale sia un singolo non significa che ogni individuo viva davvero come singolo, realizzando se stesso, senza lasciarsi condizionare. Spetta dunque all’uomo attuare la sua singolarità, sforzandosi di non vivere in modo spersonalizzato come vive la massa. I 3 stadi dell’esistenza: Ciò che contraddistingue l'individuo reale rispetto alla sua essenza è la possibilità. L'essenza è regolata dalla necessità: per esempio l'essenza di un triangolo comprende necessariamente l'avere tre lati e tre angoli. Invece, le caratteristiche del singolo esistente sono imprevedibili e non necessarie, potrebbero esserci oppure no. L'esistenza è caratterizzata dalla possibilità perché gli individui si trovano sempre di fronte a più opzioni alternative fra le quali sono liberi di decidere. Nella sua attività letteraria Kierkegaard si prefigge il fine di chiarire le alternative fondamentali che l'individuo trova davanti a sé, e tra le quali egli sceglie liberamente ovvero vita estetica,etica e religiosa. A tal proposito vi sono differenze tra la filosofia di Kierkegaard e quella di Hegel perché Hegel afferma, come fondamentale legge della realtà e del pensiero, la dialettica quantitativa che ammette nella sintesi la conciliazione degli opposti, considerando anche il male, in quanto antitesi, come momento necessario al bene, la tesi. Ciò si può riassumere nella formula et-et, mentre la dialettica qualitativa kierkegaardiana è esprimibile nella formula aut-aut, che sta a indicare la scelta esclusiva di uno degli opposti. Anche fra i tre stadi dell'esistenza distinti da Kierkegaard sussiste una dialettica qualitativa che non ammette sintesi, cioè conciliazione, ma solo un passaggio brusco da un opposto all’altro.

Lo stadio estetico: è quello in cui l’uomo non si lascia guidare dai valori morali, ma dai valori estetici della bellezza e del piacere. Il caso limite dell’esteta è Nerone, l’imperatore che incendia Roma per riprodurre l’incendio di Troia e che è uno spettatore “estetico”, perché è spinto a disinteressarsi della vita e della sofferenza dei suoi simili pur di godersi lo spettacolo della città che brucia. Dunque la vita estetica è un modo di vivere che si caratterizza per il godimento immediato dell’esistenza. In particolare, l’atteggiamento tipico dell’esteta si manifesta nella maniera in cui egli si atteggia nei confronti del sesso femminile e la figura più caratteristica è Don Giovanni, l’emblema del seduttore, il leggendario cavaliere spagnolo prototipo del libertino che passa da una donna all’altra non legandosi ad alcuna di esse, perché non vuole scegliere. Non intende assumere alcun impegno e vive nell’attimo, cercando unicamente il piacere, non ama nessuna in particolare, ama solo la sensualità. Viene infatti immortalato dalla musica, la più sensuale delle arti, perché si rivolge direttamente ai sensi, senza passare attraverso la parola e il concetto. Tuttavia lo stadio estetico conduce alla noia , cioè all’indifferenza nei confronti di tutto, perché l’esteta, non impegnandosi mai, non vuole profondamente nulla. In effetti, la noia è uno stato esistenziale che sorge quando una persona è affettivamente o progettualmente demotivata. L’esteta non ha entusiasmi e non si interessa a nulla e perciò prima o poi si annoia. Se invece si ferma, cioè se smette di ricercare il piacere e riflette lucidamente su se stesso, è assalito dalla disperazione, non per una cosa che gli viene a mancare, dato che egli non è legato a nulla, ma per se stesso poiché non ha accettato di fare delle scelte e non si è impegnato in un programma di vita, non si è costruito una personalità e la sua esistenza risulta vuota e priva di senso. Dalla disperazione l’uomo può cercare di uscire scegliendo la vita etica. Lo stadio etico: è esemplificato dal giudice Wilhelm, che incarna la figura del marito, cioè dell’uomo che ha scelto una sola donna e che ha accettato i doveri del matrimonio. L’uomo etico decide di vivere cercando di assumersi delle responsabilità, svolge un ruolo e accetta gli obblighi che ne derivano. Tuttavia anche la vita etica può concludersi con un fallimento perché è spesso caratterizzata dal convenzionalismo e dal conformismo. Se l’uomo che ha scelto la vita estetica è sempre assetato di novità, l’uomo che assume un atteggiamento etico può finire nella banalità di un’esistenza troppo metodica e troppo preordinata. Dunque l’eticità si trasforma in semplice legalità, cioè in una forma di asservimento a una norma esterna e nell’accettazione di una consuetudine convenzionale che non riesce a esprimere l’interiore forza dello spirito umano. Anche se un’altra forma di sviluppo della vita etica consiste nel vivere la moralità non come adesione alla norma, ma come ricerca della perfezione interiore. Però, per quanto l’uomo si impegni allo scopo di raggiungere la perfezione morale, si rende conto che non vi riuscirà mai, a causa della sua debolezza e del suo peccato. L’unica via per riscattarsi dal peccato è il pentimento, cioè il riconoscimento della propria miseria, e l’abbandono fiducioso a Dio come possibile fonte di salvezza. Dio è in grado di cancellare i nostri peccati è di redimerci. Lo stadio religioso : Fra lo stadio etico e lo stadio religioso c’è un salto qualitativo, un aut-aut, come fra lo stadio estetico e quello etico. Infatti, nello stadio religioso l’uomo può ricevere da Dio un comandamento contrario alle leggi dell’etica. L’emblema è Abramo, il padre dei credenti, che riceve da Dio l'ordine di uccidere in sacrificio suo figlio Isacco, per mettere alla prova la sua fede, andando contro tutte le regole dell'etica, e proprio per questo viene salvato dall'angelo del Signore che ferma la sua mano. Nella sfera religiosa c’è una sospensione dell’etica,infatti, l’azione di Abramo trasgredisce l’ordine etico per conseguire un fine più elevato rispetto a esso. Tuttavia, se un individuo sente un appello a violare la legge morale non può sapere se ciò costituisce una tentazione oppure se si tratta di un autentico comandamento di Dio; quindi Abramo deve prendere una decisione alla cieca, attraverso il salto nella fede. La decisione comporta un rischio e determina uno stato d’angoscia per le conseguenze che possono derivare dalla scelta. Kierkegaard distingue il gesto di Abramo da quello di Agamennone, il quale offre in sacrificio ad Artemide la figlia Ifigenia per evitare la maledizione della dea contro la spedizione dei Greci a Troia.Però in questo caso il sacrificio viene compiuto per motivi

Inoltre, tende a porre l’origine dell’idea di Dio nell’opposizione umana tra volere e potere. Nel volere, cioè nel desiderio, l’uomo è illimitato,Invece nel potere, nell’ottenere, è limitato.Per appagare i suoi desideri, finge reale un Dio che goda di quelle proprietà che l’uomo vorrebbe per sé. In Dio vengono mostrati i desideri e le speranze dell’uomo; quindi Dio è infinito, onnipotente, libero, è ciò che l’uomo non è, ma vorrebbe essere. Perciò la teologia è un’antropologia capovolta , perché è una disciplina il cui oggetto di studio in realtà non è Dio, ma l’uomo e attribuisce a Dio ciò che è proprio dell’essere umano. Conseguenze alienazione religiosa: Dunque la religione consente all’uomo di giungere alla coscienza della propria natura. È la prima, indiretta, forma di autocoscienza degli esseri umani, che precede sempre la filosofia nella storia dell’umanità come in quella di ogni individuo. Tuttavia la religione produce anche degli effetti negativi. Infatti, l’uomo non è consapevole del meccanismo dell’alienazione religiosa, cioè non è cosciente di aver creato Dio nella sua immaginazione, altrimenti la religione si annullerebbe da sé. Quindi, l’uomo considera Dio come un’entità dotata di realtà effettiva e a lui infinitamente superiore. Davanti all’infinita realtà divina, l’uomo si concepisce insignificante e debole, fino a sentirsi schiacciato e soggiogato. Ne consegue che l’uomo attribuisce a Dio la perfezione e a se stesso l’insufficienza e la miseria. Da ciò nascono l’atteggiamento di soggezione dell’uomo a Dio, il servilismo e il fanatismo religioso, che possono essere evitati con l’ateismo, cioè bisogna negare l’esistenza di Dio e alimentare fiducia nell’uomo e nel suo impegno nella vita. Hegelismo come teologia mascherata: secondo lui, il pensiero di Hegel è una teologia mascherata da filosofia, cioè una religione travestita. Per Hegel, infatti, l'essenza dell'uomo è lo Spirito, la pura coscienza, ma in tal modo attribuisce all'uomo la natura del vecchio Dio. Infatti, il Dio della religione tradizionale è puro pensiero, pura coscienza. L'idealismo,quindi, concepisce l'uomo trasferendo a esso gli attributi di Dio. Per Feuerbach invece l'uomo è un essere naturale, dotato di ragione, ma anche di corpo. Il soggetto autentico è dunque un essere naturale, non un prodotto del puro pensiero. L'uomo non è considerato da Feuerbach astrattamente, ma nella sua realtà concreta,come un individuo costituito di corpo (o carne) e di psiche (o spirito), intimamente connessi. L'uomo è un essere in cui si realizza l'unità di entrambi.Feuerbach sostiene che “l'uomo è ciò che mangia”; afferma che i cibi si trasformano in sangue, il sangue si muta in cuore e cervello e quindi in materia di sentimenti e di pensieri. Tuttavia queste affermazioni vanno considerate come paradossi perché Feuerbach vuole rivendicare l'integralità dell'uomo, che non è mai puro spirito o pura materia. Per Feuerbach non è vero che l'uomo è "solo" ciò che mangia, perché in tal caso non sarebbe uomo, ma animale; però è vero che l'uomo è "anche" ciò che mangia. La sua concezione dell'uomo ha poi un significato politico: dato che l'uomo è anche ciò che mangia, bisogna tener conto dei suoi bisogni terreni e fisici. Quindi è assurdo sperare dal popolo un miglioramento morale se lo si costringe alla fame, se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo, bisogna innanzitutto migliorare le sue condizioni materiali. L’uomo è essenzialmente un essere sociale, che necessita dell’aiuto della comunità e per necessità naturale non può vivere isolato quindi,l’aiuto reciproco è dunque necessario per sviluppare la moralità e per diventare un essere morale. MARX Concetto di alienazione: Marx comincia ad approfondire temi di economia criticando le dottrine degli economisti classici e l’analisi del concetto di alienazione. A Parigi, Marx si impadronisce degli strumenti dell’economia politica di (Smith, Ricardo),riconoscendo che essi hanno gettato le basi della teoria secondo cui il valore di scambio delle merci può essere definito a partire dalla quantità di lavoro che è stato necessario per produrre ciascuna di esse. Tuttavia Marx muove anche delle critiche perché attribuiscono al sistema capitalistico fondato sulla proprietà, un carattere di immutabilità e di eternità. Il sistema capitalistico non sarebbe, dunque, un sistema economico fra i tanti della storia, ma l’unico possibile; per questo gli economisti classici

eternizzano il capitalismo, considerando per esempio la proprietà privata non un fatto modificabile, ma una legge eterna dell’economia. Invece, secondo Marx, anche il sistema capitalistico è destinato a essere superato. Infine, gli autori non scorgono la fondamentale contraddizione su cui si fonda il capitalismo, cioè il conflitto tra la borghesia e il proletariato, e che si esprime nell’alienazione degli operai. Altro argomento centrale è l'analisi del concetto di alienazione. La proprietà privata dei mezzi di produzione, caratteristica del sistema capitalistico, produce l’alienazione del proletariato. Per “alienazione” si intende, in generale, la perdita o la cessione di un bene; in filosofia, per Marx è l’estraniazione dell’uomo da se stesso, è impoverimento materiale e psichico dell’operaio nella società capitalistica. La concezione che Marx ha del lavoro prende spunto dalla Fenomenologia dello Spirito di Hegel e ne riprende la rivalutazione del lavoro, ritenuto da Hegel un momento fondamentale della creazione di sé. Marx afferma che il lavoro è l’attività caratteristica dell’uomo e che lo distingue dagli animali. L’attività lavorativa è prassi e consiste nel trasformare la natura secondo i propri bisogni e secondo le proprie idee, è l’oggettivazione nella natura del pensiero umano perché con il lavoro gli individui traducono nella realtà i loro progetti. Apparentemente, anche gli animali lavorano, ma il lavoro animale è diverso da quello dell’uomo; in quanto l’uomo costruisce la sua opera nella sua testa, prima di costruirla nella realtà. Quindi nel lavoro umano è presente il pensiero,creatività e umanizzazione della natura. Invece, nella società capitalistica fondata sulla proprietà privata, il lavoro non è la soddisfazione di un bisogno, ma un’alienazione, cioè sacrificio, condanna e impoverimento. L’alienazione dell’operaio si manifesta nell’ambito del capitalismo in 4 forme diverse. Innanzitutto la proprietà privata capitalistica dei mezzi di produzione aliena, cioè, spossessa, il lavoratore rispetto al prodotto del suo lavoro, che appartiene al capitalista. In secondo luogo, la proprietà privata aliena il lavoratore rispetto alla sua attività produttiva; Infatti questa non gli appare più come espressione della sua personalità, ma gli sembra estranea perché in un regime di proprietà privata il lavoro non è creativo e libero ma forzato: l’operaio è uno strumento al servizio del profitto del capitalista, che non considera le sue esigenze ma lo sottopone a ritmi pesanti di lavoro e ad attività ripetitive. In terzo luogo, il sistema della proprietà privata aliena l’operaio rispetto a se stesso , perché lo trasforma da fine a mezzo, da persona a strumento della produzione. Infine, il capitalismo aliena il lavoratore rispetto al prossimo , cioè il capitalista che lo tratta come un mezzo, come uno strumento, e lo priva del frutto della sua fatica. Di conseguenza, il lavoro non è più il soddisfacimento di un bisogno, ma solo un mezzo per soddisfare altri bisogni e non appena viene meno la costrizione fisica, il lavoro viene fuggito come la peste. Materialismo storico:struttura e sovrastruttura: materialismo storico: secondo cui la struttura economica della società ha un peso dominante nella determinazione degli avvenimenti storici. Dunque l’economia è la base della storia. Tale concezione è definita materialista perché riconduce la storia umana e le varie forme di esistenza dell’uomo alle sue condizioni materiali di vita, cioè all’economia. Questo concetto costituisce il nucleo centrale del marxismo. Secondo questa teoria, tra gli elementi che intervengono a determinare la storia degli uomini, bisogna distinguere il fattore fondamentale, cioè quello economico poiché è l’economia che dà la spiegazione ultima degli avvenimenti storici. Marx non nega l’importanza degli altri fattori come le istituzioni politiche e giuridiche,ma si tratta di fattori accidentali nei confronti del fattore essenziale. L’uomo, prima di ogni altra cosa, deve essere in grado di vivere, e per vivere deve lavorare e lottare per soddisfare i suoi bisogni. L’atto storico fondamentale, senza il quale non si danno altre attività, è dunque la vita economica. Critica Hegel:filosofia hegeliana per cui la forza che porta avanti la storia è lo Spirito del mondo e dunque sono i presupposti spirituali a creare i mutamenti materiali. Invece, secondo Marx, sono le forze economiche a muovere la storia e a provocare i mutamenti spirituali.

produttive, generando continue crisi economiche. A causa dello sfruttamento subito dagli operai è nata una nuova lotta di classe fra il proletariato, nuova forza produttiva, e la borghesia, che difende i vecchi rapporti di produzione. Marx ed Engels sono certi della vittoria del proletariato sulla borghesia. Nella seconda parte del Manifesto, intitolata Proletari e comunisti, Marx ed Engels chiariscono il rapporto dei comunisti con il proletariato e respingono le critiche della borghesia contro la visione comunista della società. Anche i comunisti sono proletari, ma si distinguono da loro perché ne rappresentano la parte progressista. L’obiettivo dei comunisti è la formazione del proletariato in classe, l’abbattimento del dominio della borghesia e la conquista del potere politico; l’obiettivo ultimo è l’abolizione della proprietà privata e l’avvento del comunismo. Nella terza parte , intitolata Letteratura socialista e comunista, Marx ed Engels criticano le precedenti forme di socialismo e contrappongono a esse il loro socialismo scientifico. Raggruppano la letteratura socialista e comunista in tre tendenze di fondo: il socialismo reazionario, il socialismo borghese e il socialismo utopistico.

  • Il socialismo reazionario attacca la borghesia e il sistema capitalistico e vorrebbe un ritorno al passato, all’economia pre-industriale, favorendo questo programma con formule socialistiche, come la restituzione ai contadini delle terre comuni. Ciò comporterebbe anche un ritorno al vecchio sfruttamento caratteristico del feudalesimo.
  • Il socialismo borghese è quello dell’economista e filosofo francese Proudhon per cui questo tipo di proprietà è un furto. Però non vuole abolire la proprietà in quanto tale, vuole la proprietà senza il furto, cioè che tutti i lavoratori diventino proprietari. Per Marx ed Engels, invece, la proprietà privata va soppressa del tutto.
  • Il socialismo utopistico è quello di Owen,Simon che hanno avuto il merito di aver presentato all’opinione pubblica i limiti della società capitalista, della proprietà privata mettendo in luce che il capitalismo, anziché diffondere la ricchezza e realizzare la pubblica felicità, ha aggravato la miseria dei lavoratori. Marx ed Engels chiamano utopistico il loro socialismo perché essi presentano la società socialista come un ideale, senza preoccuparsi delle vie da seguire o dei mezzi da attuare per la sua realizzazione. I socialisti utopisti pensano che sia sufficiente scoprire e far conoscere le ingiustizie sociali ed economiche perché queste siano superate. In contrapposizione al socialismo utopistico, Marx ed Engels chiamano il loro socialismo scientifico, perché non si basa su ideali astratti, ma si fonda su un’analisi scientifica dalle tendenze oggettive della struttura economica capitalista. Merce,denaro,plusvalore: Il Capitale è l’opera economica fondamentale di Marx, rivela l’esplicita volontà di Marx di contrapporsi agli economisti classici. In effetti, il lavoro intende mostrare dettagliatamente tutte le contraddizioni del sistema capitalistico che fanno prevedere il prossimo avvento del comunismo. Il Capitale parte da un’analisi economica della società capitalistica fondata sulla proprietà privata, in cui i mezzi di produzione non appartengono a tutti; pertanto anche i prodotti non sono di proprietà collettiva. Sorge allora la necessità del mercato, cioè dello scambio: si cede ciò che abbiamo in più, per ottenere ciò che ci manca. I prodotti diventano così merce, ossia oggetto di compravendita. La merce ha un duplice valore: un valore d’uso e un valore di scambio. Il valore d’uso consiste nell’utilità, cioè nel servizio particolare che una certa merce svolge per soddisfare un determinato bisogno;Il valore di scambio, invece, è il potere d’acquisto di una merce, è oggettivo e può essere uguale per merci con differente valore d’uso, è quindi ciò che garantisce a una merce la possibilità di essere scambiata con un altro prodotto. Marx precisa che il valore di una merce non è dato dal prezzo con cui appare sul mercato,ma è dato dalla quantità di lavoro socialmente necessario per produrla, ossia dal numero di ore lavorative impiegate per la sua produzione, prendendo come base il tempo di lavoro sociale medio, nelle condizioni esistenti in una determinata società. Infatti, se la quantità di lavoro fosse misurata sulla prestazione del singolo individuo, ne deriverebbe un paradosso: una merce prodotta da un lavoratore pigro o meno abile oppure più lento avrebbe più valore della stessa merce prodotta da un lavoratore più veloce.

Marx osserva che caratteristica della società capitalistica è il fatto che la produzione determina un’accumulazione di denaro. Di conseguenza, il ciclo capitalistico non è quello “semplice”, descrivibile con la formula: M-D-M. cioè “Merce-Denaro- Merce”, per cui una certa quantità di merce viene venduta e trasformata in una certa quantità di denaro, speso poi per acquistare altra merce; ma è la formula D–M – D', cioè “Denaro-Merce-più Denaro”, poiché il denaro iniziale viene investito per acquistare materie prime, mezzi di produzione e forza lavoro. Il capitalista combina questi elementi in un processo produttivo e vende il prodotto sul mercato, ottenendo alla fine più denaro di quello che ha investito all’inizio. L’ammontare del denaro finale (D’) è maggiore dell’ammontare del denaro iniziale (D) e la differenza è il plusvalore. Secondo Marx, il plusvalore nasce dalla forza lavoro degli operai, tenendo conto che, nella società capitalista, la proprietà privata dei mezzi di produzione costringe i lavoratori a vendere la loro forza lavoro, che diviene così merce. Il capitalista, per mezzo del salario, paga la forza lavoro che acquista come si paga ogni altra merce, ossia in base al suo valore di scambio, che consiste in quanto basta per riprodurla. Ciò significa che la retribuisce in base a quanto occorre per il mantenimento dell'operaio e della sua famiglia. Per esempio una data merce viene prodotta da un operaio in 10 ore di lavoro. Il valore di tale merce sarà dunque pari a 10. Tuttavia, il valore necessario a riprodurre la forza lavoro di quell’operaio in un giorno è 6 , e 6 sarà così il suo salario. In tal modo è possibile il fenomeno del plusvalore che è alla base del guadagno. Leggi sviluppo capitalistico:

- legge accumulazione capitale= secondo cui la ricchezza tenderebbe a concentrarsi in poche mani e aumenterebbe sempre di più. Infatti, con la concorrenza condotta con tutti i mezzi, gli industriali costringono gli artigiani a chiudere le loro botteghe e a trasformarsi da datori di lavoro in lavoratori. Gli artigiani falliti trovano così lavoro nelle fabbriche, cioè si proletarizzano. Successivamente, sempre a causa della concorrenza, i grandi industriali mettono in crisi i piccoli industriali che sono costretti a chiudere le loro fabbriche, mentre i primi ampliano e rafforzano le loro grandi industrie. Dunque l’industria rovina l’artigianato e la grande industria rovina il piccolo capitalista e la piccola industria. - immiserimento progressivo proletariato= parallelamente all’accumulazione del capitale, dovrebbe verificarsi la miseria del proletariato. Infatti, l’introduzione delle macchine e il principio della divisione del lavoro permettono che si produca di più in minore tempo e con un numero inferiore di operai. I proletari, perciò, se non vorranno rimanere disoccupati, dovranno adattarsi a un salario da fame perché l’offerta di manodopera supererà la richiesta. Un elemento disgregatore della società capitalista è poi la crisi economica di sovrapproduzione. Marx chiarisce che la causa ultima va ricercata nella contraddizione fra lo sviluppo della produzione e la limitata capacità di consumo delle masse, immiserite dai rapporti di produzione di proprietà privata capitalista. È il sistema capitalista che provoca la crisi, impoverendo le masse e limitandone i consumi.(crisi del 29 ) - legge della caduta tendenziale del saggio di Profitto= nel sistema capitalista, il saggio di profitto tenderà progressivamente a diminuire. A suo parere, il motivo della “caduta”deriva dal fatto che ogni singolo capitalista deve vendere le sue merci a un prezzo concorrenziale rispetto agli altri, per questo deve ricorrere a tecnologie sempre nuove per produrre di più in meno tempo: deve, quindi, investire sempre di più.Tutto ciò implica un aumento continuo del capitale costante, mentre il plusvalore non aumenta, perché quest’ultimo non è creato dalle macchine, ma dalla forza lavoro, che è pagata con il capitale variabile. Diminuisce, quindi, il saggio. Da ciò,Marx ricava la necessità storica del crollo del capitalismo. NIETZSCHE Apollineo e Dionisiaco: La tragedia greca si fonda su due principi: il dualismo fra spirito dionisiaco e spirito apollineo. Lo spirito dionisiaco simboleggia l'entusiasmo per la vita, l'impulso vitale, libero da regole e da convenzioni sociali, cioè l'esaltazione dell'istinto;Tuttavia esso esprime anche le forze caotiche e distruttive dell'esistenza, ed è infatti consapevole che la vita è un fenomeno tragico e senza senso.

Tuttavia Dio rappresenta anche il simbolo e la personificazione delle certezze morali. Dunque con la "morte di Dio" sono venuti meno anche tutti quei valori a esso connessi (bontà..)che erano alla base della vita condotta religiosamente, e l'uomo si ritrova ora senza più alcun punto di riferimento. Nietzsche chiama nichilismo, dal latino "nulla", la situazione dell'uomo moderno che, non credendo più in Dio e quindi non confidando più in un senso o in uno scopo,finisce per avvertire lo sgomento del vuoto e del nulla di fronte alla vita.

  • Il nichilismo passivo è proprio di chi subisce senza reagire la crisi dei valori ed è l'atteggiamento tipico degli spiriti deboli e succubi.
  • Il nichilismo attivo è l'atteggiamento di chi prende parte al processo nichilistico e lo porta a compimento. Dunque aiuta ad abbattere i valori che stanno già cadendo ma dà anche inizio a una trasvalutazione dei valori, cioè a una costruttiva creazione di nuovi valori che sostituiscano quelli vecchi. (Da questo deriva il superuomo e trasvalutazione valori) Superuomo : Il Superuomo è un uomo nuovo, l'uomo libero capace di reggere la morte di Dio, la fine della metafisica e il crollo dei valori, e di creare nuovi valori che gli possano consentire la piena autonomia e la massima affermazione di sé; Dunque compito dell'uomo è diventare Dio egli stesso, cioè di diventare Superuomo. L'autore immagina che l'antico riformatore della religione persiana, Zarathustra, torni sulla terra per annunciare una nuova dottrina all'umanità, costituita da tre insegnamenti fondamentali:
  1. Dio è morto. Pertanto l'unica realtà è quella terrena.
  2. Bisogna essere fedeli alla terra. L'uomo deve amare la terra proprio perché non esiste un'altra dimensione o un aldilà a cui subordinare la sua esistenza.
  3. Il Superuomo dovrà essere il senso della terra, cioè della vita. Il Superuomo non dev'essere considerato un rafforzamento dell'uomo, cioè un uomo potenziato nelle sue attuali capacità, come se fosse un eroe o un santo, ma va interpretato come un superamento o un oltrepassamento della nozione di uomo. Dunque il Superuomo sarà tanto distante dall'uomo comune, quanto l'uomo è distante dalla scimmia. Il Superuomo è una proposta per tutti coloro che cercano di uscire dal gregge degli uomini normali; sta all'uomo decidere se rimanere nella folla anonima degli stolti o infrangere ogni legge, innalzandosi al di là del bene e del male e diventare Superuomo. Trasvalutazione dei valori: Secondo Nietzsche, il Superuomo dovrà rifiutare la morale tradizionale e operare una trasvalutazione dei valori, cioè un'inversione dei valori nuovi da lui creati, che derivano dall'accettazione entusiastica della vita. L'amore per il prossimo, il perdono, ecc, cioè i cosiddetti valori della rinuncia, sono per lui altrettanti vizi; invece sono virtù tutte le passioni che esaltano la vita, quali la forza, la gioia, l'amore sessuale, la guerra, ecc, cioè i cosiddetti valori vitali. Il Superuomo però deve diventare creatore di valori per sé , non da proporre o imporre a tutti; deve rifiutare ogni valore che venga imposto dall'esterno e deve divenire creatore dei propri valori. Dunque non vuole fondare una nuova morale al posto di quelle vecchie, ma vuole fondare un nuovo modo di concepire la morale. Nel passato, la morale dell'uomo consisteva nel sottostare a un determinato sistema di valori imposto dall'esterno; il Superuomo è invece colui che fa a meno di riferimenti morali esterni poiché è riferimento a se stesso, deve cercare la propria strada, la propria morale.Nietzsche descrive il cammino che l'uomo deve percorrere per oltrepassarsi e diventare Superuomo.Secondo Zarathustra, lo spirito dell'uomo da cammello(sottomesso) deve diventare leone(l’uomo che si libera) e poi deve diventare bambino(uomo nuovo, creatore di valori). Volontà di potenza+eterno ritorno: Caratteristica del Superuomo è la volontà di potenza, cioè una volontà che vuole se stessa,è l'impulso elementare che spinge non solo alla conservazione di sé, ma anche a potenziare se stessi.È propria di ogni essere, ma soprattutto del Superuomo, che è la più alta espressione della volontà di potenza poiché vuole sviluppare al massimo tutte le infinite potenzialità insite nella vita. Nel Superuomo la volontà di potenza è volontà di vivere in modo pieno e adeguato la

vita. La volontà di potenza di Nietzsche è sovrabbondanza di energia e di forza, di cui il Superuomo è ricco. Collegata al tema del Superuomo è anche la dottrina dell' eterno ritorno, secondo cui il tempo non scorre in maniera rettilinea verso un fine, la forma del suo divenire è invece il circolo, in virtù del quale tutte le cose ritornano eternamente. Ogni dolore e ogni piacere, ogni pensiero e ogni cosa ritornerà. Tuttavia, la tesi dell'eterno ritorno ha un significato diverso rispetto alla concezione propria delle antiche correnti della filosofia greca; infatti il ciclo che si rinnova all'infinito nel mondo classico rappresenta la razionalità, l'ordine,per Nietzsche, invece, significa che il mondo è irrazionalità, mancanza di senso e di direzione. Se la vita è un eterno ritorno all'uguale, ciò significa che nell'universo non c'è un fine ultimo da conseguire, un obiettivo da raggiungere, dunque l'esistenza non ha scopo. Esiste un preciso rapporto tra la dottrina dell'eterno ritorno e il tema del Superuomo. Il Superuomo ama a tal punto la vita da voler vivere di nuovo, da accettare che l'attimo ritorni infinite volte(amor fati). La genealogia della morale: Nietzsche approfondisce la critica alle dottrine morali del suo tempo. In particolare intraprende un'analisi "genealogica" della morale, al fine di scoprirne la sua vera natura. La Genealogia della morale, è infatti, il metodo che mostra la trasformazione dei concetti morali nel corso del tempo; ad esempio “buono” si riferiva al potente e “cattivo” al debole a causa del suo risentimento dei mediocri nei confronti dei signori, ma poi si è verificato il ribaltamento dei valori per cui “buono” è il debole, e il “cattivo” è ciò che esprime la potenza. La morale tradizionale è quella della rinuncia, o morale degli schiavi. A tale riguardo Nietzsche pensa che gli uomini si dividano in signori e schiavi, in ogni epoca.

  • I signori sono coloro che si sentono liberi da qualsiasi autorità, che non vogliono diventare strumento in mano ad altri e creano da soli i propri valori.
  • Gli schiavi sono invece gli uomini mediocri, cioè gli uomini deboli e si adattano a essere comandati. Secondo Nietzsche, questa morale è nata dal risentimento degli uomini mediocri,dall'odio impotente dei deboli contro ciò che non possono essere o non possono avere. L'uomo mediocre compensa allora la sua debolezza creando una morale che blocchi la forza dei migliori, cioè la morale degli schiavi che si fonda sul contrasto fra bene e male e ritiene lo spirito superiore al corpo, la sottomissione alla forza. Non potendo dominare gli uomini superiori sul piano della forza, i mediocri fanno valere se stessi proponendo una tavola di valori opposta alla morale aristocratica dei forti, cioè alla morale dei signori. Quella degli schiavi è un insieme di norme negative che i mediocri cercano di imporre ai signori per indebolirli e sconfiggerli. BERGSON Mostra il suo distacco dal positivismo e analizza il problema del tempo. Egli afferma che il metodo della scienza fisica ci fornisce un'immagine falsa del tempo reale; distingue infatti tra un tempo reale, così come viene vissuto da ciascuno di noi, detto anche durata, e un tempo scientifico, quello della fisica. Il tempo scientifico è quello misurato dagli orologi e che è raffigurabile come una serie di parti separate fra loro. Inoltre, il tempo scientifico è fatto di parti differenti solo quantitativamente poiché ogni momento è uguale qualitativamente all'altro, non c’è un istante che sia diverso,più intenso o più importante dell'altro. Il tempo reale (durata)invece è quello di cui facciamo esperienza dentro di noi, e per intendere la sua natura occorre basarsi sulla nostra realtà interiore. A tale analisi il tempo reale non è costituito da una serie di momenti separati fra loro ma è una successione di stati psichici che non si possono staccare, Il tempo reale è un processo continuo e fluido che muove dal passato al presente al futuro, conservando nella memoria tutto il passato che a sua volta influenza il presente e il futuro. Inoltre, il tempo vissuto, a differenza del tempo della fisica, è fatto di istanti che sono diversi fra loro non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente; infatti un periodo di tempo, considerato

quali il paziente cerca di impedire all'analista l'accesso ai propri processi inconsci. Il ricordo dell'esperienza traumatica crea ansia e quindi determina una resistenza a ricordare il fatto. Inoltre il paziente contrasta il proprio accesso all'inconscio come se volesse mantenere il suo stato patologico; infatti il sintomo nevrotico compensa la soddisfazione diretta degli istinti repressi ed il paziente è come "affezionato" ai suoi sintomi.Per combattere la forza della resistenza il terapeuta deve usare un'altra forza di natura affettiva, detto transfert.Gli individui nevrotici sono generalmente carenti di affetto e per questo trasferiscono il loro bisogno d'amore sull'analista, legandosi affettivamente a lui. Innamorati del proprio medico, i pazienti si sforzano in ogni modo di compiacere i suoi desideri; così, se il transfert è positivo, nasce una forza affettiva che è in grado di superare la forza opposta della resistenza. Scoperta inconscio: Attraverso lo studio delle nevrosi, Freud giunge dunque alla scoperta dell'inconscio, cioè la vita psichica di una persona, della quale l'individuo stesso non è consapevole e che non può controllare in modo cosciente. Il merito di Freud è quello di aver indicato un metodo per lo studio di questa dimensione della psiche umana e di aver visto nell'inconscio delle tendenze genericamente sessuali, le pulsioni libidiche,cioè un impulso,che spinge l'individuo a ricercare il proprio esclusivo piacere fisico senza rispettare leggi morali. Tuttavia Freud non riduce tutte le pulsioni dell'inconscio alla sessualità. Distingue infatti tra pulsioni libidiche, che tendono al piacere, e pulsioni di autoconservazione, che tendono alla conservazione dell'individuo e al suo inserimento nell'ambiente. Fra queste due pulsioni esiste un profondo conflitto.Le pulsioni sessuali,si ribellano a ogni controllo e disciplina; invece le pulsioni di autoconservazione, pur di garantire all'individuo la sopravvivenza, lo spingono all'inserimento nella società, ad accettare l'educazione e a porre dei limiti ai suoi desideri,questo blocca la soddisfazione delle pulsioni libidiche. Da queste,accumulate nell'infanzia, nascono una serie di fenomeni attraverso i quali le pulsioni inconsce cercano delle fessure per passare alla coscienza; questi fenomeni sono i sogni, e le nevrosi. Interpretazione sogni: qui affronta il problema del sogno. Quando l'uomo dorme e la sua coscienza viene meno, la censura si allenta, affiorano i desideri del nostro inconscio che risalgono all'infanzia e che sono stati rimossi. Tuttavia, tali desideri si manifestano in modo mascherato, cioè simbolico e allusivo, perché la censura agisce anche di notte nel sonno e ci vergogniamo di certe fantasie. Il sogno è dunque l'appagamento indiretto, cioè mascherato, di un desiderio rimosso. Il fatto che i sogni siano espressione dei desideri è provato dai sogni infantili; infatti nei bambini non esiste ancora la censura e quindi le loro aspirazioni si manifestano apertamente nel sogno. Il bambino sogna sempre nella notte l'appagamento di quei bisogni che il giorno prima non ha potuto soddisfare. Negli adulti, invece, a causa della censura, i desideri sono espressi in forma simbolica e per questo il sogno sembra incomprensibile. Il sogno presenta:

  • un contenuto manifesto : costituito dalle immagini del sogno così come sono ricordate dal sognatore al momento del suo risveglio.
  • un contenuto latente : che è il significato inconscio del sogno ed è costituito dai desideri rimossi, quasi sempre di natura sessuale. L'attività inconscia che trasforma il contenuto latente in contenuto manifesto si chiama lavoro onirico. L'interpretazione dei sogni deve fare il percorso inverso del lavoro onirico, procedendo a ritroso, deve dunque scoprire il contenuto latente a partire dal contenuto manifesto. Dimostra che l'azione dell'inconscio, oltre che nei sogni, si manifesta anche nei lapsus o errori nel parlare e nello scrivere. Anche i fatti e i gesti, le distrazioni più banali della vita quotidiana, non sono mai veramente casuali e privi di senso, ma nascono dal contrasto fra gli impulsi dell'inconscio e le proibizioni della censura, ossia rispondono a desideri inconsci. (Il piacere d’annunzio).

Struttura apparato psichico: studia le parti in cui è diviso. La prima topica è presente nell'Interpretazione dei sogni in cui Freud segmenta l'apparato psichico in tre parti ben distinte fra loro:

  • L'inconscio, sede delle pulsioni libidiche.
  • Il preconscio, zona intermedia fra l'inconscio e la coscienza
  • La coscienza, alla periferia dell'apparato psichico, riceve informazioni che provengono dal mondo esterno riguardanti le qualità sensibili dei corpi che provengono dal mondo interno, cioè sensazioni di piacere o di dispiacere. La seconda topica è presente in L'Io e l'Es in cui Freud afferma che la mente umana è divisa in:
  • L'Es, corrisponde all'inconscio, è il mondo degli impulsi che non segue regole.Non obbedisce nemmeno alle leggi del pensiero logico poiché, a causa delle pulsioni contrastanti.
  • L'lo, la parte cosciente della struttura psichica, la cui formazione avviene in seguito all'adattamento dell'Es al mondo esterno. L'Es è dominato dal principio del piacere che lo spinge a soddisfare la libido in modo egoistico, mentre l'lo si forma seguendo il cosiddetto principio di realtà che esige un controllo di tutte quelle pulsioni che sono dannose alla realtà sociale.
  • Il Super-lo, si stacca dall'Io e rappresenta la sede della coscienza morale e del senso di colpa. Infatti, l'lo, di fronte ai divieti posti alle pulsioni dell'Es dalla morale e dalla società, introduce una censura continua che inibisce gli impulsi ritenuti socialmente o moralmente pericolosi. Quando questa censura diventa abitudinaria,viene a costituire la terza parte dell'apparato psichico, appunto il Super-Io che nasce nel bambino, inizialmente libero da qualsiasi principio morale, per effetto dell'autorità dei genitori e si sviluppa poi per l'influenza di quelle persone che sono subentrate al loro posto, cioè educatori, insegnanti o modelli ideali. Comte e positivismo Positivismo: È un movimento filosofico nato in Francia nella prima metà dell’ottocento che poi si è diffuso in tutti i paesi del mondo. Il positivismo accompagna lo sviluppo della società tecnologico industriale fondata sulla scienza. In questo periodo diverse scoperte scientifiche danno luogo a una serie di notevoli applicazioni pratiche tecniche, che coinvolgono non solo una ristretta cerchia di scienziati, ma intere popolazioni. Per esempio l’energia a vapore applicata ai treni, l’elettricità sfruttata per l’illuminazione, i progressi della medicina. Il principale caposaldo del positivismo è l’esaltazione della scienza che ha reso possibile tutti questi cambiamenti, i positivisti pensano che il metodo della scienza sia l’unico valido, quindi, che la scienza sia l’unica forma valida di conoscenza della realtà. Il metodo scientifico consiste nel ricercare le leggi dei fenomeni e controllarli con i fatti positivi cioè fatti osservabili e sperimentabili. Si attua un fenomeno chiamato scientismo, l’atteggiamento che consiste nell’assumere la scienza come modello di sapere, svalutando ogni altra forma di sapere che non si riconduca ad essa. Importante per i positivisti a combattere le metafisiche come l’idealismo e spiritualismo, cioè tutte quelle teorie filosofiche che svalutano il ricorso all’esperienza per il controllo delle loro affermazioni, per esempio la metafisica è priva di valore perché le sue affermazioni non sono controllabili sperimentalmente. Legge dei 3 stadi: Comte=iniziatore positivismo. Questa legge è alla base della sua filosofia,secondo questa, lo spirito umano si sviluppa attraverso tre stadi:
  • teologico: gli uomini cercano le cause prime dei fenomeni e le individuano in agenti sovrannaturali (es. Attribuiscono il fulmine all’ira di Giove),qui si hanno altre tre suddivisioni: Fase feticista che consiste nell’attribuire a tutti quanti corpi esterni una vita analoga a quella dell’uomo, Fase politeista e monoteista.
  • Metafisico(astratto): L’uomo cerca sempre le cause prime ma le individua in principi astratti cioè in principi che non cadono sotto l’esperienza.
  • positivo(scientifico): La scienza rinuncia alla ricerca delle cause prime e cerca di scoprire le leggi dei fenomeni, lo scienziato non stabilisce più perché un evento si verifica, ma si propone soltanto di descrivere come avvenga, scoprendone le leggi.