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Programmazione e Controllo: Lezione 1-4, Appunti di Programmazione e controllo

Riassunto generale sulla materia Programmazione e controllo tramite le slide fornite a lezione dal professore

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 17/07/2024

sebastiano-coluccia-1
sebastiano-coluccia-1 🇮🇹

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PROGRAMMAZIONE E
CONTROLLO
LEZIONE 1:
Informazioni si suddividono in: informazioni quantitative e non
quantitative.
Quelle quantitative consistono in informazioni monetarie e non
monetarie.
Le monetarie comprendono Informazioni di bilancio, Informazioni per il
management, Informazioni fiscali e Informazioni monetarie operative.
CONTABILITA’ PER IL MANAGEMENT
Si tratta solo di una parte delle informazioni rilevanti ( Non tiene conto
di quelle qualitative).
Aggregate molto spesso per ‘’oggetti di interesse’’ come
prodotti/servizi, mercati, ect…
Contabilità per il management è a sua volta una fonte di dati e
informazioni del controllo manageriale.
SISTEMI DELLE INFORMAZIONI DI CONTROLLO :
1) Controllo manageriale con finalità di allineamento del
comportamento dei membri dell’ organizzazione al perseguimento
degli obiettivi strategici
2) Contabilità per il management con finalità di rilevare, elaborare e
distribuire al management informazione economiche e quantitative
strutturate per programmazione, valutare le performance,
controllare e motivare
3) Sistemi di contabilità dei costi con finalità di produzione di
informazioni di costo analitiche non solo in relazione ai prodotti e ai
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PROGRAMMAZIONE E

CONTROLLO

LEZIONE 1:

Informazioni si suddividono in: informazioni quantitative e non quantitative. Quelle quantitative consistono in informazioni monetarie e non monetarie. Le monetarie comprendono Informazioni di bilancio, Informazioni per il management, Informazioni fiscali e Informazioni monetarie operative.

  • CONTABILITA’ PER IL MANAGEMENT Si tratta solo di una parte delle informazioni rilevanti ( Non tiene conto di quelle qualitative). Aggregate molto spesso per ‘’oggetti di interesse’’ come prodotti/servizi, mercati, ect… Contabilità per il management è a sua volta una fonte di dati e informazioni del controllo manageriale.
  • SISTEMI DELLE INFORMAZIONI DI CONTROLLO :
  1. Controllo manageriale con finalità di allineamento del comportamento dei membri dell’ organizzazione al perseguimento degli obiettivi strategici
  2. Contabilità per il management con finalità di rilevare, elaborare e distribuire al management informazione economiche e quantitative strutturate per programmazione, valutare le performance, controllare e motivare
  3. Sistemi di contabilità dei costi con finalità di produzione di informazioni di costo analitiche non solo in relazione ai prodotti e ai

servizi ma a qualsiasi ‘’oggetto di analisi’’ potenzialmente interessanti

  • 12 DIFFERENZE FRA CONTABILITA’ GENERALE E IL MANAGEMENT:
  1. Contabilità generale
  • Bilancio obbligatorio
  • Scopo del bilancio è produrre informazioni per tutti gli stakeholder
  • Utilizzatori del bilancio sono gruppi di persone dall’ identità personale ignota al management
  • Bilancio è costruito attorno all’ equazione Attività=Passività + Capitale netto
  • Bilancio deve essere redatto in conformità al Codice civile, prassi contabile e ai principi contabili internazionali (società quotate)
  • Prospettiva del bilancio è una prospettiva storica relativa a ciò che è accaduto
  • Bilancio sintetizza il risultato di fenomeni che hanno un effetto monetario e raccoglie data, importo e conto
  • Approssimazione bilancio sono migliori a quella per il management
  • Bilancio obbligatoriamente prodotto con frequenza annuale
  • Bilancio è pubblicato e distribuito agli azionisti dopo alcuni mesi dalla chiusura del periodo amministrativo
  • Bilancio descrive la performance economica e finanziaria dell’ intera organizzazione
  • Responsabilità potenziali sempre esistenti per il bilancio
  1. Contabilità per il management
    • È facoltativa
    • Informazioni della CpiM sono un mezzo per raggiungere uno scopo
    • Utilizzatori della CpiM sono gruppi ristretti di persone interne e dall’ identità nota
  • Calcolare premi e bonus collegati alla performance
  • Attuare il processo di budget COSTI DIFFERENZIALI O RILEVANTI:
  • Cambiano da un’ alternativa all’ altra
  • Dipendono dal tipo di decisione
  • Non sono normalmente presenti all’ interno del sistema contabile **LEZIONE 2: CLASSIFICAZIONE DEI COSTI PER PREVENDERNE IL COMPORTAMENTO:
  1. COSTI VARIABILI:** Crescono proporzionalmente con i volumi di output o di attività 2) COSTI FISSI: Possono modificarsi nel tempo ma non a seguito di cambiamenti del volume di attività e sono di 2 tipi: costi impegnati e costi discrezionali 3) COSTI IMPEGNATI: Rendono disponibile una certa quantità di servizio, e possiedono due caratteristiche fondamentali: Si riferiscono a risorse che sono normalmente adeguate al fabbisogno con frequenza bassa , e, Non possono essere ridimensionati senza compromettere significativamente la performance economica 4) COSTI DISCREZIONALI: Sono costi derivanti da decisioni che il management rinnova periodicamente , sono relativi a risorse che possono essere adeguate al fabbisogno all’ interno di orizzonti temporali brev i e possono essere significativamente ridimensionabili senza mettere a repentaglio nel breve periodo la sopravvivenza dell’ impresa 5) COSTI SEMIVARIABILI:

È dato dalla somma di un costo fisso e un costo variabile CLASSIFICAZIONE COSTO DEL LAVORO: FISSO O VARIABILE? Dipende anche dal diritto del lavoro del Paese In ITALIA le forme di flessibilità del costo di lavoro sono:

  • Assunzioni part time
  • Lavoro straordinario
  • Agenzie interinali
  • Collaborazioni coordinate e continuative
  • Cassa integrazione
  • Partita IVA PERIODO TEMPORALE E DI RILEVANZA: L’ ammontare dei costi fissi e variabili dipende dall’ intervallo temporale al quale si riferisce la valutazione; ovvero:
  • Intervallo breve: Quasi tutti i costi non sono modificabili
  • Intervallo medio/lungo: Molti costi rimangono non modificabili, ma altri diventano flessibili
  • Intervallo lungo: L’ ammontare di quasi tutti i costi è flessibile, adeguabile al fabbisogno STIMA DELLA RELAZIONE COSTO-VOLUME: SCOPO: Calcolare i costi fissi totali e il costo variabile unitario utilizzando l’ equazione: CT = CFT + cvu × X LEZIONE 3: MARGINE DI CONTRIBUZIONE E LE RELAZIONI FRA REDDITO E VOLUME: Punto di pareggio è dato dalla formula: Xp = CFT / mdc dove mdc=Pr-cvu

MIGLIOR STRUTTURA DEI COSTI:

  • La struttura dei costi consegue a scelte trade-off importanti fra rischio e potenzialità di realizzare reddito
  • Imprese con costi fissi alti sperimento maggiori redditi in periodi di prosperità
  • Imprese con bassi costi fissi hanno una contrazione più bassa del reddito in periodi di calo dei ricavi
  • La struttura dei costi è comunque fortemente influenzata dal tipo di attività svolta e dal settore
  • La propensione al rischio da parte della Proprietà e del management influenza la struttura dei costi LEZIONE 4: COSTI PIENI E LORO IMPIEGO CONCETTO DI COSTO: È la valorizzazione monetaria delle risorse utilizzate per un qualche scopo
    • Costo quantifica un impiego di risorse
  • Utilizzano un comune denominatore
  • Ha sempre a riferimento uno scopo, un obiettivo: un ‘’oggetto del costo’’, una qualunque cosa per la quale sia desiderata una misurazione separata del costo
  • Il concetto di costo è più significativo quando seguito da un aggettivo POSSIBILI OGGETTO DI COSTO:
  • Prodotto
  • Servizio
  • Linea prodotto
  • Marchio
  • Agente
  • Canale
  • Progetto
  • Cliente
  • Attività
  • Funzione tecnica
  • Unità organizzativa POSSIBILI OGGETTO DI COSTO:(2)
  • Esiste un trade-off fra quanto specifico sia l’oggetto del costo e l’impegno per la sua rivelazione
  • Al crescere dell’ampiezza dell’oggetto del costo si riducono i costi di rivelazione, si semplifica il sistema, ma si perde informazione sulle differenze di costo fra oggetti diversi ma accomunati dall’ampia definizione
  • Questo vale anche per le imprese di servizio
  • Costo pieno comprende tutte le risorse usate per un determinato oggetto di costo
  • Il calcolo del costo pieno si complica per la presenza di costi comuni a più oggetti del costo e denominati costi indiretti

Schema sopra individuo diagramma del flusso dei costi in un sistema di determinazione dei costi prodotto, esso è diviso in 3 sezioni: Acquisto, Produzione e Vendita COSTI PRODOTTO E COSTI DI PERIODO: (SCHEMA) Vedere slides nella lezione del 03/10 e 04/

L’USO DEL COSTO PIENO:

  • Valorizzare le rimanenze e il costo del venduto ai fini del bilancio
  • Capitalizzare costruzioni in economia
  • Svolgere analisi di profittabilità
  • Rispondere alla domanda: ’’quanto è costato?’’
  • Rendere i prezzi conformi a quelli stabiliti per contratto
  • Calcolare i prezzi regolamentati da agenzie dello stato
  • Definire il prezzo normale di prodotti differenziati
  • ‘’coprire’’ i costi diretti
  • ‘’coprire’’ una quota adeguata dei costi indiretti
  • Conseguire un reddito soddisfacente LEZIONE 5: APPROFONDIMENTO SUI SISTEMI DI DETERMINAZIONE DEI COSTI: CLASSIFICAZIONE DEI PROCESSI DI PRODUZIONE:
  • Sistemi per processo sono più semplici
  • Nei sistemi per processo i valori unitari sono valori medi , quindi: le differenze di costo dei singoli prodotti non sono rilevate
  • Quando un cliente paga in base allo specifico servizio o prodotto allora dovrebbe essere utilizzato un sistema per commessa
  • I sistemi ibridi:
    1. In molte situazioni alcune attività sono simili e il costo unitario dell’ esecuzione può essere rilevato con un sistema per processo, mentre l’ uso dei materiali potrebbe essere diverso e dunque i materiali o costo di altre attività essere rilevati con un sistema per commessa
    2. Es. produttori di calzature e abbigliamento di fascia bassa

L’ ALLOCAZIONE DEI COSTI INDIRETTI: LA DISTINZIONE FRA COSTI

DIRETTI E INDIRETTI

  1. Un costo è indiretto per uno dei seguenti motivi:
  • È impossibile trattarlo come diretto poiché è un costo comune
  • Farlo non è conveniente
  • Si è stabilito di non farlo
  1. Quanto stretto deve essere il rapporto casuale tra costo e oggetto del costo affinché il primo possa essere considerato diretto
  2. Il confine fra le due categorie non è sempre indiscutibile ALLOCAZIONE DEI COSTI INDIRETTI:
  • Tutti i costi generali di produzione devono essere allocati ai prodotti che li hanno determinati
  • Il costo pieno è la somma dei costi diretti e una ‘’quota equa’’ di costi indiretti
  • Il processo di assegnazione dei costi indiretti è chiamato allocazione
  • I costi indiretti sono allocati per mezzo di un coefficiente di allocazione , i costi diretti sono attribuiti CENTRI DI COSTO:
  • Un centro di costo è un ‘’oggetto’’ che accumula i costi di attività e risorse fra loro collegate
  • Centri di costo di produzione producono un prodotto o un componente o svolgono un’attività
  • Centri di costo di servizio erogano servizi ai centri di costo di produzione
  • Un centro di costo non è sempre un centro di responsabilità
  • In un sistema di determinazione dei costi prodotto i costi indiretti sono inizialmente accumulati per centro di costo
  • Sempre in tale fase i costi accumulati dai centri di costo di servizio sono assegnati ai centri di costo di produzione
  1. Un coefficiente di allocazione allora i costi in base a una qualche misura di risorse dirette consumate dalla commessa come le ore di mod o, spesso, a misure di volume in quantità
  2. S’ipotizza così che sia il consumo di questa risorsa la causa dell’insorgere dei costi generali di produzione
  3. La misura utilizzata si chiama base di allocazione o determinante del costo o cost driver
  4. Un solo coefficiente di allocazione è normalmente utilizzato per ciascun centro di costo, ma le basi di allocazione possono variare da CdR a CdR
  5. Potendo essere molteplici i coefficienti di allocazione, tale metodo è denominato allocazione su base multipla
  6. In alcuni casi si può utilizzare un unico coefficiente di allocazione per l’intero stabilimento evitando il processo di allocazione in due fai e semplificando notevolmente il sistema PERCHE’ COEFFICIENTI DI ALLOCAZIONE PREDETERMINATI:
  7. Coefficienti di allocazione calcolati mensilmente potrebbero essere influenzati in maniera impropria delle particolari caratteristiche del periodo(mese)
  8. Un coefficiente predeterminato consente valorizzazioni dei costi generali tempestive
  9. Un coefficiente predeterminato richiede un numero di calcoli inferiore

BUDGET FLESSIBILE PER DETERMINARE IL COEFFICIENTE STANDARD DI

ALLOCAZIONE:

  • Poiché alcuni costi generali di produzione sono variabili, allora sarebbe irragionevole valutare la differenza fra costi programmati e costi effettivi senza tenere conto di come sono cambiati i costi generali di produzione con i volumi di output - Si usa pertanto il budget flessibile il quale:
    1. Il budget flessibile è utilizzato per ogni centro di costo
    2. Mostra la previsione dei costi generali in corrispondenza di diversi volumi di attività
    3. Permette di distinguere lo scostamento di volume da quello di spesa VOLUME STANDARD O VOLUME NORMALE:
      • Il volume standard o volume normale annuale
      • Volume standard(o normale) mensile
      • Valore di coefficiente predeterminato di allocazione è relativamente basso se il volume standard è relativamente alto e viceversa
      • Costi generali sovra e sotto-assorbiti
      • Volume mensile utilizzato per la programmazione della produzione

LEZIONE 6:

COSTI STD, SISTEMI A COSTI VARIABILI, COSTI DELLA QUALITA’ E

CONGIUNTI:

TERMINOLOGIA:

1) Valori programmati:

  • Costo standard
  • Costo di budget
  1. Scheda del costo standard:
    • Distinta base
    • Ciclo di lavorazione
  2. Costo standard dei materiali diretti
  3. Costo standard manodopera diretta
  4. Coefficiente predeterminato di allocazione
  5. Scostamenti dai valori o benchmark VARIAZIONE DI PREZZO DEI MATERIALI DIRETTI:(FORMULE)

VARIAZIONE DI IMPIEGO DEI MATERIALI DIRETTI:(FORMULE)

VARIAZIONE DI COSTO DELLA MANODOPERA DIRETTA:(FORMULE)

VARIAZIONE DEI COSTI GENERALI DI PRODUZIONE:(FORMULE)