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Appunti dei professori Capodaglio e Marchi su Costing e Report
Tipologia: Appunti
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Con costo si può intendere un sacrificio o una rinuncia ovvero come una spesa o dispendio di denaro per approvvigionarsi di beni o servizi destinati al proprio consumo ovvero nello svolgimento della gestione o processo produttivo. Bisogna porre attenzione sulla finalità che al tecnico economico aziendale interessa studiare la dinamica dei costi all’interno dell’azienda è legata al motivo di poter contrapporre tali costi ai ricavi, ovvero al valore che il mercato ha riconosciuto vendendo il bene a terzi. Che risultato fornisce? IL REDDITO DI ESERCIZIO (differenza tra ricavi e costi= utile o perdita) A cosa serve il reddito? Ha un significato importante perché misura la capacità dell’azienda di generare reddito!!! Ovvero di creare valore, perché è evidente che se i ricavi sono superiori ai costi ci troviamo nella situazione di una azienda che ottiene un valore superiore. L’azienda che genera un risultato economico positivo è una azienda che crea valore!!! È di fondamentale importanza per il tecnico conoscere la dinamica dei costi, come essi si generano o si calcolano, per poterli determinare nella maniera più attendibile possibile, in maniera da avere un primo elemento di valutazione dell’azienda in merito alla capacità che essa ha di generare valore. Nel momento in cui gestiamo una azienda, tenere monitorata la capacità che essa ha di generare valore è un aspetto importante. EQUILIBRIO ECONOMICO FINANZIARIO E PATRIMONIALE Sappiamo che l’equilibrio finanziario monitora la capacità di far fronte alle uscite finanziare controllato nel breve periodo. Patrimoniale confronta gli impieghi di denaro e fonti di finanziamento per liquidità e esigibilità Economico generare un reddito controllato nel lungo periodo Quando ci si approcci ad una azienda, bisogna monitorare l’aspetto economico ma non ha bisogno un controllo tempestivo. Bisogna tener conto l’equilibrio finanziario, cioè la liquidità (bisogna saldare tutti i debiti ad esempio della prossima settimana) Le aziende oggi saltano e falliscono non per le perdite che generano ma per il fatto che manca liquidità L’aspetto finanziario è quello più pericoloso. La il codice della crisi di impresa si concentra sul monitoraggio costante della parte finanziaria, imponendo agli organi di controllo una costante verifica degli indicatori finanziari il cui valore può essere rappresentativo di una situazione di insolvenza. Allora gli organi di controllo, devono segnalare la cosa e procedere secondo un iter per cercare di salvare l’azienda. Quella situazione di insolvenza come si genera?
Bisogna allora procedere ad una revisione della strategia commerciale volta a far si che i clienti accettino un maggior prezzo di vendita e dall’altra patte, sono necessari interventi nel processo produttivo affinché i costi siano in minor numero possibile. Il problema è che sia l’una che l’altra modalità di intervento farà si che l’azienda migliori ma nel tempo. SOTTO INSIEME DEL CONCETTO DI COSTO (definizione del prof Brusa) IL COSTO DI PRODUZIONE somma dei valori attribuiti ai fattori produttivi impiegati o utilizzati in una data attività produttiva. Le modalità di calcolo del costo di prodotto, devono essere ragionevolmente differenti a seconda di come ogni singola impresa decide di organizzare il proprio processo produttivo. Da un lato si ha il concetto di valore (va ricondotto a unità monetarie) PAROLA ATTRIBUITI perché non si può parlare di misurazione. Il calcolo del costo da usare implica una procedure di ATTRIBUZIONE quindi una procedura valutativa perché non siamo sempre in grado di misurare tale costo, ma va stimato!!! CLASSIFICAZIONE DEI COSTI: significa raggruppare tutte le voci di costo presenti in azienda e quindi tutte le spese per l’acquisto di beni e servizi da usare per la gestione, bisogna prendere questi valori e determinarne sotto insieme per ottenere informazioni che senno non sarebbero disponibili. Quando si parla di costo bisogna sempre definire l’oggetto di riferimento (materia, servizio, lavoro, impianto…) COSTI SPECIALI E COMUNI Richiama il concetto, una caratteristica del costo che è quella di specialità o esclusività. Costi speciali attribuibili unicamente a quell’oggetto di riferimento in quanto sostenuti specificatamente per esso. (se non lo produco più non ho più il costo) Costi comuni relativi a fattori che concorrono, direttamente o indirettamente allo svolgimento di coordinazioni produttive differenti, assunte come distinti oggetti dei costi. (più processi produttivi e quindi la cessazione dell’esistenza dell’oggetto, non comporta il fatto che l’impresa smetta di sostenere quel costo). Questa classificazione serve quando si vuole definire una analisi differenziale di make or buy, quindi si definisce i costi eliminabili o meno, quali costi devono essere compresi nell’analisi e quali sono trascurabili. Se quel costo continuo sempre a sostenerlo allora non è decisivo. Il costo speciale è rilevante per l’analisi differenziale, si considerano i costi alternativi ad una scelta piuttosto che un’altra. COSTI FISSI E VARIABILI Costi fissicosti che sosterrò in ammontare costante indipendentemente dal volume di produzione; sono costi di struttura o di capacità. Costi variabili variano al variare di una certa quantità che tipicamente è il volume di produzione, questa variabilità può essere proporzionale o meno che proporzionale. COSTI DIRETTI O INDIRETTI Costi diretti vengono identificati nella loro misura e sono quindi attribuibili immediatamente all’oggetto di riferimento (costo delle materie prime, costo del lavoro…) misurabile e certo, non caratterizzato da aleatorietà. Costi indiretti costi che non è possibile, o economicamente conveniente, imputare direttamente all’oggetto di riferimento e, per questo, devono essere attribuiti per via mediata.--> relativo al fatto che il cui consumo non è misurabile ma può essere attribuito all’oggetto di riferimento solo tramite un procedimento di stima. (alcuni saranno più attendibili di altri, ma non si può dire che la stima sia sbagliata!).
IL SISTEMA DI CONTABILITA’ ANALITICA (industriale) È un complesso di rivelazioni sistematiche, a periodicità infrannuale, volte alla determinazione di costi ricavi e risultati analitici della produzione aziendale, in prescelte configurazioni, nonché alla formazione del risultato economico di breve periodo, per somma algebrica di risultati analitici, costi comuni non imputati e differenze varie. La contabilità analitica è un sistema, un sistema di flussi coordinati verso un obiettivo comune che è l’analisi della marginalità ha un determinato obiettivo. Sono scritture contabili coordinate. Tutte queste rilevazioni comportano la determinazione di costi analitici, ricavi analitici e risultati analitici. ANALITICO vuol dire che non è generale. Ha come oggetto di riferimento maggior dettaglio rispetto all’oggetto azienda, ad esempio al prodotto al reparto… CONTABILITA’ GENERALEHa come oggetto di riferimento l’azienda stessa, sono tutti costi diretti La contabilità analitica è un insieme di componenti che hanno un significato se funzionano insieme. È tenuta con una periodicità più restringente. Ha come finalità la formazione del risultato economico di breve periodo per somma algebrica di tutti i risultati realizzati in precedenza, la somma di tutti i margini che ho realizzato su tutti i prodotti, mi da il risultato economico. Quando si studia il bilancio di esercizio, una delle poste più complesse in quanto oggetto di valutazione è quella relativa alle rimanenze. La competenza è demandata ad esercizi futuri. Bisogna distinguere la natura se è SP o CE. Si riferisce a minori costi dell’esercizio, quando rilevo le rimanenze finali, sottraggo i costi fatti durante l’esercizio, faccio una rettifica per andare a trovare tutti gli acquisti che non hanno avuto un ricavo nell’esercizio in corso, allora vanno imputati all’es successivo. Partendo dall’anno 0 le rimanenze si calcolano andando a registrare i costi di acquisto delle materie, sottraendo i consumi delle materie, oppure a fine periodo vado a fare l’inventario del magazzino e guardo quale valore attribuire a tali beni. LIFO FIFO ecc non sono metodi di valutazione perché non mi da nessuna informazione su come valuto quel bene, lo individua e basta. Si individuano gli scarichi di magazzino. È una individuazione fisica delle rimanenze. Definisco cosa è rimasto col LIFO o FIFO, l’ulteriore passaggio è definire se voglio adottare il costo di acquisto effettivo, il prezzo standard… MAGAZZINO PRODOTTI FINITI carico i beni a magazzino, poi li vendo a questo punto non so cosa ho caricato perché la contabilità generale non mi aiuta, perché è un evento interno all’azienda, mi dice solo cosa ho scaricato. Il mio prodotto finito a magazzino lo devo contabilizzare per forza, con la contabilità generale non mi dice le giacenze, faccio l’inventario, posso applicare il LIFO o FIFO, ma io quei beni li ho prodotti internamente e allora qual è il loro valore di carico, (per le materie prime ho la fattura) è necessario una elaborazione analitica non prevista dalla contabilità generale per determinare qual è il costo del prodotto e che poi verrà individuato in giacenza. Senza il calcolo analitico non so quanto è il valore di carico del prodotto finito. Il valore delle rimanenze finale si determina con i costi diretti e indiretti imputabili al prodotto , questo calcolo non può essere richiesto alla contabilità generale. Il legislatore rimanda ad altri sistemi di calcolo che è la contabilità analitica, non è obbligatoria legalmente, ma senza di questa non vi è la possibilità di avere un calcolo corretto delle rimanenze e quindi avere un bilancio attendibili. La tenuta della contabilità analitica non deve essere in partita doppia, tenere delle rilevazioni, ma la modalità è a discrezione del redattore.
Si parla di contabilità analitica che può essere tenuta in forma contabile ma anche in forma libera (cioè con la partita doppia o meno). I sistemi contabili sono più complessi ma danno una miglior capacità di quadratura con la contabilità generale. Il sistema in forma libera è molto più agevole da strutturare ma ha la problematica di essere meno strutturato. La contabilità analitica si distingue anche a seconda di come si va a correlare alla contabilità generale, in alcuni casi sono separate. Abbiamo la contabilità generale in partita doppia e poi la contabilità analitica che può essere in forma libera o partita doppia Se entrambe sono in partita doppia si viene a creare il SISTEMA DUPLICE CONTABILE Se la contabilità analitica è in forma libera si ha il SISTEMA DUPLICE MISTO Se contabilità generale e analitica basate sul medesimo piano di conti si ha il SISTEMA UNICO CONTABILE (i sistemi unici sono tipici del mondo anglo americano, basati sul metodo patrimoniale). In Italia tipicamente è duplice. I sistemi informatici tipicamente sono sistemi che utilizzano il sistema duplice contabile. Il fatto di non sapere come il sistema informatico gestisce il modello di contabilità industriale, rende il controller molto succube dei sistemi informatici, non conoscere come la contabilità analitica si genera, come si perviene a quel risultato è una lacuna gravissima. Non possiamo avere la percezione della qualità del risultato che ci viene dato. La contabilità analitica si fonda sul sistema patrimoniale, ha come presupposto attribuire i conti a oggetti di riferimento analitici. Il definire oggetti analitici è il primo punto fondamentale. La prima domanda è quale è l’oggetto di riferimento di imputazione dei costi… non sempre è facile farlo. Definire opportunamente l’oggetto di riferimento della contabilità analitica. Il processo di contabilità analitica segue tutte le fase del processo, è in grado di raccontare come funziona l’azienda dall’interno, deve essere un sistema sartoriale, altrimenti non sarebbe adatto, dovrà essere vestito su ciascuna realtà aziendale, e quindi consentirà di avere le giuste informazioni. In contabilità generale si fa riferimento all’esterno dell’azienda. Si fa in partita doppia perché è quello più strutturato. IL SISTEMA DUPLICE CONTABILE Mettere in evidenza alcuni principi fondamentali che valgono sempre i sistemi di contabilità analitica funzionano allo stesso modo, cambia la modalità in cui il modello si adatta e viene vestito sulle singole realtà aziendali. È importante per poter partire ad ogni casistica, è importante capire i principi di base dei modelli, il resto è una mera applicazione. Modelli e regole di base della contabilità analitica. I principi fondamentali sono:
Se a questo costo primo vado a sommare tutti i costi indiretti ottengo una configurazione di costo in cui l’attendibilità del risultato è minata dal fatto che ci son tanti costi indiretti. C’è aleatorietà nel calcolo. Questa è la configurazione a costo PIENO. (full cost) Primo e pieno dipendono dalla classificazione dei costi da cui sto partendo. Pieno somma costa diretti + indiretti oppure fissi + variabili Primo : tutti i costi diretti oppure solo i fissi. Costo primo industriale solo somma dei costi diretti è la più precisa in assoluto e serve per l’analisi dell’efficienza Costi pieno industriale somma dei costi diretti industriale più le quote di costi industriale indiretti attribuibili al prodotto: è meno preciso ma la quota di costi indiretti attribuibili presentano rispetto al prodotto un rapporto di causa effetto. Energia elettrica è un costo indiretto come posso attribuirlo ai singoli prodotti? Uso il macchinario per segare le assi di un tavolo, più è grande il tavolo consumo più energia. Un altro è la durata del processo produttivo, più ci metto più consumo energia. Posso scegliere anche il metodo dello spessore delle assi del tavolo eccetera. Nell’ambito dei costi industriali vi è sempre la possibilità di definire un criterio di costi indiretti tecnico oggettivo rappresentativo del rapporto causa effetto che vi è tra il costo indiretto e il prodotto finito. Quando si passa al costo complessivo ovvero si hanno tutte le somme dei costi indiretti non solo industriali si guardano criteri oggettivi criteri di costo margine e ricavo. Si sceglie di andare ad attribuire il costo indiretto in base al cosato che è stato attribuito fino ad ora: il prodotto più costoso si prende la maggior quota di costi Il prodotto più ricco che ha il margine più elevato si prende la maggior quota di costi indiretti, stessa cosa col ricavo. In linea di massima si può affermare che tutti i costi indiretti connessi all’attività di acquisto tipicamente vengono attribuiti tramite basi di costo. I costi riferiti all’area vendite base di ricavo Tutti i costi indiretti non industriali verrà imputato tramite una base di risultato che ha un pregio e un difetto. Il prodotto più ricco assorbe la maggior quantità di costi indiretti questo è un pregio perché applicando il criterio del margine minimizziamo il rischio che una certa attività vada in perdita una volta attribuiti i costi indiretti. Se un articolo va in perdita una volta attribuiti i costi indiretti ci si pone il dubbio se eliminare l’articolo o meno. Devo capire se l’articolo è in perdita perché non mi fa guadagnare o ho attribuito i costi indiretti. Il metodo migliore non c’è, ma più mi allontano dal prodotto tanto più è importante che tenga sotto controllo che il prodotto vada in perdita. C’è anche un rischio sovvenzionamento incrociato, in certi casi se abuso della logica del margine rischio di andare a salvare prodotti in perdita perché erodo la marginalità reale che ho su quei prodotti per cederla al prodotto povero. Possiamo approfondire la prima delle fasi FASE DELLA RIPRESA SALDI Momento nel quale riporto in contabilità analitica i costi e i ricavi di competenza di quel periodo. Si trova questa fase come una fase a se stante, viene letto il CE di contabilità generale e viene riportato in contabilità analitica secondo certe tecniche. È chiaro che noi tutti i costi e ricavi dobbiamo portarli in contabilità analitica. Quali saranno i costi rilevanti per la contabilità analitica? Qualcuno nn è utile ma lo portiamo in contabilità analitica per avere una coerenza con la contabilità generale. ACQUISTO MATERIE PRIME l’azienda riceve la fattura che viene contabilizzata in contabilità generale. Ricevo un bene con la fattura.
Contabilizzo tutto insieme. In contabilità di magazzino registro il carico delle materie che ho comprato in termini di quantità. In contabilità generale registro la fattura. Si registra in contabilità analitica che si basa sul sistema patrimoniale e che prevede che i costi vengono imputati all’esercizio solo se è effettivamente utilizzato. Sennò viene sospeso nel conto magazzino. Si indica non a quantità ma a valore riportato in contabilità generale. In contabilità analitica in DARE abbiamo il valore iscritto cioè il costo della fattura in un conto acceso a MAGAZZINO MATERIE PRIME. Questa logica si applica su tutto, se acquisto un servizio che non uso metto sempre un conto di costo in contabilità analitica nei quali vado a registrare i costi che vado a registrare nella contabilità generale si chiamano CONTI COMPONENTI ELEMENTARI. In contabilità generale avevo un debito in contropartita. In contabilità analitica la contropartita prevede l’utilizzo di conti di RIFERIMENTO O A SPECCHIO, sono dei conti speculari a quelli di contabilità generale ma soprattutto hanno una caratteristica , sono conti che funzionano al contrario perché nascono e muoiono come contropartite. Quando acquisto qualcosa avrò IN CONTABILITA’ ANALITICA MAGAZZINO MATERIE PRIME IN DARE COSTI DI ACQUISTO CONTO RIFERIMENTO IN AVERE si chiudono alla fine di tutti i conti quando si riconciliano con la contabilità generale. DARE CONTO ELEMENTARE AVERE CONTO RIFERIMENTO QUESTA è LA SCRITTURA DELLA RIPRESA SALDI. Acquisto una materia ricevo il materiale, la fattura arriva Ordino il giorno 3 e ricevo la fattura un mese dopo. Ho caricato a magazzino il 3 di marzo una materia prima, mentre il costo avviene un mese dopo. Nel frattempo la materia l’ho già consumata e ottenuto il prodotto finito e quindi nella mia contabilità industriale che segue passo passo l’evoluzione del prodotto come faccio a dare il giusto costo al prodotto? Le esigenze di tempestività della contabilità analitica devono avere la meglio sulla contabilità analitica. Nella contabilità generale registro il pagamento solo quando ricevo la fattura. La contabilità analitica non può permettersi di aspettare l’arrivo della fattura in quanto il processo produttivo va avanti. Si fa che al momento della registrazione a magazzino anche la contabilità analitica vada a fare una registrazione. Non si parte più dalla fattura ma dalla BOLLA O DDT. Si effettiva una scrittura di rilevazione del costo già nel momento in cui si registra la bolla. QUANDO RICEVO IL MATERIALE CARICO IL VALORE MONETARIO DELLA MIA MATERIA PRIMA VADO A FARE LA SCRITTURA ANALITICA CARICO IN DARE LE MATERIE PRIME IN AVARE NON USO IL CONTO DI RIFERIMENTO ERCHE SI USA SOLO IN CORRISPONDENZA della contabilità generale. Ma quando non abbiamo registrato in contabilità generale allora non posso usare il conto corrispondenza perché non c’è. Nel momento in cui io vado a registrare in contabilità analitica il costo del magazzino in contropartita sto generando una differenza tra la contabilità analitica e generale perché in contabilità generale non ci sono. Conto acceso a differenze temporanee o di conguaglio, sono differenze legate ad un diverso momento di contabilizzazione di una voce di costo.
In contabilità analitica contestualmente alla prima scrittura del costo per le assicurazioni, andiamo a rilevare il medesimo costo. Ma quel premio che abbiamo registrato ad es. di 1200 ha un periodo di competenza di 12 mesi, allora in contabilità analitica non si possono portare tutti i 1200 perché senno gravano tutti al mese di gennaio, ma non è corretto perché il periodo di competenza è tutto l’anno. Perciò la quota di competenza di gennaio è di 100 euro. In contabilità generale abbiamo un costo più alto rispetto all’analitica. In AVERE nel conto di riferimento ci metto l’importo di 1200 In DARE nel conto elementare assicurazioni registro solo 100, i restanti 1100 euro non riportati in contabilità analitica in un conto elementare, vengono registrate in un conto differenze (assicurazioni c/conguaglio). Nel mesi dopo in contabilità generale non registro più niente. In contabilità analitica nel mese di febbraio registro nuovamente tutto, quindi devo iscrivere un ulteriore importo di 100 euro che sia un costo di competenza di contabilità analitica pur non essendovi un conto riferimento (perché non c’è in contabilità generale) In AVERE vado a consumare una piccola parte, 100 euro del conto delle differenze di conguaglio. Ogni mese ripeto questa operazione e quindi arrivato a dicembre, il conto differenze di conguaglio sarà pari a 0, ho imputato tutti i costi di assicurazione. Quando vado a fare le chiusure di contabilità analitica il conto riferimento viene chiuso. Casi di ripresa saldi Le rimanenze. Da un punto di vista contabile sono non sono di competenza del periodo in quanto la competenza si ha quando si realizzano i ricavi di vendita. Se non hanno trovato i corrispondenti ricavi, dal punto di vista contabile devo prendere quei costi e dovrò sospenderli e quindi toglierli dal CE dell’esercizio in chiusura per portarli come maggiori costi del CE del prossimo esercizio. Sono costi sospesi e quindi dal punto di vista patrimoniale sono costi sospesi in dare, mentre in avere. Rilevo il costo sospeso in DARE dello SP. In AVERE ci devo mettere lo storno di costi di esercizio, quindi metto il conto Rimanenze finali ma è un conto economico di storno indistinto di costi. (rappresenta un minor costo di esercizio). Costi sostenuti in periodi precedenti ma non di competenza. Questa operazione che facciamo la prima volta in contabilità analitica. In contabilità analitica: DARE conto di costo conto magazzino materie prime AVERE conto riferimento speculare alla contabilità generale. DARE MAGAZZINO MATERIE AVERE RIMANENZE INIZIALI MATERIE C/RIFERIMENTO Dall’altra parte però, il valore delle rimanenze iniziali è influenzato dalla modalità in cui ho determinato quel costo sospeso in contabilità generale (FIFO, LIFO costo medio ponderato). Questi metodi di gestione del magazzino, ci dicono i modi in cui il magazzino viene valorizzato? La valorizzazione del magazzino viene definita al costo di acquisto, può essere fatta al costo standard, può essere al prezzo di vendita se è inferiore al costo questo è il criterio di valorizzazione, poi il metodo di gestione ci aiutano a comprendere meglio se gli scarichi fanno riferimento ai beni più recenti o ai beni più remoti. In contabilità generale i principi contabili e il cc ci danno la possibilità di scegliere il metodo di valorizzazione e di gestione più adatto. Valorizzare al costo pieno industriale, se non è possibile si usa il costo primo industriale, dei costi standard o il prezzo di vendita. Il cc e i principi ci dicono che abbiamo l’opportunità di usare FIFO LIFO ecc.
In contabilità generale posso scegliere un metodo che sia più confacente con le mie politiche di bilancio. Non necessariamente il metodo che adotto è quello che meglio si adatta alla mia realtà aziendale, conseguentemente la mia contabilità analitica potrebbe ritenere opportuno adottare un criterio di individuazione degli scarichi, differente alla mia contabilità generale. Se uso LIFO in contabilità generale, dall’altra parte posso dire che non è rappresentativo del mio magazzino. Il FIFO non è raccomandabile dai principi contabili anche se ad esempio in alcuni casi è usato per forza il FIFO (silos di grano per forza uso il FIFO) Concessionario di auto usate in qualunque momento posso fare una valutazione del magazzino, andando a fare l’inventario di tutte le macchine presenti nel piazzale e con il numero di targa risalgo al costo. Ho il dato puntuale, ho un criterio di individuazione specifica, posso lavorare al costo specifico. Qualora non sia possibile distinguere il costo specifico, devo usare questi metodi che sennò non so individuare i beni in rimanenza. La contabilità generale il silos, si valuta al LIFO e al costo medio ponderato. Mentre da un punto di vista materiale è importante il metodo del FIFO. In contabilità generale mettiamo il LIFO, in contabilità analitica usiamo il FIFO. Il valore del magazzino che si viene a creare sarà diverso!! Perché andiamo ad applicare la valutazione del costo di acquisto ad oggetti diversi. È evidente che nel momento in cui vado a riprendere le rimanenze iniziali di materie prime, avrò come valore un importo che è differente della contabilità analitica per effetto dell’applicazione del metodo diverso degli scarichi. MAGAZZINO MATERIE DARE 810 (slide 25) Si ha una differenza permanente e non temporanea dalla contabilità generale DIFFERENZA DI INCORPORAZIONE che è quella permanente. RIMANENZE INIZIALI C/RIFERIMENTO 540 AVERE DIFFERENZE DI INCORPORAZIONE SU MATERIE 270 AVERE (non è una differenza temporanea come nei casi precedenti!) ALTRA IPOTESI AMMORTAMENTI (differenza permanente) L’ammortamento fattori della produzione per i quali si prevede un utilizzo ripetuto nel tempo. Il macchinario lo uso tante volte nel corso del tempo anche in più anni. La dottrina chiama la semola fattore della produzione a fecondità semplice Macchinari a fecondità ripetuta. Questi hanno una possibilità di esercizio che va oltre l’esercizio e quindi il suo costo non è riferibile solo all’anno in corso, ma deve essere ripartito su tutti gli esercizi nei quali il fattore viene utilizzato. È un bene PLURIENNALE e quindi quando effettuo l’acquisto il coto deve essere sospeso tra i costi pluriennali quindi in un conto di costo rilevato allo SP. La quota di competenza del periodo che rappresenta il contributo che il costo pluriennale ha dato è L’AMMORTAMENTO, viene determinato a priori con un piano di ammortamento pari alla vita utile del bene. In contabilità generale la durata del piano di ammortamento è influenzata dalla deducibilità fiscale delle quote di ammortamento stesso. Il costo è deducibile quando è rilevante al fine del calcolo delle imposte (il ricavo è imponibile alle imposte). I ricavi imponibili e costi deducibili la differenza genera l’imponibile fiscale che serve per il calcolo delle imposte. Un bene pluriennale dal punto di vista fiscale, ha una deducibilità non intera nel primo esercizio ma ripartita in quote. Molto spesso accade che anche in azienda il costo di quel veicolo viene ammortizzato nella stessa durata della imposta della normativa fiscale.
Rimanenze di semilavorati materie prime che sono state messe sulla linea di produzione e sono in corso di trasformazione per diventare prodotti finiti. Non possono essere stoccati a magazzino. I prodotti in corso di lavorazione sono rimanenze non sono a magazzino ma lungo la linea di produzione La rileviamo in un conto a inventario permanente che non è un vero proprio e magazzino CONTO PRODUZIONE acceso al singolo elemento che consideriamo, è un conto che rappresenta il funzionamento di una linea di produzione. Dobbiamo caricarlo con quelle voci di costo che erano presenti alla fine dell’esercizio precedente, caricata nell’esercizio successivo (slide 31) DARE CONTO PRODUZIONE AVERE RIMANENZE INIZIALI PRODOTTI IN CORSO C/RIF Slide 47 RICAVI Non si usa un conto elementare DARE RICAVI DI VENDITA C/RIF AVERE CONTO DI CONTABILITA’ ANALITICA Il conto movimentato in avere è il CE analitico, acceso al singolo prodotto. Avremo il CE di contabilità analitica che si ricarica dei ricavi di vendita del periodo. I CE analitici specifico per il singolo prodotto prende il nome CONTO RICAVI E MARGINI. CE analitico acceso al singolo prodotto. Questo serve quando si completa tutte le elaborazioni per la contabilità analitica per calcolare il margine. MISURAZIONE DEI COSTI DIRETTI INDUSTRIALI DI PRODOTTO Vanno identificati. I costi diretti sono quelli misurabili sull’oggetto di riferimento e quindi il costo è misurabile. Per caricare i costi diretti sul prodotto dobbiamo ipotizzare che si sia avviata la fase di produzione dei beni, avviata con gli ORDINI DI PRODUZIONE documento in cui si dichiara che in una certa data un certo articolo viene prodotto in una certa quantità con una certa linea di produzione. Dato quell’ordine, dal momenti in cui lo lancio, in quel momenti vuol dire avviare quella produzione. Abbiamo un operatore di magazzino e va a effettuare il prelievo del materiale che deve essere utilizzato per produrre il prodotto. Se questo è corretto, avviene, dal punto di vista di contabilità di magazzino scarico delle materie prime e carico della produzione (è un magazzino che trasforma). Da un punto di vista contabile in contabilità generale non succede nulla, in contabilità analitica il magazzino materie prime viene scaricato al valore di quella materia e viene caricato il conto produzione DARE CONTO PRODUZIONE AVERE MAGAZZINO MATERIA PRIMA Valore che vado ad associare è definito in base al costo di carico della materia e uso quello del lotto che immagino di scaricare secondo la logica del LIFO, FIFO, costo medio ponderato. È evidente che a questo punto mi chiedo, se questo è quello che sta avvenendo, il magazziniere prende la materia prima che viene lavorata, ho una serie di elementi da prendere in considerazione. Avvio la produzione, voglio produrre 200kili di fusilli, come fa il magazziniere quale è la materia prima che deve prelevare dal magazzino? Per fare questo quantitativo di pasta, quali sono le componenti che devo usare? Me lo dice la ricetta. Che è l’elenco dei fattori della produzione che devo consumare per ottenere una unità di prodotto finito. La distinta base mi dice che per fare un kilo di fusilli mi servono tot uova, tot farina eccetera, la distinta base mi dice le materie prime in funzione anche alle quantità.
Noi a questo punto abbiamo lanciato l’ordine di produzione, ci produce 200kili di fusilli, le materie prime sono quelle dichiarate in distinta base. La quantità che andiamo a scaricare dal magazzino qual è? Se noi fossimo in grado di misurare quanto stiamo prelevando di materia prima, non si usa la distinta base ma la materia prelevata di volta in volta. Se non è comodo misurarla tutte le volte, si fa una misurazione una tantum e conseguentemente moltiplichiamo il consumo di distinta base per i volumi di produzione. Abbiamo lanciato l’ordine di lavoro, le materie prime da prelevare ce le dice la distinta base. La quantità la prelevo ad effettivo o a standard. Ad effettivo si pesa un elemento alla volta e si porta sulla linea. (un ingranaggio di tipo A, di tipo B, il magazziniere fa i singoli prelievi. A standard La distinta base mi dice cosa prelevare, anche se non sono precisissimo cambia poco, mediamente prelevo ciò che sta scritto in distinta base. non c’è qualcuno che conta cosa sto prelevando Nel primo caso faccio una rilevazione puntuale. Nel secondo caso lo rilevo una tantum, faccio un campionamento e a quel punto dichiaro che ogni volta che produco uso quella quantità lì di materie, mediamente uso sempre quella quantità. A seconda della scelta cambia il quantitativo. Il valore economico, il costo da rilevare in contabilità analitica dipende dal metodo di gestione degli scarichi che mi consente di capire il lotto di acquisto da considerare scaricato e conseguentemente devo applicare questo metodo e calcolare il valore monetario del consumo di materie. Lo scarico delle materie prime può avvenire quando man mano che la produzione lo richiede (ci sono elementi che li suo subito e altri che li uso in fase successiva), quando rilevo questo costo?
Si riferiscono alle funzioni che ne hanno goduto. Anche i costi ostici da attribuire al prodotto hanno una via semplice da seguire. Siamo nel pastificio, materiale di pulizia costi per le pulizie (personale, macchinari ecc), quale è un driver con la base unica per andare ad attribuire il costo sul prodotto finito “pasta”? La risposta non è semplice, non c’è un driver sensato che consenta di ripartire i costi sui pacchi di pasta prodotti. Non c’è un rapporto di causa effetto tra il costo e l’oggetto di riferimento, qualsiasi criterio è assolutamente aleatorio e il risultato può essere non condivisibile Se prendiamo tutti questi costi afferenti al servizio di pulizia e li andassimo a considerare come costi diretti del reparto pulizia dell’azienda, li attribuiamo in maniera certa nel reparto di pulizia. In questa ottica, tutti i costi indiretti di prodotto, possono essere attribuiti alle varie funzioni, cosi al termine di ogni allocazione, tutte le funzioni sono caricate in DARE nel conto di costo, per aver in DARE il tot dei costi diretti che sono serviti per far si che quel centro possa erogare il proprio servizio. Ognuno dei centri ha sostenuto i costi diretti per l’erogazione del servizio. Questa è la prima operazione del metodo DEI CENTRI DI COSTO. Le funzioni aziendali vengono individuate nel sistema di contabilità analitica e crea un centro di costo che genera un conto scaricato in avere e caricato in dare. I centri di costo possono essere distinti in 3 categorie
Il costo attualmente in carico al centro manutenzioni, pulizia ecc venga attribuito ai centri principali e comuni in funzione del relativo utilizzo che di tale servizio i vari centri ne hanno fatto. Scarichiamo in AVERE il conto del centro ausiliario e carichiamo in DARE il conto relativo ai centri principali tramite un driver (numero ore macchina, più un centro lavora, più costi manutenzione gli attribuisco, più un reparto è grande più costi di pulizia avrà) Queste ripartizioni, giroconti prendono il nome di
Il valore del bene è il costo industriale del bene, quale sarà quel costo è il metodo di gestione degli scarichi che abbiamo usato (FIFO, LIFO ECC) Prendo il costo industriale del lotto più vecchio e lo valorizzo al costo pieno industriale (se uso LIFO) scarico magazzino in AVERE, carico in DARE il conto riferimento. Uso il costo industriale del venduto determinato in maniera analitica. Il conto ricavi e margini mi dà un saldo di 700 AVERE il margine industriale è di 700 su un fatturato di due milioni e 5. Contabilizziamo tutte le vendite. Che cosa si potrebbe fare ancora? È rimasto ancora aperto sono i centri di costo comuni che non abbiamo ribaltato sui prodotti. In quel momento eravamo in attesa di conoscere quale era la quota di costi indiretti industriale da imputare al prodotto, in quella sede non aveva senso caricare il costo di trasporto su vendite, perché è ancora a magazzino. Abbiamo imputato solo i costi industriali, dopo aver rilevato il costo industriale del venduto andiamo a scaricare i centri comuni sulla base di un driver che sarà altamente aleatorio, non mi consente di imputare con una relazione di causa effetto basi graduato soggettive, base di costo di ricavo di risultato. Il bene che ha la più alta marginalità avrà più costi ma sono driver aleatori. Per questa ragione spesso la contabilità analitica si interrompe alla slide 90. Al conto economico analitico imputiamo solo il costo industriale del venduto. I costi commerciali di struttura sono troppo aleatori e preferiamo che vengano lasciati sulla azienda e dai CE analitici emerga il contributo che il prodotto dà ai costi. Fino al margine industriale abbiamo utilizzato sempre o misurazioni dirette o driver tecnici, abbiamo un grado di obiettività molto elevato, adesso andiamo nella aleatorietà. Se contribuisce positivamente il bene, l’azienda se va a eliminare va a peggiorare il proprio risultato perché non copre i costi.
Report finale della nostra contabilità analitica. Eravamo rimasti che a seguito di una vendita, abbiamo registrato in AVERE i ricavi nel CE analitica con contropartita c/riferimento. A seguito della vendita abbiamo una cessione di beni, una uscita di beni dal magazzino ; questo viene registrato a quantità nella contabilità di magazzino, mentre in contabilità analitica viene registrato a valore il valore è il costo pieno industriale identificato in base al metodo di gestione delle scorte (LIFO, FIFO, costo industriale più vecchio o più nuovo). Il costo industriale è rilevato IN DARE al CE analitico (ricavi e margini) AVERE magazzino. In Avere del CE analitico abbiamo il dato dei ricavi, in DARE il costo pieno industriale del venduto. La differenza è il margine industriale del venduto. Abbiamo lasciato aperti i centri di costo comuni abbiamo la possibilità di chiudere i centri e di ribaltarli direttamente sui CE analitici, completiamo l’analisi di marginalità analitica andando a caricare il CE analitico, per arrivare al risultato operativo. Una variante è: molto spesso in co.a, nella prassi è malvisto il fatto di arrivare a imputare ai singoli prodotti, tutti i costi (non attinenti alla sfera industriale), questo perché la quota di costi imputata è fortemente aleatoria e quindi avremmo il rischio di andare ad attribuire una quota di costi indiretti non attendibile rischiando di far andare in perdita un prodotto quando effettivamente non lo è. SLIDE 98. Si mantiene solo il risultato economico industriale e si valuta la capacità dell’articolo di coprire i costi FULL COST INDUSTRIALE. (costi commerciali e di struttura sono troppo aleatori) Otteniamo la configurazione più significativa di co.a a livello operativo. Alcuni costi commerciali possono essere considerati costi diretti di prodotto (costi di trasporto, provvigioni, sconti, royalties), sono costi diretti della singola transazione, ogni volta che vendo un articolo, devo pagare quella royalty. In questo caso questi costi di trasporto devono essere trattati in maniera diversa. Quando andiamo a registrare un ricavo di vendita ci sono una serie di costi che devono (di destinazione commerciale), essere presi in considerazione perché attinenti alla transazione. Il ragionamento che si dovrebbe fare è pensiamo alle royalties (occhiale da vista hanno prezzi disparati, il costo industriale è 16 euro, in realtà il prezzo di vendita è caricato dall’utilizzo del marchio prezzo di vendita è 800, ma il ricavo è meno il 20% da dare al marchio) Si discute quindi il trattamento di questi costi che è difficile perché non si sa dove andarli a mettere in uno schema riclassificato scalare. Qualcuno preferisce riclassificarli nei costi commerciali del CE, ma se noi dovessimo calcolare quale è la percentuale di margine industriale andiamo a sottrarre i costi al fatturato lordo o netto delle royalty? È chiaro che se devo capire quale è l’incidenza del margine industriale sul fatturato, a me dell’ non mi importa nulla, l’ammontare di fatturato è teorico e non interessante. Il CE non deve partire dagli 800, ma da 800 – 320 che devo lasciare al marchio. Questo è il valore che il mio prodotto ha suk mercato una volta tolta la parte che non mi spetta. Nel momenti in cui andiamo a calcolare i singoli margini e analizziamo l’incidenza di ciascun margine sul fatturato, la domanda è, se devo calcolare l’incidenza dell’utile sul fatturato, uso il fatturato lordo o netto? Non c’è una risposta definitiva. Se devo comprendere la fatturato che mi residua per la copertura dei costi non considerati (commerciali e di struttura), allora la percentuale la calcolo sul fatturato netto e non su quello lordo perché non è a mia disposizione. Se il mio utile è il 10% del fatturato netto, se fosse lordo so già che il 20% lo devo dare al marchio, non entra nella mia azienda. La marginalità ha più senso che venga calcolata sul fatturato netto. Quando guardo l’incidenza delle singoli voci di costo sul fatturato (costo della materia prima ad esempio), da un anno all’altro posso accorgermi che l’incidenza è aumentata, sto spendendo di più