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Programmazione e controllo - dispensa, Dispense di Programmazione e controllo

Dispensa di programmazione e controllo per l'esame all'Università degli studi di Perugia

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 18/05/2017

Pansiiiiii
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Programmazione e controllo: di cosa si tratta
Controllo
I sistemi di controllo direzionale si pongono trasversalmente rispetto alle funzioni manageriali,
supportandole in un’ottica integrata. In tal senso, possiamo definire il sistema di controllo
direzionale come un sistema manageriale integrato finalizzato a supportare la direzione aziendale
nell’assicurare l’utilizzo efficiente ed efficace delle risorse aziendali nel perseguimento della
strategie. Come ogni sistema direzionale, il sistema di controllo è caratterizzato da un insieme di
principi, di norme e strumenti progettati dalla direzione aziendale al fine di supportare i propri
fabbisogni informativi per il controllo e per le decisioni.
Possiamo intendere la parola controllo in due modi diversi:
1. Acquisizione di informazioni per l’attività decisionale F 0
E 0
management
accounting:
Secondo la denizione del CIMA per management accounting si intende
un processo di identicazione, misurazione, raccolta, analisi,
preparazione, interpretazione e comunicazione delle informazioni
utilizzate dai manager per pianicare e controllare l’attività di una
organizzazione così da assicurare la corretta direzione e un
appropriato utilizzo delle risorse a disposizione (ecacia e
ecienza). Tale processo comprende la preparazione di report per
stakeholders quali azionisti, creditori, enti regolatori e autorità scali
2. Controllo dei comportamenti delle risorse umane F 0
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organizational
control:
Per organizational control si intende la combinazione di meccanismi di controllo progettati
ed implementati dal management per incrementare la probabilità che le risorse umane si
comportino secondo le attese e gli obiettivi dell’organizzazione
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Programmazione e controllo: di cosa si tratta

Controllo

I sistemi di controllo direzionale si pongono trasversalmente rispetto alle funzioni manageriali, supportandole in un’ottica integrata. In tal senso, possiamo definire il sistema di controllo direzionale come un sistema manageriale integrato finalizzato a supportare la direzione aziendale nell’assicurare l’utilizzo efficiente ed efficace delle risorse aziendali nel perseguimento della strategie. Come ogni sistema direzionale, il sistema di controllo è caratterizzato da un insieme di principi, di norme e strumenti progettati dalla direzione aziendale al fine di supportare i propri fabbisogni informativi per il controllo e per le decisioni. Possiamo intendere la parola controllo in due modi diversi:

  1. Acquisizione di informazioni per l’attività decisionale F 0E 0 management accounting : Secondo la definizione del CIMA per management accounting si intende un processo di identificazione, misurazione, raccolta, analisi, preparazione, interpretazione e comunicazione delle informazioni utilizzate dai manager per pianificare e controllare l’attività di una organizzazione così da assicurare la corretta direzione e un appropriato utilizzo delle risorse a disposizione (efficacia e efficienza). Tale processo comprende la preparazione di report per stakeholders quali azionisti, creditori, enti regolatori e autorità fiscali
  2. Controllo dei comportamenti delle risorse umane F 0E 0 organizational control: Per organizational control si intende la combinazione di meccanismi di controllo progettati ed implementati dal management per incrementare la probabilità che le risorse umane si comportino secondo le attese e gli obiettivi dell’organizzazione

Modello di Malmi e Brown

Il modello di Malmi e Brown si inserisce fra i sistemi di controllo manageriale per pacchetti (MCS) e individua cinque tipi di controllo: di pianificazione, cibernetici, di ricompensa e compensazione, amministrativi e culturali. Vediamoli nel dettaglio.

  1. Planning controls (controlli attraverso la pianificazione e programmazione)

La pianificazione è una forma di controllo ex ante. Prima di tutto fissa gli obiettivi delle aree funzionali dell’organizzazione per poi indirizzarvi gli sforzi e le azioni. In secondo luogo, fornisce gli standard che devono essere raggiunti in relazione agli obiettivi, e chiarisce il livello di sforzo e azioni atteso dai membri dell’organizzazione. In più la programmare può consentire un maggiore coordinamento aziendale, allineando più obiettivi di pertinenza di più aree funzionali di un’organizzazione e perciò può consentire il controllo delle attività di gruppi e di individui per assicurarsi che siano in linea con il risultato desiderato dall’organizzazione. La prima azione è la pianificazione, in cui vengono fissati gli obiettivi e le azioni da compiere nel breve periodo (in genere entro i 12 mesi). Poi c’è la pianificazione di lungo periodo, in cui vengono fissati gli obiettivi e le azioni per il medio-lungo termine.

  1. (^) Cybernetic controls (controlli cibernetici = misurazione)

Sono costituiti da un circuito di retroazione basato sulla comparazione tra standard programmati di performance e risultati a consuntivo: si stabiliscono gli standard della performance, si misura la performance del sistema, si compara la performance effettiva agli standard, si ottiene un feed back sugli scostamenti indesiderati, si modifica il comportamento del sistema. Il fatto che colleghi i comportamenti agli obiettivi e che stabilisca una responsabilità per le variazioni nella performance rende un sistema cibernetico un sistema di controllo manageriale, più che un sistema informativo a supporto delle decisioni. Ci sono quattro sistemi cibernetici: a. Budget : la costruzione di un budget è centrale e essenziale per il sistema di controllo manageriale e in molte organizzazione il suo utilizzo è pressoché universale perché è in grado di unire tutti i fili di un’organizzazione in un piano inclusivo che serve a molti scopi diversi, in particolare a pianificare la performance e a valutare ex post la performance effettiva b. Misure finanziarie c. Misure non finanziarie d. Ibridi che contengono sia misure finanziarie che non (es. balanced scorecard )

  • Procedure e politiche: è l’approccio burocratico alla specificazione dei processi e dei comportamenti all’interno dell’organizzazione. Politiche e procedure includono approcci come procedure operative standard e prassi. Politiche e procedure includono ad esempio limiti comportamentali, controlli preventivi, responsabilità per le azioni. Questi controlli delle azioni costituiscono solo una parte di ciò che abbiamo chiamato controllo amministrativo, perché la nostra classificazione fornisce una concezione più completa degli strumenti amministrativi che i manager usano per controllare il comportamento, se confrontato con il loro obiettivo di controllo generale.
  1. Cultural controls (controlli culturali o soio-ideologici)

La cultura d’impresa è l’insieme dei valori, credenze e norme sociali che tendono ad essere condivise dai suoi membri e, di conseguenza, influenzare i loro pensieri e le loro azioni. Questa visione della cultura è supportata da una serie di ricerche riferite all’amministrazione e alla contabilità. Se la cultura esiste a prescindere in un’organizzazione e molto spesso va oltre il controllo dei manager, essa può essere un sistema di controllo se viene utilizzata per regolare i comportamenti. Consideriamo ora tre aspetti del controllo culturale:

  • Controllo basato sui valori: questo sistema è sviluppato su ciò che viene definito un sistema di convinzioni. Un sistema di convinzioni è l’insieme di definizioni aziendali che i senior manager comunicano formalmente e rinforzano sistematicamente per sviluppare i valori base, le intenzioni, e le direttive per l’organizzazione. Queste convinzioni devono condurre ai valori e alle direzioni che i subordinati devono prendere. Esempi sono: la vision, la mission e altri credo e dichiarazioni di intenti aziendali. L’impatto dei valori sul comportamento, istituzionalizzato tramite i sistemi di convinzioni, lavora su tre livelli: - L’organizzazione deliberatamente assume individui che hanno particolari tipi di valori che si abbinano con quelli dell’azienda. - Gli individui vengono educati e i loro valori vengono modificati per abbinarsi a quelli aziendali - I valori sono resi espliciti e gli individui si comportano secondo questi valori, pur se non vi aderiscono personalmente
  • Controllo basato sui simboli: l’azienda crea un’espressione visibile (edifici, uffici, codice di vestiario) per sviluppare un particolare tipo di cultura
  • Controllo basato sui clan: possiamo affermare che ci sono distinte sub- culture all’interno dell’organizzazione che possiamo chiamare “clan”. L’idea alla base è che gli individui sono esposti a un processo di socializzazione che istilla in loro un insieme di abilità e valori. Questo processo può avvenire anche in gruppi all’interno di un’azienda che sono uniti da altri tipi di legami, come un’unità organizzativa o una divisione. Il clan può controllare il lavoro stabilendo valori e credenze attraverso le cerimonie e i rituali del clan.

Obiettivi dell’impresa Le imprese dovrebbero perseguire due obiettivi fondamentali:

  1. Durabilità
  2. Massimizzazione del valore del capitale economico (valore attuale dei flussi di reddito futuri)

Differenza fra pianificazione e programmazione Pur riferendosi a dimensioni temporali e contesti decisionali diversi entrambe le tecniche si sostanziano: ■ Nella fissazione degli obiettivi ■ Nell’individuazione e nella quantificazione dei mezzi atti ad assicurare all’impresa il loro conseguimento

La pianificazione 1 consiste nella definizione degli obiettivi di fondo, riguardanti orizzonti temporali di medio-lungo periodo, effettuata partendo dalle variabili critiche per il successo del business. La pianificazione consiste, quindi, nell’identificare le aspettative degli stakeholder di riferimento e, successivamente, nella scelta di una strategia tale da permettere il raggiungimento di tali obiettivi. In tal senso, l’output della pianificazione è un documento strategico, in cui vengono individuati ed

1 Cavazzoni, Il sistema di controllo e di gestione: […] mira a proiettare nel futuro la gestione secondo obiettivi relativamente lontani. Lo scopo è quello di fronteggiare convenientemente i problemi connessi all’evolversi del mercato, alle azioni della concorrenza, all’applicazione di nuovi processi ed all’ottenimento di nuovi prodotti che potrebbero presentarsi in relazione alle eventuali variazioni delle dimensioni d’impresa. Si può parlare di pianificazione strategica che comporta la risoluzione di una serie di problemi fra loro strettamente collegati F 0E 0 elaborazione di piani di diverso tipo nei confronti delle mutevoli circostanze di mercato.

F 0B 7 Strategia F 0B 7 Organizzazione F 0B 7 Economia e finanza F 0B 7 Assetti giuridici F 0B 7 Relazioni istituzionali Poiché coinvolge le dimensioni della struttura produttiva e l’immagine aziendale la programmazione deve essere di lungo periodo, in quanto riguarda aspetti che difficilmente possono essere modificati nel breve periodo. Successivamente la pianificazione viene trasformata in programmazione operativa, attraverso l’individuazione di obiettivi di breve periodo e di attività che rendono possibile il raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo in relazione ai mezzi (finanziari, ecc.) a disposizione. Pertanto, è possibile individuare nella dimensione della pianificazione, la definizione della strategia di medio - lungo periodo dell’azienda, mentre la programmazione si riferisce ad un arco temporale di più breve periodo. È in questo momento che vengono individuate le diverse responsabilità in capo ai soggetti aziendali e le azioni per risolvere i problemi della gestione corrente. La programmazione 2 F 0E 0 consiste nella revisione e nella gestione degli obiettivi della gestione operativa, considerando le scelte del primo tipo come “vincoli” poiché l’orizzonte temporale è quello di breve periodo. L’attenzione è in questo caso rivolta a un coordinato, efficace ed efficiente impiego delle risorse.

2 Si affianca alla pianificazione. Essa è quel processo, tipicamente effettuato nel breve termine, che si svolge in condizioni di minore incertezza conoscitiva nel fissare gli orientamenti da imprimere alla gestione e nel predisporre i mezzi atti ad assicurare all’impresa una redditività adeguata e un costante equilibrio finanziario. È un indirizzo deciso in base alla previsione di fatti fondati in parte su eventi probabili ed indeterminati ed in parte su circostanze aventi sufficiente grado di certezza e determinabilità. La meta fissata dalla programmazione deve essere soprattutto quella di ottimizzare delle soluzioni compatibili con la finalità di assicurare all’impresa il raggiungimento di un reddito almeno normale. Essa si concreta e si manifesta attraverso l’istituzione di programmi fra loro collegati che indicano il modo più efficiente per raggiungere l’indirizzo voluto dalle politiche dell’impresa.

Approfondimento: analisi di bilancio

Che cosa sono le analisi di bilancio

Sostanzialmente le analisi di bilancio sono un insieme di modelli interpretativi, riclassificazioni ed elaborazioni, rivolti all’interpretazione del sistema dei valori che compongono il bilancio stesso. Costituiscono pertanto il momento conclusivo di una rilevazione quantitativa d’azienda, precisamente quella che tende a determinare il reddito di esercizio e il capitale di bilancio. Tutte queste tecniche consentono alle diverse categorie di soggetti economici interessati alla vita aziendale e alle aziende stesse di apprezzare gli assetti economico-finanziari e valutare le performance, sia in un’ottica storica, sia in un’ottica prospettica. In particolare, in base alla posizione dell’analista possiamo distinguere:

  • Analisi interne: svolte da un soggetto interno all’azienda, in grado di utilizzare strumenti, dati e informazioni dettagliate (es. amministratore di un’azienda) con il solo limite tecnologico e dell’onerosità dell’informazione
  • Analisi esterne: svolte da un soggetto esterno all’azienda a cui sia consentito unicamente l’utilizzo di quelle informazioni rese disponibili dall’impresa stessa su base volontaria o per vincoli di legge. In tal caso, il bilancio destinato a pubblicazione costituisce la fondamentale base informativa. Nel caso delle società quotate la base informativa si amplia.

Analisi delle dimensioni patrimoniale, reddituale e finanziaria

Dimensione patrimoniale

La dimensione patrimoniale è definita, in un dato istante, dall’insieme delle risorse di cui l’impresa dispone per svolgere la propria gestione (attività) e dai vincoli a cui la gestione futura è soggetta (passività). La differenza tra attività e passività dell’impresa ne costituiscono, quando sono espresse in valori omogenei, il patrimonio netto. Il documento che sintetizza attività, passività e patrimonio è lo Stato Patrimoniale. L’ equilibrio patrimoniale implica la necessità che ci sia una coerenza tra la consistenza e la tipologia delle attività e la consistenza e la tipologia delle passività, in modo che l’impresa possa perdurare nel tempo senza far ricorso a soggetti esterni.

Dimensione reddituale

La dimensione reddituale è sintetizzata nel Conto Economico. Essa identifica, in un determinato arco temporale, l’insieme delle risorse consumate dall’impresa per lo svolgimento dei propri cicli di trasformazione e le risorse ottenute mediante la cessione sul mercato di beni e servizi ottenuti dai cicli di trasformazione medesimi.

  • I flussi finanziari modificano qualitativamente e quantitativamente la consistenza patrimoniale dell’impresa e impattano sugli andamenti reddituali prospettici

L’importanza di un orientamento prospettico

L’analisi storica dei tre documenti sopra citati diventa prospettica quando nelle serie storiche si coglie un trend passato e lo si usa per valutare la capacità dell’impresa di riproporre adeguate performance nel futuro. Evidentemente per fare ciò non bastano le sole informazioni presenti nel bilancio, ma c’è bisogno di una serie di altre informazioni (indicazioni sul settore, sulle possibili strategie aziendali, ecc). Ne consegue che:

  • L’equilibrio patrimoniale deve tenere conto dell’impatto sull’entità delle risorse aziendali delle strategie di sviluppo aziendale o di situazioni di contrazione del mercato e quindi sulla capacità di tali risorse di far fronte durevolmente e senza interventi da parte di soggetti esterni sugli impegni assunti
  • L’equilibrio reddituale , in particolare la capacità di preservare nel futuro certe performance, deve essere colta considerando le possibili evoluzioni del settore e delle strategie aziendali
  • L’equilibrio finanziario va valutato in termini prospettici considerando le future esigenze di finanziamento dell’azienda e la capacità della stessa di reperire nuovi capitali, sia sotto forma di capitale di rischio sia sottoforma di capitale di debito.

Pertanto i tre equilibri, essendo dinamici, devono essere costantemente monitorati.

Le tecniche di analisi

Spesso sono necessarie – per ottenere le informazioni desiderate – ulteriori elaborazioni dei dati di bilancio quali:

  • Riclassificazione dei prospetti di bilancio
  • La determinazione di margini e rapporti ( analisi per indici o quozienti ) volti ad apprezzare le relazioni esistenti tra i valori di bilancio
  • L’ analisi delle serie storiche dei valori di bilancio e dei relativi indici, volte ad apprezzarne il trend di sviluppo, tipicamente svolte a diversi intervalli di tempo; tali analisi sono svolte sia mediante

l’elaborazione di tassi di variazione temporale dei valori sia mediante opportuni grafici

Tradizionalmente gli indici di bilancio sono suddivisi in alcune categorie che rappresentano le fondamentali dimensioni dell’analisi del bilancio , ovvero le dimensioni nelle quali può essere articolato l’assetto economico globale di una impresa: a. (^) Liquidità o solvibilità : indici che danno conto della capacità di far fronte agli impegni nel breve periodo b. (^) Solidità patrimoniale : indici che misurano la capacità di far fronte agli impegni nel medio lungo periodo c. (^) Redditività : indici che individuano l’attitudine della gestione a remunerare tutti i fattori produttivi utilizzati

Le elaborazioni in parola (riclassificazione, analisi, trend) sono utili e significative se si mettono a confronti i dati ottenuti:

  • Fra più intervalli temporali omogenei (si studia l’evoluzione dei valori e le ragioni che ne stanno alla base)
  • Fra risultati conseguiti e obiettivi previsionali (indagare le ragioni degli scostamenti)
  • Fra imprese del medesimo settore o di altri settori (ricercando le cause di eventuali differenze rispetto alle best in class o ai risultati medi di settore)

La riclassificazione dello stato patrimoniale

Il criterio finanziario

Riclassificazione dello Stato Patrimoniale secondo liquidità/esigibilità : si crea un prospetto a sezioni contrapposte con classificazione delle voci dell’attivo secondo una logica di liquidità decrescente e di quelle del passivo secondo una logica di esigibilità decrescente; l’enfasi è posta sulla tempistica prevista con cui le voci accolte si trasformeranno in liquidità (cioè in entrate e uscite di cassa ).

Finalità

Tale logica consente di analizzare più agevolmente la coerenza fra la struttura degli investimenti aziendali e la tipologia delle fonti di finanziamento utilizzate dalla società, cosicché si possa verificare la sussistenza di un equilibrio finanziario sotto il profilo della solvibilità sia nel breve termine ( liquidità ) sia nel lungo ( solidità patrimoniale ). L’idea di fondo è che a determinate categorie di impieghi nell’attivo debbano corrispondere nel passivo tipologie di finanziamento di ammontare simile aventi la medesima durata/scadenza.

Le due macroclassi dell’attivo sono normalmente suddivise in tre sub-aggregati, sempre ordinati secondo un criterio di liquidità decrescente:

  • Liquidità immediate
  • Liquidità differite
  • Disponibilità

Le attività a medio-lungo termine sono sempre al netto dei relativi fondi ammortamento e svalutazione e sono tipicamente distinte in:

  • Immobilizzazioni materiali nette
  • Immobilizzazioni immateriali nette
  • Immobilizzazioni finanziarie

Anche le passività a breve possono essere suddivise in sub-aggregati secondo un criterio di esigibilità decrescente:

  • Esigibilità immediate
  • Esigibilità differite

Mentre le passività a medio lungo termine sono essenzialmente costituite dalle REDIMIBILITA’ A completamento del lato destro dello Stato Patrimoniale vanno aggiunti, in un’apposita sezione, i valori che costituiscono il PATRIMONIO NETTO dell’impresa formato da:

  • Capitale sociale
  • Versamenti dei soci a titolo di capitale (es. riserva sovrapprezzo azioni e versamenti in conto capitale)
  • Poste formatesi per mezzo di utili o perdite accumulati durante gli esercizi precedenti (es. riserva legale, riserva straordinaria, utili e perdite portati a nuovo)
  • (-) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti e azioni proprie F 0E 0 sono portati a riduzione del patrimonio netto perché evidenziano il minor valore del capitale sociale versato e in circolazione rispetto a quello nominale Mezzi propri e di terzi Passività e valori del patrimonio netto costituiscono insieme il totale passivo, il quale pareggia il valore degli investimenti rappresentati dalle voci dell’attivo classificate nella sezione opposta. Le passività a breve e a medio-lungo termine sono da considerarsi come le fonti di finanziamento provenienti da soggetti terzi rispetto alla società ( mezzi di terzi ); il patrimonio netto, invece, è composto da valori di pertinenza dei soci ( mezzi propri ) che, non sono soggetti ad alcun vincolo di

CIRCOLA

NTE

IMMOBILI

ZZAZIONI

restituzione, almeno in via prioritaria e restano a tempo indeterminato a costituzione del capitale di finanziamento dell’impresa.

Utilità dello schema

L’ obiettivo di questo tipo di analisi è quello di analizzare nel tempo l’ equilibrio finanziario dell’impresa, controllando la capacità di far fronte ai suoi impegni nel breve e nel medio-lungo periodo. L’efficacia di questa divisione però dipende dalla capacità di aggregare nella stessa sezione valori che abbiano un medesimo orizzonte temporale per ciò che concerne la loro liquidità/esigibilità, cosicché in un secondo tempo sia possibile effettuare comparazioni tra fonti e impieghi correnti per scadenze e significato economico-finanziario. Due fasi sono fondamentali in questo processo di riclassificazione: a. Suddivisione nelle due componenti a breve termine e a medio-lungo termine b. Rappresentazione delle voci dell’attivo al netto dei relativi fondi rettificativi

Esporre separatamente la parte a breve

Il primo punto spiega che alcune poste possono contenere una componente a breve e una componente a lungo. Ovviamente per questo tipo di riclassificazione è necessario che vengano separate e assegnate ciascuna alla rispettiva categoria di valori.

Esporre le attività al netto dei fondi rettificativi

Il secondo punto spiega che bisogna ridurre il valore delle voci dell’attivo sottraendo eventuali fondi rettificativi. È fondamentale che nel passivo compaiano passività certe o probabili, ma non i fondi ammortamento o i fondi svalutazione.

Indici di liquidità (a)

  • Capitale circolante netto : differenza tra le attività a breve e le passività a breve e rappresenta l’anello di congiunzione tra la prospettiva di breve e di lungo periodo data la sua coincidenza con il margine di struttura allargato ed è un ottima sintesi tra aspetti finanziari e dinamica economica di creazione del valore. Indica la capacità dell’impresa di fronteggiare i debiti da estinguere in 12 mesi attraverso le liquidità a disposizione e quelle derivanti dai crediti e dalle scorte di magazzino, che chiaramente devono essere prontamente liquidabili. Il suo valore deve essere superiore all’unità per compensare il rischio relativo

operativa svincolando il ritorno monetaria degli investimenti più cospicui dai tempi tassativi dei finanziamenti.

  • Margine di struttura allargato : sommo alle capitalizzazioni le redimibilità. Se è positivo indica la concreta possibilità di un equilibrio patrimoniale. Però va valutato il tempo medio di ritorno in forma liquida delle immobilizzazioni e delle redimibilità.
  • Indice di copertura secco delle immobilizzazioni: rapporto tra capitale e immobilizzazioni e deve essere maggiore o uguale all’unità. Alcuni studi empirici evidenziano un limite di accettabilità pari a 0.67.
  • Indice di copertura relativo delle immobilizzazioni: è assolutamente necessario che sia maggiore dell’unità perché altrimenti le evidenti ripercussioni sulla capacità dell’impresa di onorare le scadenze andrebbero affrontati con piani di patrimonializzazione o ristrutturazione del debito orientati ad assorbire le esigibilità con passività di più lungo respiro. L’indicatore è tanto più soddisfacente quanto minore è il peso delle redimibilità.
  • Grado di autonomia finanziaria (indice di compensazione capitale proprio): rapporto di indebitamento che si calcola: CPm/Tgm. La situazione è normale per valori compresi tra 0.55 e 0.66.
  • Indice di indebitamento : Tgm/Cpm. L’informazione è speculare alla precedente e il valore è fissato tra 1.52-1.82.
  • Indice di liquidità degli impieghi: (Li+Ld+D/Tgm).

Il criterio gestionale

Dinamica economica

La dinamica economica d’impresa trova fondamento nel continuo divenire dell’attività di gestione intesa come susseguirsi delle fasi di:

  • Acquisizione di fattori produttivi: comporta, a fronte di un’uscita finanziaria, il sostenimento di un costo di acquisizione che si sostanzia in un approvvigionamento di utilità produttive da sfruttare nei processi di trasformazione. Il flusso di utilità che deriva dai fattori produttivi può essere definito in funzione del regime cui è soggetto:
  • Rigido: la cessione dei servizi avviene entro un dato lasso di tempo a prescindere dalla capacità di un suo effettivo utilizzo nel processo di trasformazione (es. investimenti di utilità pluriennale = beni a fecondità ripetuta)
  • Elastico: tale flusso non risulta legato al decorrere del tempo potendo venire, in buna parte, adattato alle esigenze della produzione (es. beni a fecondità semplice o “circolanti”che rilasciano la loro utilità, esaurendola, soltanto una volta impiegati)
  • Impiego dei fattori nel processo di trasformazione per ottenere i prodotti finiti: le utilità rilasciate dai fattori confluiscono nei processi svolti dall’impresa e, attraverso questi, nei beni e servizi realizzati. L’obiettivo è quello di sfruttare gli input nel modo più efficace ed efficiente possibile per la produzione dell’output desiderato, riducendo al minimo gli sprechi. Sotto il profilo patrimoniale c’è una permutazione qualitativa degli elementi attivi del capitale: il valore che si perde in fattori produttivi confluisce nei prodotti finiti mantenuti in scorta a condizione che questi possano contenerlo, cioè a condizione che il presunto valore di realizzo sia più elevato F 0E 0 il dispendio di risorse dovrebbe essere inferiore rispetto al valore recuperato con la vendita
  • Cessione dei prodotti sul mercato: le scorte (dal valore incerto) vengono permutate con valori numerari certi ed assimilati (liquidità e crediti). La dinamica economica dunque si realizza esplicandosi nel processo di consumo delle risorse a scopo produttivo e nel reintegro delle stesse per il tramite delle attività di trasformazione e cessione. La condizione di equilibrio economico non richiede una mera capacità di recupero delle utilità dei fattori produttivi, ma esige la realizzazione di un reddito almeno normale in grado di assicurare la duratura esistenza dell’impresa, la remunerazione del capitale di rischio (con un saggio di interesse normale, da ritenersi assimilabile al rendimento di titoli di stato a lunga scadenza generalmente ritenuti privi di rischio e con un premio di rischio connesso al settore di operatività e alle caratteristiche dell’azienda), l’opera di direzione ed organizzazione svolta dal soggetto economico (profitto normale). Per raggiungere l’equilibrio economico la differenza fra la ricchezza consumata e il prezzo praticato deve permettere di raggiungere il reddito almeno normale, se il prezzo è maggiore del prezzo minimo praticabile l’imprenditore ottiene il cosiddetto “surplus del produttore”. L’impresa però opera anche come cliente dei fornitori a monte e pertanto deve avere la capacità di:
  • Ridurre il prezzo al quale i fornitori sarebbero disposi ad effettuare la cessione degli input necessari alla produzione

sono considerati correnti in quanto correlati ai ricavi netti di vendita, connessi alla ricorrente attività di vendita di beni e servizi nell’ambito della gestione operativa caratteristica. Di conseguenza, attività e passività correnti costituiscono la contropartita contabile dei ricavi e dei costi della gestione operativa caratteristica e sono originate da quella ricorrente attività di acquisto, trasformazione e vendita che origina il reddito operativo caratteristico.

Finalità

Individuare due diverse nozioni di capitale investito particolarmente utili ai fini del calcolo degli indici di redditività :

  1. Capitale investito operativo caratteristico : attività operative caratteristiche
  2. Capitale investito operativo totale : tutte le attività operative

Inoltre, lo schema di riclassificazione gestionale permette di individuare il capitale circolante netto operativo : attività operative caratteristiche correnti – passività operative caratteristiche correnti (sia a breve termine sia a medio – lungo termine F 0E 0 diverso dal CCN)

Riclassificazione del Conto Economico

Bisogna in primo luogo ricondurre le componenti positive e negative di reddito alle gestioni caratteristica , accessoria, finanziaria e straordinaria , offrendone poi una rappresentazione scalare, capace di evidenziare taluni risultati parziali non desumibili dagli schemi civilistici.

  • Si considerano straordinarie quelle componenti di reddito che esulano dal normale divenire dell’attività aziendale in quanto di natura eccezionale, non ripetitiva (plusvalenze, minusvalenze, insussistenze, sopravveniente, svalutazioni e rivalutazioni)
  • Sono finanziari quei componenti di reddito connessi a finanziamenti accesi o da accendere (interessi passivi, commissioni finanziarie passive, oneri finanziari generali, rettifiche di valore di attività finanziarie di carattere non straordinario)
  • Sono accessori quei costi e ricavi riferiti ad attività economiche secondarie rispetto alla principale ma svolte con continuità nel tempo, garantendo all’impresa un flusso stabile di reddito nonché i proventi di investimenti di natura finanziaria (interessi attivi, dividendi da partecipazioni, proventi finanziari in genere)
  • Si considerano, infine, caratteristici quei componenti di reddito che non rientrano in alcuna delle fattispecie precedenti. Essi rappresentano la parte preponderante dei valori in conto economico

I metodi più diffusi di riclassificazione – che si differenziano per la modalità attraverso la quale giungono a definire il reddito operativo – sono:

  • a valore aggiunto
  • a ricavi e costo del venduto
  • a margine di contribuzione

La riclassificazione a valore aggiunto

Questo schema consente, attraverso l’opportuna distinzione fra costi connessi al consumo di fattori produttivi acquisiti da terzi e costi legati al consumo di fattori produttivi interni all’impresa (lavoro, immobilizzazioni tecniche=ammortamenti), di apprezzare il grado di internalizzazione/esternalizzazione della struttura dei costi , inteso come il peso relativo dei costi interni e di quelli esterni rispetto al valore prodotto dall’impresa nel corso dell’esercizio. Il valore aggiunto (VA) è dato dalla differenza tra valore della produzione caratteristica dell’esercizio e il costo dei fattori produttivi esterni (cioè acquistati dai fornitori).

  • Il valore della produzione rappresenta il valore ottenuto nel corso dell’esercizio dall’attività di produzione dell’impresa e comprende: - Ricavi netti di vendita - Variazione d’esercizio delle rimanenze di prodotti finiti, semilavorati e prodotti in corso di lavorazione, cioè il valore di tutti quei beni che sono stati interessati da un processo di trasformazione, ma che stanno ancora in magazzino alla fine dell’esercizio - Incremento di valore di immobilizzazioni tecniche per lavori interni, cioè costi capitalizzati per costruzioni avvenute in economia, autoconsumi e omaggi a terzi.

Il valore aggiunto evidenzia il valore che l’attività tipica d’impresa aggiunge ai fattori produttivi esterni (eccesso di valore) e che può essere quindi utilizzato per la remunerazione dei principali fattori produttivi interni: il lavoro e il capitale. Il capitale, infatti, viene remunerato grazie al reddito prodotto e alla capacità di fare ammortamenti. Valore della produzione caratteristica Costi esterni caratteristici della produzione Valore aggiunto (VA) Costo del personale Margine operativo lordo (MOL) Ammortamenti e accantonamenti Reddito operativo (RO) Proventi/oneri accessori Oneri finanziari Reddito ordinario (ROR) Proventi/oneri straordinari