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Dispensa di programmazione e controllo per l'esame all'Università degli studi di Perugia
Tipologia: Dispense
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I sistemi di controllo direzionale si pongono trasversalmente rispetto alle funzioni manageriali, supportandole in un’ottica integrata. In tal senso, possiamo definire il sistema di controllo direzionale come un sistema manageriale integrato finalizzato a supportare la direzione aziendale nell’assicurare l’utilizzo efficiente ed efficace delle risorse aziendali nel perseguimento della strategie. Come ogni sistema direzionale, il sistema di controllo è caratterizzato da un insieme di principi, di norme e strumenti progettati dalla direzione aziendale al fine di supportare i propri fabbisogni informativi per il controllo e per le decisioni. Possiamo intendere la parola controllo in due modi diversi:
Modello di Malmi e Brown
Il modello di Malmi e Brown si inserisce fra i sistemi di controllo manageriale per pacchetti (MCS) e individua cinque tipi di controllo: di pianificazione, cibernetici, di ricompensa e compensazione, amministrativi e culturali. Vediamoli nel dettaglio.
La pianificazione è una forma di controllo ex ante. Prima di tutto fissa gli obiettivi delle aree funzionali dell’organizzazione per poi indirizzarvi gli sforzi e le azioni. In secondo luogo, fornisce gli standard che devono essere raggiunti in relazione agli obiettivi, e chiarisce il livello di sforzo e azioni atteso dai membri dell’organizzazione. In più la programmare può consentire un maggiore coordinamento aziendale, allineando più obiettivi di pertinenza di più aree funzionali di un’organizzazione e perciò può consentire il controllo delle attività di gruppi e di individui per assicurarsi che siano in linea con il risultato desiderato dall’organizzazione. La prima azione è la pianificazione, in cui vengono fissati gli obiettivi e le azioni da compiere nel breve periodo (in genere entro i 12 mesi). Poi c’è la pianificazione di lungo periodo, in cui vengono fissati gli obiettivi e le azioni per il medio-lungo termine.
Sono costituiti da un circuito di retroazione basato sulla comparazione tra standard programmati di performance e risultati a consuntivo: si stabiliscono gli standard della performance, si misura la performance del sistema, si compara la performance effettiva agli standard, si ottiene un feed back sugli scostamenti indesiderati, si modifica il comportamento del sistema. Il fatto che colleghi i comportamenti agli obiettivi e che stabilisca una responsabilità per le variazioni nella performance rende un sistema cibernetico un sistema di controllo manageriale, più che un sistema informativo a supporto delle decisioni. Ci sono quattro sistemi cibernetici: a. Budget : la costruzione di un budget è centrale e essenziale per il sistema di controllo manageriale e in molte organizzazione il suo utilizzo è pressoché universale perché è in grado di unire tutti i fili di un’organizzazione in un piano inclusivo che serve a molti scopi diversi, in particolare a pianificare la performance e a valutare ex post la performance effettiva b. Misure finanziarie c. Misure non finanziarie d. Ibridi che contengono sia misure finanziarie che non (es. balanced scorecard )
La cultura d’impresa è l’insieme dei valori, credenze e norme sociali che tendono ad essere condivise dai suoi membri e, di conseguenza, influenzare i loro pensieri e le loro azioni. Questa visione della cultura è supportata da una serie di ricerche riferite all’amministrazione e alla contabilità. Se la cultura esiste a prescindere in un’organizzazione e molto spesso va oltre il controllo dei manager, essa può essere un sistema di controllo se viene utilizzata per regolare i comportamenti. Consideriamo ora tre aspetti del controllo culturale:
Obiettivi dell’impresa Le imprese dovrebbero perseguire due obiettivi fondamentali:
Differenza fra pianificazione e programmazione Pur riferendosi a dimensioni temporali e contesti decisionali diversi entrambe le tecniche si sostanziano: ■ Nella fissazione degli obiettivi ■ Nell’individuazione e nella quantificazione dei mezzi atti ad assicurare all’impresa il loro conseguimento
La pianificazione 1 consiste nella definizione degli obiettivi di fondo, riguardanti orizzonti temporali di medio-lungo periodo, effettuata partendo dalle variabili critiche per il successo del business. La pianificazione consiste, quindi, nell’identificare le aspettative degli stakeholder di riferimento e, successivamente, nella scelta di una strategia tale da permettere il raggiungimento di tali obiettivi. In tal senso, l’output della pianificazione è un documento strategico, in cui vengono individuati ed
1 Cavazzoni, Il sistema di controllo e di gestione: […] mira a proiettare nel futuro la gestione secondo obiettivi relativamente lontani. Lo scopo è quello di fronteggiare convenientemente i problemi connessi all’evolversi del mercato, alle azioni della concorrenza, all’applicazione di nuovi processi ed all’ottenimento di nuovi prodotti che potrebbero presentarsi in relazione alle eventuali variazioni delle dimensioni d’impresa. Si può parlare di pianificazione strategica che comporta la risoluzione di una serie di problemi fra loro strettamente collegati F 0E 0 elaborazione di piani di diverso tipo nei confronti delle mutevoli circostanze di mercato.
F 0B 7 Strategia F 0B 7 Organizzazione F 0B 7 Economia e finanza F 0B 7 Assetti giuridici F 0B 7 Relazioni istituzionali Poiché coinvolge le dimensioni della struttura produttiva e l’immagine aziendale la programmazione deve essere di lungo periodo, in quanto riguarda aspetti che difficilmente possono essere modificati nel breve periodo. Successivamente la pianificazione viene trasformata in programmazione operativa, attraverso l’individuazione di obiettivi di breve periodo e di attività che rendono possibile il raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo in relazione ai mezzi (finanziari, ecc.) a disposizione. Pertanto, è possibile individuare nella dimensione della pianificazione, la definizione della strategia di medio - lungo periodo dell’azienda, mentre la programmazione si riferisce ad un arco temporale di più breve periodo. È in questo momento che vengono individuate le diverse responsabilità in capo ai soggetti aziendali e le azioni per risolvere i problemi della gestione corrente. La programmazione 2 F 0E 0 consiste nella revisione e nella gestione degli obiettivi della gestione operativa, considerando le scelte del primo tipo come “vincoli” poiché l’orizzonte temporale è quello di breve periodo. L’attenzione è in questo caso rivolta a un coordinato, efficace ed efficiente impiego delle risorse.
2 Si affianca alla pianificazione. Essa è quel processo, tipicamente effettuato nel breve termine, che si svolge in condizioni di minore incertezza conoscitiva nel fissare gli orientamenti da imprimere alla gestione e nel predisporre i mezzi atti ad assicurare all’impresa una redditività adeguata e un costante equilibrio finanziario. È un indirizzo deciso in base alla previsione di fatti fondati in parte su eventi probabili ed indeterminati ed in parte su circostanze aventi sufficiente grado di certezza e determinabilità. La meta fissata dalla programmazione deve essere soprattutto quella di ottimizzare delle soluzioni compatibili con la finalità di assicurare all’impresa il raggiungimento di un reddito almeno normale. Essa si concreta e si manifesta attraverso l’istituzione di programmi fra loro collegati che indicano il modo più efficiente per raggiungere l’indirizzo voluto dalle politiche dell’impresa.
Sostanzialmente le analisi di bilancio sono un insieme di modelli interpretativi, riclassificazioni ed elaborazioni, rivolti all’interpretazione del sistema dei valori che compongono il bilancio stesso. Costituiscono pertanto il momento conclusivo di una rilevazione quantitativa d’azienda, precisamente quella che tende a determinare il reddito di esercizio e il capitale di bilancio. Tutte queste tecniche consentono alle diverse categorie di soggetti economici interessati alla vita aziendale e alle aziende stesse di apprezzare gli assetti economico-finanziari e valutare le performance, sia in un’ottica storica, sia in un’ottica prospettica. In particolare, in base alla posizione dell’analista possiamo distinguere:
Dimensione patrimoniale
La dimensione patrimoniale è definita, in un dato istante, dall’insieme delle risorse di cui l’impresa dispone per svolgere la propria gestione (attività) e dai vincoli a cui la gestione futura è soggetta (passività). La differenza tra attività e passività dell’impresa ne costituiscono, quando sono espresse in valori omogenei, il patrimonio netto. Il documento che sintetizza attività, passività e patrimonio è lo Stato Patrimoniale. L’ equilibrio patrimoniale implica la necessità che ci sia una coerenza tra la consistenza e la tipologia delle attività e la consistenza e la tipologia delle passività, in modo che l’impresa possa perdurare nel tempo senza far ricorso a soggetti esterni.
Dimensione reddituale
La dimensione reddituale è sintetizzata nel Conto Economico. Essa identifica, in un determinato arco temporale, l’insieme delle risorse consumate dall’impresa per lo svolgimento dei propri cicli di trasformazione e le risorse ottenute mediante la cessione sul mercato di beni e servizi ottenuti dai cicli di trasformazione medesimi.
L’importanza di un orientamento prospettico
L’analisi storica dei tre documenti sopra citati diventa prospettica quando nelle serie storiche si coglie un trend passato e lo si usa per valutare la capacità dell’impresa di riproporre adeguate performance nel futuro. Evidentemente per fare ciò non bastano le sole informazioni presenti nel bilancio, ma c’è bisogno di una serie di altre informazioni (indicazioni sul settore, sulle possibili strategie aziendali, ecc). Ne consegue che:
Pertanto i tre equilibri, essendo dinamici, devono essere costantemente monitorati.
Spesso sono necessarie – per ottenere le informazioni desiderate – ulteriori elaborazioni dei dati di bilancio quali:
l’elaborazione di tassi di variazione temporale dei valori sia mediante opportuni grafici
Tradizionalmente gli indici di bilancio sono suddivisi in alcune categorie che rappresentano le fondamentali dimensioni dell’analisi del bilancio , ovvero le dimensioni nelle quali può essere articolato l’assetto economico globale di una impresa: a. (^) Liquidità o solvibilità : indici che danno conto della capacità di far fronte agli impegni nel breve periodo b. (^) Solidità patrimoniale : indici che misurano la capacità di far fronte agli impegni nel medio lungo periodo c. (^) Redditività : indici che individuano l’attitudine della gestione a remunerare tutti i fattori produttivi utilizzati
Le elaborazioni in parola (riclassificazione, analisi, trend) sono utili e significative se si mettono a confronti i dati ottenuti:
Riclassificazione dello Stato Patrimoniale secondo liquidità/esigibilità : si crea un prospetto a sezioni contrapposte con classificazione delle voci dell’attivo secondo una logica di liquidità decrescente e di quelle del passivo secondo una logica di esigibilità decrescente; l’enfasi è posta sulla tempistica prevista con cui le voci accolte si trasformeranno in liquidità (cioè in entrate e uscite di cassa ).
Finalità
Tale logica consente di analizzare più agevolmente la coerenza fra la struttura degli investimenti aziendali e la tipologia delle fonti di finanziamento utilizzate dalla società, cosicché si possa verificare la sussistenza di un equilibrio finanziario sotto il profilo della solvibilità sia nel breve termine ( liquidità ) sia nel lungo ( solidità patrimoniale ). L’idea di fondo è che a determinate categorie di impieghi nell’attivo debbano corrispondere nel passivo tipologie di finanziamento di ammontare simile aventi la medesima durata/scadenza.
Le due macroclassi dell’attivo sono normalmente suddivise in tre sub-aggregati, sempre ordinati secondo un criterio di liquidità decrescente:
Le attività a medio-lungo termine sono sempre al netto dei relativi fondi ammortamento e svalutazione e sono tipicamente distinte in:
Anche le passività a breve possono essere suddivise in sub-aggregati secondo un criterio di esigibilità decrescente:
Mentre le passività a medio lungo termine sono essenzialmente costituite dalle REDIMIBILITA’ A completamento del lato destro dello Stato Patrimoniale vanno aggiunti, in un’apposita sezione, i valori che costituiscono il PATRIMONIO NETTO dell’impresa formato da:
restituzione, almeno in via prioritaria e restano a tempo indeterminato a costituzione del capitale di finanziamento dell’impresa.
Utilità dello schema
L’ obiettivo di questo tipo di analisi è quello di analizzare nel tempo l’ equilibrio finanziario dell’impresa, controllando la capacità di far fronte ai suoi impegni nel breve e nel medio-lungo periodo. L’efficacia di questa divisione però dipende dalla capacità di aggregare nella stessa sezione valori che abbiano un medesimo orizzonte temporale per ciò che concerne la loro liquidità/esigibilità, cosicché in un secondo tempo sia possibile effettuare comparazioni tra fonti e impieghi correnti per scadenze e significato economico-finanziario. Due fasi sono fondamentali in questo processo di riclassificazione: a. Suddivisione nelle due componenti a breve termine e a medio-lungo termine b. Rappresentazione delle voci dell’attivo al netto dei relativi fondi rettificativi
Esporre separatamente la parte a breve
Il primo punto spiega che alcune poste possono contenere una componente a breve e una componente a lungo. Ovviamente per questo tipo di riclassificazione è necessario che vengano separate e assegnate ciascuna alla rispettiva categoria di valori.
Esporre le attività al netto dei fondi rettificativi
Il secondo punto spiega che bisogna ridurre il valore delle voci dell’attivo sottraendo eventuali fondi rettificativi. È fondamentale che nel passivo compaiano passività certe o probabili, ma non i fondi ammortamento o i fondi svalutazione.
Indici di liquidità (a)
operativa svincolando il ritorno monetaria degli investimenti più cospicui dai tempi tassativi dei finanziamenti.
Il criterio gestionale
Dinamica economica
La dinamica economica d’impresa trova fondamento nel continuo divenire dell’attività di gestione intesa come susseguirsi delle fasi di:
sono considerati correnti in quanto correlati ai ricavi netti di vendita, connessi alla ricorrente attività di vendita di beni e servizi nell’ambito della gestione operativa caratteristica. Di conseguenza, attività e passività correnti costituiscono la contropartita contabile dei ricavi e dei costi della gestione operativa caratteristica e sono originate da quella ricorrente attività di acquisto, trasformazione e vendita che origina il reddito operativo caratteristico.
Finalità
Individuare due diverse nozioni di capitale investito particolarmente utili ai fini del calcolo degli indici di redditività :
Inoltre, lo schema di riclassificazione gestionale permette di individuare il capitale circolante netto operativo : attività operative caratteristiche correnti – passività operative caratteristiche correnti (sia a breve termine sia a medio – lungo termine F 0E 0 diverso dal CCN)
Bisogna in primo luogo ricondurre le componenti positive e negative di reddito alle gestioni caratteristica , accessoria, finanziaria e straordinaria , offrendone poi una rappresentazione scalare, capace di evidenziare taluni risultati parziali non desumibili dagli schemi civilistici.
I metodi più diffusi di riclassificazione – che si differenziano per la modalità attraverso la quale giungono a definire il reddito operativo – sono:
La riclassificazione a valore aggiunto
Questo schema consente, attraverso l’opportuna distinzione fra costi connessi al consumo di fattori produttivi acquisiti da terzi e costi legati al consumo di fattori produttivi interni all’impresa (lavoro, immobilizzazioni tecniche=ammortamenti), di apprezzare il grado di internalizzazione/esternalizzazione della struttura dei costi , inteso come il peso relativo dei costi interni e di quelli esterni rispetto al valore prodotto dall’impresa nel corso dell’esercizio. Il valore aggiunto (VA) è dato dalla differenza tra valore della produzione caratteristica dell’esercizio e il costo dei fattori produttivi esterni (cioè acquistati dai fornitori).
Il valore aggiunto evidenzia il valore che l’attività tipica d’impresa aggiunge ai fattori produttivi esterni (eccesso di valore) e che può essere quindi utilizzato per la remunerazione dei principali fattori produttivi interni: il lavoro e il capitale. Il capitale, infatti, viene remunerato grazie al reddito prodotto e alla capacità di fare ammortamenti. Valore della produzione caratteristica Costi esterni caratteristici della produzione Valore aggiunto (VA) Costo del personale Margine operativo lordo (MOL) Ammortamenti e accantonamenti Reddito operativo (RO) Proventi/oneri accessori Oneri finanziari Reddito ordinario (ROR) Proventi/oneri straordinari