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Dispensa di programmazione e controllo, Schemi e mappe concettuali di Programmazione e controllo

Dispensa sintetica di programmazione e controllo Domande ricorrenti + risposte esaustive

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

In vendita dal 27/01/2025

Prof.sapere.
Prof.sapere. 🇮🇹

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DOMANDE PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
1. Business plan obbiettivi, contenuti e struttura (spiegando differenza di contenuto tra start up e impresa
già affermata):
l BP rappresenta la sintesi e l’approfondimento dell’idea di business e delle azioni necessarie per
renderla operativa. Il business plan è lo strumento che esplicita e razionalizza le idee
imprenditoriali, che stanno al vertice della piramide del sistema di decisioni aziendali, e dedica la
massima attenzione a come tradurle in pratica. Non si ptradurre l’idea in risultati economico-
finanziari attesi senza un sistema di decisioni, legate da nessi causali e analizzate al punto da
chiarire quali sono i fcs/kpi (determinanti) delle grandezze economico-finanziarie attese. La valenza
del bp è triennale o quadriennale.
Gli obbiettivi del BP sono:
• definire obiettivi e modalità per raggiungerli
• definire un nuovo business
• supporto di un prestito
• valutare un business per la vendita/ espansione
• valutare una nuova linea di prodotto
• maggiore trasparenza nei rapporti con le banche
Non esiste un indice del business plan che possa considerarsi universalmente valido, adatto a tutte
le circostanze. Tuttavia, una buona struttura del documento di pianificazione dovrebbe essere la
seguente:
1. Presentazione dell’impresa: gli estremi della nascita dell’impresa, la forma giuridica e la
composizione societaria, una breve storia e la missione, i fattori critici di successo, l’attività svolta,
la localizzazione dell’iniziativa esaminata, eventuali collegamenti con altre imprese.
2. Sintesi del progetto (executive summary): in modo da evidenziare i dati salienti e da consentire al
lettore di avere un adeguato quadro di insieme; le informazioni sintetiche possono ricondursi agli
obiettivi del progetto, ai suoi punti di forza e debolezza, e ai risultati attesi. Tale parte può essere
redatta con certezza una volta completato il business plan. Riveste un ruolo fondamentale poiché
gli interlocutori esterni, che non abbiano partecipato allo sviluppo della business idea, devono
essere in grado, attraverso la lettura del prospetto di sintesi, di formarsi un’idea completa sul piano
di sviluppo e di comunicare la validità dell’iniziativa.
3. Descrizione del prodotto/servizio: indicando cosa si fa o si intende fare; essa è propedeutica ai
capitoli seguenti, serve ad introdurre le considerazioni che faremo in merito al mercato di
riferimento, alle strategie commerciali e all’organizzazione dei fattori produttivi. Si dovrà pertanto
privilegiare gli aspetti del prodotto/servizio che consentono una prima valutazione delle relative
implicazioni commerciali e produttive.
4. Descrizione del mercato di riferimento e della strategia commerciale: delineando le modalità
operative con le quali si intende avvicinarsi al mercato; la descrizione del mercato dovrebbe
contenere dati inerenti all’ambiente negli aspetti sociali, politici e normativi (stabilità politica e
monetaria del Paese estero, settori sottoposti a specifica regolamentazione), una analisi inerente al
tipo di clienti (privati/imprese, benefici per i clienti potenziali, quantificazione in % dei clienti serviti
o potenziali) e un’analisi sulla concorrenza (grado di concorrenza, numero dei principali concorrenti
-quota di mercato-, segmentazione dell’offerta in classi omogenee e significative ovvero fatturato,
numero addetti, ubicazione geografica…, grado di concentrazione dell’offerta quindi quota
detenuta dalle prime tre/quattro aziende, analisi comparativa del prodotto rispetto a quello dei
concorrenti, analisi della struttura economico-finanziaria dei concorrenti, ecc.). Vi è anche una
descrizione degli strumenti utilizzabili per le strategie commerciali: prezzo, distribuzione, servizio
post assistenza, canali social, ecc.
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DOMANDE PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

  1. Business plan obbiettivi, contenuti e struttura (spiegando differenza di contenuto tra start up e impresa già affermata): l BP rappresenta la sintesi e l’approfondimento dell’idea di business e delle azioni necessarie per renderla operativa. Il business plan è lo strumento che esplicita e razionalizza le idee imprenditoriali, che stanno al vertice della piramide del sistema di decisioni aziendali, e dedica la massima attenzione a come tradurle in pratica. Non si può tradurre l’idea in risultati economico- finanziari attesi senza un sistema di decisioni, legate da nessi causali e analizzate al punto da chiarire quali sono i fcs/kpi (determinanti) delle grandezze economico-finanziarie attese. La valenza del bp è triennale o quadriennale. Gli obbiettivi del BP sono: - definire obiettivi e modalità per raggiungerli - definire un nuovo business - supporto di un prestito - valutare un business per la vendita/ espansione - valutare una nuova linea di prodotto - maggiore trasparenza nei rapporti con le banche Non esiste un indice del business plan che possa considerarsi universalmente valido, adatto a tutte le circostanze. Tuttavia, una buona struttura del documento di pianificazione dovrebbe essere la seguente:
  2. Presentazione dell’impresa: gli estremi della nascita dell’impresa, la forma giuridica e la composizione societaria, una breve storia e la missione, i fattori critici di successo, l’attività svolta, la localizzazione dell’iniziativa esaminata, eventuali collegamenti con altre imprese.
  3. Sintesi del progetto (executive summary): in modo da evidenziare i dati salienti e da consentire al lettore di avere un adeguato quadro di insieme; le informazioni sintetiche possono ricondursi agli obiettivi del progetto, ai suoi punti di forza e debolezza, e ai risultati attesi. Tale parte può essere redatta con certezza una volta completato il business plan. Riveste un ruolo fondamentale poiché gli interlocutori esterni, che non abbiano partecipato allo sviluppo della business idea, devono essere in grado, attraverso la lettura del prospetto di sintesi, di formarsi un’idea completa sul piano di sviluppo e di comunicare la validità dell’iniziativa.
  4. Descrizione del prodotto/servizio: indicando cosa si fa o si intende fare; essa è propedeutica ai capitoli seguenti, serve ad introdurre le considerazioni che faremo in merito al mercato di riferimento, alle strategie commerciali e all’organizzazione dei fattori produttivi. Si dovrà pertanto privilegiare gli aspetti del prodotto/servizio che consentono una prima valutazione delle relative implicazioni commerciali e produttive.
  5. Descrizione del mercato di riferimento e della strategia commerciale: delineando le modalità operative con le quali si intende avvicinarsi al mercato; la descrizione del mercato dovrebbe contenere dati inerenti all’ambiente negli aspetti sociali, politici e normativi (stabilità politica e monetaria del Paese estero, settori sottoposti a specifica regolamentazione), una analisi inerente al tipo di clienti (privati/imprese, benefici per i clienti potenziali, quantificazione in % dei clienti serviti o potenziali) e un’analisi sulla concorrenza (grado di concorrenza, numero dei principali concorrenti -quota di mercato-, segmentazione dell’offerta in classi omogenee e significative ovvero fatturato, numero addetti, ubicazione geografica…, grado di concentrazione dell’offerta quindi quota detenuta dalle prime tre/quattro aziende, analisi comparativa del prodotto rispetto a quello dei concorrenti, analisi della struttura economico-finanziaria dei concorrenti, ecc.). Vi è anche una descrizione degli strumenti utilizzabili per le strategie commerciali: prezzo, distribuzione, servizio post assistenza, canali social, ecc.
  1. Descrizione dei fattori produttivi e dell’organizzazione: descrizione del processo produttivo attuale e/o di quello conseguente agli investimenti previsti, fattori produttivi già disponibili o che si ritiene opportuno acquisire (lavoro, capitale, know-how), investimenti eventualmente previsti, mercato di approvvigionamento e potere contrattuale nei confronti dei fornitori, organizzazione del lavoro e della struttura in genere, analisi della dimensione ambientale e sociale.
  2. Risorse finanziarie da investire e previsioni economico-finanziarie: occorre innanzitutto definire il quadro di partenza illustrando i flussi finanziari totali dell’azienda sulla base almeno dell’ultimo bilancio (se trattasi di azienda già funzionante). Bisogna affrontare il problema delle fonti di finanziamento per individuare la soluzione più adatta alle esigenze. Inoltre, si rappresentano le previsioni economico-finanziarie e dei risultati attesi reddituali, finanziari e patrimoniali sulla base degli obiettivi e azioni descritti nelle parti precedenti. La tipologia di business plan varia a seconda delle condizioni d’esistenza e di continuità aziendale differenti:
  • l’azienda con attitudine autonoma alla continuità, in quanto dotata di equilibrio economico- finanziario durevole, o almeno dei suoi presupposti. Il business plan può: ➢ essere un proseguimento della strategia in essere ➢ un modo per cambiare più o meno profondamento la strategia realizzata
  • la start-up che intende entrare ex-novo in un business. Il business plan presenta il carattere della novità
  • l’azienda entrata in uno stato di crisi, che tuttavia persegue la continuità e mira al risanamento. Il business plan è rivolto a rendere possibile la continuità di gestione (in alternativa al fallimento), e quindi il futuro non può essere sostanzialmente la continuazione del passato Differenze tra contenuto che ordinariamente contraddistingue il business plan definitivo di startup rispetto allo stesso documento per le imprese in funzionamento START-UP IMPRESA IN FUNZIONAMENTO Strategia in essere o realizzata, con risultati recenti. Linee-guida strategiche o idee imprenditoriali. Executive summary , in merito ai contenuti essenziali del progetto Dati principali, curriculum dell’imprenditore e del team dirigenziale (riportando l’esperienza e le competenze). Analisi di settore , in tema di mercato, trend attesi di sviluppo nei successivi 3-5 anni, domanda e struttura dell’area competitiva. Business overview , comprendendo elementi quali mission, vision, prodotto, fattori critici di successo etc.. Obiettivi e fattori critici di successo. Piano operativo , (programma delle azioni per attuare il piano di business: piano di sviluppo di prodotto, piano di produzione, piano di marketing, ecc.) Iniziative strategiche o piani d’azione , con i relativi progetti. Risultati attesi (quantit, qualit) e KPI da cui gli stessi dipendono. Risultati attesi (quantit, qualit)i e KPI da cui gli stessi dipendono. Struttura economico-finanziaria dell’iniziativa

correlati parametri obiettivo, un’individuazione completa degli stessi non può limitarsi alla sola misurazione economica, richiedendo un’integrazione con la tipologia non economica. Un approccio di questo tipo incide positivamente su pianificazione, programmazione e controllo (soprattutto strategico), rendendosi fondamentale ai fini di uno sviluppo sostenibile d’impresa. Misure socio-ambientali e competitive : quale espressione quali-quantitativa dei fenomeni aziendali (clienti soddisfatti, scarti presso i clienti, posti di lavoro creati, ecc.) ma che prevedono anche elaborazioni a carattere quantitativo monetario (costi ambientali, costi assistenza clienti, ecc.). Bisogna alimentare parametri capaci di misurare, in modo affidabile e tempestivo, le performance sostenibili (economico-sociali-ambientali) mediante un flusso informativo real time capace di sostenere e indirizzare il processo decisionale, di indurre nella struttura comportamenti organizzativi orientati al perseguimento degli obiettivi aziendali Le aziende hanno una responsabilità sociale, intesa come:

  • Minimizzare i rischi
  • Minimizzare le difficoltà competitive
  • Perseguire nello sviluppo sostenibile (minimizzare gli sprechi, ridurre l’inquinamento, orientarsi verso energie rinnovabili). Le aziende diventano sostenibili se:
  • Danno attenzioni ai loro dipendenti e ai consumatori
  • Dispongono di energie innovabili,
  • innovano tramite tecnologia per ricerca della sostenibilità. L’azienda orientata allo sviluppo sostenibile ha una Corporate Social Responsability: essere socialmente responsabili non significa fare beneficenza, ma significa minimizzare i rischi in un’ottica di sopravvivenza e di sviluppo nel lungo periodo. La sostenibilità è la capacità di soddisfare le attese delle attuali generazioni senza compromettere quelle delle generazioni future (Brundtland Report, 1987), perseguendo risultati economici, sociali, ambientali. Sostenibilità: fattore chiave per essere competitivi oggi. Le aziende sono sempre più rivolte all’impatto zero quindi monitorano i consumi di energia e materie prime e si dotano di impianti sostenibili. I clienti vogliono sempre più prodotti sostenibili. L’attenzione sociale e ambientale può portare a delle ripercussioni economiche iniziali dovute a: acquisto impianti sostenibili più costosi, oneri finanziari per l’acquisto, ammortamenti che impattano sui costi. Quindi nel breve periodo si hanno delle difficoltà finanziarie, ma si crea maggiore valore nel lungo. La comunicazione economico-sociale-ambientale permette di comunicare il valore sostenibile e rappresentare la responsabilità sociale d’impresa all’esterno. Questo è fondamentale nel rapporto con tutti gli stakeholder perché permette di coinvolgerli, ottenerne la legittimazione e il consenso. Permette anche ridurre il rischio nei confronti degli stakeholder. I principali documenti utilizzati a consuntivo: Bilancio Sociale, Bilancio Ambientale, Bilancio di Sostenibilità e Rapporto Integrato. Bilancio di sostenibilità: contiene indicatori socio-ambientali, con pochi riferimenti agli indicatori economico-finanziari. È un allegato del bilancio di esercizio per l’informativa socio-ambientale. Bilancio integrato: incorpora il bilancio di esercizio evidenziando e integrando le altre tipologie di performance richieste: livello di governance, performance competitiva, economica e socio- ambientale. È un corpo unico per rappresentare tutte le informazioni all’esterno; rappresenta in forma integrata tutti i risultati, inquadrandoli nel modello di creazione di valore nel lungo termine; semplifica l’acquisizione delle informazioni da parte degli stakeholder e contribuisce alla qualificazione consapevole e completa dell’immagine aziendale. Si vuole andare verso una scelta universale con questa seconda opzione.
  1. Fasi di progettazione del sistema di controllo (spiegazione delle fasi e in particolare come vengono analizzate le complessità strategica e organizzativa):La funzionalità duratura dell’impresa si connette

alla capacità di operare secondo condizioni di successo. Teniamo conto del successo competitivo, economico, sociale con tutti i fattori che determinano le condizioni concorrenziali. Successo economico: fattori che influenzano le condizioni di equilibrio reddituale e monetario- finanziario Successo competitivo: fattori che determinano i vantaggi concorrenziali e la dominanza del mercato nelle diverse aree strategiche di attività. Successo sociale: fattori che determinano la coesione dei diversi interlocutori sociali (es. prestatori di lavoro, conferenti di capitale di rischio, comunità locale, PA…) ed il consenso sulla proposta progettuale d’impresa I successi vengono integrati tra loro, individuando le variabili critiche di successo aziendali (a livello di ASA e di centro di responsabilità) per la progettazione dei sistemi di controllo. Le fasi di progettazione si suddividono in 4 fasi:

  1. Identifico fattori e vincoli interni ed esterni.
  2. Faccio analisi della complessità di tipo strategica ed organizzativa.
  3. Dopo posso comprendere i fattori critici di successo e di rischio,
  4. Poi identifico i sistemi di controllo che vi siano coerenti, ed infine i parametri obiettivo che rappresentino quei fattori critici. La complessità strategica: riguarda la complessità in termini di combinazioni beni/servizi-mercati tende ad individuare le diverse aree strategiche di attività.
  • Imprese che offrono un numero limitato di beni/servizi, in un’unica unità produttiva: impresa semplice
  • Imprese che offrono una vasta gamma di beni/servizi, in una o più unità produttive, che si aggregano in differenti aree di risultato
  • Imprese con gestione centralizzata di un complesso di unità produttive tra loro differenziate in termini di localizzazione, di specializzazione economica, ecc.: impresa complessa La complessità organizzativa: riguarda La complessità in termini organizzativi si correla ai processi di delega interna di responsabilità ed individua i diversi centri operativi.
  • Imprese caratterizzate dalla relativa indifferenziazione degli organi decisori rispetto al conseguimento degli obiettivi: impresa semplice.
  • Imprese con differenziazione dei compiti e gerarchizzazione degli obiettivi nell’ambito della medesima unità organizzativa.
  • Imprese con differenziazione dei compiti e gerarchizzazione degli obiettivi nell’ambito di più unità organizzative disgiunte: impresa complessa. La complessità strategica e organizzativa viene inserita all’interno di una matrice, distinguendo la complessità organizzativa in differenziate e indifferenziata, e la complessità strategica in pochi prodotti, diversi prodotti, e complesso di unità. Sulla base dell’integrazione di questi aspetti si rilevano 5 diversi tipi di sistemi di controllo.

✓ il bilancio d’esercizio ✓ i prospetti di sintesi delle variazioni e dei flussi di capitale circolante netto e di cassa (rendiconto finanziario) ✓ la determinazione del valore del capitale economico d’impresa ✓ i piani di azione generali ✓ i budget per le previsioni globali di gestione

  • Le misure economiche globali di analisi si fondano prevalentemente su informazioni di sintesi (prospetti di budget o di bilancio), e tendono a configurare un’elaborazione sistematica tra valori o tra quantità non monetarie e valori. Questa integrazione agevola l’evidenziazione di indicatori espressivi di elementi di criticità gestionale, e quindi di rilievo nei processi di controllo; in questo ambito rivestono primaria importanza gli indicatori di redditività del capitale proprio e della redditività del capitale investito. Misure economiche parziali : tendono a focalizzare prevalentemente l’attenzione sugli aspetti reddituali afferenti ai processi produttivi.
  • Misure parziali articolate per aspetti significativi della gestione complessiva : CE riclassificato, quindi reddito operativo della gestione caratteristica, il reddito operativo, il reddito lordo di competenza, reddito ante imposte, reddito netto.
  • Misure parziali articolate in base alla complessità aziendale, focalizzate sui processi produttivi, sui prodotti, e sui centri di responsabilità ; qui le direttrici fondamentali di osservazione sono date dai componenti positivi di reddito (con specifico riferimento alla gestione caratteristica) e dai componenti negativi di reddito (osservati rispetto ai contributi specifici dei diversi fattori e alle relative combinazioni). Misure socio-ambientali e competitive : quale espressione quali-quantitativa dei fenomeni aziendali (clienti soddisfatti, scarti presso i clienti, posti di lavoro creati, ecc.) ma che prevedono anche elaborazioni a carattere quantitativo monetario (costi ambientali, costi assistenza clienti, ecc.). Bisogna alimentare parametri capaci di misurare, in modo affidabile e tempestivo, le performance sostenibili (economico-sociali-ambientali) mediante un flusso informativo real time capace di sostenere e indirizzare il processo decisionale, di indurre nella struttura comportamenti organizzativi orientati al perseguimento degli obiettivi aziendali
  1. Tipologie di controllo: il controllo è un processo che, coinvolgendo l’intera attività gestionale, consente una costante verifica dei traguardi raggiungibili e della coerenza tra obiettivi e risultati conseguiti. I tipi di controlli sono sinteticamente suddivisibili in interni e esterni; i controlli esterni possono essere per esempio dati dall’attività di revisione esterna, oppure dai controlli delle autorità di vigilanza alla quali sono sottoposte determinate tipologie di imprese. Il controllo interno può avvenire sia a livello di vertice (di consiglio di amministrazione nel sistema tradizionale e monistico o di gestione nel sistema dualistico), fissando le linee di indirizzo del sistema e valutandone l’adeguatezza, e può avvenire anche a livello di organizzazione. Quindi i controlli interni variano:
  • Se il controllo avviene a livello di vertice si parla di controllo di corporate governance e abbiamo: il consiglio di amministrazione che svolge un ruolo di indirizzo e di valutazione dell’adeguatezza del sistema, l’amministratore delegato che sovraintende alla funzionalità del sistema di controllo interno e il collegio sindacale che vigila sull’efficienza del sistema di controllo.
  • Mentre se avviene a livello di organizzazione si possono avere le seguenti tipologie: a) Risk management , che interviene nell’identificazione e nel controllo dei possibili rischi e nella relativa gestione, supportando il miglioramento delle performance aziendali. b) Internal auditing , con riferimento all’attività di revisione e valutazione di procedure e processi aziendali. c) Controllo di conformità e vigilanza , che vigila sulla corretta interpretazione ed applicazione nelle norme, nonché sulla capacità del modello organizzativo di prevenire i reati.

d) Controllo della gestione , avente finalità di orientamento dei comportamenti per l’ottenimento dei risultati, supportando i processi decisionali e verificando la coerenza tra obiettivi e risultati per soddisfare le attese.

  1. Controllo della gestione (riferendosi alla struttura organizzativa e spiegando i centri di responsabilità alla strategia): Il controllo della gestione ha finalità di orientamento dei comportamenti, delle decisioni, delle azioni per l’ottenimento dei risultati, supportando i processi decisionali e verificando la coerenza tra obiettivi e risultati per soddisfare le attese. Il controllo cerca di garantire efficienza ed efficacia. Finalità del controllo della gestione:

Ø favorisce l’attuazione delle finalità aziendali

Ø ha come obiettivo principale l’ordinato ed efficace sviluppo dell’attività di impresa (è un

supporto all’organizzazione delle limitate risorse disponibili verso il raggiungimento di risultati ottimali)

Ø risponde ad esigenze di orientamento di tutti i comportamenti

il sistema di controllo della gestione si suddivide in struttura organizzativa, struttura informativa e processo. La struttura organizzativa di controllo è un aspetto strutturale, l’azienda è un insieme complesso che viene ripartito in unità operative elementari dell’organizzazione, in modo conforme allo stile direzionale e ai processi di delega. Le unità sono dotate di responsabilità gestionale (centri di responsabilità) e autonomia. La struttura organizzativa di controllo si basa sulla mappa dei centri si tratta di unità operativa in cui vengono assegnati determinati compiti e responsabilità. In funzione delle leve economiche dominanti l’attività di centro si è soliti distinguere:

  • Centri di costo : I centri di costo sono unità operativa che prevedono l’utilizzo di risorse per l’ottenimento dei bene finali.
  • Centri di ricavo : I centri di ricavo sono unità ad orientamento commerciale, sviluppando un’attività in cui assume preponderanza la realizzazione di scambi in posizione di vendita.
  • Centri di reddito : Si riferiscono di norma a unità di ordine superiore, in quanto aggreganti più centri di costo e di ricavo, direttamente coordinati.
  • Centri di investimento : Di norma, è un’unità complessa che dispone di delega decisionale per gli investimenti di pertinenza nonché in relazione all’organizzazione e alla vendita dei beni ottenuti. Le tipologie di centri di responsabilità e responsabilizzazione:
  • Centri di costo di trasformazione , volti a realizzare l’attività di combinazione di diversi fattori produttivi per l’ottenimento di beni e servizi, e responsabili per l’efficienza nell’uso delle risorse rispetto a predefiniti requisiti qualitativi.
  • Centri di costo ausiliari , volti a realizzare l’attività di servizio ad altri centri, e responsabili per l’efficienza nell’uso delle risorse comparata a qualità e professionalità.
  • Centri di spese generali , volti ad agevolare il corretto funzionamento della gestione in generale, e responsabile in merito all’efficacia in relazione alla qualità dell’output e rispetto a un predefinito stanziamento.
  • Centri di ricavo , volti a realizzare l’attività di vendita, e responsabili in merito all’efficienza delle vendite rispetto a mix qualitativo, volumi realizzati e obiettivi di regolamento.
  • Centri di reddito , volti alla realizzazione di attività interne ed esterne connesse alla formazione di costi e ricavi, e responsabili per la contribuzione alla formazione del reddito d’impresa.
  • Centri di investimento , volti alla realizzazione dell’attività imprenditoriale comprendente anche la gestione del capitale, e responsabili per la redditività del capitale amministrato.

Le principali determinanti riguardano la capacità di reddito dell’impresa. Qui l’attenzione si concentra su obiettivi di riduzione dei costi, incremento del fatturato, rendimento degli investimenti, solidità patrimoniale e liquidità. 2) Prospettiva del mercato e del cliente : Come l’azienda è percepita dai suoi clienti? Per quanto attiene alla dimensione competitiva, nella balanced scorecard assumono importanza gli obiettivi connessi alla quota di mercato, alla fedeltà e alla soddisfazione del cliente e all’adeguatezza del prodotto e dei servizi accessori. La balanced scorecared ha il compito di fornire risultati tangibili per fidelizzare i clienti, come per esempio prodotti di qualità, rispondere alle attese dei clienti…. 3) Prospettiva dei processi interni : Quali sono i processi in cui l’azienda deve eccellere per creare differenziali competitivi; qui l’attenzione viene posta sullo sviluppo, sull’innovazione e sull’efficienza dei processi operativi, con l’impegno a soddisfare le attese del cliente a costi sostenibili. 4) Prospettiva dell’apprendimento e dell’innovazione-crescita : Quali sono le aree sulle quali l’azienda deve concentrarsi per sviluppare la sua capacità di miglioramento e cambiamento? Attiene al livello di preparazione professionale e ai miglioramenti per effetto dell’esperienza e della formazione acquisita dell’organismo personale e al clima organizzativo e alle sue variabili (coinvolgimento nei processi decisionali, coerenza tra obiettivi individuali e obiettivi aziendali, motivazione, soddisfazione dei singoli). Riguarda anche i sistemi informativi (capacità di fornire informazioni in tempo utile) e le procedure organizzative (correlazione tra incentivi, fattori critici e tassi di miglioramento).

  1. Lean production (origine e sviluppo, Toyota product system, principi produzione snella e di massa, tipologie di spreco e just in time): Il lean management è l’evoluzione delle diverse tipologie di produzione: da quella artigianale, passando per la produzione di massa fino ad arrivare alla produzione snella; la produzione artigianale era caratterizzata dalla centralità del lavoro dell’uomo e le sue competenze, quindi il lavoro era svolto da un artigiano con elevate competenze che utilizzava degli strumenti piuttosto semplici di lavoro ovviamente le caratteristiche di questa produzione sono intensità della manodopera e bassa quantità di produzione. Da questa tipologia si passò alla produzione di massa che venne introdotta dal taylorismo e dal fordismo, infatti Taylor aveva capito che nei processi di produzione c’erano delle inefficienze ed usava dei metodi scientifici per controllare il lavoro e dividere il lavoro, mentre poi vi era Ford che aveva creato il modello della catena di montaggio che porta ad una produzione di massa, le caratteristiche di questa tipologia erano riduzione di costi, riduzione di tempo e aumento di salari infatti grazie al raggiungimento delle economie di scala era riuscito ad abbassare sensibilmente i costi ed i tempi tuttavia vi furono anche effetti negativi come il rigido automatismo e la demotivazione della forza lavoro. Con l’entrata sul mercato della general motors cambiarono alcune cose infatti introdussero un ampliamento della gamma dei prodotti, nuove figure professionali(marketing) e inoltre si passo da una logica definire il prezzo rispetto al costo di produzione a definire il prezzo di vendita e creare la struttura prezzo ideale da rispettare. TOYOTA PRODUCTION SYSTEM La famiglia toyoda introdusse delle sostanziali novità che poi verrà detta produzione snella, infatti loro produssero una larga gamma di prodotti e di puntare sulla varietà, l’eliminazione degli sprechi, costi minimi, attenzione alla qualità e si orientarono verso il meglio (kaizen) così da formare i lavoratori che divennero parti attive nella produzione in grado di prevenire eventuali difetti del prodotto. La caratteristiche di questa produzione erano: l’organizzazione della produzione cioè riduzione degli sprechi, attenzione ai difetti, maggiori competenze agli operai e produzione solamente se c’è richiesta; cambiò anche il rapporto con i fornitori che divennero partner nello sviluppo del prodotto infatti vennero divisi in fasce a seconda del ruolo nel processo produttivo, si iniziò con il sistema just

in time per ridurre i magazzini intermedi e rapporti di lungo termine con i fornitori, cambiarono anche la logica di progettazione del prodotto infatti gli operai con le conoscenze erano in grado di prevenire eventuali difetti del prodotto e le aziende iniziarono anche ad instaurare maggiore rapporto con i clienti così da regolare la produzione in base alla domanda. PRODUZIONE SNELLA Questa tipologia di produzione si ispirava al Toyota production system riducendo gli sprechi, migliorando il prodotto offerto al cliente e migliorare la qualità e la scorrevolezza dei processi. Da questa produzione nacquero diversi principi: la qualità è nel progetto, la produzione ripetitiva di diversi prodotti, la produzione era trainata dal mercato e non dall’impresa, il coinvolgimento delle risorse umane, la creazione di valore grazie ai processi e la nascita di collaborazione con partner esterni, il principio del miglioramento continuo e la logica del fare e sperimentare per apprendere. TIPOLOGIE DI SPRECO Ø Le scorte sono eccessi di materiale rispetto alla necessità del processo o del cliente quali ad esempio materie prime, vengono indicate dai bluffer dei magazzini ossia accumuli di materiale causate da possibili differenze di velocità tra i segmenti del processo o per volontaria costituzione per evitare fermi o interruzioni del processo produttivo; Ø Le attese sono inattività per indisponibilità di risorse o persone che può essere all’inizio della produzione o alla fine, quali possono essere la mancanza di materiali, queste attese possono essere causati di fermi macchine per operazioni di carico e scarico ad esempio o da personale inattivo che non cerca il materiale necessario alla produzione, tuttavia possono essere causati anche da sbilanciamenti fra operazioni consecutive e portano all’aumento dei tempi ciclo del processo e dei tempi di attraversamento; Ø Movimento ossia l’allontanamento dall’area produttiva e dal posto di lavoro come l’allontanamento dovuto alla ricerca delle parti o di materiali dovuto ad attrezzature che richiedano impegno fisico, causate da una possibile mancanza di visione del flusso dell’attività operative e portano ad un possibile livello di scarsa qualità; Ø Eccesso di produzione cioè output in quantità maggiore rispetto a quanto chiesto dal cliente, questi possono essere indicati da accumuli di materiale e possono essere causati dalla ricerca di protezione per eventi disfunzionali come guasti dei macchinari tuttavia la realizzazione in anticipo di operazioni portano ad un possibile aumento di obsolescenza dei prodotti; Ø Difetto ossia il risultato di un’attività con errori o difetti, essi possono essere notati dal controllo qualità e sono causati dalla distrazione della forza lavoro o anche dalla scarsa formazione; Ø Eccessi di attività sono le azioni che non creano valore per il cliente come la verniciatura estetica di parti non esposte che sono operazioni superflue, possono essere causate dalla mancanza connessione tra i processi che devono cooperare e comportano un allungamento del tempo di attraversamento del prodotto e anche delle inefficienze; Ø Trasporto cioè la movimentazione di parti che non aumenta il valore, causato dalla localizzazione del prodotto durante il ciclo di produzione in magazzini intermedi e porta ad un allungamento del tempo di attraversamento. TIPOLOGIE DI SPRECO 3M MUDA: ossia un’attività che consuma risorse senza generare valore per il cliente e possono essere attività non eliminabili necessarie a causa delle tecnologie utilizzate (muda tipo 1) o attività eliminabili essendo non essenziali per il prodotto attraverso una riorganizzazione del processo

ed in genere viene utilizzato per decidere se apportare dei cambianti oppure se mantenere lo stato attuale. Poi c’è il TIR cioè il tasso interno di rendimento che mostra il tasso di attualizzazione dei flussi tale da rendere il van pari a zero, il criterio di scelta è scegliere il progetto che presenta un tir maggiore del rendimento obiettivo tuttavia il tir talvolta può trarre in inganno infatti può condurre ad una valutazione diversa da quella mostrata dal van e ciò succede perché il tir non considera le dimensioni dell’investimento ovvero del suo capitale investito ma considera solamente il tasso di rendimento perciò per avere un risultato corretto conviene utilizzarlo affiancato al van.

  1. VAN, TIR, Payback period e tasso di rendimento costante: il pay-back period esso mostra quanti anni ci vogliono per recuperare l’esborso iniziale e mostra ogni anno quanto si ricava dall’investimento fino al momento in cui l’investimento è stato interamente recuperato tuttavia questo indicatore presenta diversi limiti infatti non considera i flussi di cassa generati dopo il periodo di rientro dell’investimento, non considera il valore finanziario del tempo, non distingue i progetti in base al capitale investito e in realtà è più un indicatore di rischio che di rendimento; perciò in alternativa si utilizza il pay-back period attualizzato per la valutazione di investimenti che non devono generare valore ed esso è molto utilizzato per capire o meno la sostenibilità economica di un progetto da parte di una determinata azienda. Un altro strumento utilizzato è il Van cioè il valore attuale netto definibile come la somma dei flussi di cassa attualizzati generati dall’investimento, questo strumento presenta due differenti approcci: quello del progetto totale ossia calcola l’impatto dei flussi di cassa di ogni progetto e si sceglie quello con il van più elevato oppure l’approccio differenziale che pone a confronto due alternative ed in genere viene utilizzato per decidere se apportare dei cambianti oppure se mantenere lo stato attuale. Poi c’è il TIR cioè il tasso interno di rendimento che mostra il tasso di attualizzazione dei flussi tale da rendere il van pari a zero, il criterio di scelta è scegliere il progetto che presenta un tir maggiore del rendimento obiettivo tuttavia il tir talvolta può trarre in inganno infatti può condurre ad una valutazione diversa da quella mostrata dal van e ciò succede perché il tir non considera le dimensioni dell’investimento ovvero del suo capitale investito ma considera solamente il tasso di rendimento perciò per avere un risultato corretto conviene utilizzarlo affiancato al van.
  2. Feed back e feed forward nel processo di controllo: Il processo di controllo è la parte dinamica infatti è l’insieme delle operazioni necessarie per realizzare efficacemente l’attività di governo economico, il processo si fonda sullo: sviluppo coordinato degli obiettivi, l’osservazione dei risultati ed il confronto fra obiettivi e risultati; serve perciò coerenza fra le misure economiche antecedenti lo svolgimento dell’attività e con quelle consuntivi e programmatiche. Le fasi del processo di controllo della gestione sono: il piano d’azione che definisce gli obiettivi a m/l termine, i programmi d’azione ossia i budget che traducono i piani d’azione in obiettivi a breve termine, l’assegnazione di obiettivi con logica di partecipazione e con coerenza, la rilevazione dei risultati fatta mensilmente o trimestralmente, il confronto fra obiettivi-risultati e analisi di variazione così da capire gli scostamenti, trovare le cause e definire un intervento correttivo adeguato e infine attuare gli interventi correttivi. Tuttavia ci sono diverse tipologie di controllo:
    • Strategico : focalizzato sulla plausibilità delle scelte strategiche attraverso la visione dei risultati e dei dati;
    • Budgetario : modificando i budget seguendo le analisi di sensibilità:
    • Consuntivo : stato di avanzamento delle attività in ottica feed-back
    • Stato di avanzamento : aggiungo in ottica feed-forward Il controllo attraverso il feed-back consiste nel definire gli obiettivi di breve periodo e assegnargli ai centri rilevando i risultati a consuntivo e facendo l’analisi degli scostamenti così da intraprendere

azioni correttive che però non incideranno sul periodo corrente infatti questo processo viene fatto basandosi su dati di periodi precedenti ed è molto efficace per aziende con attività produttive ripetitive. Poi vi è il controllo attraverso il feed-forward, esso consiste nel definire gli obiettivi di breve periodo e assegnargli ai centri rilevando i risultati ed eseguendo un ‘analisi degli scostamenti durante lo svolgimento dell’attività anticipando eventuali azioni correttive causate dagli scostamenti negativi, questo processo viene fatto basandosi su un eventuale sviluppo dell’attività tuttavia per fare ciò bisogna utilizzare i dati conosciuti precedentemente ed integrarli con l’analisi degli scostamenti che mostra l’evolversi dell’attività, grazie a ciò è possibile creare modelli in grado di anticipare l’evoluzione dell’attività tuttavia questo modello viene usato per attività molto dinamiche che obblighino ad anticipare la fine delle operazioni 17

  1. Tack time: Il takt time è il ritmo dell’attività operativa sincronizzato con la domanda effettiva, infatti si produce solo quando vi è domanda così che la linea produttiva a monte sia sincronizzata con quella a valle. Esso viene calcolato facendo il rapporto fra tempo di produzione in un periodo e la domanda da soddisfare nello stesso periodo; talvolta possono esserci disaccoppiamenti fra la produzione a valle e a monte ed essi possono essere colmati dai buffer ossia accumuli dimensionati in misura da poter colmare la differenza fra il processo più veloce e quello più lento senza provocare nessun arresto. Fondamentale è la velocità di attraversamento in quanto mostra il tempo di reazione alla domanda ma diventa fondamentale la fluidità che si ottiene ottimizzando il flusso, esso richiede: la definizione del takt time e della struttura di processo, la produzione di un’unità per volta (da trasferire senza sprechi), la definizione di operazioni che generino valore aggiunto, il mantenimento di livelli quantitativi predefiniti, la predisposizione di accumuli per rendere il flusso continuo, la sincronizzazione con la domanda e l’introduzione di elementi in grado di compensare le variazioni del takt time. Importante è l’apporto dei fornitori infatti alcuni si insediato vicino alle aziende produttrici così da ottimizzare la logistica del loro processo produttivo, inoltre per progettare una linea senza sprechi bisogna: definire il takt time, analizzare le tempistiche dei prodotti, calcolare il numero minimo degli operatori e ottimizzare e adeguare il carico di lavoro di ogni postazione. (si potrebbe realizzare all’esterno prodotti che alterino il flusso continuo) Nella logica fordista vi era l’accoppiamento in reparti dei processi produttivi che richiedevano i medesimi macchinari così da ottimizzare i tempi e creare economie di scale tuttavia ciò comportava grand spostamenti fra i diversi reparti e difficoltà di coordinamento mentre diversa è la logica degli spaghetti chart : la quale sostiene che più i flussi sono fitti meno sono efficienti perciò l’azienda definisce i flussi eseguendo un’analisi preventiva considerando la loro ubicazione. La logica cellulare non ragiona ad isole ma a piccole celle nelle quali si concentrano diversi processi produttivi, i macchinari sono diversi ma c’è elevata comunicazione e coordinamento; essa porta ad un one-piece-flow, eliminazione di scorte intermedie, necessità di meno spazio e riduzione impiego risorse umane tuttavia sorge il problema del bilanciamento delle linee ossia bisogna sincronizzare il takt time principale con quelli delle linee che servono la principale. Sistema delle 5s: sistemare, selezionare, semplificare, standardizzare, pulire : consiste nel mantenere le condizioni di massima efficienza delle postazioni di lavoro progettate come elementi di base del flusso sotto la responsabilità del process owner. Esso comporta una riduzione degli sprechi, una migliore qualità del prodotto, riduzione dei tempi e maggiore efficienza. One-piece-flow : consiste nel produrre un pezzo alla volta cioè ogni pezzo si muove nel processo produttivo una volta che quello successivo è passato alla prossima stazione così da creare u flusso continuo e privo di sprechi e riducendo anche i tempi, fra i vantaggi più rilevanti vi sono: meno errori, riconoscimento dei difetti, lead time stabiliti e utilizzo di minori risorse. Il flusso dei materiali

sempre più collegato fra breve e medio-lungo termine (informazioni sulla dimensione finanziaria aziendale). Fino ad arrivare ad oggi infatti oggi l’orientamento è incentrato sui momenti strategici e operativi, all’anticipazione dei cambiamenti, alla responsabilità sociale e all’analisi degli scenari e la variabile critica è diventata l’efficacia, così da spostare il controllo alla massimizzazione della capacita di creazione del valore grazie all’utilizzo di risorse materiali e immateriali e al soddisfacimento degli stakeholder. La struttura informativa di controllo predispone informazioni relative ai KPI collegati ai relativi FCS dell’impresa, le informazioni devono essere coerenti con le diverse dimensioni e sono determinanti ai fini delle misure aziendali, che possono essere:  Economiche: quale espressione quantitativo-monetaria dei fenomeni aziendali, sono elaborati in grado di riassumere i risultati dei processi aziendali fondati su condizioni qualitative e quantitative monetarie. E si distinguono in misure economiche globali riguardanti la globalità dell’azienda e si distinguono in misure di sintesi (danno una sintesi dell’azienda) e di analisi (effettuano analisi su diversi aspetti) oppure in misure economiche parziali focalizzate invece sugli aspetti reddituali dei processi produttivi;  Socio-ambientali e competitive: sono espressione quali-quantitative dei fenomeni aziendali (clienti soddisfatti) ma prevedono un’elaborazione anche monetaria (costi ambientali) come il bilancio sociale o ambientale.

  1. Struttura organizzativa con centri di rischio più processi e attività e activities base analisys con parametri di efficienza e efficacia: CENTRI DI RISCHIO I centri di responsabilità sono delle unità operative a cui viene attribuita una certa libertà di gestione attraverso il processo di delega così da renderli più rapidi, ben informati riducendo costi e tempi di trasmissione delle informazioni e motivando i responsabili, possono distinguersi in centri di ordine superiore ai quali viene attribuita una responsabilità ampia e di gestione dei centri gerarchicamente minori, in centri di ordine inferiore con compiti ben definiti e deleghe piuttosto ristrette, in centri ad attività autonoma con risorse, compiti e risultati limitatamente condizionati dall’operato degli altri centri e in centri ad attività integrata i quali a differenza dei precedenti presentano un rapporto più stretto con l’operato dei altri centri riguardanti le risorse e i risultati. In funzione delle attività dominanti all’interno dell’impresa c’è un’altra distinzione da fare: I. Centri di costo: sono unità produttive che prevedono l’utilizzo delle risorse al fine di ottenere beni finali, in questi centri si pone attenzione ai tipi di costo, in presenza di costi standard l’attenzione è posta al raggiungimento di determinati livelli di efficienza (es.centro di produzione); oppure I costi discrezionali nei quali non riesco a definire dei costi standard e quindi sposto l’attenzione sulla efficacia o ancora costi variabili o costi fissi; tuttavia per questi centri la distinzione fondamentale da fare riguarda i centri di costo principali, ausiliari o di spese generali. II. Centri di ricavo: sono unità orientate alla realizzazione delle vendite per questi centri i fattori fondamentali da tenere sotto attenzione sono i volumi di vendita, le strategie commerciali, il rispetto delle condizioni economiche e gli obiettivi di fatturato; centri come questo possono collegarsi ad altri centri come al centro produttivo. III. Centri di reddito: sono una di ordine superiore in quanto aggregano i centri di costo ed i centri di ricavo, sono differenti dai centri di profitto (al netto dei costi) e in genere coordinano tutte le attività necessarie per ottenere il prodotto e per la sua commercializzazione ed assumono la responsabilità della gestione dei prezzi di trasferimento interni. IV. Centri di investimento: anch’essi sono unità di ordine superiore aggregati diverse unità, in genere è un’unità complessa che dispone delle scelte di investimento di pertinenza e anche riguardo l’organizzazione e la vendita dei beni.

PROCESSI+ATTIVITÀ

L’azienda è suddivisa in unità operanti elementari ai quali vengono assegnati degli obiettivi che devono essere coerenti con la strategia aziendale e con gli obiettivi aziendali. Per mantenere il controllo sugli obiettivi vengono fatte diverse operazioni, cioè vengono assegnate alle diverse articolazioni organizzative gli opportuni obiettivi e fcs che vengono periodicamente misurati a tutto ciò viene generalmente affiancato il risultato di sistemi più ampi (processi) o di altre articolazioni se strettamente collegate. Generalmente nelle aziende si ricorre all’organizzazione per processi infatti oggi I costi più influenti sul prezzo di un prodotto non sono più i costi variabili ma sono aumentati i costi indiretti ed è per questo che risulta più efficiente passare da una struttura per centri ad una per processi e attività, ed infatti è nato il metodo dell ABC cioè uno strumento di imputazione dei costi indiretti al prodotto utilizzabile in alternativa al centro di costo, il processo si articola in: analisi e definizione delle risorse, definizione dei processi, scomposizione in attività, definizione dei resource driver e in seguito degli activity driver. L’ ABC permette di superare la visione strutturale rigida, il coordinamento fra processi e attività, il disporre di più informazioni e una maggiore responsabilizzazione economica. La gestione per processi porta ad una scomposizione in attività e processi ed in seguito si associa l’utilizzo delle risorse alle rispettive attività e poi quest’ultime si collegano ai rispettivi prodotti. I processi si devono intendere come attività collegate per produrre uno specifico output volto a soddisfare un cliente tuttavia i processi talvolta possono essere trasversali e riguardare diverse attività e non una singola; l’obiettivo di questa struttura è individuare le attività che generano valore aggiunto ed eliminare quelle inutili e monitorare lo svolgimento delle attività. Mentre le attività sono una combinazione di risorse, materie prime, metodi e ambiente che producono un determinato prodotto, essere rappresentano un elemento più piccolo di un centro di costo. Esse vengono tendenzialmente distinte in: acquisti, produzione, programmazione e controllo della produzione e controllo qualità. ABC CON PARAMETRI DI EFFICIENZA ED EFFICACIA La preventiva analisi dei processi e dell’attività per il corretto sviluppo delle ABC deve rivedere ogni processo lasciando solamente quelli in grado di generare valore aggiunto, infatti L’ABC è intrecciato con l’ABM il quale analizza tutte le attività al fine di mantenere solo quelle in grado di generare valore aggiunto. L’ABM individua le attività ad alto valore aggiunto e quelle a basso valore aggiunto , in ottica ABC si definisce un unico activity driver tuttavia non sempre funzionano con tutte le attività ad esempio sapere quante consegne faccio non serve a nulla a fronte di sapere come ridurre i costi perciò bisogna gestire le attività e non le risorse in quanto sono le attività e il modo in cui sono eseguite che determina i costi; le fasi DELL’ABM sono: individuare le attività, determinare i costi e le misure di performance, definire gli output dell’attività, imputare i costi agli oggetti di costo, determinare gli FCS e valutare la creazione di valore aggiunto delle attività basandosi sugli FCS. Inoltre fa parte del ABC il processo di analisi del valore delle attività composto da: identificare le attività, definire se generano o meno valore aggiunto, identificare le cause di svolgimento delle attività, attribuire i costi alle attività, determinare il costo del prodotto, qualificare il valore generato dalle attività e identificare azioni correttive. Una compiuta analisi porta alla valutazione di diverse performance:  Qualità: % di difetti o di rilavorazioni;  Scorte: dimensione media del lotto;

▪ equilibrio economico e finanziario ▪ efficienza ed efficacia della gestione ▪ equilibrio di breve e di lungo periodo ▪ risultati settoriali e globali aziendali

  • il sistema di indicatori deve essere selettivo, identificando solo indicatori rilevanti per valutare le performance
  • gli indicatori devono essere: ▪ precisi in termini di misurazione ▪ oggettivi, evitando distorsioni per effetto di soggettività individuali ▪ tempestivi, in relazione al tempo intercorrente tra le prestazioni e la misurazione dei risultati ▪ comprensibili, nel significato gestionale e nelle modalità di calcolo Piani di incentivazione a breve termine: Sistemi di incentivazione contrattualizzati : compensi di carattere collettivo erogati in forma di retribuzione variabile e collegati al raggiungimento di predefiniti obiettivi, definiti attraverso la contrattazione con le organizzazioni sindacali dei lavoratori Sistemi bonus/ una tantum : compensi erogati in forma di retribuzione variabile attribuiti a singole persone/gruppi di persone a fronte del raggiungimento di particolari obiettivi Piani di incentivazione a medio/lungo termine: Sistemi talora basati su misure di natura contabile/reddituale quali, ad esempio:
  • crescita dell’utile per azione (EPS - earnings per share)
  • redditività del capitale investito (ROI)
  • redditività del capitale proprio (ROE)
  • economic value added (EVA) Talora sono fondati sull’andamento del valore delle azioni (stock option/phantom stock). Valori che esprimono il valore economico generato dal contesto. Costi che in base a principi contabili non vengono contabilizzati  investimenti invisibili. INCENTIVI INDIVIDUALI: permette di massimizzare i risultati del singolo individuo INCENTIVI DI GRUPPO: permette di rafforzare il senso di appartenenza ad un gruppo Rischi delle politiche di incentivazione individuali:
  • deterioramento del clima aziendale a causa delle reazioni di coloro che sono stati valutati negativamente
  • difficoltà di mantenere nel tempo la credibilità e la coerenza del sistema a causa dell’influenza di fattori estranei alla performance individuale
  • tendenza a porre obiettivi troppo facili da raggiungere per tutti, non consentendo di valutare i contributi individuali differenziali
  • eccessivo sviluppo di comportamenti competitivi Vantaggi delle politiche di incentivazione individuali in presenza delle seguenti condizioni:
  • l’apporto dell’individuo può essere identificato ed isolato
  • l’esecuzione delle attività richieste avviene in autonomia ed indipendenza
  • la cooperazione con altri non è condizione essenziale per conseguire i risultati che possono essere favoriti dalla competizione

Gli obiettivi di squadra permettono di sviluppare la collaborazione all’interno del gruppo e sono necessari per i ruoli e le attività in cui non è possibile isolare il contributo del singolo all’interno della squadra. Rischi delle politiche di incentivazione di gruppo:

  • free riding: comportamento elusivo di taluni che non prestano impegno dietro «copertura» del gruppo
  • livellamento delle performance individuali: i soggetti maggiormente coinvolti sono talora disincentivati dal controllo del gruppo a fornire prestazioni eccezionali Vantaggi delle politiche di incentivazione di gruppo in presenza delle seguenti condizioni:
  • l’apporto di ciascuno è intrinsecamente legato a quello degli altri membri del gruppo
  • la struttura organizzativa e la tecnologia disponibile facilitano l’identificazione del gruppo e la loro gestione
  • il sistema di incentivazione persegue l’obiettivo di promuovere la socializzazione ovvero sviluppare lo spirito imprenditoriale
  • le caratteristiche del lavoro e dei membri del gruppo limitano le possibilità di comportamenti opportunistici