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Programmazione e controllo parte 4 e 5, Sintesi del corso di Programmazione e controllo

Capitoli 4 e 5 del libro di VERGARA C., Il contributo della programmazione e del controllo al governo “consapevole” delle aziende, Giuffrè, Milano, 2004. Molto utile per superare l'esame di Programmazione e Controllo del Prof. Vergara dell'Università degli studi di Palermo.

Tipologia: Sintesi del corso

2014/2015

Caricato il 21/10/2015

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PARTE QUARTA LA PROGRAMMAZIONE E IL CONTROLLO DI GESTIONE O
DIREZIONALE
CAPITOLO 13 LA PROGRAMMAZIONE E IL CONTROLLO DI GESTIONE O
DIREZIONALE
Si ricorda che il processo di pianificazione strategica definisce gli obiettivi di fondo, e si predispongono gli
strumenti per raggiungerli. Ovviamente in un orizzonte temporale di lungo. Ma nel breve, per attuare e
rendere operativo detto piano, occorre tradurlo in programmi di azione. Questo processo prende il nome di
controllo di gestione. Il controllo di gestione è dunque quell’attività mediante la quale la direzione
(manager, direttori generali e in generale i responsabili di tutti i livelli della gerarchia) governa di fatto la
gestione, accertandosi che essa si stia svolgendo, in modo tale da permettere il raggiungimento degli
obiettivi stabiliti in sede di pianificazione strategica.
Brunetti la definisce come << attività guida svolta dai manager applicando il meccanismo della retroazione
e fondandosi sulla contabilità direzionale, per assicurarsi l’acquisizione e l’impiego delle risorse in modo
efficacie ed efficiente al fine di conseguire gli obiettivi economici prestabiliti >>.
Detta verifica si attua mediante il feedback avvalendosi del sistema informativo.
Gli obiettivi della gestione sono economici e quindi la verifica del loro raggiungimento si fonda su parametri
di tipo economico: acquista così fondamentale importanza il sistema di dati quantitativo-monetari che
formano la contabilità direzionale o di controllo.
L’efficacia (grado con cui gli obiettivi vengono raggiunti) e l’efficienza (rapporto tra risorse impiegate e
risultati ottenuti) sono le modalità che devono caratterizzare le varie attività oggetto del controllo.
Si passa adesso ad analizzare il Modello di Brunetti per la valutazione del controllo di gestione. Infatti esso
concepisce il controllo di gestione come un sistema costituito da componenti, influenzato da dati fattori
(input), e che produce determinati risultati (output).
Il sistema di controllo di gestione è composto da:
Struttura organizzativa: distribuzione delle responsabilità economiche nelle varie unità organizzative.
Ovviamente tali responsabilità devono essere compatibili tra loro, e non sovrapporsi.
Struttura tecnico contabile: strumenti contabili nei quali si esprimono sia gli obiettivi (budget) che i
consuntivi (risultati effettivi)
Il processo di controllo: è la metodologia in base alla quale si svolge la p&c.
Ovviamente la struttura e i processi si influenzano vicendevolmente.
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PARTE QUARTA – LA PROGRAMMAZIONE E IL CONTROLLO DI GESTIONE O

DIREZIONALE

CAPITOLO 13 – LA PROGRAMMAZIONE E IL CONTROLLO DI GESTIONE O

DIREZIONALE

Si ricorda che il processo di pianificazione strategica definisce gli obiettivi di fondo, e si predispongono gli strumenti per raggiungerli. Ovviamente in un orizzonte temporale di lungo. Ma nel breve, per attuare e rendere operativo detto piano, occorre tradurlo in programmi di azione. Questo processo prende il nome di controllo di gestione. Il controllo di gestione è dunque quell’attività mediante la quale la direzione (manager, direttori generali e in generale i responsabili di tutti i livelli della gerarchia) governa di fatto la gestione, accertandosi che essa si stia svolgendo, in modo tale da permettere il raggiungimento degli obiettivi stabiliti in sede di pianificazione strategica. Brunetti la definisce come << attività guida svolta dai manager applicando il meccanismo della retroazione e fondandosi sulla contabilità direzionale, per assicurarsi l’acquisizione e l’impiego delle risorse in modo efficacie ed efficiente al fine di conseguire gli obiettivi economici prestabiliti >>. Detta verifica si attua mediante il feedback avvalendosi del sistema informativo. Gli obiettivi della gestione sono economici e quindi la verifica del loro raggiungimento si fonda su parametri di tipo economico: acquista così fondamentale importanza il sistema di dati quantitativo-monetari che formano la contabilità direzionale o di controllo. L’efficacia (grado con cui gli obiettivi vengono raggiunti) e l’efficienza (rapporto tra risorse impiegate e risultati ottenuti) sono le modalità che devono caratterizzare le varie attività oggetto del controllo.

Si passa adesso ad analizzare il Modello di Brunetti per la valutazione del controllo di gestione. Infatti esso concepisce il controllo di gestione come un sistema costituito da componenti, influenzato da dati fattori (input), e che produce determinati risultati (output).

 Il sistema di controllo di gestione è composto da: Struttura organizzativa : distribuzione delle responsabilità economiche nelle varie unità organizzative. Ovviamente tali responsabilità devono essere compatibili tra loro, e non sovrapporsi. Struttura tecnico contabile : strumenti contabili nei quali si esprimono sia gli obiettivi (budget) che i consuntivi (risultati effettivi) Il processo di controllo : è la metodologia in base alla quale si svolge la p&c. Ovviamente la struttura e i processi si influenzano vicendevolmente.

 Gli Input sono i fattori che influiscono sul sistema di controllo e sono riconducibili a tre classi: Fattori organizzativi : sono rappresentati dalla struttura organizzativa di base, dai meccanismi operativi, dalla strategia effettivamente perseguita e dallo stile di direzione. Fattori umani : capacità, competenze, conoscenze, abilità , aspettative e modi di essere dei soggetti facenti parte dell’organizzazione Fattori sociali : riguardano le caratteristiche dei gruppi che compongono l’azienda. Fattori umani e sociali hanno ovviamente incidenza sulla cultura aziendale e sul clima organizzativo.

 Gli output sono: Efficienza/efficacia direzionale : ovviamente anche il lavoro al vertice è influenzato dall’utilizzo di sistemi di p&c, in quanto ne influenza positivamente le capacità e le possibilità. Motivazione : come determinante interna che spinge gli individui a svolgere gli obiettivi fissati. Morale o clima organizzativo : i sistemi di p&c possono causare climi diversi, che vanno dalla pressione alla soddisfazione al lavoro. Naturalmente i tre output s’influenzano vicendevolmente in quanto divengono, a loro volta, input del sistema grazie alla retroazione.

Questo particolare sistema ci permette di analizzare il controllo di gestione per individuarne le aree o i fattori di incongruenza sui quali è necessario effettuare degli interventi.

La struttura organizzativa è costituita da un insieme coordinato di ambiti di autorità che sono stati assegnati ai vari organi componenti, assieme alle correlate responsabilità. Infatti l’attributo principale è quello della coerenza fra i compiti dei manager e quelli delle singole aree cui sono preposti. Ovviamente non è pensabile che esistano dei modelli validi in assoluto, perciò, proviamo a catalogare la responsabilità economica in vari centri di responsabilità. I risultati di ciascuno di questi centri possono dare vita a costi e/o ricavi.

RISORSE  ATTIVITA’  RISULTATI

  • Responsabilità di Centro di spesa: è caratterizzato dall’impossibilità di quantificare in termini monetari i risultati conseguiti e di definire in modo preciso la relazione fra le risorse impiegate e i risultati conseguiti. È la situazione tipica di tutti i centri di supporto. La responsabilità assegnabile al capo di centro è l’assegnazione di un limite di spesa. Assegnazione di una responsabilità di spesa, significa stimolare i valori della professionalità affinché l’impresa si sviluppi nel miglior modo possibile.
  • Responsabilità di Centro di costo: sono quelle unità che possono influenzare solo i costi e non i ricavi. I risultati finali possono esprimersi in termini di “costo-obiettivo”, cioè costi che si sarebbero dovuti sostenere per il volume di beni o servizi effettivamente prodotti, sulla base di livelli definiti di efficienza tecnico operativa. Si possono dunque stabilire sia un coefficiente di impiego dei fattori produttivi per ogni unità di prodotto, sia un prezzo unitario da applicare a ciascun fattore produttivo. Il prodotto di queste due fornisce il costo unitario standard. La responsabilità del capo centro sta nel rispettare, o comunque rendere minimo lo scostamento tra costi effettivi e costi standard. Dunque EFFICIENZA. È bene però sottolineare quali delle singole voci di costo siano effettivamente influenzabili dal responsabile del centro, quali “leve” egli ha a disposizione, e in che percentuale. Infatti molti costi possono essere comuni a più centri, oppure, anche se specifici di centro, la loro entità non può dipendere

dell’azienda. La scelta del criterio è funzione dell’ambiente e della natura del task globale, mentre la base della scelta del criterio dominante è costituita dai fattori critici di successo. Il controllo di gestione è elemento di rinforzo dei task elementari perché precisa in termini economici, il compito affidato all’unità organizzativa ed è anche elemento di completamento perché stabilisce un livello di prestazione stabilendone la misura.  Integrazione : capacità dei sistema di controllo di gestione di svolgere una integrazione tra le diverse unità operative esistenti nell’organizzazione. Legame fra controllo e divisione verticale del lavoro. Occorre individuare tra i molteplici bisogni di integrazione, quelli che dovrebbero essere soddisfatti dal sistema di controllo (mostrati in figura quelli proposti da Brunetti).  Rilevanza specifica : valutare nelle singole unità amministrative la coerenza tra compiti assegnati, responsabilità economica e leve a disposizione. Specifica perché riferita ad uno specifico centro di responsabilità.

La struttura tecnico-contabile è l’insieme di strumenti contabili di misurazione economica degli obiettivi, delle prestazioni e dei risultati che permettono lo svolgimento dei processi del controllo di gestione. È anche contabilità direzionale cioè la parte del sistema informativo che fornisce gli elementi necessari per esercitare il processo di controllo. Con questi strumenti si raccolgono i dati quantitativo-monetari. Essa è composta da:  Contabilità generale e bilancio d’esercizio : è quell’insieme di rilevazioni finalizzate alla determinazione dei reddito netto di esercizio e del correlato capitale di funzionamento dell’azienda che si conclude con il bilancio di esercizio, punto di partenza per varie analisi distinte per indici e per flussi. Tali contabilità permettono di rilevare i risultati effettivi della gestione, da confrontare con i risultati attesi, rileva i risultati riferiti all’azienda nella sua globalità.  Contabilità analitica, o dei costi : permette un’analisi di singole aree, settori o aspetti significativi. È un insieme di rilevazioni di carattere economico con le quali si imputano i costi effettivamente sostenuti, alle parti in cui si è suddivisa la struttura aziendale ed ai singoli prodotti o servizi o famiglie di prodotti. Essa permette di rilevare i risultati effettivi della gestione da confrontare con quelli attesi e rileva risultati parziali o particolari.  Budget e costi standard : forniscono un supporto quantitativo-monetario al processo decisionale e approntano strumenti di misurazione e rappresentazione degli obiettivi economici da assegnare ai vari centri di responsabilità. Valutazioni svolte sulla base di valori preventivi che esprimono le più probabili condizioni di svolgimento della gestione futura (costi e ricavi standard).

Il budget è, un documento che evidenzia sia a livello globale che particolare i risultati/obiettivi economico-finanziari che l’azienda intende perseguire nell’esercizio successivo.Analisi degli scostamenti tra valori-obiettivo e valori-consuntivi : confronto dei valori del budget con quelli consuntivi. Essa consente “il controllo per eccezioni” e cioè la possibilità che di soffermarsi ad esaminare solo gli scostamenti più evidenti fra obiettivi e consuntivi. Inoltre dà la possibilità di svolgere controllo esecutivo.

Il REPORTING è la fase di valutazione di detti scostamenti, in cui si traggono le conclusioni sull’andamento del passato esercizio. Esso rappresenta l’output del sistema di contabilità direzionale.

Può essere descritto come:

  1. Formulazione di obiettivi e programmi di breve periodo
  2. Verifica sistematica mediante l’analisi degli scostamenti
  3. Individuazione dei provvedimenti correttivi che emergono dal reporting, sia alla fine del’esercizio che in esercizi parziali. Esso si avvale di un processo di feedback , caratterizzato da 5 fasi logiche:
  4. Definizione degli obiettivi da raggiungere (budget)
  5. Misurazione prestazione effettuata e risultati realizzati
  6. Confronto con gli obiettivi nel programma
  7. Analisi eventuali scostamenti
  8. Attuazione di eventuali azioni correttive

Il budget mette in stretta correlazione la programmazione della gestione con la pianificazione strategica. La valutazione dei reports sono:

  • La attività aziendale nel suo insieme, i processi e le operazioni
  • Le prestazioni dei manager o dei responsabili. L’efficacia con cui si volge tale controllo ha un grosso impatto sulla efficienza direzionale, in quanto necessaria per prendere consapevolezza della situazione attuale dell’impresa rispetto agli obiettivi e per stimolare la presa di decisioni adeguate. Le conseguenze del controllo effettuato si estrinsecano in decisioni volte o a cambiare le modalità si svolgimento dell’attività futura o a modificare gli obiettivi per il periodo di budget ancora da svolgere.

Brunetti esamina tra i fattori strumentali:

  • La profondità del sistema di controllo
  • La presenza di una adeguata strumentazione tecnico-contabile E tra le variabili organizzative:
  • Il sistema premiante
  • Lo stile di direzione, cioè il tipo di comportamento della direzione nei confronti dei collaboratori. o Stile di direzione incentrato sul capo o Stile di direzione incentrato su norme e procedure o Stile di direzione incentrato su programmazione e controllo di gestione I valori di efficacia ed efficienza, spesso, sono accolti con difficoltà come strumento di misurazione o come patrimonio comune accettato dai responsabili dei centri decisionali.

o Impieghi a rapido ciclo di reintegro finanziario: componenti del capitale circolante (solitamente in un arco temporale inferiore all’anno ritornano in forma liquida) o Impieghi a lento ciclo di reintegro finanziario: componenti del capitale fisso o delle immobilizzazioni Occorre, pertanto, aggregare le voci del capitale investito (attivo netto dello SP), formando delle classi di valori, caratterizzate da omogeneità nella durata dei rispettivi cicli di reintegro finanziario. La possibilità del rinnovo del ciclo dipende da condizioni di carattere economico derivanti dalle proporzioni quantitative determinatesi fra la dimensione degli investimenti attuati e quella dei relativi realizzi, ma anche dalla capacità della gestione di essere solvibile. Quindi, acquista fondamentale importanza il ritmo temporale che scandisce il susseguirsi delle fasi del ciclo stesso  connessione fra i tempi di reintegro finanziario degli investimenti e i tempi di rimborso dei finanziamenti acquisiti.

 Riclassificazione del Passivo: Fatta in base alla permanenza delle fonti stesse a disposizione della gestione: o Mezzi finanziari permanente utilizzabili senza obbligo di rimborso (capitale proprio) o Mezzi finanziari originati da mutui, debiti a lungo termine, accantonamento a fondi TFR, pagati in tempi medio-lunghi o Debiti di breve termine con scadenza ravvicinata

(nel dettaglio alle pagine 325,26,27 del libro)

Tale riclassificazione dello stato patrimoniale, viene fatta considerando la solvibilità dove, per analisi della solvibilità della gestione, intendiamo la verifica della capacità dell’azienda di far fronte agli impegni finanziari assunti, alle scadenze dovute e in maniera economica. Bisogna, quindi, verificare la disponibilità attuale e prospettica dei mezzi finanziari liquidi che necessitano per ottemperare agli impegni di pagamento assunti. Il confronto fra capitale circolante (come somma di degli investimenti a rapido ciclo di reintegro finanziario) e debiti a breve termine, consentirà di esprimere giudizi sulla solvibilità aziendale in maniera economica.

La struttura degli investimenti, determina vincoli di diverso genere fra gestione passata e futura, interna ed esterna, influendo, quindi, positivamente o no sulla elasticità aziendale. Si parla, quindi, di rigidità o elasticità degli investimenti.

ATTIVO PASSIVO

Componenti a lento ciclo di reintegro finanziario:

  • IMMOBILIZZAZIONI Componenti a rapido ciclo di reintegro finanziario:
  • CAPITALE CIRCOLANTE: . rimanenze .crediti a breve termine . disponibilità liquide Totale capitale investito

- CAPITALE

NETTO

- DEBITI

ATTIVO (Capitale investito) PASSIVO (Fonti finanziarie)

  • IMMOBILIZZAZIONI (Investimenti a lento ciclo di reintegro finanziario)
  • CAPITALE CIRCOLANTE (Investimenti a rapido ciclo di reintegro finanziario)

Totale capitale investito

  • CAPITALI PERMANENTI (Fonti finanziarie a lunga scadenza)
  • DEBITI A BREVE TERMINE (Fonti finanziarie a breve scadenza) Totale fonti finanziarie

L’elasticità degli investimenti è la caratteristica per cui nelle analisi di struttura finanziaria, si distinguono le disponibilità che costituiscono il capitale fisso. Questo dipende dalla mobilità degli investimenti che decresce con il passare dalla classe delle disponibilità liquide immediate alle restanti classi delle disponibilità liquide differite, delle disponibilità non liquide, delle immobilizzazioni.

Ovviamente le aziende, al loro interno, possono avere un bilancio diverso da quello previsto per legge ma non possono prescindere da quello redatto con criteri civilistici, che devono consegnare al registro delle imprese, in quanto questo è il principale strumenti di informazione per i terzi.

CONTENUTO DELLO STATO PATRIMONIALE NEL CODICE CIVILE: ART. 2424

ATTIVO A) CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI, CON SEPARATA INDICAZIONE DELLA PARTE Già RICHIAMATA (parte del capitale sociale non ancora versata dai soci) B) IMMOBILIZZAZIONI, CON SEPARATA INDICAZIONE DI QUELLE CONCESSE IN LOCAZIONE FINANZIARIA I – Immobilizzazioni immateriali

  1. Costi di impianto e ampliamento
  2. Costi di ricerca, di sviluppo e pubblicità
  3. Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno
  4. Concessioni, licenze, marchi e diritti simili
  5. Avviamento
  6. Immobilizzazioni in corso e acconti
  7. Altre immobilizzazioni immateriali Totale II – Immobilizzazioni materiali
  8. Terreni e fabbricati
  9. Impianti e macchinari
  10. Attrezzature industriali e commerciali
  11. Altri beni
  12. Immobilizzazioni in corso e acconti Totale III – Immobilizzazioni finanziarie, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili entro l’esercizio successivo.
  13. Partecipazioni a) In imprese controllate b) In imprese collegate c) In altre imprese
  14. Crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili entro l’esercizio successivo a) Verso imprese controllate b) Verso imprese collegate c) Verso controllanti d) Verso altri
  15. Altri titoli
  16. Azioni proprie, con indicazione anche del valore nominale complessivo Totale TOTALE IMMOBILIZZAZIONI (B) C) ATTIVO CIRCOLANTE I – Rimanenze
  17. Materie prime, sussidiarie e di consumo
  18. Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati
  19. Lavori in corso su ordinazione
  20. Prodotti finiti e merci
  21. Acconti Totale II – Crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo

E) RATEI E RISCONTI, CON SEPARATA INDICAZIONE DELL’AGGIO SUI PRESTITI

Disposizioni relative a singole voci dello stato patrimoniale: art.2424 bis <<Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni. Le partecipazioni in altre imprese in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo comma dell'articolo 2359 si presumono immobilizzazioni. Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell'esercizio sono indeterminati o l'ammontare o la data di sopravvenienza. Nella voce: "trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato deve essere indicato l'importo calcolato a norma dell'articolo 2120. Le attività oggetto di contratti di compravendita con obbligo di retrocessione a termine devono essere iscritte nello stato patrimoniale del venditore. Nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i costi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali voci soltanto quote di costi e proventi, comuni a due o più esercizi, l'entità dei quali vari in ragione del tempo>>

Analizziamo, adesso, quelle voci dell’ATTIVO su cui è bene fare delle precisazioni:

  • B.III.1.: partecipazioni finanziarie = lo schema finanziario riporta le medesime voci anche nell’ambito dell’attivo circolante nel classe C.III. attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
  • B.III.2.: crediti = così come anche per le partecipazioni, il nuovo schema di bilancio prevede una doppia presenza sia fra le immobilizzazione finanziarie che fra le attività circolanti ma, poiché per questa ultima voce non possiamo applicare in maniera univoca il criterio fissato dall’art.2424 bis per cui si arriva alla considerazione secondo la quale i valori da inserire nelle immobilizzazioni si riferiscono a crediti di finanziamento, mentre quelli da inserire nell’attivo circolante sono crediti di funzionamento, entrambi comunque, successivamente suddivisi in base alla loro esigibilità entro e non oltre l’esercizio successivo.
  • B.III.4: azioni proprie = considerate sia fra le immobilizzazioni finanziarie che fra le attività circolanti secondo il criterio dell’art.2424 bis.
  • D): Ratei e risconti o Ratei attivi: crediti in corso di maturazione che misurano quote di ricavi di competenza dell’esercizio in chiusura, originati da operazioni gestionali che non hanno ancora avuto la loro manifestazione numeraria, in quanto questa si verificherà nell’esercizio successivo. o Risconti attivi: sono quote di costi di competenza del prossimo esercizio, originati da operazioni gestionali che hanno avuto la loro manifestazione numeraria nell’esercizio in chiusura. In diretta contropartita dei primi si rilevano, quindi, le integrazioni dei ricavi, mentre i secondo costituiscono rettifiche di costi. o Risconti attivi pluriennali: si determinano quando l’operazione di gestione ha avuto manifestazione numeraria nell’esercizio in chiusura, ma le quote del costo relativo sono di competenza dell’esercizio futuro e di altri successivi. Esempio tipico è il disaggio su prestiti che si verifica al momento dell’emissione di prestiti obbligazionari sotto la pari; questo deve essere iscritto nell’attivo e ammortizzato in ogni esercizio per il periodo di durata del prestito.

Analizziamo le voci del PASSIVO

  • Il capitale può essere aumentato con l’emissione di nuove azioni le quali, talvolta, sono collocate a un prezzo superiore al valore nominale delle stesse. La differenza che si determina costituisce il sovrapprezzo delle azioni emesse e viene accantonato in una riserva (voce A.II.).
  • Le riserve di valutazione nascono dalla rivalutazione di cespiti per cause monetarie o economiche.
  • La riserva legale è costituita dagli utili accantonati nella misura del 5% annuo finché non raggiunge un quinto del capitale sociale.
  • La riserva per azioni proprie in portafoglio è una riserva indisponibile di importo pari al valore delle azioni proprie iscritte nell’attivo dello stato patrimoniale.
  • Le riserve statutarie sono costituite dall’accantonamento di utili
  • Gli utili portati a nuovo sono quelli eccedenti l’ammontare dei dividendi distribuiti ai soci e accantonati in riserva Il totale delle voci (A) costituisce il valore del netto patrimoniale e cioè la differenza fra le attività e le passività patrimoniali dell’azienda.
  • B) I fondi sono accantonati per coprire determinati rischi e oneri futuri e quindi non devono essere confusi con i fondi rettificativi di poste dell’attivo (es. fondi ammortamento) che vanno detratti direttamente dalle correlative poste dell’attivo e con i fondi di riserva che fanno parte del patrimonio netto. o I fondi per trattamento di quiescenza contengono solitamente fondi pensione per il personale ecc. o I fondi per imposte anche differite sono accantonamenti per oneri fiscali probabili o incerti nel quando. o Gli altri fondi sono: fondi rischi su cambi, fondi di manutenzione, fondi generici di autoassicurazione, fondi rischi per controversie legali in corso.
  • D) Ratei e risconti: o Ratei passivi: debiti in corso di liquidazione che misurano quote di costi di competenza dell’esercizio in chiusura originati da operazioni gestionali che non hanno ancora avuto manifestazione numeraria perché sarà nell’esercizio successivo. o Risconti passivi: quote di ricavi di competenza del prossimo esercizio, originati da operazioni gestionali che hanno avuto la loro manifestazione numeraria nell’esercizio in chiusura In diretta contropartita si rilevano, per i primi, integrazioni di costi, mentre i secondi costituiscono rettifiche di ricavi. o Risconti passivi pluriennali: si determinano quando l’operazione di gestione ha avuto la sua manifestazione numeraria nell’esercizio in chiusura, ma quote di ricavo relativo sono di competenza dell’esercizio successivo e di altri futuri. Esempio è l’aggio su prestiti che si verifica quando i prestiti obbligazionari vengono emessi sopra la pari.

A conclusione dell’argomento, bisogna mettere insieme i principi espressi dal codice civile con quelli relativi alla riclassificazione dello stato patrimoniali secondo criteri finanziari. (vedi da pagina 352 a pagina 364, e il relativo schema, dal libro)

Diciamo che nell’attivo riscontriamo punti di uguaglianza fra il prospetto civilistico proposto dall’art.2424 e il prospetto finanziario, mentre nel passivo no perché nell’impianto civilistico i debiti sono tutti accorpati e non si riesce a distinguere il breve dal lungo periodo.

  1. incrementi di immobilizzazioni per lavori interni;
  2. altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio. Totale.

B) COSTI DELLA PRODUZIONE

  1. per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci;
  2. per servizi;
  3. per godimento di beni di terzi;
  4. per il personale: a) salari e stipendi; b) oneri sociali; c) trattamento di fine rapporto; d) trattamento di quiescenza e simili; e) altri costi;
  5. ammortamenti e svalutazioni: a) ammortamento delle immobilizzazioni immateriali; b) ammortamento delle immobilizzazioni materiali; c) altre svalutazioni delle immobilizzazioni; d) svalutazioni dei crediti compresi nell'attivo circolante e delle disponibilità liquide;
  6. variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;
  7. accantonamenti per rischi;
  8. altri accantonamenti;
  9. oneri diversi di gestione. Totale. DIFFERENZA TRA VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE (A - B).

C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI:

  1. proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese controllate e collegate;
  2. altri proventi finanziari: a) da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti; b) da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni; c) da titoli iscritti nell'attivo circolante che non costituiscono partecipazioni; d) proventi diversi dai precedenti, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti;
  3. interessi e altri oneri finanziari, con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e collegate e verso controllanti; 17-bis) utili e perdite su cambi. Totale (15 + 16 - 17 + - 17 bis).

D) RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITÀ FINANZIARIE:

  1. rivalutazioni: a) di partecipazioni; b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni; c) di titoli iscritti all'attivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
  2. svalutazioni: a) di partecipazioni; b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni; c) di titoli iscritti nell'attivo circolante che non costituiscono partecipazioni. Totale delle rettifiche (18 - 19).

E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI:

  1. proventi, con separata indicazione delle plusvalenze da alienazioni i cui ricavi non sono iscrivibili al n. 5);
  2. oneri, con separata indicazione delle minusvalenze da alienazioni, i cui effetti contabili non sono iscrivibili al n. 14), e delle imposte relative a esercizi precedenti. Totale delle partite straordinarie (20-21). Risultato prima delle imposte (A - B + - C + - D + - E);
  3. imposte sul reddito dell'esercizio, correnti, differite e anticipate;
  4. utile (perdite) dell'esercizio.

A.1 Ricavi delle vendite e delle prestazioni è relativo ai proventi della cessione di prodotti o prestazione di servizi che costituiscono l’attività tipica. A.2 Il valore delle rimanenze finali di prodotti in corso di lavorazione e semilavorati corrisponde a quello della voce C.I.2 dell’attivo dello stato patrimoniale; quello dei prodotti finiti alla voce C.I.4 dell’attivo. A.3 Variazione dei lavori in corso su ordinazione corrisponde a quello della voce C.I.3 dell’attivo. A.5 si riferisce anche alla separata indicazione dei contributi in conto esercizio che sono solitamente finalizzati alla copertura di costi di gestione concessi da enti pubblici. L’articolo 2426 del codice civile prevede che “il costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla loro residua possibilità di utilizzazione”. L’ammortamento delle immobilizzazioni immateriali comprende quote di ammortamento relative alle voci B.I.1, B.I.2, B.I.3, B.I.4, B.I.5, B.I.7 dell’attivo patrimoniale; quello delle immobilizzazioni materiali comprende le quote di ammortamento relative alle voci B.II.1, B.II.2, B.II.3, B.II.4. I crediti devono essere iscritti secondo il valore presumibile di realizzazione. L’eventuale differenza, pertanto, fra il valore nominale del credito ed il suo presumibile valore di realizzo, costituisce la svalutazione da inserire nella voce B.10 del conto economico (eccetto i crediti iscritti nelle immobilizzazioni, la cui svalutazione va iscritta in D.19.b). Gli accantonamenti sono, infine, da collegare con la voce B.3 del passivo. La differenza fra valore e costi della produzione (A-B) corrisponde al risultato della gestione caratteristica. C.15 contiene i dividendi delle partecipazioni in società controllate, in società collegate, in altre società. C.16.a contiene i crediti della voce B.III.2 dell’attivo (crediti di finanziamento nei confronti di imprese controllate, collegate, controllanti e altre). C.16.b e c. proventi derivanti da titoli che non sono partecipazioni (B.III.3 e C.III.5). C.16.d proventi finanziari derivanti da crediti della voce C.II dell’attivo e dalle disponibilità liquide elencate alla voce C.IV dell’attivo. Il totale mette in evidenza il risultato della gestione finanziaria che potrà essere positivo (se proventi>oneri) o negativo (se proventi<oneri). E.20 proventi straordinari: plusvalenze derivanti dalla cessione di beni patrimoniali, titoli e partecipazioni, sopravvenienze attive. E.21 minusvalenze da alienazioni e imposte relative ad esercizi precedenti o da sopravvenienze passive. Risultato prima delle imposte = A – B ± C ± D ± E L’utile o la perdita scaturiscono dalla differenza fra il risultato prima delle imposte e le imposte sul reddito dell’esercizio, che vengono riportati anche nella voce A.IX del passivo, nel raggruppamento del Patrimonio netto.

A conclusione dell’argomento, bisogna mettere insieme i principi espressi dal codice civile con quelli relativi alla riclassificazione del conto economico secondo i criteri delle indagini reddituali sulla gestione. (vedi da pagina 386 a pagina 393, e il relativo schema, dal libro)

CAPITOLO 16 – L’ANALISI ECONOMICO-FINANZIARIA DEL BILANCIO

SVOLTA MEDIANTE INDICI SEGNALETICI

La situazione finanziaria può essere analizzata tramite tre aspetti: liquidità, equilibrio, struttura. Essi sono collegati da nessi causali ovvero:

Serve a verificare come viene finanziato l’attivo fisso del bilancio: in quali proporzioni fra mezzo propri, passività consolidate e debiti a breve termine. Un valore superiore all’unità denota un fatto positivo in ordine all’equilibrio finanziario; uno inferiore indica che i capitali permanenti non sono sufficienti a coprire le immobilizzazioni e che una parte di queste sono finanziate da debiti a breve termine.

ANALISI DELLA STRUTTURA FINANZIARIA

  1. Indice di autonomia finanziaria = (CAPITALE NETTO / TOTALE PASSIVITA’ E NETTO) X 100 Per misurare il peso percentuale del capitale di rischio sul totale delle fonti finanziarie.
  2. Indice di indebitamento = [ (PASSIVITA’ CONSOLIDATE + PASSIVITA’ CORRENTI) / TOTALE PASSIVITA’ E NETTO ] X 100 Per misurare il peso percentuale del capitale di terzi sul totale delle fonti finanziarie.
  3. Ulteriore quoziente di indebitamento = TOTALE ATTIVITA’ / CAPITALE NETTO Ovviamente livelli di indebitamento superiori al 70% denotano situazioni finanziarie molto fragili e precarie.

Attraverso l’analisi della redditività netta , possiamo individuare le cause che hanno determinato la crescita o la riduzione della redditività aziendale durante il corso del tempo.

  1. Quoziente di redditività del capitale proprio, cioè il R.O.E. (Return On Equity) = REDDITO NETTO / CAPITALE NETTO (Il reddito netto è dato dalla somma del capitale netto iniziale e finale del periodo che è desumibile dalla riclassificazione degli stati patrimoniali) Il ROE misura il tasso di redditività del capitale di rischio. I fattori che ne determinano la dimensione sono: o La redditività netta del capitale investito = REDDITO NETTO / TOTALE ATTIVITA’ Esprime il rendimento economico netto dell’intero capitale impiegato nell’attività gestionale a prescindere dalla provenienza da fonti proprie o di terzi. o Il grado o il livello di indebitamento = TOTALE ATTIVITA’ / CAPITALE NETTO

ROE = Capitale netto X Grado di indebitamento  il capitale proprio aumenta o diminuisce con l’aumentare o il diminuire dell’indebitamento, dato che risulta minore o maggiore la quota del capitale proprio da remunerare con uno stesso ammontare di reddito netto. La redditività del capitale proprio aumenta o diminuisce con l’aumentare o il diminuire della redditività netta del capitale investito. È così possibile distinguere la componente finanziaria e quella economica.

La redditività netta del capotale investito è frutto del prodotto fra la redditività operativa del capitale investito e l’incidenza del risultato netto sul risultato operativo.

  1. Redditività operativa del capitale investito o R.O.I (Return On Investment) = RISULTATO OPERATIVO / CAPITALE INVESTITO Esprime il rendimento economico dell’intero capitale impiegato nel periodo, con riferimento esclusivo alla gestione operativa.
  2. Incidenza del risultato netto sul risultato operativo = RISULTATO NETTO / RISULTATO OPERATIVO

Esprime il peso esercitato dalle componenti reddituali extra-operativi, quindi: saldo proventi e oneri atipici, finanziari straordinari, oneri tributari sulla redditività netta.

 SE Risultato netto = Risultato operativo, l’incidenza del netto sull’operativo = 1  SE Risultato netto < Risultato operativo, l’incidenza del risultato operativo è < 1 e quindi influisce negativamente sulla redditività netta  SE Risultato netto > Risultato operativo, l’incidenza del netto sull’operativo > 1 e quindi agisce positivamente sulla redditività netta.

LA REDDITIVITA’ DEL CAPITALE PROPRIO, ESPRESSA DAL ROE, PUO’ ESSERE INTESA COME PRODOTTO DELL’AZIONE CONGIUNTA DI:

  1. REDDITIVITA’ OPERATIVA (ROI)
  2. TASSO DI INCIDENZA DEL RISULTATO NETTO SUL RISULTATO OPERATIVO
  3. RAPPORTO DI INDEBITAMENTO Il tasso di incidenza del risultato netto sul risultato operativo assume valori, solitamente, < 1, via via decrescenti all’aumentare del peso dei componenti extra-operativi, svolgendo un effetto riduttivo. Il rapporto di indebitamento assume valori, solitamente, > 1, via via crescenti all’aumentare dell’indebitamento, svolgendo un effetto moltiplicativo.

Leva finanziaria = azione svolta dall’indebitamento e dalla struttura finanziaria dell’azienda sulla redditività del capitale proprio della stessa.

Attraverso l’analisi della redditività operativa , scomponiamo il ROI in:

  • Redditività delle vendite, R.O.S. (Return On Sales) = REDDITO OPERATIVO / VENDITE Esprime la capacità remunerativa del flusso dei ricavi operativi dell’azienda, cioè il margine di reddito operativo per ogni euro fatturato.
  • Rotazione del capitale investito = VENDITE / TOTALE ATTIVITA’ Esprime la velocità di rigiro del capitale impiegato e cioè il numero di volte in cui il capitale impiegato ruota nel periodo considerato per effetto delle vendite.

ROI = Redditività vendite X Rotazione capitale investito Il diverso peso dei due indici che costituiscono il ROI, dipende anche dal tipo di attività aziendale. L’analisi di tali indici va fatta: o Nel caso del ROS, considerando l’incidenza percentuale dei singoli costi operativi sulla produzione complessiva del periodo. o Nel caso del tasso di rotazione del capitale investito:  Calcolando gli indici di rotazione specifici per le singole classi di componenti  Percentualizzando le Attività patrimoniali per determinare l’incidenza delle diverse forme d’impiego e la loro struttura. (se vuoi tutto nel dettaglio, vedi da pagina 422 a 425 dal libro).

IN SINTESI Analisi della redditività netta , che si attua di norma attraverso un procedimento di analisi progressiva, che parte dal ROE, e cerca di individuarne le cause che ne hanno determinato quel valore. Esiste un metodo facile, e uno difficile.

  • Quello facile si può usare sempre e dopo avere calcolato il ROE, lo si paragona con quello dei concorrenti, o con la media del settore (il ROE non è altro che il frutto dell’investimento). Dopo il ROE si passa al ROI, che ci dà notizie del reddito operativo. È importante che il ROI sia solido perché solo se l’azienda fonda le proprie basi sul reddito operativo è

Per la redazione del rendiconto finanziario occorre inserire nell’attivo le immobilizzazioni al loro valore storico di acquisizione ed esplicitare, nel passivo i fondi di ammortamento (fondi rettificativi di poste dell’attivo); nell’attivo saranno inseriti i crediti e la altre attività correnti al lordo delle eventuali poste rettificative che, invece, saranno riportate nel passivo  la necessità di questa impostazione sta nel fatto che se si inserissero valori netti sarebbe rilevato soltanto un valore finanziario, il quale è però frutto della posta lorda dell’attivo patrimoniale e di quella rettificativa del passivo che non sarebbero rilevate. Questo tipo di analisi consente di rilevare le relazioni generali fra fonti e impieghi senza distinguere quelle di particolari classi di componenti patrimoniali; analisi che può essere apportata sia con dati storici che preventivi che consentiranno, rispettivamente di determinare i flussi globali in entrata e uscita nell’intervallo considerato e di verificare la compatibilità fra programma economico, degli investimenti e finanziario. Questa riclassificazione più specifica può avvenire in diversi modi, per esempio, in funzione delle categorie di origine o della provenienza e destinazione di fonti e impieghi.

Fonti Impieghi

  • Gestione reddituale
  • Aumento del capitale proprio
  • Aumento di passività a medio e lungo termine
  • Aumento di passività a breve termine
  • Riduzione di attività immobilizzate
  • Riduzione di attività circolanti Totale fonti
    • Aumento di attività immobilizzate
    • Aumento di attività circolanti
    • Riduzione di passività a medio e lungo termine
    • Riduzione di passività a breve termine
    • Riduzione di capitale netto Totale impieghi

Fonti di gestione reddituale : sono il risultato della somma algebrica di utile di esercizio, ammortamenti, accantonamenti a fondi, svalutazione di elementi patrimoniali, che sono traibili dallo stato patrimoniale e dalla nota integrativa.

In rapporto alla dinamica del capitale circolante, le operazioni di gestione possono classificarsi in:

  • Operazioni gestionali che determinano flussi finanziari incidenti sul capitale circolante (come saldo di componenti attive e passive, quindi netto) o Influenti in maniera diretta (movimenti delle sue componenti): cassa, crediti e debiti.  Operazioni tipiche o caratteristiche del ciclo operativo aziendale  Altre operazioni o Influenti in maniera diretta: componenti delle immobilizzazioni  Operazioni attinenti investimenti o disinvestimenti relativi a immobilizzazioni  Operazioni attinenti ad accensioni o rimborsi di finanziamenti sotto forma di prestiti e capitale  Operazioni attinenti alla remunerazione del capitale sotto forma di interessi e dividendi
  • Operazioni gestionali che determinano flussi finanziari non influenti sul capitale circolante o Conferimenti di cespiti patrimoniali a fronte di aumento del capitale

Fonti Impieghi Interne:

  • Gestione reddituale
  • Riduzione di attività Esterne:
  • Apporto dei soci
  • Aumento passività Totale fonti

Aumento di attività:

  • Immobilizzate
  • Circolanti Riduzioni di passività:
  • A medio lungo termine
  • A breve termine Riduzioni di capitale netto Totale impieghi

o Acquisizioni di beni aziendali a seguito di fusioni o Trasformazioni di obbligazioni convertibili in capitale sociale o Pagamenti di partecipazioni o Ecc. (per altri, vedi pagina 448) L’insieme delle operazioni che determinano flussi finanziari incidenti sul capitale sociale, in un dato periodo di tempo, trasforma le componenti del capotale circolante cosicché il confronto fra i saldi netti delle sue componenti attive e passive, misurati all’inizio e alla fine del periodo, e consente di determinare se l’insieme di queste operazioni ha incrementato o decrementato il capitale circolante netto e quindi se hanno consumato o prodotto risorse finanziarie.

I tipi di rendiconto – quello delle variazioni dei flussi finanziari totali e quello delle variazioni dei flussi di capitale circolante netto – differiscono perché in questi ultimi non sono compresi i flussi finanziari che non influiscono sul capitale circolante per cui le rettifiche da apportare saranno di più. Il prospetto dei flussi di capitale circolante netto è facilmente desumibile da quello dei flussi totali. Infatti l’esame dei due prospetti permette di vedere come nel secondo siano assenti tutte le voci relative al capitale circolante netto il cui movimento emerge come saldo dalla somma di tutti gli altri movimenti.

Fonti e impieghi di capitale circolante netto + variazioni intervenute nella sua composizione

Durante il periodo considerato si è verificata una serie di movimenti finanziari (fonti e impieghi) che hanno influito sul capitale circolante netto per cui esso presenta un valore e una composizione diversi rispetto a quelli iniziali. Se fonti > impieghi = decremento; se impieghi > fonti = incremento.

Gestione reddituale, come somma di utile di esercizio, ammortamenti, accantonamenti a fondi svalutazione del capitale immobilizzato (che adesso rientrano nelle immobilizzazioni), accantonamenti a fondi per rischi e oneri, accantonamento del fondo TFR.  Fonte o impiego di gestione reddituale: flusso netto di autofinanziamento interno, originato dai ricavi di esercizio che, dopo aver coperto i costi comportanti un fabbisogno finanziario, rimane disponibile per concorrere, unitamente a tutte le altre fonti, alla copertura degli impieghi elencati nell’altra sezione dello stesso prospetto.

A questo punto dell’analisi possiamo capire:

  • Se le operazioni hanno prodotto o consumato risorse finanziarie
  • In che misura tale produzione è avvenuta
  • Quali sono stati i singoli movimenti che hanno portato a tale risultato
  • Quale contributo ha fornito la gestione reddituale

Fonti Impieghi

  • Aumento delle passività a breve termine
  • Riduzione delle attività circolanti
  • Saldo = incremento del capitale circolante netto - Aumento di attività circolanti - Riduzione di passività a breve termine - Saldo = decremento del capitale circolante netto

Fonti Impieghi

  • Gestione reddituale
  • Aumento del capitale netto
  • Aumento di passività a medio e lungo termine
  • Riduzione di attività immobilizzate
  • Saldo = incremento del capitale circolante netto - Aumento di attività immobilizzate - Riduzione di passività a medio e lungo termine - Diminuzione di capitale netto - Saldo = decremento del capital circolante netto