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Capitoli 4 e 5 del libro di VERGARA C., Il contributo della programmazione e del controllo al governo “consapevole” delle aziende, Giuffrè, Milano, 2004. Molto utile per superare l'esame di Programmazione e Controllo del Prof. Vergara dell'Università degli studi di Palermo.
Tipologia: Sintesi del corso
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Si ricorda che il processo di pianificazione strategica definisce gli obiettivi di fondo, e si predispongono gli strumenti per raggiungerli. Ovviamente in un orizzonte temporale di lungo. Ma nel breve, per attuare e rendere operativo detto piano, occorre tradurlo in programmi di azione. Questo processo prende il nome di controllo di gestione. Il controllo di gestione è dunque quell’attività mediante la quale la direzione (manager, direttori generali e in generale i responsabili di tutti i livelli della gerarchia) governa di fatto la gestione, accertandosi che essa si stia svolgendo, in modo tale da permettere il raggiungimento degli obiettivi stabiliti in sede di pianificazione strategica. Brunetti la definisce come << attività guida svolta dai manager applicando il meccanismo della retroazione e fondandosi sulla contabilità direzionale, per assicurarsi l’acquisizione e l’impiego delle risorse in modo efficacie ed efficiente al fine di conseguire gli obiettivi economici prestabiliti >>. Detta verifica si attua mediante il feedback avvalendosi del sistema informativo. Gli obiettivi della gestione sono economici e quindi la verifica del loro raggiungimento si fonda su parametri di tipo economico: acquista così fondamentale importanza il sistema di dati quantitativo-monetari che formano la contabilità direzionale o di controllo. L’efficacia (grado con cui gli obiettivi vengono raggiunti) e l’efficienza (rapporto tra risorse impiegate e risultati ottenuti) sono le modalità che devono caratterizzare le varie attività oggetto del controllo.
Si passa adesso ad analizzare il Modello di Brunetti per la valutazione del controllo di gestione. Infatti esso concepisce il controllo di gestione come un sistema costituito da componenti, influenzato da dati fattori (input), e che produce determinati risultati (output).
Il sistema di controllo di gestione è composto da: Struttura organizzativa : distribuzione delle responsabilità economiche nelle varie unità organizzative. Ovviamente tali responsabilità devono essere compatibili tra loro, e non sovrapporsi. Struttura tecnico contabile : strumenti contabili nei quali si esprimono sia gli obiettivi (budget) che i consuntivi (risultati effettivi) Il processo di controllo : è la metodologia in base alla quale si svolge la p&c. Ovviamente la struttura e i processi si influenzano vicendevolmente.
Gli Input sono i fattori che influiscono sul sistema di controllo e sono riconducibili a tre classi: Fattori organizzativi : sono rappresentati dalla struttura organizzativa di base, dai meccanismi operativi, dalla strategia effettivamente perseguita e dallo stile di direzione. Fattori umani : capacità, competenze, conoscenze, abilità , aspettative e modi di essere dei soggetti facenti parte dell’organizzazione Fattori sociali : riguardano le caratteristiche dei gruppi che compongono l’azienda. Fattori umani e sociali hanno ovviamente incidenza sulla cultura aziendale e sul clima organizzativo.
Gli output sono: Efficienza/efficacia direzionale : ovviamente anche il lavoro al vertice è influenzato dall’utilizzo di sistemi di p&c, in quanto ne influenza positivamente le capacità e le possibilità. Motivazione : come determinante interna che spinge gli individui a svolgere gli obiettivi fissati. Morale o clima organizzativo : i sistemi di p&c possono causare climi diversi, che vanno dalla pressione alla soddisfazione al lavoro. Naturalmente i tre output s’influenzano vicendevolmente in quanto divengono, a loro volta, input del sistema grazie alla retroazione.
Questo particolare sistema ci permette di analizzare il controllo di gestione per individuarne le aree o i fattori di incongruenza sui quali è necessario effettuare degli interventi.
La struttura organizzativa è costituita da un insieme coordinato di ambiti di autorità che sono stati assegnati ai vari organi componenti, assieme alle correlate responsabilità. Infatti l’attributo principale è quello della coerenza fra i compiti dei manager e quelli delle singole aree cui sono preposti. Ovviamente non è pensabile che esistano dei modelli validi in assoluto, perciò, proviamo a catalogare la responsabilità economica in vari centri di responsabilità. I risultati di ciascuno di questi centri possono dare vita a costi e/o ricavi.
dell’azienda. La scelta del criterio è funzione dell’ambiente e della natura del task globale, mentre la base della scelta del criterio dominante è costituita dai fattori critici di successo. Il controllo di gestione è elemento di rinforzo dei task elementari perché precisa in termini economici, il compito affidato all’unità organizzativa ed è anche elemento di completamento perché stabilisce un livello di prestazione stabilendone la misura. Integrazione : capacità dei sistema di controllo di gestione di svolgere una integrazione tra le diverse unità operative esistenti nell’organizzazione. Legame fra controllo e divisione verticale del lavoro. Occorre individuare tra i molteplici bisogni di integrazione, quelli che dovrebbero essere soddisfatti dal sistema di controllo (mostrati in figura quelli proposti da Brunetti). Rilevanza specifica : valutare nelle singole unità amministrative la coerenza tra compiti assegnati, responsabilità economica e leve a disposizione. Specifica perché riferita ad uno specifico centro di responsabilità.
La struttura tecnico-contabile è l’insieme di strumenti contabili di misurazione economica degli obiettivi, delle prestazioni e dei risultati che permettono lo svolgimento dei processi del controllo di gestione. È anche contabilità direzionale cioè la parte del sistema informativo che fornisce gli elementi necessari per esercitare il processo di controllo. Con questi strumenti si raccolgono i dati quantitativo-monetari. Essa è composta da: Contabilità generale e bilancio d’esercizio : è quell’insieme di rilevazioni finalizzate alla determinazione dei reddito netto di esercizio e del correlato capitale di funzionamento dell’azienda che si conclude con il bilancio di esercizio, punto di partenza per varie analisi distinte per indici e per flussi. Tali contabilità permettono di rilevare i risultati effettivi della gestione, da confrontare con i risultati attesi, rileva i risultati riferiti all’azienda nella sua globalità. Contabilità analitica, o dei costi : permette un’analisi di singole aree, settori o aspetti significativi. È un insieme di rilevazioni di carattere economico con le quali si imputano i costi effettivamente sostenuti, alle parti in cui si è suddivisa la struttura aziendale ed ai singoli prodotti o servizi o famiglie di prodotti. Essa permette di rilevare i risultati effettivi della gestione da confrontare con quelli attesi e rileva risultati parziali o particolari. Budget e costi standard : forniscono un supporto quantitativo-monetario al processo decisionale e approntano strumenti di misurazione e rappresentazione degli obiettivi economici da assegnare ai vari centri di responsabilità. Valutazioni svolte sulla base di valori preventivi che esprimono le più probabili condizioni di svolgimento della gestione futura (costi e ricavi standard).
Il budget è, un documento che evidenzia sia a livello globale che particolare i risultati/obiettivi economico-finanziari che l’azienda intende perseguire nell’esercizio successivo. Analisi degli scostamenti tra valori-obiettivo e valori-consuntivi : confronto dei valori del budget con quelli consuntivi. Essa consente “il controllo per eccezioni” e cioè la possibilità che di soffermarsi ad esaminare solo gli scostamenti più evidenti fra obiettivi e consuntivi. Inoltre dà la possibilità di svolgere controllo esecutivo.
Il REPORTING è la fase di valutazione di detti scostamenti, in cui si traggono le conclusioni sull’andamento del passato esercizio. Esso rappresenta l’output del sistema di contabilità direzionale.
Può essere descritto come:
Il budget mette in stretta correlazione la programmazione della gestione con la pianificazione strategica. La valutazione dei reports sono:
Brunetti esamina tra i fattori strumentali:
o Impieghi a rapido ciclo di reintegro finanziario: componenti del capitale circolante (solitamente in un arco temporale inferiore all’anno ritornano in forma liquida) o Impieghi a lento ciclo di reintegro finanziario: componenti del capitale fisso o delle immobilizzazioni Occorre, pertanto, aggregare le voci del capitale investito (attivo netto dello SP), formando delle classi di valori, caratterizzate da omogeneità nella durata dei rispettivi cicli di reintegro finanziario. La possibilità del rinnovo del ciclo dipende da condizioni di carattere economico derivanti dalle proporzioni quantitative determinatesi fra la dimensione degli investimenti attuati e quella dei relativi realizzi, ma anche dalla capacità della gestione di essere solvibile. Quindi, acquista fondamentale importanza il ritmo temporale che scandisce il susseguirsi delle fasi del ciclo stesso connessione fra i tempi di reintegro finanziario degli investimenti e i tempi di rimborso dei finanziamenti acquisiti.
Riclassificazione del Passivo: Fatta in base alla permanenza delle fonti stesse a disposizione della gestione: o Mezzi finanziari permanente utilizzabili senza obbligo di rimborso (capitale proprio) o Mezzi finanziari originati da mutui, debiti a lungo termine, accantonamento a fondi TFR, pagati in tempi medio-lunghi o Debiti di breve termine con scadenza ravvicinata
(nel dettaglio alle pagine 325,26,27 del libro)
Tale riclassificazione dello stato patrimoniale, viene fatta considerando la solvibilità dove, per analisi della solvibilità della gestione, intendiamo la verifica della capacità dell’azienda di far fronte agli impegni finanziari assunti, alle scadenze dovute e in maniera economica. Bisogna, quindi, verificare la disponibilità attuale e prospettica dei mezzi finanziari liquidi che necessitano per ottemperare agli impegni di pagamento assunti. Il confronto fra capitale circolante (come somma di degli investimenti a rapido ciclo di reintegro finanziario) e debiti a breve termine, consentirà di esprimere giudizi sulla solvibilità aziendale in maniera economica.
La struttura degli investimenti, determina vincoli di diverso genere fra gestione passata e futura, interna ed esterna, influendo, quindi, positivamente o no sulla elasticità aziendale. Si parla, quindi, di rigidità o elasticità degli investimenti.
Componenti a lento ciclo di reintegro finanziario:
ATTIVO (Capitale investito) PASSIVO (Fonti finanziarie)
Totale capitale investito
L’elasticità degli investimenti è la caratteristica per cui nelle analisi di struttura finanziaria, si distinguono le disponibilità che costituiscono il capitale fisso. Questo dipende dalla mobilità degli investimenti che decresce con il passare dalla classe delle disponibilità liquide immediate alle restanti classi delle disponibilità liquide differite, delle disponibilità non liquide, delle immobilizzazioni.
Ovviamente le aziende, al loro interno, possono avere un bilancio diverso da quello previsto per legge ma non possono prescindere da quello redatto con criteri civilistici, che devono consegnare al registro delle imprese, in quanto questo è il principale strumenti di informazione per i terzi.
CONTENUTO DELLO STATO PATRIMONIALE NEL CODICE CIVILE: ART. 2424
ATTIVO A) CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI, CON SEPARATA INDICAZIONE DELLA PARTE Già RICHIAMATA (parte del capitale sociale non ancora versata dai soci) B) IMMOBILIZZAZIONI, CON SEPARATA INDICAZIONE DI QUELLE CONCESSE IN LOCAZIONE FINANZIARIA I – Immobilizzazioni immateriali
E) RATEI E RISCONTI, CON SEPARATA INDICAZIONE DELL’AGGIO SUI PRESTITI
Disposizioni relative a singole voci dello stato patrimoniale: art.2424 bis <<Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni. Le partecipazioni in altre imprese in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo comma dell'articolo 2359 si presumono immobilizzazioni. Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell'esercizio sono indeterminati o l'ammontare o la data di sopravvenienza. Nella voce: "trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato deve essere indicato l'importo calcolato a norma dell'articolo 2120. Le attività oggetto di contratti di compravendita con obbligo di retrocessione a termine devono essere iscritte nello stato patrimoniale del venditore. Nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i costi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali voci soltanto quote di costi e proventi, comuni a due o più esercizi, l'entità dei quali vari in ragione del tempo>>
Analizziamo, adesso, quelle voci dell’ATTIVO su cui è bene fare delle precisazioni:
Analizziamo le voci del PASSIVO
A conclusione dell’argomento, bisogna mettere insieme i principi espressi dal codice civile con quelli relativi alla riclassificazione dello stato patrimoniali secondo criteri finanziari. (vedi da pagina 352 a pagina 364, e il relativo schema, dal libro)
Diciamo che nell’attivo riscontriamo punti di uguaglianza fra il prospetto civilistico proposto dall’art.2424 e il prospetto finanziario, mentre nel passivo no perché nell’impianto civilistico i debiti sono tutti accorpati e non si riesce a distinguere il breve dal lungo periodo.
B) COSTI DELLA PRODUZIONE
C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI:
D) RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITÀ FINANZIARIE:
E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI:
A.1 Ricavi delle vendite e delle prestazioni è relativo ai proventi della cessione di prodotti o prestazione di servizi che costituiscono l’attività tipica. A.2 Il valore delle rimanenze finali di prodotti in corso di lavorazione e semilavorati corrisponde a quello della voce C.I.2 dell’attivo dello stato patrimoniale; quello dei prodotti finiti alla voce C.I.4 dell’attivo. A.3 Variazione dei lavori in corso su ordinazione corrisponde a quello della voce C.I.3 dell’attivo. A.5 si riferisce anche alla separata indicazione dei contributi in conto esercizio che sono solitamente finalizzati alla copertura di costi di gestione concessi da enti pubblici. L’articolo 2426 del codice civile prevede che “il costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla loro residua possibilità di utilizzazione”. L’ammortamento delle immobilizzazioni immateriali comprende quote di ammortamento relative alle voci B.I.1, B.I.2, B.I.3, B.I.4, B.I.5, B.I.7 dell’attivo patrimoniale; quello delle immobilizzazioni materiali comprende le quote di ammortamento relative alle voci B.II.1, B.II.2, B.II.3, B.II.4. I crediti devono essere iscritti secondo il valore presumibile di realizzazione. L’eventuale differenza, pertanto, fra il valore nominale del credito ed il suo presumibile valore di realizzo, costituisce la svalutazione da inserire nella voce B.10 del conto economico (eccetto i crediti iscritti nelle immobilizzazioni, la cui svalutazione va iscritta in D.19.b). Gli accantonamenti sono, infine, da collegare con la voce B.3 del passivo. La differenza fra valore e costi della produzione (A-B) corrisponde al risultato della gestione caratteristica. C.15 contiene i dividendi delle partecipazioni in società controllate, in società collegate, in altre società. C.16.a contiene i crediti della voce B.III.2 dell’attivo (crediti di finanziamento nei confronti di imprese controllate, collegate, controllanti e altre). C.16.b e c. proventi derivanti da titoli che non sono partecipazioni (B.III.3 e C.III.5). C.16.d proventi finanziari derivanti da crediti della voce C.II dell’attivo e dalle disponibilità liquide elencate alla voce C.IV dell’attivo. Il totale mette in evidenza il risultato della gestione finanziaria che potrà essere positivo (se proventi>oneri) o negativo (se proventi<oneri). E.20 proventi straordinari: plusvalenze derivanti dalla cessione di beni patrimoniali, titoli e partecipazioni, sopravvenienze attive. E.21 minusvalenze da alienazioni e imposte relative ad esercizi precedenti o da sopravvenienze passive. Risultato prima delle imposte = A – B ± C ± D ± E L’utile o la perdita scaturiscono dalla differenza fra il risultato prima delle imposte e le imposte sul reddito dell’esercizio, che vengono riportati anche nella voce A.IX del passivo, nel raggruppamento del Patrimonio netto.
A conclusione dell’argomento, bisogna mettere insieme i principi espressi dal codice civile con quelli relativi alla riclassificazione del conto economico secondo i criteri delle indagini reddituali sulla gestione. (vedi da pagina 386 a pagina 393, e il relativo schema, dal libro)
La situazione finanziaria può essere analizzata tramite tre aspetti: liquidità, equilibrio, struttura. Essi sono collegati da nessi causali ovvero:
Serve a verificare come viene finanziato l’attivo fisso del bilancio: in quali proporzioni fra mezzo propri, passività consolidate e debiti a breve termine. Un valore superiore all’unità denota un fatto positivo in ordine all’equilibrio finanziario; uno inferiore indica che i capitali permanenti non sono sufficienti a coprire le immobilizzazioni e che una parte di queste sono finanziate da debiti a breve termine.
Attraverso l’analisi della redditività netta , possiamo individuare le cause che hanno determinato la crescita o la riduzione della redditività aziendale durante il corso del tempo.
ROE = Capitale netto X Grado di indebitamento il capitale proprio aumenta o diminuisce con l’aumentare o il diminuire dell’indebitamento, dato che risulta minore o maggiore la quota del capitale proprio da remunerare con uno stesso ammontare di reddito netto. La redditività del capitale proprio aumenta o diminuisce con l’aumentare o il diminuire della redditività netta del capitale investito. È così possibile distinguere la componente finanziaria e quella economica.
La redditività netta del capotale investito è frutto del prodotto fra la redditività operativa del capitale investito e l’incidenza del risultato netto sul risultato operativo.
Esprime il peso esercitato dalle componenti reddituali extra-operativi, quindi: saldo proventi e oneri atipici, finanziari straordinari, oneri tributari sulla redditività netta.
SE Risultato netto = Risultato operativo, l’incidenza del netto sull’operativo = 1 SE Risultato netto < Risultato operativo, l’incidenza del risultato operativo è < 1 e quindi influisce negativamente sulla redditività netta SE Risultato netto > Risultato operativo, l’incidenza del netto sull’operativo > 1 e quindi agisce positivamente sulla redditività netta.
LA REDDITIVITA’ DEL CAPITALE PROPRIO, ESPRESSA DAL ROE, PUO’ ESSERE INTESA COME PRODOTTO DELL’AZIONE CONGIUNTA DI:
Leva finanziaria = azione svolta dall’indebitamento e dalla struttura finanziaria dell’azienda sulla redditività del capitale proprio della stessa.
Attraverso l’analisi della redditività operativa , scomponiamo il ROI in:
ROI = Redditività vendite X Rotazione capitale investito Il diverso peso dei due indici che costituiscono il ROI, dipende anche dal tipo di attività aziendale. L’analisi di tali indici va fatta: o Nel caso del ROS, considerando l’incidenza percentuale dei singoli costi operativi sulla produzione complessiva del periodo. o Nel caso del tasso di rotazione del capitale investito: Calcolando gli indici di rotazione specifici per le singole classi di componenti Percentualizzando le Attività patrimoniali per determinare l’incidenza delle diverse forme d’impiego e la loro struttura. (se vuoi tutto nel dettaglio, vedi da pagina 422 a 425 dal libro).
IN SINTESI Analisi della redditività netta , che si attua di norma attraverso un procedimento di analisi progressiva, che parte dal ROE, e cerca di individuarne le cause che ne hanno determinato quel valore. Esiste un metodo facile, e uno difficile.
Per la redazione del rendiconto finanziario occorre inserire nell’attivo le immobilizzazioni al loro valore storico di acquisizione ed esplicitare, nel passivo i fondi di ammortamento (fondi rettificativi di poste dell’attivo); nell’attivo saranno inseriti i crediti e la altre attività correnti al lordo delle eventuali poste rettificative che, invece, saranno riportate nel passivo la necessità di questa impostazione sta nel fatto che se si inserissero valori netti sarebbe rilevato soltanto un valore finanziario, il quale è però frutto della posta lorda dell’attivo patrimoniale e di quella rettificativa del passivo che non sarebbero rilevate. Questo tipo di analisi consente di rilevare le relazioni generali fra fonti e impieghi senza distinguere quelle di particolari classi di componenti patrimoniali; analisi che può essere apportata sia con dati storici che preventivi che consentiranno, rispettivamente di determinare i flussi globali in entrata e uscita nell’intervallo considerato e di verificare la compatibilità fra programma economico, degli investimenti e finanziario. Questa riclassificazione più specifica può avvenire in diversi modi, per esempio, in funzione delle categorie di origine o della provenienza e destinazione di fonti e impieghi.
Fonti Impieghi
Fonti di gestione reddituale : sono il risultato della somma algebrica di utile di esercizio, ammortamenti, accantonamenti a fondi, svalutazione di elementi patrimoniali, che sono traibili dallo stato patrimoniale e dalla nota integrativa.
In rapporto alla dinamica del capitale circolante, le operazioni di gestione possono classificarsi in:
Fonti Impieghi Interne:
Aumento di attività:
o Acquisizioni di beni aziendali a seguito di fusioni o Trasformazioni di obbligazioni convertibili in capitale sociale o Pagamenti di partecipazioni o Ecc. (per altri, vedi pagina 448) L’insieme delle operazioni che determinano flussi finanziari incidenti sul capitale sociale, in un dato periodo di tempo, trasforma le componenti del capotale circolante cosicché il confronto fra i saldi netti delle sue componenti attive e passive, misurati all’inizio e alla fine del periodo, e consente di determinare se l’insieme di queste operazioni ha incrementato o decrementato il capitale circolante netto e quindi se hanno consumato o prodotto risorse finanziarie.
I tipi di rendiconto – quello delle variazioni dei flussi finanziari totali e quello delle variazioni dei flussi di capitale circolante netto – differiscono perché in questi ultimi non sono compresi i flussi finanziari che non influiscono sul capitale circolante per cui le rettifiche da apportare saranno di più. Il prospetto dei flussi di capitale circolante netto è facilmente desumibile da quello dei flussi totali. Infatti l’esame dei due prospetti permette di vedere come nel secondo siano assenti tutte le voci relative al capitale circolante netto il cui movimento emerge come saldo dalla somma di tutti gli altri movimenti.
Fonti e impieghi di capitale circolante netto + variazioni intervenute nella sua composizione
Durante il periodo considerato si è verificata una serie di movimenti finanziari (fonti e impieghi) che hanno influito sul capitale circolante netto per cui esso presenta un valore e una composizione diversi rispetto a quelli iniziali. Se fonti > impieghi = decremento; se impieghi > fonti = incremento.
Gestione reddituale, come somma di utile di esercizio, ammortamenti, accantonamenti a fondi svalutazione del capitale immobilizzato (che adesso rientrano nelle immobilizzazioni), accantonamenti a fondi per rischi e oneri, accantonamento del fondo TFR. Fonte o impiego di gestione reddituale: flusso netto di autofinanziamento interno, originato dai ricavi di esercizio che, dopo aver coperto i costi comportanti un fabbisogno finanziario, rimane disponibile per concorrere, unitamente a tutte le altre fonti, alla copertura degli impieghi elencati nell’altra sezione dello stesso prospetto.
A questo punto dell’analisi possiamo capire:
Fonti Impieghi
Fonti Impieghi