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Programmazione e controllo - Riassunto del libro di Vergara
Tipologia: Sintesi del corso
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La razionale conduzione di ogni azienda può sintetizzarsi sostanzialmente nella soluzione di due fondamentali problemi:
“Controllo” non è però da intendersi come “ control ” cioè verifica, ispezione in quanto poco consono con una sua definizione dal punto di vista economico; infatti quest’altra interpretazione è più consona all’ auditing cioè alla verifica delle procedure, appunto. Infatti dobbiamo vedere il controllo come ottenimento di risultati per effetto di un buon governo aziendale (guardare al risultato ottenuto) e l’auditing come osservazione dei comportamenti per verificare le modalità di svolgimento operativo, funzione comunque strumentale a quella del controllo così inteso.
L’attività del controllo si concentra nel “guidare” concretamente l’utilizzo delle risorse disponibili verso obiettivi prefissati nella pianificazione e programmazione e cioè:
Possiamo distinguere la programmazione , o pianificazione in:
Attività di direzione aziendale
competitivo^ Sistema
Competitività--> sistema di Sistemasociale prodotto
Forma gli obiettivi per tutto ciò che riguarda i punti della formula imprenditoriale (che è sinonimo di strategia). Infatti la formula imprenditoriale è al centro tra la struttura produttiva, organizzativa, finanziaria, commerciale, immagine, competenze, cultura aziendale e caratteri distintivi. Viene eseguita qualche volta l’anno.
Programmazione e controllo sono processi che si pongono come fine fondamentale la conduzione razionale delle aziende; detti processi costituiscono fondamentali strumenti per il governo consapevole delle aziende.
Controllo direzionale e controllo di gestione sono erroneamente considerati sinonimi probabilmente per un dualismo nell’intendere i contenuti della disciplina e l’ambito di studio della stessa. Nella impostazione più ristretta:
È importante sottolineare che se il controllo fosse concepito solo come contre-ròle, l’intera disciplina si ridurrebbe ad un’unica fase dell’attività aziendale, quella della verifica. La programmazione e il controllo costituiscono strumento essenziale per la guida delle aziende verso il raggiungimento degli obiettivi che a queste vengono poste, sono processi che si pongono come fine fondamentale la conduzione razionale delle aziende. Detti processi costituiscono fondamentali strumenti per il governo consapevole delle medesime.
Vertice Programmazionestrategica strategico^ Controllo
Azienda tutta
Programmazione direzionale
Controllo direzionale
la consapevolezza che tale comprensione della situazione aziendale è legata ai processi di successo, sviluppo e crisi.
Come detto precedentemente, la qualità dell’azienda è fortemente influenzata dalle conoscenze dell’imprenditore e dalla sua performance. Il manager deve infatti conoscere le determinanti causali delle situazioni aziendali. Fondamentale così diviene il processo di pianificazione del controllo :
Il molte realtà aziendali i manager sono così oberati di lavoro da dimenticare questa loro effettiva funzione e dimenticarsi di queste problematiche legate allo stato di salute aziendale. Le imprese così capitanate sono destinate ad entrare in crisi. Vittorio Coda dice che la qualità direzionale è condizionata dalla qualità delle diagnosi che la direzione è in grado di compiere in ordine alla situazione che l’azienda attraversa.
Quali sono le determinanti causali del successo?
Per governare determinate relazioni l’imprenditore deve chiedersi:
Il successo per un’azienda consiste nella piena realizzazione della propria ragione d’essere , e quindi nel pieno raggiungimento degli obiettivi e degli scopi per i quali essa è stata condotta nel tempo, e per ragione d’essere s’intende la capacità delle aziende a “soddisfare i bisogni umani” (creare “valore totale”) Si possono distinguere due grandi categorie di bisogni (Zappa: più un’azienda soddisfa i bisogni più è di successo):
Questi bisogni determinano una domanda di mercato che può, ovviamente, segmentarsi in atre più piccole domande. Per questo la capacità dell’azienda sta nel soddisfare al meglio questa molteplicità di bisogni, essendo in grado di coglierli ma ancor di più cogliere quali sono i metodi per soddisfarli. La capacità dell’azienda di competere con i concorrenti al fine di offrire prodotti o servizi il più possibile rispondenti alle attese di cerchie più o meno ampie di clienti si chiama competitività (cum-petere cioè operare insieme non necessariamente con una guerra fra imprese). Una ben intesa tensione competitiva spinge l’azienda a cercare sempre nuovi modi per dare ai proprio prodotti la capacità di essere sempre più efficaci nel soddisfare i bisogni dei clienti. La ragione per cui i clienti sceglieranno il nostro prodotto rispetto a un altro sta nei vantaggi competitivi ovvero quei fattori di attrattività che determinano le preferenze in sede di scelta alternativa, aspetti di particolare convenienza. La competitività di un’azienda si trova, quindi, nella qualità e nella quantità di vantaggi che è capace di offrire nei suoi prodotti e/o servizi = differenziazione. La radice fondamentale risiede nelle competenze di tutti coloro che in essa e con essa collaborano per la produzione dell’output aziendale o che hanno particolare rilievo e responsabilità. Si deve trattare non di un semplice “saper fare” ma di competenze relative ai fattori critici di successo e di competenze qualificabili come distintive rispetto a quelle disponibili presso altri. Vuol dire lavorare con creatività e innovazione continue perché un vantaggio non esisterà in eterno a causa del progresso e dell’imitazione da parte dei concorrenti: bisogna investire nelle competenze manageriali. Questo determinerà un livello più o meno ampio di dominanza , cioè di possesso di una certa quota di mercato. L’ efficacia consiste proprio nel grado di capacità dell’azienda di soddisfare bisogni che fanno parte della sua missione, per cui è efficacie quella che meglio soddisfa i bisogni per i quali è stata istituita ed opera. esiste uno stretta connessione biunivoca fra il livello di efficacia e quello dei suoi prodotti e fra questo e il livello di dominanza che essa esercita sul mercato; questo sarà, infatti, il risultato della dimensione e della consistenza dei vantaggi competitivi che caratterizzano i prodotti dell’azienda rispetto a quelli dei concorrenti; la fonte di detti vantaggi risiede nelle competenze distintive la cui struttura aziendale è dotata, nella loro consistenza e difendibilità. Un’azienda che soddisfa un bisogno si dice utile : il livello di utilità è funzione della soddisfazione del bisogno dei consumatori ed è legato alla capacità dell’impresa di creare valore. Il mio prodotto deve soddisfare un bisogno il mio prodotto deve essere diverso la mia squadra deve essere competente.
Bisogni psicologici e di natura sociale. Tutti questi vengono soddisfatti se dietro c’è una ricompensa attraente e sono i caratteri e i vantaggi competitivi a renderla più o meno tale. L’azienda così diviene tanto più efficace quanto più è capace di dare risposte positive alle attese di tutti costoro e a seconda che le loro aspettative vengano soddisfatte, si creerà o meno coesione (o socialità).
Risulta quindi necessario sviluppare una nuova cultura imprenditoriale, un nuovo modo di pensare (basti pensare all’atteggiamento diffidente nei confronti delle aziende, delle istituzioni pubbliche). “La speranza alimenta l’azione”. Dobbiamo levarci dalla testa che l’economia aziendale sia una materia tecnica perché la chiave del successo è l’ uomo. Che è composto sì dal bagaglio tecnico, ma soprattutto dal bagaglio umano.
Coesione, competitività e redditività seguiti singolarmente come obiettivi assoluti e da massimizzare sono contrastanti gli uni con gli altri soprattutto nel breve periodo. Difatti il successo è un progetto di ampio respiro temporale in cui questi tre elementi si mettono uno a servizio dell’altro. È evidente come in un’ottica di questo tipo diviene sempre più necessaria l’acquisizione di competenze e caratteri (questi sono relativi alle relazioni e all’ intelligenza emotiva [vedi risorse umane]). È possibile distinguere tre tipi di sviluppo :
soddisfazione della clientelae consensi
valorizzare le persone
consensi vari
progresso sul soddisfare i clienti (^) progresso economicitàin
non solvibilità), ma non è proprio così. Così come il successo è derivato dalla capacità di soddisfare la propria ragion d’essere , per esserci crisi basta che nel tempo l’azienda, anziché crescere nella competitività/redditività/coesione vada perdendo terreno anche se produce utili quindi ancora prima di arrivare alle perdite. La crisi si ha quando il moto aziendale, al posto di andare in direzione di un miglioramento, va in un peggioramento. (vedi scherma successo/insuccesso di Vergara).
Possiamo individuare tre categorie di “crisi”:
La crisi non deve essere intesa come una cattiva situazione finanziaria in quanto perdite economiche e dissesto finanziario solo effetti di fenomeni che si verificano a monte, all’interno della gestione. In prima approssimazione possiamo dire che l’azienda è in crisi quando non riesce a soddisfare la propria ragione d’essere e ciò avviene quando le dinamiche gestionali sono tutte volte a un moto evolutivo, al consolidamento e allo sviluppo dei risultati su tutti i piani aziendali; infatti se è vero che la collaborazione delle sinergie positive sono alla base del successo aziendale è altrettanto vero che quelle negative sono alla base della crisi. un’azienda è in crisi quando non viene ad essere competitiva, sociale ed economica. All’origine della crisi troviamo una o più disfunzioni: non è detto che una da sola faccia pervenire alla crisi ma sicuramente uno squilibrio che si verifica all’interno di un’area aziendale, a causa della sistematica correlazione dei processi interaziendali, porterà a una disfunzione più grande. Uno squilibrio iniziale può portarne a molti altri parziali, quindi interromperne uno a priori è fondamentale. Una disfunzione non è altro che una malattia che va diagnosticata e curata. Può derivare da mutamenti esterni o interni o da errori compiuti da chi governa l’azienda. Non esiste un’azienda priva di disfunzioni e errori per cui è fondamentale rimanere sempre nell’ottica dell’apprendimento. Guardiamo al moto aziendale (che immaginiamo di rappresentare con una spirale) e al suo orientamento: la crisi corrisponde proprio ad una inversione del moto.
Prevenire una crisi significa evitare che all’interno della gestione aziendale si inneschino i processi degenerativi dell’equilibrio globale tali da determinare un relativo peggioramento delle performance competitive, sociali ed economico finanziarie. Ogni azienda vive con la minaccia di una crisi potenziale ma questa minaccia è tanto più lontana quanto più esistono dei meccanismi atti ad individuarne le cause e superarle. I processi di prevenzione della crisi comprendono:
La via più concreta per il successo aziendale sta nello sforzo continuo di eliminazione tempestiva di qualsiasi tipo di disfunzione, prima che i suoi effetti provochino un peggioramento. La più efficace modalità per il governo della gestione dovrà consistere nell’attuazione di un’attiva strategia tendente a formare e stimolare cultura aziendale in cui tutto sia animato da creatività e ricerca della qualità. Tutto (relazione causa/effetto fra i sottosistemi aziendali e strategia) andrà comunque comunicato a tutti il livelli di responsabilità dell’azienda.
Negli ultimi decenni governare un'azienda è diventato più complicati a causa di mutazioni ambientali e strutturali a livello economico e, più in generale, mondiale. Queste mutazioni sono state determinate da tre fenomeni che hanno portato, con il loro venire in essere, la necessità di cambiare la gestione aziendale:
Solo in epoche recenti c’è stata un’evoluzione tecnologica anche a livello informativo. Infatti negli anni ’80 e 90’ tecnologie a livello fisico dei materiali o energetico (che prima erano stand alone e cioè divise dai centri produttivi), si sono unificate con tecnologie informative (es. Internet) per creare dei nuovi standard di efficacia ed efficienza.
A questi macrofenomeni, possiamo affiancarne altri a livello più locale, nel nostro Paese. Per esempio, lo sviluppo del mercato finanziario e quindi la nascita e lo sviluppo di fondi comuni di investimento (ciò ha facilitato l’accesso alle fonti di finanziamento per le imprese), la finanziarizzazione dell’economia (operazione con la quale un imprenditore può speculare su un’impresa) o ancora è l’aziendalizzazione delle aziende pubbliche (per cui lo Stato non può finanziarle e quindi si deve puntare su efficacia ed efficienza. – nell’azienda pubblica, i finanziamenti sono costituiti dalle tasse e dal debito pubblico). Esistono strumenti tecnici per modellizzare l’azienda e dare corpo alla tensione all’apprendimento: Carmine Bianchi dice che l’analisi dei sistemi è uno dei quesiti fondamentali.
Tutti questi cambiamenti determinano l’esigenza di un correlativo “ cambiamento di performance ” aziendale e, ovviamente, un cambiamento delle modalità di governo. A tal proposito, Coda individua alcune fondamentali sfide per il vertice direzionale:
Possiamo così individuare due limiti estremi di conoscenza/consapevolezza:
ci dice se gli obiettivi programmati sono stati raggiunti o meno, con il controllo strategico che invece serve a verificare la bontà del piano strategico). Il successo aziendale deriva dal verificarsi di determinate condizioni che possono essere generali che coinvolgono tutta l’azienda e il cui verificarsi si misura con strumenti globali (efficacia, economicità, competitività…) e particolari che riguardano singole parti dell’azienda e il cui verificarsi si misura con la determinazione di risultati parziali (aree particolari della gestione, attività, produzioni…). Come prima cosa si devono conoscere le condizioni generali di successo (competitività, coesione e redditività). Il livello di benessere generale si ottiene partendo da livelli particolari; infatti se ci fermiamo a livello generale, tutto il sistema conoscitivo rimane astratto; l’azienda è veramente efficacie se opera a livello particolare. Prima di tutto occorre però, formulare il disegno strategico. Successivamente si devono conoscere le causali di efficacia ed efficienza lungo le linee di competitività , coesione e redditività ; queste sono performance driver cioè quelle che determinano il risultato ma che spiegano anche la modalità del suo raggiungimento. Fondamentali, ancora, sono gli aspetti finanziari della gestione (capire quanto mi costa quella operazione, se è coerente dal punto di vista finanziario).
È la conoscenza, la cura, l’impegno, il livello della performance che realizza nell’ambito delle condizioni particolari che spiega il maggiore o minore verificarsi di quelle generali, così come spiega il maggiore o minore verificarsi di quelle generali che spiega il maggiore o minore successo dell’azienda. tutto questo si traduce in consapevolezza della propria responsabilità la quale incide sulle scelte aziendali che devono seguire non le contingenze o gli eventi ma il volere consapevole. È, inoltre, improprio separare strumenti di controllo delle condizioni generali di successo da strumenti di controllo delle condizioni particolari dello stesso perché ciascuno strumento assume valenza diversa a seconda del tipo di fabbisogno conoscitivo per cui viene usato. Se questi strumenti sono ordinari, la misurazione risulterà facile, altrimenti, più o meno complicata. Gli strumenti possono essere usati come dei simulatori (propriamente chiedersi “se faccio questo, che succede?” e cioè sperimentare le ipotesi, simulare, appunto).
Pianificazione o programmazione: processo con il quale si cerca di costruire un futuro e di predisporre i mezzi e le condizioni per fare sì che questo si realizzi:
Il controllo strategico deve quindi concentrarsi sul rapporto fra azienda e ambiente esterno, analizzando il sistema competitivo e il ruolo rivestito in esso dalla stessa azienda. Altri strumenti devono, invece, concentrarsi sulle analisi interne della gestione e in particolare sulla verifica dell’esistenza di un piano strategico, della sua applicabilità e di come realizzarlo. Le basi e le premesse di tali disegni non possono che ritrovarsi all’interno di una cultura e di un valore aziendali.
Barbato dice: “Fare controllo strategico significa diffondere la dimensione strategica all’interno della struttura organizzativa, cercando di far sì che non vi sia una separazione netta, né logica, né cronologica, né organizzativa, tra la formulazione della strategia e la sua realizzazione”. controllo strategico come spirito di fondo per monitorare il progresso graduale lungo le dimensioni strategiche.
Controllo direzionale :
Se siamo consulenti, per esempio, il nostro cliente ha un piano strategico. Se non c’è disegno strategico, ancora prima di una strategica vera e propria, non ha senso operare! Dopo che si ha un’idea strategica, la si deve confrontare con quelle che sono le condizioni generali di successo e quindi, per essere accettata, deve essere coerente con le altre.
Fra l’azienda e l’impresa deve esserci un rapporto felice, una armonia, perché ci sia successo, nel senso che l’azienda e l’ambiente devono “contemporaneamente essere felici” del fatto che esista l’una e l’altro. Il rapporto azienda-ambiente si divide in:
Cambiando questi versanti cambia anche il sistema di prodotto. In base a cosa scelgo il sistema di prodotto? In base al sistema competitivo di Porter, in cui gli attori partecipanti hanno un peso e un “potere” diverso nei confronti degli altri, più o meno forte. Questo potere può configurare una minaccia o una opportunità e questo, ovviamente, dipende dal sistema di prodotto ma è anche frutto delle competenze distintive possedute. Quali sono le minacce/opportunità che il sistema competitivo deve osservare? Prima di Porter si pensava solo ai clienti e ai concorrenti, ma Porter ne configura altri. Le minacce/opportunità del sistema di prodotto possono derivare dal sistema competitivo allargato (per esempio, i produttori di prodotti sostitutivi dei dischi iPod)
Siamo così nel campo della strategia competitiva che l’azienda sceglie di perseguire e delle scelte competitive che devono costruire il contenuto della relativa pianificazione. È nei confronti dei sistemi di prodotto dei concorrenti, che quelli aziendali devono presentare i consistenti vantaggi competitivi di cui si è detto in precedenza. Ogni azienda è quindi in grado di scegliere il proprio ambito competitivo e, quindi, i propri concorrenti. Le scelte effettuate in ordine ai due diversi sistemi di prodotto si rifletteranno sui diversi tipi di concorrenti ai quali fare riferimento nell’agone competitivo, sui diversi segmenti di clientela potenziale ai quali i due diversi sistemi di prodotto andranno offerti, ma anche sui diversi tipi di fornitori con i quali impostare i rapporti di acquisto. La conoscenza delle fonti da cui può generarsi una tensione competitiva, a favore o no dell’azienda, fornisce la base per comporre in modo consapevole un disegno strategico coerente. La conoscenza di dette tensioni e della loro origine, mette in luce i punti critici di forza e di debolezza dell’azienda, suggerendone il posizionamento più conveniente all’interno del suo settore.
Minaccia dei nuovi entranti La minaccia è tanto più forte quanto più deboli sono le barriere all’entrata:
Fornitori (quando sono potenti)
Clienti (quando sono forti)
Concorrenti Assume le forme del posizionamento. In funzione di queste minacce / opportunità che derivano dal sistema di prodotto. Perché il prodotto sia allettante, deve avere vantaggi competitivi particolari vantaggi nello svolgere determinate attività.
I vantaggi competitivi nascono dal modo in cui le aziende progettano, organizzano e svolgono determinate attività, nell’ambito del loro complesso processo gestionale.
CATENA DEL VALORE DI PORTER
I collegamenti spesso creano situazioni di tradeoff nell’esecuzione di attività diverse. Questi collegamenti impongono anche un’attività di coordinamento le imprese devono essere studiate come sistema e non come insieme di parti separate. I vantaggi competitivi sono dentro questa catena valore aggiunto conferito ai prodotti Cioè tutte le attività della catena del valore contribuiscono a determinare l’utilità e i valore del prodotto o servizio che ne costituisce l’output contribuendo a creare l’utilità e valore per l’acquirente del medesimo. Per acquisire un vantaggio competitivo nei confronti dei propri rivali, un’azienda deve, ad esempio, realizzare i propri processi in modo più efficiente rispetto al modo di condurli da parte dei suoi concorrenti (vantaggi di costo); l’esclusività/desiderabilità induce nell’acquirente la disponibilità a pagare un premium price pur di ottenerlo (vantaggio di differenziazione).
Tirando le fila, del rapporto tra azienda e sistema competitivo può dirsi che il successo di detto rapporto deriva dalla capacità dell’azienda di offrire a più o meno ampi segmenti di domanda, sistemi di prodotto in grado di soddisfarne le attese; i prodotti saranno tanto più in grado di svolgere detto ruolo, quanto più l’azienda stessa sarà in grado di dotarli di vantaggi competitivi differenziali rispetto a quelli dei concorrenti; i vantaggi competitivi potranno essere tanto più differenziali e difendibili quanto più l’organizzazione dell’azienda sia dotata di competenze distintive qualitativamente valide, difficilmente imitabili e riguardanti specifici fattori critici di successo del settore.
Infatti se si osserva l’azienda soltanto dal punto di vista dei prodotti che fornisce, non ci si focalizza più sulle competenze distintive che stanno alla base della fonte creativa.
Nato nel dopoguerra americano, grazie ad Andrews, sostiene che la strategia nasce dall’analisi della situazione esterna ed interna. Partendo da quella esterna si identificano le “opportunità e minacce ambientali” e si valuta “cosa l’azienda potrebbe fare”, si riconoscono le “responsabilità sociali” le quali suggeriscono “cosa l’azienda dovrebbe fare”. Spostandoci all’analisi interna si mettono in evidenza i “punti di forza e di debolezza” identificando cosa “l’azienda può fare” e si esplicitano i valori/aspirazioni della direzione stabilendo cosa l’azienda “vuol fare”. Dall’incrocio di queste quattro viene fuori la “decisione strategica”. Dall’idea però devo passare alla strategia. Tale metodo però dato il dinamismo ambientale risulta oggi lungo, dispendioso e rigido.
L’origine del successo la si individua nei risultati di processi di apprendimento continui, individuali e collettivi, guidati da una visione strategica imprenditoriale che man mano si sviluppa e si evolve, spinti da una forte tensione al cambiamento, alimentati da una continua raccolta ed elaborazione di informazioni sull’ambiente. Il miglioramento deriva dall’esperienza nel lavoro learning by doing : è un metodo molto più flessibile perché si aggiorna continuamente, però è rischioso perché se non c’è grande entusiasmo e tensione all’apprendimento “le idee possono non venire”.
Nell’attività di gestione strategica non è possibile distinguere tra formulazione e realizzazione della strategia, a causa dell’intima connessione tra pensiero e azione. La gestione strategica, infatti, è un susseguirsi di attività formulative di una strategia deliberata e di successive attività realizzative della stessa; nel learning by doing, invece, le due attività sono indistinguibili all’interno di un lavoro di continuo apprendimento e applicazione di idee e spunti strategici continuamente emergenti dalla quotidiana operatività gestionale. STRATEGIE DELIBERATE + STRATEGIE EMERGENTI Il 1° tipo da luogo a “strategie deliberate”, il 2° a “strategie emergenti”. Nessuno dei due metodi, se assolutizzato, risulterà efficace; occorre quindi una combinazione tra i due. Il passo successivo sarà la definizione definitiva della strategia. Le definizioni di strategia sono molte ma si possono ricondurre a due filoni di studio fondamentali:
Coda definisce l’attività d’impresa come: << il modello di ricerca del successo imprenditoriale cje l’impresa di fatto ha adottato o che intende adottare, dove il successo imprenditoriale non è definito a priori ma è parte integrante del modello al cui interno trova definizione >>. La strategia è un modello mentale, una via che ciascun imprenditore, soggettivamente, pensa di dovere perseguire. Essa quindi non è unica ed è influenzata dalla cultura e dalla esperienza aziendali. la strategia aziendale è il modello di integrazione con l’ambiente, attraverso cui ciascuna impresa insegue una certa via di successo imprenditoriale.
L’ orientamento strategico di fondo è l’identità profonda dell’impresa, la parte nascosta ed invisibile del suo disegno strategico che sta al di sotto delle scelte concrete che si esplicitano poi nella formula imprenditoriale. Detto orientamento è invisibile e intangibile e può manifestarsi in scelte e comportamenti concreti. È costituito da un insieme di valori, idee, elementi astratti che sono contenuti nella mente e nel cuore dell’imprenditore. E per valori qui poniamo l’attenzione su le “mete da raggiungere”, come filosofia di fondo alla luce della quale l’imprenditore “intende” ed “attua” la propria funzione. i valori intesi in tal senso costituiscono i pilastri sui quali poggia la ragion d’essere di ciascun imprenditore. In rapporto a questi valori l’imprenditore misura il grado del proprio successo, invece il successo aziendale dipende dal grado di compatibilità e rispondenza di questi valori all’interno e all’esterno dell’azienda. Coda, tramite un modello analitico-descrittivo, individua l’oggetto di riferimento di tali idee e valori in tre elementi cruciali:
Nella realtà ci possono essere comunque dei particolari contenuti di detto orientamento che sono contradditori e incompatibili con l’idea di successo; questo perché tale orientamento si forma lungo il progredire della storia aziendale.