Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Prova orale concorso Dirigenti scolastici, Appunti di TFA Sostegno

Prova orale concorso Dirigenti scolastici

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 24/06/2025

Luciamartorana
Luciamartorana 🇮🇹

4.6

(39)

174 documenti

1 / 350

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
La prova orale: come prepararsi al colloquio
La complessità del ruolo del dirigente scolastico, che segue di pari passo
l’autonomia scolastica, richiede una buona padronanza delle norme di
carattere generale e di quelle specifiche riguardanti il sistema educativo, ma
anche capacità manageriali e di comunicazione. La commissione
esaminatrice, se pur indirettamente, oltre a valutare le conoscenze
nozionistiche, durante la prova orale valuterà il candidato anche rispetto alla
sua capacità di presentare ed esporre i contenuti, per come comunica e per
come si presenta. Per questi aspetti, comunque importanti per un dirigente
scolastico, non è prevista una valutazione vera e propria, ma, come
vedremo più avanti, il giudizio di ciò che dirà il candidato (comunicazione
verbale) sarà inevitabilmente condizionato da come lo dirà (comunicazione
non verbale). Ma procediamo con ordine.
Gli elementi della comunicazione
Qualsiasi organismo vivente, interagendo con l’ambiente, comunica. Il
primo assioma della comunicazione è infatti «tutto è comunicazione, non si
può non comunicare». Ma cosa intendiamo per comunicazione? La
comunicazione è lo scambio di informazioni tra due o più entità in grado di
emettere e ricevere segnali comprensibili. I messaggi diventano il mezzo
del processo di relazione. Da questa definizione individuiamo alcuni tra gli
elementi della comunicazione: l’emittente, il ricevente, il messaggio e il
canale.
L’emittente è chi comunica, cioè chi emette il messaggio. Immediatamente
verrebbe da pensare che l’emittente sia chi parla, ma, come vedremo più
approfonditamente, la comunicazione non è solo verbale e quindi, in virtù
dell’assioma che non si può non comunicare, possiamo riconoscere come
emittente anche chi invia un messaggio con il suo silenzio, poiché sta
trasmettendo il messaggio di non voler parlare. Se l’emittente è chi riceve il
messaggio, il ricevente è colui che riceve il messaggio. Questo è lo schema
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46
pf47
pf48
pf49
pf4a
pf4b
pf4c
pf4d
pf4e
pf4f
pf50
pf51
pf52
pf53
pf54
pf55
pf56
pf57
pf58
pf59
pf5a
pf5b
pf5c
pf5d
pf5e
pf5f
pf60
pf61
pf62
pf63
pf64

Anteprima parziale del testo

Scarica Prova orale concorso Dirigenti scolastici e più Appunti in PDF di TFA Sostegno solo su Docsity!

La prova orale: come prepararsi al colloquio

La complessità del ruolo del dirigente scolastico, che segue di pari passo l’autonomia scolastica, richiede una buona padronanza delle norme di carattere generale e di quelle specifiche riguardanti il sistema educativo, ma anche capacità manageriali e di comunicazione. La commissione esaminatrice, se pur indirettamente, oltre a valutare le conoscenze nozionistiche, durante la prova orale valuterà il candidato anche rispetto alla sua capacità di presentare ed esporre i contenuti, per come comunica e per come si presenta. Per questi aspetti, comunque importanti per un dirigente scolastico, non è prevista una valutazione vera e propria, ma, come vedremo più avanti, il giudizio di ciò che dirà il candidato (comunicazione verbale) sarà inevitabilmente condizionato da come lo dirà (comunicazione non verbale). Ma procediamo con ordine.

Gli elementi della comunicazione

Qualsiasi organismo vivente, interagendo con l’ambiente, comunica. Il primo assioma della comunicazione è infatti «tutto è comunicazione, non si può non comunicare». Ma cosa intendiamo per comunicazione? La comunicazione è lo scambio di informazioni tra due o più entità in grado di emettere e ricevere segnali comprensibili. I messaggi diventano il mezzo del processo di relazione. Da questa definizione individuiamo alcuni tra gli elementi della comunicazione: l’emittente, il ricevente, il messaggio e il canale.

L’emittente è chi comunica, cioè chi emette il messaggio. Immediatamente verrebbe da pensare che l’emittente sia chi parla, ma, come vedremo più approfonditamente, la comunicazione non è solo verbale e quindi, in virtù dell’assioma che non si può non comunicare, possiamo riconoscere come emittente anche chi invia un messaggio con il suo silenzio, poiché sta trasmettendo il messaggio di non voler parlare. Se l’emittente è chi riceve il messaggio, il ricevente è colui che riceve il messaggio. Questo è lo schema

semplice della comunicazione ma a questo schema dobbiamo aggiungere la retrocomunicazione, la risposta non verbale e contestuale che parte dal ricevente mentre ascolta l’emittente che, in termini tecnici, si chiama feedback.

Durante la prova orale, i membri della commissione saranno emittenti del messaggio quando proporranno i quesiti, e il candidato colui che riceve il messaggio, tuttavia, fin dalla fase di ascolto del messaggio, basterà osservare le espressioni e la postura del candidato ( feedback ) per avere una prima impressione sulla sua conoscenza dell’argomento.

Altro elemento della comunicazione è il codice, cioè l’insieme di elementi che utilizziamo per comunicare, come per esempio la lingua che parliamo, i segnali stradali, i segni che utilizziamo nella scrittura ecc. Per poter comunicare dobbiamo avere un codice condiviso. Da sempre esistono dei codici che vengono utilizzati da gruppi ristretti di persone e che hanno l’obiettivo di creare uno schema condiviso e di non facile accesso agli altri. È per questo che per comunicare in maniera chiara dovremmo sempre evitare di utilizzare termini estremamente tecnici e poco conosciuti alla maggior parte delle persone, a meno che non ci stiamo rivolgendo a persone che condividono il nostro stesso codice. Ci basti pensare all’utilizzo del dialetto, ancora molto in uso in varie parti del nostro Paese, ricordando che, a parte qualche coloritura, è inopportuno in sede di concorso utilizzarlo nell’esposizione. Il messaggio è il contenuto della comunicazione. Il significato della comunicazione è nel risultato che se ne ottiene e, per non creare equivoci, il messaggio deve essere chiaro, completo, calibrato, non sovrabbondante, cioè deve contenere tutti gli elementi essenziali affinché il nostro interlocutore possa comprenderne il significato, ma al tempo stesso non deve essere eccessivamente ripetitivo e troppo pieno di particolari, per evitare distrazioni, o dimenticanze dovute all’eccesso di dettagli. In sintesi, è opportuno formulare la risposta ai quesiti in maniera chiara e sintetica, senza paura di impoverire il linguaggio o di semplificare eccessivamente il concetto perché è meglio una risposta semplice e comprensibile, che una articolata ma oscura.

Per articolare una risposta efficace è opportuno: rispondere alle aspettative della commissione; la risposta dovrebbe partire dall’esperienza dei

congruente dal punto di vista verbale, non verbale e paraverbale, cioè se i segnali hanno tutti lo stesso significato, il messaggio ha più probabilità di essere efficace, mentre quando è incongruente, si produce una sensazione sgradevole e di scarsa affidabilità. In sede di concorso, quindi, ci si dovrà ricordare che non comunichiamo solo con le parole, ma anche con gli sguardi, i movimenti, i gesti, il tono della voce e tutto ciò che è definibile comunicazione, a qualsiasi livello.

Il linguaggio come comportamento Per cercare di chiarire, a costo di un’eccessiva semplificazione, come la psicologia abbia tentato di definire nel corso degli anni il linguaggio, possiamo affermare che sono due le macrocategorie all’interno delle quali le definizioni di linguaggio possono cadere, con alcune aree di ampia sovrapposizione:

⦁ linguaggio come abilità/capacità di cui l’uomo è dotato, utilizzata prevalentemente per comunicare; ⦁ linguaggio come comportamento proprio dell’uomo.

La moderna analisi del comportamento umano considera il linguaggio come comportamento verbale. Il linguaggio viene generalmente inteso come capacità, una dote, un’abilità, che l’individuo parlante possiede. Così viene analizzato in termini di struttura, unità verbali, regole grammaticali che lo costituiscono e di aree nervose che ne sovrintendono il funzionamento. Lo studio della comunicazione non verbale (comportamento) ha negli anni approfondito diverse classi di segnali: cinetici o relativi al movimento dell’individuo; sonori o paralinguistici; relativi all’aspetto fisico; cinestesici o relativi a gesti di contatto fisico; prossemici o relativi allo spazio personale dell’individuo; cronemici o relativi alla scansione temporale del comportamento di una persona (puntualità, tempo d’attesa, tempo impiegato con qualcuno ecc.) e artefatti (oggetti, stoffe, vestiti, gioielli, relativi agli interessi, agli hobby di un individuo).

Oltre allo studio e alla preparazione, per gestire bene la parte di contenuto della prova orale, sono quindi molti altri i fattori che influenzano la percezione e il giudizio della commissione, proviamo ad analizzare gli elementi più rilevanti, partendo dagli artefatti.

L’abito fa il monaco? Sì! L’abbigliamento, che a volte riteniamo essere solo un modo per coprirci dal freddo o difenderci dal caldo, in realtà ci contraddistingue dagli altri. Un decimo di secondo è il tempo che impieghiamo per farci un’idea di una persona. La prima impressione è prevalentemente formata attraverso segnali visivi, ma non è mai oggettiva perché sempre condizionata da schemi mentali, ricordi, stati d’animo, aspetto fisico, abbigliamento. Veri e propri pregiudizi di chi giudica e la commissione di concorso non ne è immune. L’abbigliamento del candidato dovrebbe avere le stesse caratteristiche di un buon curriculum: pulito, semplice e professionale. Sbagliare outfit significa accumulare uno svantaggio del 50% e il candidato farà una fatica doppia per recuperare la valutazione iniziale negativa.

Attenzione quindi a evitare tutti gli eccessi. Niente completi eleganti, ma neanche abiti trasandati. È meglio evitare i colori troppo accesi, gli accessori sgargianti e abiti corti (gonne o pantaloni) o attillati. Opportuno, invece, avere un aspetto curato con capelli puliti e barba fatta, trucco sobrio ed eventuali tatuaggi coperti. La giacca su gonna o pantaloni può essere una valida soluzione, ma è importante non sentirsi impacciati, quindi possono andare bene anche un abito intero o camicia e cardigan per le donne e un completo spezzato per gli uomini, adeguando lo stile personale all’occasione.

Una volta scelto l’abito giusto, è importante ricordarsi che anche i segnali cronemici influenzano la percezione, quindi è fondamentale calcolare bene i tempi per arrivare puntuali. Se non abitate nella stessa città dove si svolgerà la prova orale è opportuno organizzarsi per essere nella sede fin dalla sera prima e in caso vi troviate nella stessa città uscite con ampio anticipo, così da prevenire il rischio di imprevisti che potrebbero non farvi arrivare puntuali. All’entrata della sala dove si svolge la prova, salutate e, nel caso vi trovaste a stringere la mano a uno dei componenti della commissione, ricordatevi di stringerla anche a tutti gli altri componenti (segnali cinestesici). A questo punto sedetevi nel posto riservato al candidato rispettando lo spazio prossemico della commissione, evitando di spostare la sedia per avvicinarvi più del previsto.

gambe accavallate, è quella con la caviglia poggiata sul ginocchio dell’altra gamba, che indica una sorta di disapprovazione per quanto succede intorno a noi. È quindi sconsigliabile assumere queste posizioni durante la prova orale.

Incrociare le caviglie mentre si è seduti è, invece, un atteggiamento difensivo o negativo. Questo gesto spesso si accompagna a una posizione rigida del corpo, con le mani strette a pugno o che stringono i braccioli della sedia, e con i denti che mordono il labbro inferiore. Serrando le caviglie, o altri parti del corpo, si cerca di controllare una possibile reazione emotiva, questo condiziona la commissione a pensare che il candidato manifesti forte nervosismo e paura.

Sedersi a gambe divaricate indica un desiderio di dominio sugli altri, mentre la direzione e il movimento dei piedi indicano la nostra simpatia se i piedi sono rivolti dalla parte della commissione, o la nostra aggressività se invece il piede oscilla con leggeri movimenti, che sembrano calci trattenuti, indirizzati verso la commissione.

L’ideale, quindi, è sedersi di fronte alla commissione con braccia e gambe rilassate, le gambe e i piedi paralleli e le mani libere di gesticolare, ricordando che le mani sono un formidabile strumento comunicativo. Le mani esprimono gli stati d’animo e possono suscitare emozioni, per questo è inopportuno tenerle in tasca o intrappolate tra le braccia incrociate. Le mani, inoltre, accentuano e danno enfasi al discorso. I palmi delle mani, per esempio, se sono rivolti verso l’alto esprimono una richiesta di sostegno, verso il basso è come se volessero tenere a bada la commissione, rivolti all’interno includono il concetto espresso, all’esterno è come se respingessero qualcosa o qualcuno.

Altro elemento fondamentale, nel linguaggio del corpo, è la gestione dello sguardo. Il contatto visivo è fondamentale per stabilire una relazione. Parlare guardando i componenti della commissione negli occhi, uno per uno, soffermandosi su ognuno anche solo per qualche secondo, aiuta a creare un contatto e dare un’impressione positiva. Lo sguardo, inoltre, esprime molto di noi e sottolinea le emozioni espresse con il resto del viso.

Attraverso la mimica facciale, infatti, esprimiamo le nostre emozioni. È facile distinguere le 6 emozioni di base (rabbia, paura, disgusto, sorpresa, gioia, tristezza), anche guardando delle vecchie fotografie, da ciò capiamo

quanto sia semplice percepire, anche solo a livello istintuale, le emozioni che proviamo quando ci relazioniamo con gli altri. Per questo è importante arrivare rilassati al colloquio, così da non esprimere ansia o paura.

La gestione dell’ansia

L’ansia è una dimensione naturale, utile per l’adattamento, dobbiamo tuttavia distinguere tra eustress (stress positivo) e distress (eccesso di energia nervosa, o insufficienti stimoli stressori). Mentre l’eustress serve a mantenerci attivi e reattivi, il distress potrebbe arrivare a paralizzarci di fronte alla commissione. Cerchiamo quindi di capire come riconoscere e gestire lo stress negativo.

Iniziamo con il riconoscere i sintomi classici dell’ansia che sono: sintomi cardiorespiratori (tachicardia, senso di oppressione al petto ecc.); sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, mal di stomaco, dolori addominali ecc.); sintomi vestibolari (sensazione di instabilità, vertigini, sensazione di svenimento ecc.); sintomi psicosensoriali (disorientamento, gambe molli ecc.). La presenza di uno o più di questi sintomi prima della prova orale deve essere un campanello di allarme poiché un eccesso di ansia potrebbe compromettere il risultato della prova.

Dobbiamo quindi imparare a gestire l’ansia, ricordandoci che abbiamo la possibilità di focalizzare la nostra attenzione su cose che hanno su di noi un impatto positivo, invece di lasciarci sopraffare dai pensieri negativi. Non si tratta di uso del così detto «pensiero positivo», ma di allenare l’attenzione e sviluppare un migliore controllo su di essa. Un possibile strumento è l’uso della meditazione mindfulness , con la quale ci si concentra sulla respirazione e sulle sensazioni che il respiro dà. Durante le giornate che precedono la prova, è facile trovare qualche minuto per riflettere su ciò che accade intorno e dentro di noi. È sufficiente mettersi in una posizione comoda, concentrarsi sul respiro e addirittura utilizzare eventi ricorrenti come la bustina del tè nell’acqua calda o un telefono che squilla per allenare la consapevolezza.

Ci sono molti libri che spiegano nel dettaglio come utilizzare la mindfulness e, una volta appreso il metodo, sarà molto semplice utilizzarla per concentrarsi prima di una prova impegnativa, come quella del concorso.

ruolo chiave nell’attivazione di alcune regioni cerebrali che aiutano nella gestione dello stress e dell’ansia.

Conclusioni

In sintesi, saranno i contenuti di ciò che diciamo a essere valutati dalla commissione, ma contribuiranno il linguaggio del corpo, il modo di muoversi, la postura, la direzione dello sguardo, il tono della voce e l’abbigliamento. Tenere tutti questi elementi sotto controllo, potrà contribuire a dare una buona impressione e a far percepire in maniera più efficace l’esposizione della prova orale.

Introduzione alla lettura dei 150 casi

professionali proposti

Il bando di concorso (D.M. 3 agosto 2017, n. 138) all’articolo 9 indica la procedura di svolgimento del colloquio:

La prova orale consiste in: a) un colloquio sulle materie d’esame di cui all’art. 10, comma 2, del decreto ministeriale che accerta la preparazione professionale del candidato sulle medesime e sulla verifica della capacità di risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico; b) una verifica della conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche; c) una verifica della conoscenza della lingua prescelta dal candidato tra francese, inglese, tedesco e spagnolo al livello B2 del CEF, attraverso la lettura e traduzione di un testo scelto dalla Commissione e una conversazione nella lingua prescelta.

Nulla di nuovo sulla procedura del colloquio (materie di esame, verifica delle conoscenze degli strumenti informatici e della lingua) salvo la verifica della «capacità di risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico», in quanto si tratta di affrontare una situazione incognita e inusuale per il candidato perché deve immaginare un punto di vista, quello del dirigente, diverso da quello avuto finora in qualità di docente.

Ci sono due operazioni da fare per essere in grado di affrontare un caso con una certa sicurezza: la prima è quella di ripensare alla figura professionale così come indicata nella legge e cercare di immaginarsi in quel ruolo (di fatto è un vero e proprio gioco di ruolo); la seconda è quella di inquadrare lo scenario nel quale si situa l’accadimento.

Diventa inoltre necessario cercare di individuare la struttura portante del caso professionale, il contesto normativo e le possibilità di svolgimento e di soluzione. Si tratta sempre di affrontare una situazione problematica che richiede capacità di individuazione delle variabili in campo e delle possibili soluzioni. Possibili, perché non è detto che il caso proposto ne possa avere una sola: molto spesso l’interazione tra i soggetti coinvolti può far

profonde degli eventi e dei comportamenti agiti dai diversi ruoli in situazioni problematiche.

Robert K. Yin scrive in Case Study Research: Design and Methods [1]:

The case study is but one of several ways of doing social science research. Other ways include experiments, surveys, histories, and the analysis of archival information (as in economic studies). Each strategy has peculiar advantages and disadvantages, depending upon three conditions: (a) the type of research question, (b) the control an investigator has over actual behavioral events, and (c) the focus on contemporary as opposed to historical phenomena. In general, case studies are the preferred strategy when «how» or «why» questions are being posed, when the investigator has little control over events, and when the focus is on a contemporary phenomenon within some real-life context.

Nel colloquio del concorso il caso viene proposto invece al singolo candidato in forma scritta e articolata (non sappiamo se corredato da documenti). Poiché non è prevista un’interazione con altri candidati, cosa che delineerebbe competenze diversificate (metodo più adeguato a individuare profili professionali diversi), appare evidente che l’oggetto di indagine della valutazione sia il profilo del dirigente e le competenze e abilità che lo caratterizzano.

Majer e Farinella nel testo Il metodo dei casi [2]^ presentano un modello delle dimensioni comportamentali, misurate più frequentemente negli assessment center , distinti in tre aree: cognitiva, relazionale e realizzativa. L’area cognitiva comprende le capacità di lettura e comprensione della realtà e di risoluzione di problemi (analisi, sintesi, problem solving , innovazione, flessibilità).

L’area relazionale riporta tutte le dimensioni di indagine che indicano come il soggetto interagisce con i singoli o con un gruppo (comunicazione, ascolto, collaborazione, guida, controllo, influenza, gestione dei conflitti, negoziazione, coinvolgimento, stabilità emotiva). L’area realizzativa comprende le dimensioni comportamentali manifestate nello svolgimento di un compito e quindi il profilo operativo e le capacità di realizzazione di iniziative (decisionalità, concretezza, iniziativa, scrupolosità, perseveranza).

Un modello di questa complessità (a 20 dimensioni) dà un’idea della difficoltà da parte dei valutatori di individuare competenze professionali di livello elevato, in modo articolato e preciso, e della necessaria

generalizzazione da applicare quando si utilizzano metodi così particolareggiati.

È evidente che sono necessari strumenti di valutazione adatti a rilevare le dimensioni elencate e, in questo caso, sostengono gli autori, gli strumenti più adatti sono il colloquio strutturato e la discussione di gruppo. Per trovare questo risultato hanno elaborato una tabella che mette in relazione le 20 dimensioni e gli strumenti di valutazione più utilizzati (test ragionamento astratto; test ragionamento numerico; test ragionamento verbale; test resistenza allo stress; velocità e precisione; test di creatività; inventario di personalità; colloquio strutturato; discussioni di gruppo; fact finding ; business game ; interview simulation ; presentazione; in basket ).

Per quanto riguarda il concorso, quindi, non essendoci nel colloquio analoghi strumenti di valutazione, dobbiamo pensare a un adattamento di metodi e strumenti che consenta ai candidati di affrontare con serenità la prova. Per questa ragione abbiamo preparato un’ampia rassegna di casi che possono servire a recuperare i contenuti delle aree previste dal bando (i contenuti che potrebbero essere presenti in un colloquio strutturato) e, nello stesso tempo, ad affrontare in maniera problematica situazioni che mettano in evidenza capacità attinenti alle aree cognitiva, relazionale e realizzativa sopra citate. Che, di fatto, rappresentano in modo esemplare le capacità (e competenze) che un dirigente deve possedere nell’esercizio del suo ruolo.

Ma come si può descrivere un caso? Un caso utilizza una situazione concreta, vera o immaginaria, per mettere alla prova le capacità di analisi, sintesi e decisione di un soggetto da valutare; in effetti sostituisce – e cerca di anticipare – situazioni reali che si possono presentare.

Non chiede di enunciare una norma o un principio, ma di utilizzarli per la soluzione di una situazione complessa e, di regola, non si presta a una soluzione diretta e semplice, ma richiede l’utilizzo di molteplici apporti e la capacità di adottare priorità nella scelta e di motivarle.

Per queste ragioni, in quanto applicato al concorso, è uno strumento che mira a individuare le competenze degli aspiranti dirigenti piuttosto che le conoscenze teoriche. Si possono individuare varie tipologie di casi segnalate da diversi autori: casi reali (comunque rielaborati); casi costruiti (per puntare un obiettivo);

soluzione di un caso è «dipende» (dal contesto, dalle risorse in campo e dalle variabili umane).

Suggerimenti per il colloquio Una volta estratto a sorte il quesito, è opportuno procedere in modo ordinato:

a) Effettuare una lettura accurata e un’analisi approfondita del caso presentato e della consegna: che cosa viene richiesto? Quali sono le parole chiave? In quale contesto si colloca il fatto?

b) Chiedersi qual è la natura del caso e in quale ambito debba essere individuata una possibile soluzione: si tratta di un ambito pedagogico, didattico, gestionale, relazionale, normativo…?

c) Ricordare e fare riferimento alle norme utili per le procedure necessarie e le possibili soluzioni. d) Individuare i soggetti da coinvolgere (singoli, organi collegiali per le delibere che possano servire, soggetti esterni alla scuola…), una strategia decisionale e le azioni del dirigente (con le responsabilità connesse).

e) Sviluppare il caso in forma narrativa e indicare le possibili soluzioni individuando quella più utile (più efficace, efficiente, economica).

f) Indicare gli strumenti per il monitoraggio e la valutazione dei processi attivati e dei risultati che si presume di ottenere: il problema è stato risolto? Con quale livello di soddisfazione? Permangono elementi di criticità? Sono possibili ulteriori azioni di miglioramento? Sono previsti strumenti per la comunicazione degli esiti, in caso fosse necessario? g) Tener sempre presente l’obiettivo; se richiesta, concentrarsi sulla soluzione, ma non offrire soluzioni non richieste; se sono in gioco relazioni e conflitti non assumere il ruolo dell’arbitro, ma scegliere la migliore soluzione (il dirigente è chiamato a scegliere, non a mediare).

Dall’esito dell’analisi del caso, la commissione può ricavare informazioni sull’attitudine alla diagnosi, sulle capacità di iniziativa, di giudizio e di valutazione del candidato: per questa ragione è importante una buona prestazione e un approccio positivo alla prova.

La scelta dei casi esaminati nel presente testo, ben lungi dal coprire l’universalità delle situazioni che potrebbero presentarsi nella vita professionale di un dirigente, è stata compiuta per dare un’idea sufficientemente esauriente del metodo di approccio e delle indicazioni fondamentali per la soluzione di incidenti critici.

Una sola cosa è bene fissare nella memoria: i problemi di management non sono standard e quindi non si possono risolvere con ricette, ma il dirigente deve poter affrontare situazioni sempre nuove con mentalità «da dirigente».

[1] (^) Yin R.K., Case Study Research: Design and Methods , SAGE Publications Inc., London 2014. [2] (^) Majer V., Farinella E., Il metodo dei casi , Giunti OS, Firenze 2009.

piccole e medie imprese del settore informatico. Lo sviluppo di questo settore industriale ha necessità di manodopera qualificata, cosa che ha indotto rappresentanti degli imprenditori a rivolgersi a questa scuola che già opera nel settore tecnologico con l’indirizzo di elettronica e relative articolazioni. I rappresentanti dei genitori, interpellati dal dirigente, hanno espresso interesse per la proposta. La scuola promuove un’indagine presso i genitori degli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado presenti nel comune e in quelli vicini per raccogliere opinioni e suggerimenti. Dall’indagine emerge interesse per la nuova istituzione. Per quanto riguarda il contesto interno, insieme a una percentuale elevata di stabilità del personale docente e Ata (caratteristica che dà garanzie di continuità nella progettazione), si rileva la presenza di molti docenti disponibili allo sviluppo di metodologie innovative (già in atto in diversi corsi di questa istituzione scolastica) e interessati a misurarsi con una realtà territoriale in continua trasformazione. Da notare che l’istituto è dotato di laboratori attrezzati per gli indirizzi funzionanti e di aule cablate che consentono l’utilizzazione di device di diverse tipologie.

I soggetti coinvolti sono il dirigente che propone la nuova istituzione : il Collegio dei docenti e il Consiglio di Istituto che deliberano in merito alla progettazione, alle modifiche del PTOF e alla nuova istituzione; la Provincia che elabora il piano provinciale di organizzazione della rete scolastica, interviene per la struttura edilizia e la fornitura di arredi e di strumentazioni per i laboratori; la Regione che delibera ogni anno sul dimensionamento e sulla rete territoriale, acquisiti i piani provinciali; il Comune e i comuni del territorio che vengono consultati in quanto interessati allo sviluppo e alle infrastrutture di servizio (trasporti…); le associazioni degli imprenditori che promuovono l’iniziativa e fungono da consulenti.

Il dirigente, una volta ricevuta la proposta, attiva tutti i contatti sul territorio (con i soggetti che saranno coinvolti nel processo decisionale) e all’interno della scuola (in particolare con i Dipartimenti per le modifiche e integrazioni sugli obiettivi e sulle programmazioni disciplinari); individua un gruppo di docenti ai quali affida il compito di studiare sulle Linee guida per gli istituti tecnici, il Pecup, gli obiettivi e il quadro orario del nuovo indirizzo.

Elabora un documento di programmazione che contiene i dati fondamentali da sottoporre alla valutazione degli organi collegiali (previsione di sviluppo dell’organico, partendo da almeno due classi prime; implementazione dei laboratori scientifici; redistribuzione degli spazi interni; piano di formazione e di aggiornamento sul nuovo indirizzo), e ne fa oggetto di informazione preventiva alla Rsu di istituto.

Il dirigente convoca, quindi, il Collegio dei docenti e chiede al Presidente del Consiglio di Istituto di convocare quest’organo. Sottopone a delibera il documento programmatico, illustrando anche l’iter di approvazione della richiesta di attivazione del nuovo indirizzo mediante inserimento nel piano provinciale attraverso la conferenza di organizzazione della rete scolastica. A questo proposito fa presente che esistono limiti di tempo poiché la Regione dà una scadenza piuttosto ravvicinata per poter presentare il piano al momento dell’iscrizione degli studenti per il successivo anno scolastico. Acquisite le delibere favorevoli, il dirigente istruisce la pratica per la richiesta: una relazione di presentazione, le delibere degli organi collegiali, il parere positivo di alcuni comuni del territorio e un documento dell’Unione industriali. La domanda viene inoltrata alla Provincia e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale che dovrà interloquire con la Regione sulla nuova istituzione. Se l’iter seguito è corretto, se la motivazione della richiesta è sostenuta da argomenti convincenti, se sul territorio non è presente alcun indirizzo analogo, l’esito può essere positivo e portare a un accoglimento dell’istanza.

  1. Flessibilità per il recupero dello svantaggio cognitivo [1.1.] I docenti dei dipartimenti di matematica e di italiano di un istituto tecnico della località X segnalano al dirigente una situazione di ingresso di livello molto basso degli studenti del primo anno. Le ore curricolari non sono sufficienti per recuperare la diffusa area di svantaggio con forti rischi di esiti negativi per la maggior parte di loro. Chiedono pertanto di ristrutturare l’orario per implementare le due discipline. Quali possibilità ha il dirigente per rispondere in modo positivo a questa istanza?

⦁ D.lgs. 297/1994, Testo Unico artt. 7, 10