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prove d' esame vecchie, Esercizi di Diritto Costituzionale

utilissimo per superare l'esame

Tipologia: Esercizi

2020/2021

Caricato il 13/07/2023

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francesco-guzzo-3 🇮🇹

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VINCENT VAN GOGH
Van Gogh è forse l’autore di cui abbiamo sentito più parlare, di cui sono state fatte molte mostre,
tutte molto fortunate e affollate.
È un autore che piace alle masse.
Tuttavia, nella sua vita le sue opere non vennero comprese e riuscì a venderle soltanto alla fine della
sua carriera.
Venne considerato matto perché soffriva di turbe psichiche che lo portarono a ricoverarsi in cliniche
psichiatriche e richiedere l’aiuto di medici specializzati.
Lo stesso decide di farsi curare per i suoi problemi.
Da questa immagina sembra che lui sembra un istintivo che agisce di getto, per questa voglia
irrazionale di esprimersi.
In realtà non è così: era un personaggio strano per l’epoca e aveva problemi psichiatrici, ma non è
l’istintivo e l’irrazionale che potremmo immaginarci.
La prova di questo ce la da il suo epistolario: raccoglie tutte le lettere che Van Gogh scriveva al
fratello Theo. Il fratello era un uomo normale, un mercante d’arte, che sarà sempre vicino a Van
Gogh, lo aiuterà economicamente senza di lui sarebbe morto molto prima, oppure sarebbe stato
chiuso in un manicomio e non sarebbe diventato il grande pittore che era.
Era l’unica persona con cui riusciva ad avere un rapporto, un dialogo. Il fratello lo amava
immensamente. Dopo poco tempo dal suo suicidio muore anche il fratello, come se fossero due
parti di uno stesso organismo.
Theo probabilmente stimava l’opera di Van Gogh e lo considerava un grande, tuttavia non sappiamo
a che punto arrivava l’amore per il pittore, però le lettere che Van Gogh scrive a Theo, dimostrano
che non sia un istintivo e che lavorava con la testa e cercava di crearsi un metodo, di compiere una
ricerca espressiva.
Nelle sue lettere questo è evidente, scrive nel dettaglio quello che vuole ottenere con un desiderio,
un metodo che sembra contraddire l’immagine che abbiamo di questa persona.
“ A tratti mi sento cogliere da una terribile lucidità, quando la natura è così bella”: sembra quasi che
lui abbia paura della lucidità e la follia sia un modo per evadere, per andare oltre. Ha un amore per
la natura ed è un elemento fondamentale nelle sue opere. Oltre ai momenti di depressione e tristezza
che lo portarono al suicidio, Van Gogh ha momenti di gioia che si trovava nel contatto con la natura
che ama immensamente.
“Fare un buon quadro non è più facile di quanto non sia trovare un diamante o una perla”: era
cosciente che fare un buon quadro era frutto di una ricerca, di tentativi, di errori ed era motivato da
obiettivi da porsi.
“Comporta dei pericoli e per esso si rischia la vita” .
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VINCENT VAN GOGH

Van Gogh è forse l’autore di cui abbiamo sentito più parlare, di cui sono state fatte molte mostre, tutte molto fortunate e affollate. È un autore che piace alle masse. Tuttavia, nella sua vita le sue opere non vennero comprese e riuscì a venderle soltanto alla fine della sua carriera. Venne considerato matto perché soffriva di turbe psichiche che lo portarono a ricoverarsi in cliniche psichiatriche e richiedere l’aiuto di medici specializzati. Lo stesso decide di farsi curare per i suoi problemi. Da questa immagina sembra che lui sembra un istintivo che agisce di getto, per questa voglia irrazionale di esprimersi. In realtà non è così: era un personaggio strano per l’epoca e aveva problemi psichiatrici, ma non è l’istintivo e l’irrazionale che potremmo immaginarci. La prova di questo ce la da il suo epistolario: raccoglie tutte le lettere che Van Gogh scriveva al fratello Theo. Il fratello era un uomo normale, un mercante d’arte, che sarà sempre vicino a Van Gogh, lo aiuterà economicamente senza di lui sarebbe morto molto prima, oppure sarebbe stato chiuso in un manicomio e non sarebbe diventato il grande pittore che era. Era l’unica persona con cui riusciva ad avere un rapporto, un dialogo. Il fratello lo amava immensamente. Dopo poco tempo dal suo suicidio muore anche il fratello, come se fossero due parti di uno stesso organismo. Theo probabilmente stimava l’opera di Van Gogh e lo considerava un grande, tuttavia non sappiamo a che punto arrivava l’amore per il pittore, però le lettere che Van Gogh scrive a Theo, dimostrano che non sia un istintivo e che lavorava con la testa e cercava di crearsi un metodo, di compiere una ricerca espressiva. Nelle sue lettere questo è evidente, scrive nel dettaglio quello che vuole ottenere con un desiderio, un metodo che sembra contraddire l’immagine che abbiamo di questa persona. “ A tratti mi sento cogliere da una terribile lucidità, quando la natura è così bella”: sembra quasi che lui abbia paura della lucidità e la follia sia un modo per evadere, per andare oltre. Ha un amore per la natura ed è un elemento fondamentale nelle sue opere. Oltre ai momenti di depressione e tristezza che lo portarono al suicidio, Van Gogh ha momenti di gioia che si trovava nel contatto con la natura che ama immensamente. “Fare un buon quadro non è più facile di quanto non sia trovare un diamante o una perla”: era cosciente che fare un buon quadro era frutto di una ricerca, di tentativi, di errori ed era motivato da obiettivi da porsi. “Comporta dei pericoli e per esso si rischia la vita”.

L’arte è qualcosa di rischioso ma è l’esistenza stessa di Van Gogh che si trasforma in un’esigenza estetica. Poteva dimenticarsi di mangiare e trascurare la sua persona per l’arte. Arte e vita si sovrappongono e si identificano. “Non posso farci niente se i miei quadri non si vendono, verrà il tempo in cui la gente capirà che valgono molto di più del loro prezzo”. Aveva la consapevolezza di fare un’opera importante, e sapeva che in un futuro la gente avrebbe capito il suo valore e che avrebbe dato un valore maggiore rispetto al valore economico stesso. Riconosciamo di essere l’ultimo dei grandi romantici, è l’espressione di sentimenti e allo stesso tempo apre all’espressionismo e fa capire come la pennellata, il colore e la stesura delle forme possono essere espressione di un sentimento anche tralasciando la realtà e andandone oltre. Precursore dell’espressionismo: alterare la realtà per finalità espressive. Lui la altera partendo dalla realtà ed immedesimandosi nella realtà e negli uomini che lo circondavano. Lui ama l’uomo, la natura. Lui ha una grande consapevolezza di se stesso, sa di essere un grande artista, non riesce ad avere una famiglia, una donna. Cercherà di fare di tutto per questo, diventare un pastore protestante. Nessuno lo considera degno e lo calcola. Nessuno gli da valore. Non riesce ad avere riconoscimenti in vita. Possiamo giustificare i suoi problemi mentali. Lui è grande nonostante i suoi problemi psichiatrici. Le opere di Van Gogh Si individuano delle fasi: I→ realista: vicinanza con Millet anche se studia…

I MANGIATORI DI PATATE

Momento della sua fase realista.desiderio di avvicinarsi agli umili e alla condizione esistenziale.mangiano patate ed è il loro lavoro.considerano questo normale. Patate fatte a pezzi e mangiate. Stufa a destra con teiera. Focolaio domestico: c'è solo una lanterna d'olio, non positiva.rende evidenti le ombre dei volti.volti grossolani nei tratti somatici. Loro non hanno tempo e voglia di guardarsi. Donna giovane guarda l'uomo davanti a destra ma lui guarda altro. Non trovi affetto in una condizione difficile. Alimentazione con abuso di potassio: risposta alle spigolatrice di Millet ma, a differenza di Millet, le ingentilisce. Quadro alla Courbet: realista, freddo. La casa è bizzarra: le mura sono storte, lo spazio dell'immagine, non c'è prospettiva.colori scuri, cupi: a seconda del contesto. Ha visitato questi luoghi come le miniere in cui gli uomini vivevano in condizioni animalesche, il loro, all’epoca, era il lavoro più pericoloso e duro, per i crolli, per la respirazione perché respiravano continuamente fuliggine e quindi si era destinati a una morte precoce. Van Gogh viene mandato a fare il pastore protestante (strada che ha intrapreso prima di fare il pittore), stesso lavoro

amici. I contrasti dei colori complementari sono forti e la casa sembra soggetta al terremoto. Ma c’è una visione spaziale quasi come se la casa fosse soggetta a un terremoto. Nelle pareti i quadri sono inclinati, il letto è troppo allungato e gli elementi prospettici fuggono da una razionalità ottica. La porta sulla destra non sembra assecondare la stessa inclinazione del letto. Abbiamo di fronte il mondo visivo di Van Gogh che è un mondo del tutto immaginario anche se lui rappresenta la realtà, infatti la stanza l’aveva in casa.

NOTTE STELLATA

È un paesaggio notturno: si racconta che lui girasse per i campi di notte con il cappello in cui attaccava le candele. Lo consideravano il matto del villaggio. Dipinge quest’opera dall'alto di un colle da cui si vede un paesino e un grande cipresso (lui ama i cipressi e e i girasoli, albero che tende verso come se fosse una fiamma e questo collegamento con l’alto l'alto uguale spiritualità). Il cielo è rappresentato con vortici in cui non si capisce cosa intendono, forse delle forze ultraterrene. Le stelle danno l'impressione di ruoteare, girare.il cielo: divinità, universo, natura.sotto ci sono gli uomini, rinchiusi in quelle casette. Le luci piccole delle loro finestre è dello stesso giallo che vediamo nel cielo, ma si sente tutta la pochezza dell'uomo, insignificante nei confronti della natura. Per questo possiamo dire che è un quadro romantico, è un paesaggio romantico anche se la tecnica è più innovativa. Lui dipinge con tratti di colore sempre più pesanti, dipingendo cioè spessore cromatico e pigmenti. Inizierà a dipingere con le dita e i suoi quadri diventano delle croste di colore. Il fratello lo stipendio e usa moltissimo colore ma lui lo accetta perché lo capisce. Vortice, spirale, linea curva: importante, di fugge con l'immaginazione. La vede nelle sue crisi.

CHIESA DI AUVERS-SUR-OISE

Aveva già fatto una chiesa, ma in quella precedente si vedeva frontalmente e c’era della gente. In questo caso vediamo una chiesa vista da dietro, non vediamo l’ingresso, e vediamo una donna che in maniera frettolosa sta girando per la stradina per andare in chiesa. C’è un aspetto spettrale di una condizione (sembra un quadro di Magritte), straniante, c’è il nero scuro notturno ma il prato è illuminato dal sole. C’è un contrasto tra luce e ombra che è inquietante, come se quel nero del cielo dovesse scendere a oscurare tutto il resto. La chiesa ha delle pareti quasi mobili, i tetti sono formati da linee inclinate e sembra un edificio giottesco per un aspetto di instabilità, di precarietà. In questo forse trascrive anche la sua idea di religione, sembra che questo non sia un luogo di rifugio dove trovare consolazione, in questa fase della vita non trova più nella chiesa e nella religione una fonte di ristoro.

CAMPO DI GRANO CON CORVI

È l’ultima opera che lui fece prima di suicidarsi. Van Gogh andava nei campi con la pistola che utilizzava per scacciare i corvi. Con la stessa pistola si ferisce ma non muore subito. Viene portato alla casa e farà tempo ad arrivare il fratello per assistere alla morte di Vincent. Dopo pochi mesi morirà anche il fratello (simbiosi). Questo è il quadro della fine, che rappresenta tutto il dramma esistenziale. Alcuni, nel cielo, hanno visto degli angeli che suonano le trombe come se fosse un’apocalisse.

Noi vediamo due chiazze bianche di luce, che non si capisce cosa possono essere, che hanno il compito di sbilanciare il quadro, di creare un’assenza di centralità. Poi abbiamo tre strade scavate nella terra rossa che si prolungano nel campo di grano. Sono tre strade e sembra che lui sia posizionato al centro, come se non sapesse quale strada prendere, non sa quale sia la sua strada. Ci sono dei corvi, simbolo di morte, che di solito lui non rappresenta, li scaccia con la pistola perché non li vuole rappresentare. Ora lo fa: l’idea è che questi corvi possono andare in lontananza e venire verso Van Gogh stesso. Sono un simbolo di morte. C’è un cielo nero, ancora più nero rispetto al dipinto della chiesa, ed è come se le palpebre di Van Gogh si abbassassero e quel nero è del catrame, della pece che lentamente cola verso la parte sottostante. È bello che il colore dominante, quello più importante sia quello della vita, dell’energia: il giallo che ha il sopravvento. È per l’impossibilità di esprimere se stesso, di vivere come vorrebbe e i sensi di colpa (si ammala la figlia del fratello e sa che al posto di curarla mandano i soldi a lui). Lui faceva il possibile per vendere i suoi quadri verso la fine ma non è quello che si aspettavano. Alla fine decide di porre fine alla sua esistenza.