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Psicologia dello sviluppo, Sintesi del corso di Psicologia dello Sviluppo

Psicologia dello sviluppo e dell' educazione, riassunto

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 14/05/2026

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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO
CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE
Lo SVILUPPO è quel processo di cambiamento che inizia dal CONCEPIMENTO e continua durante
il corso della vita; è costituito da periodi di CRESCITA, ma anche di DECADIMENTO e
INVOLUZIONE nella seconda parte della vita. Con il termine CICLO DI VITA (life span) si vuole
introdurre il concetto secondo il quale lo sviluppo e il cambiamento durino per tutta la vita, ma
il focus per la psicologia dello sviluppo è posto prevalentemente sui cambiamenti dell’infanzia e
dell’adolescenza.
L’infanzia, nell’Europa medievale, era vista molto diversamente da come la intendiamo oggi: la
legge, infatti, non faceva distinzione tra i crimini commessi da minori e da adulti poiché i
bambini non erano ritenuti tali, bensì degli adulti in miniatura.
In periodi più recenti dell’Europa, invece, si sono affermati tre approcci filosofici sull’infanzia
legati a diversi concetti:
- Prospettiva del PECCATO ORIGINALE= i bambini appena venuti al mondo erano visti
come creature malvagie e l’educazione aveva l’obiettivo di portare loro la SALVEZZA,
rimuovendo il peccato dalla loro vita
- Prospettiva della TABULA RASA= secondo Locke, i bambini alla nascita erano come delle
tavolette vuote e che le esperienze infantili da loro vissute avrebbero determinato le
caratteristiche della loro persona adulta; pensava, inoltre, che fosse importante che i
genitori trascorressero del tempo con loro.
- Prospettiva della BONTÀ INNATA= il filosofo francese Rousseau sosteneva che i bambini
fossero innatamente buoni e, essendo loro tali, bisognava permettere loro di crescere in
modo naturale, LIMITANDO il controllo e le restrizioni su di essi.
Al giorno d’oggi la visione occidentale dell’infanzia la vede come un periodo pieno di
avvenimenti che pone le basi per la vita adulta e costituita da periodi distinti focalizzati
all’apprendimento di specifiche capacità. La situazione è molto diversa dal Medioevo poiché
VALORIZZIAMO l’infanzia come un importante momento di crescita e cambiamento e cerchiamo
in tutti i modi di preservare la cura e l’educazione dei bambini.
STUDIO MODERNO DELLO SVILUPPO
L’era moderna nello studio dello sviluppo infantile è iniziata partendo da alcuni progressi avuti
nel 1800, da quando lo studio dello sviluppo infantile divenne una SCIENZA: nel XIX secolo,
infatti, l’approccio alla psicologia umana passò dall’essere esclusivamente filosofico all’impiego
di osservazione ed esperimenti. Ciò accadde poiché l’utilizzo di esperimenti aveva favorito
progressi nelle scienze come la fisica e la chimica, ma non c’era la certezza che le persone
potessero essere studiate in questo modo; nonostante ciò, alcuni studiosi sperimentarono
nuovi metodi nello studio di bambini e adolescenti.
ALFRED BINET= utilizzò dei compiti per studiare l’attenzione e la memoria sulle proprie figlie e
su altri bambini, sia sani sia con problemi mentali, ma anche su adulti e arrivò alla stesura del
primo test moderno dell’intelligenza, chiamato TEST DI BINET.
Successivamente, negli anni ’20, nacquero dei centri specializzati nella ricerca sullo sviluppo
infantile e si iniziò ad indagare diversi comportamenti dei bambini come il gioco, amicizia,
paure e socializzazione.
ARNOLD GESELL= attraverso una cupola fotografica riusciva ad osservare i bambini mettere in
atto i propri comportamenti senza interrompere l’attività.
Tutti questi studiosi diedero inizio allo studio scientifico dei bambini, durante il quale
osservavano i loro comportamenti e rivolgevano domande a genitori ed insegnanti.
Il progresso dell’era moderna si ebbe, inoltre, attraverso l’introduzione di nuovi metodi
sperimentali come le tecniche IMAGING e lo sviluppo di TEORIE, ma anche comprendendo che
lo sviluppo non si ferma con l’adolescenza, ma continua con altri periodi evolutivi come il
passaggio dall’adolescenza all’età adulta (considerando anche il fatto che si vive sempre di più
e in modo migliore).
Gesell ebbe anche un approccio PROVOCATORIO allo sviluppo infantile; fu molto influenzato
dalla teoria evoluzionistica di Darwin e osservò che alcune caratteristiche dei bambini
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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE

Lo SVILUPPO è quel processo di cambiamento che inizia dal CONCEPIMENTO e continua durante il corso della vita; è costituito da periodi di CRESCITA, ma anche di DECADIMENTO e INVOLUZIONE nella seconda parte della vita. Con il termine CICLO DI VITA (life span) si vuole introdurre il concetto secondo il quale lo sviluppo e il cambiamento durino per tutta la vita, ma il focus per la psicologia dello sviluppo è posto prevalentemente sui cambiamenti dell’infanzia e dell’adolescenza. L’infanzia, nell’Europa medievale, era vista molto diversamente da come la intendiamo oggi: la legge, infatti, non faceva distinzione tra i crimini commessi da minori e da adulti poiché i bambini non erano ritenuti tali, bensì degli adulti in miniatura. In periodi più recenti dell’Europa, invece, si sono affermati tre approcci filosofici sull’infanzia legati a diversi concetti:

  • Prospettiva del PECCATO ORIGINALE= i bambini appena venuti al mondo erano visti come creature malvagie e l’educazione aveva l’obiettivo di portare loro la SALVEZZA, rimuovendo il peccato dalla loro vita
  • Prospettiva della TABULA RASA= secondo Locke, i bambini alla nascita erano come delle tavolette vuote e che le esperienze infantili da loro vissute avrebbero determinato le caratteristiche della loro persona adulta; pensava, inoltre, che fosse importante che i genitori trascorressero del tempo con loro.
  • Prospettiva della BONTÀ INNATA= il filosofo francese Rousseau sosteneva che i bambini fossero innatamente buoni e, essendo loro tali, bisognava permettere loro di crescere in modo naturale, LIMITANDO il controllo e le restrizioni su di essi. Al giorno d’oggi la visione occidentale dell’infanzia la vede come un periodo pieno di avvenimenti che pone le basi per la vita adulta e costituita da periodi distinti focalizzati all’apprendimento di specifiche capacità. La situazione è molto diversa dal Medioevo poiché VALORIZZIAMO l’infanzia come un importante momento di crescita e cambiamento e cerchiamo in tutti i modi di preservare la cura e l’educazione dei bambini. STUDIO MODERNO DELLO SVILUPPO L’era moderna nello studio dello sviluppo infantile è iniziata partendo da alcuni progressi avuti nel 1800, da quando lo studio dello sviluppo infantile divenne una SCIENZA: nel XIX secolo, infatti, l’approccio alla psicologia umana passò dall’essere esclusivamente filosofico all’impiego di osservazione ed esperimenti. Ciò accadde poiché l’utilizzo di esperimenti aveva favorito progressi nelle scienze come la fisica e la chimica, ma non c’era la certezza che le persone potessero essere studiate in questo modo; nonostante ciò, alcuni studiosi sperimentarono nuovi metodi nello studio di bambini e adolescenti. ALFRED BINET= utilizzò dei compiti per studiare l’attenzione e la memoria sulle proprie figlie e su altri bambini, sia sani sia con problemi mentali, ma anche su adulti e arrivò alla stesura del primo test moderno dell’intelligenza, chiamato TEST DI BINET. Successivamente, negli anni ’20, nacquero dei centri specializzati nella ricerca sullo sviluppo infantile e si iniziò ad indagare diversi comportamenti dei bambini come il gioco, amicizia, paure e socializzazione. ARNOLD GESELL= attraverso una cupola fotografica riusciva ad osservare i bambini mettere in atto i propri comportamenti senza interrompere l’attività. Tutti questi studiosi diedero inizio allo studio scientifico dei bambini, durante il quale osservavano i loro comportamenti e rivolgevano domande a genitori ed insegnanti. Il progresso dell’era moderna si ebbe, inoltre, attraverso l’introduzione di nuovi metodi sperimentali come le tecniche IMAGING e lo sviluppo di TEORIE, ma anche comprendendo che lo sviluppo non si ferma con l’adolescenza, ma continua con altri periodi evolutivi come il passaggio dall’adolescenza all’età adulta (considerando anche il fatto che si vive sempre di più e in modo migliore). Gesell ebbe anche un approccio PROVOCATORIO allo sviluppo infantile; fu molto influenzato dalla teoria evoluzionistica di Darwin e osservò che alcune caratteristiche dei bambini

“sbocciano” con l’avanzare dell’età a causa di una programmazione biologica legata alla maturazione HALL= anche lui fu influenzato da Darwin e pensava che lo sviluppo infantile seguisse un corso evolutivo, infatti ipotizzò che si verificasse in FASI con motivazioni e capacità diverse (stadi QUALITATIVAMENTE diversi). Altre teorie/pensieri sviluppati furono la PSICOANALISI di FREUD, nella prima metà del XX secolo, e la TEORIA COMPORTAMENTISTA di Watson tra il 1920 e il 1930; quest’ultima sosteneva che il comportamento dei bambini possa essere trasformato in qualunque cosa la società a cui essi appartengono desideri, attraverso l’OSSERVAZIONE e la MODIFICAZIONE dell’ambiente. EPISTEMOLOGIA GENETICA= termine coniato da BALDWIN e ripreso da PIAGET che indica lo studio dei modi in cui le conoscenze dei bambini CAMBIANO nel corso dello sviluppo. INFANZIA E CURA DEL BAMBINO I ricercatori si interessano a molti temi legati allo sviluppo come l’adozione di comportamenti a rischio, stili di parenting, discriminazioni razziali e di genere e pratiche educative (tutti fattori fondamentali per l’andamento dello sviluppo). SALUTE E BENESSERE= si tratta dei ruoli giocati dallo stile di vita e dalle condizioni PSICOLOGICHE nel determinare il benessere dell’individuo. PARENTING= parliamo di come i genitori – e gli altri adulti – riescono a fare la differenza nello sviluppo dei bambini e quali fattori influenzano la vita dei genitori e, di conseguenza, la loro efficacia nel ruolo di genitore. EDUCAZIONE= domande inerenti al ruolo della valutazione nella didattica oppure chiedersi se la scuola debba occuparsi soltanto dello sviluppo cognitivo o prendere in considerazione il bambino nella sua INTEREZZA. Si può parlare, inoltre, del concetto di INCLUSIONE e quello sull’efficienza e la funzionalità della didattica A DISTANZA. CONTESTI SOCIO-CULTURALI E DIVERSITÀ= salute e benessere, parenting e educazione sono tutti influenzati dal loro contesto socio-culturale. Con il termine CONTESTO ci riferiamo ai setting e ai luoghi in cui avviene lo sviluppo, i quali sono influenzati dai fattori STORICI, ECONOMICI, SOCIALI e CULTURALI; i quattro contesti più importanti sono: CULTURA, ETNIA, STATUS SOCIO-ECONOMICO e GENERE. La CULTURA comprende i comportamenti e le credenze prodotti da un determinato gruppo di persone trasmessi di generazione in generazione (cultura= risultato dell’INTERAZIONE delle persone negli anni). Gli studi CROSS-CULTURALI confrontano gli aspetti di due o più culture e forniscono informazioni riguardo il grado in cui lo sviluppo in culture diverse sia simile (UNIVERSALE) o specifico di una determinata cultura. L’ETNICITÀ è radicata nell’eredità culturale, nazionale, di razza e di religione e linguaggio (italiani che vivono negli Stati Uniti); ciò non vuol dire che non ci siano differenze all’interno dello stesso gruppo etnico, per esempio non tutti gli africani che abitano negli Stati Uniti hanno basso reddito. Lo STATUS SOCIO-ECONOMICO fa riferimento alla condizione sociale ed economica di un individuo, quindi alla sua POSIZIONE all’interno di una società. Questo fattore implica diverse DISUGUAGLIANZE poiché le occupazioni prestigiose sono più accessibili ad alcuni che ad altri, così come i livelli di educazioni e le risorse economiche: il risultato è opportunità DISEGUALI. GENERE= si riferisce alle caratteristiche di un individuo come l’essere maschio o femmina: come ti vedi, le relazioni che hai con gli altri e come la tua società considera i comportamenti appropriati per i maschi e per le femmine. PROCESSI E PERIODI DI SVILUPPO Ogni persona presenta una propria unicità, ma i ricercatori sono interessati alle caratteristiche COMUNI, come il fatto che si comincia a camminare a una determinata età etc. Lo sviluppo è il risultato dell’INTERAZIONE di tre tipi di processi: processi BIOLOGICI, COGNITIVI e SOCIO-EMOTIVI. PROCESSI BIOLOGICI= producono cambiamenti nel CORPO dell’individuo e influenzano lo sviluppo del cervello, aumento di altezza e peso, cambiamenti ormonali e i geni ereditati dai propri genitori. PROCESSI CONGITIVI= cambiamenti nel PENSIERO, nell’INTELLIGENZA e nel LINGUAGGIO e coinvolgono la capacità di comporre frasi, risolvere un problema matematico o memorizzare una poesia.

peggioramento nell’elaborazione di più informazioni contemporaneamente e nel ricordare episodi della vita quotidiana. Tutti i periodi evolutivi che abbiamo visto sono il prodotto dell’interazione di processi biologici, cognitivi e socio-emotivi. EFFETTO DI COORTE= quando un gruppo di persone nasce nello stesso momento storico, condivide esperienze simili, le quali possono portare a DIFFERENZE di sviluppo tra le COORTI: è probabile che le persone nate durante la Seconda Guerra Mondiale presentano differenze nell’educazione, nel modo in cui sono stati allevati e nei loro atteggiamenti rispetto a chi è nato durante il boom economico degli anni Novanta. Gli effetti di coorte sono dovuti al tempo di nascita, all’EPOCA, alla GENERAZIONE di una persona, ma non alla sua età effettiva. Per esempio, i Millennial sono le persone nate dopo il 1980 e la loro generazione è caratterizzata dal loro legame con la TECNOLOGIA e la loro diversità etnica, con una mentalità più aperta e tollerante rispetto alle generazioni precedenti. DIBATTITI RIGUARDO FATTORI CHE INFLUENZANO LO SVILUPPO NATURA E CULTURA (NATURE-NURTURE)= il termine NATURA di riferisce all’eredità BIOLOGICA dell’individuo, mentre con CULTURA si indica le esperienze vissute in un certo ambiente. Al giorno d’oggi, si ritiene che lo sviluppo non possa essere spiegato soltanto attraverso natura o cultura, ma mediante l’interazione dei due fattori. Nonostante ciò, chi sosteneva la natura affermava che l’influenza predominante era l’eredità biologica e che le persone crescessero in maniera PRESTABILITA, mentre chi si basava sulla cultura pensava che le esperienze derivate dall’ambiente fossero quelle a fare la differenza. Secondo la parte della natura, l’influenza più forte è data da quelle tendenze che sono geneticamente IMPRESSE nell’individuo e che gli ambienti estremi possono solo RITARDARE lo sviluppo. Secondo la parte della cultura, le esperienze derivate dall’ambiente coinvolgono ogni aspetto della vita, dai fattori biologici a quelli sociali; a prescindere dal patrimonio genetico, un bambino con una dieta povera cresciuto in un ambiente ostile subirà modificazioni nella sua altezza e nel suo modo di pensare e presenterà capacità diverse rispetto a un bambino cresciuto in un ambiente favorevole. Nessuno dei due schieramenti dovrebbe essere visto come ASSOLUTO, bisognerebbe evitare delle opinioni deterministiche e riduzionistiche riguardo questo dibattito, poiché è l’INTERAZIONE dei due fattori a contribuire allo sviluppo. CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ= questo dibattito si chiede se lo sviluppo è costituito da cambiamenti GRADUALI e COMULATIVI (continuità) oppure da fasi DISTINTE tra loro (discontinuità); chiunque evidenzi l’aspetto culturale tende a considerare lo sviluppo come graduale e continuo (germoglio che diventa quercia), mentre chi appoggia il fattore natura, lo vede suddiviso in fasi distinte (bruco che diventa farfalla). Un esempio a favore della CONTINUITÀ è un bambino che dice la sua prima parola come risultato di mesi di crescita e pratica, oppure la pubertà che è prodotto di un periodo di molti anni. Il fattore DISCONTINUITÀ vede l’individuo che affronta un cambiamento QUALITATIVO piuttosto che quantitativo: il bambino passa da una fase in cui non riesce a formulare pensieri astratti a una fase in cui, invece, è capace= cambiamento QUALITATIVO e DISCONTINUO. PRIME ESPERIENZE ED ESPERIENZE SUCCESSIVE= sono le prime esperienze (specialmente prima infanzia) o le esperienze successive ad essere determinanti nello sviluppo infantile? Se un bambino vive delle esperienze estremamente negative durante la prima infanzia, esse potranno essere offuscate da esperienze positive successive, oppure le prime esperienze sono talmente critiche da non poter essere annullate da un ambiente migliore? Chi sostiene le prime esperienze pensa che la vita sia come un percorso ININTERROTTO e afferma che, a meno che un bambino non riceva affetto e calore durante i primi anni di vita, non riuscirà mai a svilupparsi in maniera ottimale. Chi sostiene le esperienze successive vede la vita come un percorso continuo e pensa che i bambini siano MAELLABILI durante tutto lo sviluppo: le cure nei primi anni di vita non sono più importanti di quelle negli anni successivi. Le persone appartenenti a culture OCCIDENTALI tendono a pensare che le prime esperienze siano le più importanti, mentre le persone del resto del mondo credono che, per esempio, le

esperienze intorno ai 6-7 anni siano quelle determinanti poiché le capacità di ragionamento si sviluppano in modo significativo. Il pensiero comune al giorno d’oggi è che lo sviluppo non è attribuito a un solo fattore tra tutti quelli che abbiamo visto, bensì ognuno di essi gioca un ruolo importante (nonostante rimangano delle domande senza risposta a riguardo). Un recente dibattito introdotto dalle neuroscienze si chiede se lo sviluppo sia di DOMINIO-GENERALE o di DOMINIO-SPECIFICO? Nel primo caso si pensa che esso coinvolga SIMULTANEAMENTE e UNIFORMEMENTE tutto il sistema cognitivo (mela con polpa omogenea), mentre nel secondo caso si pensa che le diverse aree della conoscenza si sviluppino secondo modi e ritmi DIVERSI (arancia con diversi spicchi). TEORIE DELLO SVILUPPO Ipotesi e teorie presentano un rapporto BIDIREZIONALE poiché dalle teorie ricaviamo le ipotesi che danno avvio alla ricerca, ma allo stesso tempo l’accettazione o il rifiuto dell’ipotesi consolida la teoria. Vedremo 5 approcci teorici allo sviluppo: PSICOANALITICO, COGNITIVO, COMPORTAMENTALE, SOCIO-COGNITIVO, ETOLOGICO ed ECOLOGICO. TEORIE PSICANALITICHE= descrivono lo sviluppo come prevalentemente INCONSCIO e molto influenzato dalla SFERA EMOTIVA; i comportamenti, infatti, sono considerati come “superficiali” e per comprendere davvero lo sviluppo bisogna analizzare i loro significati SIMBOLICI insieme ai meccanismi più profondi della mente. Sono molto enfatizzate le prime esperienze con i GENITORI poiché hanno un ruolo molto importante nello sviluppo. TEORIA DI FREUD= Freud era convinto che i problemi dei suoi pazienti erano il prodotto di esperienze risalenti ai primi anni. La sua idea era che i bambini attraversino CINQUE FASI PSICO-SESSUALI durante lo sviluppo e in ciascuna di esse il piacere è legato a una specifica parte del corpo piuttosto che a un’altra. FASE ORALE: va dalla nascita a un anno e mezzo di vita, il piacere del neonato si trova nella BOCCA. FASE ANALE: va da un anno e mezzo ai 3 anni, il piacere si concentra nell’ANO. FASE FALLICA: va dai 3 ai 6 anni, il piacere si trova nell’area GENITALE. FASE DI LATENZA: va dai 6 anni fino alla pubertà, il bambino REPRIME i suoi interessi sessuali e sviluppa abilità SOCIALI e INTELLETTUALI. FASE GENITALE: va dalla pubertà in poi, periodo in cui si risveglia il piacere sessuale ed esso è indirizzato a qualcuno al di fuori della famiglia. Secondo Freud, la nostra vita adulta dipende da come risolviamo i CONFLITTI tra le diverse fonti di piacere; se in qualsiasi fase il piacere è POCO soddisfatto o TROPPO soddisfatto, un individuo può diventare FISSATO o BLOCCATO a quella fase dello sviluppo. Durante la fase fallica -molto importante per la personalità- si sviluppa il COMPLESSO DI EDIPO, caratterizzato da un desiderio da parte del bambino di SOSTITUIRSI al genitore del suo stesso sesso per godere dell’affetto del genitore del sesso opposto. Questo complesso si risolve intorno ai 5-6 anni in cui il bambino realizza che il genitore dello stesso sesso potrebbe punirlo per questi pensieri incestuosi, quindi il bambino inizia a desiderare di essere come quel genitore, identificandosi in lui/lei. Molti psicanalisti contemporanei ritengono che Freud ponga troppa enfasi sugli istinti sessuali e si concentrano maggiormente sulle esperienze culturali, pur mantenendo l’inconscio come elemento fondamentale ma, allo stesso tempo, non trascurando il pensiero cosciente. TEORIA PSICO-SOCIALE DI ERIKSON= pensa che l’individuo si sviluppi mediante fasi PSICO- SOCIALI e non psico-sessuali, quindi crede che la motivazione del comportamento umano sia di natura SOCIALE e che rifletta il desiderio di stare insieme agli altri. Un’altra differenza tra Erikson e Freud è che quest’ultimo pensa che la personalità si sviluppi durante i primi cinque anni di vita, mentre Erikson pensa sia un cambiamento evolutivo che dura per tutto l’arco della vita. La teoria di Erikson consiste in OTTO FASI PSICOSOCIALI, ognuna delle quali mette l’individuo di fronte a una CRISI che deve essere risolta (crisi viste come punti di svolta, non come catastrofi). FIDUCIA DI BASE/SFIDUCIA DI BASE= corrisponde al primo anno di età e si concentra sul senso di fiducia, il quale porta ad una sensazione di benessere fisico e assenza di paura; se l’individuo prova fiducia nei primi mesi di vita, sarà convinto che il mondo sia un luogo buono e speranzoso in cui vivere. AUTONOMIA/VERGOGNA E DUBBIO= va dal primo anno ai 3 anni (prima infanzia) e vede i bambini cominciare ad essere gli AUTORI del proprio comportamento, facendo valere la propria

STADIO PREOPERATORIO: dai 2 ai 7 anni, il bambino inizia a rappresentare il mondo mediante PAROLE e IMMAGINI, le quali riflettono una migliore capacità di pensiero SIMBOLICO. STADIO OPERATORIO CONCRETO: dai 7 agli 11 anni, i bambini riescono a svolgere delle operazioni (azioni mentali che consentono di eseguire mentalmente ciò che hanno svolto fisicamente in precedenza) e si impadronisce del ragionamento LOGICO, classificando oggetti in gruppi diversi. STADIO OPERATORIO FORMALE: dagli 11 anni fino all’età adulta, gli adolescenti inizia ad eseguire ragionamenti più ASTRATTI e LOGICI, andando oltre le esperienze concrete; in questo modo, riescono a creare immagini di situazioni IDEALI e immaginare le possibilità per il loro futuro. VYGOTSKIJ-TEORIA COGNITIVA SOCIO-CULTURALE= sostiene che i bambini costruiscono attivamente le loro CONOSCENZE e pone particolare attenzione alle INTERAZIONI SOCIALI e alle attività CULTURALI: interazioni e cultura guidano lo sviluppo cognitivo. Secondo Vygotskij, lo sviluppo di memoria, attenzione, e ragionamento può avvenire soltanto se il bambino impara ad utilizzare gli strumenti e le convenzioni della società in cui vive come il LINGUAGGIO, i sistemi MATEMATICI e le strategie MNEMONICHE; inoltre ritiene che un altro fattore fondamentale per lo sviluppo sia l’interazione del bambino con altri individui più competenti per poter imparare riguardo gli strumenti che li porteranno a adattarsi. Questa teoria, quindi, ci dice che la conoscenza non si genera all’interno dell’individuo, ma si costruisce attraverso l’interagire con altre persone ed oggetti presenti nella cultura (conoscenza SITUATA e COLLABORATIVA). TEORIA DELL’ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI= l’influenza più importante per questa categoria è stata l’introduzione dei COMPUTER e ciò ha fatto sì che potessero crearsi delle analogie tra il SOFTWARE e i processi cognitivi del cervello, così come tra HARDWARE e cervello; in questo modo è nata la teoria dell’elaborazione delle informazioni, secondo la quale gli individui MANIPOLANO le informazioni e fanno scelte strategiche partendo da esse ed essi sviluppano un’abilità CRESCENTE nell’elaborazione al fine di acquisire conoscenze e capacità (non vede lo sviluppo come suddiviso in stadi). Quando le persone percepiscono, rappresentano o immagazzinano informazioni, stanno PENSANDO: il pensiero consiste nell’elaborazione delle informazioni. CONTRIBUTI DELLE TEORIE COGNITIVE

  • Immagine positiva dello sviluppo + enfasi sul pensiero consapevole
  • Enfasi sulla costruzione attiva della conoscenza
  • Descrizione dettagliata dei processi cognitivi CRITICHE ALLE TEORIE COGNITIVE
  • Scetticismo circa l’universalità e la purezza degli stadi di Piaget
  • Poca attenzione alle variazioni individuali nello sviluppo cognitivo
  • I teorici psicanalitici sottolineano il poco credito dato all’inconscio. TEORIE COMPORTAMENTALISTE E SOCIO-COGNITIVE= Pavlov e Watson iniziarono ad osservare il COMPORTAMENTO e si arrivò alla teoria COMPORTAMENTISTA, la quale afferma che è possibile studiare scientificamente solo ciò che osserviamo e misuriamo direttamente; secondo loro, infatti, lo sviluppo è fatto da comportamenti OSSERVABILI appresi mediante l’ESPERIENZA in un ambiente SPECIFICO. Queste teorie, inoltre, seguono il concetto di continuità dello sviluppo. Le tre versioni di questo approccio sono il condizionamento CLASSICO di Pavlov, quello OPERANTE di Skinner e la teoria socio-cognitiva di Bandura. CONDIZIONAMENTO CLASSICO-PAVLOV= “apprendere per associazione” Pavlov iniziò i suoi studi sui cani e vide che essi iniziavano a salivare dopo essere entrati in contatto con stimoli visivi o sonori PRIMA di assaggiare il cibo: se faceva suonare un campanello mentre dava da mangiare al cane, successivamente il suono sarebbe stato sufficiente affinché il cane salivasse e, quindi, lo associasse all’arrivo del cibo. Il condizionamento classico ci dice, quindi, che se uno stimolo NEUTRO (campanello) viene associato a uno stimolo che produce automaticamente una determinata reazione (cibo), quella stessa reazione sarà, in seguito, causata anche solo dallo stimolo che era precedentemente neutro. Watson applicò il condizionamento classico agli esseri umani attraverso l’esperimento del Piccolo Albert: fece vedere al bambino un ratto bianco e, dopo aver capito che non ne era spaventato, inizio a mostrarglielo insieme alla produzione di un forte rumore (che, ovviamente,

spaventava il bambino). Dopo aver ripetuto quest’associazione per un po’ di volte, Albert cominciò a spaventarsi alla vista del ratto anche in assenza del rumore. Il condizionamento classico ci spiega, quindi, come sviluppiamo molte reazioni involontarie. CONDIZIONAMENTO OPERANTE-SKINNER= “apprendere attraverso le conseguenze del comportamento”: le conseguenze del comportamento producono cambiamenti nella PROBABILITÀ che esso si ripeta; se è seguito da una GRATIFICAZIONE, ha più probabilità di ripetersi rispetto a se è seguito da una PUNIZIONE. Secondo Skinner, queste gratificazioni e punizioni influenzano lo sviluppo, infatti un bambino timido IMPARA ad esserlo in seguito alle sue esperienze con l’ambiente esterno. Sviluppo= cambiamenti comportamentali determinati da rinforzi e punizioni. TEORIA SOCIO-COGNITIVA= questi studiosi pensano che la cognizione sia tanto importante quanto le interazioni ambientali per lo sviluppo; la teoria afferma che COMPORTAMENTO, AMBIENTE e COGNIZIONE sono fattori determinanti nello sviluppo e Bandura, in particolare, pensa che processi cognitivi siano collegati con ambiente e comportamento. Le sue ricerche si focalizzavano sull’APPRENDIMENTO OSSERVATIVO (imitazione o modeling) che si ha quando si osserva ciò che gli altri fanno in modo da poterlo o non poterlo replicare. Gli studiosi, infatti, ritengono che le persone riescano ad acquisire molti comportamenti, pensieri ed emozioni OSSERVANDO quelli altrui e creando una RAPPRESENTAZIONE COGNITIVA delle loro azioni. Comportamento, attività cognitive e fattori ambientali operano INTERATTIVAMENTE (possono influenzarsi a vicenda). CONTRIBUTI DELLE TEORIE SOCIO-COGNITIVE E COMPORTAMENTISTE

  • Importanza della ricerca scientifica
  • Focus sulle determinanti ambientali del comportamento
  • Apprendimento per associazione
  • Enfasi sui fattori cognitivi della persona CRITICHE ALLE TEORIE SOCIO-COGNITIVE E COMPORTAMENTISTE
  • Poca considerazione dei processi cognitivi (Pavlov e Skinner)
  • Troppa enfasi sull’ambiente
  • Scarsa attenzione ai cambiamenti evolutivi
  • Poca considerazione della spontaneità e creatività umane TEORIA ETOLOGICA= sostiene che il comportamento sia fortemente influenzato dalla BIOLOGIA e dall’EVOLUZIONE e che sia caratterizzato da periodi CRITICI e SENSIBILI, nei quali la presenza o l’assenza di certe esperienze porta a un’influenza a lungo termine sugli individui. Lorenz effettuò degli esperimenti separando le uova di un’oca in due gruppi: il primo gruppo venne restituito all’oca per covare e il secondo gruppo finì in incubatrice; le oche del primo gruppo iniziarono a seguire la madre, essendo la prima cosa che avevano visto appena nate, mentre quelle del secondo gruppo identificarono Lorenz come la madre. Questo processo viene detto IMPRINTING, ovvero il rapido processo di apprendimento limitato a un breve periodo critico che produce attaccamento al primo oggetto in movimento visto. I limiti di questa teoria erano, però, che non era efficace nel simulare studi con esseri umani e che il concetto di periodo CRITICO -periodo di tempo fisso che si manifesta presto nello sviluppo durante il quale alcuni comportamenti emergono in maniera ottimale- era troppo enfatizzato; per questo la teoria venne rivalutata e sostituì il periodo critico e ristretto con un periodo SENSIBILE, più esteso. Bowlby (teoria dell’ATTACCAMENTO) applicò la teoria all’uomo, sostenendo che l’attaccamento alla persona che si prende cura di noi nel primo anno di vita ha conseguenze su tutto l’arco della nostra vita: se l’attaccamento è POSITIVO, l’individuo si svilupperà in competente con relazioni sociali positive e emotivamente maturo, mentre se l’attaccamento è INSICURO, l’individuo avrà difficoltà nei confronti delle relazioni sociali e delle proprie emozioni. CONTRIBUTI DELLA TEORIA ETOLOGICA
  • Incremento del focus sulle basi biologiche ed evoluzionistiche
  • Osservazioni accurate in natura
  • Enfasi sui periodi sensibili dello sviluppo CRITICHE ALLA TEORIA ETOLOGICA
  • Concetti di periodo critico e sensibile troppo rigidi
  • Troppa enfasi sulle basi biologiche
  • Attenzione non adeguata alla cognizione
  • EMPIRISMO: osservazioni empiriche controllate, replicabili e oggettive
  • INTEGRAZIONE TEORICA: teorie confutabili che spiegano un insieme di fatti
  • APPROCCIO DINAMICO: la scienza è una prova continua
  • DIMENSIONE PUBBLICA: autorizza altri ricercatori ad averne accesso e a proporre altre ipotesi, magari per confutarle
  • EVOLUZIONE PARADIGMATICA: si evolve partendo da modelli o prototipi Le scienze vengono suddivise in scienze UMANE, scienze BIOLOGICHE e scienze FISICHE e tutte loro, per definirsi tale, utilizzano il metodo scientifico, a prescindere dallo specifico oggetto di studio o dalle tecniche utilizzate, le quali possono variare da una disciplina all’altra in base all’oggetto da studiare. Nelle scienze umane, oltre al metodo scientifico si utilizzano altri approcci come l’intuizione, l’ostinazione o l’esperienza, che si definiscono pre-scientifici o pseudo-scientifici poiché non includono i principi che ci sono alla base del metodo scientifico (OSTINAZIONE= affidarsi a credenze consolidate). Se basiamo le nostre informazioni sull’esperienza, per esempio, può succedere che il giudizio sarà finalizzato a proteggere il nostro ego o la nostra autostima, oppure se ci basiamo su ciò che dicono autorità ed esperti saremo confusi poiché, spesso, essi non concordano sulle opinioni o consigliano strategie diverse. METODO SCIENTIFICO= approccio che permette di ottenere informazioni accurate e che si divide in diverse fasi: CONCETTUALIZZAZIONE DEL PROBLEMA, RACCOLTA DI DATI, ANALISI DEI DATI e DERIVAZIONE DELLE CONCLUSIONI. Nella prima fase bisogna identificare il problema ma, al posto di definire una descrizione generale, bisogna isolare in maniera specifica ciò che vogliamo studiare; per fare ciò, ci si rifà alle teorie già esistenti e si formulano IPOTESI: un’ipotesi è una previsione specifica che può essere verificata, mentre una teoria è un insieme di idee legate in maniera coerente con lo scopo di spiegare il fenomeno. In seguito, bisogna restringere ancora di più la questione che stiamo indagando attraverso la seconda fase che prevede la raccolta di DATI e, una volta ottenuti, si possono utilizzare delle PROCEDURE STATISTICHE per comprendere il significato dei dati e trarre conclusioni (per esempio, capire se i risultati sono frutto del caso o no). Dopo l’analisi dei dati, i ricercatori confrontano le loro conclusioni con quelle di altri ricercatori sullo stesso argomento fino ad arrivare alla fase che finale che prevede la REVISIONE delle conclusioni della ricerca e della teoria (fasi che si ripetono ciclicamente ogni volta che una questione è affrontata). Se l’argomento che stiamo trattando è nuovo, però, si deve partire dall’OSSERVAZIONE poiché non abbiamo delle teorie preesistenti. VALIDITÀ DELLA RICERCA SCIENTIFICA Il livello di controllo dato dal ricercatore definisce la validità scientifica; vi sono diversi livelli di controllo sui metodi di osservazione e sulle condizioni che variano in base all’oggetto che si sta studiando: se si vogliono studiare i comportamenti prosociali dei bambini di una scuola, si faranno osservazioni con un campione non randomizzato e non si andranno a cercare i nessi di causalità, ma ci si concentrerà sul non essere intrusivi e sulla naturalità della situazione. VALIDITÀ INTERNA: corrisponde a quanto il risultato della ricerca è considerato “giusto” in rapporto alle ipotesi che si avevano in partenza e riguarda la logica della relazione causale tra la variabile indipendente manipolata e quella dipendente misurata; se ci sono ragioni valide per credere che questa casualità esista, allora la mia ricerca ha validità interna. VALIDITÀ ESTERNA: consiste nella possibilità di generalizzare i risultati della ricerca a individui e contesti diversi da quelli considerati; se seleziono un campione troppo particolare, è poco probabile che le conclusioni possono essere estese al resto della popolazione. VALIDITÀ DI COSTRUTTO: si ha quando il ricercatore può escludere che i risultati possono essere spiegati da una teoria diversa da quella di riferimento. VALIDITÀ ECOLOGICA: attiene alla corrispondenza tra la realtà sottoposta a verifica empirica e quella a cui i risultati dovrebbero essere generalizzati; l’allestimento del laboratorio potrebbe minacciare questa validità come anche la raccolta di dati, cioè tutto ciò che potrebbe impedire al soggetto di comportarsi in modo spontaneo. Rifacendoci all’approccio teorico eclettico che sceglie elementi validi da ciascuna teoria a disposizione, come riusciamo a decidere quali sono gli aspetti migliori da prendere? La ricerca

scientifica ci dà la risposta, poiché tutte le teorie vengono modificate in modo da includere nuovi dati. DISEGNI DI RICERCA Le teorie sono spesso collegate a particolari metodi di ricerca, quindi i metodi adottati dal ricercatore possono essere ricollegati al loro approccio teorico; in base al tipo di teoria che si è scelto ne deriva la modalità in cui si svolge la ricerca. Il DISEGNO DI RICERCA corrisponde alla preparazione di un insieme di disposizioni da cui deriverà una risposta valida per il problema che stiamo indagando e la scelta di uno specifico disegno influenzerà tutto il resto necessario per la ricerca (tipo di partecipanti, strategia, raccolta dei dati). Vi sono tre tipi principali di disegno di ricerca: descrittivo, correlazionale e sperimentale, più un aggiuntivo molto usato in psicologia clinica e dell’educazione, il disegno sperimentale a soggetto singolo. RICERCA DESCRITTIVA= il suo obiettivo è OSSERVARE e REGISTRARE un comportamento; una ricerca descrittiva non riesce a dimostrare da sola le cause di un fenomeno, ma rivela informazioni importanti circa il comportamento delle persone (un esempio è l’osservazione naturalistica, in cui l’osservatore non interviene in alcun modo e non manipola alcuna variabile). RICERCA CORRELAZIONALE= fornisce informazioni utili a effettuare una previsione sul comportamento, andando al di là di una semplice descrizione; il suo obiettivo è descrivere l’intensità della relazione tra due o più eventi/caratteristiche: più sono correlati, più è probabile prevedere con precisione un evento. Questi dati verranno poi analizzati statisticamente per ottenere un dato numerico chiamato COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE, il quale descrive il grado di ASSOCIAZIONE tra due variabili e più è alto il suo valore, più stretta sarà l’associazione (positivo o negativo che esso sia). N.B.: correlazione NON significa causalità RICERCA SPERIMENTALE= detta anche “vero esperimento”, è un piano di ricerca in cui lo sperimentatore ha un controllo completo su qualsiasi aspetto della ricerca ed è utilizzato per studiare la causalità. Un ESPERIMENTO è una procedura regolamentata in modo accurato nella quale i soggetti sono assegnati alle condizioni secondo modalità casuali (RANDOMIZZAZIONE) e in cui uno o più fattori, che si crede influenzino il comportamento indagato, vengono MANIPOLATI, mentre tutti gli altri rimangono costanti. Se il comportamento cambia dopo la manipolazione di un certo fattore, l’esperimento ha dimostrato un rapporto causa-effetto (causa= fattore manipolato/ effetto= cambiamento). Abbiamo DUE tipi di variabili: INDIPENDENTI e DIPENDENTI. La variabile INDIPENDENTE è il fattore manipolato che va ad influenzare altri fattori (potenziale causa). La variabile DIPENDENTE è la variabile che potrebbe cambiare nel corso dell’esperimento come risposta alle manipolazioni di quelle indipendenti (potenziale effetto). Gli esperimenti possono coinvolgere uno o più gruppi sperimentali o di controllo; il gruppo SPERIMENTALE è quello la cui esperienza viene manipolata, mentre quello DI CONTROLLO è quello utilizzato per stabilire un confronto con il gruppo sperimentale per verificare gli effetti della manipolazione (i due gruppi devono essere simili il più possibile). Quando si effettua un esperimento, bisogna decidere in quale gruppo collocare i partecipanti e come farlo. ASSEGNAZIONE CASUALE: i partecipanti vengono collocati casualmente in uno dei due gruppi, riducendo la possibilità che le differenze preesistenti tra i due gruppi influenzino l’esperimento. QUASI-ESPERIMENTO= si ha quando non è possibile per lo sperimentatore controllare tutte le condizioni di svolgimento (non ha completo controllo sulla ricerca) DISEGNO SPERIMENTALE A SOGGETTO SINGOLO= fa parte della storia della psicologia poiché usato da molti importanti studiosi come Skinner, Wundt, Pavlov o Titchener, i quali basavano i loro modelli su risultati avuti da esperimenti ripetuti sullo stesso individuo. È di particolare utilità in psicologia poiché identifica una possibile relazione causale tra variabili indipendenti, trattamenti utilizzati (come farmaci) e variabili dipendenti (modificazioni comportamentali indotte). Disegno A-B-A’, in cui A è la fase di misurazione iniziale senza trattamento (baseline), B è il trattamento e A’ rappresenta il ritiro del trattamento e il ritorno alla misurazione di base (se è

  • POTENZIALI EVOCATI O EVENTO RELATI (ERP), rilevano l’attività elettrica in risposta alla presentazione di uno specifico stimolo. Queste tecniche studiano le competenze cognitive dei bambini senza il bisogno di carichi attentivi e mnestici eccessivi, ma implicano competenze specifiche per poter utilizzare i macchinari necessari. NORME ETICHE DELLA RICERCA= l'associazione americana degli psicologi (APA) ha stipulato dei principi guida per regolare l’aspetto ETICO della ricerca:
  • CONSENSO INFORMATO e LIBERTÀ DELLA PERSONA DI RITIRARSI DALLA RICERCA
  • RISERVATEZZA (possibilità dell’anonimato)
  • RISCHIO DI DANNI AI PARTECIPANTI, nessun danno permanente o temporaneo deve essere inflitto ai soggetti
  • PROTEZIONE DI CHI PARTECIPA
  • DIFFUSIONE DELLE RICERCHE IN SEDI SCIENTIFICHE, implicando che i dati non possono essere falsificati, inventati o distorti e non si possono utilizzare dati di altre ricerche senza dare i crediti o ricevere il consenso per farlo.

CAPITOLO 3 – DAGLI INIZI BIOLOGICI ALLA NASCITA

La SELEZIONE NATURALE è il processo evolutivo che determina qual individui di una data specie presentano caratteristiche adatte a sopravvivere e riprodursi e quali no; gli individui che riescono a sopravvivere trasmetteranno le caratteristiche genetiche alla generazione successiva, poiché sono gli individui che sono riusciti a adattarsi meglio al loro ambiente. Charles Darwin studiò questi meccanismi e nel suo libro “l’origine della specie” li descrisse; inoltre, affermò che gli organismi si riproducono con un ritmo che causerebbe eccessivi aumenti della popolazione, ma alla fine il numero della popolazione rimane abbastanza costante a causa della continua lotta per ottenere risorse che non permette a tutti gli individui di sopravvivere. COMPORTAMENTO ADATTIVO= promuove la sopravvivenza di un organismo nel suo habitat naturale. PSICOLOGIA EVOLUZIONISTICA= sottolinea l’importanza dell’adattamento, della riproduzione e della sopravvivenza dei più forti nell’influenzare il comportamento; la selezione naturale ha favorito i comportamenti che migliorano il successo riproduttivo, ovvero trasmettere i geni alla generazione successiva. L’evoluzione influenza il modo in cui prendiamo decisioni, le nostre paure e la nostra aggressività. LA PSICOLOGIA EVOLUZIONISTICA DELLO SVILUPPO Gli esseri umani impiegano più tempo a maturare sessualmente rispetto agli altri mammiferi e, durante questo tempo, sviluppano maggiormente il loro cervello e accumulano esperienze per comprendere meglio la società in cui vivono. Secondo questa psicologia, la mente non è uno strumento generico che può essere utilizzato allo stesso modo per affrontare diversi tipi di problemi, ma sviluppa modalità specializzate all’elaborazione di info di ciascuno dei problemi da risolvere (dominio-specifiche); inoltre, alcuni comportamenti trasmessi dai nostri antenati potrebbero non esserci utili al giorno d’oggi a causa della continua evoluzione e del cambiamento dell’ambiente in cui siamo posti. VALUTAZIONI SULLA PSICOLOGIA EVOLUZIONISTICA= Bandura (teoria socio-cognitiva) riconosce l’influenza dell’evoluzione sull’adattamento, ma non ritiene che i comportamenti sociali siano il prodotto dell’evoluzione biologica (evoluzionismo UNILATERALE), piuttosto crede che ambiente e caratteristiche biologiche si influenzino a vicenda (evoluzionismo BILATERALE); secondo questo punto di vista, l’evoluzione ha creato cambiamenti nelle strutture biologiche per permettere ai nostri antenati di manipolare l’ambiente arrivando a generare nuove condizioni ambientali, ma allo stesso tempo queste novità ambientali hanno portato a nuovi processi selettivi che hanno causato l’evoluzione dei processi biologici, i quali si sono specializzati in linguaggio, pensiero e coscienza di sé. JAY GOULD affermava che nella maggior parte dei meccanismi della vita umana, la biologia consente un’ampia gamma di possibilità culturali.

INTERAZIONE TRA FATTORI EREDITARI E AMBIENTE

Il genoma umano consiste in numerosi geni che collaborano l’uno con l’altro e di fattori non genetici esterni all’organismo; il meccanismo permette la riproduzione del DNA, ma è influenzato dall’ambiente esterno in cui avviene poiché eventi esterni possono attivare o inibire l’espressione dei geni. Uno studio recente, per esempio, ha rilevato che un aumento di stress e degli ormoni ad esso correlati possono incrementare i danni al DNA. GENETICA COMPORTAMENTALE= disciplina che vuole determinare l’influenza dei fattori ereditari sulle differenze individuali che riguardano caratteristiche umane e sviluppo, cioè in che misura queste differenze sono date dai geni, dall’ambiente o da una loro combinazione; riesce a studiare questi aspetti mediante studi sui gemelli o persone adottate. STUDI SUI GEMELLI= le somiglianze nel comportamento dei monozigoti sono confrontate con quelle dei dizigoti; essendo che i gemelli monozigoti si formano da un ovulo che si divide in due copie geneticamente IDENTICHE e quelli dizigoti sono tanto geneticamente simili quanto potrebbero esserlo due fratelli, si pensa che i monozigoti siano più geneticamente simili dei dizigoti. Le interpretazioni, però sono difficili da determinare poiché, di solito, gli ambienti in cui vivono i monozigoti sono più simili rispetto a quelli dei dizigoti e questo accade perché i primi si considerano maggiormente parte di una coppia e, quindi, agiscono di conseguenza, magari giocando insieme più frequentemente. STUDI SUI FIGLI ADOTTIVI= stabilire se i comportamenti e gli aspetti psicologici dei bambini adottati sono più simili a quelle dei genitori adottivi (che hanno determinato l’ambiente) o a quelle dei genitori biologici (che hanno determinato le caratteristiche biologiche). CORRELAZIONI TRA FATTORI EREDITARI E AMBIENTE= i geni del singolo individuo influenzano gli ambienti di cui fa esperienza, ovvero gli ambienti in cui sarà posto sono correlati alle sue propensioni genetiche. SANDRA SCAR ha descritto tre modi in cui i fattori ereditari e l’ambiente sono correlati:

  • CORRELAZIONI PASSIVE GENOTIPO-AMBIENTE: i genitori biologici, imparentati geneticamente con i bambini, costruiscono un ambiente educativo; se essi avranno una predisposizione genetica ad avere buone capacità di lettura, daranno ai figli libri da leggere, i quali, a causa della predisposizione ereditaria dei genitori e dell’ambiente pieno di libri, acquisiranno questa capacità.
  • CORRELAZIONI EVOCATIVE GENOTIPO-AMBIENTE: le caratteristiche di un bambino suscitano un certo tipo di risposta ambientale; per esempio, un bambino attivo e sorridente riceverà più stimolazioni sociali rispetto a uno passivo e silenzioso
  • CORRELAZIONI ATTIVE GENOTIPO-AMBIENTE: i bambini cercano un ambiente che trovano stimolante e compatibile con le loro attitudini, ovvero adatto alle proprie capacità (bambini estroversi cercano ambienti sociali). Queste tre correlazioni cambiano dalla prima infanzia all’adolescenza poiché nella prima, la maggior parte degli ambienti è messa a disposizione dai genitori rispetto all’adolescenza in cui gli individui hanno più possibilità di scelta. ESPERIENZE AMBIENTALI CONDIVISE E NON CONDIVISE= per comprendere quanto l’ambiente abbia influenza, dobbiamo distinguere tra ambiente CONDIVISO e NON CONDIVISO. Le esperienze ambientali condivise sono le esperienze in comune tra fratelli, come le personalità e attitudini dei genitori, lo status socioeconomico o il quartiere in cui vivono; le esperienze non condivise riguardano quelle singole di un solo un bambino che il fratello non condividerà, per esempio il fatto che i genitori interagiscono diversamente con i due figli oppure l’avere diversi compagni, amici e insegnanti. Robert Plomin ha scoperto che l’ambiente condiviso ha un’influenza limitata sulle variazioni di personalità, poiché quando due bambini vivono nella stessa casa con gli stessi genitori (stesse esperienze), le loro personalità si sviluppano in modo molto diverso; inoltre, gli ambienti non condivisi vengono scelti dal bambino secondo la sua propensione genetica a determinate attività/passioni (correlazione attiva genotipo-ambiente). La HARRIS afferma che le relazioni con i coetanei e il patrimonio genetico sono molto più importanti dei genitori per quanto riguarda lo sviluppo, ma sembra non considerare il fatto che essi fanno la scelta delle frequentazioni del bambino durante l’infanzia, influenzando lo sviluppo indirettamente. LA PROSPETTIVA EPIGENETICA E L’INTERAZIONE GENI X AMBIENTE (G X A)
  • PLACENTA: insieme di tessuti a forma di disco in cui vasi sanguigni della madre e del bambino si intrecciano. Le piccole molecole, come ossigeno, acqua e sale, presenti nel sangue della madre riescono ad attraversare la placenta, mentre le molecole eccessivamente grandi non riescono a passare attraverso la parete della placenta (globuli rossi e sostanze dannose). L’ORGANOGENESI è il processo di formazione degli organi che si verifica nei primi due mesi dello sviluppo; durante questo periodo, gli organi solo molto vulnerabili ai cambiamenti ambientali. Nella terza settimana si forma il TUBO NEURALE che diventerà la spina dorsale, durante la quarta il sistema urogenitale, così come abbozzi di arti diventano visibili e verso la fine di questa fase il viso inizia a differenziarsi, ma non è ancora riconoscibile. PERIODO FETALE= inizia a circa 2 mesi dal concepimento fino a circa 7 mesi; è la fase in cui il feto inizia ad essere attivo, muovendo gambe, braccia e testa, i suoi connotati del viso, più gli arti, diventano visibili e può essere identificato il sesso. Alla fine del quinto mese, il feto inizia a mostrare una preferenza riguardo la posizione nell’utero e si manifesta il riflesso di PRENSIONE (grasping). A circa 6 mesi il feto è considerato vitale, poiché è per la prima volta in grado di sopravvivere nel mondo esterno. Negli ultimi mesi dello sviluppo, tessuto adiposo ed organi si costituiscono completamente e il feto continua a crescere in peso e lunghezza. CERVELLO Alla nascita i neonati hanno circa 100 miliardi di neuroni, i quali si muovono verso la direzione corretta per iniziare le connessioni durante il periodo prenatale; mentre l’embrione si sviluppa nel grembo, il sistema nervoso comincia a formarsi a partire da un tubo lungo con una cavità centrale chiamato TUBO NEURALE, il quale si chiude alle due estremità a circa 24 giorni dal concepimento. Se questo tubo non si chiude come dovrebbe, può dar vita a due difetti alla nascita: l’ANCEFALIA e la SPINA BIFIDA. La prima riguarda un difetto di chiusura dell’estremità SUPERIORE e i bambini che ne sono affetti muoiono il 100% dei casi, con aborto precoce oppure durante la nascita/poco dopo; la seconda riguarda la chiusura INCOMPLETA di una o più vertebre, per cui i bambini necessitano di assistenza intensa o di operazioni chirurgiche. Se si somministra alla donna dell’acido folico si possono prevenire i difetti del tubo neurale. In una normale gravidanza, invece, dopo che il tubo neurale si chiude si inizia ad avere una continua migrazione di neuroni e la generazione di nuovi (neurogenesi), vuol dire che i neuroni iniziano a spostarsi verso la collocazione giusta per creare i diversi livelli, strutture e regioni del cervello. Successivamente si avranno le interconnessioni tra neuroni che continuano per tutta la vita post-natale. TERATOLOGIA E RISCHI NELLO SVILUPPO PRE-NATALE Il TERATOGENI sono degli agenti che causano difetto alla nascita e sono talmente numerosi da esporre ogni feto ad alcuni di essi, per questo è difficile determinare quale agente sia responsabile di un determinato difetto. Il campo che si occupa di questo aspetto dello sviluppo si chiama TERATOLOGIA. L’entità del danno e il tipo di difetto sono dati dalla dose, predisposizione genetica e momento in cui la madre viene a contatto con un agente teratogeno:
  • DOSE: più è alta, maggiore sarà l’effetto
  • PREDISPOSIZIONE GENETICA: il tipo di anomalia causata da un agente è legato al genotipo della donna e a quello del feto; per ragioni sconosciute, i feti maschili sembrano essere più soggetti ad essere affetti dalle conseguenze degli agenti rispetto a quelli femminili
  • MOMENTO DELL’ESPOSIZIONE: gli agenti sono più dannosi in alcuni momenti dello sviluppo piuttosto che in altri e il periodo EMBRIONALE è quello più vulnerabile, poiché è il momento in cui c’è la formazione degli organi. Ogni parte del corpo presenta un periodo CRITICO della formazione in cui alcune esperienze possono avere un effetto duraturo sullo sviluppo; quando l’organogenesi è completa è improbabile che gli agenti provochino difetti anatomici, mentre se agiscono durante il periodo FETALE tendono ad arrestare la crescita o ad interferire con il funzionamento degli organi. FARMACI CON OBBLIGO DI RICETTA= alcuni farmaci con obbligo di ricetta possono avere effetti sul feto. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, molte donne incinte iniziarono ad assumere il TALIDOMIDE, un tranquillante diffuso che andava a calmare la nausea; se assunto durante il 26esimo giorno di gravidanza (probabilmente prima di essere incita), poteva arrestare la crescita di un braccio dell’embrione, mentre se assunto qualche giorno dopo, il braccio sarebbe cresciuto non oltre il gomito.

I farmaci da banco che possono funzionare da agenti teratogeni includono gli ANTIBIOTICI (progestinici ed estrogeni sintetici) e farmaci con all’interno l’ISOTRETINOINA prescritti per l’acne, ma anche pillole dimagranti e aspirina. SOSTANZE PSICOATTIVE= sostanze che agiscono sul sistema nervoso e vengono assunte per alterare gli stati di coscienza, percezione e umore; queste sostanze, tra cui alcol e nicotina e droghe come cocaina, eroina e marijuana hanno effetti sullo sviluppo prenatale. CAFFEINA: donne incinte che consumano 200 o più grammi di caffeina al giorno avranno un leggero aumento del rischio di aborto spontaneo e sottopeso alla nascita. ALCOL: la SINDROME ALCOLICA FETALE (FAS) è un insieme di anomalie che si manifesta se la donna incinta consuma quantità elevate di alcol in gravidanza; queste anomalie includono malformazioni di viso, arti e difetti cardiaci e potrebbero presentare intelligenza inferiore alla media, problemi con memoria, percezione, comportamento e cognitivismo. Si pensa che tra donne che bevono quantità rilevanti di alcol in gravidanza, una percentuale compresa tra il 4% e il 40% partorisce bambini con danni. NICOTINA: in donne che hanno fumato durante la gravidanza, è più probabile che alla nascita il neonato vada incontro a parto prematuro, sottopeso alla nascita, morte fetale e neonatale, problemi respiratori e SINDROME DELLA MORTE NEONATALE IMPROVVISA (SIDS); è stato rilevato un collegamento tra fumo nella madre incinta a deficit di attenzione e iperattività. Nonostante ciò, le donne sono consapevoli dell’estrema rischiosità del fumo durante la gravidanza, per questo il 74.1% smette di fumare e il 22.8% ne riduce le quantità. COCAINA: la cocaina attraversa velocemente la placenta e raggiunge il feto; l’esposizione ad essa durante il periodo prenatale è associata a una riduzione del peso, della lunghezza e della circonferenza del cranio alla nascita, inoltre i bambini esposti erano meno svegli e avevano minori capacità di controllo, maggiore eccitabilità e riflessi più lenti (problemi legati all’attenzione in generale). I ricercatori credono che questi risultati vadano interpretati con cautela poiché le donne che fanno uso di cocaina presentano, nella loro vita, altri fattori come povertà, malnutrizione che potrebbero essere la vera causa di questi difetti. MARIJUANA: il suo utilizzo è correlato a bassi livelli di intelligenza nei bambini, mentre altri studi indicano che sia correlato al consumo della stessa da parte del bambino all’età di 14 anni. EROINA: neonati nati da madri tossicodipendenti mostrano una serie di problemi comportamentali come tremori, irritabilità, sonno disturbato e deterioramento del controllo motorio (sintomi dell’astinenza). GRUPPI SANGUIGNI INCOMPATIBILI= i gruppi sanguigni derivano da differenze nella struttura superficiale dei globuli rossi; una di queste determina se si ha sangue Rh POSITIVO e Rh NEGATIVO. Se la madre presenta gruppo sanguigno negativo e il padre gruppo sanguigno positivo e il feto presenterà un gruppo sanguigno positivo come il padre, il sistema immunitario della madre potrebbe produrre degli anticorpi che andrebbero ad attaccare il feto. Questo potrebbe portare ad un aborto spontaneo, nascita di un neonato morto, anemia, danni cerebrali o morte poco dopo la nascita; di solito il primo figlio negativo di una madre positiva non è a rischio, ma nelle gravidanze successive il rischio aumenta. MALATTIE DELLA MADRE= malattie e infezioni della madre possono produrre difetti nei figli se esse attraversano la placenta, oppure indurre danni durante la nascita. La ROSOLIA può causare difetti prenatali, ma se contratta nella terza o quarta settimana di gravidanza il danno è maggiore. La SIFILIDE (a trasmissione sessuale) è più dannosa nei periodi successivi a quello prenatale, non incide sull’organogenesi ma danneggia gli organi dopo che si sono formati; altri danni includono lesioni agli occhi e alla pelle. L’HERPES GENITALE può causare la morte del neonato poiché nato da un canale pelvico infetto, oppure presentare danni cerebrali. L’AIDS, malattia sessuale causata dal virus HIV, il quale distrugge il sistema immunitario del corpo. La madre può infettare il bambino con l’AIDS in tre modi:

  • Durante la gestazione mediante la placenta
  • Durante il parto mediante il contatto con il sangue e altri fluidi
  • Dopo il parto con l’allattamento. I bambini possono essere infetti e sintomatici o infetti ma asintomatici o non infetti. DIETA E NUTRIZIONE DELLA MADRE= i bambini nati da madri malnutrite hanno più probabilità di presentare malformazioni; le donne in gravidanza hanno bisogno di 300 kcal al giorno in più, mentre 500 kcal durante l’allattamento. Allo stesso modo, anche il sovrappeso può mettere a rischio il feto. Un elemento importante per garantire uno sviluppo prenatale normale è l’ACIDO FOLICO, una vitamina del gruppo B: i

ACCERTAMENTI SULLA SALUTE DEL NEONATO

Esistono dei test per stabilire se ci sono segni di problemi di sviluppo nel neonato appena nato, in modo da poter intervenire tempestivamente. INDICE DI APGAR: utilizzato per valutare la salute dei neonati ad un minuto e a cinque minuti dalla nascita; valuta il battito cardiaco, la respirazione, il tono muscolare, il colore della pelle e i riflessi. Si assegna al bambino un punteggio di 0, 1 o 2 per ognuno dei fattori e un punteggio totale da 7 a 10 indica buone condizioni, uno equivalente a 5 indica che potrebbero esserci problemi mentre un punteggio inferiore a 3 segnala un’emergenza. SCALA DI VALUTAZIONE DEL COMPORTAMENTO DEL NEONATO DI BRAZELTON (NBAS): si utilizza entro un periodo di 24-36 ore dalla nascita per valutare lo sviluppo neurologico, le reazioni nei confronti delle altre persone e i riflessi; vengono testati 16 riflessi diversi (tra cui starnuto, battito di palpebre) e si assegna un punteggio in riferimento a 27 item suddivisi in quattro categorie: FISIOLOGICHE, MOTORIE, RELATIVE AGLI STATI E RELATIVE ALL’INTERAZIONE. Questa scala di Brazelton è anche utilizzata per misurare lo sviluppo infantile in molte ricerche. Recentemente Brazelton insieme ad altri hanno sviluppato un altro sistema di valutazione del neonato che va ad analizzare più a fondo il comportamento, le capacità di regolazione, lo stress etc, ma è stato creato principalmente per valutare i neonati a rischio (SCALA NEURO- COMPORTAMENTALE DELLA RETE DI TERAPIA INTENSIVA NEONATALE -NNNS-). SOTTOPESO ALLA NASCITA E NEONATI PREMATURI Tre condizioni collegate tra loro rappresentano un rischio per i neonati: sottopeso alla nascita, l’essere prematuro e l’essere piccoli rispetto all’età gestionale. I neonati SOTTOPESO pensano meno di 2500 grammi, quelli ESTREMAMENTE sottopeso pesano meno di 900 grammi, mentre i neonati PREMATURI nascono tre settimane o più prima del termine della gravidanza. I neonati troppo piccoli per l’età gestionale sono quei bambini che presentano un peso alla nascita inferiore alla norma tenendo in considerazione la durata della gravidanza ed essi possono avere complicazioni alla nascita e anche nel corso dello sviluppo. L’aumento delle nascite premature è dovuto a fattori come l’aumento delle gravidanze nelle donne con più di 35 anni, aumento nell’abuso di sostanze quali tabacco e alcol e l’aumento dello stress. Anche fattori come lavorare fino all’ultimo mese di gravidanza, stare a lungo in piedi, convivere con l’ansia oppure eventi traumatici possono indurre un parto anticipato. Il PROGESTERONE è molto efficace nel ridurre le nascite PRETERMINE quando viene somministrato a donne con esperienze di aborto spontaneo pregresse. CONSEGUENZE DEL SOTTOPESO ALLA NASCITA I neonati sottopeso sono più soggetti a problemi di salute e di sviluppo. Estremamente pretermine sono i neonati nati prima della 28esima settimana e molto pretermine sono quelli nati prima della 33esima settimana. Minore è il peso alla nascita e maggiore è la possibilità di danni cerebrali, ma anche disturbi ai polmoni o al fegato. In età scolare, essi hanno maggiore probabilità di avere difficoltà di attenzione, apprendimento, iperattività e asma; non tutti questi problemi possono essere attribuiti unicamente al sottopeso, inoltre alcuni effetti del sottopeso sono reversibili con dei programmi di recupero come la MARSUPIOTERAPIA (KANGAROO CARE), un abbraccio che mette a contatto il corpo della madre con il bambino per circa tre ore al giorno per stabilizzare il battito cardiaco, la temperatura e il respiro.

CAPITOLO 4 – SVILUPPO FISICO, MOTORIO E PERCETTIVO

Nel corso dell’infanzia attraversiamo molti periodi di cambiamento corporeo. Durante lo sviluppo prenatale e la prima infanzia, la testa è una parte molto più grande rispetto alle dimensioni totali del corpo, ma gradualmente queste proporzioni cambiano seguendo due modelli: quello cefalo-caudale e quello prossimo-distale. MODELLO CEFALO-CAUDALE= sequenza per cui la crescita più rapida avviene sempre in alto, nell’area della testa e la crescita in sé procede dall’alto verso il basso (dal collo alle spalle al tronco etc.); anche le parti alte della testa, come occhi e cervello, crescono più rapidamente di quelle inferiori. Anche lo sviluppo motorio e sensoriale procede generalmente secondo questo modello.

MODELLO PROSSIMO-DISTALE= la crescita comincia dal CENTRO del corpo e si muove verso le estremità, infatti il controllo muscolare del tronco e delle braccia avviene prima di quello di mani e dita. L’altezza e il peso aumentano velocemente durante la prima infanzia e poi rallentano. PRIMA INFANZIA: nei primi giorni di vita la maggior parte dei neonati perde dal 5% al 7% di peso corporeo, ma una volta che si abituano a succhiare, deglutire e digerire, la crescita avanza rapidamente; infatti, a 4 mesi il peso della nascita si RADDOPPIA e ad un anno di età risulta quasi triplicato (nel primo anno si cresce di 2 cm al mese), ma nel secondo anno la crescita rallenta. SECONDA INFANZIA: la percentuale di aumento di peso ed altezza diminuisce col passare degli anni. Man mano che il tronco si allunga, i bambini si assottigliano e, quindi, il grasso corporeo diminuisce lentamente ma regolarmente durante il periodo prescolare; i bambini maschi presentano più tessuto muscolare, mentre le bambine più tessuto adiposo. L’altezza è determinata da due fattori: ORIGINE ETNICA e ALIMENTAZIONE, ma un altro fattore è che i bambini nati e cresciuti in città, di classe sociale media e primogeniti saranno più alti rispetto a secondogeniti, nati in campagna o di classe sociale bassa; inoltre, i bambini le cui madri hanno fumato durante la gravidanza sono più bassi. Se un bambino è insolitamente basso, le cause possono essere attribuite a fattori CONGENITI (problemi genetici o prenatali), a un deficit dell’ormone della crescita o qualche difficoltà a livello emotivo; se è causato dalla genetica, si può seguire una cura ORMONALE diretta all’IPOFISI o GHIANDOLA PITUITARIA, la principale del sistema endocrino. FANCIULLEZZA: dai 6 agli 11 anni circa, presenta una crescita lenta e costante, prima dell’esplosione di crescita nell’adolescenza; l’aumento di peso a questa età è dovuto soprattutto all’aumento delle dimensioni dei sistemi OSSEO e MUSCOLARE, ma anche di alcuni organi. Infatti, i bambini in questi anni raddoppiano la loro forza muscolare a causa di esercizio fisico e fattori ereditari. PUBERTÀ: periodo di rapida maturazione fisica che riguarda cambiamenti ormonali e fisici che iniziano con l’inizio dell’adolescenza; l’individuo inizia ad essere in grado di riprodursi. FATTORI DETERMINANTI LA PUBERTÀ= la pubertà (dai 10-13 anni ai 17 anni) non corrisponde all’adolescenza, ma è considerata l’indicatore dell’inizio dell’adolescenza. Nel corso degli anni i tempi della pubertà sono cambiati: il MENARCA, per esempio, in Norvegia ora si verifica appena dopo i 13 anni, mentre anni prima si verificava a 17 anni; l’inizio anticipato della pubertà è probabilmente dovuto a salute e alimentazione MIGLIORI. Ora, il menarca è considerato normale se si verifica tra i 9 ai 15 anni. PUBERTÀ PRECOCE: esordio molto precoce e rapida progressione della pubertà, si diagnostica nelle bambine quando i segni puberali appaiono prima degli 8 anni e nei maschi se prima dei 9 anni. Quando si presenta, si affronta con trattamento farmacologico-ormonale per fermare temporaneamente i cambiamenti. EREDITARIETÀ E FATTORI AMBIENTALI: il momento in cui la pubertà comincia è programmato nei geni di ciascuno di noi, ma anche i fattori ambientali come influenze della FAMIGLIA e STRESS possono avere un ruolo nella sua comparsa. Un esordio della pubertà precoce è collegato a esperienze come adozione, assenza del padre, status economico basso, conflitti in famiglia, maltrattamento, mancanza di sensibilità materna e uso precoce di sostanze. ORMONI: potenti sostanze chimiche secrete dalle ghiandole endocrine e trasportate dal sistema sanguigno; la loro secrezione è controllata dall’interazione di IPOTALAMO, IPOFISI e GONADI. L’ipotalamo controlla le funzioni legate al MANGIARE, BERE e al SESSO; l’ipofisi controlla la CRESCITA e regola il funzionamento di altre ghiandole. Le GONADI sono le ghiandole sessuali, testicoli nei maschi e ovaie nelle femmine. I cambiamenti ormonali sono dati da due classi di ormoni la cui concentrazione è presente in maschi e femmine in quantità differenti: ANDROGENI (principali ormoni sessuali maschili) e ESTROGENI (principali ormoni sessuali femminili). Il TESTOSTERONE è l’androgeno fondamentale nel periodo della pubertà, poiché aumentando la sua concentrazione causa l’ingrandimento dei genitali esterni del ragazzo, cambio della voce e aumento dell’altezza. L’ESTRADIOLO è l’estrogeno molto importante nella pubertà delle ragazze, dato che il suo aumento causa l’aumento del seno, sviluppo uterino e cambiamenti ossei. I fattori ormonali non sono di per sé responsabili del comportamento adolescenziale; è stato dimostrato che i fattori sociali durano da 2 a 4 volte tanto nel determinare differenze nella