Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Psicopatologia dello sviluppo del linguaggio, Sintesi del corso di Psicologia dello Sviluppo

Riassunto del libro Psicologia dello Sviluppo, per l’esame della Prof.ssa D’amico, Università dell'Aquila

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 11/04/2016

ilaria_golino
ilaria_golino 🇮🇹

4.4

(11)

2 documenti

1 / 8

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1
TEORIE DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO
Su fondamento innatista si basano sulla Grammatica Universale, considerata l’insieme dei
principi e dei parametri innati linguistici a prescindere dalle varie differenti lingue, che
fungono da guida per il bambino per lo sviluppo della grammatica mentale finale.
Su fondamento costruttivista, emergentista o connessionista assumono che lo sviluppo del
linguaggio abbia alla base meccanismi generali comuni della cognizione umana.
APPROCCIO INNATISTA
Si basa sul modello di grammatica generativa di Chomsky, secondo cui il linguaggio è una
facoltà specie-specifica, riservata al solo genere umano, un sistema combinatorio, dove finiti
elementi possono creare infinite combinazioni ricorsive, utilizzando regole per porre dei
limiti a combinazioni senza senso.
Ritiene che il linguaggio sia biologicamente determinato, tuttavia con componenti che
potrebbero derivare da adattamenti successivi, componenti quali le facoltà di linguaggio in
senso lato FLB, mentre le facoltà in senso stretto FLN caratterizzano la specificità del
linguaggio umano, che deriva da un processo di mutazione genetica saltazionista.
Nell’ipotesi di Pinker, l’uomo avrebbe creato una nicchia cognitiva, che gli ha permesso di
ricavare risorse dall’ambiente e di agire come un super organismo cooperativo, e ritiene che
lo sviluppo del linguaggio, insieme a socialità e cognizione, si sia sviluppato come obiettivo
di comunicazione.
Chomsky ipotizza un modello cognitivo modulare, dove la FLN è costituita da un numero
limitato di conoscenze astratte che sono alla base dello stato iniziale del linguaggio, della
Grammatica Universale, che comprende principi comuni a tutte le lingue.
Secondo Chomsky, la lingua deriva dall’incontro dello stato iniziale con l’esperienza,
consistente nell’esposizione alla lingua del proprio paese, e viene appresa attraverso le
evidenze positive e quelle negative.
APPROCCIO EMERGENTISTA
Si basa sulle idee di Mill, secondo cui le conoscenze derivano dall’interazione delle strutture
del sistema cognitivo con le caratteristiche del mondo fisico, mediante azioni senso-motorie
ed operatorie che modificano le strutture cognitive e le conoscenze nuove vanno oltre la
somma delle due parti interattive. Due tipi di interazione: semplici ed emergenti.
Ritiene che il linguaggio derivi da un insieme di abilità che, unite ad un cervello, si sono
sviluppate per far fronte alla società, e che la grammatica sia la soluzione necessaria per
regolamentare un insieme di vari significati in un unico strumento comunicativo. Si basa su
una visione evoluzionistica adattazionista.
Considera il linguaggio e i suoi processi di sviluppo come aventi gli stessi meccanismi dei
sistemi biologici.
Per spiegarne il funzionamento, è stato elaborato il Competition Model, cui obiettivo è
spiegare le differenze qualitative e quantitative del processing linguistico di adulti e bambini
con diverse lingue o persone con diverse patologie. Esso ritiene che il linguaggio sia un
processo interattivo, dove viene effettuato un mapping tra forme superficiali e significati
sottostanti che viene mediato da altri elementi che variano da lingua a lingua.
Ritiene che il linguaggio e le sue forme grammaticali vengano acquisite mediante l’uso, e
fondamentale è il processo statistico di apprendimento, un’abilità dominio-generale, che
permette di identificare nell’input le caratteristiche necessarie. Molto importanti sono anche
le informazioni statistiche distribuzionali, attraverso cui i suoni vicini alla propria lingua
sono frequenti, quelli che sono lontani dalla propria lingua assenti. I cue validity sono i
primi a comparire, ma l’acquisizione è limitata dalla percettibilità degli indizi.
APPROCCIO SOCIOCOSTRUTTIVISTA
pf3
pf4
pf5
pf8

Anteprima parziale del testo

Scarica Psicopatologia dello sviluppo del linguaggio e più Sintesi del corso in PDF di Psicologia dello Sviluppo solo su Docsity!

TEORIE DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

  • Su fondamento innatista si basano sulla Grammatica Universale, considerata l’insieme dei principi e dei parametri innati linguistici a prescindere dalle varie differenti lingue, che fungono da guida per il bambino per lo sviluppo della grammatica mentale finale.
  • Su fondamento costruttivista, emergentista o connessionista assumono che lo sviluppo del linguaggio abbia alla base meccanismi generali comuni della cognizione umana.

APPROCCIO INNATISTA

  • Si basa sul modello di grammatica generativa di Chomsky, secondo cui il linguaggio è una facoltà specie-specifica, riservata al solo genere umano, un sistema combinatorio, dove finiti elementi possono creare infinite combinazioni ricorsive, utilizzando regole per porre dei limiti a combinazioni senza senso.
  • Ritiene che il linguaggio sia biologicamente determinato, tuttavia con componenti che potrebbero derivare da adattamenti successivi, componenti quali le facoltà di linguaggio in senso lato FLB, mentre le facoltà in senso stretto FLN caratterizzano la specificità del linguaggio umano, che deriva da un processo di mutazione genetica saltazionista. Nell’ipotesi di Pinker, l’uomo avrebbe creato una nicchia cognitiva, che gli ha permesso di ricavare risorse dall’ambiente e di agire come un super organismo cooperativo, e ritiene che lo sviluppo del linguaggio, insieme a socialità e cognizione, si sia sviluppato come obiettivo di comunicazione.
  • Chomsky ipotizza un modello cognitivo modulare, dove la FLN è costituita da un numero limitato di conoscenze astratte che sono alla base dello stato iniziale del linguaggio, della Grammatica Universale, che comprende principi comuni a tutte le lingue.
  • Secondo Chomsky, la lingua deriva dall’incontro dello stato iniziale con l’esperienza, consistente nell’esposizione alla lingua del proprio paese, e viene appresa attraverso le evidenze positive e quelle negative.

APPROCCIO EMERGENTISTA

  • Si basa sulle idee di Mill, secondo cui le conoscenze derivano dall’interazione delle strutture del sistema cognitivo con le caratteristiche del mondo fisico, mediante azioni senso-motorie ed operatorie che modificano le strutture cognitive e le conoscenze nuove vanno oltre la somma delle due parti interattive. Due tipi di interazione: semplici ed emergenti.
  • Ritiene che il linguaggio derivi da un insieme di abilità che, unite ad un cervello, si sono sviluppate per far fronte alla società, e che la grammatica sia la soluzione necessaria per regolamentare un insieme di vari significati in un unico strumento comunicativo. Si basa su una visione evoluzionistica adattazionista.
  • Considera il linguaggio e i suoi processi di sviluppo come aventi gli stessi meccanismi dei sistemi biologici.
  • Per spiegarne il funzionamento, è stato elaborato il Competition Model, cui obiettivo è spiegare le differenze qualitative e quantitative del processing linguistico di adulti e bambini con diverse lingue o persone con diverse patologie. Esso ritiene che il linguaggio sia un processo interattivo, dove viene effettuato un mapping tra forme superficiali e significati sottostanti che viene mediato da altri elementi che variano da lingua a lingua.
  • Ritiene che il linguaggio e le sue forme grammaticali vengano acquisite mediante l’uso, e fondamentale è il processo statistico di apprendimento, un’abilità dominio-generale, che permette di identificare nell’input le caratteristiche necessarie. Molto importanti sono anche le informazioni statistiche distribuzionali, attraverso cui i suoni vicini alla propria lingua sono frequenti, quelli che sono lontani dalla propria lingua assenti. I cue validity sono i primi a comparire, ma l’acquisizione è limitata dalla percettibilità degli indizi.

APPROCCIO SOCIOCOSTRUTTIVISTA

  • Si basa sull’idea che il linguaggio sia un prodotto socioculturale, in quanto considera la società e le interazioni sociali principali nella costruzione della mente individuale. Secondo Tomasello vi è una cognizione sociale.
  • Ritiene che il linguaggio deriva dalla rete dei rapporti sociali e degli scambi comunicativi.
  • Secondo il modello cooperativo della comunicazione umana di Tomasello, bisogna che ci sia intenzione congiunta di comunicare, attenzione congiunta e comprensione condivisa degli atti comunicativi umani, che questi siano eseguiti per motivi prosociali, che i comunicatori umani operano attraverso assunzioni di cooperazioni condivise, che le convenzioni linguistiche siano condivise. Secondo questa visione, le prime forme di comunicazioni hanno uno scopo deittico ed uno iconico, e si basano sue tre principali motivazioni: indurre gli altri a fare qualcosa a noi necessario, informare o offrire aiuto spontaneamente, condividere sentimenti, opinioni; tutto ciò sulla base di un suolo di conoscenze condiviso. Secondo Tomasello, la ricorsività sottintende alla lettura ricorsiva delle mente e dell’interazione.
  • Secondo Tomasello il linguaggio viene acquisito mediante due meccanismi cognitivi: una dimensione funzionale di lettura delle intenzioni comunicative, e una dimensione grammaticale di individuazione di configurazioni dell’input. La costruzione grammaticale avviene invece mediante 4 processi: letture delle intenzioni e apprendimento culturale, schematizzazione ed analogia, consolidamento di associazioni e distinzione funzionale, osservazione e analisi della distribuzioni delle funzioni. Quindi, la teoria di acquisizione del linguaggio basato sull’uso di Tomasello, ritiene che siano le strutture linguistiche ad emergere dall’uso del linguaggio.

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

  • Negli adulti, il processamento linguistico avviene mediante un network cortico- sottocorticale che comprende aree frontali, temporali e parietali prevalentemente nell’emisfero sinistro.
  • Nei bambini, potrebbe esserci una struttura già simile a quella adulta, tuttavia con pattern di attivazione meno lateralizzati nell’emisfero sinistro. L’interazione dei vari circuiti cerebrali appare più dinamico, probabilmente per la plasticità cerebrale tipica dei bambini, con uno sviluppo dei circuiti linguistici con un gradiente antero-posteriore.
  • Secondo il modello del Neural Committent, l’architettura cerebrale è inizialmente disegnata per rendere massimo le potenzialità di apprendimento, cui potenzialità viene col tempo ridotta, limitata dall’esperienza sociale che modula l’organizzazione dei circuiti neurali.
  • Secondo l’ipotesi del social gating, l’apprendimento del linguaggio diviene facilitato in un contesto di interazione sociale.
  • Risulta importante il sistema dei neuroni specchio.
  • In bambini con DSL, disturbi specifici del linguaggio, sono presenti anomalie elettrofisiologiche e strutturali e funzionali, tuttavia non si sa se derivino da una ridotta specializzazione dei circuiti neurali e/o di una ridotta connettività.
  • Disturbi evolutivi del linguaggio potrebbero derivare da disconnessioni tra aree del linguaggio e mancanza di una giusta maturazione della connettività funzionale.

IL RUOLO DEL GESTO

  • Verso i 9-13 mesi, viene attuata una prima forma di comunicazione intenzionale, caratterizzata da gesti, vocalizzazione e parole, in particolare da 4 gesti performativi e deiettici: richiesta ritualizzata, dare, mostrare, indicare.
  • Risulta collegato allo sviluppo del linguaggio, in quanto corrisponde ad una prima forma di comunicazione, ma non vi è un’associazione causa-effetto.
  • Nei bambini autistici vi sono difficoltà nell’interazione triadica e nell’attenzione condivisa, non viene guardato il volto dell’adulto, e vengono prodotti gesti ritualizzati e strumentali; producono principalmente gesti di contatto ma con mancante capacità di condividere l’interesse o l’attenzione.

COME GLI ADULTI PARLANO AI BAMBINI

  • Viene utilizzato il linguaggio motherese, CDS, child directed speech, caratterizzato da frasi brevi, molte ripetizioni, tono alto, adattamenti linguistici prosodici con due funzioni: analitica e socioaffettiva; è un linguaggio semplice, ridondante, corretto.
  • Viene usato un linguaggio con due funzioni, affettiva e informativa; usati gesti deittici e rappresentativi di tipo non convenzionale, semplificazione gestuale, dove l’input gestuale favorisce l’apprendimento dei nomi degli oggetti.
  • Secondo l’ipotesi convenzionale, il linguaggio usato dagli adulti verso i bambini ha come scopo quello di dare al bambino la possibilità di essere un partner comunicativo. Secondo l’ipotesi del feedback, il linguaggio semplificato avviene in risposta a una non responsività del bambino. L’ipotesi multifattoriale cerca di integrare le due precedenti, e ritiene che il linguaggio usato dagli adulti verso i bambini nasce dalla necessità di comunicare con un partner cognitivamente e linguisticamente immaturo.

MODI DIVERSI DI PARLARE AI BAMBINI

  • Le differenze tra padri e madri nel modo di rivolgersi linguisticamente ai bambini sono le seguenti: le madri usano linguaggio più semplice e pongono domande che richiedono una risposta semplice, mentre i padri domande chiuse o più complesse; le madri accompagnano le azioni con più commenti e a parlare di più; i padri assumono tendenzialmente una funzione di controllo del comportamento del bambino. Queste differenze vengono spiegate dall’ipotesi del ponte, secondo cui i padri sono interlocutori esigenti, mentre le padri sono più predisposte ad utilizzare uno stile più semplice in accordo con l’immaturità del bambino. Il modo d’interazione dei padri si risconta anche similmente nei fratelli maggiori, che conversano meno e brevemente coi fratelli più piccoli, ma al contempo ciò permette di apprendere nuove abilità di comunicazione, che verranno usate in altri contesti con coetanei non familiari.
  • Da adulti in contesti rurali o genitori di classe operaia delle città industrializzate viene più spesso utilizzato uno stile comunicativo direttivo, mentre dai genitori di classe media in contesti urbani viene usato uno stile centrato sul bambino.

PARLARE AI BAMBINI CON SVILUPPO ATIPICO

  • Viene utilizzato più generalmente uno stile direttivo, meno centrato sul bambino, che riceve input differenti da uno sviluppo tipico, cosa che potrebbe indicare un processo di adeguamento al fine di creare condizioni maggiormente favorevoli per lo sviluppo.
  • Il modello interazionista vede l’adulto come una sorta di guida, che allena il bambino allo sviluppo del linguaggio, con uno stile interattivo che prevede un alto grado di responsività.

LO SVILUPPO DEL LESSICO

  • Il fast mapping phenomenon spiega come i bambini siano in grado di apprendere nuove parole rapidamente e senza ampi sforzi, dopo averle ascoltate poche volte; dal 1 al 2 anno di età in media vengono raggiunte le 150 parole, tuttavia sono presente molte differenze individuali.

LA PAROLA

  • È considerata lo scheletro per lo sviluppo del linguaggio, e secondo Raffaele Simone possiede le condizioni di pausabilità, non interrompibilità, mobilità, isolabilità, non sostituibilità.
  • Viene distinta in fonologica e ortografica, e possiede significato, forma fonica, proprietà morfologiche, forma sintattica; il significato è la componente principale, e può essere denotativo o descrittivo, referenziale o logico.
  • Fattori distribuzionali sono frequenza, familiarità, età di acquisizione; fattori formali sono regolarità, lunghezza, accentazione, decomponibilità, vicinato; fattori sintattici e grammaticali sono genere, numero, categoria; fattori semantici sono concretezza, immaginabilità, ambiguità, contesto.
  • La produzione delle parole avviene mediante un processo caratterizzato da concettualizzazione del contenuto, linearizzazione e pianificazione sintattica della frase, e attivazione del programma articolatorio.
  • Il lessico è definito come un insieme di rappresentazioni che corrispondono ad elementi reali di cui riflettono caratteristiche importanti; il lessico mentale corrisponde alla conoscenze relative alle parole che vengono usate per elaborare il linguaggio, e il modo in cui questo avviene è denominato accesso al lessico.

IL SIGNIFICATO

  • Dai 6 mesi i bambini producono il processo di mappatura dei suoni sui significati, associando suoni ai significati.
  • Secondo l’ipotesi della base semantica, il bambino definisce i significati delle parole combinando caratteristiche presenti nell’ambiente.
  • Secondo l’ipotesi del nucleo funzionale, il concetto si forma quando nasce una funziona, e si basa sulle caratteristiche del movimento.
  • Secondo l’ipotesi dei complessi associativi e prototipici, ogni uso successiva di una parola è associato ad un concetto centrale.

SVILUPPO DEL VOCABOLARIO

  • Dai 9-12 mesi nasce la capacità di distinguere suoni linguistici associati a significati e vengono prodotte le prime parole.
  • Tra i 3-5 anni avviene un salto di crescita nel vocabolario, fase in cui il bambino può apprendere dalle 5 alle 10 parole giornalmente, derivante da una comprensione concettuale del suono e non solo associandolo.
  • Dai 10 ai 12 mesi vengono usate solo i caratteri fonemici utili per la propria lingua, mentre i suoni contrastanti vengono messi da parte o riorganizzati funzionalmente.
  • I bambini hanno un’apertura di vocabolario flessibile fino ai 7 anni.
  • Sono orientati a riconoscere le combinazioni delle sillabe, e non esse singolarmente.
  • La produzione delle prime parole è molto soggettiva; generalmente vengono prodotto parole riferite a persone e oggetti familiari, versi di animali, cibi, routine sociali (come ciao, cucù), e corrispondono ad azioni ricorrenti più che a vere e proprie parole. Utile sarebbe che vi sia somiglianza fonetica con la forma adulta, che vengano usate in un contesto consono e che vengano presentate più volte.
  • La completa e reale comprensione delle parole avviene verso la metà del secondo anno.
  • L’acquisizione delle parole inizia in maniera lenta, ma si osserva in seguito un’esplosione del vocabolario, fino ad arrivare ai 18 mesi ad uno shift, in cui il meccanismo di acquisizione diventa referenziale e non più associativo.

COMPRENSIONE E PRODUZIONE DEI TESTI SCRITTI ED ORALI

  • Secondo il modello del processo unitario, si basa sul modello Simple View of Reading, secondo cui le componenti della comprensione sono le stesse che permettono comprendere dapprima il testo orale e successivamente quello scritto; quest’ultimo è visto come un prodotto dell’abilità di lettura (decodifica) e di comprensione orale.
  • La comprensione viene valutata mediante test in cui sono presentate delle storie al cui riguardo vengono poi poste delle domande per valutarne la comprensione.
  • La comprensione ha una struttura multicomponente, in particolare fanno parte la memoria di lavoro, le conoscenze precedenti, i processi inferenziali.
  • Nella comprensione, fondamentali sono la memoria di lavoro che elabora l’info su cui è appena stata posta l’attenzione, e la immagazzina le info appena elaborate; l’intelligenza generale, che viene a sua volta favorita dalla lettura di testi; la conoscenza lessicale, il vocabolario; le conoscenze della morfosintassi; le conoscenze relative alla struttura dei testi narrativi, ossia lo schema delle storie; la capacità di cogliere le inferenze; l’attivazione di processi inibitori per le info meno rilevanti; la metacomprensione, ossia la consapevolezza di star attuando vera una comprensione.
  • La produzione dei testi è multicomponenziale, ma necessita di ulteriori processi che non sono coinvolti nella comprensione; secondo il modello di Levelt, la produzione del testo inizia con una fase prelinguistica, caratterizzata dalla concetuallizzazione di ciò che si vuole produrre verbalmente, cui segue una fase linguistica, ossia la formulazione grammaticale, e termina con una fase di articolazione consistente nella produzione del messaggio.
  • Lo sviluppo della capacità di produrre testi viene spronata mediante due principali compiti: 1telling e retelling; una storia di fantasia ha un ritardo di due anni; una buona storia include sia scenario delle azioni ma anche quello di coscienza.
  • La lettura congiunta di bambini in età prescolare ed adulti stimola lo sviluppo delle capacità narrative del piccolo, in quanto viene stimolata l’analisi dei contenuti mediante individuazione delle info, delle parole difficili, del significato, del senso della storia.

LA LINGUA SCRITTA

  • Secondo il modello di lettura a due vie di Coltheart, durante la lettura ad alta voce vengono implicate due vie, una lessicale e una sublessicale o fonologica, dove le parole precedentemente elaborate vengono ulteriormente scomposte in grafemi.
  • Secondo il modello di sviluppo di Frith, la lettura viene acquisita iniziando con una fase logografica, dove il bambino utilizza indizi visivi per costruirsi la parola che riuscirà a riconoscere a vista le parole più familiari, cui segue una fase alfabetica, dove il bambino impara i primi principi alfabetici, infine vi è una fase ortografica, dove viene usata la via lessicale; queste fasi terminano con l’immagazzinamento delle parole nel lessico. Questo modello, ritiene che il passaggio tra le varie fasi sia determinato dall’incorporamento di alcuni elementi strategici della precedente nella seguente, permettendo quindi uno sviluppo progressivo.
  • L’acquisizione della lettura risulta più rapida nelle ortografie regolari; nei bambini italiani dopo i 3 mesi c’è molta soggettività di capacità di lettura, alla fine del primo anno la maggior parte dei bambini riconoscono le parole, e alla fine del secondo anno il 66% dei bambini ha capacità nella lettura lessicale.
  • Lettura e scrittura vengono acquisite in modalità relativamente parallela, in quanto entrambe si basano sulla conoscenza delle regole di conversione grafema-fonema per la lettura e fonema-grafema per la scrittura e sulla conoscenza ortografica; sono influenzate anche dalla

regolarità ortografica, e in bambini italiani un buon apprendimento della lettura favorisce poi quello di lettura.

  • Lettura e scrittura coinvolgono molteplici

FATTORI DI RISCHIO NELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

  • Per rischio si intende la probabilità che vi sia una compromissione dello sviluppo di un livello ottimale delle varie competenze linguistiche.
  • Il rischio biologico comprende esposizioni a situazioni nocive nei periodi prenatale, perinatale, postnatale.
  • Il rischio intrinseco comprende disturbi a livello genetico.
  • Il rischio ambientale comprende le varie situazioni in cui cresce il bambini, quali l’interazione tra madre e bambino, la quantità e qualità della stimolazione di apprendimento, etc.
  • Un altro fattore di rischio è la nascita pretermine, in quanto il sistema nervoso ancora immaturo non è pronto per ricevere le stimolazioni dell’ambiente a cui verrà esposto.

SVILUPPO NELLE POPOLAZIONI ATIPICHE

  • Un bambino sordo ha una capacità di acquisire la lingua intatta, infatti una precoce esposizione alla lingua dei segni permette un apprendimento relativamente facile. Tuttavia, non vengono percepiti tutti gli stimoli che vengono offerti, quindi l’uptake, ossia ciò che il bambino percepisce, sarà inferiore. I primi segni vengono prodotti prima rispetto ai bambini udenti, intorno agli 8 mesi. Hanno un bilinguismo bimodale, così definito perché usano canali percettivi e articolari differenti.
  • Nei bambini con ritardo mentale, in disturbi quali sindrome di Down e di Williams, sono presenti sviluppo linguistico e cognitivo non omogenei, capacità linguistiche compromesse.

DISTURBI SPECIFICI

  • Nei disturbi specifici del linguaggio vi è riduzione delle competenze linguistiche, e mancata integrazione tra forma, contenuto ed uso.
  • Disturbi misti, recettivo-espressivi, sono: agnosia uditiva verbale, disordine fonologico- sintattico.
  • Disturbi espressivi sono: disprassia verbale, deficit di programmazione fonologica.
  • Disturbi nei processi linguistici integrativi sono: deficit lessicale, deficit semantico- pragmatico.
  • Vi è un cambiamento dell’espressività.
  • Di natura genetica.
  • Scarsi studi su effetti dei trattamenti.