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Psicologia generalee, Schemi e mappe concettuali di Psicologia Generale

Introduzione alla psicologia con cenni storici e metodologie

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2025/2026

Caricato il 14/01/2026

denise-giannubilo
denise-giannubilo 🇮🇹

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PSICOLOGIA GENERALE

X PRIMO ESONERO

Anche molti medici collaborarono alla nascita della psicologia:

  1. Gall: ha cercato di chiarire la complessa dicotomia mente-corpo, discussa già dai filosofi precedenti. Egli elaborò la teoria detta Frenologia , secondo la quale differenti abilità mentali sono collegate a delle specifiche aree del cervello, maggiore sono i volumi di queste aree e maggiore è l’abilità corrispondente. Per l’elaborazione della teoria non utilizzò il metodo scientifico bensì studiò i crani delle persone facendo una mappatura cranica (in modo tale che laddove vi erano protuberanze larghe del cervello [maggior volume] significava che le abilità mentali in quella zona erano più sviluppate).
  2. Flourens: utilizzava animali come i topi ai quali rimuoveva chirurgicamente parti del cervello per comprendere i comportamenti e i loro mutamenti di fronte a diverse situazioni.
  3. Paul Broca: ha osservato un paziente con comprensione intatta ma con difficoltà nella produzione di linguaggio. Questo studio segnò la nascita della neuropsicologia. → Dopo la morte del paziente Broca scoprì una lesione cerebrale in particolare nel lobo frontale dell’emisfero sinistro, un’area fondamentale per il linguaggio (afasia). Giunse così alla conclusione che un danno di una zona specifica del cervello comprometteva una specifica funzione mentale. E anche molti fisiologi : Fisiologia → studio dei processi biologici del corpo umano. Il fisiologo Helmholtz in particolare utilizzava come oggetti di studio persone a cui chiedeva di premere un tasto ogni volta che recepivano uno specifico stimolo sensoriale proveniente dall’ambiente esterno. In questo modo riusciva a calcolare il lasso di tempo che impiega un impulso nervoso per arrivare al cervello, ovviamente dipende dalla zona del corpo verso cui era dato l’input (ad esempio impiega più tempo dal piede che dalla coscia).

Ma quando nasce e con chi la psicologia? Nel 1867 Wilhelm Wundt tenne il primo corso di psicologia fisiologica. Successivamente nel 1874 pubblica il saggio Principi di psicologia fisiologica che rappresentava un tentativo di definire la psicologia come un nuovo dominio della scienza. Nel 1879 nasce il primo laboratorio di psicologia a Lipsia in Germania e diventa un campo d’indagine indipendente. Secondo Wundt la psicologia scientifica deve concentrarsi sull’analisi della coscienza scomponendola in sensazioni ed emozioni. Sviluppò così lo Strutturalismo ovvero l’analisi degli elementi fondamentali che compongono la mente. il metodo secondo il quale è possibile misurare la coscienza e l’introspezione, ovvero l’osservazione soggettiva della propria esperienza personale. → il soggetto deve guardarsi dentro e descrivere in modo accurato e dettagliato ciò che stava vivendo a livello di sensazioni e percezioni. → a partire da uno stimolo esterno la persona riferiva le proprie introspezioni, ossia ciò che provava interiormente. Lo scopo era quello di riuscire ad individuare la struttura fondamentale dell’esperienza cosciente, cioè i comportamenti di base che formano la nostra mente. Wundt studiò la distinzione tra percezione e interpretazione di uno stimolo. In pratica chiedeva ai partecipanti di premere un pulsante quando sentivano un suono: Qui però c’erano due condizioni diverse: -in una, i soggetti dovevano concentrarsi sul suono prima di premere il pulsante; -nell’altra, dovevano concentrarsi direttamente sull’azione di premere il pulsante. Il risultato fu che i partecipanti che si concentravano sul suono erano più lenti rispetto a quelli che si focalizzavano solo sull’azione. Questo accade perché, quando ci si concentra sul suono, non ci si limita a percepirlo, ma si attiva anche un processo di interpretazione dello stimolo, che richiede più tempo. Questa tecnica fu molto importante perché permise di quantificare i processi della coscienza. Non si trattava più solo di osservare o descrivere ciò che accadeva interiormente, ma di misurare in modo oggettivo, attraverso i tempi di reazione, la differenza tra percezione immediata e interpretazione.

Stanley Hall diffuse il funzionalismo in Nord America, esperto di età evolutiva e di educazione fu influenzato dal pensiero evoluzionistico. La sua è una figura di grande spicco poiché fondò la prima rivista di psicologia in America Approccio dominante nel XX secolo Fin ora abbiamo visto come a condurre studi per la psicologia fossero prevalentemente scienziati o studiosi che sperimentavano sui loro studenti ma a partire dalla seconda metà dell’Ottocento in Francia, negli ospedali i medici iniziano a studiare persone con disturbi psicologici. Charcot e Janet, due medici francesi, osservarono pazienti affetti da isteria ovvero la perdita temporanea delle funzioni cognitive o motorie accompagnate da esperienze emotivamente sconvolgenti, questa perdita temporanea non era riconducibile a nessuna causa organica. I sintomi scomparivano solo se i pazienti venivano messi in condizione di uno stato alterato di coscienza ( ipnosi)

Sigmund Freud e la teoria psicoanalitica

Freud iniziò a gettare le basi della teoria psicoanalitica proponendo una vera e propria terapia psicoanalitica che consisteva nel far riemergere il materiale inconscio e portarlo al livello della consapevolezza cosciente, infatti secondo Freud i sintomi dell’isteria dipendevano da una serie di esperienze dolorose avute durante l’età infantile. L’inconscio è la parte della mente che opera al di fuori della consapevolezza e influenza azioni, pensieri e sentimenti consci La teoria psicoanalitica è un approccio che sottolinea l’importanza dei processi mentali inconsci nel plasmare sentimenti, pensieri e comportamenti. Jung e Adler sono figure di spicco nel movimento psicoanalitico. Questo movimento era ben lontano dalla psicologia sperimentale ma aveva un forte impatto nella pratica clinica. <

PSICOLOGIA UMANISTICA

Il movimento psicoanalitico portava con sé un pessimismo intrinseco poiché l’uomo era ostaggio delle esperienze infantili dolorose e degli impulsi sessuali primitivi. Il movimento non si addiceva allo spirito ottimista del secondo dopoguerra e fu così che venne sostituito da quella che prende il nome di Psicologia umanistica. La psicologia umanistica è stata proposta da Rogers , lo scopo era mettere in rilievo le potenzialità positive degli esseri umani, adottando un approccio alla comprensione della natura umana. COMPORTAMENTISMO Agli inizi del ‘900 si fa strada un nuovo approccio che mette in discussione l’idea che il centro dell’indagine psicologica è la vita mentale , poiché la mente inizia ad essere percepita come una scatola nera. Al centro di questo nuovo approccio alla psicologia vi è la figura di Watson che si concentra sullo studio del comportamento oggettivamente osservabile e solo quest’ultimo è misurabile e può essere sottoposto ad indagine scientifica. Watson viene influenzato dalla figura di Pavlov e dagli esperimenti di quest’ultimo sull’associazione stimolo- risposta. Nega lo studio della mente è un apprendimento associativo in cui uno stimolo neutro viene associato a uno stimolo incondizionato, facendo sì che lo stimolo neutro finisca per evocare da solo la risposta incondizionata, che diventa così una risposta condizionata

V

IL RITORNO DELLA MENTE

Il comportamentismo ignorava i processi mentali. Ci fu un ritorno di interesse verso i processi mentali o cognitivi come la percezione,la memoria, l’attenzione e il linguaggio. Questo ritorno ci fu grazie agli studi degli psicologi della Gestalt che si impegnarono sullo studio della percezione visiva ovvero l’elaborazione di ciò che ci circonda. In particolare Max Wertheimer studiò le illusioni ottiche (ambiguità percettive, spesso sono errori di memoria o di giudizio). Infatti la nostra percezione è diversa dallo stimolo reale perché la mente quando percepisce impone un’organizzazione allo stimolo e spesso lo interpreta in modo sbagliato. Dai risultati dei suoi esperimenti emerge che l’uomo percepisce l’intero e non la somma delle parti. Vi furono anche altri studi svolti ad esempio sulla memoria da: Ebbinghaus che utilizzava parole senza senso da memorizzare e Barlett che richiedeva ai pazienti la memorizzazione di storie e rievocarle in un secondo momento, ma notò che costoro ricordavano ciò che si aspettavano sarebbe successo e non ciò che è successo realmente nella storia da raccontare.

STUDI SULLA MEMORIA

La memoria non è una riproduzione fedele delle esperienze passate ma è influenzata da una serie di fattori che le distorcono ( alterazione del ricordo)

STUDI SULLO SVILUPPO EVOLUTIVO

Successivamente Piaget svolse degli studi sullo sviluppo evolutivo ,in particolare si concentrò sugli errori percettivi e cognitivi dei bambini perché ad una certa età questi non ancora sviluppano abilità mentali (non ancora raggiungono tappe cognitive particolari). PSICOLOGIA SOCIALE

Una funzione cognitiva molto importante a cui prestarono particolare attenzione fu il linguaggio che si basa su regole mentali che ci consentono di comprendere e produrre parole e frasi nuove. Noi esseri umani siamo predisposti geneticamente per acquisire questa abilità, non attraverso il rinforzo ad esempio come le altre abilità motorie, ma lo acquisiamo proprio dalla nascita. I bambini piccoli infatti sono in grado di generare frasi nuove mai sentite prima e imparare regole grammaticali della loro lingua madre. Il cognitivismo si differenzia dal comportamentismo in quanto quest’ultimo utilizza la limitazione e il rinforzo.

TEORIA DI CHOMSKY

Infatti le teorie comportamentiste avevano dei limiti e non riuscivano a spiegare una serie di fenomeni mentali , per questa ragione negli anni ‘60 ci fu l’esplosione degli event studi cognitivi in particolare con Neisser con la sua opera “Cognitive Psychology” che fornisce una visione sistematizzata della psicologia cognitiva. Cervello= hardware Mente= software PSICOLOGIA EVOLUZIONISTICA Ricollegandosi al condizionamento classico Garcia con la sua PSICOLOGIA EVOLUZIONISTICA ne propose una variazione. Studiando i ratti scoprì che questi associavano la nausea all’odore del cibo e non ad una luce lampeggiante. Questa associazione naturale nausea-cibo rappresenta un apprendimento facilitato da milioni di anni di evoluzione (deriva da tutte le storie di apprendimento degli antenati). La psicologia evoluzionistica spiega la mente e il comportamento in termini di valore adattivo delle abilità conservate nel corso del tempo ad opera della selezione naturale. PSICOLOGIA FISIOLOGICA Successivamente iniziarono i primi studi di psicologia fisiologica, in particolare gli psicologi si incentrarono nell’analizzare il rapporto tra le abilità mentali e le parti rispettive del cervello (rapporto tra hardware e software). Lashley ad esempio condusse esperimenti sull’apprendimento dei topi. Faceva percorrere loro un labirinto e successivamente rimuoveva loro parti del cervello e dopo gli faceva ripercorrere il labirinto osservando il loro comportamento. Riuscì a comprendere che le capacità di apprendimento non dipendono da un’unica area cerebrale (più è esteso il danno al cervello maggiori sono le difficoltà nell’apprendimento). ·

NEUROSCIENZE DEL COMPORTAMENTO

Nella seconda metà del ‘900 si intensificarono gli studi sull’apprendimento anche grazie al campo delle neuroscienze come quelle del comportamento che si occupano di osservare le risposte degli animali (che sono i segnali elettrofisiologici o il rilascio di neurotrasmettitori) in particolare durante l’esecuzione di compiti specifici (i neuroscienziati utilizzano per questi studi tecniche molto invasive che portano al sacrificio dell’animale, motivo per cui gli esperimenti non vengono effettuati sugli esseri umani). Negli anni ‘80 del XX secolo si sono sviluppate delle tecniche non invasive di visualizzazione cerebrale umana ( neuro imaging ) che servono per visualizzare l’attività cerebrale mentre la persona svolge un particolare compito. In questo ambito trovano lavoro le neuroscienze cognitive, che si occupano di comprendere i rapporti tra processi cognitivi e attività cerebrale. V

09/10/2025 - PSICOLOGIA GENERALE

I metodi della psicologia La psicologia essendo una vera e propria scienza trae le sue conclusioni basandosi sul metodo scientifico. Questo metodo è una procedura utilizzata per stabilire la validità di un fenomeno tramite evidenze empiriche (cioè prove ottenute tramite esperimenti). l’empirismo è la conoscenza accurata del mondo tramite attenta osservazione, la teoria è la spiegazione ipotetica di un fenomeno, dalla teoria deriva l’ipotesi ovvero una previsione falsificabile. Se i dati confermano la teoria ho la spiegazione del fenomeno, se i dati vanno contro la teoria si riinizia da capo (procedura circolare). Il metodo scientifico è empirico, cioe è un insieme di regole e tecniche per condurre le osservazioni andando a migliorare l’acuità dei nostri sensi (es. microscopio, telescopio e i fotogrammi). Osservazione del comportamento umano In psicologia i metodi sono tra i più sofisticati della scienza moderna poiché le persone sono difficili da osservare a causa di:

  • complessità : il cervello è l’organo più complesso.
  • variabilità: le persone differiscono interindividualmente tra loro.
  • reattività: le persone non si comportano sempre nello stesso modo, ma si comportano in modo differente in base alle situazioni in cui si trovano. Vi sono due tipologie di metodi :
  • metodo dell’osservazione: consiste nell’usare i propri sensi per comprendere le proprietà di un evento o di un oggetto.
  • misurazione: è importante perché se si vuole studiare un fenomeno bisogna poterlo definire e poi quantificare (o rilevare). Inizialmente bisogna dare una definizione operativa che abbia validità, andando a descrivere una proprietà in termini concreti, misurabili e affinché avvenga la misurazione vi è la necessità di uno strumento di misura affidabile e sensibile. Lo strumento di misura fa riferimento alla condizione in cui si trova la definizione operativa. Vi sono molti modi di definire la medesima proprietà e una stessa proprietà può riferirsi a più eventi.

Validità La validità è la caratteristica di un’osservazione che consente di trarre da essa inferenze accurate; misura in cui un evento concreto definisce una data proprietà. Vi sono due modi possibili perché una misura manchi di validità: -la definizione operativa non definisce adeguatamente la proprietà -lo strumento di misura non è in grado di rilvare adeguatamente le condizioni che la definizione operativa descrive. Per quantificare il fenomeno bisogna utilizzare uno strumento di misura che sia: affidabile cioè deve produrre lo stesso risultato ogni volta che lo si usa per misurare la stessa cosa, sensibile cioè deve cogliere le proprietà che esso misura anche quando sono presenti in piccole quantità, cioè deve cogliere variazioni molto piccole. Misurare il comportamento umano Il limite principale nel misurare il comportamento umano è definito dal fenomeno delle caratteristiche della domanda , ovvero quelle condizioni difficili attraverso cui è complesso comprendere la spontaneità della persona osservata, perché spesso esso si comporta secondo le attese, che tendono a complicare l’analisi dell’osservatore. Esiste però una tecnica per aggirare il limite, ovvero quella del setting osservazionale, che prevede l’osservazione delle persone in ambienti naturali senza che esse se ne accorgano, tecnica utile per ottenere dati scientifici spontanei. Oggi però questa tecnica non si può utilizzare sugli adulti per questioni di privacy, però a volte viene utilizzata in ambito infantile. Ci sono però dei limiti in questa tecnica: -alcuni fenomeni psicologici non avvengono spontaneamente, ovvero a volte l’osservatore per ottenere particolari informazioni deve necessariamente creare una situazione affinché questi dati si manifestino, e a quel punto il fenomeno non è più spontaneo. -in alcune circostanze è necessaria l’interazione diretta con il paziente, per esempio svolgendo un test della personalità. Quando non è applicabile l’ osservazione naturalistica e possibile consentire alle persone di rispondere ai quesiti dell’osservatore in forma anonima o privata, inoltre si possono misurare alcuni comportamenti involontari, come le risposte fisiologiche (es. la contrazione oculare delle pupille che misura il livello di interesse). Altro metodo per evitare le caratteristiche della domanda è quella di rendere le persone inconsapevoli, ad esempio ignorando il vero scopo per cui sono osservate, ma, non potendo ingannare la persona osservata bisogna infine rivelare il vero scopo della ricerca. Per fare ciò gli psicologi usano storie di copertura, spiegazioni fuorvianti per evitare che si intuisca lo scopo, oppure utilizzano dei distrattori, cioè delle domande inutili, senza senso, per mascherare il vero scopo della ricerca.

Descrizione delle misure È importante cogliere le informazioni fondamentali di una distribuzione di frequenza tramite la statistica descrittiva per osservare come sono organizzati i dati in funzione della frequenza. Vi sono due tipi di statistiche descrittive utilizzate per descrivere due caratteristiche importanti: -la tendenza centrale dove è posizionata la maggiore delle misure, ovvero dove la frequenza è la più alta (=media). -la variabilità rappresenta l’ampiezza della campana, ovvero quando differiscono tra loro le misure. Ci sono inoltre 3 indici della tendenza centrale:

  • moda, valore più frequente tra tutte le misure osservate
  • mediana , valore centrale della distribuzione che la divide in due parti uguali
  • media, media aritmetica tra tutte le misure osservate.

SPIEGAZIONE: perché le persone fanno quel che fanno? Il metodo della spiegazione permette di capire il perché le persone fanno ciò che fanno. La variabile , qualcosa che varia da un individuo all’altro o nel tempo sullo stesso individuo, con la correlazione è possibile invece stabilire se due variabili variano assieme. Esprime la relazione che può esistere tra due variabili. La correlazione permette di capire se al crescere della variabile anche l’altra resce (attenzione: non è una relazione tra causa-effetto ma la relazione tra due variabili) attraverso il coefficiente di correlazione (-1<r<1), ovvero una misura che esprime direzione e la forza della correlazione. La correlazione può assumere diverse forme: correlazione perfetta positiva , correlazione perfetta negativa e assenza di correlazione.