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La Rieducazione dei Ragazzi Difficili: Un Approccio Pedagogico, Sintesi del corso di Pedagogia

Capitolo 8 La dilatazione del campo di esistenza Capitolo 9 La figura e il ruolo dell'educatore professionale Capitolo 10 La costruzione di una nuova visione del mondo

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 11/01/2017

Sennar6
Sennar6 🇮🇹

4.5

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CAPITOLO 8
Un luogo comune che si ha sui ragazzi difficili è quello di credere che questi ragazzi
in virtù delle loro esperienze e del loro stile di vita abbiano una crescita più veloce
rispetto ai ragazzi normali, questo è dovuto all'ampiezza della loro esperienza.
L'unico problema di questa precocità è l’incongruenza tra età anagrafica e esperienze
vissute, secondo alcuni questo spiegherebbe perchè i ragazzi siano cresciuti in un
determinato modo e siano diventati così. Ciò non basta perchè più dal tipo di
esperienza che viene fatta e dalla sproporzione quello che conta è la qualità delle
esperienze, il modo di relazionarsi con tali esperienze, anche perchè in realtà la
situazione del ragazzo difficile è dovuta dalla combinazione di questi due elementi
che condiziona il modo di essere del ragazzo. Il punto non è quello di trovare la causa
del comportamento antisociale ma quello di offrire una serie di incontri diversi, di
ampliare le loro esperienze e di porli in maniera diversa nei confronti del mondo. Si
devono confrontare con esperienze diverse dalle proprie, provocarli nel fargli pensare
che il mondo può essere diverso da quello che intendo loro, ci si può relazionare in
modo diverso da quello a cui erano abituati. Le pratiche educative non devono
limitarsi a farli allontanare da quello che è il loro stile di vita ma proporne dei nuovi.
Un intervento rieducativo che si limita a sostituire una vita povera di esperienze
rischia di ottenere una condotta socialmente sopportabile ma limitata a determinate
esperienze, non cambia nel profondo il ragazzo ma gli cambia solo il modo di essere.
- I limiti, l'assenza e la distorsione dell'intenzionalità condividono il fatto che il
ragazzo si senta impotente nei confronti del mondo, si senta una nullità. Nel primo
caso (limiti dell'intenzionalità) il ragazzo vede il mondo troppo grande, c'è un eccesso
di mondo, nel secondo caso (assenza) c'è un atteggiamento di impotenza nei confronti
del mondo c'è un eccesso di io perchè nonostante il ragazzo si pensi onnipotente, il
mondo continua lo stesso a fuggire al suo dominio. Quando si ha a che fare con questi
ragazzi è evidente il senso di rinuncia che li caratterizza, sembrano spavaldi e
provocatori ma in realtà sono insoddisfatti e deboli, davanti a questo senso di nullità è
necessario pensare a quella che è la percezione del ragazzo difficile: deve essere visto
come un soggetto che tramite questo atteggiamento antisociale cerca un modo per
non sentirsi schiacciato dal mondo. Obiettivo fondamentale del processo rieducativo
è quello di creare un ottimismo esistenziale: quel senso di serenità e di appagamento
che i ragazzi provano nel momento in cui si sentono protagonisti è indispensabili per
la realizzazione di un progetto. Affinché ciò avvenga bisogna far riferimento alle
pratiche di ricostruzione: nessun incentivo può essere efficace se non vengono
colmate le carenze materiali e affettive soprattutto se è stato allontanato dall'ambiente
che lo ha portato a comportarsi in un determinato modo, ciò è indispensabile affiché
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CAPITOLO 8

Un luogo comune che si ha sui ragazzi difficili è quello di credere che questi ragazzi in virtù delle loro esperienze e del loro stile di vita abbiano una crescita più veloce rispetto ai ragazzi normali, questo è dovuto all'ampiezza della loro esperienza. L'unico problema di questa precocità è l’incongruenza tra età anagrafica e esperienze vissute, secondo alcuni questo spiegherebbe perchè i ragazzi siano cresciuti in un determinato modo e siano diventati così. Ciò non basta perchè più dal tipo di esperienza che viene fatta e dalla sproporzione quello che conta è la qualità delle esperienze, il modo di relazionarsi con tali esperienze, anche perchè in realtà la situazione del ragazzo difficile è dovuta dalla combinazione di questi due elementi che condiziona il modo di essere del ragazzo. Il punto non è quello di trovare la causa del comportamento antisociale ma quello di offrire una serie di incontri diversi, di ampliare le loro esperienze e di porli in maniera diversa nei confronti del mondo. Si devono confrontare con esperienze diverse dalle proprie, provocarli nel fargli pensare che il mondo può essere diverso da quello che intendo loro, ci si può relazionare in modo diverso da quello a cui erano abituati. Le pratiche educative non devono limitarsi a farli allontanare da quello che è il loro stile di vita ma proporne dei nuovi. Un intervento rieducativo che si limita a sostituire una vita povera di esperienze rischia di ottenere una condotta socialmente sopportabile ma limitata a determinate esperienze, non cambia nel profondo il ragazzo ma gli cambia solo il modo di essere.

  • I limiti, l'assenza e la distorsione dell'intenzionalità condividono il fatto che il ragazzo si senta impotente nei confronti del mondo, si senta una nullità. Nel primo caso (limiti dell'intenzionalità) il ragazzo vede il mondo troppo grande, c'è un eccesso di mondo, nel secondo caso (assenza) c'è un atteggiamento di impotenza nei confronti del mondo c'è un eccesso di io perchè nonostante il ragazzo si pensi onnipotente, il mondo continua lo stesso a fuggire al suo dominio. Quando si ha a che fare con questi ragazzi è evidente il senso di rinuncia che li caratterizza, sembrano spavaldi e provocatori ma in realtà sono insoddisfatti e deboli, davanti a questo senso di nullità è necessario pensare a quella che è la percezione del ragazzo difficile: deve essere visto come un soggetto che tramite questo atteggiamento antisociale cerca un modo per non sentirsi schiacciato dal mondo. Obiettivo fondamentale del processo rieducativo è quello di creare un ottimismo esistenziale: quel senso di serenità e di appagamento che i ragazzi provano nel momento in cui si sentono protagonisti è indispensabili per la realizzazione di un progetto. Affinché ciò avvenga bisogna far riferimento alle pratiche di ricostruzione: nessun incentivo può essere efficace se non vengono colmate le carenze materiali e affettive soprattutto se è stato allontanato dall'ambiente che lo ha portato a comportarsi in un determinato modo, ciò è indispensabile affiché

il ragazzo acquisti una nuova immagine di se stesso. In secondo luogo è utile che il ragazzo incontri degli adulti che siano capaci di colmare i suoi bisogni, in relazione alla sua età e alla sua esperienza; l'educatore deve stabilire dei rapporti affettivi adeguati e rassicuranti. Il percorso prevede delle gratificazioni per il ragazzo anche se i successi sono piccoli. L'educazione all'ottimismo necessita di strategie finalizzate al suo raggiungimento.

  • Un'altra strategia educativa è quella dell'educazione al bello. È una delle strategie più efficaci per giungere alla creazione di un ottimismo esistenziale. Questa educazione al bello consiste nel far compiere delle esperienze centrate sul bello e di costituire nella creazione all'interno del ragazzo, di un vero e proprio senso estetico. Una caratteristica che accomuna i ragazzi difficili è quella di una sorta di sordità al bello, non sono capaci di percepire il bello della vita, di se stessi e delle loro esperienze. È una strategia diretta che serve al ragazzo per cercare di capire che c'è altro oltre alla realtà a cui era abituato, non ci sono solo elementi negativi. Prevede un percorso che parte da una esperienza di bello naturale, come le gite in montagna, per giungere al bello artistico-culturale, partire da esperienze più semplici per arrivare a esperienze più gradi. Se questo percorso viene proposto in maniera adeguata si inizieranno a vedere i primi segni di assimilazione del bello e l'interesse per questo scopo. L'obiettivo di queste esperienze è quello di riuscire a far collocare il ragazzo in una prospettiva diversa nei confronti del mondo. L'esposizione ad esperienze tutte diverse tra loro è un principio metodologico e pedagogico fondamentale in quanto si tratta di far sperimentare al soggetto di emettere un giudizio, attribuire un significato al reale. Queste esperienze del bello producono un nuovo modo per interpretare la realtà, producono la capacità di riconoscere l'altro come soggetto e in grado di produrre un'altra interpretazione del mondo simile alla propria (piano della socializzazione). Si insiste molto sull'educazione al bello perchè i ragazzi difficili solitamente non comprendono all'interno della realtà questo giudizio estetico, è possibile che l'intervento rieducativo focalizzandosi sul bello vada a innescarsi su un terreno nuovo perchè l'educazione non deve scontrarsi su un qualcosa di già costruito. Il giudizio estetico contribuisce alla definizione della realtà quindi per dei ragazzi costretti ad un senso di nullità l'esperienza del bello si rileva come un modo per creare una nuova prospettiva. Essa offre un modo per intendere ogni altra esperienza, proporre l'idea che ci sia del bello ovunque. Quando un ragazzo ha affinato la capacità di vedere il mondo dal punto di vista della bellezza avrà anche individuato una fonte di gratificazione, permette di credere che il bello possa esserci e non è soltanto qualcosa che può essere predicato dagli altri ma la bellezza non è altro che la conseguenza del

CAPITOLO 9

L'educatore ha un ruolo di rieducazione nei confronti del ragazzo difficile. Bisogna dire che l'educatore deve creare una relazione di fiducia con il ragazzo, una relazione che deve essere un rapporto di accettazione reciproca. Questo significa che l'educatore deve mostrarsi sempre disponibile all'ascolto, alla comprensione cercando anche di soddisfare le pretese del ragazzo, nel caso in cui queste siano sintomo di disagio e nascondano la voglia di attenzione. Questa disponibilità non deve mai apparire come un qualcosa di dovuto al ragazzo, nel senso che l'educatore non deve apparire come un soggetto manipolabile, il ragazzo non deve avere la sensazione di poter manipolare a proprio piacimento l'educatore. Il primo obiettivo dell'educatore è quello di fare capire al ragazzo quanto sia inutile ed infondata la diffidenza che questi può mostrare nei suoi confronti e fargli capire che è possibile fidarsi di lui. A sua volta l'educatore deve accettare i ragazzo, fargli capire che ha fiducia in lui e nelle sue capacità di cambiamento. Per molti ragazzi questo incontro con l'educatore può essere un prima esperienza d'incontro con un adulto che si rivolge nei suoi confronti non per sanzionare un comportamento ma per comprenderlo, ed è per questo che in un primo momento l'educatore deve adottare una tecnica del non parlare del comportamento antisociale del ragazzo ,soprattutto quando si tratta di un reato, in questo modo si cerca prima di creare n rapporto con il ragazzo e poi affrontare l'argomento, creare un rapporto significativo in quanto l'educatore deve porsi come punto di riferimento. L'educatore deve porsi ad una giusta distanza, deve avere il giusto grado di autorevolezza nei confronti del ragazzo, deve esservi una distanza pedagogica: un rapporto di fiducia tra il ragazzo e l'educatore che però non cada in un eccesso di complicità. Il ragazzo deve capire che c'è qualcuno disposto ad accoglierlo e capirlo, che ci sono altre persone da accettare, metterlo di fronte al fatto che l'alterità (differenza) è un vincolo che va riconosciuto e va accettato, vincolo che da un lato è limite per il proprio agire ma dall'altro è una possibilità perchè la relazione con gli altri è sempre produttiva. L'educatore deve presentarsi come una persona autorevole, in grado di dare delle regole, di indirizzare l'agire verso degli scopi significativi per il ragazzo. Vi sono molti modi per mostrare al ragazzo la sua disponibilità, la sua autorevolezza: o attraverso il discorso; attraverso la dichiarazione verbale o attraverso l'impegno nelle attività, nelle cose concrete da fare insieme. Dichiarare la propria disponibilità ad un incontro è un approccio che solitamente non ha presa sul ragazzo, affinchè questo messaggio di intesa venga colto è dispensabile che questa disponibilità venga messa in scesa dall'educatore attraverso dei comportamenti, delle azioni, dei gesti. Importante è individuare degli oggetti mediatori: costruire un tipo di rapporto che vada a superare gli ostacoli, che preveda una confidenza tra i due che però va costruita man mano in quanto questa condivisione di quotidianità tra il ragazzo e l'educatore deve trasformarsi nell'occasione per sperimentare nuove possibilità, esperienze di vita diverse da quelle del proprio mondo e capire che ci sono altri modi di vivere e di rapportarsi con il mondo e con gli atri. La funzione dell'educatore è quella di provocare nei ragazzi una rivisitazione del proprio modo di vedere il mondo, ogni parola che appare definitiva rischia di comunicare l'opposto. L'errore è quello di rappresentarsi come unico modello possibile, nel senso che l'educatore deve

porsi sì come esempio nei confronti del ragazzo per fargli capire che vi sono altri modi di vedere il mondo e non che quello dell'educatore è l'unico possibile. Egli non deve proporre il SUO modo di vedere le cose come definitivo in quanto il punto non è quello di sostituire la visone del modo distorta del ragazzo con quella dell'educatore ma comunicare che il mondo, se stessi e gli altri possono essere percepiti in maniera diversa. Importante in questo percorso è l'esempio, ha una forte valenza pedagogica, ovvero far capire che vi sono nuovi modi di intendere e percepire il mondo e gli altri. Le strategie pedagogiche che si instaurano con i ragazzi (transfert pedagogico) posso avere delle conseguenze, delle risposte da parte dei ragazzi piuttosto forti. Il ragazzo difficilmente resta indifferente davanti a questo tipo di relazione e le risposte emotive dei ragazzi, qualsiasi esse siano anche se distorte o forti, sono indice del fatto che qualcosa al ragazzo è arrivato che il ragazzo è stato raggiunto. Il transfert pedagogico è un momento centrale nell'educazione dei ragazzi difficili in quanto attraverso esso è affidato il passaggio tra la rottura degli schemi abituali e un nuovo schema di percepire il mondo. In questo transfert un elemento importante è dato dalla componente erotica che lega il ragazzo all'educatore, spesso questo provoca un tentativo di identificazione con la figura dell'educatore. La componente erotica porta a dei casi in cui i ragazzi mostrano dei veri e propri segni di innamoramento nei confronti dell'educatore, non si parla di semplice ammirazione ma si sfocia in una vera forma di innamoramento. Per questo è importante che durante questo percorso ci sia la possibilità di rapportarsi con altri ragazzi proprio così da evitare che si sviluppi questa dipendenza nei confronti dell'educatore. I modi per costruire il transfert pedagogico dipendono anche dall'identità sessuale dei ragazzi con cui ci si relaziona. E' diverso il rapporto che si instaura tra educatori e ragazzi dello stesso sesso e quello tra educatori e ragazzi di sesso opposto. E' importante che all'interno delle strutture che accolgono i ragazzi vi sia un regime misto degli educatori. I rischi che derivano da una gestione non professionale del transfert sono innumerevoli, si va dalla vera e propria relazione sentimentale che si può istaurare tra l'educatore e il ragazzo fino ad arrivare a quello che è il pericolo più grave ovvero che il ragazzo possa fare proprio lo stile di relazione di cui l'educatore si fa portatore semplicemente per compiacerlo. La conseguenza di questa trasformazione per compiacenza è che si crei un legame di dipendenza tra il ragazzo e l'educatore. Un altro rischio è che l'educatore ceda alle manovre di seduzione del ragazzo e che cada nella sua rete perdendo quella che è la distanza pedagogica necessaria per far si che il processo educativo arrivi agli obiettivi prefissati. Un'altra tecnica per far sì che il rapporto con l'educatore effettivamente vada a buon fine è quella di fare delle attività, un progetto insieme. L'oggetto di quel fare insieme diventa un modo per modificare la realtà. L'inserimento del soggetto in un gruppo fa in modo che venga percepita in modo diverso la relazione tra educatore e ragazzo e che non vi sia un rapporto di esclusività. L'inserimento all'interno di un gruppo è fondamentale per lo sviluppo di attività collettive e per il riconoscimento dell'altro non solo all'interno del gruppo ma anche all'interno della società.

dall’educatore si affievolisce e porta al superamento del transfert, l’educatore diventa un confidente alla pari. In questa fase il ruolo dell’educatore muta continuando a rimanere delicato e deve controllare il suo modo di rapportarsi con il ragazzo durante questo passaggio.