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Breve riassunto del libro "Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento" di Piero Bertolini.
Tipologia: Sintesi del corso
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Pedagogia della devianza e della marginalità “Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento.” Pietro Bartolini
Primo capitolo I ragazzi difficili sono quei ragazzi che hanno difficoltà a riconoscersi come soggetti.
QUALI SONO I RAGAZZI DIFFICILI?
Secondo capitolo Le cause del comportamento antisociale o deviante sono:
Terzo capitolo Per capire i motivi di un comportamento antisociale è necessario riferirsi a: Un senso OGGETTIVO, costruito dall’osservatore esterno e rischia delle volte di non corrispondere e non essere adeguato al senso soggettivo. Un senso SOGGGETTIVO, è il senso costruito dal ragazzo stesso riguardante il suo stesso comportamento e il valore che hanno per lui l’esperienza e la realtà. Bisogna perciò recuperare il “postulato dell’adeguatezza”, cioè il senso oggettivo dell’osservatore e il senso soggettivo del ragazzo devono coincidere. Risulta importante “l’attività intenzionale della coscienza ”, cioè quella caratteristica dell’individuo che in quanto essere vivente ha la capacità di investire di senso il mondo naturale e sociale e dunque: ATTRIBUISCE SENSO AL MONDO, così il mondo si trasforma in oggetto di valore. IL SOGGETTO RICONOSCE L’ALTRO, perché non è solo col suo corpo e la sua mente, ma è nel mondo con gli altri. È grazie a questa sua relazione con l’altro che si garantisce un’esperienza oggettiva nel mondo, che è unica e identica per tutti
può lasciare che il ragazzo vada in giro sporco, è perciò importante far scomparire in lui quelle brutte abitudini e farlo diventare diverso e migliore. Un altro aspetto della vita del ragazzo su cui è importante intervenire è il suo modo di stare con gli altri. Si possono individuare due situazioni:
Altra cosa importante dell’educare al bello è che bisogna far capire al ragazzo che il mondo non è bello, ma può esserlo perché esso può esser trasformato. Oltre all’educazione al bello, esiste anche quella “al difficile”. Abbiamo visto che la vita del ragazzo difficile scorre senza alcuna responsabilità, egli non capisce la sua importanza nella costruzione della realtà. Cosa è auspicabile fare? Proporre al ragazzo di costruire delle esperienze dove impegno e responsabilità si rivelano strategie produttive per raggiungere uno scopo motivante per lui. Il percorso più efficace risulta quello centrato sulla difficoltà. Esso dovrà prevedere degli aiuti (dell’educatore o un altro ragazzo), ma è molto importante che il ragazzo faccia da solo. È importante che all’inizio il percorso preveda delle difficoltà lievi e superabili, dove il rischio di fallimento è nullo e poi via via il grado di difficoltà va aumentando. Ècomunque importante prevedere pure delle versioni collettive nella costruzione delle esperienze del difficile (come costruire una passerella su un torrente, riparare una barca). Per costruire la nostra storia infatti non abbiamo bisogno solo di noi stessi, ma dell’aiuto degli altri. Esistono due tipi di esperienza dell’altro: l’incontro del ragazzo con l’educatore e l’incontro del ragazzo con un gruppo di ragazzi. Il secondo tipo è sicuramente il migliore. Nei piccoli gruppi (di 5-6 ragazzi), si stabiliscono rapporti faccia a faccia con degli scambi che si basano sulla confidenza e l’intimità. Questo non è affatto negativo, perché permette l’aiuto reciproco, ma il ragazzo al di là di quei 4-5 amici intimi, non guarderà più nessun altro e resterà chiuso nella sua cerchia di amici. Anche il grande gruppo può risultare negativo, esso è dato da più di dieci persone, che sviluppano al loro interno delle gerarchie. L’educatore deve perciò essere consapevole dei rischi che può incontrare e spetta a lui costruire dei gruppi. Esiste anche l’educare con l’avventura, cioè ricercare il nuovo, lo straordinario, come escursioni, campeggi.
Si potrebbe instaurare una vera e propria relazione sentimentale tra educatore e ragazzo. Il ragazzo promette di cambiare solo se l’educatore starà per sempre con lui. L’educatore cede alla seduzione del ragazzo, perdendo la giusta distanza pedagogica. QUALI SONO I METODI PER EVITARE QUESTI RISCHI? L’educatore deve trattare il ragazzo come se fosse inserito in una collettività e non sia solo e deve cercare di spendere tutto il tempo facendo sempre qualcosa insieme, dei progetti... la cosa migliore èche l’educatore costruisca il gruppo.