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Relazione su Stefano Cucchi, Tesine universitarie di Storia

rapporti cucchi sui fatti avvenuti

Tipologia: Tesine universitarie

2017/2018

Caricato il 07/03/2018

sarararara
sarararara 🇮🇹

4.5

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IL CASO CUCCHI
Un’indagine medica indipendente
OTTOBRE 2015
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IL CASO CUCCHI

Un’indagine medica indipendente

OTTOBRE 2015

INDICE

Introduzione

Ricostruzione cronologica degli eventi

I processi

Il quadro traumatico

Le cause della morte

Un caso di tortura?

Il trauma psicologico e le sue conseguenze

  • Il trauma
  • Fattori traumatogeni
  • Sintomi da stress post-traumatico
  • Diagnosi
  • La riduzione dell’apporto alimentare

Conclusioni

Bibliografia

INTRODUZIONE

"Non è accettabile, dal punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia, non per cause naturali, mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato". Con queste parole Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Roma, ha commentato il caso Cucchi a pochi giorni della sentenza della Corte d’Appello che cinque anni dopo ha assolto tutti gli imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi, 31 anni, avvenuta il 22 ottobre 2009 nel reparto carcerario dell’ospedale Pertini di Roma. Inaccettabile, certamente. Ma c’è un aspetto più profondo, un’inquietudine, che pervade una vicenda emblematica nel mettere a nudo alcune gravi criticità del sistema penale italiano: l’elevato numero di persone che ogni anno muoiono in carcere (57 detenuti morti nei primi sei mesi del 2015, dei quali 24 suicidi^1 ); gli atti di violenza compiuti dalle forze di polizia e le difficoltà, tanto ad accertare le responsabilità individuali, quanto a erogare le conseguenti sanzioni penali; la mancanza di una legge che preveda il reato di tortura; il mancato accesso a cure adeguate per i detenuti. Un’inquietudine doppia dovremmo dire. Da una parte per il fatto stesso che una tale vicenda sia potuta accadere, oggi, a Roma, in Italia. Per il fatto, che in sei giorni si sia compiuta la demolizione di un essere umano mentre questi era affidato “alla responsabilità degli organi dello Stato”. Come ha osservato Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato, “nel corso di una lunghissima settimana, Cucchi ha conosciuto e attraversato dodici diversi luoghi, corrispondenti ad altrettanti istituti e strutture statuali (due caserme dei carabinieri, celle di sicurezza e aula di un tribunale, infermerie e stanze di pronto soccorso, prigione e reparto detentivo)”. Dall’altra perché ad oggi non è stato possibile fare luce su quanto accaduto, perché i processi celebrati non sono stati in grado di dirci perché Stefano Cucchi è morto e se qualcuno è stato responsabile di questa morte.

Medici per i Diritti Umani (MEDU) è un’organizzazione umanitaria indipendente che nella sua esperienza ha prestato assistenza sanitaria a centinaia di migranti e rifugiati che mentre si trovavano in stato di detenzione nel loro paese o durante la rotta migratoria sono stati vittime di violenza e trattamenti inumani e degradanti. In questa prospettiva, MEDU ha ritenuto coerente e necessario occuparsi di un caso italiano come quello di Stefano Cucchi che in una sola vicenda riassume i troppi nodi irrisolti riguardanti la tutela dei diritti fondamentali di coloro che sono privati della libertà personale nel nostro paese. A pochi giorni dalla morte, la famiglia decide di rendere pubbliche le foto del cadavere di Stefano all’obitorio, un corpo di una spaventosa magrezza, segnato da numerose lesioni, particolarmente evidenti al volto. Ed in effetti tra le poche cose su cui è stato raggiunto un ampio consenso tra le numerose consulenze tecniche, perizie ed indagini che si sono succedute in questi anni, queste sono proprio la sussistenza delle lesioni traumatiche e le condizioni di grave deperimento in cui versava Stefano Cucchi al

(^1) Osservatorio Ristretti Orizzonti

momento della morte. Divergenti sono invece le conclusioni riguardanti l’entità delle lesioni traumatiche riportate dal detenuto, in particolar modo alla colonna vertebrale, e l’eventuale valenza causale delle stesse lesioni nel determinismo della morte. Per quanto riguarda l’origine del quadro traumatico, le motivazioni della sentenza di appello sembrano finalmente ratificare una verità processuale decisiva nel momento in cui affermano che tali lesioni “debbono essere necessariamente collegate ad un’azione di percosse; e, comunque, ad un’azione volontaria” avvenuta dopo l’arresto.

Nello specifico, questa indagine medica sulla morte di Stefano Cucchi - che non è una consulenza di parte ma un lavoro realizzato in assoluta indipendenza - non si pone l’obiettivo di indagare ulteriormente le contrastanti ipotesi pro e contro l’esistenza di un nesso causale tra trauma e decesso già ampiamente dibattute nel corso dei due processi, quanto piuttosto lo scopo di analizzare eventuali quadri clinici che abbiano avuto una rilevanza nella tragica vicenda e nella morte di Stefano Cucchi e che non siano ancora stati presi in considerazione. Se infatti nel corso dei due processi, sono state analizzate minuziosamente le possibili cause e le conseguenze delle lesioni traumatiche subite da Cucchi e con altrettanta attenzione sono stati presi in considerazione gli altri possibili quadri patologici di natura organica, né le numerose consulenze né la stessa perizia disposta dalla Corte d’Assise hanno in alcun modo indagato il quadro psichico del paziente. Con questa indagine, abbiamo dunque ritenuto necessario verificare se accanto alle evidenti lesioni fisiche, vi siano state conseguenze psicologiche al trauma e se un eventuale quadro sintomatico indotto dal trauma psichico abbia influito significativamente sul decorso evolutivo che ha portato alla morte di Stefano Cucchi. L’indagine si basa sullo studio e l’analisi della documentazione processuale tra cui deposizioni, perizia, consulenze, documentazione sanitaria, memorie, motivazioni delle sentenze. E’ stata inoltre analizzata la documentazione della Commissione parlamentare di inchiesta. Nella ricostruzione della storia clinica di Stefano Cucchi sono stati ascoltati i familiari (i genitori e la sorella) ed alcuni operatori socio-sanitari della Comunità Ceis che hanno seguito il paziente durante il percorso riabilitativo dalla tossicodipendenza. Dalla narrazione cronologica degli eventi all’analisi delle conseguenze fisiche e psichiche del trauma, dalla riflessione sulla natura degli atti violenti alle considerazioni sulle causa della morte, questa indagine cerca di restituire una ricostruzione dei fatti compatibile tanto con la logica clinica quanto con la verità “umanamente accertabile e umanamente accettabile” del caso Cucchi.

bilateralmente di lieve entità e colorito purpureo. Riferisce dolore e lesioni anche alle regioni del rachide e agli arti inferiori, ma rifiuta anche l’ispezione. Evasivamente riferisce caduta per le scale avvenuta ieri”. Dopo la visita medica, intorno alle h. 15,00, Cucchi, viene portato nell’edificio “A”, (nelle cui prospicenze stazionano i mezzi dell’amministrazione adibiti al trasporto dei detenuti nell’istituto di destinazione) e affidato agli agenti del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, per essere condotto a Regina Coeli. Cucchi, arrivato a Regina Coeli alle h. 15,45, dopo essere passato all’accettazione presso l’Ufficio Matricola giunge all’Ufficio Casellario dove l’agente di turno procede, a sua volta, alla perquisizione e alla presa in carico degli oggetti personali. Cucchi effettua poi la visita medica cui vengono sottoposti i “nuovi giunti” prima di essere avviati in Sezione; senonché il medico che lo visita (Rolando Degli Angioli), alle h. 16,35 stila un certificato che ne dispone la visita ambulatoriale esterna con urgenza. Il dottor Degli Angioli riporta sul certificato quanto segue: “Roma 16/10/2009, ore 16, Nuovi Giunti Urgente art. 17 Ordinamento Penitenziario. Cognome: Cucchi, nome: Stefano, Sezione: Nuovi Giunti. Alla visita Nuovi Giunti il detenuto riferisce ‘caduta accidentale ieri dalle scale’. Presente ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale periorbitaria, algia della deambulazione arti inferiori. Pressione arteriosa: 90/60, frequenza cardiaca: 60 ritmico apiretico. Riferisce senso di nausea ed astenia. Si richiede RX cranio, si richiedono esami RX regione sacrale, non effettuabili nel pomeriggio in Istituto, visita neurologica. Diagnosi: lesioni ecchimotiche di natura da determinare. Indicazioni della sede di ricovero: Pronto Soccorso Ospedale Fatebenefratelli. Mezzo comune: no. Ambulanza: Sì, convenzionata. Vengono altresì rilevati il peso (52kg) e l’altezza (168 cm) del detenuto. Contrariamente a quanto previsto dalla procedura di routine, Stefano Cucchi è l’unico tra i nuovi giunti di quel giorno a non venire sottoposto alla visita psicologica di ingresso. Il certificato stilato dal dottor Degli Angioli viene lasciato sul tavolo dell’agente Furiglio che intorno alle h. 17,00/17,30 ne prende visione ed allerta l’Ispettore di Sorveglianza (Michele Fiore), competente per la predisposizione della scorta per l’ambulanza; detta scorta si rende disponibile per le h. 18,00 circa, (poiché contemporaneamente c’era stato un altro detenuto da mandare in urgenza al Pronto Soccorso), ma l’ambulanza arriva soltanto alle h. 19,30. Finalmente, alle 19.50 Cucchi parte per il Pronto Soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli, trasportato a bordo dell’ambulanza, dove giunge alle ore 20 del 16 ottobre. All’ospedale viene eseguita una radiografia della colonna che evidenzia una frattura del corpo vertebrale di L sull’emisoma sinistro e una frattura della I vertebra coccigea. All’esame obiettivo il paziente presenta dolore acuto alla palpazione a livello della regione sacrale e assenza di deficit neurologici focali. Stefano rifiuta il ricovero e ritorna pertanto a Regina Coeli verso le 23. Alle 23.20 viene annotato sul suo diario clinico: “Rientra dal P.S Fatebenefratelli Isola Tiberina dove rifiuta ricovero. Riferisce morbo celiaco e microcitemia. Rif. TD eroina e cannabinoidi. Saltuariamente cocaina. Riferisce crisi comiziali. Riferisce terapia con Gabapentin e Rivotril”. Il medico di turno, presa visione della documentazione sanitaria del Fatebenefratelli e del rifiuto al ricovero di

Cucchi, ne dispone l’immediato trasferimento, a mezzo barella, posto che il detenuto lamenta forti dolori alla schiena, presso il Centro Clinico del penitenziario. Verso le 11 del 17 ottobre il dottor Gianluca Piccirillo, medico di guardia del Centro Clinico di Regina Coeli, viene chiamato dall’infermiera della Sezione, (Griselda Olivares), perché Cucchi lamenta nausea e dolenzia diffusa, brividi di freddo, ma non febbre, e dice di non potersi alzare per il gran dolore. Il dottore gli chiede come mai ha rifiutato il ricovero la sera prima, ma lui “era come se non volesse parlare”, chiede un antidolorifico, (gli viene poi somministrata una fiala di “Toradol” dal dottor Pitillo, anch’egli in servizio quella mattina); alla fine ammette di aver rifiutato il ricovero perché in Ospedale non si può fumare. Il dottor Piccirillo e il dottor Pitillo, rivalutata congiuntamente la situazione, concordano per tentare nuovamente il ricovero ospedaliero del paziente, ma questa volta previamente accertandosi che egli acconsenta. Stefano viene quindi di nuovo portato in ambulanza all’Ospedale Fatebenefratelli in preda a forti dolori alla schiena. Presso il Pronto Soccorso gli viene applicato un catetere poiché presenta difficoltà ad urinare (al posizionamento del catetere fuoriescono 400 cc di urina limpida) e dopo alcuni iniziali resistenze si convince ad accettare il ricovero anche per l’aggravato persistere del dolore. Poiché il Fatebenefratelli non ha posti disponibili, viene dunque inoltrata la richiesta di ricovero a tutti gli Ospedali di Roma, come da prassi, ma questa volta nessuno ha un posto-letto libero, tranne la Struttura Protetta, (così chiamata perché ospita soltanto detenuti), dell’Ospedale Sandro Pertini, per fare ingresso nella quale manca tuttavia un’autorizzazione dell’Amministrazione Penitenziaria, che tarda a pervenire per la difficoltà di reperire personale negli uffici stante l’ora tarda, (si sono fatte nel frattempo le h. 14), e la giornata di sabato. Per quanto riguarda gli accertamenti che gli ha fatto il medico di guardia del Fatebenefratelli (dottor Bastianelli), preso atto, per quanto detto dallo stesso paziente, che il dolore è diventato importante, le sue condizioni generali sono per il resto stazionarie, viene eseguito un emocromo, posto in indicazione dall’ortopedico, che registra un decremento dell’emoglobina; le altre analisi mostrano inoltre un lieve aumento dell’azotemia; il paziente non lamenta deficit neurologici. Alle 19 circa del 17 ottobre perviene al Fatebenefratelli l’autorizzazione del competente ufficio dell’Amministrazione Penitenziaria e Cucchi viene trasferito a mezzo ambulanza e scortato dagli agenti di polizia penitenziaria nella Struttura Protetta dell’Ospedale Pertini dove viene preso in carico, alle h. 19,40 circa, unitamente alla documentazione sanitaria rilasciata dal Fatebenefratelli dagli agenti Salvatore Angelo Chessa, e Biagio Carletta che informano sommariamente il detenuto sulle regole della struttura: si può fumare solo dalle h. 13,00 alle h. 22,00; si sta chiusi in stanza come in cella e non c’è il passeggio. Cucchi, essendo “ barellato ”, in esito alle disposizioni impartite dalla dottoressa Caponetti, alle h. 19,45 viene accompagnato direttamente al piano di degenza dove l’infermiere (Domenico Lo Bianco), procede alla raccolta dei dati da trascrivere sulla cartella infermieristica. Cucchi viene poi sottoposto ad elettrocardiogramma (ECG), che risulta incompleto (mancano le derivazioni precordiali VI e V6): da esso si rileva la presenza di un ritmo atriale basso, o giunzionale, alla frequenza di 46 bpm; intervallo

viva. Paziente in decubito prono coatto. Si consiglia esecuzione di rx del tratto lombare mirata su L3 e del bacino +sacro”. Eventuale approfondimento TC lombare ove esistessero avallamenti e/o scomposizioni. Da rivedere dopo rx…”. Lo stesso 19 ottobre Cucchi esegue la radiografia della colonna come prescritta dall’ortopedico. Il 20 ottobre Stefano Cucchi rifiuta una visita oculistica sollecitata dai medici del reparto per la presenza degli ematomi perioculari. Il diario infermieristico riporta che il paziente. “rifiuta vitto (dieta x celiaci) ”. Lo stesso giorno si legge nel diario clinico: “Rifiuta visita medica riferendo dolorabilità diffusa…rifiuta ECG (bradicardia).” e poi ancora un’ulteriore annotazione lo stesso giorno: “Azotemia 61 mg/dl; aumento di amilasi, lipasi, GOT, GPT. Si propone al paziente terapia infusionale con Sol. Fisiologica che il paziente rifiuta. Si raccomanda pertanto idratazione orale (il paziente tuttavia esprime verbalmente disinteresse per le proprie condizioni di salute)…”. Nella notte, Stefano lamenta insonnia e per questo gli viene somministrata terapia ipnoinducente (stilnox). Sempre il giorno 20, Stefano Cucchi scrive di suo pugno una breve lettera destinata ad un operatore della comunità Ceis. Nella missiva si legge: “ Caro Francesco, sono al S.Pertini in stato di arresto, SCUSAMI se ora sono di poche parole, ma sono giù di morale e posso MUOVERMI poco. Volevo sapere se puoi fare qualcosa per me. Adesso ti saluto a te a agli altri operatori. CIAO STEFANO CUCCHI P.S. PER FAVORE ALMENO RISPONDIMI, A PRESTO ”. Gli esami ematici del 21 ottobre rilevano, tra l’altro, un ulteriore incremento dell’urea (183 mg/dl) e un valore alterato della sodiemia (156 mEq/L a fronte di valori di riferimento di 135-145 mEq/L). Anche gli enzimi epatici GOT (270U/I) e GPT ( U/I) risultano aumentati così come la bilirubina totale (2,34 mg/dl) e diretta (0, mg/dl). Il 21 ottobre viene annotata sul diario clinico una nuova consulenza ortopedica: “ Presa visione rx eseguite sacro coccige non apparenti lesioni fratturative. RACHIDE LOMBARE frattura disco somatica L3 (emisoma). Necessita di riposo a letto indifferente posizione per altri 15-20 gg (possibile anche non in ricovero sanitario)… ”. Lo stesso giorno si leggono sul diario inoltre due ulteriori annotazioni. La prima: “Continua a rifiutare terapia idratante per via endovenosa. Rifiuta, inoltre, TC cerebrale ed ECG”. La seconda annotazione del giorno è anche l’unica in tutto il diario clinico controfirmata da Stefano Cucchi: “Visti gli esami ematochimici eseguiti questa mattina, si propone nuovamente al paziente reidratazione endovenosa ma il paziente rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato e con l’assistente della comunità Ceis di Roma. Lo stesso rifiuta anche di alimentarsi, come sta facendo dall’ingresso, per lo stesso motivo. Per lo stesso motivo rifiuta anche di effettuare ecografia dell’addome ”. Segue la firma di Stefano Cucchi. L’annotazione poi prosegue: “ Il paziente accetta comunque idratazione orale. Ha un atteggiamento oppositivo e diffidente. E’ polemico sul vitto che gli viene portato, affermando di non poter mangiare riso, patate e carne in quanto celiaco, come gli sarebbe stato comunicato dal medico che gli ha diagnosticato la malattia. Si cerca di spiegare al paziente che quegli alimenti non sono affatto contenenti glutine e possono essere assunti tranquillamente dai pazienti affetti da celiachia, ma appare diffidente. Si consegna al paziente la lista degli alimenti privi e contenenti glutine, scaricato dal sito dell’associazione italiana celiaci. Predispongo, in

accordo con il direttore (dott. Fierro) Relazione clinica da inviare domattina al magistrato ”. La relazione clinica viene in effetti preparata dalla Dottoressa Corbi il giorno 21, ma non verrà mai inviata al magistrato dal momento che la mattina successiva Stefano Cucchi morirà. Ecco il testo della lettera: “ “… il paziente in oggetto è stato ricoverato presso il nostro reparto in data 17 ottobre u.s., trasferito dall’ospedale Fatebenefratelli di Roma. Presso il suddetto ospedale era stata documentata radiograficamente la presenza di frattura vertebrale L3 e frattura della Ia vertebra coccigea a causa di un trauma. Il paziente è in condizioni generali molto scadute, riferisce di essere affetto da crisi epilettiche, per cui sta effettuando terapia, da malattia celiaca diagnosticata 15 giorni fa e da “anoressia” non meglio specificata. Il signor Cucchi ha un atteggiamento oppositivo, per nulla collaborante e di fatto rifiuta ogni indagine anche non invasiva. Ha rifiutato una visita oculistica che avrebbe dovuto effettuare per la presenza di vistosi ematomi del volto e perioculari e ha rifiutato di sottoporsi ad ecografia dell’addome, proposta per il rialzo dei livelli di transaminasi e bilirubina. Ha inoltre rifiutato espressamente qualsiasi terapia reidratante endovenosa, necessaria per la presenza di un quadro di insufficienza renale da disidratazione e ha affermato anche di rifiutare anche di alimentarsi, accettando di bere liquidi ed assumere la terapia orale, finché non parlerà con il suo avvocato. Quanto sopra per informarLa delle attuali condizioni di salute del paziente e delle difficoltà della gestione clinica. Restiamo a disposizione per ulteriori chiarimenti”. Nel diario infermieristico del 21 ottobre si legge: “N.B. Non si è alimentato a cena. Segnalare quanta acqua beve e controllare se beve!”. L’ultima annotazione nel diario clinico di Stefano Cucchi è datato 22 ottobre ore 6.15: “ Vengo chiamata dal personale infermieristico in quanto il paziente non risponde agli stimoli. All’ingresso nella stanza trovo il personale infermieristico che ha già iniziato rianimazione cardiopolmonare. Posizionamento cannula di Mayo. Ossigenoterapia al 100%. Massaggio cardiaco. Posizionamento di monitor ECG che mostra in più derivazioni asistolia. Si prosegue rianimazione cardiopolomonare fino alle ore 6.45. Al monitor persiste asistolia. Si esegue ECG. Si sospendono le manovre rianimatorie. Decesso alle 6.45 ”. Nel certificato di morte si legge: “Si certifica che il Sig. Cucchi Stefano, nato a Roma il 01/10/1978, è deceduto per presunta morte naturale in data odierna alle ore 6.45, presso il reparto di Medicina protetta”.

Riepilogo degli esami ematici disponibili correlati all’equilibrio idro-elettrolitico ed energetico (da Perizia medica collegiale) Giorno Sodio (mEq/L) 135 - 145

Potassio (mEq/L) 3,5-5,

Urea (mg/dl) 60 - 110

Glicemia (mg/dl) 60 - 110

Osmolarità plasm (300mOsm/L)

Hb (g/dl)

13,

Ht

35%

Creatinina (mg/dl) <1, 30/IX* 145 4,5 97 81 299 9,8 28,7 1, 16/X** 11,6 34, 17/X** 151 3,8 77 80 310 9,9 28,9 0, 18/X 10,7 31, 19/X 161 40 11,1 33,9 0, 20/X 21/X 156 4,4 183 320 11,8 35,7 0, 22/X *PS S.Camillo Vannini: etanolo 2 mg/dL vn,<0,5; ** PS FBF

CAPITOLO 3

Il QUADRO TRAUMATICO

Il primo elemento che appare con chiarezza dall’esame dibattimentale, già nel processo di primo grado, è che al momento dell’arresto, avvenuto il 15 ottobre alle 23.30, Stefano Cucchi non presentava le lesioni traumatiche che poi saranno motivo del suo invio al Pronto Soccorso del Fatebenefratelli e successivamente del ricovero presso la Struttura protetta dell’ospedale Pertini. A questo proposito sono significative sia la deposizione del maresciallo Mandolini, comandante della stazione dei carabinieri dove viene condotto Stefano Cucchi subito dopo il suo arresto:

Ciononostante – a dire del maresciallo Mandolini – “il signor Cucchi era una persona tranquilla, spiritosa, anche abbastanza … e abbiamo fatto anche quattro chiacchiere insieme del … cioè l’episodio che era successo e quant’altro”; “quindi posso soltanto dire che era abbastanza tranquillo, si … si è anche scherzato, aveva anche dei tratti molto spiritosi, con un linguaggio romanesco simpatico insomma”, (cfr. pp. 8/9 trascrizioni 28/4/2011). In ordine al suo aspetto fisico, le uniche particolarità evidenti, la sua magrezza e le occhiaie marroni, (secondo il Mandolini non dissimili da quelle visibili sulla fotografia scattatagli il giorno seguente all’ingresso di Regina Coeli, cfr. p. 38, così anche Tedesco), ne rendevano palese lo stato di tossicodipendente da lunga data, tuttavia – a dire del carabiniere Aristodemo – , (cfr. p. 127 trascrizioni udienza 28/4/2011), il Cucchi, quando lo aveva visto lui, “non era così gonfio e rosso” come appariva dalla foto di ingresso a Regina Coeli. (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 2)

sia dei genitori che vedono Stefano in occasione della perquisizione domiciliare, eseguita intorno all’1.30 di notte del 16 ottobre:

riguardo alle sue condizioni fisiche, Cucchi non aveva detto nulla di particolare ai suoi genitori, né costoro avevano rilevato alcunchè in merito, (cfr. deposizione m.llo Speranza, p.131 trascrizioni 28/4/2011). Il padre del ragazzo, Giovanni, (sentito all’udienza del 16/5/2011, pp. 86/ trascrizioni), ha dichiarato che la sera della perquisizione “Stefano era perfetto, era normale”, (cfr. pp. 91 e 107 trascrizioni 16/5/2011); analoghe dichiarazioni ha reso la madre Calore Rita; (cfr. p. 144 trascrizioni udienza 16/5/2011: “ PM: quando lei lo ha visto il giorno della perquisizione, cioè la sera, la notte della perquisizione, stava bene? DICH. CALORE: benissimo. PM: camminava normalmente? DICH. CALORE: tranquillo, come lo avevo lasciato dopo cena, stava benissimo. PM: aveva dei segni particolari sul volto? DICH. CALORE: no, assolutamente, assolutamente no”. ) (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 3)

Secondo la perizia medico-legale disposta dalla III Corte d’Assise di Roma in occasione del processo di primo grado, le lesioni da azione contusiva a maggior valenza traumatica rinvenute sul corpo di Stefano Cucchi e occorse con certezza successivamente all’arresto sono tre: al capo - in regione frontale sinistra e parieto- temporale destra - e in regione sacrale:

Pertanto le uniche sedi mostranti lesioni contusive certamente attribuibili ad un evento contusivo violento avvenuto tra l’arresto e il ricovero, e con caratteri riconducibili a dinamiche lesive di una certa importanza, sono il capo e il sacro. (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 104)

Identificate le tre sedi certamente di interesse (sacro, regione frontale sinistra e parietale destra) va commentata la modalità di produzione nonché la dinamica lesiva alla fonte di questo quadro, vale a dire se tali lesioni siano state prodotte da un evento accidentale o da terzi. (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 104)

La perizia esclude invece che la frattura alla terza vertebre lombare (L3), evidenziata dalle due radiografie effettuate al Fatebenefratelli e al Pertini, fosse recente:

In definitiva, gli esami radiografici e microscopici permettono di concludere, ed in maniera univoca, che non vi sono fratture vitali o recenti sulla terza vertebra lombare. (Perizia medico-legale, pag.78)

Del tutto divergenti sono le conclusioni dei consulenti tecnici delle parti civili, nettamente a favore di un interessamento traumatico recente di L3:

In sintesi: Lo studio radiologico della colonna vertebrale del tratto lombare dimostra la frattura del corpo vertebrale di L3 che appare ridotto in altezza con cedimento della limitante somatica e avvallamento del suo profilo nella parte superiore di sinistra. (Conclusioni dei consulenti tecnici delle parti civili, Motivazioni sentenza primo grado, pag. 89)

Presenza di frattura cronica consolidata del corpo vertebrale L3. Allo stesso tempo vi è presente una frattura acuta moderatamente dislocata dell’angolo superiore posteriore dello stesso corpo vertebrale (Second opinion su un dossier di immagini, Memoria Cucchi, Avvocati Anselmo e Pisa, pag.215)

In ogni modo, ai fini della trattazione che segue, prenderemo in considerazione le lesioni su cui esiste un indiscusso consenso, ossia, le due presenti al livello del capo e quella sacrale. Dal punto di vista della perizia medico-legale tali lesioni sono compatibili sia con un evento accidentale sia con una violenza subita da terzi:.

In definitiva il quadro traumatico osservato si accorda sia con un'aggressione, sia con una caduta accidentale, né vi sono elementi che

DICH. SCHIRONE: guardi, non ho insistito, però se non ricordo male mi disse: "ieri degli ami ... ho litigato con degli amici”. (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 10)

La stessa mattina del 16 ottobre a un altro carabiniere della stessa pattuglia riferisce di essere caduto dalle scale:

Le dichiarazioni al riguardo rese dal carabiniere Schirone trovano conferma in quelle del carabiniere Mollica, quantunque queste ultime siano state oggetto di diverse contestazioni da parte del PM, (cfr. p. 55 trascrizioni udienza 23/5/2011): “DICH. MOLLICA: [……… ] Dopo un po’ (Cucchi) si è alzato a metà, a fatica, e l’ho visto subito in viso che aveva dei … gonfiori intorno agli occhi, mi è venuto subito la domanda se aveva bisogno di un medico e lui ha rifiutato il medico, dopo di che gli ho chiesto come mai aveva questi … questi gonfiori, questi cerchi intorno agli occhi, ben visibili e… e lui mi ha risposto che erano stati dei suoi … dei suoi amici. Allora gli ho detto… gli ho ribadito dicendo: chi? Gli ho detto così e lui ha detto: no, so’ caduto dalle scale” (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 10)

Il teste Samura Yaya, trattenuto nelle celle di sicurezza di Piazzale Clodio insieme a Cucchi, riferisce che Stefano gli avrebbe confidato di essere stato picchiato dalle “guardie”:

Ha poi proseguito narrando che quando egli era tornato dopo la sua convalida era stato messo in una cella insieme a Stefano il quale gli aveva raccontato “senti, guarda, guardia fare me … è stronzo, picchiato me”, poi si era tirato su fino al ginocchio i pantaloni e gli aveva fatto vedere quello che gli avevano fatto le guardie: “era tagliato un po’ e era rosso”, “ho visto che zoppicava, io dovevo andare piano piano perché avevo le manette , però lui (non) poteva andare forte, ho visto che lui era ferito e non poteva andare forte… , andava piano piano perché aveva la ferita … neanche poteva sedere bene, era seduto sempre così perché neanche poteva sedersi”; (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 17)

Al medico dell’ambulatorio della città giudiziaria di piazzale Clodio, dottor Ferri, Cucchi invece riferisce di nuovo la versione della caduta dalle scale:

ho chiesto che cosa fosse successo eccetera, e lui andandosene mi disse che il giorno prima (ndr15 ottobre) era caduto dalle scale, scendendo le scale (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 34)

Anche all’agente capo La Rosa che lo prende in consegna alla città giudiziaria per essere condotto a Regina Coeli, Cucchi dice di essere caduto dalle scale la notte precedente:

ancora La Rosa gli chiedeva: “com’è che stai conciato così?” ricevendo la seguente risposta: “stanotte sono caduto dalle scale”, mentre i detenuti presenti commentavano: “ma quali scale – dice – ha fatto un incontro di pugilato però faceva il sacco anziché il pugile”. (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 35)

All’agente Mastrogiacomo che lo prende in consegna una volta arrivato a Regina Coeli alle 15,45 del 16 ottobre, Stefano racconta una nuova versione fornita di qualche dettaglio; quella del pestaggio da parte dei carabinieri:

“gli ho chiesto perché l’avevano arrestato e mi aveva detto che l’avevano fermato con un po’ di … roba, così,e che era stato diciamo menato all’atto dell’arresto …. cioè all’inizio ha detto così, i Carabinieri, poi dopo glielo ho richiesto dice: ‘all’atto dell’arresto’, mi ha detto, queste parole”, “che era stato pestato all’atto dell’arresto, sino a che è stato in piedi diciamo, ha … parato qualche colpo e poi per terra non … non si è potuto para’, mo da chi e come non lo so” (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 36)

Con il medico che lo visita all’ingresso di Regina Coeli, dottor Degli Angioli, Cucchi torna alla versione della caduta accidentale dalle scale:

“Roma 16/10/2009, ore 16,35 Nuovi Giunti Urgente art. 17 Ordinamento Penitenziario. Cognome: Cucchi, nome: Stefano, Sezione: Nuovi Giunti. Alla visita Nuovi Giunti il detenuto riferisce ‘caduta accidentale ieri dalle scale’. (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 37)

Un altro teste, Alaya Tarek, compagno di cella di Cucchi a Regina Coeli, afferma invece che Stefano gli avrebbe raccontato di essere stato picchiato dai carabinieri durante tutta le notte precedente:

In proposito, vengono innanzitutto in rilievo le dichiarazioni rese al PM, (e acquisite, con il consenso delle parti, agli atti del dibattimento), da Alaya Tarek, imputato di reato connesso, il quale, all’udienza dell’11/10/2011, si è avvalso della facoltà di non rispondere, (cfr. pp. 54/56 relative trascrizioni). Costui, compagno di cella di Cucchi a Regina Coeli, aveva riferito che la sera in cui Cucchi era entrato nella cella aveva freddo, si sentiva male, aveva gli occhi cerchiati e camminava a fatica, tanto che lui gli aveva chiesto: “che è successo?” , ricevendo questa risposta: “mi hanno riempito di botte, tutta la notte preso botte dai Carabinieri”, “ho preso tante botte in Caserma dai Carabinieri” ; Cucchi gli aveva ancora detto di essere stato arrestato per un “pezzo di fumo”. (Motivazioni sentenza primo grado, pag. 24)

Giunto per la prima volta al Pronto Soccorso del Fatebenefratelli, Cucchi avrebbe di nuovo parlato di caduta con il medico che lo visita: