Ikenberry
Le crepe nell’ordine liberale internazionale
Per duecento anni, l’obiettivo dell’ordine liberale è stato l’edificazione di un ordine mondiale aperto, basato su regole
e orientato verso idee progressiste. Questo ordine liberale si espanse poi in tutto il mondo con la fine della guerra
fredda e il collasso dell’Unione Sovietica, momento in cui le grandi rivalità di potere e la competizione ideologica
erano ai minimi storici.
Oggi questo grande progetto è in crisi e i sintomi sono molteplici:
➢ Innanzitutto, le potenze che più fra tutte hanno fatto di più per dare una sfumatura liberale all’ordine
internazionale sembrano ora discostarsene e rifiutare il proprio ruolo:
- La Gran Bretagna con il referendum per la Brexit del 2016.
- Gli Stati Uniti, con l’elezione di Trump, si sono trovati per la prima volta sotto la guida di un presidente
attivamente ostile alle idee centrali dell’internazionalismo liberale.
- L’Unione Europea, silenzioso baluardo dell’ordine liberale occidentale, si è sforzata per anni di riunire le
proprie democrazie liberali e attenuare le divergenze geopolitiche e nazionalistiche, ma, negli utili tempi,
questo impegno è stato messo da parte per dedicarsi a problemi più gravi che affliggono l’UE (i flussi
migratori, gli squilibri monetari, la stagnazione delle economie, il nazionalismo reazionario).
➢ Con l’indebolimento delle coalizioni di governo centriste e liberali, si sono affermati movimenti di rivolta
nazionalista e populista.
➢ Cina e Russia sono andate sempre più verso il rifiutare l’ordine costituito dagli Stati Uniti, osteggiando le
influenze occidentali all’interno dei propri confini e cercando di espandere le proprie sfere di influenza.
Questa crisi viene interpretata in molteplici modi:
➢ Alcuni fanno risalire questi problemi alla crisi finanziaria del 2008, che ha aumentato la disuguaglianza
economica e ha alimentato il discontento delle democrazie più avanzate.
➢ In molti guardano invece a questa crisi come il declino dell’egemonia americana e, in questo senso, essa
sarebbe risolvibile con una ridistribuzione di autorità e ruoli all’interno del sistema, adattando cioè l’ordine
liberale alla modernità e passando oltre gli assetti del dopoguerra.
➢ In altri ancora sostengono che l’internazionalismo americano è imprescindibile dall’egemonia americana e
perciò la contrazione del ruolo americano equivarrà per forza di cose alla contrazione dell’ordine liberale.
Secondo questa visione, dunque, il lungo predominio del liberalismo occidentale cederà il posto ad un ordine
post-liberale organizzato in base ad altri principi e istituzioni. In questo senso, alcuni vedono la Cina come
nuovo centro del sistema liberale post-occidentale. Potrebbe però anche venirsi a costituire un sistema
decentralizzato composto di regioni, blocchi e sfere di influenza, così come potrebbe essere che il destino
dell’ordine internazionale sia in realtà la frammentazione.
➢ Altri sostengono che i fondamenti di questa crisi sono molto più profondi, e risalgano alla crisi dei valori
illuministi e della modernità liberale.
La tesi
Ikenberry sostiene che l’internazionalismo liberale abbia ancora un futuro come modo di organizzazione del sistema
internazionale e che esso non abbia fallito, ma che sia piuttosto rimasto vittima del proprio successo, perché, nella
transizione da ordine liberale occidentale a ordine globalizzato avvenuta dopo la guerra fredda, ha perso di vista i
propri obiettivi e perciò vi è il dovere da parte degli internazionalisti liberali moderni di ripensare e adattare alla
modernità il proprio progetto.