Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Riassunto "Introduzione alle relazioni internazionali"- Grieco, Ikenberry, Mastanduno, Dispense di Relazioni Internazionali

Una panoramica sulle relazioni internazionali, definendo i vari attori coinvolti e i livelli di analisi utilizzati per comprendere gli eventi. Vengono inoltre presentate le domande fondamentali che guidano lo studio delle relazioni internazionali.

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 02/10/2023

Ester.23
Ester.23 🇮🇹

5

(1)

16 documenti

1 / 51

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
I"N"T"R"O"D"U"Z"I"O"N"E"""AL"L"E"""R"E"L"A"Z"I"O"N"I"""I"N"T"E"R"N"A"Z"I"O"N"A"L"I""
Capitolo 1- capire le relazioni internazionali
Per$relazioni$internazionali$si$intendono$quelle$relazioni)politiche,)economiche,)sociali)e)culturali)tra)due)o)
più)paesi,$e$anche$quelle$relazioni$che$i$governi$stringono$con$attori$importanti.$Oggi$gli$stati-nazione$
interagiscono$in$un$sistema)di)scambi)a)livello)globale,$si$combattono$ancora$delle$guerre,$ma$il$potenziale$
distruttivo$delle$armi$moderne$ha$indotto$un$nuovo$elemento$di$cautela$per$quanto$riguarda$la$gestione$dei$
conflitti.$Inoltre,$attori$statali$e$rispettivi$governi$condividono$il$teatro$internazionale$con$nuovi$attori$non$statali,$
come$le$multinazionali.$
A$partire$dal$1900$e$ancora$oggi$vediamo$la$forte$ingerenza$statunitense$nelle$relazioni$internazionali,$anche$se$è$
il$paese$storicamente$meno$influenzato$dalle$guerre.$Francia$e$Germania,$opposte$per$secoli,$hanno$collaborato$
sia$in$ambito$politico$che$economico$all’interno$di$quella$che$oggi$chiamiamo$Unione$Europea$e$
nell’Organizzazione$del$Trattato$dell’Atlantico$del$Nord.$
È$presente$la$crescente$instabilità$economica$e$la$difficoltà$di$trovare$misure$per$risolvere$la$crisi$finanziaria$che$
ha$minato$la$ricchezza$sia$europea$che$del$mondo$intero.$Le$relazioni$internazionali$non$si$limitano$a$conflitti$e$al$
movimento$di$beni$e$valute,$ma$riguardano$anche$la$libertà$degli$individui$di$attraversare$i$confini$nazionali$
(spesso$serve$un$permesso$speciale).$
Tra$la$fine$degli$anni$40’$e$80’$l’Europa$era$divisa$in$due$dalla$cortina$di$ferro$e$dal$Muro$di$Berlino,$ed$ha$
caratterizzato$le$relazioni$internazionali$del$periodo.$
Oggi$si$contano$196$paesi$che$interagiscono$l’uno$con$l’altro$in$ambito$politico,$economico,$sociale,$culturale$e$
scientifico,$intrattenendo$anche$relazioni$con$una$serie$di$organizzazioni)governative)internazionali.$I$governi$
hanno$anche$interazioni$continue$con$quegli$attori)privati)il)cui)operato)è)di)natura)transnazionale.$
1.2$elementi$fondamentali$dello$studio$delle$relazioni$internazionali$
Il$primo$passo$è$quello$di$identificare$gli$attori$fondamentali$delle$Relazioni$Internazionali$
- Leader)nazionali,$coloro$che$detengono$il$potere$esecutivo$e$sono$quindi$autorizzati$a$prendere$
decisioni$in$ambito$militare$e$di$politica$estera$a$nome$del$loro$paese$
- Stati,$entità$politiche$che$possiedono$un$territorio$con$dei$confini$ben$definiti$e$un’autorità$politica$per$
esercitarne$la$sovranità$
- Nazioni,$costituite$da$gruppi$di$persone$che$condividono$una$cultura,$storia$o$lingua$comune,$
solitamente$trascendono$i$confini$dei$singoli$stati$
- Stati-nazione,$una$particolare$unità$politica$abitata$da$persone$che$condividono$una$cultura,$storia$o$
lingua$comune$(sono$poche,$Albania$o$Islanda)$
- Attori)non)statali,$attori$diversi$dallo$stato$i$quali$operano$sia$all’interno$che$all’esterno$dei$confini$
statali$(multinazionali,$organizzazioni$ecclesiastiche$o$terroristiche)$
Quando$parliamo$di$interesse$degli$stati$intendiamo$che$quello$stato$vuole$mantenere$oppure$raggiungere$una$
particolare$condizione$a$livello$globale$così$importante$da$volerne$sostenere$i$costi.$
Gli$stati$perseguono$quindi$questo$obiettivo$tramite$lo$sviluppo$e$l’implementazione$di$una$particolare$strategia$
che$unisci$i$fini$e$i$mezzi$e$che$usa$particolari$strumenti)di)policy.$
$
Nelle$Relazioni$Internazionali$sono$molto$importanti$le$teorie$che$ci$aiutano$a$capire$perché$un$determinato$
avvenimento$è$accaduto$e$quale$sia$la$probabilità$che$questo$evento$possa$ripetersi.$$Ci$si$serve$di$uno$
strumento)analitico,$ovvero$la$struttura)dei)livelli)di)analisi$ideata$da$Walts$e$Singer,$è$importante$scegliere$
quali$attori$e$quali$processi$causali$enfatizzare,$decidere$esattamente$dove$andare$alla$ricerca$di$una$spiegazione$$
- Livello)di)analisi)individuale,$si$concentra$sull’impatto$che$decisori$individuali$hanno$sulle$Relazioni$
Internazionali$e$sulla$politica$estera$(esperienze$e$ambizioni$personali,$psicologia$sulla$personale$
capacità$di$giudizio$di$alcuni$leader$nazionali$e$del$loro$entourage)$
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33

Anteprima parziale del testo

Scarica Riassunto "Introduzione alle relazioni internazionali"- Grieco, Ikenberry, Mastanduno e più Dispense in PDF di Relazioni Internazionali solo su Docsity!

I N T R O D U Z I O N E AL L E R E L A Z I O N I I N T E R N A Z I O N A L I

Capitolo 1- capire le relazioni internazionali Per relazioni internazionali si intendono quelle relazioni politiche, economiche, sociali e culturali tra due o più paesi , e anche quelle relazioni che i governi stringono con attori importanti. Oggi gli stati-nazione interagiscono in un sistema di scambi a livello globale , si combattono ancora delle guerre, ma il potenziale distruttivo delle armi moderne ha indotto un nuovo elemento di cautela per quanto riguarda la gestione dei conflitti. Inoltre, attori statali e rispettivi governi condividono il teatro internazionale con nuovi attori non statali, come le multinazionali. A partire dal 1900 e ancora oggi vediamo la forte ingerenza statunitense nelle relazioni internazionali, anche se è il paese storicamente meno influenzato dalle guerre. Francia e Germania, opposte per secoli, hanno collaborato sia in ambito politico che economico all’interno di quella che oggi chiamiamo Unione Europea e nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. È presente la crescente instabilità economica e la difficoltà di trovare misure per risolvere la crisi finanziaria che ha minato la ricchezza sia europea che del mondo intero. Le relazioni internazionali non si limitano a conflitti e al movimento di beni e valute, ma riguardano anche la libertà degli individui di attraversare i confini nazionali (spesso serve un permesso speciale). Tra la fine degli anni 40’ e 80’ l’Europa era divisa in due dalla cortina di ferro e dal Muro di Berlino, ed ha caratterizzato le relazioni internazionali del periodo. Oggi si contano 196 paesi che interagiscono l’uno con l’altro in ambito politico, economico, sociale, culturale e scientifico, intrattenendo anche relazioni con una serie di organizzazioni governative internazionali. I governi hanno anche interazioni continue con quegli attori privati il cui operato è di natura transnazionale. 1.2 elementi fondamentali dello studio delle relazioni internazionali Il primo passo è quello di identificare gli attori fondamentali delle Relazioni Internazionali

  • Leader nazionali , coloro che detengono il potere esecutivo e sono quindi autorizzati a prendere decisioni in ambito militare e di politica estera a nome del loro paese
  • Stati , entità politiche che possiedono un territorio con dei confini ben definiti e un’autorità politica per esercitarne la sovranità
  • Nazioni , costituite da gruppi di persone che condividono una cultura, storia o lingua comune, solitamente trascendono i confini dei singoli stati
  • Stati-nazione , una particolare unità politica abitata da persone che condividono una cultura, storia o lingua comune (sono poche, Albania o Islanda)
  • Attori non statali , attori diversi dallo stato i quali operano sia all’interno che all’esterno dei confini statali (multinazionali, organizzazioni ecclesiastiche o terroristiche) Quando parliamo di interesse degli stati intendiamo che quello stato vuole mantenere oppure raggiungere una particolare condizione a livello globale così importante da volerne sostenere i costi. Gli stati perseguono quindi questo obiettivo tramite lo sviluppo e l’implementazione di una particolare strategia che unisci i fini e i mezzi e che usa particolari strumenti di policy. Nelle Relazioni Internazionali sono molto importanti le teorie che ci aiutano a capire perché un determinato avvenimento è accaduto e quale sia la probabilità che questo evento possa ripetersi. Ci si serve di uno strumento analitico , ovvero la struttura dei livelli di analisi ideata da Walts e Singer, è importante scegliere quali attori e quali processi causali enfatizzare, decidere esattamente dove andare alla ricerca di una spiegazione
  • Livello di analisi individuale , si concentra sull’impatto che decisori individuali hanno sulle Relazioni Internazionali e sulla politica estera (esperienze e ambizioni personali, psicologia sulla personale capacità di giudizio di alcuni leader nazionali e del loro entourage)
  • Livello di analisi statale , include tutte quelle idee, ragionamenti e dibattiti che si concentrano su una particolare caratteristica, sia essa politica o economica, di determinati paesi o Stati (teoria della pace democratica, sistemi economici)
  • Livello di analisi internazionale , gli Stati non sono unità politiche isolate ma sono collegati da una stretta rete di relazioni nel sistema internazionale. Questo sistema è caratterizzato da anarchia , in quanto c’è la mancanza di un’autorità centrale al di sopra degli Stati che funzioni da arbitro durante le situazioni conflittuali e che protegga gli Stati più deboli da quelli più forti Tra le domande fondamentali delle Relazioni Internazionali troviamo: “ cosa causa la guerra ?” Le risposte sono varie e fanno riferimento ai livelli di analisi sopracitati. Il primo livello si concentra su leader nazionali troppo aggressivi o ambiziosi, quelli del secondo su determinati tipi di Stati o gruppi di pressione interni molto influenti e quelli del terzo al contesto internazionale all’interno del quale operano gli Stati. Nessuna di queste spiegazioni è giusta o sbagliata e il primo passo è riuscire a categorizzare i ragionamenti e capire la loro origine. I vari livelli non sono isolati l’uno dall’altro sono integrano punti di vista apparentemente differenti , aggiungendo anche nuovi livelli di analisi (che sono puramente teorici, la realtà è molto più complessa). 1.3 riconoscere le domande fondamentali Il sistema internazionale moderno nasce con la pace di Westfalia del 1648 e con la creazione dello stato-nazione. Già dalle guerre del Peloponneso Tucidide aveva iniziato l’analisi delle motivazioni che avevano portato al conflitto, senza riportare gli eventi e fermarsi a una descrizione. Tutto parte da delle domande fondamentali che sono
  • Ricorrenti nella storia , sono applicabili e diversi periodi
  • Irrisolte , non si è raggiunta una soddisfazione unanime
  • Significative e dotate di un senso rotondo , in quanto influenzano da sempre la vita dei singoli individui, degli Stati e dell’intero sistema internazionale Sono importanti perché rimangono rilevanti nel lungo periodo, aiutano a non perdersi all’interno del sistema e ci permettono di capire lo sviluppo dello studio delle Relazioni Internazionali. Non esiste un numero preciso di domande fondamentali, né un elenco di domande condivise da tutti gli studiosi. Ci si può chiedere perché emergano nuove potenze che vengono a volte accolte o limitate da quelle già esistenti per avere una prospettiva di pace e stabilità sia nel Sistema internazionale odierno che in quello futuro; ci si può interrogare su eventuali conflitti e su come la sola esistenza delle armi nucleari e delle altre armi di distruzione di massa ponga un problema fondamentale per la politica internazionale, sull’importanza e le implicazioni di tali armi per la diplomazia e per il modo di fare la guerra; si può indagare la situazione economica partendo da un’analisi del passato quando le potenze volevano proteggere le proprie economie dal Sistema Internazionale, da quando sono passate a una prima fase di globalizzazione con un sistema caratterizzato da intensi scambi commerciali con varie economie europee per instaurare rapporti con paesi di tutto il mondo e aumentare considerevolmente la ricchezza mondiale, dalle crisi causate dalla prima guerra mondiale e dalla Grande Depressione del 29’ quando si chiusero i mercati agli scambi internazionali, a oggi che siamo nella seconda fase della globalizzazione, con un nuovo livello di benessere economico e ulteriori disuguaglianze. È interessante anche capire perché la figura dello Stato costituisca l’attore principale della politica, come è nato e sopravvissuto, come sopravvivrà alle slide poste dagli attori non statali. Queste domande fondamentali possono essere unite ai livelli di analisi in un’unica struttura organizzativa. 1.4 tracciare collegamenti Una conoscenza completa delle Relazioni Internazionali comprende anche l’analisi dei vari contesti regionali e globali, la distinzione tra interessi comuni e non e il riconoscimento di quelle relazioni causali che influenzano i risultati delle interazioni tra gli attori. È importante capire anche come i vari leader nazionali, i governi e addirittura intere nazioni possano vere prospettive differenti sulla medesima questione. È necessario considerare 3 tipi diversi di connessioni concettuali

*è importante tenere a mente altri due collegamenti, quello tra politica internazionale ed economia internazionale , e quello tra politica interna e politica estera : le politiche estere degli Stati sono fortemente influenzate dalla loro controparte interna e viceversa. 1.5 vedere il mondo da diverse prospettive L’ordine internazionale in cui viviamo è quello desiderabile, oppure vorremmo vederlo diversamente? La risposta a questa domanda dipende totalmente da chi siamo “ noi ”. È importante sottolineare come queste prospettive cambino sia di Stato in Stato, che all’interno dei paesi stessi. È quindi fondamentale considerare la politica internazionale da diverse prospettive, visto che lo studio delle Relazioni Internazionali cerca di capire il comportamento di Stati e individui a livello internazionale e come questo comportamento sia influenzato dal modo in cui gli individui percepiscono l’arena internazionale e la loro posizione all’interno di essa. Anche la prospettiva nazionale di un paese è influenzata da diversi fattori, tra cui spicca la propria esperienza storica, le proprie caratteristiche razziali, etniche e religiose. Anche la dimensione del territorio e il potere relativo sono importanti (più uno stato-nazione è estero e più potere ha, è più incline a cercare di stabilire o modificare la proposizione a livello internazionale invece di essere un attore passivo), e anche la posizione geografica incide sull’aggressività di uno Stato (circondato da altri Stati o al sicuro con barriere naturali). Essere sensibili alle diverse prospettive mondiali è di grande aiuto nel combattere la tendenza a vedere le Relazioni Internazionali largamente e unicamente da una prospettiva caratterizzata da potere e prosperità. Le grandi potenze sono sempre state al centro dello studio delle Relazioni Internazionali e oggi gli Stati Uniti svolgono questo ruolo, dal momento che la presenza americana, sia culturale che economica, può essere ritrovata praticamente in ogni angolo del mondo. Non c’è niente di male nel vedere le Relazioni Internazionali dalla prospettiva degli stati più potenti, basta che sia messa a paragone con altre prospettive. Le Relazioni Internazionali sono influenzate dalle profonde variazioni che avvengono a livello di storia, geografia, identità, cultura e aspirazioni, le quali caratterizzano lo scenario globale. Uno degli sbagli che si rischia di commettere è quello di partire dall’assunto, implicito o esplicito, che i valori, gli ideali e le istituzioni di un determinato paese siano universali e considerare quindi che il resto del mondo sia semplicemente una replica imperfetta. I cittadini americani hanno preso conoscenza di ciò con gli eventi dell’11/09, quando hanno dovuto interrogarsi sul perché dell’ostilità nei loro confronti. Nel 1985 Morgenthau propose 4 regole fondamentali per svolgere al meglio l’esercizio diplomatico, tra cui:” guardare allo scenario politico dal punto di vista di altre nazioni”. Adottare prospettive diverse aiuta altresì a riconoscere la presenza costante di elementi di divisione e di differenza all’interno di qualsiasi sistema internazionale. Le divisioni che intercorrono possono essere tra situazioni di ricchezza e povertà, tra stati sviluppati e in via di sviluppo, tra nord e sud, all’interno dei vari stati, su temi ambientali, tra est e ovest durante la guerra fredda e quindi il mondo era in questo caso diviso tra paesi comunisti e non comunisti. L’esistenza di differenze e divisioni tra gli Stati all’intero di qualsiasi sistema internazionale ci porta a considerare un altro problema costante: quello degli stati insoddisfatti (esempi sono la Germania, il Giappone e l’Italia dopo la Prima guerra mondiale). Questi sono stati scontenti della propria posizione nel sistema internazionale, i quali tendono ad aumentare il proprio potere, oppure impegnano politiche aggressive davanti alla possibilità di accrescere la propria posizione relativa. Uno stato insoddisfatto è potenzialmente pericoloso, non è facile individuarne uno con precisione anche se saper separare uno stato insoddisfatto da uno stato difensivo è estremamente importante. Una politica estera adeguata dipende quindi anche da un’adeguata comprensione della prospettiva del paese che si vuole prendere in considerazione.

Capitolo 2- la nascita di un sistema globale di Stati, dal 1500 a oggi à come si è passati da un mondo frammentato a un sistema di Stati globale e integrato per il quale l’ordine è una problematica costante? 2.1 l’inizio: il mondo nel 1500 Nel 1500 la maggior parte dell’emisfero orientale non era composto da Stati ma da imperi , entità politiche che includevano uno spazio geografico esteso, molte popolazioni diverse e l’accentramento dei poteri nelle mani di una sola persona. Tra i principali troviamo la Cina con le sue dinastie imperiali, il Giappone, l’India, l’Impero ottomano e l’Africa sub-sahariana. Per quanto riguarda l’Europa erano presenti degli Stati dinastici che non si svilupparono tutti in quel periodo e nemmeno in tutta l’Europa occidentale, mentre anche nelle Americhe si notava la presenza degli imperi Azteco e Inca. Il mondo del 1500 era dunque frammentato in diverse regioni governate da imperi o, in Europa, da un intreccio complesso di stati dinastici, città-Stato e piccoli ducati. Nel livello di analisi individuale, la maggior parte degli individui non ricopriva alcun ruolo nella governance delle entità all’interno delle quali vivevano. 2.2 la formazione del sistema politico internazionale, 1500- 1900 Tra il 1500 e il 1815 in Europa viene a crearsi un sistema di Stati, ed è importante interrogarsi sul perché riuscirono a ottenere il controllo di una così vasta porzione del mondo e della sua popolazione. Dal XV al XVII secolo fa la sua comparsa in Europa un sistema di Stati in competizione tra loro. I motivi di questa comparsa sono essenzialmente due: il feudalesimo europeo e la presenza del Sacro Romano Impero come un’unione di attori. La formazione di questo sistema è anche la conseguenza involontaria di una serie di fallimenti, da parte dei leader europei, nel tentativo di creare un impero in Europa iniziato da Carlo V tra il 1519 e il 1556, e terminato da Adolf Hitler tra il 1933 e il 1945. I leader degli stati europei strinsero delle alleanze le quali riuscirono a respingere con successo ogni tentativo di dominio imperiale in Europa. Queste alleanze erano tali da mettere da parte forti divergenze identitarie nei confronti di due comunità molto diverse dalla propria (Francia cattolica con i principati tedeschi e i turchi ottomani per bloccare la crescita degli Asburgo). Con la pace di Westfalia del 1648 si forma un insieme di stati sovrani all’interno del quale non esiste un’autorità superiore. Il sistema westfaliano di Stati implicava che ogni stato avesse piena autorità politica all’interno del proprio territorio e che fosse libero di gestire la propria politica estera con gli altri Stati, creando così un sistema interstatale in Europa. Nessuno stato riuscì a coprire una posizione egemone a causa dell’equilibrio causato dalla minaccia degli altri Stati. I conflitti continuarono e dopo una serie di governi rivoluzionari Napoleone venne sconfitto nel 1815 da un’alleanza che diede vita al cosiddetto concerto europeo con l’obiettivo di creare un ordine internazionale di pace e cooperazione continua tra le grandi potenze. Dalla metà del XVI fino alla fine del XIX secolo alcuni stati europei iniziano la “corsa alle colonie” a causa del mercantilismo secondo cui: il potere militare è l’obiettivo primario degli Stati che dipende dal benessere economico che è presente in una quantità fissa nel mondo (uno stato è ricco e potente a discapito di altri). Il miglior modo per accrescere ricchezza e potenza è l’ imperialismo , una strategia statale che prevede la conquista di Stati terzi e la creazione di colonie sulle quali esercitare un controllo di tipo politico ed economico, in modo da poterne sfruttare le risorse e la popolazione. Le potenze commerciali hanno sempre avuto una grande importanza, sia nel periodo della scoperta dell’America che successivamente con il colonialismo. Gli inglesi riuscirono a fondare il più vasto impero oltreoceano e durante tutto il XIX secolo e durante l’inizio del XX le principali potenze imperiali europee (assieme agli Stati Uniti, Germania, Giappone, Belgio e Italia) rafforzarono i propri possedimenti coloniali e allargarono i propri imperi in nuove regioni.

Tra queste troviamo la restituzione dell’Alsazia e della Lorena, alcuni territori polacchi e tutti i possedimenti coloniali, gli fu proibito possedere una flotta aereo e un esercito con più di 100 000 uomini e dovette acconsentire all’occupazione della Renania. Tra le clausole più dure però c’era l’obbligo di pagare i costi di riparazione ai vincitori europei, e di farsi carico della responsabilità dello scoppio della guerra. Nacquero 7 nuovi Stati e gli imperi vennero smembrati. I paesi vincitori formarono la Società delle Nazioni per dare agli Stati un piano legale e istituzionale a livello internazionale per risolvere così ulteriori conflitti, facendosi garante della sicurezza collettiva con un’alleanza difensiva per sconfiggere l’aggressore (se una forza militare di uno Stato terzo attacca un membro tutti gli altri si mobilitano per difenderlo). Gli accordi di Versailles e la Società delle Nazioni si dimostrarono però inefficaci al mantenimento della stabilità e della pace globale. Inizialmente tra il 1924 e il 1928 sembrò che si potesse godere di una nuova era di cooperazione internazionale ma negli anni successi questa situazione cambiò completamente a causa della Grande Depressione, nazismo, fascismo e imperialismo giapponese che minarono la pace. Nel 1919 si formò in Germania la Repubblica di Weimar ma la Francia insistette per un’applicazione rigorosa del Trattato di Versailles e soprattutto dei costi, causando così la crisi della Ruhr (occupazione della regione più industrializzata del territorio tedesco). La Germania subì un’iperinflazione e gli americani idearono dei piani di aiuto con conseguenti accordi: nel 1924 il Piano Dawes, nel 1925 gli Accordi di Locarno per far si che i tedeschi accettassero la disposizione dei confini (soprattutto con Francia e Belgio), nel 1926 la Germania entrò a far parte delle Nazioni Unite e nel 1928 fu stipulato il patto Kellog-Briand per la pace perpetua. Nel 1929 cadde la borsa di Wall Street dando inizio alle Grande Depressione , e molte nazioni adottarono politiche del rubamazzo protezioniste, facendo collassare ancora di più la finanzia e il commercio globale. In Germania nel 1933 Adolf Hitler divenne cancelliere e portò il suo paese fuori dalla Società delle Nazioni, nel 1922 Mussolini si mise a capo dei partiti fascisti, in Giappone presero il controllo i militari e in Russia salì al potere Stalin. Hitler iniziò a rioccupare la Renania causando una crisi, annesse l’Austria forzatamente e ottenne anche i territori dei Sudeti in Cecosclovacchia con l’Accordo id Monaco; nel frattempo Francia e Inghilterra decisero di non intervenire proseguendo una politica dell’ appeasement. Nel 1939 la Germania strinse il patto Molotov-Ribbentrop di non aggressione con la Russia, e il 1 settembre attaccò la Polonia dichiarando guerra. Portò avanti una Blietzkrieg in Europa, venne sconfitta nella battaglia aerea d’Inghilterra con Winston Churchill e nel 1941 attaccò a sorpresa la Russia. Il Giappone entrò in guerra attaccando nello stesso anno la base americana di Pearl Harbor e Hitler venne bloccato nella battaglia di Stalingrado ; gli alleati entrarono in Sicilia e liberarono l’Italia, e nel 1945 ci fu lo sbarco in Normandia. Nel 1942 gli americani vinsero la battaglia delle Midway e sconfissero il Giappone definitivamente con lo sgancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. 2.4 la sfida globale della Guerra Fredda, 1945- 1989 La collaborazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica venne meno a seguito del secondo conflitto mondiale e iniziò un periodo caratterizzato da un’altissima tensione, la Guerra Fredda. Nel 1944 si formò l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per stabilire e mantenere una pace duratura durante il dopoguerra, la Germania venne divisa dia vincitori in quattro zone di occupazione e le potenze europee vivevano in condizioni disastrose, aggravate dalla fine del colonialismo con il principio di autodeterminazione. Questo conflitto può essere visto e letto da diverse prospettive

responsabilità dell’Unione Sovietica, la causa scatenante è stata la politica aggressiva di Stalin iniziata nel 1945 nella conferenza di Yalta imponendo un governo comunista in Polonia. Gli Stati Uniti erano incerti sulla risposta da dare, nel 1946 Kennan inviò il lungo telegramma dove affermava che l’URSS non poteva essere un partner affidabile e iniziava così la strategia del containment per contenere quegli sforzi percepiti come

espansionistici. Questa idea venne portata avanti dalla Dottrina Truman e dal piano Marshall per fornire. Un prestito a fondo perduto ai paesi dell’Europa occidentale in modo da poter resistere alla pressione sovietica. Nel 1949 si formò la NATO dall’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico come reazione dell’aggressività euro- americana all’aggressività sovietica.

responsabilità degli Stati Uniti, si sono dimostrati fin dal principio ostili all’URSS, negandogli categoricamente di avere delle sfere di influenza in Europa orientale e centrale per, al contrario, creare un mondo sicuro per la democrazia statunitense e per il capitalismo. Preoccupata per la propria sicurezza, secondo questa visione l’URSS non ha potuto rispondere che con aggressività. errore di interpretazione delle azioni della controparte viste come aggressive e minacciose. Il problema principale era quello della sicurezza e ogni tentativo, da ambo le parti, di aumentare la propria sicurezza finì per diminuirla drasticamente a causa della reazione che provocava nell’altra. scontro inevitabile tra due superpotenze continentali presenti nel sistema bipolare, ognuno dei paesi incentivò a provare ad aumentare il numero dei propri alleati. Tutte queste visioni ci fanno capire che una particolare percezione , sia essa corretta o errata, di un potenziale avversario può portare alla creazione di una spirale di conflitti ; a livello di analisi statale siamo portati a pensare che i paesi comunisti o capitalisti siano più pronti a sostenere politiche estere aggressive o espansionistiche e anche a considerare la relazione tra politica interna o esterna; nel livello di analisi internazionale il punto fondamentale è il dilemma della sicurezza. La Guerra Fredda era un vero e proprio ordine internazionale caratterizzato da un alto livello di tensione e da un persistente rischio di conflitto tra le due superpotenze. Questo ordine aveva tre principali direttive

  • Esistenza di solide alleanze : NATO e Patto di Varsavia del 1955 che si combattevano lungo la cosiddetta “cortina di ferro”. Entrambe le potenze temevano che se anche solo uno degli Stati nella loro sfera di influenza avesse cambiato fazione avrebbe portato a una reazione a catena per la quale altri Stati sarebbero stati invogliati a passare dall’altra parte e questa sarebbe stata vista come la parte vincente delle due. La competizione inizia a spostarsi nel Terzo Mondo costituito dai paesi non allineati (primo mondo con USA, secondo con URSS)
  • Equilibrio del terrore che riuscì a frenare lo scoppio di un conflitto diretto tra le due superpotenze. Entrambe erano arrivate allo sviluppo delle armi nucleari con una MAD , una mutua distruzione assicurata se si fossero davvero scontrate e per questo sono iniziate delle trattative che normavano la proliferazione nucleare. I combattimenti veri e propri si potevano trovare nelle così dette guerre per procura dove il rischio di conflitto nucleare non era così elevato. A volte si sceglieva la politica del rischio calcolato, ovvero spingersi sull’orlo di una guerra dimostrando all’avversario di essere pronti al conflitto (crisi di Cuba del 1962)
  • Paralisi che questo conflitto causò alle Nazioni Unite , ognuno dei P5 aveva il diritto di veto sulle risoluzioni di guerra e le due potenze coinvolte lo ponevano sulle proposte delle controparti 2.5 il punto di vista del Sud: la decolonizzazione, il movimento dei non allineati e la sfida per un nuovo ordine economico internazionale Durante la Guerra Fredda c’erano molti stati che non facevano parte né del Primo che del Secondo mondo, costituendo così ciò che veniva chiamato Terzo Mondo. Erano paesi non allineati che comprendevano principalmente America Latina, Asia e Medio Oriente. Uno degli sviluppi più importanti u la creazione di nuovi Stati attraverso il processo di decolonizzazione con la conquista dell’indipendenza da parti di Stati controllati dalle maggiori potenze. Questo processo fu tendenzialmente pacifico, ma talvolta vi furono episodi violenti che scatenarono guerre civili e interstatali. Tra le cause che portarono alla decolonizzazione ci fu il nazionalismo , quel senso di comunità nazionale da parte di un particolare gruppo di persone all’interno di uno spazio geografico delimitato sulla base dell’autodeterminazione dei popoli. Anche gli stati colonizzazione iniziarono a mettere in dubbio i benefici economici derivanti dai loro coinvolgimenti politici che implicavano sempre crescenti costi di gestione, e il sentimento di indipendenza delle

2.7 l’ordine internazionale contemporaneo Il mondo in cui viviamo oggi è costituito da un sistema di Stati caratterizzato sia da elementi di conflittualità che di cooperazione. Per un moment alcuno analisti con lo scioglimento dell’Unione Sovietica hanno visto la creazione di un sistema unipolare , ovvero una distribuzione di potere che prevede l’esistenza di un’unica straordinaria potenza con rispetto alla quale gli altri Stati hanno un grado di influenza e capacità minore. Gli Stati Uniti cercarono di mantenere la propria posizione al vertice della gerarchia internazionale, rafforzando le proprie alleanze, cercando di convincere Russia e Cina a far parte di un ordine internazionale con loro al centro e diffondendo globalmente i valori americani e le istituzioni, sia economiche che politiche. Mostrarono particolare attenzione ad alcune vicenda (Primavera araba), e mettendo in atto, in altri casi, questi valori in modi più drammatici (Iraq 2003). La momentanea supremazia degli Stati Uniti in termini di potere relativo però non si è mai trasformata in una sorta di onnipotenza globale statunitense. Nello stesso arco di tempo gli Stati europei si sono uniti per formare l’Unione Europea come un tentativo di integrarsi in modo pacifico in un’unione politica che unisce diverse sovranità individuali. Molti paesi (Brasile, India e soprattutto Cina), dopo la Guerra Fredda sembravano sulla strada per diventare grandi potenze economiche e militari, mentre la Russia, dopo un primo periodo di buoni relazioni con l’Occidente, è diventata meno democratica ma leggermente più ricca, esercitando la propria influenza sui deboli Stati confinanti. Negli ultimi anni l’Europa sembra godere dell’assenza di conflitti tra grandi potenze, l’Asia orientale è invece una zona più problematica, il Medio Oriente e la regione del Golfo sono oppressi da diversi conflitti sia militari che politici, e paesi come l’Africa e l’America Latina sono state lasciati ai loro problemi. Un’altra caratteristica distintiva dell’era contemporanea è la globalizzazione , un perdurante processo di integrazione economica e tecnologica, sostenuto dai rivoluzionari passi avanti datti negli ultimi anni dai settori di trasporti e delle telecomunicazioni. Questo fenomeno, per coloro che sono legati a stili di vita e mezzi di produzione tradizionale, è visto come una minaccia potenzialmente distruttiva oppure offensiva a livello culturale. à Oggi siamo entrati in un sistema internazionale che è, per ceri versi, più pacifico rispetto a quello dei decenni precedenti, ma per altri versi è decisamente più incerto e caratterizzato da un costante rischio di conflitto. Capitolo 3- teorie delle Relazioni Internazionali à In che modo le diverse tradizioni teoriche delle Relazioni Internazionali si differenziano rispetto alla concezione degli attori e del loro comportamento sulla scema globale? Gli studiosi hanno sviluppato un insieme di strumenti denominati “teorie”, un’immagine semplificata degli schemi di azioni e interazioni che hanno luogo all’interno di un determinato ambito d’interesse e una spiegazione del perché rileviamo tali schemi. Queste teorie possono avere caratteristiche molto specifiche ma si tende a raggrupparle in categorie ampie che potremmo chiamare quadri o tradizioni teoriche. Tutti osservano lo stesso mondo, ma ognuna di queste tradizioni spinge affinchè ci si concentri su aspetti, o più precisamente, meccanismi causali molto diversi per comprendere quel medesimo mondo. 3.1 la tradizione realista Il realismo vede le Relazioni Internazionali come una lotta per la potenza e la sicurezza tra Stati-nazione in competizione reciproca in un mondo anarchico caratterizzato dalla presenza perenne di pericolo. La rivalità e il conflitto sono inevitabili e la risoluzione dei conflitti fra Stati dipenderà dalla distribuzione dalla potenza. È una visione semplice della realtà internazionale, che considera la c oncorrenza per la potenza tra gruppi o Stati il tratto centrale e duraturo delle Relazioni Internazionali. Si basa su 5 principali assunti

  1. Il mondo è caratterizzato da un’anarchia , i gruppi, in questo momento storico gli Stati, esistono in una realtà in cui nessuna autorità superiore può imporre regole o ordine, provvedere alla propria difesa è lasciato ai singoli Stati. Il potente prevale e il debole soccombe, la lotta per la sicurezza e la potenza è il tema ricorrente delle relazioni fra Stati. L’identicità della politica internazionale attraverso le epoche storiche non è dovuta al carattere dei popoli o dei governanti, ma è il risultato di questa anarchia internazionale. In assenza di un’autorità di governo superiore che li protegga, gli Stati tendono ad avere

timore dei loro omologhi, e cercano di aumentare la loro potenza pe proteggersi e ottenere ciò che vogliono nel sistema internazionale

  1. Gli Stati sono gli attori principali delle Relazioni Internazionali in quanto gli uomini si sono sempre divisi in gruppi predisposti al conflitto. I governi offrono ai membri del proprio gruppo protezione dalle ripercussioni di un sistema internazionale insicuro; essi estraggono, consumano e impiegano potenza. I cittadini sono legati allo Stato e si affidano ad esso per conseguire il proprio benessere, gli Stati quindi sono centrali come unità che controllano la potenza e sono in competizione gli uni con gli altri
  2. Si presuppone che gli Stati siano attori ragionevolmente razionali , in grado di riconoscere le condizioni circostanti, i rischi e le opportunità della sfera internazionale. Saprebbero cogliere i futuri vantaggi e le future perdite, vedere se i costi superano i benefici, anche quando si fanno carico di condotte apparentemente irrazionali
  3. La sicurezza è il problema centrale della politica internazionale , come conseguenza dell’anarchia. La politica estera è innanzitutto un esercizio di sicurezza nazionale, gli Stati semplicemente lottano per la propria sopravvivenza in un sistema internazionale in cui guerra e violenza sono sempre in agguato
  4. Si sostiene che la ricerca di sicurezza sia un’impresa concorrenziale, il potere ha una qualità relazionale: se uno Stato si rafforza, agli altri necessariamente si indeboliscono. I realisti ritengono che la competizione sia un aspetto naturale e duraturo del sistema internazionale, e che il conflitto sia un carattere intrinseco delle relazioni fra Stati. Gli Stati badano sempre a sé stessi, perciò mirano a sfruttare le opportunità che si presentano loro per ottenere un vantaggio sugli altri Basandosi su questi assunti relativi allo Stato-nazione, l’anarchia e la competizione per la sicurezza, i realisti presentano una varietà di asserzioni o concetti fondamentali
  • L’equilibrio di potenza è una dinamica basilare che gli Stati hanno perseguito per secoli. È una strategia impiegata dagli Stati per proteggersi in un contesto mondiale anarchico e pericoloso; di fronte all’ascesa e di nuove potenze e alle minacce di altri Stati, uno Stato può tentare di difendersi generando potenza di contro bilanciamento. La potenza è utilizzata per neutralizzare o bilanciare altra potenza. L’ascesa di uno Stato potente innesca la formazione di una coalizione di Stati che cercano di proteggersi come gruppo attraverso il contro-bilanciamento dello Stato in ascesa. In verità, ciascuna parte vuole semplicemente proteggersi, ma ciò che sembra protezione o difesa a uno Stato può apparire un mezzo di aggressione o d’attacco agli occhi del vicino. I dilemmi della sicurezza sono dunque il risultato dell’interazione delle differenze che possono esistere fra i modi di intendere le motivazioni e le azioni di ciascun Stato, come pure dell’assenza di un governo internazionale centrale al quale rivolgersi per ottenere protezione
  • Gli Stati reagiranno a situazioni di minaccia formando alleanze. Le alleanze costituiscono la principale forma di cooperazione fra Stati, associazioni temporanee che mettono in comune la potenza militare dei membri al fine di proteggersi da un nemico comune o esercitare deterrenza contro di esso (NATO)
  • Gli Stati danno molta importanza ai guadagni relativi o alla posizione relativa. Il punto cruciale è che la potenza così intesa è relativa e affinché uno Stato possa ottenerne di più, gli altri devono necessariamente perderne. I realisti sostengono che gli Stati si trovino in un continuo, perenne gioco competitivo per aumentare la propria potenza e sono interessati più ai guadagni relativi che a quelli assoluti. Una serie di considerazioni legate alla potenza portano gli Stati a valutare i benefici in termini relativi, il timore realista per uno Stato è che altri Stati guadagnino in misura maggiore e che, col tempo, ciò dia loro vantaggi in termini di potenza
  • Si concentrano sul problema delle transizioni di potere. Il mutamento internazionale avviene quando innovazioni tecnologiche e una crescita economica squilibrata comportano un’alterazione delle posizioni in termini di potenza relativa degli Stati. Si parla di mutamento pacifico, ovvero del problema di come il sistema internazionale faccia front alla transizione di un ordine basato sul dominio di uno Stato su un altro. Secondo i realisti le transizioni di potere sono momenti pericolosi, e il distruggimento
  • Stati democratici e le loro interazioni, i sistemi democratici creano affiliazioni con altre democrazie e, a interesse, rapporti pacifici
  • effetti di pacificazione del diritto e delle istituzioni, si basa su regole e sulla diffusione e sviluppo della democrazia e dei rapporti di mercato Si basa su 5 assunti principali
  1. idea che il mondo sia in un continuo processo di modernizzazione trainato dalla forza della scienza e della tecnologia. Sono inclini a rilevare il progresso che si manifesta in condizioni politiche, economiche e sociali che migliorino nel tempo, ricercando dei modi di trascendere la retorica della guerra.
  2. i liberali pensano che i principali attori delle Relazioni Internazionali siano gli individui e i gruppi , non gli Stati, a seconda dei loro interessi e delle loro inclinazioni, essi possono formare comunità e ordinamenti politici al di sopra e al di sotto del livello dello Stato-nazione. Individui e gruppi costituiscono gruppi politici più grandi - come gli Stati-naizone – e queste conformazioni più ampie hanno la propria rilevanza. L’ascesa delle moderne democrazie liberali basate sulla sovranità popolare e sullo stato di diritto rappresenta una svolta storica cruciale per la teoria liberale. Sono infatti l’avanzamento e la diffusione della democrazia liberale che hanno permesso a individui e gruppi di superare le vecchie forme di nazionalismo e imperialismo per rafforzare lo Stato di diritto e la cooperazione fra gli Stati-nazione. Possiedono, almeno in potenza, la capacità di trascendere le vecchie forme della guerra e dell’ostilità fra i popoli e stabilire forme di politica internazionale più pacifiche e favorevoli alla collaborazione
  3. gli individui abbiano , incorporati nelle strutture profonde della società in cui vivono, incentivi e impulsi al commercio, alla contrattazione, alla negoziazione e alla ricerca della cooperazione in vista di un guadagno congiunto , piuttosto che di un guadagno relativo
  4. la modernizzazione e il progresso abbiano la tendenza a condurre le società lungo il percorso comune indirizzato verso la democrazia e la società di mercato. La modernizzazione tende a produrre tipi di sfide e risposte che sono simili ovunque, tale andamento si orienta verso tipi di istituzioni politico approssimativamente convergenti. I liberali ritengono che il movimento della storia sia più o meno lineare, con un percorso che indirizza le società in via di sviluppo e quelle avanzate verso la democrazia liberale e il capitalismo, tutte le società tendono a procedere nella stessa direzione
  5. postulano che “il progresso” sia qualcosa che esiste davvero , la condizione umana può migliorare e di sicuro migliorerà. I liberali credono che gli individui e i gruppi effettivamente imparino, il progresso si fonda sulla base del reciproco riconoscimento dei rispettivi diritti e di una condotta basata sul rispetto delle norme. I liberali propongono una serie di concetti e proposizioni su come gli individui e i gruppi operano all’interno e fra gli Stati per plasmare le Relazioni Internazionali
  • Concetto di liberalismo commerciale. Risale al XVIII secolo con il filosofo scozzese Smith, sostiene che la società di mercato e l’interdipendenza economica tendono ad avere un effetto pacificante sulle relazioni inter-statali. C’è un interesse che fra due Stati vi siano relazioni stabili e costanti in quanto ciascun paese dipende dal commercio e dagli scambi continui con gli altri. Con l’intensificarsi dei rapporti economici fra gli Stati- nazione affioreranno degli interessi acquisiti che spingono a mantenere relazioni stabili, aperte e cooperative. Reputa che una società di mercato avrebbe eliminato alcune delle cause della guerra inducendo gli Stati ad abbandonare colonizzazione e barriere doganali come strumenti di politica estera e commerciale; i costi del conflitto, in particolare per i gruppi d’interesse interni, sarebbero inaccettabilmente alti.
  • Le democrazie tendono a non combattersi fra di loro. Per democrazie si intende Stati dotati di governi eletti, di una stampa libera, della proprietà privata e rispettosi dello stato di diritto. Si prevedeva una sfera sempre più ampia di rapporti pacifici fra le democrazie, un’unione di Stati con visioni e interessi simili che si uniscono e collaborano per creare una zona di pace. Hanno delle preferenze in

comune, aspirazioni simili riguardo al modo in cui le relazioni Internazionali dovrebbero essere organizzate e vogliono sistemi aperti costruiti intorno a regole e istituzioni stabili. Si sono quindi formati legami così forti basati su valori e interessi condivisi, sono i cittadini a sostenere i costi della guerra e a scegliere i propri leader, che sono tenuti a rendere conto delle loro azioni. Si sono in questo modo formati governi trasparenti e tenuti a rispondere ai loro cittadini e ciò rende più facile nutrire fiducia reciproca e collaborare.

  • Gli Stati instaureranno Relazioni Internazionali imperniate sul diritto e istituzioni internazionali. Regole e istituzioni possono avere un ruolo importante nel determinare il funzionamento delle relazioni fra gli Stati; si riteneva che i diritti dei singoli fossero ancorati al riconoscimento del fatto che tutti gli uomini erano ugualmente membri della comunità umana, e quindi gli individui di altri Stati erano anch’essi componenti del genere umano titolari di diritti, perciò i capi politici degli Stati liberali dovevano rispettare anche le leggi che proteggevano tali individui all’interno dei rispettivi paesi. Ammesso che gli interessi di due Stati non siano intrinsecamente in contrasto, le istituzioni internazionali possono svolgere l’importante funzione di riconciliare tali interessi incrementando il flusso di informazioni, la trasparenza e la fiducia reciproca per arrivare a una cooperazione. È l’idea funzionalista , le istituzioni sono strumenti che permettono agli Stati di sviluppare forme di collaborazione più efficienti e durature. Gli Stati accettano di vincolarsi ad accordi internazionali nei casi in cui tale decisione crea incentivi e obblighi che inducono altri Stati a fare lo stesso, creando così un ambiente prevedibile e funzionale in cui tutte le parti possono perseguire i propri interessi.
  • Concetto di transnazionalismo. Tendenza di gruppi interni a dati paesi di formare associazioni di cooperazione con soggetti collettivi presenti in altri Stati. Si possono manifestare in varie forme e possono influire sulle Relazioni Internazionali in vario modo: possono essere gruppi di pressione per modificare determinate politiche statali, associazioni di esperti di conoscenze scientifiche o tecniche che esercitano influenza conformando il modo in cui gli Stati pensano ai propri interessi o istituzioni di governance private che agevolano la cooperazione tra aziende.
  • Importanza del cosmopolitismo. Si riferisce alla tendenza di individui provenienti da paesi diversi di accettare gli uni gli altri come concittadini globali. Può essere contrapposto al nazionalismo ed è la capacità di identificarsi con persone provenienti da terre e culture differenti, gli uomini non sono intrappolati nelle loro realtà nazionali. Complessivamente la teoria internazionale liberale sottolinea la possibilità di cooperazione fra democrazie di mercato moderne e avanzate. La tesi generale è che queste società abbiano gli incentivi e le capacità necessarie a creare rapporti politici complessi, stabili e mutuamente accettabili. Si distingue dagli altri tipi di ordine per il modo in cui il potere dello Stato è controllato contenuto, e indirizzato; accordi, scambi, reciprocità, specializzazione e cooperazione nell’ambito della sicurezza sono tutti aspetti delle Relazioni Internazionali colti dalla teoria liberale. 3.3 la tradizione marxista Quando la rivoluzione industriale investì gli Stati europei all’inizio del XIX secolo le economie tradizionaliste baste sull’agricoltura si trasformarono rapidamente in economie industriali con imprese moderne e nuove tecnologie. I paesi europei videro le proprie società rurali diventare moderne società urbane, accrebbero la propria ricchezza e le loro relazioni con il resto del mondo cambiarono. Non si avverò la revisione secondo la quale tutti avrebbero beneficiato del commercio internazionale, ma anzi i paesi ricchi divennero il nucleo fiorente di un’emergente economia mondiale, mentre i popoli e le nazioni in aree meno avanzate la periferia povera. La disuguaglianza sociale aumentò e Karl Marx cercò di comprendere i meccanismi della rivoluzione industriale e dell’ascesa del capitalismo come sistema economico. Si impegnò a identificare i vincitori e i perdenti del capitalismo e come quest’ultimo plasmava la competizione e la vita politica insieme ai mutamenti economici. Si focalizza sul conflitto e sulla rivoluzione, che si ritengono collegate al mutamento dell’economia e all’emerge di classi ricche e povere all’interno e attraverso i conflitti nazionali.

La teoria marxista offre una varietà di idee relative ai meccanismi che muovono gli Stati capitalisti e le Relazioni Internazionali. Gli Stati, particolarmente quelli industrialmente avanzati, agiranno in modo da proteggere e promuovere gli interessi del capitalismo e della classe capitalista. Agiranno in modo da mantenere il mondo un posto sicuro per il capitalismo , difendendo i diritti di proprietà e le istituzioni. La teoria illumina la l’intera storia della partecipazione dello Stato nella formazione, difesa ed espansione del sistema capitalista mondiale e come hanno perseguito politiche estere finanziate a proteggere e favorire gli interessi finanziari e commerciali presenti al loro interno. Gli Stati agiscono per conto del capitalismo e delle sue influenze strutturali e strumentali sulla politica estera. C’è un interesse ad assicurare che l’economia nazionale prosperi e a sostenere regole e istituzioni all’interno del sistema globale che siano favorevoli al commercio e agli investimenti. L’attività di lobbying delle imprese tende a condizionare la politica governativa in gran parte dei paesi, le élite economiche sono fra i principali finanziatori delle campagne elettorali. Il denaro è una fonte formidabile d’influenza e i gruppi d’affari usano tale vantaggio per condizionare i governi. Le imprese transnazionali saranno un aspetto fondamentale della politica mondiale con l’individuazione di nuovi mercati. L’internazionalizzazione dell’attività d’impresa è aumentata notevolmente e le singole società hanno avviato attività produttive in molti paesi. Si sono formate le multinazionali e la loro sfera d’azione è il mondo. Con l’ascesa delle imprese multinazionali i capitalisti tendono ad avere la meglio, al contrario dei lavoratori. Questi sono in grado di collaborare per tutelare la propria ricchezza e di insediare attività in vari paesi in modo che i governi nazionali abbiano dunque degli incentivi a trattare con riguardo queste imprese internazionali, favorendo agevolazioni fiscali e accordi per convincerle a rimanere. I capitalisti internazionali si muovono con estrema facilità e riescono a collaborare agevolmente tra loro, mentre i lavoratori hanno difficoltà ad organizzarsi al di la dei confini nazionali. I lavoratori nazionali premeranno sui loro governi per ottenere tutele, mentre i capitalisti internazionalizzati faranno attività di lobby per garantirsi un’economia mondiale aperta. La teoria marxista nel suo complesso guarda al mondo in termini di interessi economici, gli Stati e i popoli si organizzano e si combattono in corrispondenza dell’evoluzione del sistema capitalista mondiale. Le relazioni economiche all’interno e fra i paesi sono intrinsecamente inique e basate sullo sfruttamento, l’economia non genera pace ma conflitto questo può essere superato tramite la rivoluzione comunista. Con l’espansione dei commerci, degli investimenti e della crescita economica su scala mondiale le idee marxiste sulle classi e i relativi conflitti cedevano il passo alla visione liberale, ma una crisi economica come quella del 2008 rimette immediatamente a fuoco questa visione. Si evidenzia la tendenza del capitalismo a creare i presupposti della propria distruzione e a concentrare ricchezza nelle mani di una cerchia sempre più ristretta di grandi attori. Si concentra maggiormente sulla differenza tra vincitori e perdenti all’interno del sistema capitalista mondiale con delle più nette distinzioni tra abbienti e nullatenenti. Inoltre, la globalizzazione ha fatto sorgere molte preoccupazioni in questi paesi rispetto allo svuotamento dei loro settori industriali. 3.4 la tradizione costruttivista Si concentra sul ruolo delle idee e sui modi in cui “ ciò che la gente crede ” plasma le azioni di individui, gruppi e Stati. Questa prospettiva costruttivista ha diverse varianti ma è unificata dalla concezione che idee e credenze sono rilevanti nel modo in cui gli attori definiscono e perseguono i propri interessi. Le Relazioni Internazionali, secondo i costruttivisti, sono ” costruite socialmente ", ciò che e persone pensano e credono ha importanza rispetto come essi agiscono nel mondo. Anche se il costruttivismo è relativamente giovane come teoria si fa a un filone di pensiero più vecchio e ampio: l’idealismo.

La teoria costruttivista è costituita attorno a 4 assunti

  1. Gli interessi di individui, gruppi e Stati non sono dati né scolpiti nella pietra, ma sono invece modellati dalle identità degli attori. Vedono molta varietà nelle posizioni e identità degli individui, il modo in cui gli uomini percepiscono sé stessi (patrioti, scienziati, cristiani, mussulmani, occidentali, africani o cittadini del mondo) darà forma al modo in cui essi pensano ai propri interessi e ciò che vogliono ottenere in politica
  2. Le identità sono forgiate da una quantità di fattori ideazionali, quali cultura, religione, scienza e opinioni normative. Il contesto aiuta a formare le loro riflessioni e le identità emergono dall’interazione di queste configurazioni del mondo materiale e delle idee e convinzioni così come esse si evolvono nella mente delle persone. Tali differenze di prospettiva su di una determinata questione possono essere di vitale importanza
  3. I componenti delle élite all’interno della società e dello Stato sono gli attori più importanti , le idee e le identità possedute da tali élite tendono a modellare il modo in cui i gruppi e gli Stati di cui essi sono alla guida agiscono all’interno del sistema internazionale. Di conseguenza è necessario osservare attentamente cosa i leader pensano e credono per spingare le loro azioni, le idee plasmano il mondo
  4. La comunicazione gioca un ruolo significativo nella formazione e nel mutamento delle identità. È importante nella creazione e nel rafforzamento delle idee e delle credenze, attraverso la comunicazione e il networking le élite tendono a produrre visioni del mondo collettive o condivise che configurano il modo in cui i loro interessi sono definiti e perseguiti. L’attenzione dei costruttivisti si concentra su momenti storici cruciali in cui le élite comunicano o creano consenso sull’identità di gruppi e Stati e sul modo in cui pensare ai problemi da affrontare. Ci sono 4 asserzioni fondamentali che derivano da questa visione del mondo costruttivista.
  • I costruttivisti sostengono che “ il mondo è ciò che tu pensi esso sia ”, se gli uomini possono essere convinti, ed effettivamente arrivano a pensare, che il mondo sia guidato da criteri morali universali, essi agiranno di conseguenza. In aperta sfida al realismo sostengono che l’anarchia è modellata dal modo in cui le persone pensano a essa. A mano a man che le élite migliorano la loro conoscenza reciproca, esse possono modificare le proprie aspettative e arrivare a percepirsi come amici invece che come nemici. In effetti, l’anarchia può manifestarsi in parecchi modi diversi: gli Stati possono considerarsi reciprocamente come dei nemici che non meritano rispetto in un contesto dove vige la legge della giungla; possono vedersi come rivali ma non come nemici cercando di preservare lo status e usando la forza solo a fini difensivi, il ruolo della forza è definito da norme, si guardano i guadagni assoluti e la cooperazione è possibile; possono anche percepirsi come amici cooperando per massimizzare i guadagni collettivi, l’uso della forza è generalmente ritenuto illegittimo, la sovranità è rispettata e la sicure collettiva sostituisce quella nazionale
  • Gli stati operano all’interno di una società civile globale , la società civile è l’ambito delle attività private che si svolgono al di fuori del sistema politico ed è la somma di questi gruppi e attività transnazionali. Queste reti e scambi transnazionali sono meccanismi importanti per la diffusione di norme e idee e per la creazione di fiducia e di consenso fra i paesi. La società globale è ciò che agevola i processi di apprendimento e socializzazione delle élite, fornendo le reti di comunicazione attraverso le quali queste sviluppano idee e identità che plasmano le politiche e danno forma alla particolare variante di anarchia vigente
  • Il mutamento normativo è una modalità fondamentale attraverso la quale la politica mondiale si è evoluta attraverso le epoche storiche. L’apprendimento e la socializzazione che hanno luogo attraverso il sistema globale tendono a muovere il mondo in una direzione progressista; le norme cambiano, spesso, anche se non sempre in meglio
  • Le élite statali esistono all’interno e sono influenzate da culture strategiche , i responsabili della politica nazionale operano all’interno di una cultura strategica che modella le scelte di politica estera. Il concetto di cultura strategica si riferisce agli assunti sulla natura del sistema globale e alle strategie condivise dalla élite di governo. Tali differenze di cultura strategica fanno si che i paesi posseggano delle

miglioramenti, continuano a esistere disuguaglianze di opportunità e di rappresentanza. Queste disuguaglianze le troviamo nel campo della scienza politica ma anche della politica estera, in quando si crede che le donne abbiano tendenze a studiare e insegnare materie diverse rispetto agli uomini più incentrate sui diritti, identità, società, idee e zone di sviluppo

  • Il ragionamento non implica che le donne siano in qualche modo moralmente superiori agli uomini , ma è solo una questione di giustizia e di un’idea che si stia perdendo un’opportunità. Ci sono studiosi, come Fukuyama, che attribuiscono alle donne una maggiore sensibilità ai valori sociali alla risoluzione dei conflitti con la diplomazia e al mantenimento della pace, ma in realtà, secondo Ann Tickner, la tesi che associa donne, pace e superiorità morale ha l’effetto di escluderle dalle posizioni di potere. Il fine della teoria femminista non è sostenere l’avanzamento della donna nelle posizioni di potere perché promuovano valori e aspirazioni più nobili, bensì perché la loro sotto rappresentazione scaturisce dell’ingiustizia e delle iniquità sociali che minano i sistemi economici e politici odierni. Realismo Liberalismo Marxismo Costruttivismo Femminismo Attori che dominano la politica mondiale Leader degli Stati che esprimono gli interessi nazionali Diversità di persone e gruppi all’interno della società e i loro legami con gli Stati Classe economiche e soprattutto le élite d’impresa Élite di governo e sociali portatrici di idee che influenzano l’attenzione degli Stati Identità di genere dei leader e dei cittadini, preconcetti maschili presenti Comportamento degli attori Gli Stati agiscono per favorire la propria potenza e i propri interessi, lotta per la potenza definita dalla competizione e conflitto Inclini alla cooperazione, individui e gruppi sono alla ricerca del modo per favorire i propri interessi lavorando con gli altri Dinamiche generate della disuguaglianza economica e dal conflitto di classe Modo in cui le élite all’interno e attraverso gli Stati comunicano tra loro, interagendo e condividendo conoscenze e consenso Portano alla luce preconcetti e le parzialità presenti, mostrando come i valori maschili siano spesso enfatizzati, disuguaglianza Visione della politica mondiale Modellata e modificata dalla guerra, distrugge le relazioni tra Stati e aprendo la strada a nuove potenze Le società possono imparare e compiere progressi, i processi di apprendimento sono una forza di cambiamento Il meccanismo maestro del mutamento è la rivoluzione, le classi sono tra di loro antagoniste e la rivoluzione stabilisce nuovi rapporti sociali Il meccanismo di cambiamento è la diffusione delle idee Pongono l’accento sui percorsi attraverso i quali l’identità di genere può influenzare il modo in cui agiscono i leader e la comprensione delle azioni Direzione della storia Ciclica, cicli di guerra e cambiamento Lineare, si può collaborare per migliorare Conflitto di classe e rivoluzione Logica progressista con dialogo Influenzata dalle relazioni tra i sessi

Nell’analizzare i problemi delle Relazioni Internazionali è consigliabile avere molti strumenti a disposizione per spigare la realtà, specifiche circostanze o episodi. È utile pensare a queste tradizioni teoriche come a delle lenti attraverso le quali osservare le Relazioni Internazionali, ci dicono dove guardare. Capitolo 4- l’analisi della politica estera à quali sono i principali fattori che influenzano la politica estera degli Stati? Questa domanda rimane una questione irrisolta, la situazione cambia in base a paesi diversi, questioni diverse e diversi archi di tempo. 4,1 l’analisi della politica estera: nozioni fondamentali e connessioni concettuali con le Relazioni Internazionali L’analisi della politica estera è diversa ma allo stesso tempo complementare allo studio delle Relazioni Internazionali. Gli studiosi delle Relazioni Internazionali sono generalmente interessati alle interazioni tra due o più Stati e in particolare al perché alcune interazioni cono cooperative, altre competitive e altre ancora sfocino in conflitto; cercano di comprendere le condizioni che determinano situazioni di pace o di guerra. Gli analisti della politica estera mirano a identificare i motivi per cui il governo di uno specifico Stato decide di agire in un determinato modo nei confronti di altri governi o attori non-governativi; i motivi per cui un governo sceglie di considerare importanti certi interessi e perché metta a punto una strategia per promuoverli o difenderli. Possono così concentrarsi su un paese in particolare che occuparsi delle politiche estere di due o più paesi in maniera comparativa. Per capire la situazione è necessario avere un quadro generale che comprenda entrambi i punti di vista: sia quello delle Relazioni Internazionali che quello della politica estera. Spesso si dice che un governo scelga una determinata politica estera perché questa persegue degli specifici interessi , una situazione auspicata dai leader di un governo a tal punto da far si che si sia disposti a pagare un prezzo perché si realizzi. Spesso però i leader devono accettare un divario fra la speranza di promuovere determinati interessi e a loro effettiva concretizzazione, esigono compromessi e la realizzazione di uno può richiedere la rinuncia ad un altro. Per poter avanzare o difendere un interesse, i leader di un governo sviluppano una strategia di politica estera. Si parte dalla specificazione, sempre da parte dei leader, di obiettivi e strumenti politici (le misure concrete), per poi distinguere fra strumenti volti al raggiungimento di obiettivi politici attraverso la persuasione e strumenti volti al raggiungimento di obiettivi politivi attraverso la coercizione di un attore estero rilevante. Per quanto riguarda la persuasione a vote un governo può raggiungere i propri obiettivi di politica estera cercando di persuadere gli attori esteri ad agire o a desistere dall’agire in una determinata maniera. Uno strumento è la diplomazia , il processo per cui i rappresentanti di due o più governi si incontrano per discutere problemi di interesse comune in un forum di tipo bi – o multilaterale. Durante questi incontri i rappresentanti cercano di persuadersi a vicenda riguardo ai meriti delle rispettive posizioni, con uno sguardo rivolto a soluzioni condivisibili a determinati problemi o nel tentativo di sviluppare meccanismi attraverso i quali ottenere vantaggi individuali attraverso forme di azioni congiunte. I rappresentanti sono spesso ambasciatori inviati dal paese d’origine a risiedere nella capitale del paese ospitante o capi di Stato o di governo. Un altro metodo è costituito dall’applicazione di incentivi economici : un paese A permette un certo profitto economico al paese B a condizione che quest’ultimo faccio quello che A richiede. Un esempio di politica estera che mischia queste due strategie sono i negoziati degli ultimi anni tra i rappresentanti diplomatici dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) insieme alla Germania con i rappresentanti del governo iraniano per il programma nucleare di quest’ultimo. La svolta si è avuta nel 2013 quando il programma è stato sospeso in cambio di un parziale sgravio delle sanzioni economiche internazionali.