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Una panoramica sulle relazioni internazionali, definendo i vari attori coinvolti e i livelli di analisi utilizzati per comprendere gli eventi. Vengono inoltre presentate le domande fondamentali che guidano lo studio delle relazioni internazionali.
Tipologia: Dispense
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Capitolo 1- capire le relazioni internazionali Per relazioni internazionali si intendono quelle relazioni politiche, economiche, sociali e culturali tra due o più paesi , e anche quelle relazioni che i governi stringono con attori importanti. Oggi gli stati-nazione interagiscono in un sistema di scambi a livello globale , si combattono ancora delle guerre, ma il potenziale distruttivo delle armi moderne ha indotto un nuovo elemento di cautela per quanto riguarda la gestione dei conflitti. Inoltre, attori statali e rispettivi governi condividono il teatro internazionale con nuovi attori non statali, come le multinazionali. A partire dal 1900 e ancora oggi vediamo la forte ingerenza statunitense nelle relazioni internazionali, anche se è il paese storicamente meno influenzato dalle guerre. Francia e Germania, opposte per secoli, hanno collaborato sia in ambito politico che economico all’interno di quella che oggi chiamiamo Unione Europea e nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. È presente la crescente instabilità economica e la difficoltà di trovare misure per risolvere la crisi finanziaria che ha minato la ricchezza sia europea che del mondo intero. Le relazioni internazionali non si limitano a conflitti e al movimento di beni e valute, ma riguardano anche la libertà degli individui di attraversare i confini nazionali (spesso serve un permesso speciale). Tra la fine degli anni 40’ e 80’ l’Europa era divisa in due dalla cortina di ferro e dal Muro di Berlino, ed ha caratterizzato le relazioni internazionali del periodo. Oggi si contano 196 paesi che interagiscono l’uno con l’altro in ambito politico, economico, sociale, culturale e scientifico, intrattenendo anche relazioni con una serie di organizzazioni governative internazionali. I governi hanno anche interazioni continue con quegli attori privati il cui operato è di natura transnazionale. 1.2 elementi fondamentali dello studio delle relazioni internazionali Il primo passo è quello di identificare gli attori fondamentali delle Relazioni Internazionali
*è importante tenere a mente altri due collegamenti, quello tra politica internazionale ed economia internazionale , e quello tra politica interna e politica estera : le politiche estere degli Stati sono fortemente influenzate dalla loro controparte interna e viceversa. 1.5 vedere il mondo da diverse prospettive L’ordine internazionale in cui viviamo è quello desiderabile, oppure vorremmo vederlo diversamente? La risposta a questa domanda dipende totalmente da chi siamo “ noi ”. È importante sottolineare come queste prospettive cambino sia di Stato in Stato, che all’interno dei paesi stessi. È quindi fondamentale considerare la politica internazionale da diverse prospettive, visto che lo studio delle Relazioni Internazionali cerca di capire il comportamento di Stati e individui a livello internazionale e come questo comportamento sia influenzato dal modo in cui gli individui percepiscono l’arena internazionale e la loro posizione all’interno di essa. Anche la prospettiva nazionale di un paese è influenzata da diversi fattori, tra cui spicca la propria esperienza storica, le proprie caratteristiche razziali, etniche e religiose. Anche la dimensione del territorio e il potere relativo sono importanti (più uno stato-nazione è estero e più potere ha, è più incline a cercare di stabilire o modificare la proposizione a livello internazionale invece di essere un attore passivo), e anche la posizione geografica incide sull’aggressività di uno Stato (circondato da altri Stati o al sicuro con barriere naturali). Essere sensibili alle diverse prospettive mondiali è di grande aiuto nel combattere la tendenza a vedere le Relazioni Internazionali largamente e unicamente da una prospettiva caratterizzata da potere e prosperità. Le grandi potenze sono sempre state al centro dello studio delle Relazioni Internazionali e oggi gli Stati Uniti svolgono questo ruolo, dal momento che la presenza americana, sia culturale che economica, può essere ritrovata praticamente in ogni angolo del mondo. Non c’è niente di male nel vedere le Relazioni Internazionali dalla prospettiva degli stati più potenti, basta che sia messa a paragone con altre prospettive. Le Relazioni Internazionali sono influenzate dalle profonde variazioni che avvengono a livello di storia, geografia, identità, cultura e aspirazioni, le quali caratterizzano lo scenario globale. Uno degli sbagli che si rischia di commettere è quello di partire dall’assunto, implicito o esplicito, che i valori, gli ideali e le istituzioni di un determinato paese siano universali e considerare quindi che il resto del mondo sia semplicemente una replica imperfetta. I cittadini americani hanno preso conoscenza di ciò con gli eventi dell’11/09, quando hanno dovuto interrogarsi sul perché dell’ostilità nei loro confronti. Nel 1985 Morgenthau propose 4 regole fondamentali per svolgere al meglio l’esercizio diplomatico, tra cui:” guardare allo scenario politico dal punto di vista di altre nazioni”. Adottare prospettive diverse aiuta altresì a riconoscere la presenza costante di elementi di divisione e di differenza all’interno di qualsiasi sistema internazionale. Le divisioni che intercorrono possono essere tra situazioni di ricchezza e povertà, tra stati sviluppati e in via di sviluppo, tra nord e sud, all’interno dei vari stati, su temi ambientali, tra est e ovest durante la guerra fredda e quindi il mondo era in questo caso diviso tra paesi comunisti e non comunisti. L’esistenza di differenze e divisioni tra gli Stati all’intero di qualsiasi sistema internazionale ci porta a considerare un altro problema costante: quello degli stati insoddisfatti (esempi sono la Germania, il Giappone e l’Italia dopo la Prima guerra mondiale). Questi sono stati scontenti della propria posizione nel sistema internazionale, i quali tendono ad aumentare il proprio potere, oppure impegnano politiche aggressive davanti alla possibilità di accrescere la propria posizione relativa. Uno stato insoddisfatto è potenzialmente pericoloso, non è facile individuarne uno con precisione anche se saper separare uno stato insoddisfatto da uno stato difensivo è estremamente importante. Una politica estera adeguata dipende quindi anche da un’adeguata comprensione della prospettiva del paese che si vuole prendere in considerazione.
Capitolo 2- la nascita di un sistema globale di Stati, dal 1500 a oggi à come si è passati da un mondo frammentato a un sistema di Stati globale e integrato per il quale l’ordine è una problematica costante? 2.1 l’inizio: il mondo nel 1500 Nel 1500 la maggior parte dell’emisfero orientale non era composto da Stati ma da imperi , entità politiche che includevano uno spazio geografico esteso, molte popolazioni diverse e l’accentramento dei poteri nelle mani di una sola persona. Tra i principali troviamo la Cina con le sue dinastie imperiali, il Giappone, l’India, l’Impero ottomano e l’Africa sub-sahariana. Per quanto riguarda l’Europa erano presenti degli Stati dinastici che non si svilupparono tutti in quel periodo e nemmeno in tutta l’Europa occidentale, mentre anche nelle Americhe si notava la presenza degli imperi Azteco e Inca. Il mondo del 1500 era dunque frammentato in diverse regioni governate da imperi o, in Europa, da un intreccio complesso di stati dinastici, città-Stato e piccoli ducati. Nel livello di analisi individuale, la maggior parte degli individui non ricopriva alcun ruolo nella governance delle entità all’interno delle quali vivevano. 2.2 la formazione del sistema politico internazionale, 1500- 1900 Tra il 1500 e il 1815 in Europa viene a crearsi un sistema di Stati, ed è importante interrogarsi sul perché riuscirono a ottenere il controllo di una così vasta porzione del mondo e della sua popolazione. Dal XV al XVII secolo fa la sua comparsa in Europa un sistema di Stati in competizione tra loro. I motivi di questa comparsa sono essenzialmente due: il feudalesimo europeo e la presenza del Sacro Romano Impero come un’unione di attori. La formazione di questo sistema è anche la conseguenza involontaria di una serie di fallimenti, da parte dei leader europei, nel tentativo di creare un impero in Europa iniziato da Carlo V tra il 1519 e il 1556, e terminato da Adolf Hitler tra il 1933 e il 1945. I leader degli stati europei strinsero delle alleanze le quali riuscirono a respingere con successo ogni tentativo di dominio imperiale in Europa. Queste alleanze erano tali da mettere da parte forti divergenze identitarie nei confronti di due comunità molto diverse dalla propria (Francia cattolica con i principati tedeschi e i turchi ottomani per bloccare la crescita degli Asburgo). Con la pace di Westfalia del 1648 si forma un insieme di stati sovrani all’interno del quale non esiste un’autorità superiore. Il sistema westfaliano di Stati implicava che ogni stato avesse piena autorità politica all’interno del proprio territorio e che fosse libero di gestire la propria politica estera con gli altri Stati, creando così un sistema interstatale in Europa. Nessuno stato riuscì a coprire una posizione egemone a causa dell’equilibrio causato dalla minaccia degli altri Stati. I conflitti continuarono e dopo una serie di governi rivoluzionari Napoleone venne sconfitto nel 1815 da un’alleanza che diede vita al cosiddetto concerto europeo con l’obiettivo di creare un ordine internazionale di pace e cooperazione continua tra le grandi potenze. Dalla metà del XVI fino alla fine del XIX secolo alcuni stati europei iniziano la “corsa alle colonie” a causa del mercantilismo secondo cui: il potere militare è l’obiettivo primario degli Stati che dipende dal benessere economico che è presente in una quantità fissa nel mondo (uno stato è ricco e potente a discapito di altri). Il miglior modo per accrescere ricchezza e potenza è l’ imperialismo , una strategia statale che prevede la conquista di Stati terzi e la creazione di colonie sulle quali esercitare un controllo di tipo politico ed economico, in modo da poterne sfruttare le risorse e la popolazione. Le potenze commerciali hanno sempre avuto una grande importanza, sia nel periodo della scoperta dell’America che successivamente con il colonialismo. Gli inglesi riuscirono a fondare il più vasto impero oltreoceano e durante tutto il XIX secolo e durante l’inizio del XX le principali potenze imperiali europee (assieme agli Stati Uniti, Germania, Giappone, Belgio e Italia) rafforzarono i propri possedimenti coloniali e allargarono i propri imperi in nuove regioni.
Tra queste troviamo la restituzione dell’Alsazia e della Lorena, alcuni territori polacchi e tutti i possedimenti coloniali, gli fu proibito possedere una flotta aereo e un esercito con più di 100 000 uomini e dovette acconsentire all’occupazione della Renania. Tra le clausole più dure però c’era l’obbligo di pagare i costi di riparazione ai vincitori europei, e di farsi carico della responsabilità dello scoppio della guerra. Nacquero 7 nuovi Stati e gli imperi vennero smembrati. I paesi vincitori formarono la Società delle Nazioni per dare agli Stati un piano legale e istituzionale a livello internazionale per risolvere così ulteriori conflitti, facendosi garante della sicurezza collettiva con un’alleanza difensiva per sconfiggere l’aggressore (se una forza militare di uno Stato terzo attacca un membro tutti gli altri si mobilitano per difenderlo). Gli accordi di Versailles e la Società delle Nazioni si dimostrarono però inefficaci al mantenimento della stabilità e della pace globale. Inizialmente tra il 1924 e il 1928 sembrò che si potesse godere di una nuova era di cooperazione internazionale ma negli anni successi questa situazione cambiò completamente a causa della Grande Depressione, nazismo, fascismo e imperialismo giapponese che minarono la pace. Nel 1919 si formò in Germania la Repubblica di Weimar ma la Francia insistette per un’applicazione rigorosa del Trattato di Versailles e soprattutto dei costi, causando così la crisi della Ruhr (occupazione della regione più industrializzata del territorio tedesco). La Germania subì un’iperinflazione e gli americani idearono dei piani di aiuto con conseguenti accordi: nel 1924 il Piano Dawes, nel 1925 gli Accordi di Locarno per far si che i tedeschi accettassero la disposizione dei confini (soprattutto con Francia e Belgio), nel 1926 la Germania entrò a far parte delle Nazioni Unite e nel 1928 fu stipulato il patto Kellog-Briand per la pace perpetua. Nel 1929 cadde la borsa di Wall Street dando inizio alle Grande Depressione , e molte nazioni adottarono politiche del rubamazzo protezioniste, facendo collassare ancora di più la finanzia e il commercio globale. In Germania nel 1933 Adolf Hitler divenne cancelliere e portò il suo paese fuori dalla Società delle Nazioni, nel 1922 Mussolini si mise a capo dei partiti fascisti, in Giappone presero il controllo i militari e in Russia salì al potere Stalin. Hitler iniziò a rioccupare la Renania causando una crisi, annesse l’Austria forzatamente e ottenne anche i territori dei Sudeti in Cecosclovacchia con l’Accordo id Monaco; nel frattempo Francia e Inghilterra decisero di non intervenire proseguendo una politica dell’ appeasement. Nel 1939 la Germania strinse il patto Molotov-Ribbentrop di non aggressione con la Russia, e il 1 settembre attaccò la Polonia dichiarando guerra. Portò avanti una Blietzkrieg in Europa, venne sconfitta nella battaglia aerea d’Inghilterra con Winston Churchill e nel 1941 attaccò a sorpresa la Russia. Il Giappone entrò in guerra attaccando nello stesso anno la base americana di Pearl Harbor e Hitler venne bloccato nella battaglia di Stalingrado ; gli alleati entrarono in Sicilia e liberarono l’Italia, e nel 1945 ci fu lo sbarco in Normandia. Nel 1942 gli americani vinsero la battaglia delle Midway e sconfissero il Giappone definitivamente con lo sgancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. 2.4 la sfida globale della Guerra Fredda, 1945- 1989 La collaborazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica venne meno a seguito del secondo conflitto mondiale e iniziò un periodo caratterizzato da un’altissima tensione, la Guerra Fredda. Nel 1944 si formò l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per stabilire e mantenere una pace duratura durante il dopoguerra, la Germania venne divisa dia vincitori in quattro zone di occupazione e le potenze europee vivevano in condizioni disastrose, aggravate dalla fine del colonialismo con il principio di autodeterminazione. Questo conflitto può essere visto e letto da diverse prospettive
responsabilità dell’Unione Sovietica, la causa scatenante è stata la politica aggressiva di Stalin iniziata nel 1945 nella conferenza di Yalta imponendo un governo comunista in Polonia. Gli Stati Uniti erano incerti sulla risposta da dare, nel 1946 Kennan inviò il lungo telegramma dove affermava che l’URSS non poteva essere un partner affidabile e iniziava così la strategia del containment per contenere quegli sforzi percepiti come
espansionistici. Questa idea venne portata avanti dalla Dottrina Truman e dal piano Marshall per fornire. Un prestito a fondo perduto ai paesi dell’Europa occidentale in modo da poter resistere alla pressione sovietica. Nel 1949 si formò la NATO dall’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico come reazione dell’aggressività euro- americana all’aggressività sovietica.
responsabilità degli Stati Uniti, si sono dimostrati fin dal principio ostili all’URSS, negandogli categoricamente di avere delle sfere di influenza in Europa orientale e centrale per, al contrario, creare un mondo sicuro per la democrazia statunitense e per il capitalismo. Preoccupata per la propria sicurezza, secondo questa visione l’URSS non ha potuto rispondere che con aggressività. errore di interpretazione delle azioni della controparte viste come aggressive e minacciose. Il problema principale era quello della sicurezza e ogni tentativo, da ambo le parti, di aumentare la propria sicurezza finì per diminuirla drasticamente a causa della reazione che provocava nell’altra. scontro inevitabile tra due superpotenze continentali presenti nel sistema bipolare, ognuno dei paesi incentivò a provare ad aumentare il numero dei propri alleati. Tutte queste visioni ci fanno capire che una particolare percezione , sia essa corretta o errata, di un potenziale avversario può portare alla creazione di una spirale di conflitti ; a livello di analisi statale siamo portati a pensare che i paesi comunisti o capitalisti siano più pronti a sostenere politiche estere aggressive o espansionistiche e anche a considerare la relazione tra politica interna o esterna; nel livello di analisi internazionale il punto fondamentale è il dilemma della sicurezza. La Guerra Fredda era un vero e proprio ordine internazionale caratterizzato da un alto livello di tensione e da un persistente rischio di conflitto tra le due superpotenze. Questo ordine aveva tre principali direttive
2.7 l’ordine internazionale contemporaneo Il mondo in cui viviamo oggi è costituito da un sistema di Stati caratterizzato sia da elementi di conflittualità che di cooperazione. Per un moment alcuno analisti con lo scioglimento dell’Unione Sovietica hanno visto la creazione di un sistema unipolare , ovvero una distribuzione di potere che prevede l’esistenza di un’unica straordinaria potenza con rispetto alla quale gli altri Stati hanno un grado di influenza e capacità minore. Gli Stati Uniti cercarono di mantenere la propria posizione al vertice della gerarchia internazionale, rafforzando le proprie alleanze, cercando di convincere Russia e Cina a far parte di un ordine internazionale con loro al centro e diffondendo globalmente i valori americani e le istituzioni, sia economiche che politiche. Mostrarono particolare attenzione ad alcune vicenda (Primavera araba), e mettendo in atto, in altri casi, questi valori in modi più drammatici (Iraq 2003). La momentanea supremazia degli Stati Uniti in termini di potere relativo però non si è mai trasformata in una sorta di onnipotenza globale statunitense. Nello stesso arco di tempo gli Stati europei si sono uniti per formare l’Unione Europea come un tentativo di integrarsi in modo pacifico in un’unione politica che unisce diverse sovranità individuali. Molti paesi (Brasile, India e soprattutto Cina), dopo la Guerra Fredda sembravano sulla strada per diventare grandi potenze economiche e militari, mentre la Russia, dopo un primo periodo di buoni relazioni con l’Occidente, è diventata meno democratica ma leggermente più ricca, esercitando la propria influenza sui deboli Stati confinanti. Negli ultimi anni l’Europa sembra godere dell’assenza di conflitti tra grandi potenze, l’Asia orientale è invece una zona più problematica, il Medio Oriente e la regione del Golfo sono oppressi da diversi conflitti sia militari che politici, e paesi come l’Africa e l’America Latina sono state lasciati ai loro problemi. Un’altra caratteristica distintiva dell’era contemporanea è la globalizzazione , un perdurante processo di integrazione economica e tecnologica, sostenuto dai rivoluzionari passi avanti datti negli ultimi anni dai settori di trasporti e delle telecomunicazioni. Questo fenomeno, per coloro che sono legati a stili di vita e mezzi di produzione tradizionale, è visto come una minaccia potenzialmente distruttiva oppure offensiva a livello culturale. à Oggi siamo entrati in un sistema internazionale che è, per ceri versi, più pacifico rispetto a quello dei decenni precedenti, ma per altri versi è decisamente più incerto e caratterizzato da un costante rischio di conflitto. Capitolo 3- teorie delle Relazioni Internazionali à In che modo le diverse tradizioni teoriche delle Relazioni Internazionali si differenziano rispetto alla concezione degli attori e del loro comportamento sulla scema globale? Gli studiosi hanno sviluppato un insieme di strumenti denominati “teorie”, un’immagine semplificata degli schemi di azioni e interazioni che hanno luogo all’interno di un determinato ambito d’interesse e una spiegazione del perché rileviamo tali schemi. Queste teorie possono avere caratteristiche molto specifiche ma si tende a raggrupparle in categorie ampie che potremmo chiamare quadri o tradizioni teoriche. Tutti osservano lo stesso mondo, ma ognuna di queste tradizioni spinge affinchè ci si concentri su aspetti, o più precisamente, meccanismi causali molto diversi per comprendere quel medesimo mondo. 3.1 la tradizione realista Il realismo vede le Relazioni Internazionali come una lotta per la potenza e la sicurezza tra Stati-nazione in competizione reciproca in un mondo anarchico caratterizzato dalla presenza perenne di pericolo. La rivalità e il conflitto sono inevitabili e la risoluzione dei conflitti fra Stati dipenderà dalla distribuzione dalla potenza. È una visione semplice della realtà internazionale, che considera la c oncorrenza per la potenza tra gruppi o Stati il tratto centrale e duraturo delle Relazioni Internazionali. Si basa su 5 principali assunti
timore dei loro omologhi, e cercano di aumentare la loro potenza pe proteggersi e ottenere ciò che vogliono nel sistema internazionale
comune, aspirazioni simili riguardo al modo in cui le relazioni Internazionali dovrebbero essere organizzate e vogliono sistemi aperti costruiti intorno a regole e istituzioni stabili. Si sono quindi formati legami così forti basati su valori e interessi condivisi, sono i cittadini a sostenere i costi della guerra e a scegliere i propri leader, che sono tenuti a rendere conto delle loro azioni. Si sono in questo modo formati governi trasparenti e tenuti a rispondere ai loro cittadini e ciò rende più facile nutrire fiducia reciproca e collaborare.
La teoria marxista offre una varietà di idee relative ai meccanismi che muovono gli Stati capitalisti e le Relazioni Internazionali. Gli Stati, particolarmente quelli industrialmente avanzati, agiranno in modo da proteggere e promuovere gli interessi del capitalismo e della classe capitalista. Agiranno in modo da mantenere il mondo un posto sicuro per il capitalismo , difendendo i diritti di proprietà e le istituzioni. La teoria illumina la l’intera storia della partecipazione dello Stato nella formazione, difesa ed espansione del sistema capitalista mondiale e come hanno perseguito politiche estere finanziate a proteggere e favorire gli interessi finanziari e commerciali presenti al loro interno. Gli Stati agiscono per conto del capitalismo e delle sue influenze strutturali e strumentali sulla politica estera. C’è un interesse ad assicurare che l’economia nazionale prosperi e a sostenere regole e istituzioni all’interno del sistema globale che siano favorevoli al commercio e agli investimenti. L’attività di lobbying delle imprese tende a condizionare la politica governativa in gran parte dei paesi, le élite economiche sono fra i principali finanziatori delle campagne elettorali. Il denaro è una fonte formidabile d’influenza e i gruppi d’affari usano tale vantaggio per condizionare i governi. Le imprese transnazionali saranno un aspetto fondamentale della politica mondiale con l’individuazione di nuovi mercati. L’internazionalizzazione dell’attività d’impresa è aumentata notevolmente e le singole società hanno avviato attività produttive in molti paesi. Si sono formate le multinazionali e la loro sfera d’azione è il mondo. Con l’ascesa delle imprese multinazionali i capitalisti tendono ad avere la meglio, al contrario dei lavoratori. Questi sono in grado di collaborare per tutelare la propria ricchezza e di insediare attività in vari paesi in modo che i governi nazionali abbiano dunque degli incentivi a trattare con riguardo queste imprese internazionali, favorendo agevolazioni fiscali e accordi per convincerle a rimanere. I capitalisti internazionali si muovono con estrema facilità e riescono a collaborare agevolmente tra loro, mentre i lavoratori hanno difficoltà ad organizzarsi al di la dei confini nazionali. I lavoratori nazionali premeranno sui loro governi per ottenere tutele, mentre i capitalisti internazionalizzati faranno attività di lobby per garantirsi un’economia mondiale aperta. La teoria marxista nel suo complesso guarda al mondo in termini di interessi economici, gli Stati e i popoli si organizzano e si combattono in corrispondenza dell’evoluzione del sistema capitalista mondiale. Le relazioni economiche all’interno e fra i paesi sono intrinsecamente inique e basate sullo sfruttamento, l’economia non genera pace ma conflitto questo può essere superato tramite la rivoluzione comunista. Con l’espansione dei commerci, degli investimenti e della crescita economica su scala mondiale le idee marxiste sulle classi e i relativi conflitti cedevano il passo alla visione liberale, ma una crisi economica come quella del 2008 rimette immediatamente a fuoco questa visione. Si evidenzia la tendenza del capitalismo a creare i presupposti della propria distruzione e a concentrare ricchezza nelle mani di una cerchia sempre più ristretta di grandi attori. Si concentra maggiormente sulla differenza tra vincitori e perdenti all’interno del sistema capitalista mondiale con delle più nette distinzioni tra abbienti e nullatenenti. Inoltre, la globalizzazione ha fatto sorgere molte preoccupazioni in questi paesi rispetto allo svuotamento dei loro settori industriali. 3.4 la tradizione costruttivista Si concentra sul ruolo delle idee e sui modi in cui “ ciò che la gente crede ” plasma le azioni di individui, gruppi e Stati. Questa prospettiva costruttivista ha diverse varianti ma è unificata dalla concezione che idee e credenze sono rilevanti nel modo in cui gli attori definiscono e perseguono i propri interessi. Le Relazioni Internazionali, secondo i costruttivisti, sono ” costruite socialmente ", ciò che e persone pensano e credono ha importanza rispetto come essi agiscono nel mondo. Anche se il costruttivismo è relativamente giovane come teoria si fa a un filone di pensiero più vecchio e ampio: l’idealismo.
La teoria costruttivista è costituita attorno a 4 assunti
miglioramenti, continuano a esistere disuguaglianze di opportunità e di rappresentanza. Queste disuguaglianze le troviamo nel campo della scienza politica ma anche della politica estera, in quando si crede che le donne abbiano tendenze a studiare e insegnare materie diverse rispetto agli uomini più incentrate sui diritti, identità, società, idee e zone di sviluppo
Nell’analizzare i problemi delle Relazioni Internazionali è consigliabile avere molti strumenti a disposizione per spigare la realtà, specifiche circostanze o episodi. È utile pensare a queste tradizioni teoriche come a delle lenti attraverso le quali osservare le Relazioni Internazionali, ci dicono dove guardare. Capitolo 4- l’analisi della politica estera à quali sono i principali fattori che influenzano la politica estera degli Stati? Questa domanda rimane una questione irrisolta, la situazione cambia in base a paesi diversi, questioni diverse e diversi archi di tempo. 4,1 l’analisi della politica estera: nozioni fondamentali e connessioni concettuali con le Relazioni Internazionali L’analisi della politica estera è diversa ma allo stesso tempo complementare allo studio delle Relazioni Internazionali. Gli studiosi delle Relazioni Internazionali sono generalmente interessati alle interazioni tra due o più Stati e in particolare al perché alcune interazioni cono cooperative, altre competitive e altre ancora sfocino in conflitto; cercano di comprendere le condizioni che determinano situazioni di pace o di guerra. Gli analisti della politica estera mirano a identificare i motivi per cui il governo di uno specifico Stato decide di agire in un determinato modo nei confronti di altri governi o attori non-governativi; i motivi per cui un governo sceglie di considerare importanti certi interessi e perché metta a punto una strategia per promuoverli o difenderli. Possono così concentrarsi su un paese in particolare che occuparsi delle politiche estere di due o più paesi in maniera comparativa. Per capire la situazione è necessario avere un quadro generale che comprenda entrambi i punti di vista: sia quello delle Relazioni Internazionali che quello della politica estera. Spesso si dice che un governo scelga una determinata politica estera perché questa persegue degli specifici interessi , una situazione auspicata dai leader di un governo a tal punto da far si che si sia disposti a pagare un prezzo perché si realizzi. Spesso però i leader devono accettare un divario fra la speranza di promuovere determinati interessi e a loro effettiva concretizzazione, esigono compromessi e la realizzazione di uno può richiedere la rinuncia ad un altro. Per poter avanzare o difendere un interesse, i leader di un governo sviluppano una strategia di politica estera. Si parte dalla specificazione, sempre da parte dei leader, di obiettivi e strumenti politici (le misure concrete), per poi distinguere fra strumenti volti al raggiungimento di obiettivi politici attraverso la persuasione e strumenti volti al raggiungimento di obiettivi politivi attraverso la coercizione di un attore estero rilevante. Per quanto riguarda la persuasione a vote un governo può raggiungere i propri obiettivi di politica estera cercando di persuadere gli attori esteri ad agire o a desistere dall’agire in una determinata maniera. Uno strumento è la diplomazia , il processo per cui i rappresentanti di due o più governi si incontrano per discutere problemi di interesse comune in un forum di tipo bi – o multilaterale. Durante questi incontri i rappresentanti cercano di persuadersi a vicenda riguardo ai meriti delle rispettive posizioni, con uno sguardo rivolto a soluzioni condivisibili a determinati problemi o nel tentativo di sviluppare meccanismi attraverso i quali ottenere vantaggi individuali attraverso forme di azioni congiunte. I rappresentanti sono spesso ambasciatori inviati dal paese d’origine a risiedere nella capitale del paese ospitante o capi di Stato o di governo. Un altro metodo è costituito dall’applicazione di incentivi economici : un paese A permette un certo profitto economico al paese B a condizione che quest’ultimo faccio quello che A richiede. Un esempio di politica estera che mischia queste due strategie sono i negoziati degli ultimi anni tra i rappresentanti diplomatici dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) insieme alla Germania con i rappresentanti del governo iraniano per il programma nucleare di quest’ultimo. La svolta si è avuta nel 2013 quando il programma è stato sospeso in cambio di un parziale sgravio delle sanzioni economiche internazionali.