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Sono divise i 2 gruppi Dakshana ortodosse, dottrine che cerano, 8° secolo, ispirazione veda, coppie di pensiero Eterodosse Buddhismo, jana
È la prima delle 9 filosofie indiane. È importante sapere che la filosofia Nyaya e la filosofia Vaisheshika vengono studiate insieme perché si completano a vicenda. Le filosofie indiane mirano a in definitiva a 3 domande, quindi per arrivare a queste domande ognuno di loro ha sviluppato un’intera scienza per cercare di rispondere a queste 3 domande principali: Chi sono? Perché soffro? Come posso liberarmi dalla sofferenza? Questa filosofia è stata data dal saggio Akshpada Gotam più di 3000 anni fa, ha scritto il primo libro chiamato “Nyaya Sutra” Nyaya significa giustizia o logica, quindi è il modo per arrivare alla verità applicando la scienza della logica. Qual è la causa della sofferenza secondo la filosofia Nyaya? La causa della sofferenza è la falsa conoscenza, la conoscenza della delirante e la confusione Quello che dice la filosofia Nyaya è: ogni volta che hai un’esperienza con la tua mente e i tuoi sensi e sperimenti nella vita qualsiasi tipo di esperienza ti da la conoscenza, la vera conoscenza è chiamata Prahma e la falsa conoscenza chiamata Brahma. La falsa conoscenza porta ad errori inutili e questo causa sofferenza Come possiamo liberarci dalla sofferenza? Se la sofferenza è causata dalla falsa conoscenza, di confusione della conoscenza, per uscire da quella sofferenza dobbiamo arrivare alla vera conoscenza, e il metodo per arrivare alla vera conoscenza è il dibattito attraverso la logica. Questa filosofia ci ha dato tutto quello che è stato stabilito 3000 anni fa, un’intera scienza su come discutere.
Questa struttura che la filosofia Nyaya ci ha dato su come condurre un dibattito era così sorprendente che è stata utilizzata da tutte le filosofie vediche e non vediche, è ciò che ha fondato l’intera cultura del dibattito in india. L’intera struttura principale ci ha dato 16 metodi di dibattito
Mentre la filosofia Nyaya ci dice come studiare, la filosofia Vaisheshika ci dice cosa studiare, qual è l’argomento per sapere tutto al riguardo. La filosofia Vaisheshika è stata data da saggio Maharaishi Kanad. Qual è la causa della sofferenza? La causa della sofferenza secondo la filosofia Vaisheshika è il nostro stesso karma, le nostre azioni. Si dice che sia la prima filosofia nella storia che ci aiuta a comprendere davvero la scienza del karma, ci dice chiaramente che
Io sono un’anima eterna che è totalmente separata da Dio, quindi l’anima individuale (Jivathman) è separata da Dio (Ishwara) e non esiste uno spazio per una loro fusione È importante capire la teoria della creazione secondo il Vaisheshika. Questa teoria è stata respinta da altre filosofie come anche nella scienza moderna. Quello che il. Vasheshika dice è che affinché la creazione avvenga, ci sono 3 cose necessarie:
mondo giusto, continuerà a soffrire finché non riesce a raggiungere quella liberazione.
È una filosofia molto importante ed è chiamata la madre della filosofia yoga perché se yoga è la pratica, Samkhya è la teoria. Il saggio che ci ha dato Samkhya era Kapila. Ci ha dato una comprensione molto chiara di come è stato creato l’universo. Anche la filosofia Samkhya mira alla risposta di 3 domande principale. Samkhya significa contare o numerare, ci ha dato il numero esatto di elementi e componenti che occorrono affinché questa creazione esista, una volta che riusciamo a capire questo, riusciamo a capire qual è la nostra vera natura e perché soffriamo. Da un punto di vista scientifico questa è una filosofia che è rimasta impressa, oggi la scienza moderna ha scoperto molte delle cose di cui Samkhya parla. Nelle precedenti filosofie c’era il concetto di dio, di colui che ha creato l’universo, Samkhya è una filosofia molto scientifica che ha completamente rifiutato l’idea di Dio, non inteso come divinità ma come l’idea di un dio creatore. Quello che Samkhya dice è che se stiamo parlando della legge del karma allora qualcosa non può venire dal nulla, se diciamo che qualcosa proviene dal nulla allora siamo essenzialmente non validi, stiamo andando contro la legge del karma che dice che per ogni effetto c’è una causa, quindi affinchè questa creazione possa esistere deve esserci una causa da cui proviene e dalla quale può tornare. Quello che dice è che ci sono 2 costanti.
5 OGGETTI DI PERCEZIONE —> x percepire questi elementi (suono, tatto, vista, gusto, olfatto) ELEMENTI ORGANICI MENTE I SENSI DEGLI ORGANI MOTORI E SENSORIALI La filosofia del Samkhya ci insegna, è la natura fondamentale dell’universo composto da questi 24 elementi e dalla natura della nostra mente La mente è materiale (ad esempio quando muori la tua mente muore con te) Quando la mente umana si fonde con quella universale c’è il Buddhi Quando tamas entra nella nostra mente la inquina CAUSA DELLA SOFFERENZA La causa della sofferenza è data dal fatto che in seguito all’ignoranza il vero sé si identifica col suo intelletto, coi suoi sensi e con la sua personalità, qualità che appartengono però al prakriti e non al purusa. La nostra vera natura è qualcosa di costante non qualcosa di temporaneo, ciò che rimane è il prakriti, il purusa muore, Perché quindi cadiamo nell’illusione? Per colpa di Ahmkara, per colpa quindi dell’ego, grazie al senso di individualità il purusa dimentica che è l’intelligenza universale e inizia a pensare si tratti di un’intelligenza individuale FINE DELLA SOFFERENZA Rimuovere l’ego, l’ahmkara tornerai a far parte della vera natura del purusa, quello di coscienza universale, così da fondere la coscienza individuale a quella universale, liberandoti dalla sofferenza, superi il samsara COME RIUNIRCI CON L’UNIVERSO Unione significa yoga, l’unione tra individuale e universale è possibile solo attraverso lo yoga, quindi il Samkhya ci spiega che è possibile l’unione e lo yoga ci dice come ottenere quest’unione.
Il filosofo che ci ha dato lo yoga è stato Maharishi Patanjali, è stato colui che ha compilato lo yoga ma non il suo creatore, è anche il più grande psicologo di tutti i tempi perchè prima di lui nessuno è riuscito a vedere così a fondo nella mente umana, non solo esaminandola ma anche comprendendola. in tutta l’india lo yoga è esistito in molte forme diverse. L’aspetto centrale della filosofia yoga è il testo di Patanjali, lo Yoga Sutra di Patanjali, è un testo di 196 sutra, sono come degli aforismi ma che in se racchiudono significati molto più profondi, sono scritti dei commenti accanto in modo da poter capire a pieno il significato. Patanjali ha diviso il testo in 4 capitoli
Jamini aveve due studenti importanti che andarono avanti e resero importante questa filosofia: Prabhakar Mishra e Kumar Pat. Questi due hanno reso famosa la filosofia e l’hanno ampliata Qual è la causa della sofferenza? Il tuo karma è causa della tua sofferenza, e il modo per uscire dalla sofferenza è grazie allo stesso karma. Mimamsa significa esame o indagine, quindi approfondire il proprio karma, le azioni giuste Mimamsa ha rifiutato l’idea di dio, dice che non ci sono realtà multiple, dice che esiste una sola realtà chiamata Brahman. Ciò non vuol dire che rifiuta l’intera teoria della creazione da parte di Samkhya e Yoga, ma dice che alla fine c’è una sola realtà che è brahman ed appare sotto forma di tutte le diverse forme che vediamo; tutto è brahman, tutto è divinità, compresi noi stessi, ecco perchè in india tutto è adorato Quando diciamo che il nostro karma e la causa della nostra sofferenza e della nostra felicità, in cosa identifichiamo una buona azione? Una buona azione è quella in cui viene detto che è molto importante riconoscere Brahman attraverso ogni singola azione, ogni singolo rituale, quindi è molto importante riconoscere la divinità in tutto ciò con cui entri a contatto. Per questo ha creato moltissimi rituali, è una filosofia molto ritualistica, guarda alla prima parte dei Veda in cui sono descritti i rituali Quello che la filosofia dice, è che dobbiamo avere un senso di divinità, un senso di eternità in ogni momento. Il modo per liberarci dalla sofferenza è tramite le nostre azioni, quindi quando riconosciamo la divinità in qualcosa è una buona azione, è un’azione dharmika, Dharma significa “l’azione ideale più alta che puoi compiere in un dato momento” I veda ci hanno dato il concetto di Yantra, Mantra e Tantra, l’intera creazione è composta da queste tre cose Yantra —> diverse forme di creazione, è uno strumento
Mantra —> sono le spiegazioni o il codice sorgente che definiscono lo Yantra, quindi tutte le cose, le forme che abbiamo nell’universo hanno un codice sorgente che ne costituisce la spiegazione Tantra —> è il rituale per manifestare lo yantra È una scienza molto vasta che fa parte della cultura indiana
Vedanta —> Ved (conoscenza) anta (fine) Colui che ci ha dato questa filosofia è stato Badrayan, conosciuto anche come Vedvyasa. Vyasa significa sedia, non è il nome di una persona. Oltre lui abbiamo anche Godapad, Govindapad e Shankara Il vedanta è basato sulle upanishad, ci sono 108 upanishad Questa filosofia ha risposto così bene alle 3 domande che ci poniamo da far sì che non ci fosse dibattito la riguardo per quanto fosse completa. Il punto fondamentale di questa filosofia è che ha completamente sradicato la differenza tra creatore e la creazione, c’è solo una realtà, creatore e creazione sono una cosa sola, siamo tutti delle divinià ma non lo sappiamo, siamo ignoranti, ed è per questo che soffriamo in questo mondo, perchè non conosciamo la nostra vera natura, quest’unica realtà è chiamata Brahman Chi sono io e perchè se sono brahman (quindi la divinità stessa) soffro? La causa della sofferenza è l’ignoranza della nostra vera natura, non sappiamo di essere Brahman, non sappiamo di essere una divinità. La coscienza ha differenti stati Sveglio —> vigile con mente e corpo Sognando —> esperienza intensa in quanto la mente è libera Sonno profondo —> coscienza di aver dormito anche senza sognare Nessuno di questi tre è reale, sono solo degli stati di cui la coscienza è testimone (Turyan, brhaman), Siamo convinti che tutto ciò sia reale a causa dell’illusione chiamata Maya
coscienza, ma necessario per fornire un ambiente per le anime individuale per evolvere spiritualmente. In breve, Jiva rappresenta l'aspetto spirituale dell'esistenza, mentre Ajiva rappresenta l'aspetto materiale. Entrambi sono interconnessi e indispensabili per comprendere la complessità dell'universo secondo la filosofia Jainista.ù Per liberarci va bruciato il Karma attraverso la meditazione, digiuno e mortificazione della carne e dobbiamo fare in modo di non ccumularne altro, le cose da non fare sono 5:
Magadha, luogo dove Jina ha vissuto) Ahimsa (non violenza): Uno dei principi fondamentali della dottrina jaina è la pratica dell'Ahimsa, ovvero la non violenza nei confronti di ogni essere vivente. I seguaci jainisti credono che ogni forma di vita abbia un’anima e pertanto bisogna evitare di infliggere sofferenza o danneggiarla in qualsiasi modo. Tre gioielli della dottrina jaina
Il Buddha, il cui nome era Siddharta Gautama, visse nell’India del Nord nel VI sec. a.C. Il Buddha nacque durante il viaggio che doveva portare la regina Maya, moglie del capo del clan degli Sakya, il nobile guerriero Suddhodana, a partorire il primo figlio nella casa paterna, secondo la tradizione del tempo. Ma la tradizione vuole che la giovane non raggiungesse mai la casa e partorisse in un boschetto, mettendo al mondo colui che diventerà il Buddha. Prima di intraprendere la sua ricerca spirituale, il Bu ddha viveva
caste, tutti possono arrivare alle salvezza proprio perché è ciò che ha vissuto il Buddha stesso. La meditazione per il buddismo diventa sia l’apice che il fondamento e lo yoga sperimentato dal Buddha vien tramandanti e viene prime insegnato concettualmente e poi praticamente. La teoria delle tre saggezze Il carattere religioso è unito a quello filosofico:
rigorosa e di rinuncia del mondo. Il Mahayana o “grande Veicolo”, si sviluppò in India nei primi secoli dell’era cristiana e fu un grande movimento di monaci e laici, oggi molto diffuso in Cina, Giappone, Corea, Tibet e Mongolia. Un discepolo mira a raggiungere l’Illuminazione per diventare un Bodhisattva, cioè colui che ritarda l’entrata nel Nirvana per aiutare altri nella via della salvezza. Il Mahayana comprende molte e differenti tradizioni che divergono anche sulle specifiche modalità con cui si possa raggiungere questo obiettivo. Nell’ambito del Mahayana furono composti molti testi che, benché scritti molti secoli dopo la vita terrena del Buddha, sono considerati «sutra», cioè discorsi del Buddha stesso. Ad esempio, il Sutra del Loto , il corpus chiamato Prajnaparamita o della Perfezione della Saggezza ecc. Per molti secoli le tradizioni Mahayana e Hinayana coesistettero nei vari paesi e talora negli stessi monasteri. Intorno al VII secolo d.C., all’interno del buddismo indiano, si sviluppò la proposta di un terzo «veicolo » , il Vajrayana , la veicolo del diamente o Buddhismo tantrico che si diffuse in Cina e Giappone ma soprattutto in Tibet. Il Vajrayana ritenne che vi fosse la possibilità di conseguire l’illuminazione qui e ora, in questo corpo e in questa vita e creò una forma di culto più orientata all’esoterismo e molto influenzata dal Tantra, che significa «telaio o trama» e indica varie dottrine e i loro testi di riferimento, di origine indiana. Inizialemente l’ideale per i buddisti era il Kharaveda, ovvero la liberazione persona del Samsara, questo è l’ideale Hinayana ma viene posi superato dal Bodhisattva (l’obbiettivo dei Manyara), ovvero l’essere che rinvia il suo nirvana definitivo perché prima deve salvare gli altri essere. Ha come obbiettivo il proseguimento delle 6 Parmita , cioè le sei perfezioni: generosità, moralità, pazienza, sforzo, grande compassione ed essenza della vera realtà in tutti i dharma (vacuità)) A differenza del buddhismo originale, i dharma non esistono veramente in quanto fugaci. Morto il Buddha, le dottrine si frazionano, questi gruppi di frazione si scontrano per le proprie ideologie, seguendo ordinamenti diverse. Inizialmente si parla di 7 scuole ma con il tempo si frazionano diventando le 18 scuole buddiste. Queste 18 scuole accettano i Canone Pali, qui la lingua utilizzata per scritto dopo la porte del Buddha. Il canone Pali e divisino in tre cesti Tripitaka: