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Filosofie Orientali: Samkhya, Vedanta e Jainismo, Appunti di Filosofie Orientali

File utile per la preparazione dell'esame

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 09/09/2024

Illkira
Illkira 🇮🇹

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Sono divise i 2 gruppi
Dakshana ortodosse, dottrine che cerano, 8° secolo, ispirazione veda,
coppie di pensiero
Eterodosse Buddhismo, jana
FILOSOFIA NYAYA (logica)
È la prima delle 9 filosofie indiane.
È importante sapere che la filosofia Nyaya e la filosofia Vaisheshika
vengono studiate insieme perché si completano a vicenda.
Le filosofie indiane mirano a in definitiva a 3 domande, quindi per arrivare
a queste domande ognuno di loro ha sviluppato un’intera scienza per
cercare di rispondere a queste 3 domande principali:
Chi sono?
Perché soffro?
Come posso liberarmi dalla sofferenza?
Questa filosofia è stata data dal saggio Akshpada Gotam più di 3000 anni
fa, ha scritto il primo libro chiamato “Nyaya Sutra”
Nyaya significa giustizia o logica, quindi è il modo per arrivare alla verità
applicando la scienza della logica.
Qual è la causa della sofferenza secondo la filosofia Nyaya?
La causa della sofferenza è la falsa conoscenza, la conoscenza della
delirante e la confusione
Quello che dice la filosofia Nyaya è: ogni volta che hai un’esperienza con
la tua mente e i tuoi sensi e sperimenti nella vita qualsiasi tipo di
esperienza ti da la conoscenza, la vera conoscenza è chiamata Prahma e la
falsa conoscenza chiamata Brahma. La falsa conoscenza porta ad errori
inutili e questo causa sofferenza
Come possiamo liberarci dalla sofferenza?
Se la sofferenza è causata dalla falsa conoscenza, di confusione della
conoscenza, per uscire da quella sofferenza dobbiamo arrivare alla vera
conoscenza, e il metodo per arrivare alla vera conoscenza è il dibattito
attraverso la logica.
Questa filosofia ci ha dato tutto quello che è stato stabilito 3000 anni fa,
un’intera scienza su come discutere.
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Scarica Filosofie Orientali: Samkhya, Vedanta e Jainismo e più Appunti in PDF di Filosofie Orientali solo su Docsity!

Sono divise i 2 gruppi Dakshana ortodosse, dottrine che cerano, 8° secolo, ispirazione veda, coppie di pensiero Eterodosse Buddhismo, jana

FILOSOFIA NYAYA (logica)

È la prima delle 9 filosofie indiane. È importante sapere che la filosofia Nyaya e la filosofia Vaisheshika vengono studiate insieme perché si completano a vicenda. Le filosofie indiane mirano a in definitiva a 3 domande, quindi per arrivare a queste domande ognuno di loro ha sviluppato un’intera scienza per cercare di rispondere a queste 3 domande principali: Chi sono? Perché soffro? Come posso liberarmi dalla sofferenza? Questa filosofia è stata data dal saggio Akshpada Gotam più di 3000 anni fa, ha scritto il primo libro chiamato “Nyaya Sutra” Nyaya significa giustizia o logica, quindi è il modo per arrivare alla verità applicando la scienza della logica. Qual è la causa della sofferenza secondo la filosofia Nyaya? La causa della sofferenza è la falsa conoscenza, la conoscenza della delirante e la confusione Quello che dice la filosofia Nyaya è: ogni volta che hai un’esperienza con la tua mente e i tuoi sensi e sperimenti nella vita qualsiasi tipo di esperienza ti da la conoscenza, la vera conoscenza è chiamata Prahma e la falsa conoscenza chiamata Brahma. La falsa conoscenza porta ad errori inutili e questo causa sofferenza Come possiamo liberarci dalla sofferenza? Se la sofferenza è causata dalla falsa conoscenza, di confusione della conoscenza, per uscire da quella sofferenza dobbiamo arrivare alla vera conoscenza, e il metodo per arrivare alla vera conoscenza è il dibattito attraverso la logica. Questa filosofia ci ha dato tutto quello che è stato stabilito 3000 anni fa, un’intera scienza su come discutere.

Questa struttura che la filosofia Nyaya ci ha dato su come condurre un dibattito era così sorprendente che è stata utilizzata da tutte le filosofie vediche e non vediche, è ciò che ha fondato l’intera cultura del dibattito in india. L’intera struttura principale ci ha dato 16 metodi di dibattito

  1. Pramana: usare le prove come modo per ottenere la verità e ci sono 4 tipi di prove che sono considerate come una prova vera:
    • Pratyaksh che significa osservazione diretta (osservare una cosa con i sensi)
    • Anuman che dignifica inferenza per dedurre (esperienza, fumo - fuoco)
    • Upamn che significa paragone (paragone con qualcosa, lago - oceano)
    • Shaddha che significa parole di un’autorità (chiedere a qualcuno che ne sa di più)
  2. Vaisheshika
  3. Moksha
  4. Samsara
  5. Athman 5 sillogismi Asserzione Motivazione Esempio Ragione logica Chi sono io?

FILOSOFIA VAISHESHIKA

Mentre la filosofia Nyaya ci dice come studiare, la filosofia Vaisheshika ci dice cosa studiare, qual è l’argomento per sapere tutto al riguardo. La filosofia Vaisheshika è stata data da saggio Maharaishi Kanad. Qual è la causa della sofferenza? La causa della sofferenza secondo la filosofia Vaisheshika è il nostro stesso karma, le nostre azioni. Si dice che sia la prima filosofia nella storia che ci aiuta a comprendere davvero la scienza del karma, ci dice chiaramente che

Io sono un’anima eterna che è totalmente separata da Dio, quindi l’anima individuale (Jivathman) è separata da Dio (Ishwara) e non esiste uno spazio per una loro fusione È importante capire la teoria della creazione secondo il Vaisheshika. Questa teoria è stata respinta da altre filosofie come anche nella scienza moderna. Quello che il. Vasheshika dice è che affinché la creazione avvenga, ci sono 3 cose necessarie:

  1. Una causa intrinseca: quindi deve esserci del materiale da cui avverrà la creazione
  2. Una causa non intrinseca: ci deve essere qualcosa che sta trasformando quel materiale, un processo o un’azione che lo sta creando
  3. Una causa efficiente: un’intelligenza che sta compiendo quell’azione. Atomi eterni e anime. Quando un atomo che è essenzialmente materia è unito con un anima, con una jiva che creerà un essere umano Per fare in modo che la persona, che è qualcuno che deve fare l’unione, entra in gioco l’idea i Ishwa o di Dio. Vaisheshika dice che c’è un Dio che sta facendo questa unione di atomi e anime per la creazione di esseri umani, Ci sono alcuni punti interessanti di questa filosofia:
  4. Questi atomi e le anime non sono creati da Dio, loro sono coeterni con dio, sono sempre esistiti, quindi è una specie di pluralismo atomico in cui dicono che ci sono molte realtà diverse che esistono sempre, quindi Dio esiste sempre, le anime eterne esistono sempre, gli atomi eterni esistono sempre. Quindi questi atomi e queste anime non sono creati da dio ma sono sempre esistiti. Dio è un’entità separata che si unirà a questi due per creare esseri umani e si baserà sul tuo karma, sulle tue azioni per attribuire corpi diversi; quindi l’idea che se hai compiuto molte azioni buone potresti nascere come essere umano, perché l’essere umano è l’unico essere che la la capacità di realizzare sé stesso e quindi raggiungere la liberazione dal Samsara mentre qualsiasi animale non ha la capacità di realizzarsi, quindi dovrà aspettare il

mondo giusto, continuerà a soffrire finché non riesce a raggiungere quella liberazione.

  1. La coscienza dell’anima in questa filosofia viene attivata solo quando si unisce all’atomo, quindi quando l’anima e l’atomo sono separati non c’è coscienza, la coscienza arriva come risultato di questa unione. Quando l’anima lascia il copro questo perde coscienza. Nella filosofia Nyaya è Dio a decidere quale corpo prenderai ma nella filosofia Vaisheshika è la legge del karma il fattore decisivo

FILOSOFIA SAMKHYA

È una filosofia molto importante ed è chiamata la madre della filosofia yoga perché se yoga è la pratica, Samkhya è la teoria. Il saggio che ci ha dato Samkhya era Kapila. Ci ha dato una comprensione molto chiara di come è stato creato l’universo. Anche la filosofia Samkhya mira alla risposta di 3 domande principale. Samkhya significa contare o numerare, ci ha dato il numero esatto di elementi e componenti che occorrono affinché questa creazione esista, una volta che riusciamo a capire questo, riusciamo a capire qual è la nostra vera natura e perché soffriamo. Da un punto di vista scientifico questa è una filosofia che è rimasta impressa, oggi la scienza moderna ha scoperto molte delle cose di cui Samkhya parla. Nelle precedenti filosofie c’era il concetto di dio, di colui che ha creato l’universo, Samkhya è una filosofia molto scientifica che ha completamente rifiutato l’idea di Dio, non inteso come divinità ma come l’idea di un dio creatore. Quello che Samkhya dice è che se stiamo parlando della legge del karma allora qualcosa non può venire dal nulla, se diciamo che qualcosa proviene dal nulla allora siamo essenzialmente non validi, stiamo andando contro la legge del karma che dice che per ogni effetto c’è una causa, quindi affinchè questa creazione possa esistere deve esserci una causa da cui proviene e dalla quale può tornare. Quello che dice è che ci sono 2 costanti.

  1. Materia (PAKRITI, principio inconscio)
  2. Energia (PURUSA, principio cosciente) Materia ed energia sono sempre in giro e sono eterne, tutto deriva dalla materia e dall’energia.

5 OGGETTI DI PERCEZIONE —> x percepire questi elementi (suono, tatto, vista, gusto, olfatto) ELEMENTI ORGANICI MENTE I SENSI DEGLI ORGANI MOTORI E SENSORIALI La filosofia del Samkhya ci insegna, è la natura fondamentale dell’universo composto da questi 24 elementi e dalla natura della nostra mente La mente è materiale (ad esempio quando muori la tua mente muore con te) Quando la mente umana si fonde con quella universale c’è il Buddhi Quando tamas entra nella nostra mente la inquina CAUSA DELLA SOFFERENZA La causa della sofferenza è data dal fatto che in seguito all’ignoranza il vero sé si identifica col suo intelletto, coi suoi sensi e con la sua personalità, qualità che appartengono però al prakriti e non al purusa. La nostra vera natura è qualcosa di costante non qualcosa di temporaneo, ciò che rimane è il prakriti, il purusa muore, Perché quindi cadiamo nell’illusione? Per colpa di Ahmkara, per colpa quindi dell’ego, grazie al senso di individualità il purusa dimentica che è l’intelligenza universale e inizia a pensare si tratti di un’intelligenza individuale FINE DELLA SOFFERENZA Rimuovere l’ego, l’ahmkara tornerai a far parte della vera natura del purusa, quello di coscienza universale, così da fondere la coscienza individuale a quella universale, liberandoti dalla sofferenza, superi il samsara COME RIUNIRCI CON L’UNIVERSO Unione significa yoga, l’unione tra individuale e universale è possibile solo attraverso lo yoga, quindi il Samkhya ci spiega che è possibile l’unione e lo yoga ci dice come ottenere quest’unione.

FILOSOFIA YOGA

Il filosofo che ci ha dato lo yoga è stato Maharishi Patanjali, è stato colui che ha compilato lo yoga ma non il suo creatore, è anche il più grande psicologo di tutti i tempi perchè prima di lui nessuno è riuscito a vedere così a fondo nella mente umana, non solo esaminandola ma anche comprendendola. in tutta l’india lo yoga è esistito in molte forme diverse. L’aspetto centrale della filosofia yoga è il testo di Patanjali, lo Yoga Sutra di Patanjali, è un testo di 196 sutra, sono come degli aforismi ma che in se racchiudono significati molto più profondi, sono scritti dei commenti accanto in modo da poter capire a pieno il significato. Patanjali ha diviso il testo in 4 capitoli

  1. Samadhi Pada: descrive la strada verso il samadhi, la strada verso l’illuminazione, ti dice cosa puoi aspettarti e ti motiva a intraprendere questo percorso
  2. Sadhana Pada: è il capitolo sulla pratica, viene esposta la pratica dello yoga
  3. Vibhuti Pada: parla dei poteri yogici, dei poteri divini che si manifestano sul sentiero della concentrazione
  4. Kevalaya Pada: parla della liberazione Il primo sutra è l’Atha Yoganusasanam (ora vengono dati gli insegnamenti sullo yoga) —> ora, perchè la felicità che si cercava prima nelle cose materiali verrà trovata nello yoga Il secondo sutra che è probabilmente il più importante, definisce cos’è lo yoga e risponde alla domanda “Perchè noi soffriamo” è il Yoga Chitta Vritti Nerodah (yoga è bloccare le modificazioni della mente) il sorgere di modificazioni toglie la pace che la nostra mente brama Il terzo sutra è il Tada Drasleh Svarupe Avastanaum che significa che in quel momento quando la modificazione della mente viene fermata, il percettore riposo nella sua vera natura, beatitudine Come possiamo fermare le modificazioni della mente? Per questo, Patanjali ci ha fornito un processo passo dopo passo chiamato “Gli 8 Rami dello Yoga” che garantisce la pace e la liberazione

Jamini aveve due studenti importanti che andarono avanti e resero importante questa filosofia: Prabhakar Mishra e Kumar Pat. Questi due hanno reso famosa la filosofia e l’hanno ampliata Qual è la causa della sofferenza? Il tuo karma è causa della tua sofferenza, e il modo per uscire dalla sofferenza è grazie allo stesso karma. Mimamsa significa esame o indagine, quindi approfondire il proprio karma, le azioni giuste Mimamsa ha rifiutato l’idea di dio, dice che non ci sono realtà multiple, dice che esiste una sola realtà chiamata Brahman. Ciò non vuol dire che rifiuta l’intera teoria della creazione da parte di Samkhya e Yoga, ma dice che alla fine c’è una sola realtà che è brahman ed appare sotto forma di tutte le diverse forme che vediamo; tutto è brahman, tutto è divinità, compresi noi stessi, ecco perchè in india tutto è adorato Quando diciamo che il nostro karma e la causa della nostra sofferenza e della nostra felicità, in cosa identifichiamo una buona azione? Una buona azione è quella in cui viene detto che è molto importante riconoscere Brahman attraverso ogni singola azione, ogni singolo rituale, quindi è molto importante riconoscere la divinità in tutto ciò con cui entri a contatto. Per questo ha creato moltissimi rituali, è una filosofia molto ritualistica, guarda alla prima parte dei Veda in cui sono descritti i rituali Quello che la filosofia dice, è che dobbiamo avere un senso di divinità, un senso di eternità in ogni momento. Il modo per liberarci dalla sofferenza è tramite le nostre azioni, quindi quando riconosciamo la divinità in qualcosa è una buona azione, è un’azione dharmika, Dharma significa “l’azione ideale più alta che puoi compiere in un dato momento” I veda ci hanno dato il concetto di Yantra, Mantra e Tantra, l’intera creazione è composta da queste tre cose Yantra —> diverse forme di creazione, è uno strumento

Mantra —> sono le spiegazioni o il codice sorgente che definiscono lo Yantra, quindi tutte le cose, le forme che abbiamo nell’universo hanno un codice sorgente che ne costituisce la spiegazione Tantra —> è il rituale per manifestare lo yantra È una scienza molto vasta che fa parte della cultura indiana

FILOSOFIA VEDANTA (fine della conoscenza)

Vedanta —> Ved (conoscenza) anta (fine) Colui che ci ha dato questa filosofia è stato Badrayan, conosciuto anche come Vedvyasa. Vyasa significa sedia, non è il nome di una persona. Oltre lui abbiamo anche Godapad, Govindapad e Shankara Il vedanta è basato sulle upanishad, ci sono 108 upanishad Questa filosofia ha risposto così bene alle 3 domande che ci poniamo da far sì che non ci fosse dibattito la riguardo per quanto fosse completa. Il punto fondamentale di questa filosofia è che ha completamente sradicato la differenza tra creatore e la creazione, c’è solo una realtà, creatore e creazione sono una cosa sola, siamo tutti delle divinià ma non lo sappiamo, siamo ignoranti, ed è per questo che soffriamo in questo mondo, perchè non conosciamo la nostra vera natura, quest’unica realtà è chiamata Brahman Chi sono io e perchè se sono brahman (quindi la divinità stessa) soffro? La causa della sofferenza è l’ignoranza della nostra vera natura, non sappiamo di essere Brahman, non sappiamo di essere una divinità. La coscienza ha differenti stati Sveglio —> vigile con mente e corpo Sognando —> esperienza intensa in quanto la mente è libera Sonno profondo —> coscienza di aver dormito anche senza sognare Nessuno di questi tre è reale, sono solo degli stati di cui la coscienza è testimone (Turyan, brhaman), Siamo convinti che tutto ciò sia reale a causa dell’illusione chiamata Maya

coscienza, ma necessario per fornire un ambiente per le anime individuale per evolvere spiritualmente. In breve, Jiva rappresenta l'aspetto spirituale dell'esistenza, mentre Ajiva rappresenta l'aspetto materiale. Entrambi sono interconnessi e indispensabili per comprendere la complessità dell'universo secondo la filosofia Jainista.ù Per liberarci va bruciato il Karma attraverso la meditazione, digiuno e mortificazione della carne e dobbiamo fare in modo di non ccumularne altro, le cose da non fare sono 5:

  1. Non nuocere
  2. Non mentire
  3. Condotta onorevole (anche nel lavoro)
  4. Castità di pensieri, parole e azioni
  5. Rinica agli interessi del mondo Jiva è a metà tra spirituale e materiale, è eterno ed è luce della nostra conoscenza , quando pensiamo o riflettiamo a qualcosa, in realtà percepiamo il nostro Jiva (A differenza dell’Atman), sono infiniti e onnipresenti. Più Karma abbiamo, meno sensi percepiamo. In base al livello di purezza di Jiva cambiamo la reincarnazione in vari livelli:
  1. Tatto: quattro elementi e piante
  2. Tatto e gusto: vermi e molluschi
  3. Tatto, gusto e odore: formiche pulci ecc.
  4. Tatto gusto, odore e vista: api, vespe, mosche
  5. Tatto, gusto, odore, vista, udito: uomini, semi-dei, animali Ammettono come realtà assoluta: - Karma
  • Buone e cattive azioni del Karma Karma “infetta” l’anima, ne vela la sua conoscenza producendo senso del dolore e del piacere, turba la retta condotta. Esistono inoltre due tipi di monaci:
      • Digambara, vestiti di spazio (cioè nudi), sono nudi per indicare l’abbandono all’attaccamento dei beni materiali e non si vergognano di essere nudi. Abbandonano la vergogna e l’orgoglio ma le donne non possono librarsi e non accettano le scritture.
      • Svetambara: vestiti di bianco. Qui anche le donne possono librarsi e hanno anche una propria raccolta (canone). La lingua non sanscrita ma lingua Ardamagadhi (lingua del

Magadha, luogo dove Jina ha vissuto) Ahimsa (non violenza): Uno dei principi fondamentali della dottrina jaina è la pratica dell'Ahimsa, ovvero la non violenza nei confronti di ogni essere vivente. I seguaci jainisti credono che ogni forma di vita abbia un’anima e pertanto bisogna evitare di infliggere sofferenza o danneggiarla in qualsiasi modo. Tre gioielli della dottrina jaina

  1. Ahimsa (non violenza): Uno dei principi fondamentali della dottrina jaina è la pratica dell'Ahimsa, ovvero la non violenza nei confronti di ogni essere vivente. I seguaci jainisti credono che ogni forma di vita abbia un’anima e pertanto bisogna evitare di infliggere sofferenza o danneggiarla in qualsiasi modo.
  2. Anekantavada (il concetto della molteplicità di punti di vista): Questo concetto si riferisce alla capacità di accettare e comprendere che la realtà può essere vista da molteplici prospettive e che la verità può essere percepita diversamente da ogni individuo. Gli jainisti credono che l’Anekantavada permetta di sviluppare una maggiore tolleranza e comprensione delle opinioni altrui.
  3. Aparigraha (non attaccamento): Questo principio incoraggia a vivere una vita semplice e priva di attaccamento ai beni materiali. Gli jainisti credono che l’attaccamento alle cose del mondo possa ostacolare il percorso spirituale e condurre a comportamenti egoistici e dannosi. Pertanto, praticare l’Aparigraha significa vivere con moderazione e condividere con gli altri ciò che si possiede.

BUDDISMO

Il Buddha, il cui nome era Siddharta Gautama, visse nell’India del Nord nel VI sec. a.C. Il Buddha nacque durante il viaggio che doveva portare la regina Maya, moglie del capo del clan degli Sakya, il nobile guerriero Suddhodana, a partorire il primo figlio nella casa paterna, secondo la tradizione del tempo. Ma la tradizione vuole che la giovane non raggiungesse mai la casa e partorisse in un boschetto, mettendo al mondo colui che diventerà il Buddha. Prima di intraprendere la sua ricerca spirituale, il Bu ddha viveva

caste, tutti possono arrivare alle salvezza proprio perché è ciò che ha vissuto il Buddha stesso. La meditazione per il buddismo diventa sia l’apice che il fondamento e lo yoga sperimentato dal Buddha vien tramandanti e viene prime insegnato concettualmente e poi praticamente. La teoria delle tre saggezze Il carattere religioso è unito a quello filosofico:

  1. Srutamayi Prajna: saggezza derivata dallo studio
  2. Cintamayi Prajna: saggezza derivata dall’investigazione razionale, raccoglie il grosso della filosofia indiana 3. Bhavabamayi Prajna: saggezza derivata dalla realizzazione meditativa. Queste servono ad abbandonare falsi concetti (soprattutto quello dell’ego) perché ci fanno paura e per le paura che noi ricerchiamo la salvezza: così come davanti ad una fune noi non abbiamo paura perché sappiamo che non è un serpente, così colui che medita artica alla risveglio e non ha più pura poiché elimina falsi concetti (tra cui l’io). Si arriva quindi alla realizzazione, la vera natura delle cose sono stati che si succedono agli un con gli altri come un flusso. Il Buddha è un essere umano che ha realizzato il Dharma, cioè io buon insegnamento, quest’ultimo non è inventato ma è basato su ciò che vede e vive per poi spiegarlo. Nasce in Nepal, compie 7 passi da cui nascono 7 fiori di loto. Quando Buddha arriva alla rivelazione, Mara di oppone, Mara è la divinità collegata alla nascita r morte del Samsara. Si sviluppando due diverse interpretazioni della visione:
  • vede l’origine del samsara
  • Vede le sofferenze degli umani. Spiega così la via della salvezza con compassione (karuna) Ed insegna due indegnamente:
  • definitivi: oggettivi, discendono da Buddha
  • Provvisori: soggettivi, dipendono dal discepolo Alla morte di Buddha, lui raggiunge il Parinirvaba (Nirvana definitivo, morte finale è senza karma) Il nirvana è lo spiegamento delle cause di sofferenza, non si produce più Karma ma va estinto quello che ne rimane. Esistono 4 nobili verità:
      1. Dolore: esistenza
      1. Origini del dolore: si origina dal desiderio
      1. Cessazione del dolore: samsara può essere superato (Nirvana)
    1. Sentiero che conduce alla cessione del dolore C’è un sentiero di 3 gruppi (ottuplice sentiero, ciò che bisogna fare per raggiungere l’illuminazione):
  1. Gruppo conoscitivo: 1- retta visione, comprensione delle 4 verità, 2- retta pensiero, libero dal desiderio egoistico
  2. Sila gruppo morale: 3- retta parole, ovvero la verità, 4- retta azione, evitare danno ad altri e controllo dell’attività sessuale (provoca passione, 5- retta modo di vita, evitare lavori poco onesti
  3. Gruppo contemplativo: 6- retto impegno, far originare stati mentali positivi eliminando dubbio, pigrizia ed ansia, 7- retta attenzione, 8- retta concentrazione. Quest’ ultimi due nella meditazione vanno di pari passo. La coscienza è minuta in ogni singolo Dharma che evita coinvolgimento di altre parti della nostra mente (attenzione non giudicante). Abbiamo inoltre tre CARATTERISTICHE DELL’ESISTERE:
    1. Il fatto che siamo sottoposti ad una sofferenza fisica e psicologica costante, la mutabilità delle cose porta alla frustrazione
    1. Dobbiamo distaccarci dal senso di “io” e “mio” perché questo porta ad un attaccamento. Noi non siamo uniti permanentemente, siamo punti istanti che scompaiano nel momento esatto in cui essi esistono, la nostra corporeità, quello che vedo e percepisco esiste solo perché io lo percepisco, in base alla mia visione soggettiva. Tutti gli oggetti sono formati da infiniti percezioni ma quello che ci risulta “superficialmente” è solo il risultato della nostra soggettività, gli oggetti in realtà non esistono e siamo noi che con la nostra grossolanità cerchiamo di dare n rapporto causa-effetto a realtà che solo momentanee. L’unità e solo l’unione di queste causalità, questa realtà apparente ed illusoria è formata da cinque SKANDHA (aggregati):
  1. Rupa (forma): si riferisce al corpo fisico e ai suoi componenti.
  2. Vedana (sensazione): si riferisce alle sensazioni piacevoli, sgradevoli o neutre che sperimentiamo attraverso i nostri cinque sensi.
  3. Samjna (percezione): si riferisce alla nostra capacità di riconoscere e categorizzare le esperienze sensoriali.
  4. Samskara (formazione mentale): si riferisce ai processi mentali come pensieri, emozioni, desideri, paure, ecc.
  5. Vijnana (coscienza): si riferisce alla coscienza stessa, ossia alla consapevolezza delle esperienze sensoriali e mentali.

rigorosa e di rinuncia del mondo. Il Mahayana o “grande Veicolo”, si sviluppò in India nei primi secoli dell’era cristiana e fu un grande movimento di monaci e laici, oggi molto diffuso in Cina, Giappone, Corea, Tibet e Mongolia. Un discepolo mira a raggiungere l’Illuminazione per diventare un Bodhisattva, cioè colui che ritarda l’entrata nel Nirvana per aiutare altri nella via della salvezza. Il Mahayana comprende molte e differenti tradizioni che divergono anche sulle specifiche modalità con cui si possa raggiungere questo obiettivo. Nell’ambito del Mahayana furono composti molti testi che, benché scritti molti secoli dopo la vita terrena del Buddha, sono considerati «sutra», cioè discorsi del Buddha stesso. Ad esempio, il Sutra del Loto , il corpus chiamato Prajnaparamita o della Perfezione della Saggezza ecc. Per molti secoli le tradizioni Mahayana e Hinayana coesistettero nei vari paesi e talora negli stessi monasteri. Intorno al VII secolo d.C., all’interno del buddismo indiano, si sviluppò la proposta di un terzo «veicolo » , il Vajrayana , la veicolo del diamente o Buddhismo tantrico che si diffuse in Cina e Giappone ma soprattutto in Tibet. Il Vajrayana ritenne che vi fosse la possibilità di conseguire l’illuminazione qui e ora, in questo corpo e in questa vita e creò una forma di culto più orientata all’esoterismo e molto influenzata dal Tantra, che significa «telaio o trama» e indica varie dottrine e i loro testi di riferimento, di origine indiana. Inizialemente l’ideale per i buddisti era il Kharaveda, ovvero la liberazione persona del Samsara, questo è l’ideale Hinayana ma viene posi superato dal Bodhisattva (l’obbiettivo dei Manyara), ovvero l’essere che rinvia il suo nirvana definitivo perché prima deve salvare gli altri essere. Ha come obbiettivo il proseguimento delle 6 Parmita , cioè le sei perfezioni: generosità, moralità, pazienza, sforzo, grande compassione ed essenza della vera realtà in tutti i dharma (vacuità)) A differenza del buddhismo originale, i dharma non esistono veramente in quanto fugaci. Morto il Buddha, le dottrine si frazionano, questi gruppi di frazione si scontrano per le proprie ideologie, seguendo ordinamenti diverse. Inizialmente si parla di 7 scuole ma con il tempo si frazionano diventando le 18 scuole buddiste. Queste 18 scuole accettano i Canone Pali, qui la lingua utilizzata per scritto dopo la porte del Buddha. Il canone Pali e divisino in tre cesti Tripitaka:

  1. Canestro della disciplina e delle regole monastiche
  2. Canestro dei discorsi pronunciati dal Buddha
  3. Canestro della dottrina, la lista dei caratteri filosofici per insegnamento. Il terzo cesto è considerato il Buddhavacana, cioè la parola di Buddha, per dimostrare che il Buddha ha dato insegnamenti diversi in base al pubblico. Altre caratteristiche sono i 3 corpi di Buddha:
    • Buddha stori (corpo fisco della realtà) racchiude gli altri
    • Corpo di fruizione
    • Corpo di trasformazione Questi 3 corpi giustificano il perché della nascita dei molti sutra che nascono in quel periodo, c’è quindi un cambiamento nel messaggio del buddismo. All’inizio il Buddha era solo un uomo ma dopo è avvolto da una visione mistica. Il canone più diffuso delle 18 scuola è quindi il canone Pali: le sue caratteristiche è l’essersi basati su contenuti dei sutra, l’idea è di cristallizzare le idee sparse del Buddha conoscendole tutte a memoria. Inizia quindi la tendenza ad affiancare l’interpretazione scritturale con quella filosofica e con l’ABHIDHARMA inizia l’analisi di tutti i dharma presenti nei testi buddisti. Il significato di saggezza varia attraverso la dottrina(4 più importanti):
  1. Sarvastivadin: testo Abhidermakosa, ci sono 8 capitoli spirituali e 1 di critica all’atman (crede che esiste un quid dove alcune cose rimangono ed altre vanno via. Ma dopo commenta questi versi, cambia idea e prende il punto di vista dei Sautantrika e dopo ancora prende il punto di vista degli Yugachara, il cui fondatore è suo fratello Asanga, secondo questo punto di vista è ammettere la realtà di dharma e cosa esiste o meno. Per i Sarvanitivadin tutto esisti, è questa esistenza e due tipi: - Assoluta, vedere i dharma che compongono la realtà
  • Convenzionale, quando un oggetto non è verso ma serve a soddisfare il mio bisogno umanoide es: bere acqua. ammettendo che i dharma esistono sempre, esosi esistono nel - passato, quando parlo delle memoria che ho di un oggetto