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Teo Basilico 1A
Agatha Mary Clarissa Miller, nota come Agatha Christie, nacque il 15 settembre 1890 a Torquay, in Inghilterra. Cresciuta in una famiglia agiata, sviluppò presto la passione per la scrittura. Durante la Prima Guerra Mondiale lavorò come infermiera e in farmacia, esperienza che le permise di conoscere bene i veleni, ricorrenti nei suoi romanzi. Nel 1920 pubblicò il suo primo libro, The Mysterious Affair at Styles, introducendo il detective Hercule Poirot, poi negli anni seguenti creò anche Miss Marple, diventando la “regina del giallo”. Nel 1930 sposò l’archeologo Max Mallowan e viaggiò spesso in Medio Oriente, ambientando lì alcune opere. Scrisse oltre 80 romanzi e racconti, oltre a commedie teatrali come The Mousetrap, record mondiale di repliche. Fu insignita del titolo di Dame nel 1971. Morì il 12 gennaio 1976, lasciando un’eredità letteraria che la rende ancora oggi una delle autrici più lette al mondo.
Il romanzo si apre con l’arrivo di dieci personaggi misteriosi su un’isola isolata chiamata Indian Island. Ognuno di loro ha ricevuto un invito da un certo U.N. Owen o da una presunta conoscente, ma nessuno in realtà conosce davvero l’identità del padrone di casa. Le ragioni che li hanno spinti ad accettare l’invito sono diverse: un lavoro da segretaria per Vera Claythorne, una ricompensa in denaro per Philip Lombard, la promessa di incontrare vecchi amici per il generale Macarthur, un incarico medico per il dottor Armstrong e così via.
Anche il giudice Wargrave, Emily Brent, Blore, Marston e i coniugi Rogers, i domestici, fanno parte di questo gruppo eterogeneo. Appena arrivati, i personaggi scoprono nelle loro stanze una filastrocca intitolata Dieci piccoli indiani, che racconta come uno a uno gli “indiani” muoiano fino a che non ne resta nessuno. Durante la prima sera, mentre tutti sono riuniti, una voce registrata accusa ciascun ospite di essere responsabile di una morte avvenuta nel passato. Lo sgomento è totale: emergono segreti, sensi di colpa e, in alcuni casi, un’assoluta mancanza di rimorso. Poco dopo, iniziano le morti. Anthony Marston è il primo a cadere, avvelenato nel suo drink. La stessa notte, una delle statuette che rappresentano i dieci indiani scompare dal tavolo, proprio come predetto dalla filastrocca. In breve tempo anche Mrs. Rogers muore nel sonno, seguita dal generale Macarthur, ucciso con un colpo alla testa. Ogni morte segue fedelmente una strofa della poesia, e a ogni delitto un’altra statuetta sparisce. I sopravvissuti capiscono di essere intrappolati sull’isola con un assassino che agisce con fredda precisione. La tensione cresce e i sospetti si moltiplicano. Nessuno è escluso: chiunque potrebbe essere l’assassino. Vera Claythorne rivive il trauma della morte del piccolo Cyril, Lombard non mostra alcun rimorso per i nativi abbandonati a morire, Emily Brent giustifica la sua crudeltà verso una ragazza suicida, e il dottor Armstrong è tormentato dall’errore commesso sotto l’effetto dell’alcol. A poco a poco, però, la paura trasforma tutti: si accusano a vicenda, cercano nascondigli, contano e ricontano le statuette. Ma i delitti continuano, implacabili. Alla fine restano soltanto Vera, Lombard e Blore. Blore viene eliminato da un colpo alla testa, Lombard viene ucciso da Vera che gli spara con la sua stessa pistola. Rimasta sola, tormentata dal ricordo di Hugo e dalla morte di Cyril, Vera cede alla follia e si impicca, completando l’ultima strofa della filastrocca. Quando la polizia arriva sull’isola, non trova superstiti e il caso sembra inspiegabile: tutte le morti si incastrano con la poesia, ma nessun colpevole appare possibile. La verità emerge solo nell’epilogo, attraverso una lettera scritta e sigillata in una bottiglia. L’assassino è il giudice Wargrave, spinto da un perverso senso di giustizia e dal desiderio di creare “un’opera d’arte” del crimine. Dopo aver orchestrato le
In conclusione, Dieci piccoli indiani non è solo la storia di un enigma da risolvere, ma anche la rappresentazione di come la paura e il desiderio di vivere possano trasformare le persone. È un romanzo che invita a riflettere sul limite sottile che separa la civiltà dalla barbarie e che ci pone una domanda inquietante: di fronte alla morte, fino a che punto saremmo capaci di restare umani?