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riassunto : cosmopolis Delillo, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

riassunti vari del libro di Delillo "cosmopolis"

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 21/09/2017

Lalady
Lalady 🇮🇹

4.6

(40)

24 documenti

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Don Delillo –Cosmopolis-
Cosmopolis è il tredicesimo romanzo di Don DeLillo, pubblicato nel
2003 da Scribner in America, uscito in Italia, nel medesimo anno, per
Einaudi in un’ottima traduzione di Silvia Pareschi. Di recente il
regista David Cronenberg ne ha tratta una versione per il grande
schermo che sarà presentata al 65esimo festival di Cannes e di cui
speriamo di poter parlare prossimamente.
Tutti gli avvenimenti del testo si collocano all’interno di un’unica
giornata e la narrazione, che ne rende conto, si caratterizza da subito
come inceppata. A incrociarsi sono due racconti, quello di una
giornata di Eric Parker, principale protagonista del romanzo, e quella
del misterioso personaggio chiamato Benno Lenin.
Eric Parker è un giovane miliardario, arricchitosi con la speculazione
in borsa, che trascorre questa particolare e caotica giornata
dell’aprile 2000 quasi tutta a bordo della sua Limousine. Il lento
movimento della macchina, simbolo essa stessa del lusso, è il tentativo
di attraversare una congestionatissima New York da parte a parte, per
realizzare il desiderio del miliardario di tagliarsi i capelli dal barbiere
che serviva suo padre nel quartiere popolare di Hell’s kitchen. Molti
sono gli eventi che si inseriranno in questa vicenda e molti anche i
personaggi a salire sulla macchina o ad apparire all’improvviso.
Un’Odissea. Siamo di fronte a un protagonista decisamente fuori dalla
norma, non solo tycoon di enorme successo a soli 28 anni, ma anche
uomo di grande cultura e possessore di una mente matematica e iper-
losoca, come ci dimostrano molte sue riessioni.
Ma non solo, questo libro sembra collocarsi su un discrimine sociale,
infatti per chi ben ricorda l’aprile 2000 è stato il mese in cui si è
sgonata la bolla tecnologica, causando grandissime perdite di titoli
che sembravano essere destinati a salire per sempre di valore. Un
libro che vuole, quindi, sancire la ne di un mondo fondato sul culto
del denaro e del potere, che inizia la sua decadenza. Sembra
particolarmente interessante da leggere, a distanza di oramai quasi
dieci anni, questa lucida visione di DeLillo, proprio nel momento in cui
ci rendiamo conto di come questa società abbia continuato a vivere
facendo nta di nulla, non prendendo atto di un capovolgimento
inevitabile e irreversibile. Una aresco, dunque, di una civiltà in
stallo, i cui valori sembrano perdere di senso e che nel frattempo
continua a fare nta di nulla. Nel testo possiamo trovare anche la
paradossale riformulazione del motto iniziale del Manifesto del partito
comunista: «C’è uno spettro che si aggira per il mondo, lo spettro del
capitalismo.»
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Anteprima parziale del testo

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Don Delillo –Cosmopolis-

Cosmopolis è il tredicesimo romanzo di Don DeLillo, pubblicato nel 2003 da Scribner in America, uscito in Italia, nel medesimo anno, per Einaudi in un’ottima traduzione di Silvia Pareschi. Di recente il regista David Cronenberg ne ha tratta una versione per il grande schermo che sarà presentata al 65esimo festival di Cannes e di cui speriamo di poter parlare prossimamente.

Tutti gli avvenimenti del testo si collocano all’interno di un’unica giornata e la narrazione, che ne rende conto, si caratterizza da subito come inceppata. A incrociarsi sono due racconti, quello di una giornata di Eric Parker, principale protagonista del romanzo, e quella del misterioso personaggio chiamato Benno Lenin.

Eric Parker è un giovane miliardario, arricchitosi con la speculazione in borsa, che trascorre questa particolare e caotica giornata dell’aprile 2000 quasi tutta a bordo della sua Limousine. Il lento movimento della macchina, simbolo essa stessa del lusso, è il tentativo di attraversare una congestionatissima New York da parte a parte, per realizzare il desiderio del miliardario di tagliarsi i capelli dal barbiere che serviva suo padre nel quartiere popolare di Hell’s kitchen. Molti sono gli eventi che si inseriranno in questa vicenda e molti anche i personaggi a salire sulla macchina o ad apparire all’improvviso. Un’Odissea. Siamo di fronte a un protagonista decisamente fuori dalla norma, non solo tycoon di enorme successo a soli 28 anni, ma anche uomo di grande cultura e possessore di una mente matematica e iper- filosofica, come ci dimostrano molte sue riflessioni.

Ma non solo, questo libro sembra collocarsi su un discrimine sociale, infatti per chi ben ricorda l’aprile 2000 è stato il mese in cui si è sgonfiata la bolla tecnologica, causando grandissime perdite di titoli che sembravano essere destinati a salire per sempre di valore. Un libro che vuole, quindi, sancire la fine di un mondo fondato sul culto del denaro e del potere, che inizia la sua decadenza. Sembra particolarmente interessante da leggere, a distanza di oramai quasi dieci anni, questa lucida visione di DeLillo, proprio nel momento in cui ci rendiamo conto di come questa società abbia continuato a vivere facendo finta di nulla, non prendendo atto di un capovolgimento inevitabile e irreversibile. Una affresco, dunque, di una civiltà in stallo, i cui valori sembrano perdere di senso e che nel frattempo continua a fare finta di nulla. Nel testo possiamo trovare anche la paradossale riformulazione del motto iniziale del Manifesto del partito comunista: «C’è uno spettro che si aggira per il mondo, lo spettro del capitalismo.»

Il protagonista Eric è descritto senza simpatia da parte del narratore, portatore all’ennesima potenza della cultura del denaro e dell’ostentazione, della caduta totale dei valori e dell’umanità (non basta certo il tentativo di ritornare al barbiere e il relativo tentativo di rimettersi in contatto con il padre a riabilitarlo). Ma anche quello che potremmo chiamare l’antiprotagonista, Benno Lenin, non è meglio. Ex impiegato licenziato dello stesso Eric, lo odia profondamente, ma soltanto perché vorrebbe essere come lui e non ci riesce. Tra i due personaggi la differenza risiede solamente nel successo avuto, o meno, nella vita. Entrambi sono alla deriva, senza valori né ideologie, nella loro vita il dolore è diventato predominante.

Il narratore, onnisciente, dimostra nel testo di non voler semplicemente raccontare una storia, ma di volerci portare a riflettere, accompagnarci in una passeggiata in cui si gode una buona vista su alcuni lati dell’essere umano e della nostra civiltà. Toccando anche aspetti metafisici, ma, soprattutto, mostrandoci senza via di scampo la mancanza di valori della nostra società.

In questo libro, dedicato a Paul Auster (altro autore che ha saputo narrare New York anche se in modi completamente differenti), DeLillo dimostra di essere in grado di descrivere il mondo contemporaneo, proprio a partire dalla città di New York, ancora non colpita dall’attentato, e dall’emblema del successo, il giovane miliardario. La cupio dissolvi di quest’ultimo e le sue nevrosi, la minaccia incombente, la manifestazione no global, l’uomo che si dà fuoco per protesta. Tutti aspetti che cercano di analizzare, di dare una chiave di lettura di un mondo e di una civiltà in cui viviamo, ma capendoci sempre di meno. Naturalmente non c’è da aspettarsi risposte univoche o ricette, non son cose per la nostra epoca.

Credo si tratti di un ottimo libro, in cui solo a tratti le riflessioni metafisiche diventano un poco troppo pesanti, un poco troppo lunghe per mantenere un equilibrio con il piacere di lettura. Lo stile di scrittura appare freddo, gelido, a rispecchiare il contesto di completa vuotezza morale, non solo del protagonista ma della società in cui si muove, dinamizzata unicamente dalle ragioni dell’interesse.

Non fatevi ingannare dalla mole, relativamente ristretta: è un libro denso, profondo, realisticamente legato al vero attraverso, però, l’assurdo. Un libro da consigliare assolutamente, che coniuga il piacere della lettura alla rappresentazione del mondo in cui viviamo e della civiltà di cui facciamo parte, il tutto con un occhio freddo ma riflessivo.

RIASSUNTO

deriva che la gente non sopporta più e vuole fuggire), va incontro al suo assassino e gioca con le armi delle sue guardie del corpo. Già, la sua guardia del corpo …

Il protagonista del romanzo deve dividere il palcoscenico non solo con le altre figure che di tanto in tanto affollano la sua limousine e la riempiono di risposte alle sue domande, osservazioni e teorie, non solo con l’autista, il vecchio parrucchiere e la sua eterea moglie, ma anche con Benno Levin, l’emarginato, il frutto del suo mondo, colui che non è riuscito a stare dietro al baht. Un incontro che non sarebbe possibile senza essere passato prima dal parrucchiere per un taglio lasciato a metà. Benno Levin e Eric Packer sono le due facce di quella stessa umanità che evoca e rifugge il futuro, che se ne vorrebbe far travolgere ma quel tanto che basti per ricevere una spinta necessaria a restare vivi nel presente. Quanto sono inconsistenti le ragioni d’odio di Benno Levin? Questo personaggio rappresenta solamente il rammarico verso la propria incapacità, o è anche e soprattutto quell’Eric Packer che comprende l’impossibile previsione del futuro, la probabilità ossessiva, gli impulsi, le obliquità? Le asimmetrie.

Dialoghi serrati che nella loro sintesi aprono a necessarie riflessioni dell’uomo contemporaneo e su di esso. Quello che vive la sontuosa simbiosi tra tecnologia e capitale senza capire che forma abbia realmente la tecnologia dell’immateriale. Non si parla del capitalismo inteso come impresa, proprietà, lavoro e misurazione di questo. Si tratta di qualcosa che non lascia spazio, che chiude, che crea isterismi perché non permette all’uomo comune di seguire tutti movimenti, le fluttuazioni del mondo: non si riesce a vivere in una continua ansia del futuro e non si accetta nemmeno il presente. Vite cifrate difficili da comprendere anche agli stessi creatori del sistema. Per contrastare questa rincorsa all’indecifrabile tempo che rende indecifrabile ogni identità, la gente si scontra e si accanisce contro simboli («La gente spara ancora ai presidenti? Credevo esistessero degli obiettivi più stimolanti») in forme di protesta stantie («Ma questi non sono i seppellitori. […] questa gente è un’invenzione del libero mercato. [… ] questi uomini e queste donne sono un suo [del mercato] prodotto. Sono necessari al sistema che disprezzano») che per quanto violenti e desacralizzanti non riescono a produrre nulla di alternativo, né che possa essere fondamento di un qualsiasi altro futuro, visto che la sua corsa verso il presente è inarrestabile («Questa è una protesta contro il futuro. Vogliono tenere a distanza il futuro. Vogliono normalizzarlo, impedirgli di sommergere il presente»).

I dubbi derivano dalle esperienze passate. Ma il passato sta scomparendo. Un tempo conoscevamo il passato ma non il futuro. Le cose stanno cambiando – disse lei – Ci serve una nuova teoria del tempo.

RECENSIONE

Penso che per definire la narrativa di DeLillo con una sola parola, di quelle che servono a etichettare le correnti letterarie, potremmo usare un neologismo: post-postmoderna. Per i non delilliani (come me), che non sono abiutati a tutto ciò che concerne la complessità e lo sperimentalismo dello scrittore americano, è sempre difficile addentrarsi in un suo romanzo. Ma, inevitabilmente, che lo si voglia o no, delilliani o meno, ci si ritrova risucchiati in un altro mondo, che poi è il nostro, ma alla maniera di DeLillo. Si sprofonda lentamente nella vicenda e non si può far altro che andare avanti, non c’è tempo per tornare indientro. Cosmopolis si svolge tutto nell’arco di una giornata, nella grande mela, nel cuore di Manhattan, Nell’anno 2000, un giorno di aprile (recita la prima pagina). Eric Packer è un giovane baluardo della finanza, ricchissimo e cinico, che potremmo definire un alienato, almeno quanto il contesto in cui si muove. Una limousine, bianca, lunghissima e supertecnologica, l’ambientazione entro cui si svolge quasi tutta la vicenda. Spinto dalla banale necessità di tagliarsi i capelli, Eric dovrà affrontare il caos della città, a cui assisterà principalmente dal finestrino della limousine. Il traffico è bloccato a causa di una serie di eventi che si svolgono nell’arco della giornata, il presidente è in città, infuria una protesta no global, si celebra il funerale di un famosissimo rapper, Eric finisce in un rave party e poi in un grottesco set di un film. Gli altri personaggi della vicenda sono quasi tutti marginali, ma sono un essenziale contorno per la vicenda di Eric, che, mentre in macchina cerca di imboccare qualche avenue, è ossessionato dal gioco in borsa, che sta perdendo a causa dell’elevato valore dello yen. Ogni tanto esce dalla macchina per qualche pasto al volo con la moglie, una giovane e casta poetessa, o per l’incontro con qualche amante, sempre tallonato dalle fedeli guardie del corpo. Anche all’interno dell’auto superaccessoriata accade l’impensabile, come una vera e propria visita medica con tanto di lettino, e una scopata platonica con una sua sottoposta, che ha fatto salire mentre faceva jogging. Ma tutti questi incontri sembrano fargli sviluppare una sorta di misantropia, e cerca di ossessionare tutti con argomenti filosofici e poetici, che sono sempre al centro delle sue deliranti, quanto inquietanti riflessioni. E’ conscio che il suo gioco in borsa si sta rivelando un totale fallimento, è pervaso anche da una crisi di identità, e tutto sembra cominciato da quella mattina, a causa delle precedenti notti insonni e della presa di coscienza che non vede più poesia in ciò che lo circonda. E come se non bastasse, la sua vita è in pericolo, perché un’altra mente malata, in preda ad una paradossale e allucinante crisi, vuole ucciderlo. E’ difficile tracciare uno scenario di questo giorno di ordinaria follia post-postmoderno, in cui non manca la resa dei conti, dove assassino e vittima si incontrano, ed è il