Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Cosmopolis - riassunto, Schemi e mappe concettuali di Storia Del Pensiero Politico

Riassunto libro Zolo - Cosmopolis

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 11/07/2023

angela-murano
angela-murano 🇮🇹

3 documenti

1 / 6

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
DANILO ZOLO
Cosmopolis
La prospettiva del governo mondiale
Lo studioso di origini cattoliche, ma poi avvicinatosi a posizione della sinistra marxista.
Critico feroce delle guerre preventive americane nella fase unipolare e per questo avvicinato alla
posizione realista, l’opera di Zolo è oggi particolarmente utile per affrontare le sfide terminali
dell’egemonia occidentale che stiamo vivendo.
Cosmopolis è un libro del 1995, anno nel quale la produzione di Zolo si stava orientano verso la critica
della democrazia espansiva americana (del “principato democratico”) e dopo che nel 1991 era
definitivamente crollata l’URSS e si preparavo guerre di assestamento del potere statunitense
(Panama, 1989; Prima guerra del golfo, 1990-1991; Guerra slovena, 1991; Guerra in Croazia, 1991-95;
Guerra in Bosnia, 1992-95). Negli anni successivi, peraltro, seguiranno la Guerra del Kosovo e il
bombardamento della Serbia (1998-99), e dopo l’11 settembre le invasioni preventive dell’Afghanistan
(2001-2021) e la Seconda guerra del golfo (2003-11), quindi gli interventi di Obama a seguito delle
“primavere arabe” (Siria, Libia), ed altri vari bombardamenti (Yemen, Somalia, Pakistan).
La guerra in Afganistan → una guerra preventiva particolarmente ingiustificata, dato che il paese dei
talebani, messi al potere dagli stessi Usa, non era certamente una minaccia, se non per qualche banda
terrorista che, peraltro, aveva per lo più le basi in Pakistan.
La guerra civile siriana → che è durata 11 anni ed è stata risolta dall’intervento russo, è stata innescata
dalle rivolte aiutate sotto banco da Obama per destabilizzare (in uno con una brusca fluttuazione del
prezzo del petrolio) i paesi arabi e che si è sviluppata nel vuoto iracheno con la crescita dell’Isis
(finanziata e supportata dall’Arabia Saudita e secondo alcuni, tra cui l’ex presidente afghano Karzai,
dagli stessi Usa), per poi estendersi ai curdi iracheni e vedere l’intervento diretto anche della Turchia.
Le guerre iugoslave → questa guerra fu probabilmente il momento di maggiore vicinanza tra Usa e
Russia.
Dopo questa lunga premessa di contesto, veniamo al libro di Zolo.
Il suo punto di attacco polemico è l’opinione, profondamente radicata nella cultura occidentale, che per
mettere fine alle guerre occorra superare l’anarchia degli Stati. E che questo si possa fare solo se si
prende definitivamente congedo dal sistema degli Stati sovrani che si affermò con la pace di Westfalia.
Al suo posto bisogna porre una nuova gerarchia di potere internazionale. Quella che l’autore chiama,
appunto, “una nuova cosmopolis”; nella quale in sostanza “sia i rapporti interstatali, sia i rapporti fra gli
Stati ed i loro cittadini siano sottoposti al controllo e al potere d’intervento di un ‘governo mondiale”.
Questo concetto è il razionale che guida e legittima le tante guerre ‘umanitarie’ che il ‘governo
mondiale’ pro tempore (nelle more della formalizzazione auto-attribuito per manifesta idoneità morale
agli Usa) ha condotto. Questa filosofia si ispira alla tradizione illuminista cristallizzata nell’opera di
Kant.
La posizione di Zolo si ispira, invece, ad una tradizione che fa piuttosto risalire a Hobbes e Machiavelli,
e qualifica come “complessa, pluralistica, dinamica e conflittuale”. L’idea centrale è che invece di
tentare di estinguere il conflitto tramite una forza centralizzata si deve cercare piuttosto di costruire
relazioni internazionali rivolte a “ridurre la paura”. Ovvero superare l’universalismo astratto, che vede
una sola forma corrispondere alla ‘natura umana’, con la concreta applicazione del concetto di diritto
alla sicurezza, di cui un collaterale necessario è il diritto al riconoscimento dell’insopprimibile pluralità
delle forme di vita. Queste, secondo la linea difesa da Zolo sono le due precondizioni concrete della
pace.
È “politicamente inservibile l’idea dell’unità spirituale dell’umanità che è al centro della concezione
kantiana e in qualche misura influenza anche quella groziana”. E significa, sul piano della politica
internazionale, superare il modello della “Santa alleanza”, che in effetti si è imposta a seguito della
sequenza delle guerre mondiali (ed ogni volta imposta dalle potenze vincitrici). Ovvero, “il progetto di
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Cosmopolis - riassunto e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Storia Del Pensiero Politico solo su Docsity!

DANILO ZOLO

Cosmopolis La prospettiva del governo mondiale Lo studioso di origini cattoliche, ma poi avvicinatosi a posizione della sinistra marxista. Critico feroce delle guerre preventive americane nella fase unipolare e per questo avvicinato alla posizione realista, l’opera di Zolo è oggi particolarmente utile per affrontare le sfide terminali dell’egemonia occidentale che stiamo vivendo. Cosmopolis è un libro del 1995, anno nel quale la produzione di Zolo si stava orientano verso la critica della democrazia espansiva americana (del “principato democratico”) e dopo che nel 1991 era definitivamente crollata l’URSS e si preparavo guerre di assestamento del potere statunitense (Panama, 1989; Prima guerra del golfo, 1990-1991; Guerra slovena, 1991; Guerra in Croazia, 1991-95; Guerra in Bosnia, 1992-95). Negli anni successivi, peraltro, seguiranno la Guerra del Kosovo e il bombardamento della Serbia (1998-99), e dopo l’11 settembre le invasioni preventive dell’Afghanistan (2001-2021) e la Seconda guerra del golfo (2003-11), quindi gli interventi di Obama a seguito delle “primavere arabe” (Siria, Libia), ed altri vari bombardamenti (Yemen, Somalia, Pakistan). La guerra in Afganistan → una guerra preventiva particolarmente ingiustificata, dato che il paese dei talebani, messi al potere dagli stessi Usa, non era certamente una minaccia, se non per qualche banda terrorista che, peraltro, aveva per lo più le basi in Pakistan. La guerra civile siriana → che è durata 11 anni ed è stata risolta dall’intervento russo, è stata innescata dalle rivolte aiutate sotto banco da Obama per destabilizzare (in uno con una brusca fluttuazione del prezzo del petrolio) i paesi arabi e che si è sviluppata nel vuoto iracheno con la crescita dell’Isis (finanziata e supportata dall’Arabia Saudita e secondo alcuni, tra cui l’ex presidente afghano Karzai, dagli stessi Usa), per poi estendersi ai curdi iracheni e vedere l’intervento diretto anche della Turchia. Le guerre iugoslave → questa guerra fu probabilmente il momento di maggiore vicinanza tra Usa e Russia. Dopo questa lunga premessa di contesto, veniamo al libro di Zolo. Il suo punto di attacco polemico è l’opinione, profondamente radicata nella cultura occidentale, che per mettere fine alle guerre occorra superare l’anarchia degli Stati. E che questo si possa fare solo se si prende definitivamente congedo dal sistema degli Stati sovrani che si affermò con la pace di Westfalia. Al suo posto bisogna porre una nuova gerarchia di potere internazionale. Quella che l’autore chiama, appunto, “una nuova cosmopolis”; nella quale in sostanza “sia i rapporti interstatali, sia i rapporti fra gli Stati ed i loro cittadini siano sottoposti al controllo e al potere d’intervento di un ‘governo mondiale”. Questo concetto è il razionale che guida e legittima le tante guerre ‘umanitarie’ che il ‘governo mondiale’ pro tempore (nelle more della formalizzazione auto-attribuito per manifesta idoneità morale agli Usa) ha condotto. Questa filosofia si ispira alla tradizione illuminista cristallizzata nell’opera di Kant. La posizione di Zolo si ispira, invece, ad una tradizione che fa piuttosto risalire a Hobbes e Machiavelli, e qualifica come “complessa, pluralistica, dinamica e conflittuale”. L’idea centrale è che invece di tentare di estinguere il conflitto tramite una forza centralizzata si deve cercare piuttosto di costruire relazioni internazionali rivolte a “ridurre la paura”. Ovvero superare l’universalismo astratto, che vede una sola forma corrispondere alla ‘natura umana’, con la concreta applicazione del concetto di diritto alla sicurezza, di cui un collaterale necessario è il diritto al riconoscimento dell’insopprimibile pluralità delle forme di vita. Queste, secondo la linea difesa da Zolo sono le due precondizioni concrete della pace. È “politicamente inservibile l’idea dell’unità spirituale dell’umanità che è al centro della concezione kantiana e in qualche misura influenza anche quella groziana”. E significa, sul piano della politica internazionale, superare il modello della “Santa alleanza”, che in effetti si è imposta a seguito della sequenza delle guerre mondiali (ed ogni volta imposta dalle potenze vincitrici). Ovvero, “il progetto di

una città politica tendenzialmente universale, pacifica, gerarchica, monocentrica, e, naturalmente, eurocentrica o comunque centrata sull’Occidente”. La prima manifestazione di questo progetto si ha in seguito alle guerre napoleoniche, quando i vincitori (Inghilterra, Russia, Austria, Prussia, che cooptano saggiamente la Francia della restaurazione) cercano un’alternativa, “per il bene del mondo”, al mero equilibrio di potenza. “Bene del mondo” che coincide, naturalmente, con quello delle Grandi potenze e delle élite aristocratiche che le dominano. Questo modello fallisce per il discredito che deriva dallo scontro che interviene tra Gran Bretagna e Russia. La formazione delle due alleanze contrapposte e la Prima guerra mondiale porteranno alla sua sostituzione con la “ Società delle Nazioni ”. Questa, avviata nel 1920, è una vera e propria organizzazione internazionale (mentre quella precedente era uno schema diplomatico). Vengono creati organi come il Consiglio, il Segretario generale e la Corte di Giustizia. Nel modello proposto, ogni Stato membro partecipa ad un’assemblea, mentre il Consiglio che ha membri permanenti è limitato dalla regola dell’unanimità. Il punto debole è che vengono tenute fuori, dalla diarchia britannica e francese, sia l’Unione Sovietica e sia gli Usa. La Seconda guerra mondiale determina, infine, la nascita delle Nazioni Unite che uniscono i due modelli. Nel Convegno di Dumbarton Oaks, nel 1944, Roosevelt, Churchill e Stalin inviteranno 50 paesi a partecipare. Ne deriva un organismo nel quale l’Assemblea generale è priva di poteri vincolanti che sono integralmente affidati al Consiglio di Sicurezza, e nel quale solo i membri permanenti (i vincitori della guerra) hanno potere di veto. → Indeboliscono quasi subito l’autorità della nuova organizzazione la formazione dello Stato di Israele nel 1947, la guerra di Corea (con l’assenza dell’Urss al Consiglio che decide) e le numerosissime guerre unilaterali degli Usa, oltre a quelle dell’Urss. Questa inefficacia per Zolo dipende dalla politica di potenza degli Stati più forti e dall’assenza di procedure di gestione delle frizioni in assenza di un’autentica forza militare. La domanda che si fa Zolo è se “ogni progetto cosmopolitico non possa che essere un progetto egemonico e violento”. Il primo episodio sul quale viene costruita l’argomentazione è relativo alla Prima guerra del golfo, “la prima guerra cosmopolita”. Una guerra nella quale apparentemente c’è un aggredito (il Kuwait) ed un aggressore (l’Iraq) e c’è quindi un’operazione di polizia internazionale autorizzata dall’Onu (e che per questo è qualificata come ‘guerra giusta’ da molti osservatori). Guardando meglio lo sfondo è tuttavia il fallimento della Petrestoika di Gorbaciov. Questi dal 1987 accentua il suo slancio internazionalista proponendo un nuovo Ordine mondiale condiviso, nel quale si affermi un “sistema di sicurezza complessivo” fondato sulla “interdipendenza globale”. Toni che in questa crisi sono rilanciati dalla Cina. In una prima fase il clima di dialogo e collaborazione porta all’agevolazione da parte dell’Onu, con il consenso americano, del disimpegno dall’Afghanistan. Ma il 7 luglio 1990, improvvisamente, Eltsin elimina dalla scena Gorbaciov (che era restato alla guida dell’Urss mentre l’ex sindaco di Mosca lo era della Russia) ottenendo lo scioglimento del Patto di Varsavia. Questo evento storico, che rende indipendenti tutti i paesi dell’ex blocco sovietico avviandone la disgregazione, viene interpretato da Washington come una resa senza condizioni. Quasi subito quella che si sente essere l’unica Grande potenza rimasta elabora una dottrina di “Global Security”, che prevede di garantire “il libero e regolare accesso alle fonti energetiche, anzitutto il petrolio, all’approvvigionamento delle materie prime, della libertà e sicurezza dei traffici marittimi ed aerei, della stabilità dei mercati mondiali, in particolare di quello finanziario”[15]. Ovvero, garantire gli interessi degli Stati industriali verso quelli degli Stati produttori di materie prime e di prodotti intermedi di base. Chiaramente, ed esplicitamente, per ottenere questo risultato le grandi potenze industriali dovranno, “mettere risolutamente da parte il vecchio principio della non ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani. Esse dovranno esercitare e legittimare di fatto un loro diritto-dovere di ‘ingerenza umanitaria’ in tutti i casi in cui giudicheranno necessario intervenire”. E lo riterranno spesso, ma non sempre. A ben vedere il criterio di intervento è chiaramente enunciato: non si tratta affatto della difesa della

Nel testo Zolo si impegna in una serie di corpo a corpo con le teorie che al suo tempo sono schierate a difesa di questa impostazione, in particolare con Walzer[17], che con il suo bellicismo eticamente fondato difende e legittima la guerra preventiva ed uno specialista in questa pratica come lo Stato di Israele. Oppure con Kelsen, nella sua difesa di una oggettiva ragione universale e la sua caratteristica pretesa di abolire la guerra attraverso il diritto. La tesi normativa dello Stato di diritto planetario, che è propria anche di autori come Habermas, per Zolo rinvia a molte e complesse assunzioni. Alla fondatezza universale della dottrina dei diritti dell’uomo e quindi dell’ingerenza umanitaria, quando questi sono violati anche da Stati sovrani e legittimi. Una dottrina che assume le caratteristiche (solo ideali) europee. Ma i diritti dell’uomo sono ovviamente fondati su vicende storiche politiche; non sono radicati nell’uomo in quanto tale e non sono una scoperta evolutiva irreversibile che una parte dell’umanità ha improvvisamente e fortunatamente incontrato. Questo racconto autolegittimante è molto presente, in particolare nel mondo anglosassone protestante, ma resta una concezione essenzialmente occidentale[18] intrisa di senso di superiorità ed in ultima analisi di razzismo. Lo stesso Kelsen ha osservato onestamente che la dottrina dei diritti dell’uomo è resa possibile da una filosofia teologico-metafisica giusnaturalistica (che, infatti, a tratti Habermas richiama, ma considerandola un ‘apprendimento’ decisivo) che di fatto definisce le proprietà morali degli esseri umani, in quanto tali, inferendole dalla natura delle cose o dalla loro razionalità ricostruita teoricamente. L’insieme delle contraddizioni ed aporie interne alle liste di questi non fa che rendere ancora più visibile il punto. La contraddizione, ad esempio, tra diritti economico-sociali (non a caso inseriti nell’elenco Onu dall’Urss) e quelli civili e di libertà. Quella tra i diritti individuali e quelli collettivi di autodeterminazione. Esempi di visioni diverse, che si sono opposte storicamente all’imperialismo culturale occidentale, sono, tra le molte che possono essere citate, la visione comunitaria islamica (che unisce almeno tante persone di quella cristiana occidentale e altrettanti paesi). In essa non sono presenti le “protesi normative” che tutelano la libertà personale verso le interferenze delle istituzioni sociali e delle autorità politiche (una posizione che si è data storicamente nelle lotte dei baroni inglesi contro il re e poi, via via, della borghesia contro l’aristocrazia, infine, ma in misura altamente incompleta, delle organizzazioni sociali del lavoro contro il dominio del capitale). Viceversa, prevale un senso di appartenenza alla comunità, religiosamente orientato, per il quale l’individuo piuttosto che rivendicare diritti adempie a doveri. Anche nell’etica confuciana i rapporti asimmetrici generano vincoli reciproci di mutua collaborazione ed obbligazione. Del resto, i diritti umani proposti dall’Onu sono tutt’altro che scontati e pacificamente accettati. Zolo ricorda i numerosi scontri che sono stati sempre presenti sul tema e quelli, nel 1993, sull’istituzione dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (che molti paesi vedono come un’arma geopolitica). In tale occasione alla posizione occidentale che promuoveva l’universalità e indivisibilità dei diritti fondamentali, e quindi l’omogeneità culturale e morale di una “società civile planetaria” disegnata a propria immagine, i paesi dell’America Latina, e quelli asiatici, guidati rispettivamente da Cuba e dalla Cina, posero la condizione che i diritti venissero resi effettivi dallo sviluppo economico-sociale, ovvero dalla riduzione della precarietà e povertà. Insomma: Da una parte c’è effettivamente qualcosa di profondamente sbagliato nei progetti di pace ‘stabile ed universale’. Si tratta della sua impostazione universalista e centralistica, la pretesa che la pace possa essere garantita da una gerarchica concentrazione di potere nelle mani di una “Santa Alleanza” e sulla base della presunzione di uniformità sociale e culturale;

Dall’altra è anche una posizione velleitaria, in quanto tutta la storia umana mostra come la violenza e anche la guerra siano radicate nella natura biologica della specie e siano o naturali o almeno funzionali. Da questo punto di vista aggressività e riconciliazione sono strettamente intrecciati. Questa ultima tesi porta il nostro a sostenere che il pacifismo cosmopolitico sbaglia ad immaginare che la globalizzazione porti al superamento del sistema degli Stati, e verso la formazione di una ‘società civile globale’ omogenea. Inoltre a ritenere che questo, e non per caso, sottovaluti sistematicamente i fattori economici e la crescente differenziazione dei ritmi dello ‘sviluppo umano’. Quel che, già in quegli anni, l’autore vede è che l’interconnessione e la mondializzazione non stanno creando uniformità ma divergenza, e che quel che si unisce non lo fa lockianamente, ovvero contrattualmente, ma per effetto dell’egemonia imperiale. Non sta accadendo, né la legittimazione delle istituzioni internazionali come veicolo di giustizia anziché di egemonia, né la tendenza alla omogeneizzazione culturale, se non per esili minoranze, né, infine, l’attenuazione dei sempre crescenti conflitti distributivi. Quel che accade è piuttosto un processo di ‘creolizzazione’, tramite l’assorbimento esteriore di alcune forme della cultura tecnico-scientifica ed industriale, la quale disgrega l’integrazione comunitaria e determina reazioni di disordine. La globalizzazione, insomma, “stimola reazioni particolaristiche” e non produce alcuna convergenza. Nella parte costruens del testo Zolo ricorda come per costruire la pace occorra contrastare il processo umano di “speudospeciazione”, per il quale ogni gruppo definisce se stesso come ‘specie’ a parte, individuando qualche altro come non-umano. È questa la radice dell’aggressività umana, dello spirito gregario e della territorialità. Sono tutte risposte naturali e funzionalmente utili all’esposizione dell’uomo ad ambienti ostili e al suo bisogno di sicurezza. L’aggressività è, insomma, niente altro che un tentativo di ‘ridurre la paura’[20]. Serve a opporsi ai rischi dell’ambiente ristabilendo un equilibrio, quindi un ordine e tranquillità necessario per garantire la stabilità sociale e la coesione. Quindi persino la guerra “svolge delle precise funzioni integrative e associative sia tra i gruppi in conflitto e sia tra le parti belligeranti (quando fanno pace, se la fanno)”. Probabilmente, se si guarda bene, questa considerazione è particolarmente rilevante per l’osservazione della guerra ucraina in corso, nella quale entrambe le parti, ma in particolare la più debole, hanno colto nella guerra l’occasione di creare una coesione che altrimenti era a rischio. Si sostiene spesso che questa sia una guerra per procura tra Russia e Usa, ed è vero; oppure che sia una manifestazione dell’imperialismo culturale occidentale e della sua volontà di potenza, ed anche questo è indubbio; che segnali il risentimento russo verso il modo in cui è stato trattato il paese e la sua intera cultura e tradizione, ed anche questo è parte della spiegazione; ma la Russia era presa da un conflitto interno di lungo periodo tra la tendenza verso l’occidente, che aveva informato l’opera dei ‘riformisti’ tra Gorbaciov e Eltsin, e del primo Putin, e quella verso l’oriente, che risente sia dell’attrazione siberiana sia della complessa relazione con la Cina, e l’Ucraina era uno Stato fallito, economicamente, socialmente, politicamente, dilaniato da tensioni e lotte interne, completamente dipendente da aiuti internazionali erogati sempre con il contagocce. La guerra, con le sue funzioni integrative basate sulla ‘pseudo speciazione’ sta svolgendo la funzione di compattare entrambi. E, d’altra parte, sta svolgendo anche nelle nostre disgregate società la medesima funzione. Le élite tentano di compattare una popolazione sempre più spaventata e disorientata indicando nemici esterni (che, talvolta possono essere anche parte della medesima popolazione, ma reproba, irrazionale, pericolosa, sia esso la parte ‘sovranista’ o quella ‘no vax’ o quella ‘putiniana’). Per concludere, se si vogliono evitare, nella misura del possibile, simili tragedie bisogna individuare non già un impero mondiale che tenga tutti sotto controllo (impero che non potrebbe che essere contemporaneamente ipocrita e dispotico), ma correttivi ed equivalenti funzionali. Ovvero strutture sociali che fungano da alleggerimento dell’aggressività e neutralizzazione dei processi di pseudo- speciazione. Il modo è quello di andare nell’esatta opposta direzione alla demonizzazione ed