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LA GESTIONE
La gestione come sistema di operazioni(cap.10)
La gestione dell’impresa: generalità Studiare l’amministrazione economica dell’impresa significa concentrarsi nell’analisi di tre momenti fondamentali in cui si manifesta la vita di un’azienda: -ORGANIZZAZIONE -GESTIONE -RILEVAZIONE. Si tratta di momenti che sono fra loro separati, ma al contrario strettamente correlati nella realtà operativa: “organizzare” vuol dire predisporre uomini e mezzi per poter compiere un’insieme di operazioni (gestione), le quali, a loro volta, sono oggetto di rilevazioni. GESTIONE =un insieme di operazioni tra loro coordinate in modo unitario e continuo, svolte in funzione del raggiungimento degli obiettivi aziendali. Le caratteristiche e le fasi della gestione La GESTIONE di un qualsiasi impresa può essere immaginata come un grande processo, il quale si articola in almeno tre fasi fondamentali : -fase della provvista; -fase della trasformazione; -fase dello scambio; La fase della provvista Nella fase della provvista l’azienda si occupa del reperimento dei fattori produttivi necessari alla sua attività. Questi ultimi possono essere diversamente classificati, ma la principale distinzione è tra fattori produttivi a “fecondità semplice” e fattori produttivi a “fecondità ripetuta”. Tali fattori possono anche essere classificati se sono materiali o immateriali. “fecondità semplice” (es. ingredienti pizza) Quei beni che, nell’azienda considerata, partecipano una sola volta al processo produttivo o, comunque, esauriscono la loro utilità nei tempi brevi (in genere massimo un anno). “fecondità ripetuta” I fattori produttivi a “fecondità ripetuta”, invece, sono costituiti da quei beni che, nell’azienda considerata, partecipano più volte al processo produttivo e
che danno, quindi, la loro utilità per periodo medio-lunghi, comunque superiori a un anno. es:I fattori produttivi a “fecondità ripetuta” sono detti anche “beni strumentali”. Ne sono esempi i fabbricati, gli impianti, gli arredi, gli automezzi, le attrezzature d’ufficio. La fase della trasformazione La fase della trasformazione riguarda l’insieme delle operazioni poste in essere per l’attuazione del processo produttivo e la conseguente trasformazione delle materie prime in beni da scambiare sul mercato. E’ questa la fase in cui l’azienda, trasformando i fattori produttivi in prodotti finiti, crea utilità e quindi valore. es. fornaio che trasforma un chilo di farina ed altri ingredienti del costo di £1 in un pane del valore di £ 1,50. Le produzioni ottenute dalla fase di trasformazione possono distinguersi in due categorie:
- produzioni intermedie interne : non costituiscono l’output finale, nel senso che esse rimangono nell’ambito dell’azienda per essere utilizzate nei processi produttivi; tali produzioni vengono anche denominate semilavorati. -produzioni terminali: sono i prodotti finiti da scambiare sul mercato, rappresentando l’output finale del processo produttivo. La fase dello scambio La fase dello scambio raggruppa tutte le operazioni che riguardano la vendita dei prodotti finiti ottenuti dal processo produttivo. Senza di essa la più alta utilità ottenuta con la trasformazione dei fattori produttivi resterebbe sono “astratta” e non potrebbe concorrere al soddisfacimento dei bisogni umani con conseguente non realizzazione da parte dell’azienda della sua principale funzione.
Le operazioni di gestione
Le OPERAZIONI DI GESTIONE possono essere distinte in operazioni di “gestione esterna” ed operazioni di “gestione interna”. operazioni di gestione esterna = attraverso atti di scambio, mettono in contatto l’azienda con altre unità produttive o erogati, cioè con terze economie. (sono le operazione che ricadono nella provvista e nello scambio) Le quali implicano delle relazioni tra l’impresa e l’ambiente esterno.
- operazioni di gestione interna=ri guarda tutte quelle operazioni che sono legate al processo produttivo e si svolgono all’interno dell’azienda.
particolare la durata del ciclo monetario dipenderà dai tempi di pagamento pattuiti con fornitori e clienti. Quindi… scriviamoli in maniera più facile -aspetto tecnico—>processo produttivo—> ciclo tecnico. -aspetto economico—>costi e ricavi—> ciclo economico. -aspetto monetario—> entrate e uscite—> ciclo monetario. -aspetto finanziario—> crediti e debiti—> ciclo finanziario. Un ultima distinzione importante è tra GESTIONE ORDINARIA e GESTIONE STRAORDINARIA. -gestione ordinaria = tutte quelle operazioni che vengono “normalmente” svolte nell’azienda e sono programmate dalla direzione: cio che le caratterizza, pertanto, è che esse sono “volute” e “preordinate”. -gestione straordinaria = raccoglie tutte quelle operazioni che non rientrano nella “normale” attività dell’azienda: ciò che le contraddistingue, pertanto, è la loro natura di “eccezionalità” e di “causalità”, tanto che si parla di accadimenti “extra-gestionali”, in quanto non voluti e non programmati.
La gestione come sistema di valori(cap.11)
I valori finanziari delle operazioni di gestione.
Le operazioni di gestione esterna possono essere osservate sotto
due aspetti separati, ma complementari. 1)Le modificazioni che le operazioni aziendali provocano nei valori finanziari, ossia nelle disponibilità liquide e nei crediti e debiti di funzionamento e di finanziamento( aspetto finanziario ).
- La “causale” delle variazioni del profilo monetario( aspetto economico ). 1.L’aspetto finanziario L’ aspetto monetario fa riferimento…
- Alla liquidità; -Ai debiti e crediti connessi al regolamento delle operazioni di acquisto e vendita ( debiti di funzionamento ). Anche detti valori numerari c he pos sono essere: -Certi =relativi alla liquidità immediatiata e quindi, possiedono contemporaneamente i requisiti della scadenza a vista e del buon fine. Sono
sempre attivi e consistono, nei valori bollati(francobolli, marche da bollo) e negli assegni circolari e bancari ricevuti da terzi. Tali valori si valutano al valore nominale e si trovano, come si usa dire tecnicamente “in cassa”. -Assimilati = si riferiscono a crediti e debiti di funzionamento ; sono espressi in modo definito e sostituiscono temporaneamente la moneta nelle compravendite con il pagamento dilazionato. -Presunti = si riferiscono a c rediti e debiti di funzionamento espressi in maniera non definita. In pratica sono rappresentanti da entrate e uscite future riguardanti operazioni aziendali già in corso, gravate da notevole incertezza sia nell’ammontare sia nella scadenza. Questi possono essere attivi(crediti in moneta estera e ratei attivi) e passivi( debiti in moneta estera, ratei passivi, fondi spese e fondi rischi). ..Considerando la situazione finanziaria dell’impresa, che è rappresentata dalla differenza tra valori finanziari attivi e passivi, possiamo distinguere tra:
- variazioni finanziarie attive(entrate) : che corrispondono ad afflussi di moneta nell’impresa, e di conseguenza, migliorano la situazione finanziaria. Consistono in aumenti delle disponibilità liquide e di crediti di ogni genere.
- variazioni finanziarie passive(uscite): che equivalgono a deflussi di moneta dall’impresa, e , pertanto, peggiorano la situazione finanziaria. Più precisamente, riguardano le diminuzioni delle disponibilità liquide e dei crediti di ogni specie.
- L’ aspetto creditizio= fa riferimento a debiti e crediti di
finanziamento.
Due tipologie di movimenti che riguardano l’aspetto finanziario:
- ENTRATE = che corrispondono ad afflussi di moneta (liquidi e crediti) nell’impresa, e quindi a variazioni finanziarie attive. - USCITE = che corrispondono a deflussi di moneta (liquidi e debiti) nell’impresa, e quindi a variazioni finanziarie passive. L’aspetto finanziario della gestione: schema riassuntivo
2. L’aspetto economico
- Si pone attenzione alle operazioni di gestione che apportano un contributo alla produzione di ricchezza.
IL REDDITO(cap.12)
Il reddito: concetti introduttivi L’indicatore in grado di quantificare la ricchezza creata/distrutta in un determinato periodo è il reddito. Il REDDITO è definito come l’incremento (se positivo) o il decremento (se negativo) di ricchezza subito dal capitale iniziale per effetto della gestione. ovviamente, l’impresa che riesce a remunerare congruamente i beni/fattori produttivi utilizzati nello svolgimento dei processi genera un reddito positivo e viene definita in UTILE ; in caso contrario, l’impresa genera un reddito negativo e viene definita in PERDITA. Il reddito di impresa può essere determinato in tre diversi modi: come differenza tra il capitale finale e capitale iniziale dell’impresa; come differenza tra tutti i ricavi conseguiti e tutti i costi sostenuti dall’impresa, dalla sua nascita sino al momento della sua liquidazione; come differenza tra tutte le entrate e tutte le uscite che si sono verificate durante la vita dell’impresa. se considero tutta la vita dell’impresa, capitale finale-capitale iniziale= ricavi-costi= entrate- uscite. E’ evidente che un dato che posso ottenere solo quando la vita dell’impresa è finita è poco utile a chi deve prendere decisioni durante la vita dell’impresa. Vedi cap.8(relazioni principali tra i sistemi operativi).
Il reddito di esercizio
- Il Risultato d’esercizio= è quindi l’incremento o decremento subito dal Patrimonio Netto per effetto della gestione in un periodo amministrativo. Il REDDITO D’ESERCIZIO (detto anche reddito di un solo esercizio) può essere determinato con il procedimento sintetico o con il procedimento analitico , mentre non può essere calcolato come differenza tra le entrate e le uscite; infatti lo sfasamento fra ciclo economico e ciclo finanziario si ricompone solo alla cessazione dell’impresa. In altre parole..
Considerando un periodo di tempo più ristretto, come avviene per il reddito di un solo esercizio , non detto che tutti io cicli abbiano trovato una conclusione.
- Lo sfasamento tra ciclo economico e ciclo finanziario si ricompone solo alla cessazione dell’impresa. Pertanto, se considero un periodo, entrate-uscite è diverso da ricavi-costi, è diverso da capitale finale-capitale iniziale. Poiché per il reddito ci interessa la creazione di ricchezza (aspetto economico) , allora non posso calcolare il reddito come entrate-uscite.
- Inoltre, la presenza di uno sfasamento temporale tra i consumi dei fattori produttivi e la cessione degli output, fa i che la ricchezza del periodo non possa essere determinata in modo oggettivo, poiché è inevitabilmente frutto di stime. Reddito di esercizio Il principio della competenza economica Il Reddito di esercizio calcolato in via analitica si ottiene non come contrapposizione dei costi e dei ricavi che nel periodo amministrativo hanno avuto la loro manifestazione finanziaria, quanto come differenza tra ricavi e costi di competenza economica. Il principio della competenza economica
- Determinare la COMPETENZA ECONOMICA di un costo o di un ricavo significa determinare la loro partecipazione al risultato d’esercizio.
- Ricordiamo che si può presentare una sfasatura temporale tra la manifestazione finanziaria dei costi e dei ricavi e la loro partecipazione alla formazione del reddito. La COMPETENZA ECONOMICA si stabilisce applicando il principio della correlazione, ovvero cogliendo i collegamenti tra i costi e i ricavi.
- Sono costi di competenza di un dato esercizio se sono relativi a fattori produttivi utilizzati nella produzione attuata e hanno avuto il loro correlato ricavo. Es: costi di acquisto per imballaggi, costi per servizi,..
- Sono ricavi di competenza di un dato esercizio i corrispettivi delle cessioni di beni e servizi che nel periodo amministrativo hanno avuto il correlato costo. Es: i ricavi di vendita, i proventi finanziari….
- si è verificato finanziariamente in un certo esercizio ma è in parte di competenza dell’esercizio successivo. Nel momento in cui dal ricavo viene tolta la parte viene tolta la parte di ricavo sospeso contabilmente si assisterà ad un riduzione dei ricavi d’esercizio e all’aumento delle passività del patrimonio di funzionamento. Costi e ricavi futuri
- Sono costi e ricavi di competenza economica di un dato esercizio ma la cui manifestazione finanziaria (verranno cioè pagati o riscossi) nell’esercizio o negli esercizi successivi (costi e ricavi futuri). La competenza economica e i fattori produttivi pluriennali Il costo dei fattori produttivi a utilità pluriennale
- I fattori produttivi a lungo ciclo di utilizzo quali impianti, fabbricati, attrezzature, ecc.) si manifestano finanziariamente nell’esercizio in cui gli stessi sono acquistati ma cedono la loro utilità( sono cioè di competenza economica) in più esercizi. I costi di acquisizione sono reintegrati , ovvero recuperati attraverso i ricavi di vendita che l’azienda insegue bei vari esercizi nei quali i fattori produttivi sono impiegati. Il costo associato a tali beni è definito pluriennale, ad indicare la necessità di “ripartire” il costo tra i vari esercizi nei quali relativi fattori sono utilizzati. la quota di costo pluriennale che viene attribuita a ciascun esercizio prende il nome di quota di ammortamento. Il Conto Economico: un primo cenno Per il calcolo del REDDITO DI ESERCIZIO con il procedimento analitico, è certamente utile il documento denominato Conto Economico , il quale è un prospetto che accoglie nella sezione di sinistra tutti i componenti negativi relativi a costi sostenuti per l’acquisizione dei fattori produttivi impiegati nel corso del periodo amministrativo ( costi di competenza) e in quella di destra i componenti positivi ovvero i ricavi di vendita conseguiti nello stesso periodo (ricavi di competenza).
Il reddito è dato dalla differenza tra i totali dei costi di competenza e dei ricavi di competenza. REDDITO=Costi di competenza- Ricavi di competenza. Le caratteristiche del Reddito d’esercizio Nota che il reddito di esercizio è una quantità:
**- economica;
- astratta;
- mai certa nel suo valore;
- dinamica. ECONOMICA=** il reddito è una quantità economica , ciò significa che l’entità del reddito prodotta dall’impresa in un certo periodo di tempo non corrisponde (se non per puro caso) ad un determinato ammontare di moneta; in altri termini, se un’ impresa ha conseguito un reddito di euro 100 non significa che ha 100 euro a disposizione in forma liquida. N.b. Solo in un caso il reddito è una quantità sia economica che finanziaria, ossia il profilo finanziario coincide con il profilo economico: questo è il caso del reddito di impresa. ASTRATTA= il reddito è una quantità astratta , nel senso che non si può identificare in nessuno specifico bene, ma è un puro valore. MAI CERTA= il reddito è una quantità il cui calcolo non è mai certo in quanto alla sua determinazione concorrono valori stimati sulla base di ipotesi soggettive sulla gestione futura dell’impresa; N.b. Al contrario, il reddito diventa una quantità certa se la sua determinazione avviene all’atto della cessazione dell’impresa(reddito di impresa o totale). DINAMICA= il reddito è un fenomeno dinamico che ha senso nel tempo. In un dato istante non esiste reddito, bensì capitale, in quanto concetto di tipo statico(stock). essendo, invece, il reddito un flusso, lo si può rilevare e concepire solo con riferimento ad un arco temporale.
- gestione operativa = si intendono tutte quelle operazioni direttamente rivolte alla realizzazione dell’oggetto che caratterizza la gestione dell’impresa. Rientrano, ad esempio, i ricavi di vendita di beni e servizi e i costi per l’acquisto dei fattori produttivi.
- gestione extra-caratteristica = raccoglie tute le operazioni che l’impresa pone in essere in modo originario e ricorrente, ma non rientranti nella gestione caratteristica, come i fitti di immobili civili da parte delle imprese industriali.
- gestione finanziaria = raccoglie tutte quelle operazioni poste in essere per acquisire le risorse finanziarie necessarie per alimentare l’attività operativa e per impiegare eventuali eccedenze di liquidità. Essa determina il sorgere di proventi e oneri finanziari. seguendo questa logica, all’interno del reddito ordinario, si riescono ad individuare altre figure di reddito. -reddito operativo caratteristico= esprime il livello di prestazioni raggiunto dall’impresa svolgendo quell’attività, producendo quei beni e servizi che si è preposta di realizzare. -reddito operativo globale= sintetizza la situazione economica relativa all’area caratteristica ed extra-caratteristica. Il reddito ordinario esprime, invece, l’interazione tra i risultati dell’attività operativa e gli effetti legati alle scelte di finanziamento che sono state operate per sostenere l’attività principale.
IL CAPITALE(cap.13)
Il Capitale
CAPITALE AZIENDALE = è definito come l’insieme dei mezzi che in un determinato momento sono a disposizione del soggetto aziendale per il perseguimento delle finalità aziendali. Il capitale aziendale è definito come l'insieme dei mezzi che in un determinato momento sono a disposizione del soggetto aziendale per il perseguimento delle finalità aziendali. E’ formato da:
1. Il complesso delle fonti di finanziamento _a disposizione dell’impresa;
- Una massa di_ investimenti.
Per comprendere il capitale dalla prospettiva economico-aziendale ci si pone due domande dove sono state impiegate le risorse finanziarie? da dove provengono le risorse finanziarie necessarie? Nota che : Totale investimenti=Totale finanziamenti
Il capitale sotto l’aspetto qualitativo: i finanziamenti e gli
investimenti
Il capitale osservato sotto l’aspetto qualitativo descrive e classifica, non solo gli investimenti posti in essere, ma anche le fonti di finanziamento aziendali necessarie per realizzare gli stessi.
1. I finanziamenti Iniziando dall’esame delle fonti, dette anche finanziamenti, si possono individuare, secondo la loro provenienza, i finanziamenti interni ed esterni.
a) Finanziamenti propri (interni)
a) Capitale di apporto(o di rischio ) b) Capitale di risparmio(o autofinanziamento)
b) Finanziamenti di terzi (esterni o fonti esterne)
- In base alla natura si possono distinguere in :
- debiti di funzionamento , o di regolamento, detti anche finanziamenti indiretti.
- debiti di finanziamento , detti anche finanziamenti diretti.
- In base alla durata si possono distinguere:
- a breve termine (rimborsato entro 12 mesi);
- a medio termine (>12 mesi; <5 anni);
- a lungo termine (> 5 anni).
a) Finanziamenti propri (interni)
Il Capitale d’apporto
I debiti di finanziamento, in questo caso l’oggetto del rapporto di finanziamento è il denaro in quanto tale. Per l’azienda il debito di finanziamento determina un entrata monetaria e fa sorgere verso il soggetto che ha concesso il finanziamento. .. In definitiva, poiché le fonti di finanziamento analizzate in senso qualitativo si articolano in capitale di credito e capitale proprio, l’iniziale uguaglianza tra investimenti e finanziamenti può essere riscritta come: Totale investimenti=Capitale di credito(o di terzi)+Capitale proprio Totale Investimenti = Totale Finanziamenti 2.Gli investimenti (beni materiali e immateriali a disposizione per lo svolgimento dell’attività economica) -in base al criterio dell’attitudine produttiva, definito anche della destinazione o dell’idoneità economico-tecnica: a)Immobilizzazioni= tutti gli investimenti destinati a servire durevolmente l’attività dell’impresa e che è indispensabile restino per lungo tempo legati alla stessa, onde consentirne il regolare funzionamento. Immobilizzazioni tecniche : Immobilizzazioni materiali (es: impianti)=sono tutti quegli investimenti che hanno una loro fisicità, sono rappresentate dai cosiddetti beni strumentali. immobilizzazioni immateriali (es:brevetti)=sono investimenti privi di consistenza fisica che partecipano al processo produttivo come circostanze atte a migliorare l’efficacia produttiva. 2. Immobilizzazioni finanziarie (es:partecipazioni)=sono formate dai prestiti con scadenza superiore all’anno che l’azienda ha concesso a terzi. b)Disponibilità =tutti gli investimenti che non è indispensabile restino durevolmente legati all’impresa, e che possono essere diversamente destinati (anche alienati) senza arrecare danno. 1.Liquidità immediate (es.denaro in cassa)=investimenti già informa monetaria:denaro in cassa, il denaro in banca prelevabile a vista o senza vincolo di preavviso, gli assegni circolari, i valori bollati.
2. Disponibilità finanziarie o liquidità differite (es:crediti a breve termine verso i clienti)=si presentano sono forma di crediti che possono essere riscossi o smobilitati in tempi brevi. 3. Disponibilità economiche o tecniche (es:materie prime)=sono investimenti in fattori produttivi materiali e immateriali a fecondità semplice da utilizzare nel processo produttivo.
La distinzione tra immobilizzazioni e disponibilità può essere basata su due criteri, talvolta discordanti: 1° criterio:
- criterio della destinazione(dell’attitudine produttiva o idoneità economico-tecnica) (utilizzato più spesso)
- La finalità è identificare il capitale che deve essere sempre presente nell’impresa per assicurarne il corretto funzionamento. 2° criterio: -criterio della liquidabilità o finanziario, riguarda la “ facilità” con la quale gli investimenti possono essere riconvertiti in moneta.
- Può essere anche applicato da analisti finanziari esterni. nota bene: es:le merci fuori moda sono disponibilità economiche in base alla destinazione, ma immobilizzazioni in base alla liquidabilità. I crediti inesigibili sono disponibilità finanziarie in base alla destinazione, ma immobilizzazione in base alla liquidabilità.
Il capitale sotto l’aspetto quantitativo-monetario
Quando consideriamo il capitale sotto l’aspetto quantitativo-monetario, non si parla più di investimenti e finanziamenti, ma rispettivamente di attività e passività.
- ATTIVITA’ =sono i valori attribuiti a beni e servizi e diritti a disposizione del soggetto aziendale (investimenti). Hanno segno positivo:sono tutti gli investimenti, le immobilizzazioni, e gli elementi dell’attivo circolante. Il totale dei valori attribuiti alle attività prende il nome di CAPITALE LORDO DI FUNZIONAMENTO. - PASSIVITA’ =sono i valori attribuiti ai debiti veri e propri , ai debiti in corso di formazione e debiti potenziali che gravano sull’impresa (finanziamenti a titolo di capitali di terzi). Hanno segno negativo: sono quindi i debiti di regolamento e di finanziamento ma anche il trattamento di fine rapporto del personale dipendente. Quindi…. CAPITALE AZIENDALE sotto l’aspetto quantitativo: A=P+N
In seguito, l’imprenditore, per incrementare gli investimenti, acquisisce capitali anche da terzi , e quindi, gradualmente si indebita, per cui si ha: A = P + N L’imprenditore, acquisendo capitali anche da terzi per un importo di € 50 si ha: A = P + N Se la produzione ne aziendale genera profitti , i quali vengono, per scelta imprenditoriale, reinvestiti nell’attività di impresa (π) , l’uguaglianza continua a mantenersi anche se varia la sua composizione diventando: A = P
- N + π. Supponendo di rivendere le merci a € 180, si realizzano profitti (π) pari a € 30 che vengono trattenuti nell’impresa. Se invece l’impresa, piuttosto che creare ricchezza , la distrugge e le perdite sono tali da annullare la consistenza del patrimonio netto , l’uguaglianza diventa: A = P. Se, invece, l’impresa vende le merci a € 100 si distrugge ricchezza per € 50 (perdita). Se, invece, l’impresa vendesse le merci a € 50, le perdite sono tali da coprire la consistenza del patrimonio netto. In tal caso: A = P Se poi l’erosione del valore continua si crea un “buco” ossia il deficit patrimoniale (D): A + D = P Se, invece, l’impresa vendesse le merci a 30 euro, le perdite sono tali da creare un deficit patrimoniale. La parte di valore degli investimenti distrutta è dunque da attribuirsi anzitutto al capitale di rischio, ma se l’azienda fosse una società di capitali e chiudesse in questa situazione anche i terzi che hanno prestato capitale lo perderebbero. Il deficit si riconduce non l’aumento delle passività, ma a risultati della gestione dell’impresa che svuotano di valore il complesso delle attività. La massima entità che il deficit può raggiungere è: D = P Dove si configura il completo azzeramento del valore degli investimenti , con un deficit esattamente pari all’entità della passività che, conseguentemente, non potranno essere rimborsate ai terzi finanziatori.
Le configurazioni del capitale Diverse sono le configurazioni di capitale con le quali l’imprenditore può avere a che fare dal momento in cui costituisce la sua impresa a quando cessa o cede l’attività. E’ possibile ed interessante determinare il patrimonio per diversi scopi ( diverse configurazioni di capitale )
- CAPITALE (O PATRIMONIO) DI COSTITUZIONE = esso è formato dal complesso dei mezzi conferiti dal titolare o dai soci nel momento in cui si dà avvio da una nuova attività. Non è altro che il capitale proprio iniziale dell’azienda.
- CAPITALE DI FUNZIONAMENTO = Dopo la costituzione, l’impresa inizia a svolgere la propria attività con lo scopo di conseguire risultati positivi tali da compensare l’imprenditore per il capitale conferito, per il rischio di impresa e per il lavoro prestato all’interno dell’organizzazione; questa è la configurazione di capitale che si rileva nel bilancio di esercizio di un’impresa in funzionamento.
- CAPITALE DI LIQUIDAZIONE =può accadere che l’imprenditore decida di liquidare la propria azienda. Il capitale di liquidazione è la configurazione di capitale determinata nell’ipotesi in cui viene cessata l’attività produttiva, le ATTIVITA’ vengono cedute e trasformate in denaro liquido, le PASSIVITA’ vengono estinte e l’eventuale residuo viene ripartito tra gli aventi diritto.
- CAPITALE ECONOMICO =può accadere che l’imprenditore decida di cedere la propria azienda ad altri. Il capitale economico è la configurazione di capitale determinata nell’ipotesi di cessione in blocco, o di un ramo, dell’azienda a terzi. In tal caso il valore di cessone è determinato tenendo conto del valore attribuibile all’impresa intesa come complesso economico funzionante. La dottrina ha elaborato tre diversi metodi di valutazione del CAPITALE ECONOMICO: - metodo patrimoniale = il valore dell’impresa è rappresentato dal patrimonio che viene ceduto, a prescindere dalle capacità di reddito e dai flussi finanziari dell’impresa. Tale metodo prende in esame solo gli elementi inseriti nel bilancio, li valuta valori correnti e prescinde dalla potenzialità di reddito dell’azienda e dalla individuazione di un avviamento , positivo o negativo che sia, per tale ragione appare un metodo impiegabile quando le attività componenti il patrimonio hanno un autonomo valore di realizzo.