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riassunto del libro fiction e non fiction
Tipologia: Sintesi del corso
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Fiction : quando i fatti non coincido con la realtà, quando è qualcosa di inventato; Non fiction : quando i fatti coincidono con la realtà. “ Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale ” Il testo letterario a volte dimostra un disimpegno nei confronti della verità; infatti, dichiara di non stare raccontando una storia vera. Ci sono alcuni film e libri, invece, dove c’è un impegno verso la verità come, per esempio, un romanzo storico : I Promessi Sposi.
L’ autobiografia è un genere in cui si può parlare di fiction e non fiction in quanto viene raccontata la propria vita e viene utilizzata la prima persona e il nome dell’autore. Esempio: Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis È un romanzo epistolare scritto in prima persona. Jacopo Ortis è una controfigura di Ugo Foscolo, che è l’autore dell’opera; quindi, ha a che fare con la sua psicologia, ma il fatto di chiamarlo Jacopo Ortis porta a non parlare più di biografia, ma di proiezione autobiografica: ovvero l’invenzione di un personaggio che assomiglia all’autore, e che porta quindi a non avere un impegno a raccontare i fatti così come sono realmente accaduti. Se guardiamo alla biografia di Ugo Foscolo e a quella di Jacopo Ortis sono uguali: per esempio Foscolo aveva una forte delusione per la campagna napoleonica che ha attribuito anche a Jacopo Ortis; l’unica differenza sta nel fatto che Jacopo Ortis si uccide mentre Foscolo no. Quindi in questo caso possiamo parlare di FICTION in quanto la vita del personaggio, caratterizzata da questa profonda delusione, ha preso una piega diversa. La vita nuova: è il primo romanzo scritto in italiano, ed è un romanzo autobiografico.
E nel primo capitolo introduttivo Dante ci da degli strumenti per riflettere sull’esercizio di scrittura tra fiction e non fiction. a) la persona che parla in un romanzo biografico è il personaggio, quindi viene utilizzata la prima persona, quello che definiamo un narratore interno al racconto e anche omodiegetico perché sta raccontando la sua storia. Dante si impegna subito a dire che quello che racconta è tratto dal libro “ Della Memoria” e questo vuol dire prendersi un impegno di veridicità: “ non mi invento niente ma sto trascrivendo quello che ho trovato scritto nel libro della mia memoria ”. È un esercizio di scrittura che si presenta fedele rispetto ai fatti che sono avvenuti, perché se l’oggetto sono le memorie vuol dire che si sta cercando di comunicare ricordi reali fondati nella memoria; ed è per questo che si parla di impegno verso la verità. Il titolo “ Vita Nuova ” riprende ciò che Dante prova, ovvero da qui la sua vita inizia ad essere diversa; nei primi anni della sua vita avviene qualcosa di importante che incide nella sua memoria. Quindi la scrittura si attiene a ciò che dante tiene nella sua testa, e l’idea di presentare la memoria gli permette di darci alcune informazioni della sua vita.
Sotto la quale rubrica(lettera rossa) trovo scritte parole che è mia intenzione Il verbo esemplare significa avere un modello dal quale copiare, e dichiara un’estrema fedeltà. Però alla fine c’è una precisazione: e se non tutte, almeno la loro sentenzia. Dante dice che non si limita a trascrivere tutto quello che c’è ma fa una selezione e questa selezione avviene in base alla ricerca della sentenzia ovvero il senso ultimo del discorso ; quindi, Dante tra tutti i suoi ricordi sceglie quelli da cui può ricavare il senso ultimo dell’esperienza. Chi decide che cosa da senso alla mia esperienza? Ognuno che scrive un’autobiografia farà una selezione allo stesso modo, sulla base della sua esperienza. L’orizzonte epistemologico di Dante è diverso rispetto al nostro e basterebbe riassumere il tutto con una frase di Freud che ci ha abituato a pensare che “il libro della memoria” non sia affidabile ma nel libro della memoria ci sono dei buchi neri, delle cose che non ricordiamo ma perché sono eventi che senza saperlo abbiamo cancellato. Quindi Dante aveva due fiduce:
Si tratta di un romanzo epistolare, e la prima edizione è stata pubblicata a Parigi nel 1969 e appunto si presenta con questo frontespizio. Dal frontespizio si presenta come la riproduzione di un documento autentico, ma non avendo una riproduzione in portoghese c’è il dubbio che sia: a) un documento autentico scritto da una suora portoghese; b) un documento scritto da un autore francese che si è inventato tutto. E si tratta proprio di un’opera della quale i critici pensano che sia un’invenzione. La scrittura epistolare è la scrittura che più facilmente si può collocare sul lato della NON FICTION , e quindi della scrittura autentica.
Si tratta della storia di una donna che nel 600 riusciva a mantenersi scrivendo, e anche in questo caso nel frontespizio non c’è il nome dell’autrice ma vengono presentate come lettere d’amore in 3 parti e nella lettera introduttiva la scrittrice fa finta di aver trovato un libricino, che non esiste, e che lo ha aggiunto.
Quello che succede in questo passo della battaglia di Napoleone, è un fatto storicamente accaduto quindi questa è NON FICTION. In questo caso ci troviamo in un romanzo storico e tutto ciò che viene raccontato dallo scrittore, viene raccontato dal punto di vista di Napoleone e lo scrittore argomenta il modo in cui Napoleone vive l’attesa della battaglia, donandogli anche un presentimento che questa sarà la battaglia che decreterà la sua fine; quindi, in base a questo presagio racconta, lo scrittore, l’angoscia che vive Napoleone. In questo caso, lo scrittore non sta scrivendo da storico ma da romanziere, in quanto sta entrando nella psicologia del personaggio, inventandosi ciò che potrebbe provare Napoleone, in quanto non si conosce il suo reale stato d’animo. Quindi anche nei romanzi storici , lo scrittore prova a immaginare i sentimenti, le intenzioni o i pensieri che hanno portato determinati personaggi storici a compiere una scelta rispetto ad un’altra. Questo per sottolineare quanto il confine tra FICTION e NON FICTION sia difficile da individuare anche nei romanzi storici.
L’autore trova difficoltà nell’inquadrare i suoi personaggi nel ’48. Lo scrittore sottolinea la difficoltà che ha a mettere in primo piano i singoli personaggi a causa del genere storico, che molto spesso risulta essere più importante per i lettori in quanto più attratti dagli eventi storici accaduti piuttosto che quelli inventati. Flaubert si pone questo problema perché, essendo i suoi personaggi poco romanzati spiega che il rischio che si corre è che il lettore sarà più attratto dagli eventi storici che dalla storia dei personaggi, specialmente se questi sono meno capaci di dare fiction.
Si tratta di un passo che riguarda un personaggio romanzesco Nicolai Rostov. Egli è un personaggio di cultura mediocre, affascinante ma che non spicca sulla vita, ed è un personaggio apparentemente attivo ma passivo rispetto a quello che gli succede. È un soldato che da giovane ha partecipato con entusiasmo, dopo essersi arruolato, alla prima carica, al primo attacco. Quello che succede durante il conflitto è che Nicolai è caduto da cavallo e si è slogato il polso, costretto poi a scappare dal conflitto. Durante il racconto, qualcuno gli chiese di raccontare quello che era successo, come e dove fosse stato ferito, e ovviamente a Nicolai questo faceva piacere , ma nonostante sapesse perfettamente quello che era successo, cominciò a raccontare l’evento, animandosi sempre di più, sfociando nella non verità. Tolstoj sta mettendo in scena una situazione meta-letteraria , cioè un romanziere storico che racconta il modo in cui un personaggio storico racconta la sua esperienza. Tolstoj non ci dice che Nicolai è bugiardo ma che altera le cose, ma ci dice che tutti siamo bugiardi e che qualsiasi persona tende a raccontare la realtà come avrebbe voluto che fosse, e di fronte al pubblico di estranei Nicolai si racconta come il personaggio che avrebbe voluto essere, come avrebbe voluto che fosse andata la battaglia e come tutti avevano sentito. Nicolai è un giovane sincero, e ovviamente non ha deciso di sua spontanea volontà di mentire , ma è stata la situazione che l’ha portato a raccontare l’evento con parole diverse. Lo scrittore Tolstoj attraverso questa attenzione metaletteraria mette in scena un narratore interno. LA LETTERATURA HA UN VALORE FORMATIVO perché ci offre una possibilità che è " la simulazione di volo " Esempio: Come si fa a maturare l'esperienza del volo a un neo-pilota di aereo per fargli prendere coscienza di cosa può essere volare veramente? Si fa la simulazione tramite dei computer, all'inizio magari gli si fa prendere dimestichezza con le attrezzature a motore spento ecc... Pensiamo a Poalo e Francesca che provano un'attrazione che però non sanno di avere fino al giorno in cui leggendo la storia di un bacio in un libro, facendo esperienza indiretta di quel momento lo replicano nella realtà: quella simulazione di volo li fa capire che vorrebbero anche loro baciarsi --.> la Divina Commedia stessa è una simulazione di volo per far capire agli uomini del medioevo come è l'inferno il paradiso e il purgatorio Sulla base di ciò, la letteratura è una simulazione della vita che ci permette di decidere che tipo di percorso vogliamo fare. Durante il suo racconto, Nicolai però non altera gli aspetti iniziali, i luoghi e i tempi, ma solo il racconto, sconfinando così nella non verità e quindi nella fiction. Anche perché se avesse raccontato le cose per come sono andate realmente, si sarebbe sentito sminuito/menomato. Interessante è poi l’uso di esattamente che di solito viene usato come avverbio replicatore di una realtà precisa, puntuale e attenta al vero ma che in questo caso sta a dire come lui realmente abbia riportato una versione dei fatti diversa dal reale.
“Qualunque cosa tu faccia, ricostruisci sempre il monumento a modo tuo. Ma è già molto usare solo pietre autentiche.” Chiunque legge questo passo capisce quanto l’autrice sia riuscita a rendere la lettura seduttiva , e a condurci a sé. La scrittrice riflette sul modo in cui la sua cultura sull’antichità le sia stata utile per la costruzione romanzesca, arrivando alla conclusione che il punto di vista di ognuno produce una percezione diversa della realtà. Da qui riusciamo a ricavare la differenza tra comunicazione e informazione: a. informazione è quella che dovrebbe fare il giornalista prendendo la notizia da dati certi e ricostruirla poi nel modo più reale possibile.
Svevo, ovviamente, si pone la domanda di come posso scrivere una storia a cui gli altri possono credere? Si risponde dicendo che in primis deve essere lo scrittore stesso a credere a ciò che scrive. Svevo dice che bisogna credere nella propria immaginazione , sia nell’immaginazione di chi scrive e chi si sta inventando la storia, ma anche nell’immaginazione di chi legge , che deve immedesimarsi nella storia, e deve essere un’immaginazione vera, e anche lo scrittore deve sapersi immedesimare in ciò che scrive. Ovviamente l’immaginazione produce una fiction, e solo quando si crede a ciò che si legge e scrive, diventa un’avventura. Svevo inoltre dice che quando viene un’idea bisogna annotarla subito perché altrimenti si rischia di ritrovarsi in uno schema fissato, impedendo così all’idea di restare fluida, proprio come la vita. La vita è e diviene, quando è, non sa come diverrà : l’unica cosa reale è il presente e non bisogna farsi bloccare dal futuro. Ma quando è divenuta, ricorda come è stata : il ricordo del passato può proiettarsi sul presente creando così quell’ intonazione. Inoltre, poi, solo chi crede nella realtà dell’immaginazione può creare un’invenzione letteraria in grado di coinvolgere il lettore.
Bertoni ci da una definizione di scrittura realistica, e dice che la letteratura ha uno statuto intransitivo vuol dire che non c’è un punto di contatto/una correlazione reale tra fiction e realtà, ma la scrittura cerca di convincerci che quella che è fiction è realtà (e cerca di farci dimenticare che siamo di fronte ad un’opera d’arte)
Dante in questi versi sta per introdurre l’inferno e l’unico modo per farlo è quello di salire su una montagna di un animale feroce. Si tratta di un animale mitologico , che non esiste in natura , è un animale fantastico e questo si presenta come un estremo della fiction, ed è un qualcosa che si presenta come menzogna. Dante è uno scrittore cristiano che scrive la Divina Commedia per salvare l’anima, ma egli presenta il suo viaggio come un viaggio vero, e dichiara di raccontare sempre e solo quello che ha visto. Egli dice che bisogna evitare di raccontare cose che sembrano bugie, ma di raccontare cose che il pubblico si aspetta di trovare in un’opera. Dante quindi per far credere che abbia visto questa figura “meravigliosa”, per far credere di aver visto qualcosa di inverosimile, giura sul successo della commedia nel tempo futuro.
Leopardi si può dire che è il più grande antiromantico in Italia e scrive questo discorso nel 1818 ma mai pubblicato; verrà pubblicato solo nel 1906. Si tratta di un discorso in cui Leopardi polemizza contro i romantici italiani che risultano essere poi gli intellettuali impegnati. Leopardi fa una distinzione tra:
Leopardi, inoltre, evoca il mondo antico come contrasto, in cui il margine/il confine tra inganno intellettuale e inganno fantastico era più accessibile, accostando Omero a Erodoto che è uno storico che non è del tutto affidabile, ma racconta le storie così come sono andate. La popolarità di Erodoto è dovuta al fatto che egli ha elogiato la Grecia per la vittoria contro la Persia, quindi gratificandola. Il romanticismo, invece, proprio perché collegato ad un certo tipo di impegno politico e culturale si presenta come una letteratura dedicata ad un pubblico più ampio rispetto a quello tradizionale , proprio perché il progresso ha portato più gente a studiare e la comunità dei lettori è cresciuta. Leopardi dichiara che la poesia deve avere come pubblico il popolo e proprio per questo critica i romantici su come programmano la loro comunicazione perché partono dall’idea di programmare una comunicazione democratica comprensibile per tutti e che possa educare il popolo, ma alla fine scrivono una poesia che viene compresa solo dagli intellettuali. Leopardi, invece, lavora nella maniera opposta in quanto scrive una poesia che possa essere compresa da tutti e proprio per questo si scaglia contro i romantici. I romantici sbagliano perché non riescono a trovare un modo per attirare l’immaginazione da parte di chi non ha una strumentazione culturale o come li definisce Leopardi da parte degli “ idioti ”, in quanto non riescono a mettersi alla pari degli intellettuali se viene utilizzato un linguaggio non comprensibile. E per loro ad essere ingannato non è l’intelletto ma l’immaginazione. L’altro problema è che i romantici si scagliano contro la mitologia in quanto per i lettori contemporanei ormai non è più credibile , e quindi i romantici pensavano che ci fosse un limite di credibilità della letteratura, ma Leopardi sostiene, invece, che non esiste letteratura a cui si creda di più o no.
I romantici inglesi sono molto in sintonia con Leopardi, anche perché vivono nello stesso periodo e esprimono pensieri molto simili tra loro. Secondo Coleridge , il romanticismo enfatizza la realtà. Egli dichiara che il suo progetto si basava su una proiezione sovrannaturale e meno romantica, in modo tale che le ombre dell’immaginazione creino un interesse umano sufficiente per l’immaginazione stessa per produrre quella volontaria sospensione dell’incredulità, che è quello che poi diventa la fede poetica. Coleridge continua dicendo che Wordsworth , un altro romantico inglese, aveva come suo scopo quello di ridare fascino agli elementi della quotidianità, come se venissero visti per la prima volta, conosciuto come straniamento , dirigendoci verso le meraviglie del mondo che abbiamo davanti, in quanto la ripetitività della nostra vita è come se non ci facesse emozionare più di fronte alle cose di ogni giorno. Quindi da un lato abbiamo Coleridge con la proiezione di un mondo fantastico che deve saper coinvolgere, e dall’altra parte abbiamo Wordsworth con la ricerca di meravigliare con il mondo di tutti i giorni.
In questo racconto troviamo come la morte viene raccontata come qualcosa di sorprendente. La morte è qualcosa che ci riguarda e che fa parte del nostro orizzonte di attesa, e in questo caso Ivan Illic non è pazzo a rifiutare la realtà, in quanto normalmente nessuno pensa che si sta per morire o che qualcuno maturi questa consapevolezza. La grandezza di Tolstoj sta nel fatto di rappresentare l’ovvio come sorprendente. Questo sillogismo gli era parso solo nei riguardi di Caio, mai nei suoi e la filosofia ci aiuta proprio ad insegnarci delle verità che già sappiamo, ma che viviamo come se non le sapessimo.