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Riassunto del Munday, Sintesi del corso di Traduzione

Riassunto del libro di traduttologia generale "Munday" integrato con appunti del corso

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 02/02/2021

marta-di-donna
marta-di-donna 🇮🇹

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Capitolo 1
Il termine traduzione ha diversi significati: può riferirsi al prodotto (il testo che è stato
tradotto) o al processo (l’atto di produrre la traduzione, altrimenti noto come
tradurre). Il processo traduttivo tra due diverse lingue scritte prevede che il
traduttore modifichi un testo originale (testo di partenza o TP) scritto nella lingua
verbale originale (la lingua di partenza o LP) per arrivare ad un testo scritto (il
testo di arrivo o TA) in una diversa lingua verbale (la lingua di arrivo o LA). Questo
tipo di traduzione è detta “interlinguistica” ed è una delle tre categorie di traduzione
descritte dallo strutturalista Jakobson. Le categorie di Jakobson sono: traduzione
intralinguistica o riformulazione l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di
altri segni linguistici della stessa lingua;
traduzione interlinguistica o traduzione propriamente detta l’interpretazione dei
segni linguistici per mezzo di un’altra lingua;
traduzione intersemiotca o trasmutazione l’interpretazione dei segni linguistici
per mezzo di sistemi non linguistici.
La traduzione intralinguistica avviene, ad esempio, quando riformuliamo
un’espressione o quando riassumiamo o riscriviamo in altro modo un testo nella stessa
lingua. La traduzione intersemiotica avviene se un testo viene tradotto, ad esempio, in
musica, in un film o in un quadro. E’ la traduzione interlinguistica, tra due diverse
lingue verbali, ad essere il fulcro tradizionale, anche se non esclusivo, degli studi della
traduzione. Lo studio della traduzione come materia accademica ha avuto inizio negli
ultimi sessant’anni. Nel mondo anglofono questa disciplina è nota come “translation
studies” grazie allo studioso statunitense James Holmes.
I primi scritti sull’argomento della traduzione risalgono a tempi remoti. La pratica della
traduzione è stata trattata, ad esempio, da Cicerone e Orazio (I secolo a.C) e da San
Girolamo (IV secolo d.C). Nel caso di San Girolamo, il suo approccio alla traduzione
della Septuaginta dal greco al latino avrebbe influenzato le successive traduzioni delle
Scritture. Nell’Europa occidentale, infatti, la traduzione della Bibbia sarebbe stata il
campo di battaglia di ideologie contrastanti. In Cina fu la traduzione dei sutra buddisti
ad inaugurare un lungo dibattito sulla pratica della traduzione a partire dal I secolo
d.C. Nonostante la pratica della traduzione si sia affermata da lungo tempo, lo studio
di questo campo si è tramutato in disciplina accademica soltanto nella seconda metà
del XX secolo. Prima di allora la traduzione era stata normalmente utilizzata solo come
strumento di apprendimento nei corsi di lingue moderne. Fino agli anni sessanta
l’apprendimento linguistico nelle scuole secondarie di molti paesi fu dominato da
quello che veniva chiamato il metodo grammatico-traduttivo. Tale metodo era
incentrato sull’apprendimento mnemonico delle regole e strutture grammaticali della
lingua straniera. Tali regole venivano messe in pratica e testate per mezzo della
traduzione di una serie di frasi solitamente scollegate tra loro. Gli esercizi di
traduzione venivano visti come strumento di apprendimento di una nuova lingua o di
lettura di un testo di una lingua straniera fino a quando non si fossero acquisite le
abilità linguistiche necessarie per leggere l’originale. Tuttavia il metodo grammatico-
traduttivo fu progressivamente screditato con l’ascesa del metodo diretto o approccio
comunicativo alla didattica della lingua inglese negli anni Sessanta e Settanta. Tale
approccio poneva l’accento sulla naturale capacità degli studenti di apprendere la
lingua e aveva lo scopo di riprodurre delle autentiche condizioni di apprendimento
linguistico. A livello didattico la traduzione venne limitata ai corsi di lingua avanzati e
universitari e alla formazione professionale dei traduttori. Negli Stati Uniti la
traduzione e soprattutto la traduzione letteraria, fu promossa nelle università negli
anni Sessanta attraverso il concetto del laboratorio di traduzione, basati sui laboratori
di lettura di I.A. Richards degli anni venti e sui laboratori di scrittura creativa. I più
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Capitolo 1 Il termine traduzione ha diversi significati: può riferirsi al prodotto (il testo che è stato tradotto) o al processo (l’atto di produrre la traduzione, altrimenti noto come tradurre ). Il processo traduttivo tra due diverse lingue scritte prevede che il traduttore modifichi un testo originale ( testo di partenza o TP ) scritto nella lingua verbale originale (la lingua di partenza o LP ) per arrivare ad un testo scritto (il testo di arrivo o TA ) in una diversa lingua verbale (la lingua di arrivo o LA ). Questo tipo di traduzione è detta “interlinguistica” ed è una delle tre categorie di traduzione descritte dallo strutturalista Jakobson. Le categorie di Jakobson sono: traduzione intralinguistica o riformulazione l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di altri segni linguistici della stessa lingua; traduzione interlinguistica o traduzione propriamente detta l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di un’altra lingua; traduzione intersemiotca o trasmutazione l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di sistemi non linguistici. La traduzione intralinguistica avviene, ad esempio, quando riformuliamo un’espressione o quando riassumiamo o riscriviamo in altro modo un testo nella stessa lingua. La traduzione intersemiotica avviene se un testo viene tradotto, ad esempio, in musica, in un film o in un quadro. E’ la traduzione interlinguistica, tra due diverse lingue verbali, ad essere il fulcro tradizionale, anche se non esclusivo, degli studi della traduzione. Lo studio della traduzione come materia accademica ha avuto inizio negli ultimi sessant’anni. Nel mondo anglofono questa disciplina è nota come “translation studies” grazie allo studioso statunitense James Holmes. I primi scritti sull’argomento della traduzione risalgono a tempi remoti. La pratica della traduzione è stata trattata, ad esempio, da Cicerone e Orazio (I secolo a.C) e da San Girolamo (IV secolo d.C). Nel caso di San Girolamo, il suo approccio alla traduzione della Septuaginta dal greco al latino avrebbe influenzato le successive traduzioni delle Scritture. Nell’Europa occidentale, infatti, la traduzione della Bibbia sarebbe stata il campo di battaglia di ideologie contrastanti. In Cina fu la traduzione dei sutra buddisti ad inaugurare un lungo dibattito sulla pratica della traduzione a partire dal I secolo d.C. Nonostante la pratica della traduzione si sia affermata da lungo tempo, lo studio di questo campo si è tramutato in disciplina accademica soltanto nella seconda metà del XX secolo. Prima di allora la traduzione era stata normalmente utilizzata solo come strumento di apprendimento nei corsi di lingue moderne. Fino agli anni sessanta l’apprendimento linguistico nelle scuole secondarie di molti paesi fu dominato da quello che veniva chiamato il metodo grammatico-traduttivo. Tale metodo era incentrato sull’apprendimento mnemonico delle regole e strutture grammaticali della lingua straniera. Tali regole venivano messe in pratica e testate per mezzo della traduzione di una serie di frasi solitamente scollegate tra loro. Gli esercizi di traduzione venivano visti come strumento di apprendimento di una nuova lingua o di lettura di un testo di una lingua straniera fino a quando non si fossero acquisite le abilità linguistiche necessarie per leggere l’originale. Tuttavia il metodo grammatico- traduttivo fu progressivamente screditato con l’ascesa del metodo diretto o approccio comunicativo alla didattica della lingua inglese negli anni Sessanta e Settanta. Tale approccio poneva l’accento sulla naturale capacità degli studenti di apprendere la lingua e aveva lo scopo di riprodurre delle autentiche condizioni di apprendimento linguistico. A livello didattico la traduzione venne limitata ai corsi di lingua avanzati e universitari e alla formazione professionale dei traduttori. Negli Stati Uniti la traduzione e soprattutto la traduzione letteraria, fu promossa nelle università negli anni Sessanta attraverso il concetto del laboratorio di traduzione, basati sui laboratori di lettura di I.A. Richards degli anni venti e sui laboratori di scrittura creativa. I più

importanti erano i laboratori delle università dell'Iowa e Princeton. Erano pensati come vetrina per l'introduzione di nuove traduzioni nella cultura di arrivo e per un dibattito sui principi del processo traduttivo sulla comprensione del testo. Parallelamente a questo approccio esisteva anche quello della letteratura comparata , nel quale la letteratura veniva studiata e paragonata a livello transnazionale e transculturale attraverso la lettura di letteratura in traduzione. Un’altra area nella quale la traduzione divenne oggetto di ricerca è l’analisi contrastiva, lo studio di lingue a contrasto il cui scopo è quello di individuare differenze tra le stesse. Nonostante la sua utilità, l’analisi contrastiva non incorpora fattori socioculturali e pragmatici, né il ruolo della traduzione come atto comunicativo. La mappa di Holmes/Toury Un saggio fondamentale nello sviluppo del campo come disciplina a sé stante si è rivelato The name and nature of translation studies di James S. Holmes. guardare mappa Holmes propone un impianto generale che descrive tutti gli ambiti affrontati dagli studi della traduzione. Questo impianto fu successivamente presentato nella mappa di Toury. Secondo le spiegazioni di Holmes gli obiettivi delle aree di ricerca “pura” sono:

  1. la descrizione dei fenomeni relativi alla traduzione ( teoria descrittiva della traduzione ); 2) la costituzione di principi generali mirati a spiegare e prevedere tali fenomeni ( teoria della traduzione ). La sezione “teorica” è suddivisa in teorie generali e parziali. Con il termine “generale” Holmes si riferisce a quelle pubblicazioni che tentano di descrivere ogni tipo di traduzione e di trarre generalizzazioni che siano rilevanti per la traduzione nel suo insieme. L’altra sezione all’interno della ricerca “pura” nella mappa di Holmes è quella denominata come descrittiva. Gli studi descrittivi sulla traduzione hanno tre possibili fulcri: l’analisi di (1) prodotto (2) funzione (3) processo:
  2. Gli studi descrittivi orientati verso il prodotto analizzano traduzioni esistenti. Questo approccio può comprendere la descrizione o l’analisi di un’unica coppia TP-TA o un’analisi comparata di diverse versioni dello stesso TP in una o più LA. Questi studi su piccola scala possono portare ad un’analisi della traduzione di più ampio respiro, che prende in esame un determinato periodo di tempo, lingua o tipologia di testo/discorso. Gli studi su più vasta scala possono essere diacronici (che seguono cioè lo sviluppo attraverso il tempo) oppure sincronici (focalizzati su un singolo punto o periodo temporale).
  3. Con studi descrittivi orientati verso la funzione , Holmes indica la descrizione della funzione delle traduzioni nella situazione socioculturale ricevente: si tratta di uno studio di contesti piuttosto che di testi. Alcuni esempi che potrebbero venir presi in esame sono ad esempio quali libri sono stati tradotti, quando e dove e quale influenza hanno esercitato.
  4. Gli studi descrittivi orientati verso il processo si occupano della psicologia della traduzione, ovvero del tentativo di scoprire che cosa accade nella mente di un traduttore. Gli studi teorici “parziali” sono delimitati secondo i seguenti parametri:
  5. Le teorie delimitate dal mezzo sono suddivise a seconda che si tratti di traduzione automatica o umana, con ulteriori suddivisioni a seconda che la macchina/ computer lavori autonomamente come sussidio a un traduttore umano, che la traduzione umana sia scritta o orale (interpretazione) sia consecutiva o simultanea.
  6. Le teorie delimitate dall’area sono limitate a specifiche lingue o gruppi di lingue e/o culture.

traduzione. La posizione di Cicerone rappresenta un’eccezione perché questo periodo è stato caratterizzato dalla convinzione che l’originale fosse sacro e che quindi fosse più importante la riproduzione del testo di partenza sia a livello di forma che di contenuto nella LA. In questo periodo si ha soprattutto la traduzione di testi sacri come il Corano, la Bibbia, i Sutra perciò questi testi rappresentano la parola di Dio e in quanto tale c’è una forte connessione tra testo e lingua perché la lingua è considerata la lingua usata da Dio per trasmettere il messaggio agli uomini. Questo concetto di sacralità inizialmente legato ai testi sacri è stato poi proiettato anche ad altri tipi di testi come i testi poetici, quindi i traduttori non devono riprodurre solo il contenuto ma anche la forma della poesia. Questo ha fatto sì che la traduzione venisse sempre considerata secondaria, di minor valore rispetto al testo originale. Di conseguenza se l’originale è considerato sacro, la traduzione deve sempre essere fedele all’originale e questo concetto di fedeltà significa riprodurre il contenuto e la forma dell’originale anche se la forma di un testo non sempre è facile da riprodurre. La fedeltà è “la qualità di una traduzione che, in funzione della finalità stessa, rispetta il più possibile il senso attribuito al testo di partenza dal traduttore.” La fedeltà deve essere valutata in modo diverso a seconda se ci confrontiamo con testi artistici e letterari in cui la valutazione della fedeltà è in funzione sia di aspetti relativi al contenuto che alla forma, mentre nei testi di tipo non letterario (es. tecnico-scientifici), la valutazione della fedeltà è in funzione di aspetti più pragmatici e contenutistici piuttosto che di forma. Il Corano è il testo sacro dell’islam rivelato da Allah ed è scritto in arabo coranico, considerata una lingua sacra proprio perché è stata scelta da Dio per parlare ai fedeli. Quindi c’è una forte connessione tra sacralità del testo e sacralità della lingua, ciò significa che chi si vuole avvicinare al testo sacro deve leggerlo in lingua originale. La traduzione viene considerata solo una parafrasi del testo sacro e quindi non ha nulla di sacro. L’ebraismo invece risolve il problema della sacralità del testo e della comprensione da parte dei fedeli attraverso l’utilizzo della figura dell’interprete consecutivo, il quale traduce oralmente questi testi durante le funzioni religiose. I testi sacri ebraici sono la Torah e il Pentateuco. L’approccio del cristianesimo è diverso da queste due religioni perché alla base del cristianesimo c’è l’idea di portare il testo sacro ai fedeli, quindi mentre nel corano è il fedele che deve avvicinarsi al testo sacro conoscendo l’arabo coranico, il cristianesimo vuole portare la Bibbia al credente. La Bibbia è scritta in ebraico, considerata sia la lingua del popolo eletto ma allo stesso tempo del popolo colpevole della morte di Cristo, quindi nel cristianesimo non c’è più questo forte legame tra testo sacro e lingua, pertanto ci si può avvicinare al testo sacro anche attraverso altre lingue. La traduzione viene vista come un mezzo per portare la parola di Dio ai credenti di tutto il mondo. Ci sono state diverse traduzione della Bibbia, a partire dalla traduzione dall’ebraico al greco che va sotto il nome di Septuaginta. Una successiva traduzione è ad opera di san Girolamo, considerato padre della chiesa e protettore dei traduttori. Si tratta di una versione latina della Bibbia che va sotto il nome di Vulgata perché era rivolta al popolo. Tradusse prima il nuovo testamento e poi successivamente l’antico testamento. All’inizio questa traduzione in latino non venne ben accolta dalla chiesa e infatti si impose solo molto dopo come versione ufficiale della chiesa cattolica, con il concilio di Trento del 1546 per contrastare le traduzioni effettuate nel segno della riforma protestante come per esempio la traduzione di Lutero. Dal 1546 fino al 1965 la bibbia tradotta in latino da san Girolamo rappresenta il testo ufficiale della chiesa cattolica. Dopo il 1965 ci fu il concilio vaticano secondo e quindi le messe non venivano più celebrate in latino ma nelle diverse lingue nazionali. La posizione di San Girolamo riguardo la traduzione è

espressa nel d e optimo genere interpretandi , una lettera che scrisse a Pammacchio. Questo suo scritto è una risposta a delle accuse che gli erano state mosse di aver falsato la traduzione dal greco al latino di un’epistola che gli era stata commissionata da Eusebio de Cremona al vescovo Giovanni di Gerusalemme. Questa sua traduzione venne trafugata da un falso monaco e venne usata contro di lui per accusarlo di non aver tradotto la lettera parola per parola. In questa epistola San Girolamo afferma che per i testi profani (non sacri) utilizza la traduzione a senso mentre per i testi sacri afferma che anche l’ordine delle parole racchiude il mistero della parola di Dio, per tanto utilizza la traduzione letterale. Si rifà alla concezione teorica di Orazio e Cicerone ma solo per i testi non sacri. Martin Lutero è un teologo tedesco padre della riforma protestante e la traduzione di Lutero in tedesco segna la rottura con la chiesa di Roma e diede inizio alla riforma protestante. Iniziò la traduzione del nuovo testamento nel 1521 e pubblicò la traduzione intera nel 1534. Per la prima volta il tedesco viene usato per un testo così importante e la particolarità di questo testo è che si tratta del tedesco usato dal popolo, quindi Lutero vuole rendere il testo sacro comprensibile al popolo che non capisce il latino. Questa traduzione rappresenta un forte momento di unificazione della lingua tedesca. La versione di Lutero venne fortemente attaccata dalla chiesa di Roma quindi nel 1530 sente la necessità di giustificare il suo operato e scrive l’ epistola sull’arte di tradurre nella quale spiega quali sono stati i principi ispiratori di questa sua traduzione, si tratta di un’autodifesa rivolta ai suoi accusatori che egli definisce papisti e asini. Si giustifica dicendo che il traduttore fa del suo meglio e secondo la sua coscienza quindi chi non vuole leggere la traduzione può anche farne a meno e continua dicendo che a nessuno è vietato di fare una traduzione migliore della sua. Inoltre sottolinea quelle che devono essere le qualità di un traduttore di un testo sacro, cioè deve avere un cuore pio, fedele, cristiano, dotto, quindi la qualità della traduzione dipende da tutte queste doti intrinseche nel traduttore. Il tedesco che Lutero utilizza lo definisce puro e chiaro ed afferma che si deve badare al testo sacro ma nel trasporlo nella lingua di arrivo bisogna tener conto del destinatario, ossia le persone del popolo. Il metodo di Lutero talvolta è più letterale, talvolta più libero a seconda del contesto. L’umanista francese Dolet fu condannato per aver aggiunto nella sua traduzione di uno dei dialoghi platonici l’espressione rien du tout (nulla) in un brano riguardante la vita dopo la morte. Tale aggiunta portò all’accusa di blasfemia, basata sul fatto che Dolet non credesse nell’immortalità. Per tale errore di traduzione Dolet fu giustiziato. Dolet nel suo manoscritto la manière de bien traduire d’une langue en aultre individuò i seguenti 5 principi in ordine di importanza:

  1. il traduttore deve essere in grado di capire perfettamente il senso e il materiale dell’autore originale. 2) il traduttore deve avere una perfetta conoscenza delle due lingue. 3) il traduttore deve evitare rese parola per parola.
  2. il traduttore deve evitare forme insolite e di origine latina
  3. il traduttore deve mettere insieme e collegare le parole in modo eloquente al fine di evitare goffaggini. Anche Dryden cerca di dare delle norme relative alla traduzione ed è famoso per aver prodotto uno schema tripartito della traduzione in cui individua tre diverse tipologie di traduzione: metàfrasi  traduzione parola per parola, che corrisponde alla traduzione letterale, interlineare (traduzione che riporta un rigo del testo di partenza e subito dopo la traduzione); parafrasi  traduzione libera, implica il cambiamento di intere frasi e corrisponde più o meno alla traduzione a senso (la preferita da Dryden, l’unica che secondo lui riesce a ricreare lo spirito dell’opera d’arte); imitazione  opera che prende spunto artistico dal TP.

del TP con mezzi propri della LA. Secondo Schleiermacher nessuna delle due forme di traduzione rende giustizia al TP perché da un lato la traduzione parola per parola è una riproduzione meccanica dei significati delle singole parole del TP e quindi è come se frantumasse l’unitarietà del TP, dall’altro il rifacimento mira alla riproduzione del senso ma è come se comunque si perdesse qualcosa del TP, perché non riproduce tutte le sfumature del TP. La traduzione che riesce ad esprimere il duplice rapporto soggezione/ libertà della LP nella LA è un’impresa impossibile. Questo rapporto significa che l’autore di un TP usa la lingua piegandola al suo modo di sentire e quindi la usa in modo personale e in questo senso sta la libertà ma allo stesso tempo piegando la lingua al suo modo di sentire deve tener conto delle strutture linguistiche della lingua che sta usando. La PARAFRASI si propone di superare l'irrazionalità delle lingue, soltanto in maniera meccanica. Ritiene che, se anche nella lingua non si trova una parola corrispondente a quella della lingua straniera, si può pur sempre tentare di rendere il valore con l'aggiunta di specificazioni limitative ed estensive. IL RIFACIMENTO si piega all'irrazionalità delle lingue: riconosce che è impossibile produrre di un'opera letteraria la sua copia in un'altra lingua le cui singole parti corrispondano esattamente a quelle dell'originale. Per tali ragioni si ricorre ad un imitazione i cui effetti sarebbero simili a quelli dell'originale. “La parafrasi viene praticata soprattutto nel campo delle scienze ed il rifacimento in quello delle arti… e come ognuno ammette che con la parafrasi un'opera d'arte è destinata a perdere il suo timbro, così nessuno ha mai tentato di tradurre un capolavoro scientifico attraverso il rifacimento.” TEORIA DELLA TRDUZIONE IN GRAN BRETAGNA NEI SECOLI XIX e XX In Gran Bretagna gli studi del XIX e XX secolo sono stati incentrati su come rendere i testi di partenza nella lingua di arrivo. Tipica dell'epoca è la polemica tra Francis Newman e Matthew Arnold riguardante la traduzione di Omero in inglese. Mentre Newman era a favore di una traduzione arcaicizzante, cioè una traduzione che facesse percepire la distanza culturale e storica tra il lettore del TA e il TP, dall’altro Arnold sottolineava che la traduzione dovesse essere trasparente, quindi il lettore non doveva percepire la distanza culturale e temporale del TP. Quest’operazione è possibile solo attraverso una capacità interpretativa di un esperto qualificato. Il lettore non percepisce che si tratti di una traduzione ma percepisce il testo come nativo. Nel 1984 GEORGE STEINER nel Dopo Babele: il linguaggio e la traduzione, delineò una periodizzazione della teoria della traduzione. I PERIODO: periodo di focalizzazione empirica immediata che va da Cicerone a Tytler. 1792). Si tratta di un periodo caratterizzato dalla riflessione dei traduttori sul proprio operato. II PERIODO: è lo stadio di teoria ed indagine ermeneutica che va da Tyler a Benjamin. III PERIODO: il sogno computazionale , periodo in cui si hanno i primi esprimenti di traduzione automatica IV PERIODO: neoermeneutica. Dagli anni 60 agli anni 80. Capitolo 3 ROMAN JAKOBSON (MOSCA 1896/BOSTON 1982) è un linguista e semiologo russo statunitense. Considerato uno degli iniziatori della scuola del formalismo e dello strutturalismo. A lui si deve lo studio della teoria della comunicazione linguistica. La sua teoria si basa sulle sei funzioni comunicative che si associano alle dimensioni dei processi comunicativi. E' uno dei fondatori del circolo linguistico di Mosca. Nel 1920 si trasferì a Praga, dove iniziò a insegnare e a lavorare sulla fonologia. Nel 1926 partecipò alla fondazione del Circolo linguistico di Praga. A seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale si trasferì prima in Scandinavia e dopo negli USA. Nel suo saggio linguistic aspect of translation , lo strutturalista Jakobson descriveva tre tipi di

traduzione: intralinguistica , intersemiotica e interlinguistica , dove quest'ultima si riferiva alla traduzione fra due diverse lingue. Procedeva poi nell'analizzare le questioni chiave della traduzione, in particolare il significato linguistico e l'equivalenza. Jakobson segue quella relazione determinata da Saussure tra significante (il segnale orale e scritto) e il significato (il concetto) che insieme formano il segno linguistico (segno arbitrario e immotivato). Il rapporto significante-significato è arbitrario. Jakobson sottolinea che è possibile capire il significato di una parola anche se non abbiamo mai visto o avuto esperienza del concetto o della cosa. B. Russel affermava “Nessuno può comprendere la parola formaggio, se prima non ha un’esperienza non linguistica del formaggio”; Jakobson invece afferma “Nessuno può capire la parola formaggio se non conosce il significato attribuito alla parola nel codice lessicale italiano” IL SENSO DELLE PAROLE E’ UN FATTO SEMIOTICO per cui qualsiasi membro di una collettività culinaria che ignora il formaggio capirà la parola italiana formaggio se sa che in questa lingua tale parola significa “alimento ottenuto con la fermentazione del latte cagliato” e se ha la conoscenza linguistica di “fermentazione” e “latte cagliato”. Il suo è un saggio centrato sul ruolo che la traduzione riflette in campo semiotico, sulla traduzione come concetto. Il senso di una parola non deve essere attribuito all'oggetto ma al segno, non è altro che la trasposizione di esso in un altro segno che può essere sostituito a quella parola, specialmente in un altro segno in cui può essere sviluppata più completamente. Jakobson ebbe un ruolo fondamentale perché ha ampliato il concetto di traduzione nella sua tripartizione in traduzione interlinguistica, intersemiotica e intralinguistica. Tradizionalmente si considerava solo la traduzione interlinguistica, tranne Schleiermacher che aveva affiancato a questa la traduzione endolinguistica. La traduzione endolinguistica di un termine si serve di un altro, più o meno, sinonimo, o ricorre alla circonlocuzione (giro di parole). Il ricorso ai sinonimi non ci offre un’equivalenza assoluta. ES. “Ogni vecchio scapolo è un celibe, ma ogni celibe non è un vecchio scapolo”. Traduzione interlinguistica Jakobson considera il problema dell'equivalenza di significato tra parole di diverse lingue, per Jakobson la traduzione interlinguistica consiste nella ricodifica e ritrasmissione di un messaggio rinvenuto da un'altra fonte, così la traduzione implica due messaggi equivalenti in due codici diversi. Non esiste equivalenza assoluta tra unità codificate appartenenti a due lingue diverse. Ad esempio cheese in inglese non è identico al russo syr poiché l’unità di codice russa non comprende il concetto di cottage cheese. In russo quello sarebbe tvarok, mentre la parola inglese cheese copre la sfera del cottage cheese per mezzo dell’aggiunta del modificatore cottage. Nella descrizione di Jakobson, la traduzione interlinguistica consiste nel sostituire in una lingua dei messaggi non ad unità distinte ma interi messaggi dell’altra lingua. Perché il messaggio sia equivalente nella LP e nella LA, le unità di codice dovranno essere diverse poiché esse appartengono a due diversi sistemi di segni (lingue) i quali suddividono la realtà in modo diverso. L’equivalenza nella differenza è il problema centrale del linguaggio e l’oggetto fondamentale della linguistica. L’obiettivo della traduzione è l’equivalenza, ma bisogna tenere conto del fatto che esistono delle differenze tra le lingue. Il problema di significato e equivalenza si concentra sulle differenze nella struttura e nella terminologia delle lingue, piuttosto che su qualunque incapacità di una lingua di rendere un messaggio. "Ogni esperienza conoscitiva può essere espressa e classificata in qualsiasi lingua esistente”. Anche se le lingue differiscono in maniera sostanziale, possono esprimere tutto secondo i propri mezzi. Jakobson prende in considerazione una lingua della Siberia nord-orientale, la cosiddetta “lingua dei Ciukci”, in cui non esistono una serie di concetti: vite, acciaio, stagno, gesso, orologio. Jakobson considera possibile tradurre delle parole in questa lingua, utilizzando delle perifrasi, ad esempio: Nella lingua dei Ciukci della Siberia nordorientale: vite = “chiodo che gira” o Gesso = “sapone per scrivere”. Le differenze tra lingue non riguardano solo gli aspetti lessicali, ma anche aspetti a livello grammaticale che rendono difficile la trasposizione letterale. Nel caso della lingua samoiede (lingua uralica) non esistono singolarmente le

modello di struttura profonda/struttura superficiale di Chomsky. Le caratteristiche chiave di tale modello sono: struttura profonda o sottostante, che viene generata da regole della lingua; regole trasformazionali che collegano una struttura sottostante a un'altra; una struttura superficiale finale, soggetta a regole fonologiche e morfemiche. La struttura profonda rappresenta il nucleo delle relazioni semantiche di una frase e si riflette attraverso trasformazioni della struttura superficiale. Es: Carlo ha comprato il giornale (struttura profonda): possibili strutture superficiali (mediante trasformazioni): Il giornale è stato comprato da Carlo; E' Carlo che ha comprato il giornale; Il giornale, che ha comprato Carlo; è di ieri. Tali strutture sono considerate da Chomsky una caratteristica universale del linguaggio umano. Le più basilari sono le frasi nucleari che sono definite da Chomsky frasi semplici, dichiarative e richiedono un livello minimo di trasformazione. Nida e Taber definiscono le frasi nucleari come frasi kernel, ossia sono composte da elementi strutturali o di base a partire dai quali la lingua costruisce le sue elaborate strutture superficiali. Il processo di traduzione secondo Nida e Taber è costituito da:  fase di analisi del testo di partenza: il traduttore parte dalle strutture superficiali del testo di partenza, cerca di individuare le strutture profonde e le ipotetiche frasi kernel. Le frasi kernel si ottengono quindi attraverso un processo riduttivo di trasformazione a ritroso, che prevede un'analisi che si serve dei 4 tipi di categorie funzionali della grammatica generativo-trasformazionale: azioni o eventi (spesso ma non sempre verbi) oggetti (spesso ma non sempre sostantivi) astratti (quantità e qualità: aggettivi) relazionali (preposizioni, congiunzioni…).  fase di trasferimento caratterizzata dal confronto tra strutture del testo di partenza e corrispondenze eventuali nella lingua di arrivo, cercando di capire come gli elementi nucleari del testo di partenza possano essere riprodotti in una lingua di arrivo.  ristrutturazione in un testo di arrivo, caratterizzato dal passaggio della struttura profonda a strutture superficiali. EQUIVALENZA FORMALE ED EQUIVALENZA DINAMICA Nida analizza il concetto di equivalenza, distinguendo due tipologie: equivalenza formale che focalizza l'attenzione sul messaggio, sia nella forma che nel contenuto ed è orientata al TP. La preoccupazione è che il messaggio nella lingua ricevente si avvicini il più possibile agli elementi della LP. Sono tipiche di questo tipo di traduzione, le "traduzioni-glossa". Equivalenza dinamica (o funzionale) è quella a cui il traduttore deve ricorrere nel momento in cui non è possibile l’equivalenza formale. Si definisce “dinamica” perché si adatta al TA. Si basa sul principio dell'effetto equivalente secondo cui la traduzione deve produrre una reazione nel destinatario della LA che sia simile a quella prodotta nei lettori originali. Secondo Nida, il successo di una traduzione dipende soprattutto dal raggiungimento di una reazione equivalente. Questo è uno dei quattro requisiti base di una traduzione, che sono: che abbia senso, che trasmetta spirito e maniera dell'originale, che presenti una forma di espressione naturale e scorrevole, che produca una reazione simile all’originale. Il ruolo chiave ricoperto da Nida consiste nell'aver indicato la via da seguire per un allontanamento dalla rigida equivalenza parola per parola. L’opera di Nida è fondamentale perché per la prima volta si sposta l’attenzione sul contesto di arrivo. Inoltre ha esercitato una sorprendente influenza a livello accademico anche al di fuori del contesto biblico, specie nei campi della linguistica. Alcuni teorici successivi lo hanno criticato: 1) per un concetto di equivalenza ancora troppo incentrato sul livello lessicale (Lefevere); 2) per l'impossibilità dell'effetto equivalente quando il contesto di arrivo è lontano dal contesto di arrivo sia temporalmente che culturalmente (van denBroeck, Larouse, QianH) 3) per il suo approccio che rimane pur sempre teologico e proselitistico (Gentzler).

NEWMARK: traduzione semantica e traduzione comunicativa. I volumi Approaches to Translation e A Texbook of Translation sono testi utilizzati largamente per la formazione di traduttori. Newmark suggerisce una nuova terminologia rispetto alla modalità di traduzione per superare il problema del divario tra traduzione orientata alla lingua di partenza (source-oriented) e traduzione orientata alla lingua di arrivo (target-oriented). Propone, dunque, la traduzione semantica (corrisponde all’equivalenza formale di Nida) e la traduzione comunicativa (corrisponde al concetto di equivalenza dinamica), contestando il principio di effetto equivalente di Nida poiché l’effetto è assente se il testo non rientra nello spazio e nel tempo della LA. Propone come esempio la traduzione di un testo antico: il traduttore che traduce Omero non potrà mai aspettarsi di poter produrre sul lettore moderno del TA lo stesso effetto che il TP aveva prodotto su chi l’ascoltava nell’antica Grecia. La traduzione semantica “mira a rendere l’esatto significato contestuale dell’originale, con tutta la fedeltà consentita dalle strutture semantiche e sintattiche dell’originale”, (traduzione letterale). Si preoccupa prevalentemente dell’emittente, di salvaguardare la sua lingua e il suo stile, rimanendo il più possibile nell’ambito della cultura che è propria all’autore. Cerca di mantenere il testo più che mai vicino agli elementi figurati e formali dell’originale, compresi gli effetti sonori; la lunghezza dei periodi e la posizione delle parole più enfatiche sono qui tendenzialmente rispettate. Per cercare di essere aderenti al TP, il testo originale quindi non deve essere modificato. La traduzione in quanto tale è un’arte proprio perché si cerca di essere quanto più fedeli al TP, considerata inferiore rispetto al TP ed è opera di un solo autore, che è anche egli stesso considerato come un’artista. Infatti questa tipologia di traduzione dovrebbe essere utilizzata per testi di tipo letterario-artistico. La traduzione comunicativa “cerca di produrre sui suoi lettori un effetto il più vicino possibile a quello prodotto sui lettori dell'originale. Si rivolge esclusivamente al secondo lettore che non si aspetta forme difficile ed oscure, bensì, dove necessario, un trasferimento degli elementi stranieri non solo nella sua lingua ma anche nella cultura". Si opera una rielaborazione della sintassi, scegliendo le parole più usate e inserendole nelle comunicazioni più comuni, nello sforzo di rendere il testo più idiomatico, più scorrevole e semplice per la lettura. In quanto tale la traduzione può essere migliore del TP, perché si considera come un testo autonomo rispetto al TP. Le unità di traduzione sono molto più ampie rispetto alla traduzione semantica, perché si devono considerare l’intera frase, i paragrafi o il testo stesso. Nella traduzione comunicativa si considera il ruolo del traduttore come una professione. La traduzione può essere opera di un gruppo di persone.Tabella 3.1 pagina 77 Traduzione semantica: cane che morde/ Traduzione comunicativa: attenti al cane. Nonostante Newmark faccia queste distinzione tra le due traduzioni, considera la traduzione letterale come il miglior approccio dal punto di vista dell’efficienza del traduttore. La traduzione letterale è un modo efficiente di tradurre e risponde al principio (Jiri Levy) del minimax, ossia ottiene massimo risultato con il minimo sforzo, ma deve essere abbandonato nel momento in cui il traduttore si scontra con problemi traduttivi. I due termini traduzione semantica e traduzione comunicativa hanno ricevuto meno attenzione rispetto a Nida, tutto perché critica la nozione di effetto equivalente ma non propone mai nulla di troppo diverso da quel che ha proposto Nida. Fu criticato anche per il forte prescrittivismo e per l’imprecisione di alcuni termini utilizzati per la valutazione delle traduzioni: traduzioni scorrevoli, goffe, etc. I suoi scritti sono importanti per la formazione dei traduttori per il vasto numero di esempi. KOLLER. Gli studi di Nida risultarono determinanti in Germania, dove il termine comune che indica gli studi sulla traduzione è Übersetzungwissenschaft. Tra gli

con un'altra senza cambiare il senso. Essa può essere obbligatoria o opzionale. Vinay e Darbelnet considerano la trasposizione come il cambiamento strutturale più comune utilizzato dai traduttori. Elencano almeno dieci diverse categorie come ad esempio verbo sostantivo; avverbio verbo. 5) modulazione (modulation): questa procedura cambia l’aspetto semantico e il punto di vista della LP e può essere: obbligatoria [es. the time when viene tradotto come le moment où (letteralmente the moment where)]; opzionale [es. il capovolgimento del punto di vista in it is not difficult to show diventa il est facile démontrer (letteralmente it easy to show)]. 6) equivalenza (equivalence) Vinay e Dalbernet usano questo termine in riferimento a casi di lingue che descrivono la stessa situazione con mezzi stilistici e strutturali diversi. L’equivalenza è particolarmente utile nella traduzione di modi di dire e proverbi. ES: comme un chien dans un jeu de quilles= letteralmente “like a dog in a game of skittles”, si può tradurre like a bull in a china shop. 7) adattamento (adaptation) implica un cambiamento di riferimento culturale quando una situazione nella cultura di partenza non esiste nella cultura di arrivo. Secondo V. e D. le sette principali categorie operano su tre livelli: il lessico, le strutture sintattiche e il messaggio ( termine usato per indicare l'enunciato e la sua situazione o contesto metalinguistico). Vinay e Darbelnet introducono i concetti di servitude (le costrizioni imposte al traduttore dalla lingua in cui traduce) e option (la libera scelta del traduttore). L’ unità traduttiva (insieme di unità lessicologica e unità di pensiero) è l’insieme più piccolo dell’enunciato i cui segni sono collegati in modo tale da non dover essere tradotti singolarmente. Es: la Juventus è sotto di due gol; è lo stesso ladro che è stato dentro due anni fa. Il processo di traduzione comprende cinque fasi: 1) individuazione delle unità 2) analisi del testo nella LP, valutando il contenuto descrittivo, affettivo ed intellettuale delle unità 3) ricostruzione del contesto metalinguistico del messaggio 4) valutazione degli effetti stilistici 5) produzione e revisione del TA. CATFORD. Autore di A Linguistic Theory of Translation , volume al quale dedicò un capitolo intero al termine "spostamento". Translation shift (spostamento traduttivo) = cambiamenti linguistici necessari nel passaggio da un LP e una LA. Si ha spostamento traduttivo quando vi è un allontanamento dalla corrispondenza formale nel passaggio dal LP a LA. Corrispondenza formale : si intende qualunque categoria della LA che si può dire occupare, il più da vicino possibile, lo stesso posto nella economia della LA, occupato nella LP, da una data categoria della LP. In termini più semplici: ogni elemento della LA che ha lo stesso ruolo nella LA del corrispondente elemento linguistico nella LP. Equivalenza formale : si intende qualsiasi testo o porzione di testo nella LA che si osservi in una occasione particolare... essere l'equivalente di un testo o di una porzione di testo nella LP. Catford nota due tipi di spostamento: uno spostamento di livello (level shift)= fenomeno espresso dalla grammatica in una lingua e dal lessico in un'altra, ad esempio casi in cui il condizionale in francese corrisponde a una voce lessicale in inglese. Gran parte dell’analisi di Catford viene affidata agli spostamenti di categoria che vengono suddivisi in quattro tipi: 1) spostamenti strutturali (spostamento della struttura grammaticale) ES. i like jaz > mi piace il jazz; 2) spostamenti di classe (spostamento di una parte del discorso ad un'altra) ES: medical student > studente di medicina; 3) spostamento di unità o di grado diverso nella LA rispetto alla LP. Per “grado” si intendono le unità linguistiche gerarchiche di frase, proposizione, gruppo, parola e morfema; 4) spostamenti intra-semantici (quando c'è solo la corrispondenza approssimativa tra LA e LP) Es: informazioni (plur) > information (sing). Altri contributi sugli spostamenti traduttivi vennero dati da JIRì LEVY con "la traduzione come processo decisionale " (1967), FRANTISEK MIKO con “spostamenti di espressione”: lo scopo principale del traduttore è mantenere il

carattere espressivo o stile del TP, ANTON POPOVIC con “l'equivalenza stilistica”: equivalenza funzionale di elementi sia nell'originale sia nella traduzione, che mirano ad un'identità espressiva con un’arte invariabile di significato identico. JIRI LEVY con “Translation as a decision process ": vede la traduzione come processo decisionale, parte dal presupposto secondo cui la traduzione è un processo di comunicazione, trasposizione del massaggio dalla LP alla LA, nel modo più corretto e uguale possibile. Levy applica la teoria matematica dei giochi alla traduzione: come quando muoviamo la pedina non si può più tornare indietro, allo stesso modo quando il traduttore prende una decisione, la stessa determina tutte le altre. Componenti del processo decisionale : Levy nel suo testo fa un esempio che gli viene dalla traduzione del titolo di un’opera di Brecht “ der Gute Mensch von Sezuan ”. Il termine Mensch può riferirsi sia ad un uomo che ad una donna, quindi bisogna leggere il testo per capire che si riferisce ad una donna. Il processo decisionale secondo Levy ha diverse componenti: 1) Situazione: data dal fatto che non c'è un termine equivalente al tedesco Mensch. 2) Istruzione 1 o istruzione definitoria: classe di possibili alternative Homo Sapiens, inteso come essere umano 3) Paradigma: classe delle soluzioni possibili man e woman 4) Istruzione 2 o istruzione selettiva: scelta tra due alternative, ossia la scelta di woman. La scelta della parola woman implica tutta una serie di scelte, come l’uso dei pronomi (she invece di he), degli aggettivi possessivi ecc. Il processo di traduzione ha la forma di un gioco di informazione completa, un gioco in cui una mossa seguente è influenzata dalla conoscenza delle decisioni precedenti e della situazione che ne è risultata (come il gioco degli scacchi). Nel momento in cui si sceglie un’opzione si escludono tutte le altre possibilità, quindi sceglie di giocare uno dei due possibili giochi: i risultati dei due diversi giochi si definiscono varianti di traduzione. Le decisioni del traduttore possono essere necessarie, non necessarie, motivate e immotivate: decisioni necessarie  se compiute sulla base di esigenze contestuali (di carattere linguistico e culturale); decisioni motivate  se la LA non dispone di determinate categorie grammaticali o sintattiche o semantiche o culturali) di cui invece dispone la LP. Queste due categorie possono combinarsi tra di loro e quindi possiamo avere le seguenti possibilità: decisioni motivate e necessarie, decisioni immotivate e necessarie, decisioni motivate e non necessarie, decisioni immotivate e non necessarie (probabilmente cattive traduzioni). I modelli di istruzioni e paradigmi dipendono dai modelli strutturali delle diverse lingue nazionali, quindi possiamo avere diversi problemi quando una parola, ad esempio la parola inglese make , può essere resa in modi più specifici nella LA (in ita. Produrre, costruire ecc.). Oppure si può avere anche il processo inverso. Un altro concetto importante sviluppato da Levy è il principio di Minimax : il traduttore ha come obiettivo quello di raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo, quindi decide la soluzione che permette di ottenere questo risultato, vale a dire che egli decide intuitivamente per la cosiddetta strategia minimax. La traduzione letterale risponde al principio del minimax (in particolar modo per un traduttore esperto). IL PROCESSO COGNITIVO DELLA TRADUZIONE: Danica Seleskovitch e Marienne Lederer appartengono alla scuola parigina e si occupano del processo della traduzione dal punto di vista cognitivo, cioè cercano di capire qual è il processo che la nostra mente mette in atto nel momento in cui traduciamo. Ipotizzano che il processo della traduzione possa essere formalizzato in un modello a tre fasi: 1) lettura e comprensione serve a recuperare l’intento comunicativo dell’autore; 2) deverbalizzazione dalla comprensione del testo mira a cogliere il senso intrinseco del testo; 3) ri-espressione ossia si esprime il senso nella LA. A questo modello a tre fasi (teoria del senso) viene poi aggiunto dallo studioso Delisle una quarta fase, la

tasti sulla tastiera da parte del traduttore e i sistemi di eye-tracking che registrano le fissazioni oculari sul testo a PC. Capitolo 5. Le teorie funzionali della traduzione. KATHARINA REISS Reiss è importante per aver messo in relazione la traduzione con la tipologia testuale. Katharina considera il testo come unità di traduzione e non la parola o la frase. Il testo è il livello sul quale applicare il concetto di equivalenza perché a ogni diversa tipologia testuale corrisponde una diversa modalità traduttiva e ciò dipende dalla funzione dominante del testo di partenza. La traduzione viene vista da Katharina Reiss come la trasmissione della funzione dominante del TP, e questo aspetto è considerato il fattore determinante secondo il quale il TA viene giudicato. Katharina parte dalla tripartizione delle funzioni linguistiche di Bu:hler: informativa: riguarda la rappresentazione di oggetti e fatti; espressiva: esprime l'atteggiamento del mittente; conativa: tenta di attrarre il ricevente di un testo. Sulla base di queste funzioni Katharina Reiss elabora uno schema in cui mette in relazione una serie di aspetti: la funzione del testo, la dimensione linguistica e la funzione del testo di arrivo e la modalità di traduzione: Una tipologia testuale informativa (manuali) si riferisce alla semplice comunicazione dei fatti e l’aspetto più importante è il contenuto referenziale del testo, quindi il metodo traduttivo più adeguato per questi testi è la traduzione in prosa semplice, senza ridondanze, usando l'esplicitazione quando richiesto. La Tipologia testuale espressiva (testi letterali: poesie, romanzi) esprime essenzialmente l’atteggiamento del mittente; in questo caso non solo il contenuto è importante ma anche la dimensione estetica (la forma) infatti ci si concentra in traduzione sugli aspetti estetici del testo. Il metodo traduttivo da adottare viene definito da Katharina identificativo, ossia bisogna adottare lo stesso punto di vista dell’autore del testo: infatti quando si traduce un testo poetico ci si concentra sulla forma e si cerca di trasmettere quelle emozioni che l’autore del testo di partenza intendeva trasmettere. La Tipologia testuale operativa (discorso politico, annunci pubblicitari) ha come obiettivo quello di attrarre l’attenzione del ricevente ma anche far sì che il lettore compia determinate azioni. La funzione linguistica è dialogica poiché ci si rivolge al destinatario, cercando di convincerlo a fare qualcosa. Quindi anche la traduzione deve ottenere la reazione desiderata, ad esempio nelle traduzioni delle pubblicità bisogna fare attenzione alla traduzione, altrimenti si potrebbe ottenere l’effetto contrario. Il metodo traduttivo in questo caso deve essere adattivo, ossia deve far sì che il destinatario del testo di arrivo abbia la stessa reazione del destinatario del testo di partenza. La Tipologia testuale audiomediale integra le parole con immagini e musica. Si utilizza in questo caso il metodo integrativo, che considera il testo nel contesto di immagini e musica (es. traduzioni di film, canzoni). Il problema della teoria di Reiss sta nel fatto che spesso i testi non hanno una sola funzione ma possono averne più di una. Un altro aspetto su cui si sofferma Reiss è la valutazione dell’adeguatezza della traduzione. Per valutare l'adeguatezza del TA, Reiss propone sia criteri intralinguistici che riguardano gli aspetti linguistici a livello lessicale, grammaticale, stilistico, semantico; sia criteri extralinguistici che riguardano la situazione comunicativa, l’argomento, il luogo, il tempo, il ricevente, il mittente e implicazioni affettive (umorismo, ironia, emozione ecc.). Benché tali criteri sono interconnessi tra loro, la loro importanza varia a seconda della tipologia testuale, per esempio la traduzione di un testo centrato sul contenuto deve avere come primo scopo quello di conservare la valenza semantica. Vi sono però casi in cui la funzione del TA può essere diversa dal TP: i viaggi di Gulliver

scritto originariamente come romanzo satirico, con lo scopo di attaccare il governo dell'epoca, è tradotto come comune testo di intrattenimento. Si è passati da un testo operativo ad un testo espressivo. L’approccio basato sulla tipologia testuale è stato discusso da vari teorici successivi. Nord alle funzioni descritte da Katharina Reiss opera aggiungendo la funzione fatica (funzione linguistica di Jackobson) che riguarda il canale comunicativo, quindi gli enunciati che hanno come finalità quella di stabilire o mantenere il contatto tra mittente e destinatario (es. pronto, per rispondere al telefono). Una critica che viene fatta riguarda i metodi traduttivi proposti da Reiss rispetto alle diverse tipologie testuali. Ad esempio i testi di affari e finanza in lingua inglese, che dovrebbero essere semplicemente dei testi informativi, contengono un vasto numero di metafore ed espressioni complesse (tipiche dei testi espressivi) come ad esempio bullish/ bearish market. Il problema che ci si pone è dunque se si può fare una netta distinzione tra testi e funzioni; un altro esempio è quello dell’annuncio pubblicitario che sicuramente ha una funzione appellativa, quindi convincere un consumatore a comprare un determinato prodotto, ma d’altro canto se si fa attenzione ai messaggi pubblicitari si può notare che questi hanno anche altre funzioni; ad esempio spesso questi messaggi per essere efficaci cercano di persuadere i consumatori attraverso belle immagini e musica (quindi hanno anche una funzione artistico-espressivo). A volte gli annunci pubblicitari hanno anche un carattere informativo, ad esempio le pubblicità di medicinali. Un’altra critica che è stata fatta fa riferimento al fatto che nella scelta di un metodo traduttivo non entrano in gioco solo fattori di tipo testuale ma anche altri aspetti quali il ruolo e lo scopo del traduttore e eventuali pressioni socioculturali. L'APPROCCIO INTEGRATO DI MARY SNELL-HORNBY. Hornby è una rappresentante dei translation studies (una delle correnti più attuali della teoria della traduzione) e ciò che propone nel suo volume Translation studies: an integrated approach (1988) è un approccio in cui cerca di integrare visioni diverse e contrapposte_._ Hornby definisce il suo approccio ‘integrato’ ed è basato sulle tipologie testuali prototipiche. Snell-Hornby propone uno schema con vari livelli: il primo livello ( livello A ) considera diverse tipologie di traduzioni: traduzione letteraria, traduzione generalista (riguarda testi di tipo informativo) e traduzione specializzata (riguarda testi di tipo tecnico-specialistico). Ciò che mette in evidenza è che in questo primo livello non è possibile individuare una distinzione netta tra le diverse traduzioni, infatti si tratta di un continuum in cui si trovano queste diverse tipologie di traduzione; il livello B riguarda le tipologie testuali che rientrano all’interno delle diverse tipologie di traduzione (traduzione letteraria: testi religiosi, teatro, film, letteratura moderna, testi dell’antichità classica, la narrativa leggera); il livello C riguarda le discipline non linguistiche che sono implicate nel processo di traduzione (la storia della cultura e della letteratura) ciò significa che quando un traduttore si accinge a tradurre un testo letterario dell’800 ovviamente deve conoscere tutti gli aspetti culturali di quel periodo e quindi non è semplicemente un’operazione di tipo linguistico ma la traduzione richiede la padronanza di una serie di argomenti legati al testo; Il livello D è diviso in ulteriori livelli: il primo livello riguarda gli aspetti di maggiore o minore creatività dei testi, per cui nei testi letterari è presente un aspetto creativo importante che si riduce nella produzione di testi di tipo tecnico-specialistico in cui non è importante l’aspetto della creatività linguistica e diventa invece importante l’aspetto del contenuto; il secondo livello riguarda il modo in cui si devono riprodurre gli aspetti rappresentati nel primo livello, quindi la traduzione, ad esempio, di un testo letterario deve ricreare la dimensione creativa presente nel TP; l’ultimo livello afferma che a seconda del testo il focus della traduzione cambia. Comunque non è possibile fare una separazione netta tra questi criteri che Hornby mette in evidenza; il livello E riguarda tutte le discipline

terminologia e agli elementi coesivi del testo. DISCUSSIONE DEL MODELLO DELL'AZIONE TRADUTTIVA. Il valore del contributo di Holz-Mänttäri è di aver posto la traduzione all'interno del suo contesto socioculturale, descrivendo il profilo professionale del traduttore. Mänttäri viene anche criticato perché dà particolare enfasi al testo di arrivo senza considerare il rapporto con il testo di partenza. Questa critica viene mossa soprattutto da Nord che sottolinea come bisogna considerare questo rapporto e come appunto la natura di questo rapporto è dettata dallo scopo della traduzione. SKOPOSTHEORIE (teoria dello scopo) I maggiori rappresentanti di questa scuola sono Vermeer e Reiss, i quali hanno scritto un testo dal titolo Grundlengung einer allgemeine Translationsrheorie (1984) (le basi di una teoria generale della traduzione). In tedesco si usa il termine ‘’ubersetzung’’ per indicare la traduzione, mentre Reiss e Vermeer utilizzano il termine ‘translation’ perché alla base della loro teoria vi è un concetto che loro definiscono traslatum  esso è il risultato di un processo. Si parla di skopostheorie in quanto questi studiosi focalizzano la loro attenzione su quello che è lo scopo della traduzione, che determina i metodi e le strategie traduttive da adottare per ottenere un risultato (traslatum). La caratteristica principale del traslatum è che esso deve essere funzionalmente adeguato al contesto di arrivo. Le basi teoriche della Skopostheorie possono essere riassunte in 6 regole, da considerare in ordine gerarchico, nel senso che sono dettate in ordine di importanza decrescente:

  1. la prima è la più importante e determina e influisce su tutto il processo e sul risultato finale: secondo questa regola un traslatum è determinato dal suo skopos;
  2. Un TA è un’offerta di informazioni in una cultura e lingua d’arrivo che riguarda un’offerta di informazioni in una cultura e in una lingua di partenza. (Importante perché mette in relazione il TP e il TA con la loro funzione nei loro rispettivi contesti linguistico-culturali);
  3. Un TA non dà inizio a un’offerta di informazioni in maniera chiaramente reversibile, ossia un testo di arrivo potrebbe avere una funzione diversa nel contesto di arrivo rispetto alla funzione che il TP ricopriva nel contesto di partenza;
  4. un TA deve essere coerente al suo interno (regola della coerenza);
  5. Un TA deve essere coerente con il TP (regola della fedeltà);
  6. Le cinque regole menzionate sono applicate in ordine gerarchico e la regola dello skopos è quella predominante. La regola della coerenza riguarda la coerenza intratestuale, ossia il TA deve essere tradotto in modo tale che sia inteso come coerente dai destinatari nella LA; La regola della fedeltà riguarda la coerenza intertestuale e afferma che deve esserci coerenza fra il TA e il TP (questa coerenza interessa le informazioni sul TP ricevute dal traduttore, l'interpretazione che il traduttore offre di queste informazioni e il modo in cui queste informazioni vengono codificate per i riceventi del TA). Ciò che va sottolineato è che la regola della coerenza intratestuale è più importante di quella intertestuale. La skopostheorie anticipa ciò che dice Mänttäri (il quale è successivo a questi studiosi) perché sottolinea come sia importante considerare gli aspetti che riguardano la professione del traduttore, quindi l’incarico traduttivo il quale deve sempre avere un obiettivo ben preciso per il traduttore e soprattutto devono essere chiare al traduttore le condizioni secondo le quali lui deve svolgere questo incarico traduttivo quindi i tempi e i costi della traduzione. Rispetto al concetto di equivalenza, così come veniva espresso dagli approcci linguistici alla traduzione (rapporto tra TP e TA), secondo questa teoria non è tanto

importante questo principio quanto quello di adeguatezza, che è un concetto che considera principalmente l’adeguatezza del TA rispetto al contesto di arrivo. DISCUSSIONE DELLA SKOPOSTHEORIE: Vi sono tre critiche principali che sono state mosse:

  1. la prima riguarda il fatto che la skopostheorie è una teoria valida solo per i testi non letterari;
  2. un’altra critica che è stata mossa riguarda il fatto che nell’ambito del testo di Reiss e Vermeer sono state accorpate l’approccio della tipologia testuale di Reiss e la skopostheorie di Vermeer, le quali secondo alcuni studiosi non possono essere raggruppate perché non sono compatibili;
  3. Altri studiosi affermano che nell’ambito della skopostheorie non si pone sufficiente attenzione agli aspetti linguistici del TP. ANALISI TESTUALE ORIENTATA ALLA TRADUZIONE. Christiane Nord è un’altra teorica molto importante e focalizza la sua attenzione su aspetti di analisi testuale orientata alla traduzione. I testi principali che ha scritto sono Text Analysis in Translation (analisi testuale in traduzione) e Translating as a Purposeful Activity (la traduzione come attività significativa, con uno scopo). Nord opera una distinzione tra due diverse tipologie di prodotto e anche due diverse tipologie di processo traduttivo. Fa una distinzione tra traduzione documentale e strumentale : la traduzione documentale riguarda la traduzione in quanto comunicazione da un contesto linguistico culturale di partenza a un contesto linguistico culturale di arrivo. Questo ambito comprende la traduzione letteraria (tipologie testuali della letteratura) , traduzione letterale (modalità di traduzione parola per parola), traduzioni stranianti e esotizzanti (modalità traduttiva che lascia trasparire la cultura di partenza); la traduzione documentale quindi viene percepita come tale dai destinatari; la traduzione strumentale produce una situazione in cui chi legge non si rende conto di leggere una traduzione, proprio perché la traduzione in questo caso serve come strumento indipendente di trasmissione di un messaggio in una cultura di arrivo ed è pensata per soddisfare uno scopo comunicativo ed è un tipo di traduzione che si applica principalmente a testi di tipo tecnico-specialistico in cui è importante la trasmissione del contenuto in maniera chiara e leggibile. (ad es. un manuale di un aereo deve dare all’operatore che è il destinatario del testo tradotto, le istruzioni necessarie per compiere determinate azioni, quindi il manuale deve mantenere la stessa funzione comunicativa del TP). Nord fa anche una distinzione tra traduzioni che mantengono la stessa funzione (traduzione di testi di tipo tecnico- scientifico) ma fa anche esempi di traduzioni in cui la funzione cambia (es. Gulliver’s Travels, inizialmente prodotto come testo satirico che poi col tempo è stato recepito e tradotto come testo di letteratura per l’infanzia). Nord sottolinea nel testo Translating as a Purposeful Activity 3 aspetti importanti: 1) importanza dell'incarico traduttivo, tutte le informazioni che deve acquisire il traduttore dal committente prima di effettuare la traduzione.
  4. il ruolo dell'analisi del TP (date una serie di coordinate da parte del committente, il traduttore deve analizzare e comprendere la tipologia testuale che guiderà la modalità traduttiva)
  5. la gerarchia funzionale dei problemi traduttivi.

1. L'importanza dell'incarico traduttivo: si basa sull’analisi dei profili del TP e del TA verificando i punti in cui i due testi presentano delle differenze. L’incarico traduttivo deve fornire per entrambi i testi le seguenti informazioni:1) funzioni testuali desiderate

  1. destinatari (mittente e ricevente) 3) il momento e luogo della ricezione del testo 4)