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capitolo 2 - libro munday, Appunti di Traduzione

capitolo 2 - libro munday - traduttologia generale

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 06/06/2020

FavianaM
FavianaM 🇮🇹

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CAPITOLO 2: La teoria della traduzione prima del XX
secolo.
I principali autori che vanno dall’epoca romana fino al secolo scorso sono:
Cicerone, San Girolamo, Lutero, Dryden, Dolet, Tytler, Schleiermacher. Prima
del XX secolo è un periodo in cui non si può parlare della teoria della
traduzione, ma di un periodo in cui vengono effettuate traduzioni e in cui i
traduttori per giustificare il loro operato e le loro scelte ci hanno lasciato delle
testimonianze in alcuni scritti, questi scritti ci consentono di capire l’approccio
che loro hanno utilizzato nel tradurre opere di vario tipo. Serie di temi
ricorrenti: traduzione per parola e traduzione a senso. Vengono poi discussi
altri concetti quali: fedeltà, spirito, verità.
In cosa consiste la contrapposizione tra traduzione parola per parola e
traduzione a senso?
La traduzione parola per parola è una traduzione letterale, mentre la
traduzione a senso è una traduzione libera e mira alla riproduzione del
messaggio e del significato del testo originale.
Cicerone è uno dei primi scrittori e traduttori che si è occupato di lasciare una
sua testimonianza sulla traduzione, ha scritto un breve saggio nel 46 a.C. dal
titolo “De optimo genere oratorum” (Il miglior modo di fare orazioni). Cicerone
era un oratore, quindi un uomo politico e come oratore si ispirava al mondo
greco, infatti la sua traduzione riguarda principalmente la traduzione di orazioni
dal greco al latino ed è il testo più antico contenente le riflessioni sulla
traduzione. Le riflessioni presenti nel testo sono delle riflessioni che giustificano
l’approccio che egli adotta nella traduzione di orazioni greche ed è incentrato
sulle motivazioni che lo hanno indotto a tradurre dal greco al latino. Cicerone è
il primo che opera una distinzione della traduzione parola per parola e
traduzione a senso (egli è in favore della traduzione a senso). L’approccio alla
traduzione è un approccio orientato fortemente al destinatario nella lingua di
arrivo e questo implica una grande responsabilità del traduttore nei confronti
del lettore nella lingua di arrivo. L’operazione che egli fa è quella di rendere
comprensibili ed intelligibili i testi greci ai lettori romani che non conoscono il
greco. Fa una distinzione fra il pubblico comune “nostri homines” ed i “vir”
ovvero persone che conoscono il greco e l’arte oratoria. Egli traduce per gli
homines cioè per coloro che non conoscono il greco. Cicerone distingue anche
due tipi di traduttori che vengono definiti “interpres” e “orato”:
INTERPRES è colui che traduce testi tecnici come i testi giuridici e
sottolinea come per questi testi l’approccio migliore è quello di una
traduzione letterale;
ORATOR è colui che traduce i testi artistici, in questo caso la traduzione
auspicata da Cicerone è la traduzione a senso.
Il concetto di fedeltà è strettamente legato a quello che può essere definita la
sacralità dell’originale. La sacralità dell’originale ha condizionato un po’ tutto il
pensiero in questo periodo.
Il concetto di fedeltà implica che c’è un testo originale superiore alla traduzione
e che in qualche modo si deve cercare di riprodurre. Questo concetto di fedeltà
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CAPITOLO 2: La teoria della traduzione prima del XX

secolo.

I principali autori che vanno dall’epoca romana fino al secolo scorso sono: Cicerone, San Girolamo, Lutero, Dryden, Dolet, Tytler, Schleiermacher. Prima del XX secolo è un periodo in cui non si può parlare della teoria della traduzione, ma di un periodo in cui vengono effettuate traduzioni e in cui i traduttori per giustificare il loro operato e le loro scelte ci hanno lasciato delle testimonianze in alcuni scritti, questi scritti ci consentono di capire l’approccio che loro hanno utilizzato nel tradurre opere di vario tipo. Serie di temi ricorrenti: traduzione per parola e traduzione a senso. Vengono poi discussi altri concetti quali: fedeltà, spirito, verità. In cosa consiste la contrapposizione tra traduzione parola per parola e traduzione a senso? La traduzione parola per parola è una traduzione letterale, mentre la traduzione a senso è una traduzione libera e mira alla riproduzione del messaggio e del significato del testo originale. Cicerone è uno dei primi scrittori e traduttori che si è occupato di lasciare una sua testimonianza sulla traduzione, ha scritto un breve saggio nel 46 a.C. dal titolo “De optimo genere oratorum” (Il miglior modo di fare orazioni). Cicerone era un oratore, quindi un uomo politico e come oratore si ispirava al mondo greco, infatti la sua traduzione riguarda principalmente la traduzione di orazioni dal greco al latino ed è il testo più antico contenente le riflessioni sulla traduzione. Le riflessioni presenti nel testo sono delle riflessioni che giustificano l’approccio che egli adotta nella traduzione di orazioni greche ed è incentrato sulle motivazioni che lo hanno indotto a tradurre dal greco al latino. Cicerone è il primo che opera una distinzione della traduzione parola per parola e traduzione a senso (egli è in favore della traduzione a senso). L’approccio alla traduzione è un approccio orientato fortemente al destinatario nella lingua di arrivo e questo implica una grande responsabilità del traduttore nei confronti del lettore nella lingua di arrivo. L’operazione che egli fa è quella di rendere comprensibili ed intelligibili i testi greci ai lettori romani che non conoscono il greco. Fa una distinzione fra il pubblico comune “nostri homines” ed i “vir” ovvero persone che conoscono il greco e l’arte oratoria. Egli traduce per gli homines cioè per coloro che non conoscono il greco. Cicerone distingue anche due tipi di traduttori che vengono definiti “interpres” e “orato”:  INTERPRES è colui che traduce testi tecnici come i testi giuridici e sottolinea come per questi testi l’approccio migliore è quello di una traduzione letterale;  ORATOR è colui che traduce i testi artistici, in questo caso la traduzione auspicata da Cicerone è la traduzione a senso. Il concetto di fedeltà è strettamente legato a quello che può essere definita la sacralità dell’originale. La sacralità dell’originale ha condizionato un po’ tutto il pensiero in questo periodo. Il concetto di fedeltà implica che c’è un testo originale superiore alla traduzione e che in qualche modo si deve cercare di riprodurre. Questo concetto di fedeltà

è un concetto molto difficile da definire. Il concetto di fedeltà collegato ai testi sacri è molto importante perché i testi sacri delle religioni monoteiste sono dettati direttamente da Dio che risulta essere l’autore e per questo è importante che la traduzione sia fedele al testo di partenza in quanto è sacro. Il Corano è il testo sacro dell’Islam rivelato da Allah ed è scritto in arabo coranico (lingua sacra). Coloro che vogliono approcciarsi al Corano devono conoscere l’arabo coranico, il Corano può essere definito come il “central text” della religione islamica non solo in termini di contenuto ma anche in termini linguistici, cioè la parola di Dio espressa nel Corano è sacra ed è sacra anche la lingua con cui Dio si è rivolto agli uomini. Qualsiasi traduzione non può che essere una parafrasi, priva di valore sacrale. Per l’ebraismo dove il testo sacro è la Torah (il Pentateuco), ovvero i primi 5 libri del Tanakh (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), sono scritti in ebraico antico e sono stati dettati a Mosè da Dio sul monte Sinai. A partire dall’esilio babilonese gli Ebrei perdono la competenza dell’ebraico, e parlano l’aramaico e nasce quindi il problema della comprensione del testo durante le funzioni religiose. Ciò viene risolto attraverso una sorta di traduzione orale (targumim) effettuata durante le funzioni religiose che veniva effettuata da interpreti. La targumim si diffonde a partire dal 515 a.C. e può essere definita come una sorta di traduzione consecutiva orale dall’ebraico all’aramaico durante le funzioni religiose. L’interprete non si limitava a tradurre i versetti del testo sacro, ma li spiegava e introduceva degli elementi narrativi che consentivano di attualizzare il testo e quindi di renderlo più comprensibile ai destinatari nella lingua di arrivo. Invece, l’obiettivo principale del cristianesimo è quello di portare il testo sacro al credente e al fedele. La Bibbia è scritta in ebraico che da un lato è la lingua del popolo eletto e dall’altro è la lingua del popolo che si è reso colpevole morte di Cristo. La Bibbia è il testo più tradotto e nei secoli sono state effettuate diverse traduzioni, la prima traduzione è stata effettuata dall’ebraico al greco denominata “la Bibbia dei settanta” perché la traduzione è state effettuata da settanta traduttori in settanta giorni. Altre traduzioni importanti sono:  quella effettuata dal greco al latino da San Gerolamo nel 390 D.C. chiamata “Vulgata”,  la traduzione in inglese ad opera di Wycliffe nel 1380  la traduzione in tedesco ad opera di Lutero nel 1530. La Bibbia pone una serie di problemi ai traduttori, come la mancanza del testo originale. La traduzione della Bibbia implica un processo di interpretazione molto importante perché l’ebraico antico non indicava le vocali, il raddoppiamento consonantico, le maiuscole, non separava le frasi e talvolta anche le singole parole. Nonostante ciò nessuno ha messo in discussione “ l’auctoritas” (sacralità) del testo. Uno dei principali traduttori della Bibbia è

Uno dei primi autori che appartiene al periodo rinascimentale e all’umanesimo è Etienne Dolet. Umanista francese che è stato considerato padre della teoria traduzione in Francia, aveva un approccio prescrittivo alla traduzione, ovvero intendeva dare delle regole per ottenere una buona traduzione. Fu condannato per eresia nel 1546 per una traduzione sbagliata dei “dialoghi di Platone”, perché metteva in dubbio l’immortalità dell’anima. Nel testo “La manière de bien traduire d’une langue en autre” (1540) (la maniera di una buona traduzione da una lingua all'altra) egli enuncia 5 regole fondamentali della traduzione. Il traduttore deve:

  1. capire il senso e la materia dell’autore che traduce;
  2. avere un’ottima conoscenza di entrambe le lingue;
  3. evitare la resa del testo originale parola per parola;
  4. non lasciarsi sedurre dalla ricchezza della lingua ma seguire il linguaggio comune, evitando forme insolite e di origine latina;
  5. mettere insieme e collegare le parole in modo eloquente al fine di evitare goffaggini. Dolet è uno dei primi testi in cui l’autore intende dare delle norme a chi traduce. La sua posizione è completamente laica, quindi si distacca da quella ossessione della fedeltà all’originale, è a favore della visione ciceroniana della traduzione a senso. Un altro autore importante di questo periodo (dopo Dolet) é Dryden. (testo:”Ovid’s Epistles” - 1680) Egli è un poeta, traduttore di classici, si è occupato della traduzione delle epistole di Ovidio e lui intende dare delle norme, è definito “lawgiver to translation” colui che enuncia delle leggi (regole per la traduzione). Egli propone uno schema tripartito della traduzione:
  6. Metafrasi : traduzione parola per parola (interlineare=alternarsi del testo originale e subito sotto abbiamo la traduzione)
  7. Parafrasi : traduzione libera, a senso, versione incentrata soprattutto sul contenuto denotativo (preferita da Dryden)
  8. Imitazione : opera che prende solo spunto artistico dal testo di partenza per poi ricreare un testo di arrivo diverso dal testo di partenza. Dryden preferisce la Parafrasi perché vuole che la traduzione rifletta sullo spirito essenziale dell’anima, della natura, dell’opera d’arte. Deve ricreare nel lettore della lingua d’arrivo lo stesso effetto che il testo originale ha avuto sui suoi lettori originali, questo principio verrà ripreso anche da altri autori del romanticismo. Tyler nel 1790 scrive un saggio intitolato “Essay on the principles of traslation” dove sono stati formulati tre principi generali che sono:
  9. la traduzione deve fornire una riproduzione completa delle idee dell’opera originale (la traduzione deve rispettare il contenuto dell’opera originale).
  10. lo stile ed il modo di scrivere devono avere lo stesso carattere dell’originale (la traduzione debba riprodurre in qualche modo lo stile, il

modo di scrivere e il carattere dell’originale, si focalizza maggiormente su aspetti di forma).

  1. la traduzione deve possedere tutta la naturalezza della composizione originale (la traduzione deve essere concepita come una composizione originale nella lingua di arrivo, cioè non deve essere percepita come traduzione). Queste tre regole mettono in evidenza aspetti diversi e sono in ordine gerarchico. Schleiermacher è un filosofo tedesco, fa parte della corrente idealista (quindi rientra nella corrente teorica di Hegel). E’ anche un teorico, ha sviluppato la moderna teologia protestante, si è interessato particolarmente agli aspetti di traduzione, si è interrogato sul ruolo che la traduzione ha avuto nei secoli rispetto alla storia, rispetto all’evoluzione della lingua, delle lettere e del destino umano. Egli, come altre autori, sostiene che la traduzione contribuisca fortemente all’evoluzione della lingua e quindi all’evoluzione dell’essere umano. Per esempio, l’evoluzione della lingua tedesca, questa nasce grazie alla traduzione di Lutero della Bibbia in tedesco. Schleiermacher ha sviluppato il concetto di Ermeneutica, fondamentale per la sua teoria di traduzione, è proprio su questo concetto che fonda la sua visione della traduzione, che potremmo considerare come la moderna scienza della traduzione. Lo scritto dove egli sviluppa queste idee sulla traduzione è “Sui diversi metodi del tradurre”. La visione della traduzione di Schleiermacher si fonda sul concetto di Ermeneutica → il termine deriva dal greco hermeneutes, ossia l’interprete: l’ermeneutica è l’arte dell’interpretazione e si riferisce in particolar modo all’interpretazione dei testi. Essa rappresenta una delle fasi fondamentali del processo di traduzione, infatti la prima cosa che dobbiamo fare prima di tradurre un testo è comprendere, interpretare un testo. Su questo concetto di Ermeneutica si fonda il circolo ermeneutico, nel circolo ermeneutico noi formuliamo ipotesi di interpretazione, che poi dobbiamo andare a verificare, questa verifica si ottiene andando a controllare nel testo se la nostra ipotesi sia adeguata al testo stesso e una volta verificata che la sua adeguatezza possiamo procedere alla traduzione. Questo concetto di circolo ermeneutico è molto importante nella traduzione perché definisce le varie fasi che il traduttore compie nel suo lavoro di traduzione. Circolo ermeneutico = il traduttore legge il testo, formula ipotesi di traduzione, ritorna al testo per verificare queste ipotesi se sono adeguate o meno, per questo si parla di circolo, si parte dal testo e si ritorna al testo. La comunicazione umana è difficile sia a livello endolinguistico, cioè all’interno di una stessa lingua e tanto più tra lingue diverse (traduzione interlinguistica). Schleiermacher mette in evidenza che a livello endolinguistico o intralinguistico i parlanti di una stessa lingua non condividono uno stesso codice pur condividendo una stessa lingua. Un’altra osservazione che fa è che il singolo individuo è soggetto a modificazioni dei testi da lui prodotti, questo significa che le persone nel corso del tempo in qualche modo cambiano, per cui si
  • rifacimento (Nichbildung = imitazione): rielaborazione del testo di partenza con mezzi propri della lingua di arrivo. Queste sono le due uniche forme possibili, che però considera comunque inadeguate per vari motivi:
  • La parafrasi, essendo una traduzione parola per parola, coglie solo i significati delle singole parole, è come se frantumasse il significato complessivo dell’opera, quindi il processo ermeneutico (di comprensione) dell’opera si ferma a un livello embrionale, superficiale, delle singole parole.
  • Il rifacimento è sempre una forma imperfetta di traduzione, ma essendo un imitazione cerca di mettere in atto questo circolo ermeneutico ad un livello più alto, ma anche in questo caso non riesce a raggiungere l’interezza comunicativa di un’opera, perché si discosta troppo dall’originale. Citazione dal testo di Schleiermacher: “La parafrasi si propone di superare l’irrazionalità delle lingue, ma soltanto in maniera meccanica. Essa ritiene che, se anche nella mia lingua non trovo una parola corrispondente a quella della lingua straniera, posso pur sempre tentare, per quanto possibile, di renderne il valore mediante l’aggiunta di specificazioni limitative ed estensive”. Qui ci dice che la parafrasi è una sostituzione meccanica delle parole, si basa su una corrispondenza univoca tra la lingua di partenza e quella di arrivo, è aggiunge che, se non si trova la corrispondenza della singola parola, il traduttore può ricorrere all’aggiunta di informazioni nel testo di arrivo. La parafrasi cerca di superare l’irrazionalità delle lingue anche se in maniera meccanica, il rifacimento, invece, si piega all’irrazionalità delle lingue, cioè è il traduttore riconoscendo di non poter riprodurre un’opera artistica nella sua completezza abbandona quest’idea letterale dell’opera è propone un testo che si allontana dall’originale, propone un testo che non è nient'altro che un’imitazione. Dunque parafrasi e rifacimento sono i due opposti, la prima è una traduzione parola per parola, la seconda una traduzione più libera. L’obiettivo del rifacimento è far sì che il lettore del testo di arrivo abbia la stessa impressione che aveva il lettore del testo di partenza, giacché si allontana molto dal testo dell’originale, si parla di imitazione. Citazione “La Parafrasi viene praticata soprattutto nel campo delle scienze ed il rifacimento in quello delle arti belle.” Qui fa un’ulteriore distinzione, cioè dice che la traduzione letterale si applica a testi di tipo scientifico, mentre il rifacimento si applica principalmente a testi di tipo artistico. Esempio se noi traduciamo letteralmente una poesia perdiamo tantissimi elementi che costituiscono la poesia, perché la poesia non è solo data dal significato delle singole parole, ma ci sono anche altri elementi (rima, musicalità...). Mentre per i testi scientifici ciò che conta è salvaguardare il contenuto, le informazioni per cui ci rifacciamo alla traduzione letterale. Sottolinea come il traduttore non debba stravolgere il testo di partenza, ma debba usare una lingua, un modo espressivo che renda il testo di arrivo quanto più naturale possibile e che quindi non venga poi percepito come un testo tradotto, deve adottare un metodo che tenga conto del lettore nella lingua di arrivo.