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capitolo 2 - libro munday - traduttologia generale
Tipologia: Appunti
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I principali autori che vanno dall’epoca romana fino al secolo scorso sono: Cicerone, San Girolamo, Lutero, Dryden, Dolet, Tytler, Schleiermacher. Prima del XX secolo è un periodo in cui non si può parlare della teoria della traduzione, ma di un periodo in cui vengono effettuate traduzioni e in cui i traduttori per giustificare il loro operato e le loro scelte ci hanno lasciato delle testimonianze in alcuni scritti, questi scritti ci consentono di capire l’approccio che loro hanno utilizzato nel tradurre opere di vario tipo. Serie di temi ricorrenti: traduzione per parola e traduzione a senso. Vengono poi discussi altri concetti quali: fedeltà, spirito, verità. In cosa consiste la contrapposizione tra traduzione parola per parola e traduzione a senso? La traduzione parola per parola è una traduzione letterale, mentre la traduzione a senso è una traduzione libera e mira alla riproduzione del messaggio e del significato del testo originale. Cicerone è uno dei primi scrittori e traduttori che si è occupato di lasciare una sua testimonianza sulla traduzione, ha scritto un breve saggio nel 46 a.C. dal titolo “De optimo genere oratorum” (Il miglior modo di fare orazioni). Cicerone era un oratore, quindi un uomo politico e come oratore si ispirava al mondo greco, infatti la sua traduzione riguarda principalmente la traduzione di orazioni dal greco al latino ed è il testo più antico contenente le riflessioni sulla traduzione. Le riflessioni presenti nel testo sono delle riflessioni che giustificano l’approccio che egli adotta nella traduzione di orazioni greche ed è incentrato sulle motivazioni che lo hanno indotto a tradurre dal greco al latino. Cicerone è il primo che opera una distinzione della traduzione parola per parola e traduzione a senso (egli è in favore della traduzione a senso). L’approccio alla traduzione è un approccio orientato fortemente al destinatario nella lingua di arrivo e questo implica una grande responsabilità del traduttore nei confronti del lettore nella lingua di arrivo. L’operazione che egli fa è quella di rendere comprensibili ed intelligibili i testi greci ai lettori romani che non conoscono il greco. Fa una distinzione fra il pubblico comune “nostri homines” ed i “vir” ovvero persone che conoscono il greco e l’arte oratoria. Egli traduce per gli homines cioè per coloro che non conoscono il greco. Cicerone distingue anche due tipi di traduttori che vengono definiti “interpres” e “orato”: INTERPRES è colui che traduce testi tecnici come i testi giuridici e sottolinea come per questi testi l’approccio migliore è quello di una traduzione letterale; ORATOR è colui che traduce i testi artistici, in questo caso la traduzione auspicata da Cicerone è la traduzione a senso. Il concetto di fedeltà è strettamente legato a quello che può essere definita la sacralità dell’originale. La sacralità dell’originale ha condizionato un po’ tutto il pensiero in questo periodo. Il concetto di fedeltà implica che c’è un testo originale superiore alla traduzione e che in qualche modo si deve cercare di riprodurre. Questo concetto di fedeltà
è un concetto molto difficile da definire. Il concetto di fedeltà collegato ai testi sacri è molto importante perché i testi sacri delle religioni monoteiste sono dettati direttamente da Dio che risulta essere l’autore e per questo è importante che la traduzione sia fedele al testo di partenza in quanto è sacro. Il Corano è il testo sacro dell’Islam rivelato da Allah ed è scritto in arabo coranico (lingua sacra). Coloro che vogliono approcciarsi al Corano devono conoscere l’arabo coranico, il Corano può essere definito come il “central text” della religione islamica non solo in termini di contenuto ma anche in termini linguistici, cioè la parola di Dio espressa nel Corano è sacra ed è sacra anche la lingua con cui Dio si è rivolto agli uomini. Qualsiasi traduzione non può che essere una parafrasi, priva di valore sacrale. Per l’ebraismo dove il testo sacro è la Torah (il Pentateuco), ovvero i primi 5 libri del Tanakh (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), sono scritti in ebraico antico e sono stati dettati a Mosè da Dio sul monte Sinai. A partire dall’esilio babilonese gli Ebrei perdono la competenza dell’ebraico, e parlano l’aramaico e nasce quindi il problema della comprensione del testo durante le funzioni religiose. Ciò viene risolto attraverso una sorta di traduzione orale (targumim) effettuata durante le funzioni religiose che veniva effettuata da interpreti. La targumim si diffonde a partire dal 515 a.C. e può essere definita come una sorta di traduzione consecutiva orale dall’ebraico all’aramaico durante le funzioni religiose. L’interprete non si limitava a tradurre i versetti del testo sacro, ma li spiegava e introduceva degli elementi narrativi che consentivano di attualizzare il testo e quindi di renderlo più comprensibile ai destinatari nella lingua di arrivo. Invece, l’obiettivo principale del cristianesimo è quello di portare il testo sacro al credente e al fedele. La Bibbia è scritta in ebraico che da un lato è la lingua del popolo eletto e dall’altro è la lingua del popolo che si è reso colpevole morte di Cristo. La Bibbia è il testo più tradotto e nei secoli sono state effettuate diverse traduzioni, la prima traduzione è stata effettuata dall’ebraico al greco denominata “la Bibbia dei settanta” perché la traduzione è state effettuata da settanta traduttori in settanta giorni. Altre traduzioni importanti sono: quella effettuata dal greco al latino da San Gerolamo nel 390 D.C. chiamata “Vulgata”, la traduzione in inglese ad opera di Wycliffe nel 1380 la traduzione in tedesco ad opera di Lutero nel 1530. La Bibbia pone una serie di problemi ai traduttori, come la mancanza del testo originale. La traduzione della Bibbia implica un processo di interpretazione molto importante perché l’ebraico antico non indicava le vocali, il raddoppiamento consonantico, le maiuscole, non separava le frasi e talvolta anche le singole parole. Nonostante ciò nessuno ha messo in discussione “ l’auctoritas” (sacralità) del testo. Uno dei principali traduttori della Bibbia è
Uno dei primi autori che appartiene al periodo rinascimentale e all’umanesimo è Etienne Dolet. Umanista francese che è stato considerato padre della teoria traduzione in Francia, aveva un approccio prescrittivo alla traduzione, ovvero intendeva dare delle regole per ottenere una buona traduzione. Fu condannato per eresia nel 1546 per una traduzione sbagliata dei “dialoghi di Platone”, perché metteva in dubbio l’immortalità dell’anima. Nel testo “La manière de bien traduire d’une langue en autre” (1540) (la maniera di una buona traduzione da una lingua all'altra) egli enuncia 5 regole fondamentali della traduzione. Il traduttore deve:
modo di scrivere e il carattere dell’originale, si focalizza maggiormente su aspetti di forma).