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-spiegazione setting centri di detenzione -leggi, provvedimenti e coordinate con focus sulla detenzione femminile -caratteristiche detenzione femminile -escamotage per fronteggiare la disumanizzazione
Tipologia: Sintesi del corso
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IL carcere, nel corso della sua evoluzione storica ha chiaramente subìto una serie di cambiamenti strutturali, che hanno contribuito a far adottare una diversa visione dei centri di detenzione e, quindi, anche una diversa organizzazione degli stessi. Se agli inizi del 900 i centri di detenzione erano prettamente dei luoghi in cui espiare la propria pena sottoforma di castigo per redimersi dal male, a partire dagli anni ’70 si tende ad ammorbidire l’approccio del castigo e si comincia ad abbracciare l’ottica della pena come tentativo di ri-educazione del detenuto, attraverso il lavoro, la religione e l’istruzione, per poi re-inserirlo nella società. Oggi, invece, si ha un approccio più mirato alla responsabilizzazione, anche grazie alla legge 354/75 che riforma l’ordinamento penitenziario inserendo figure educative per il supporto psicologico e pedagogico; tali figure professionali hanno il compito di delineare la personalità del detenuto e comprendere le cause ambientali che hanno condizionato negativamente il comportamento del detenuto, per poi progettare un intervento di ri-socializzazione mirato e ad hoc. Oggi, il centro di detenzione è definito come una comunità coatta in cui la vita del singolo è ristretta entro:
Il carcere femminile è strettamente legato alla concezione della donna all’interno della società. Sin dal 1700 il trattamento della criminale è collegato al ruolo sociale della donna, cosicché non venga vista come un soggetto pericoloso, bensì eternamente pericolante: costantemente in balia della sua vulnerabilità, tant’è vero che le criminali potevano riabilitarsi soltanto adottando “i giusti comportamenti femminili”. A partire dalla fine del ‘700 inizia un periodo di riflessione sulle condizioni femminili in carcere: si ricordano il trattato di Beccaria “dei delitti e delle pene” e l’impegno di altre donne come Juliette Colbert di Maulévrier ed Elizabeth Fry, entrambe impegnate a denunciare le condizioni disumane in cui riversavano le donne in carcere, colpite al contempo da marginalità e separatezza. Nonostante tutti i tentativi di emancipazione delle donne per le donne, non si arriva a particolari svolte fino al secondo ‘900, periodo di inchieste (Gabriella Parca “voci dal carcere femminile”), rivolte (Milano, Roma, Torino) e riforme:
carcere e tutte le contraddizioni che la caratterizzano in modo che la società esterna non volti le spalle a questa realtà ma che ragioni invece su come migliorarla.