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Riassunto libro "Dalla comunicazione al linguaggio". Ferretti e Adornetti, Sintesi del corso di Filosofia del Linguaggio

Riassunto libro per esame di filosofia del linguaggio e della comunicazione, Roma3

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

In vendita dal 14/12/2018

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CAPITOLO 1: SCIMMIE
Nel mondo contemporaneo è fortemente radicata l’idea che gli animali non producano espressioni
linguistiche in senso proprio (mettere in connessione il linguaggio con il pensiero, gli animali non parlano
perché non hanno pensieri). Poniamo l’esempio del pappagallo: l’opinione comune è che quest’ultimo
produca meccanicamente i suoni ma senza comprendere o intendere il significato che tali suoni
rappresentano, poiché per avere dei significati nella testa occorre essere in grado di pensare.
Gerauld de Cordemoy (sostenitore di Cartesio): afferma che il carattere meccanico e obbligato dei suoni
prodotti dal pappagallo rende le sue espressioni completamente differenti dalle espressioni libere e creative
del linguaggio umano (netta distinzione tra comunicazione animale e linguaggio umano).
Un esempio che sostiene la tesi della netta distinzione comunicativa tra uomo e animale è “l’effetto
Clever Hans”: Nel 1891 W. Von Osten diede inizio ad una serie di esibizioni pubbliche del suo cavallo,
Hans, il quale riusciva ad eseguire dei calcoli aritmetici battendo la zampa sul suolo. Secondo von Osten il
fatto che l’animale riuscisse a rispondere correttamente alle domande che gli venivano poste era indice della
sua capacità di pensiero. Il fenomeno attirò l’attenzione e successivamente, da un’analisi accurata di
scienziati emerse che le risposte del cavallo dipendevano strettamente da von Osten stesso. Hans non
conosceva le risposte alle domande, ma riconosceva la postura corporea, le espressioni facciali ed il rilassarsi
dei muscoli del suo padrone, fattori che gli indicavano quando fermare la gamba e di conseguenza la risposta
giusta. Il comportamento dell’animale può essere spiegato in termini meccanici e involontari.
Il dubbio riguardante la netta distinzione tra la comunicazione animale e linguaggio umano nasce con Alex
(pappagallo allevato da Irene Pepperg), Alex richiedeva qualsiasi cosa desiderasse, ma le sue richieste
erano solo espressioni meccaniche oppure si esprime chiedendo effettivamente ciò che vuole? Pepperg era
convinta che il pappagallo pensasse e credesse realmente in ciò che diceva di volere, quindi espose una tesi:
Nessuno mette in discussione che un uomo oppure un bambino, vogliano esattamente ciò che affermano di
volere, poiché nessuno mette in discussione che l’essere umano in quanto tale sia dotato di pensieri che,
attraverso il linguaggio, esprime.
1. NON PENSA DUNQUE NON PARLA: LA TRADIZIONE CARTESIANA
Cartesio: Afferma che vi sia una differenza qualitativa tra uomini e animali dovuta al possesso dell’anima
razionale (prerogativa unica dell’uomo). La differenza qualitativa precedentemente espressa si intreccia con
il possesso del linguaggio. Il filosofo esalta la differenza tra l’agire meccanico e istintivo degli animali-
macchine e l’agire libero e creativo degli esseri umani. Gli umani sono capaci di strategie comportamentali
estremamente flessibili date dalla ragione (strumento universale). La conclusione che Cartesio trae è che la
differenza qualitativa tra umani e animali-macchine dipende dalla relazione tra pensiero e linguaggio.
1.2.I CARTESIANI OGGI
Linguistica cartesiana (1966): Chomsky ricollega il suo pensiero a quello di Cartesio e Cordemoy, a favore
della distinzione netta tra comunicazione animale e linguaggio umano, egli afferma che alla base di tale
distinzione vi è l’uso creativo del linguaggio: la possibilità degli umani di parlare in modo indipendente da
stimoli interni ed esterni. Il grado di indipendenza dagli stimoli a cui si riferisce Chomsky conferisce al
linguaggio libertà, creatività e la facoltà di poter affermare un personale pensiero in molteplici modi diversi.
Secondo il filosofo, per comprendere nello specifico cosa caratterizzi il linguaggio umano bisogna
concentrarsi su ciò che lo distingue dalla comunicazione animale, ponendo così l’essere umano in una
posizione del tutto distinta rispetto a quella animale.
2. LA COMPLESSITA DEL LINGUAGGIO
Sostenere una distinzione totale tra l’essere umano e l’animale implica una rinuncia a qualsiasi forma di
continuismo. Il modello del linguaggio pensato da Chomsky entra in contrasto con la teoria evoluzionistica
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CAPITOLO 1: SCIMMIE

Nel mondo contemporaneo è fortemente radicata l’idea che gli animali non producano espressioni linguistiche in senso proprio (mettere in connessione il linguaggio con il pensiero, gli animali non parlano perché non hanno pensieri). Poniamo l’esempio del pappagallo: l’opinione comune è che quest’ultimo produca meccanicamente i suoni ma senza comprendere o intendere il significato che tali suoni rappresentano, poiché per avere dei significati nella testa occorre essere in grado di pensare.

Gerauld de Cordemoy (sostenitore di Cartesio): afferma che il carattere meccanico e obbligato dei suoni prodotti dal pappagallo rende le sue espressioni completamente differenti dalle espressioni libere e creative del linguaggio umano (netta distinzione tra comunicazione animale e linguaggio umano).

→ Un esempio che sostiene la tesi della netta distinzione comunicativa tra uomo e animale è “l’effetto Clever Hans” : Nel 1891 W. Von Osten diede inizio ad una serie di esibizioni pubbliche del suo cavallo, Hans, il quale riusciva ad eseguire dei calcoli aritmetici battendo la zampa sul suolo. Secondo von Osten il fatto che l’animale riuscisse a rispondere correttamente alle domande che gli venivano poste era indice della sua capacità di pensiero. Il fenomeno attirò l’attenzione e successivamente, da un’analisi accurata di scienziati emerse che le risposte del cavallo dipendevano strettamente da von Osten stesso. Hans non conosceva le risposte alle domande, ma riconosceva la postura corporea, le espressioni facciali ed il rilassarsi dei muscoli del suo padrone, fattori che gli indicavano quando fermare la gamba e di conseguenza la risposta giusta. Il comportamento dell’animale può essere spiegato in termini meccanici e involontari.

Il dubbio riguardante la netta distinzione tra la comunicazione animale e linguaggio umano nasce con Alex (pappagallo allevato da Irene Pepperg ), Alex richiedeva qualsiasi cosa desiderasse, ma le sue richieste erano solo espressioni meccaniche oppure si esprime chiedendo effettivamente ciò che vuole? Pepperg era convinta che il pappagallo pensasse e credesse realmente in ciò che diceva di volere, quindi espose una tesi: Nessuno mette in discussione che un uomo oppure un bambino, vogliano esattamente ciò che affermano di volere, poiché nessuno mette in discussione che l’essere umano in quanto tale sia dotato di pensieri che, attraverso il linguaggio, esprime.

  1. NON PENSA DUNQUE NON PARLA: LA TRADIZIONE CARTESIANA

Cartesio: Afferma che vi sia una differenza qualitativa tra uomini e animali dovuta al possesso dell’anima razionale (prerogativa unica dell’uomo). La differenza qualitativa precedentemente espressa si intreccia con il possesso del linguaggio. Il filosofo esalta la differenza tra l’agire meccanico e istintivo degli animali- macchine e l’agire libero e creativo degli esseri umani. Gli umani sono capaci di strategie comportamentali estremamente flessibili date dalla ragione (strumento universale). La conclusione che Cartesio trae è che la differenza qualitativa tra umani e animali-macchine dipende dalla relazione tra pensiero e linguaggio.

1.2. I CARTESIANI OGGI

Linguistica cartesiana (1966): Chomsky ricollega il suo pensiero a quello di Cartesio e Cordemoy, a favore della distinzione netta tra comunicazione animale e linguaggio umano, egli afferma che alla base di tale distinzione vi è l’uso creativo del linguaggio: la possibilità degli umani di parlare in modo indipendente da stimoli interni ed esterni. Il grado di indipendenza dagli stimoli a cui si riferisce Chomsky conferisce al linguaggio libertà, creatività e la facoltà di poter affermare un personale pensiero in molteplici modi diversi. Secondo il filosofo, per comprendere nello specifico cosa caratterizzi il linguaggio umano bisogna concentrarsi su ciò che lo distingue dalla comunicazione animale, ponendo così l’essere umano in una posizione del tutto distinta rispetto a quella animale.

2. LA COMPLESSITA’ DEL LINGUAGGIO

Sostenere una distinzione totale tra l’essere umano e l’animale implica una rinuncia a qualsiasi forma di continuismo. Il modello del linguaggio pensato da Chomsky entra in contrasto con la teoria evoluzionistica

ideata da Darwin, precludendo la possibilità di un’evoluzione lenta e graduale. Chomsky immagina un processo evolutivo in linea con l’idea dell’avvento delle capacità verbali in termini di un cambiamento improvviso. Nel suo scritto Chomsky fa riferimento a Wallace (co-fondatore della teoria evoluzionistica), sfruttando le sue idee a difesa dell’avvento improvviso del linguaggio e del fatto che ciò non fosse in contrasto con la teoria dell’evoluzione. Il filosofo però, identificò erratamente il dissidio tra Darwin e Wallace, che differentemente da ciò che egli pensava riguardava la natura umana e non la teoria evoluzionistica. Wallace, aderente allo spiritismo, pensava che la natura umana facesse riferimento a forze non ancora identificate dalla scienza, Darwin invece, pensava all’uomo come un animale tra gli altri animali, senza alcuna distinzione.

2.1 IL PRIMATO DELLA GRAMMATICA

L’idea di Chomsky è che la competenza linguistica umana sia retta dalla Grammatica Universale (conoscenze innate alla base dei processi di produzione, comprensione e apprendimento del linguaggio umano). Chomsky, fa riferimento ai concetti espressi da Lashley e Lennemberg , i quali mostrano che per quanto il linguaggio rappresenti una successione di suoni, in realtà le sequenze della produzione verbale sono governate da un piano gerarchico. L’idea che il linguaggio corrisponda ad un complesso piano di gerarchie è alla base del carattere creativo delle produzioni verbali, uno dei tratti tipici della linguistica cartesiana. Si presentano due argomentazioni alla base di questa idea, che presentano ulteriormente la distinzione tra uomo e animale:

a. Infinita produttività: la capacità di generare infinite combinazioni utilizzando un numero finito di entità di base e di principi di organizzazione

b. La connessione tra pensieri e linguaggio

2.1.1 DIPENDENZA DALLA STRUTTURA

Chomsky critica la tesi dell’ ordine seriale del linguaggio : modello stimolo-risposta. Le sue argomentazioni contro il comportamentismo si compongono con il “principio di dipendenza dalla struttura” , il quale si fonda sull’idea che lo stimolo ambientale sia povero e che ogni tentativo di fondare sull’esperienza le capacità umane sia votato al fallimento. Un esempio della sua teoria sono le interrogative in inglese. Il motivo per cui la formazione delle interrogative non può dipendere dall’esperienza è che l’apparente semplicità dell’ordine seriale delle parole nasconde una complessità strutturale derivabile dalla facoltà del linguaggio, innata.

2.2 PENSIERO COME LINGUAGGIO

Chomsky non spiega mai cosa si intenda per pensiero quando parla della relazione che vi è tra linguaggio e pensiero. Fodor (cartesiano), afferma però che i pensieri siano rappresentati nelle strutture proposizionali del “Linguaggio del pensiero” e che il linguaggio possa esprimere i pensieri per il fatto che il pensiero e linguaggio condividono una forma comune. L’idea sostanziale è che la sintassi degli enunciati debba essere considerata l’essenza del linguaggio ed ovviamente l’idea dei neocartesiani è che una capacità del genere sia preclusa agli animali. Chomsky (e Pinker) sostiene che le ricerche sulla comunicazione animale rappresentino una perdita di tempo se si vuole studiare la natura del linguaggio umani.

  1. DALL’ALTRA PARTE DELLA BARRICATA

Critiche a Cartesio : Offroy de La Mettrie ; “L’uomo macchina” (1709-1751): riconosce a Cartesio il merito di aver considerato gli animali come macchine, tuttavia questa idealizzazione ha conseguenze anche sul modo di vedere l’essere umano. Se gli umani sono animali e gli animali sono macchine allora anche gli umani stessi saranno tali. Le Mettrie trae considerazioni: le scimmie non parlano poiché non possono, non hanno gli organi adeguati al proferimento della parola, tuttavia questi animali non sono inabili al linguaggio. È soltanto successivamente, con l’intervento di Darwin in “Origine delle specie” (1859) che il tema del gradualismo e della continuità tra umani e altri animali può contare su delle teorie propriamente scientifiche e non solo su delle intuizioni. Darwin afferma che la differenza tra gli umani e gli altri animali deve essere interpretata in termini quantitativi e non qualitativi. Non è lecito però, continuare a generalizzare con il termine animali, ciò che più ci interessa è il confronto con i nostri parenti più prossimi: le grandi scimmie.

esperimenti in favore dell’idea che il linguaggio umano risponde a principi diversi rispetto a quelli della comunicazione animale.

4. METTERE DA PARTE LA GRAMMATICA

A imprimere una svolta nello studio dell’origine del linguaggio fu Sue Savage-Rumbaugh, una ricercatrice inizialmente scettica, che decise di confrontare i risultati di apprendimento di Washoe con quelli di suo figlio Shane. Notò alcune differenze: le capacità di comprensione dei bambini vanno molto al di là delle loro capacità espressive e lei non era disposta a credere che lo stesso valesse per le scimmie. Le venne proposto di partecipare al LANA project (1971), il quale aveva lo scopo di studiare le capacità linguistiche degli scimpanzé (tra cui Lana) alle prese con un codice artificiale di lessigrammi: Yerkish. Per ottenere ciò che voleva, Lana, doveva utilizzare delle espressioni strutturate ( Please, machine give piece of orange ), ma le perplessità di Savage-Rumbaugh nascevano dal fatto che le espressioni di Lana apparissero strutturate agli occhi dei soggetti umani, ma quando la sperimentatrice chiedeva qualcosa alla scimmia utilizzando le stesse parole che lei usava per chiedere qualcosa, Lana non era in grado di rispondere in modo appropriato. → Lana, così come Washoe era competente sul piano della produzione, ma non su quello della ricezione. Per superare le difficoltà precedentemente incontrate, Savage-Rumbaugh decise di spostare l’attenzione dalle frasi alle parole, facendo riferimento alle proprietà simboliche delle parole piuttosto che alla sintassi.

4.1 I PROTOSIMBOLI O SIMBOLI IN SENSO PROPRIO?

Il riferimento alla realtà esterna è un elemento cruciale della natura simbolica del linguaggio umano. Le scimmie sono dotate di questa capacità?

a. Cercopitechi verdi : Struhsaker, nella metà degli anni Sessanta del Novecento, scoprì che queste scimmie utilizzano dei richiami di allarme acusticamente differenti per segnalare la presenza di differenti tipi di predatori, in particolare leopardi, aquile o serpenti. Ogni richiamo è associato, sia da parte dall’individuo che lo compie, sia da chi lo percepisce, a una specifica risposta comportamentale (ad esempio, se viene emesso il richiamo associato al serpente i cercopitechi verdi che lo odono si metteranno in piedi su due zampe e osserveranno tra l’erba per individuare il predatore).

b. Scimmie reso : individuano cinque richiami acusticamente differenti prodotti in situazioni di lotta. Tali vocalizzazioni funzionano come “indicatori” dei diversi tipi di aggressori (di rango inferiore, superiore o imparentato con l’emittente/con o senza contatto fisico) funzionali al reclutamento di alleati. I riceventi di questo segnale utilizzano l’informazione fornita per valutare la natura di uno scontro e la necessità di intervento.

c. Scimpanzé: le scimmie osservate producevano due richiami acusticamente differenti per distinguere il pane dalle mele. Dagli esperimenti fatti emerse che effettivamente gli scimpanzé riuscivano a rispondere in modo differente ai due tipi di richiamo e ad utilizzare l’informazione per guidare la loro ricerca del cibo.

Si potrebbe pensare che in realtà il contenuto informativo del messaggio non sia nello stimolo vocale ma in quello visivo. → Gounzales e colleghi tentarono di sfatare questa idea: sottoposero gli animali ad un esperimento di ascolto dei richiami in assenza della scena visiva corrispondente, i risultati di questo esperimento dimostrarono che le informazioni sono contenute effettivamente nei richiami vocali e per questo motivo le grida delle scimmie possono essere interpretate come rappresentazioni che si riferiscono agli oggetti e agli eventi esterni.

La specie simbolica : Deacon sostiene che i richiami di allarme prodotti dalle scimmie non corrispondano ai nomi dei relativi predatori (alla singola parola “serpente”) ma ad un messaggio intero (“attenzione al serpente”). Ciò che caratterizza maggiormente il linguaggio umano e rende simboliche le espressioni umane sono due fattori, uno interno (nozione “interpretante” – C. Sanders Pierce, la capacità di riferirsi alle cose è un processo di interpretazione che avviene nella mente) e uno esterno alla mente. Alla base del concetto di “simbolo”, vi è il fatto che per riferirsi al mondo esterno, le parole devono potersi riferire tra di loro. Infatti

Deacon dice: la capacità di un simbolo di riferirsi a un oggetto è una funzione complessa della relazione che quel simbolo stabilisce con gli altri simboli. La conclusione è: gli esseri umani, come parlanti di una lingua, sono capaci di utilizzare i simboli in senso proprio, le scimmie non sono in grado di farlo, innanzitutto poiché non posseggono le strutture cognitive adeguate e poi perché nelle comunità in cui vivono non esiste un sistema simbolico (che preesiste alla nascita dei singoli animali) che esse possano utilizzare dopo averlo appreso.

Savage-Rumbaugh: Nuovo esperimento con due scimpanzé, Sherman e Austin. Il suo obbiettivo è di raggiungere l’essenza del linguaggio: comunicare all’altro qualcosa che non conosce.

4.1.

Savage-Rumbaugh sostiene che Washoe e Lana non abbiamo imparato il nome degli oggetti, dunque non utilizzano i simboli nello stesso modo in cui lo fanno gli umani. La ricercatrice decise di fare un esperimento: avrebbe dato l’oggetto alla scimmia solo nel caso in cui, dopo averlo visto, la scimmia avrebbe selezionato il lessigramma giusto. La scimmia selezionava il simbolo solo sulla base delle aspettative di ciò che sarebbe accaduto dopo, quindi la scimmia sa cosa fare per ottenere l’oggetto solo in determinate condizioni. Rumbaugh, quindi, ha ideato una sere di test sperimentali per valutare se le scimmie fossero in grado di produrre simboli senza aspettarsi niente in cambio come risultato della loro azione. Sherman e Austin hanno dato prova di riuscire nel compito (erano in grado di andare oltre l’uso richiestivo di un simbolo, arrivando anche a quello descrittivo. Per dare prova del fatto che i due scimpanzé riuscissero a comprendere i simboli di cui si servivano per comunicare, la ricercatrice li ha spinti a comunicare tra loro. Savage-Rumbaugh utilizzava un lessigramma per informare le scimmie del tipo di cibo che aveva nascosto in un contenitore e l’animale riceveva il cibo solo se utilizzava il lessigramma appropriato per richiederlo. La testimonianza del fatto che le scimmie fossero in grado di cogliere il contenuto del lessigramma è data dal fatto che Sherman e Austin manifestavano sorpresa e disappunto nel caso n cui ricevevano dallo sperimentatore un’informazione errata: dimostrazione del fatto che la comunicazione di cui sono capaci è guidata dalle aspettative circa il problema da risolvere e dal fatto che le scimmie si aspettano di ricevere un’informazione utile alla soluzione del problema. La sperimentatrice diede avvio al nuovo esperimento di comunicazione tra le due scimmie:

  1. La scimmia A osserva lo sperimentatore prendere un cibo e nasconderlo in un contenitore, La scimmia S può vedere la scimmia A osservare lo sperimentatore ma non il cibo che viene nascosto.
  2. La scimmia A utilizza un lessigramma per informare la scimmia S quale cibo sia stato nascosto.
  3. La scimmia S usa il lessigramma per informare lo sperimentatore del cibo nascosto.
  4. (^) La scimmia S fornisce la risposta corretta ed entrambe le scimmie ottengono il cibo nel contenitore

→ Sherman e Austin comunicano sapendo di comunicare, questo esperimento rappresenta un passo importante contro chi sostiene che la differenza tra la comunicazione animale e il linguaggio umano sia una differenza qualitativa.

1.3. IL PRIMATO DELLA COMPRENSIONE SULLA PRODUZIONE: KANZI

Il 28 ottobre 1980 nacque Kanzi , Matata (uno dei bonobo in sperimentazione) decise di adottarlo. Una mattina, del tutto spontaneamente, Kanzi prese in mano la keyboard indicando i segni Apple e Chase. Da quel momento, Kanzi iniziò a comportarsi sempre in modo appropriato rispetto al lessigramma : se indicava il lessigramma relativo ad un certo cibo e poi veniva portato fino al frigorifero, prendeva senza esitazione il cibo selezionato. La tesi di Savage-Rumbaugh è che le conoscenze circa l’uso dei lessigrammi che Kanzi aveva acquisito senza alcun training specifico fossero il prodotto di una lunga incubazione maturata durante la partecipazione ai turni di apprendimento di Matata. Le produzioni di Kanzi, per il carattere di appropriatezza e spontaneità che le caratterizza, sembrano cogliere più da vicino la natura flessibile e creativa della verbalizzazione umana. Nel 1986, quando Kanzi aveva 5 anni, i ricercatori osservarono se le espressioni prodotte da Kanzi avessero un carattere strutturale, ovvero se fossero prodotte in osservanza di qualche tipo di regola. Quando Kanzi formulava una frase, l’azione precedeva sempre l’oggetto, dando prova di riuscire ad applicare una regola.

raggiungere un fine condiviso: mentre un inseguitore corre dietro alla preda per spingerla verso una direzione, altre scimmie le sbarrano la strada per non farle cambiare direzione e costringerla a dirigersi verso la postazione di uno scimpanzé che la cattura. → sembra un’attività cooperativa ma secondo Tommasello si tratta di massimizzare le proprie possibilità di catturare la preda senza prefissare i ruoli precedentemente. Le grandi scimmie collaborano all’attività di gruppo senza rispettare il fine congiunto.

Tommasello considera l’altruismo un fatto della biologia non di cultura. Riconosce forme di altruismo relative a beni e servizi anche alle scimmie antropomorfe, ciò che rifiuta è che siano in grado di uno scambio di informazioni altruistico: quando sono in gioco informazioni e non un semplice aiuto strumentale, gli esseri umani fanno alcune cose secondo una logica di cooperazione, mentre le scimmie no. Dalla logica di cooperazione dipendono due aspetti chiave: la capacità di fare affermazioni e non solo richieste e il fatto che il proprio della comunicazione umana sia la produzione e non la comprensione (come stabilito da Savage- Rumbaugh )

→ critica: l’idea su cui Tommasello fonda la differenza qualitativa tra comunicazione animale e linguaggio umano è che attraverso le capacità verbali gli esseri umani siano in grado di descrivere il mondo, attraverso la cooperazione condivisa fondata sull’altruismo. → Esempio: Sherman e Austin sono in grado di mettere in atto uno scambio informativo cooperativo per un fine giunto (quindi non pienamente altruistico). Lo stesso vale per l’uomo: quando c’è un fine giunto è sempre molto difficile parlare di atti totalmente disinteressati. Questi concetti danno prova del fatto che il tentativo di fondare la specificità del linguaggio umano in riferimento alla distinzione tra descrizioni (altruistiche) e richieste (egoistiche) non tiene la prova dei fatti.

→ Ulteriore dimostrazione: Lyn e colleghi , dimostrarono che le grandi scimmie sono in grado sia di comprendere che di produrre (al contrario di quello che dice Tommasello ). I ricercatori cercarono quindi di comprendere se la differenza dell’uso di simboli in maniera dichiarativa tra bambini e scimmie fosse di grado o di qualità. Esperimento : Kanzi e Panbanisha (bonobo) e Panpanzee (scimpanzé) e a confronto due bambini. L’esperimento ha dimostrato che in un contesto appropriato e con il giusto insegnamento le grandi scimmie condividono con gli umani la capacità di utilizzare frasi dichiarative. → la capacità di produrre-comprendere affermazioni è una questione di grado e non di qualità (dimostrazione ulteriore che operare una netta distinzione tra essere umano e animale sulla base del linguaggio è votata al fallimento)

1.4. SCIMMIE CULTURALIZZATE

Tommasello riconosce l’importanza del suo incontro con Kanzi, anche se secondo il suo pensiero Savage- Rumbaugh sottovaluta lo specifico ambiente culturale in cui la scimmia è cresciuta (in mezzo agli umani) e quanto quest’ultimo abbia influito. Senza aver assimilato la cultura e il sistema di comunicazione artificiale progettato dagli umani, secondo Tommasello , Kanzi non sarebbe mai stato in grado di mettere in atto le strategie comunicative di cui è capace. L’idea di Tommasello è che gli animali riescono in prestazioni del genere poiché, vivendo in comunità, hanno appreso uno specifico codice espressivo. → MA secondo i neo- culturalisti l’avvento del linguaggio è avvenuta in modo improvviso e inaspettato : dire che la differenza tra la comunicazione animale e quella umana dipende dall’avvento improvviso di una capacità qualitativamente diversa da tutte le altre contrasta fortemente i principi proposti dalla teoria evoluzionistica darwiniana.

Ferretti e Adornetti : le differenze tra le capacità che caratterizzano gli umani e quelle che caratterizzano le altre specie animali devono essere considerate in termini di grado e non di qualità. È solo in questo modo che si mantiene fede alla proposta del modello darwiniano: considerare gli umani animali tra gli altri animali.

CAPITOLO 2: OMINIDI

Il processo che regola il passaggio dalla comunicazione animale al linguaggio umano deve essere spiegato in riferimento ai sistemi cognitivi delle specie coinvolte in questo processo. La storia del processo di ominazione può essere narrata in riferimento all’evoluzione di abilità sempre più sofisticate e specifiche di trasformazione del mondo. In questo capitolo analizzeremo i modelli che danno conto dell’origine del linguaggio in riferimento all’origine e l’evoluzione delle capacità sintattiche e prenderemo in esame le teorie che pongono a fondamento dell’origine della facoltà linguistica: il pensiero simbolico. Gli studiosi individuano le radici filogenetiche del linguaggio umano nelle capacità coinvolte nella costruzione degli strumenti in pietra (le prime testimonianze: 2,6 milioni di anni fa). Nello specifico analizzeremo due posizioni contrapposte: il modello dell’emergenza improvvisa (ciò che rende Homo Sapiens una specie qualitativamente diversa rispetto agli altri ominidi è emersa nella nostra specie in modo improvviso e inaspettato 50.000 anni fa – il linguaggio) e il modello gradualista (l’avvento della funzione simbolica – che può essere spiegato in termini gradualisti, di selezione naturale - non conferisce a Homo sapiens alcuno statuto di specialità rispetto agli altri ominidi – la tesi che affermiamo).

  1. PARENTELE FILOGENETICHE: SCIMMIE, ANTROPOMORFE E ANTENATO COMUNE

La storia evolutiva della specie umana si inserisce all’interno di quella dei primati, che circa 50-60 milioni di anni fa si sono distaccati dal ceppo degli altri mammiferi dando origine ad una proliferazione di forme proto- scimmiesche che hanno occupato gran parte della Terra. Nella linea evolutiva dei primati ha avuto inizio una ramificazione che ha portato prima alla discendenza delle scimmie e successivamente, tra i 25-30 milioni di anni fa a quella delle grandi scimmie antropomorfe. Del gruppo del grandi scimmie ad oggi sopravvivono: scimpanzé, bonobo, gorilla, orango e l’uomo. Gli scimpanzé sono la specie alla quale si guarda con maggiore interesse per costruire le caratteristiche comportali e anatomiche dell’ultimo antenato comune ( UAC ). L’ultimo antenato comune è vissuto in Africa (intuito già da Darwin ), utilizzava strumenti, costruiva ripari sugli alberi e aveva un limitato e innato sistema di richiami vocali. È possibile che l’UAC fosse simile agli scimpanzé sia per le dimensioni del cervello sia per gli adattamenti locomotori (andatura sulle nocche). Alcuni autori sostengono che la nostra specie camminasse sulle nocche, esibendo una postura moderatamente eretta, infatti gli scimpanzé sono in grado di camminare su due piedi per lassi di tempo moderati. Secondo altri autori, l’uomo non ha avuto origine da un essere avente l’andatura sulle nocche ma da un antenato arboricolo arrampicatore. Ciò che realmente importa è che l’andatura bipede rappresenta una

→ l’aumento delle dimensioni cerebrali è dato da un mutamento della dieta : l’ambiente della Savana offriva agli ominidi la carne , che essendo ricca di proteine non solo ha contribuito a nutrire il cervello ma anche ad una modifica importante all’apparato masticatorio, con una riduzione dei denti molari. I primi Homo si nutrivano della carne delle carcasse lasciata dagli altri animali, solo in seguito la ricerca della carne ha comportato lo sviluppo di strategie di caccia, le quali sono state particolarmente importanti per l’evoluzione della cooperazione, che ha costituito la base per lo sviluppo delle forme di comunicazione.

4.1. I PRIMI ARTEFICI DI STRUMENTI: HOMO ABILIS E I CIOTTOLI DI OLDUVAI

Alcuni studiosi attribuirono alla specie Homo habilis alcuni fossili piuttosto frammentari risalenti a 1, milioni di anni fa. La sua capacità cranica era di 675 cc, era completamente bipede e rappresenta il capostipite del genere Homo. È solo con l’emergere del nostro genere che si ha un progresso culturale caratterizzato da tecnologie sempre più raffinate e complesse, con i primi Homo infatti si attua una rivoluzione tecnologica: la lavorazione della pietra. La costruzione di strumenti presenta importanti similarità con l’organizzazione del linguaggio umano. Il linguaggio articolato e la costruzione di strumenti poggiano sugli stessi processi deputati al sequenziamento gerarchico delle azioni. La presenza di strutture gerarchiche e sequenziali nell’azione umana è particolarmente rilevante per comprendere la flessibilità dei comportamenti orientati ad uno scopo, come la costruzione di strumenti o la produzione linguistica. Recenti studi di brain imaging hanno mostrato l’esistenza di un substrato neurale comune tra costruzione di strumenti e elaborazione del linguaggio umano. Dati di questo genere confermano le teorie motorie dell’origine della comunicazione umana secondo cui il linguaggio, e la sintassi hanno avuto origine dai sistemi di azione legati alla coordinazione motoria e alla manipolazione degli oggetti.

Tecniche di costruzione:

  1. (^) Modo 1 (industria Olduvaiana) ; da 2,6 a 1,4 milioni di anni fa : uno strumento viene utilizzato per modificare un altro oggetto al fine di renderlo funzionale al suo utilizzo. Nello specifico, viene applicata una scheggiatura del margine di un ciottolo al fine di renderlo tagliente. Quando la lavorazione avviene su una sola faccia, il risultato finale è un ciottolo monofacciale , quando la scheggiatura coinvolge entrambe le superfici è un ciottolo bifacciale. Dal punto di vista delle gerarchie d’azione i processi coinvolti sono:

a. Procurarsi i materiali : sia il nucleo su cui operare sia lo strumento da utilizzare per intagliarlo, i quali devono essere appropriati per l’utilizzo

b. La scheggiatura : che deve tenere conto del nucleo e della pressione da esercitare su di esso, e chi la applica deve avere ben chiaro l’obbiettivo di arrivo. → il fatto che gli ominidi fossero in grado di prevedere in anticipo le situazioni in cui avrebbero dovuto utilizzare quegli strumenti non è da sottovalutare. La capacità di anticipare il futuro è fondamentale nell’avvento della comunicazione simbolica.

4.2. CERVELLI SEMPRE PIU’ GRANDI E SVILUPPO DELL’INDUSTRIA LITICA: HOMO

ERGASTER/ERECTUS E I BIFACCIALI ACHEULEANI

  1. Modo 2 (industria Acheuleana); 1,7 milioni di anni fa: la costruzione di utensili di questo Modo è associata a Homo erectus sensus lato. Oggi sappiamo che erectus è in realtà un discendente diretto di Homo ergaster (In Africa i reperti coprono un lasso di tempo di 2 e 1 milione di anni fa ). Gli studiosi suddividono erectus in due forme: i primi sono attribuiti alla specie di Homo ergaster , mentre la successiva definizione Homo erectus (i fossili più antichi risalgono a 1,8 milioni di anni fa , i più recenti a 50.000 anni fa – ancora non confermato: erectus potrebbe essere l’ominide che ha abitato la terra più a lungo di tutti) è riservata alla ramificazione asiatica. L’esemplare più caratteristico di Homo ergaster è quello risalente a 1,6 milioni di anni fa di un ragazzo (del Turkana) con gambe lunghe e braccia corte, a indicazione del bipedismo obbligato. Era alto 160 cm ed è stato stimato che avrebbe potuto raggiungere 183 cm di altezza in età adulta, con una capacità cerebrale di

880 cc. L’aumento della capacità cognitive va a pari passo con conseguenti importanti cambiamenti nei modelli di comportamento, infatti si verifica la nascita della caccia e la scoperta del fuoco.

L’ Acheuleano è una tecnica di scheggiatura della pietra caratterizzata dalla presenza di un tipico manufatto: le asce a mano simmetriche. Tale manufatto è costruito modellando una pietra di grandi dimensioni su entrambi i lati fino ad ottenere una forma a mandorla simmetrica e regolare. Dal punto di vista delle gerarchie d’azione i processi coinvolti sono:

a. (^) Immaginare la sagoma dell’oggetto da realizzare e tenere a mente l’immagine per tutto il processo → trasferisce l’immagine alla pietra

b. Tenere ben chiara a mente la simmetria

→ Il passaggio dall’ olduvaiano al primo acheuleano è caratterizzato da un incremento nella complessità di pianificazione ed elaborazione gerarchica dell’azione.

4.3. SEMPRE PIU’ DOTATI: HOMO HEIDELBERGENSIS E HOMO NEANDERTHALENSIS

In Africa i primi strumenti dell’industria del Modo 2 si incontrano 1,7 milioni di anni fa, nel continente europeo (dove il primo popolamento umano si fa risalire a 1,2 milioni di anni fa), invece i manufatti del Modo 2 si fanno risalire a 600.000 mila anni fa e sono associati all’ Homo heidelbergensis. L’arrivo dell’ Homo heidelbergensis (originario dell’Africa) ha segnato il punto di svolta nel continente europeo ampliando la diffusione fuori dal continente d’origine e introducendo repertori comportamentali sempre più sofisticati.

Germania e Spagna : vennero ritrovati dei resti di Homo heidelbergensis, i quali rivelarono che questo nuovo ominide diffusosi in Europa era dotato di un cervello alquanto voluminoso ( 1200 cc ), egli era capace, rispetto ai suoi predecessori, di comportamenti dotati di cooperazione sociale e di attività di caccia molto più sofisticate. Nel 1995, infatti, in Germania vennero rinvenute diverse lance di legno (risalenti a 400.000 anni fa ), molto simili ai moderni giavellotti, la cui forma lascia supporre che l’utilizzo fosse da getto e non da affondo e che questi ominidi, quindi, avessero sviluppato uno stile di caccia piuttosto complesso. Homo heidelbergensis vissuto in Africa e in Europa tra 700.000 e 300.000 anni fa, è l’ultimo antenato comune tra Homo sapiens e Homo neanderthalensis. È possibile che Homo heidelbergensis dopo aver colonizzato l’Europa abbia dato inizio a delle nuove forme, una radiazione adattativa regionale all’interno della quale si è originata la specie Homo neanderthalensis. L’uomo di Neanderthal (vissuto 40.000 anni fa ) è la prima specie di ominide che sia mai stata scoperta. L’uomo di Neanderthal presenta una corporatura massiccia, una statura di circa 160/170 cm ed un volume cerebrale che può raggiungere i 1250-1750 cc, ma la scatola cranica mantiene una struttura arcaica piatta e lunga. Homo neanderthalensis e Homo sapiens sono specie cugine, nate da uno stesso progenitore ma in tempi e luoghi diversi.

  1. Modo 3 (industria Musteriano); 250.000 anni fa: Homo neanderthalensis viene associato al Modo
    1. Gli artefatti del Musteriano sono dei piccoli punteruoli triangolari usati come punte di lance. Questi, sono realizzati attraverso il metodo levallois (estrazione di schegge sottili, taglienti e regolari dalla forma predeterminata, da un nucleo di pietra preparato per ottenere due differenti superfici: un piano di percussione e uno di scheggiatura) , una tecnica di scheggiatura che fornisce indizi importanti sulle capacità cognitive. La produzione di oggetti di questo genere testimonia un incremento delle capacità di pianificazione rispetto a quelle implicate nei Modi 1 e 2. L’analisi delle capacità alla base della produzione di strumenti litici è utilizzata da alcuni autori per spiegare l’origine e l’evoluzione di una delle caratteristiche principali del linguaggio umano: la sintassi. → l’idea è che la sintassi del linguaggio sfrutti gli stessi dispositivi ricorsivi alla base della costruzione di piani gerarchici di azione. Secondo Chomsky, Fitch e Hauser la ricorsività è alla base della disinzione tra comunicazione animale e linguaggio umano. La ricorsività, secondo loro, non è una proprietà originaria del linguaggio ma ha origine in altri contesti, tra i quali emerge la costruzione degli strumenti, ed è stata poi adattata per fini comunicativi. → MA secondo Ferretti e Adornetti la

spiegazione inefficiente. Nel suo pensiero tutto ciò che conta è cosa avviene dopo l’avvento del simbolo, secondo noi invece è importante indagare le condizioni che precedono l’avvento e l’origine del simbolo stesso. Secondo noi il linguaggio è un fenomeno interpretabile in termini di gradualismo e continuità.

  1. LA RIVOLUZIONE CHE NON C’E’ STATA: COMPORTAMENTI SIMBOLICI NEL MIDDLE STONE AGE

Molti dei tratti considerati propri del Paleolitico Superiore sono apparsi molto prima in Africa in una forma più rudimentale durante il Middle Stone Age. (300.000 e 50.000 anni fa) → Supporto all’idea che lo sviluppo cognitivo non ricollegabile ad un’esplosione. Queste evidenze collaborano alla tesi che il pensiero simbolico si sia evoluto gradualmente in relazione all’evoluzione anatomica di Homo Sapiens.

→ ritrovamenti a sostegno del modello gradualista : BLOMOS CAVE (Sudafrica) ; 77.000 anni fa (due pezzetti di ocra, con delle incisioni di forma geometrica: costituiscono le più antiche forme d’arte astratta. Insieme a questi oggetti sono stati ritrovati degli strumenti - punte bifacciali di lance - costruiti in osso e più di 8000 frammenti di ocra rossa, utilizzata per colorare le superfici ) → inoltre, recentemente, nello stesso sito, sono stati ritrovati dei kit per la conservazione/produzione di pigmenti vecchi di 100.000 anni. → i pigmenti venivano utilizzati per uso estetico , senza alcuna finalità pratica e immediata; Come facciamo a dirlo? Gli abitanti del Middle Stone Age preferivano colori rossi molto accesi, nonostante avessero a disposizione materiali con composizione chimica simile ma di colori differenti.

→ Un’altra importante scoperta che attesta la presenza nei sapiens di artefatti simbolici: conchiglie marine forate, utilizzate come perline da ornamento personale ( 120.000 e 70.000 anni fa ) → BORDER CAVE : In questo luogo le conchiglie erano associate alla sepoltura di un individuo, la quale risale a 76.000 anni fa , anche se, le prime sepolture intenzionali vengono fatte risalire già a 100.000 anni fa un duro colpo al modello dell’esplosione : recenti scoperte dimostrano che non solo i Sapiens , ma anche i Neanderthal molto prima, seppellivano i defunti, utilizzavano ornamenti personali – es. piume – e materiali pigmentosi.

Tattersall è disposto a riconoscere che ci siano prove di comportamenti simbolici attribuibili all’Homo Sapiens già 100.000 anni fa, MA secondo la sua idea le forme tipiche del simbolismo in senso proprio – simboli linguistici - sono riscontrabili in Europa solo 50-40.000 anni fa con l’uomo Cro-Magnon, e non in Africa con il Middle Ston Age

→ le proprietà che rendono i simboli propriamente simbolici rappresentano qualcosa di qualitativamente o quantitativamente diverso dalle altre forme espressive? → Pierce (ripreso da Deacon ): il carattere propriamente simbolico dei simboli dipende da due fattori costitutivi:

  • La natura sistemica che i segni ereditano dal codice cui appartengono
  • (^) La dipendenza dei simboli dal sistema cognitivo che funge da interpretante

Ferretti e Ardonetti : gli aspetti del codice (esterni alla mente), hanno un ruolo importante nel conferire ai simboli proprietà rappresentazionali, ma lo statuto simbolico di un simbolo dipende dal sistema interpretante (interno alla mente). → non è possibile pensare a un codice simbolico in assenza di simboli

“Modello della matrioska” ; de Wall : questo modello fornisce un’idea della comunicazione umana in linea con il gradualismo e i continuismo (Darwin). Il modello matrioska, sostiene che i livelli più complessi di un fenomeno si costituiscono a partire dai fenomeni di livello più semplice. Secondo questo modello, piuttosto appropriato , le manifestazioni simboliche più elevate sono il prodotto evolutivo di processi cognitivi che, per quanto straordinari e complessi, si sono sviluppati da processi cognitivi più semplici senza i quali non avrebbero mai potuto avere origine.

→ il rifiuto di Tattersall di considerare simbolici i comportamenti del Middle Stone Age appare una presa di posizione a salvaguardia del modello di emergenza piuttosto che una reale interpretazione dei dati.

CAPI SALDI DI TATTERSALL

  1. L’idea che nella filogenesi della nostra specie ci sia stato uno scarto tra evoluzione anatomica ed evoluzione comportamentale
  1. La tesi secondo cui i tratti definitori del comportamento simbolico moderno siano emersi all’improvviso attraverso un processo di acquisizione culturale e non di evoluzione biologica.

→ l’esistenza di forme primitive di comportamenti simbolici nei sapiens africani dimostra che è possibile retrodatare a un periodo precedente a 50.000 anni fa l’avvento del simbolo e della modernità comportamentale e che quindi lo scarto temporale (1) non ha motivo di essere sostenuto

→ tutto ciò a dimostrazione che la facoltà simbolica può essere spiegata in termini gradualistici e di continuità e che l’origine del linguaggio può essere spiegata in termini evoluzionistici.

7. ALLE ORIGINI DEL LINGUAGGIO; 7.1 IN ORIGINE ERA IL VERBO

Gli ominidi erano dotati di un linguaggio così come lo conosciamo oggi oppure avevano sviluppato modalità comunicative differenti?

Al riguardo ci sono due opzioni teoriche:

  1. Modelli vocali : l’idea che il linguaggio umano sia sorto dalla vocalizzazioni dei primati
  2. Modelli gestuali: l’idea che il linguaggio abbia avuto origine dai gesti dei nostri predecessori

→ Noi siamo in favore del secondo modello: lo sviluppo del linguaggio ha avuto origine da un medium visivo

Darwin propone la sua ipotesi sull’origine del linguaggio in riferimento allo sviluppo delle vocalizzazioni animali. Secondo il suo punto di vista, infatti, il linguaggio trae origine dall’imitazione e la modificazione dei suoni della natura, delle voci degli altri animali e dalle grida istintive dell’uomo. L’idea di Darwin è che l’evoluzione del linguaggio sia passata attraverso tre fasi distinte:

  1. Cambiamento nella cognizione dei primati che eleva le capacità cognitive degli ominidi sopra quelle delle scimmie , in modo tale che qualche animale dotato di ingegno superiore abbia cercato di imitare il ruggito di una belva per indicare alle sue compagne la qualità del pericolo che le minacciava
  2. Incremento dell’imitazione vocale che permette lo sviluppo di una forma elementare di linguaggio caratterizzato dalla simulazione diretta di numerosi suoni animali, che ha come conseguenza un perfezionamento dell’apparato vocale degli ominidi
  3. Agisce sulla mente incrementando la capacità cognitive degli ominidi, aprendo la strada al linguaggio articolato , il quale interagisce con il pensiero portando gli umani a nuove forme di capacità mentali (è il linguaggio articolato ad interagire con il pensiero non viceversa)

→ Per quanto l’ipotesi di Darwin non abbia ricevuto molta attenzione, sono molti gli studiosi che credono che il linguaggio si sia evoluto attraverso un medium sonoro → Steven Mithen ; “The singing Neanderthals”: ipotizza che il linguaggio umano abbia avuto origine da una forma di canto. Secondo lui le radici del linguaggio e della musica vanno ricercate nei sistemi di comunicazione vocale dei primati non umani nell’ambiente selvatico, nello specifico l’idea dell’autore è che i richiami dei cercopitechi, dei babbuini e dei gibboni siano:

a. (^) Olistici : poiché possono essere accomunati a messaggi completi

b. Manipolativi: gli animali utilizzano le espressioni di cui sono capaci per cercare di condizionare il comportamento degli altri

c. Musicali : caratterizzati da ritmo e melodia e coinvolgono sincronizzazione e turnazione

le caratteristiche proprie delle prime forme di comunicazione degli ominidi. → nonostante ciò Mithen non considera i sistemi di comunicazione di questi animali dei precursori diretti della nostra facoltà di parola, li ritiene più dei sistemi analoghi al linguaggio umano , secondo il suo punto di vista per individuare le radici

linguaggio composizionale è possibile comunicare utilizzando un numero infinito di espressioni rispetto alla quantità limitata di espressioni offerta da Hmmmmm , così si arriva al linguaggio composizionale umano.

7.2. VOCALIZZAZIONI VINCOLATE: L’ASIMMETRIA TRA PRODUZIONE E

COMPRENSIONE

L’ipotesi che Mithen propone per dar conto dell’origine del linguaggio presenta alcuni problemi, a causa del suo principio che vede la nascita del linguaggio come una genesi prevalentemente vocale. Il primo problema risiede nel fatto che egli ha condotto studi prevalentemente sui sistemi di comunicazione delle scimmie non antropomorfe (per quanto dica che le radici del linguaggio si trovino nelle grandi scimmie) → MA come abbiamo precedentemente dimostrato le grandi scimmie non posseggono richiami e capacità vocali degne di nota → ANOMALIA: poiché le grandi scimmie, rispetto alle scimmie del vecchio mondo sono filogeneticamente più simili agli esseri umani.

Secondo alcuni studiosi la disparità tra i sistemi di richiami delle scimmie e quelli delle grandi scimmie sia dovuta al fatto che queste ultime abbiano perso le loro capacità vocali referenziali rispetto ai loro antenati e abbiano convogliato le loro abilità nella gestualità. → L’analisi della comunicazione gestuale risulta la tesi migliore per l’evoluzione del linguaggio umano.

Le vocalizzazioni delle scimmie hanno poco in comune con il linguaggio umano poiché sono per la maggior parte determinate geneticamente (repertorio ristretto, caratteristiche acustiche fissate alla nascita che mostrano modificazioni minime durante lo sviluppo → in contrasto con i bambini che apprendono a produrre e comprendere centinaia di nuove parole durante i primi tre anni di vita) → Es. esperimento : individui di scimmie scoiattolo allevati da madri mute e senza aver mai ascoltato vocalizzazioni, erano in grado di produrre la gamma completa dei richiami della loro specie nei contesti appropriati. / esperimento: macachi allevati da scimmie di altre specie continuavano ad emettere i richiami specifici della loro specie di appartenenza.

Darwin: le vocalizzazioni delle scimmie sono prevalentemente legate a stati emotivi e non sottoposte al controllo volontario.

Ploog: ha mostrato l’esistenza di due sistemi neurali che regolano il comportamento vocale:

  1. Percorso cingolato : nei primati non umani e negli umani comprende le regioni limbiche (zone deputate alla regolazione delle emozioni). Se queste aree vengono distrutte tutti i vertebrati terrestri perdono la possibilità di produrre suoni e diventano muti
  2. Neocorticale : fa parte del tratto piramidale che è emerso nei primati non umani e si è progressivamente sviluppato dalle scimmie antropomorfe e agli esseri umani. Tale sistema è indispensabile al controllo volontario della voce: una lesione in queste aree causa una perdita della produzione vocale negli umani ma non nelle scimmie

→ nei primati non umani e in Homo Sapiens le basi neurali delle vocalizzazioni sono differenti: solo negli umani, il sistema neocorticale si è sviluppato per il controllo volontario dei muscoli delle corde vocali e della lingua.

la comunicazione dei primati non umani differisce dal linguaggio umano sul piano della produzione ma non su quello della percezione e comprensione.l’esistenza di un’asimmetria nella comunicazione animale tra meccanismi di produzione e meccanismi di comprensione rivela una maggiore flessibilità sul livello della comprensione (sul piano della comprensione è possibile individuare maggiori tratti di continuità con il linguaggio umano .)

Perché un animale è in grado di comprendere non riesce ad essere al contempo produttore?

  1. Assenza di controllo neurale sui meccanismi della fonazione
  2. (^) Le scimmie non antropomorfe non sono in possesso di una teoria della mente completa (Cheney e Seyfart); le vocalizzazioni dei primati sono espressioni emotive sostanzialmente individualistiche, non atti indirizzati a un ricevente

Sperber e Wilson: c’è vera comunicazione solo quando il parlante esibisce la sua intenzione di comunicare qualcosa all’ascoltatore e questi riconosce tale intenzione.

Osservazioni in favore dell’origine gestuale del linguaggio umano: i gesti sono intenzionali e flessibili poiché rivolti verso uno specifico ricevente e uno stesso gesto può essere usato per raggiungere differenti scopi in diversi contesti. I repertori gestuali dei primati non umani, a differenza di quelli vocali, sono aperti all’ incorporazione di nuovi segnali.

4.5. IN ORIGINE ERA IL GESTO

1866: La Società linguistica di Parigi emanò un editto in cui vietava ai suoi soci di presentare comunicazioni che avessero come tema l’origine del linguaggio, all’editto parigino seguì quello della Società Filologica di Londra nel 1872 , poiché all’epoca le teorie erano prive di fondamenti empirici e rischiavano solo di minare le credenze divine. L’origine del linguaggio è stato un argomento tabù.

Nel 1973 : “ Primate Communication and the gestural origin of language ”; Gordon Hewes : questo articolo diede un contributo fondamentale per la ripresa delle teorie sull’origine del linguaggio sul livello gestuale.

William Stokoe: gli studi sulle lingue dei segni utilizzate dalle comunità sorde hanno mostrato che queste lingue possiedono tutte le sofisticazioni grammaticali e semantiche delle lingue parlate e che pertanto sono strumenti comunicativi al pari dei sistemi vocali. → in anni più recenti la tesi dell’origine del linguaggio gestuale è stata portata avanti anche da Corballis, Arbib e Tommasello

7.3. (^) IL LINGUAGGIO A PORTATA DI MANO

La teoria gestuale del linguaggio ha ricevuto un forte supporto scientifico grazie agli studi prodotti all’Università di Parma: nel cervello delle scimmie (nello specifico, nei macachi) sono presenti i neuroni specchio. I neuroni specchio sono associati all’azione dell’ afferrare ( grasping ) e prendono la definizione di specchio poiché permettono una forma di rispecchiamento tra percezione e azione. → si attivano sia quando la scimmia esegue un movimento intenzionale in prima persona sia quando osserva un altro primato eseguire un altro movimento. → anche il cervello dell’uomo è dotato di un sistema specchio

→ i neuroni specchio sono stati scoperti nell’ area F5 della corteccia premotoria ventrale dei macachi, tale area è omologa all’ area di Broca degli umani, ne conviene che l’area di Broca può essere interpretata come un’evoluzione dell’area F5 delle scimmie.

Arbib e Rizzolatti: “Ipotesi del sistema a specchio”L’idea che il linguaggio abbia avuto origine da meccanismi deputati alla produzione e al riconoscimento di azioni. Infatti il ruolo primario dei neuroni specchio è legato alla comprensione dell’azione: tali neuroni permettono alla scimmia (e agli umani) di comprendere le azioni fatte da altri proiettandoli su azioni che essi sono in grado di compiere. Si tratta di una comprensione implicita, di origine pragmatica dell’agire degli altri. La capacità di compiere e riconoscere azioni ha fornito la base per lo sviluppo della capacità di compiere e riconoscere gesti manuali comunicativi, che a sua volta ha fornito le basi evolutivi per i meccanismi cerebrali che supportano la parità del linguaggio.

→ Nel corso dell’evoluzione umana, dunque, le vocalizzazioni sono state gradualmente incorporate all’interno del sistema specchio.

Ferretti e Adornetti: la proprietà essenziale del linguaggio è quella di sapersi ancorare alla realtà esterna. L’ipotesi che considera il linguaggio come una forma di grasping e che fonda l’attività linguistica sui sistemi cognitivi che permettono all’organismo di agire sul mondo e di trasformarlo costituisce un buon punto di partenza per dar corpo a un modello del linguaggio ancorato al contesto (contro il modello astratto e formale che privilegia la dimensione grammaticale di Chomsky).

→ L’idea di Arbib al riguardo è che la descrizione gestuale degli eventi e degli oggetti sia stata accompagnata gradualmente dalle vocalizzazioni : In che modo? Un individuo che ha acquisito un gesto iconico può modularlo e simbolizzarlo associando ad esso una vocalizzazione. Una volta che la vocalizzazione è stata appresa, il gesto manuale di supporto alla vocalizzazione può venir meno lasciando spazio al solo simbolo vocale.

→ il protosegno e il protolinguaggio , interagendo insieme, danno il via ad una evoluzione che ha permesso a Homo Sapiens di sviluppare una predisposizione al linguaggio attraverso l’interazione multimodale di azioni manuali, facciali e vocali. → Infatti, degli studi sul grasping dimostrano che esso è sensibile non solo agli stimoli visivi ma anche a quelli facciali e uditivi.

Kohler e colleghi: hanno rilevato l’esistenza di neuroni specchio audiomotori che si attivano non solo alla vista di un’azione ma anche in risposta d un suoni caratteristico che possa essere collegato ad una azione (la caduta di una pallina da ping pong ha un suono caratteristico)

Rizzolatti e colleghi : hanno dimostrato l’esistenza di neuroni nell’ area F5 della scimmia che si attivano quando l’animale compie azioni di grasping con le mani o con la bocca , i quali possono attivarsi sia quando l’animale osserva l’altro mangiare, sia in risposta a gesti oro-facciali comunicativi. → ciò suggerisce che: a un certo stadio dell’evoluzione del linguaggio, il sistema di comunicazione branchio-manuale si sia sviluppato insieme a quello oro-facciale e che tale sviluppo abbia modificato l’importanza e il controllo delle vocalizzazioni.

Arbib: Homo habils e Homo erectus : erano dotati di una proto area di Broca in grado di mediare la comunicazione attraverso gesti manuali e oro-facciali. → lo sviluppo cerebrale svolto nell’arco della filogenesi ha permesso un miglioramento delle capacità vocali e il passaggio dal repertorio fisso delle vocalizzazioni dei primati all’insieme aperto delle vocalizzazioni impiegate nel parlato degli umani.

  1. Linguaggio: Con l’avvento dell’ Homo Sapiens si assiste all’ultimo stadio. La nascita del linguaggio è mediata da processi di evoluzione culturale più che da processi biologici. Secondo Arbib , infatti l’evoluzione biologica ha prodotto solo sapiens con un cervello predisposto al linguaggio, non con un linguaggio vero e proprio (le lingue moderne si sono evolute in modo culturale negli ultimi 100.000 anni). L’ipotesi dell’autore è che la transizione dal protolinguaggio al linguaggio vero e proprio si concretizzi nel passaggio dal frame azione-oggetto alla struttura predicato-argomento → il protolinguaggio è caratterizzato da atti comunicativi che implicano l’uso di simboli olistici i cui componenti non hanno un significato indipendente; il linguaggio emerge quando i sapiens attraverso un processo di frammentazione e generalizzazione delle espressioni unitarie imparano la possibilità di nominare oggetti e azioni, sviluppando la struttura verbo-argomento. Quindi con Homo Sapiens si verifica un’espansione del linguaggio che implica un aumento delle capacità vocali e lo sviluppo della capacità di nominare separatamente azioni e oggetti presenti nel mondo esterno.

CAPITOLO 3: UMANI

Trovarsi involontariamente ad ascoltare/comprendere una conversazione: I sistemi di elaborazione posseggono un carattere automatico, involontario e obbligato che è alla base della teoria modulare della mente proposta da Fodor:

Secondo la sua teoria il sistema cognitivo umano è composto da numerosi sottosistemi di elaborazione (moduli), le cui caratteristiche fondamentali sono:

  • La specificità di dominio: ogni modulo elabora un tipo specifico di informazione
  • L’incapsulamento informativo: il modulo è impermeabile all’informazione che non appartiene al proprio dominio di conoscenza → Es. il sistema che elabora l’informazione visiva è del tutto indipendente da quello che tratta l’informazione uditiva

→ favorendo questa linea interpretativa: Tooby e Cosmides : paragonano la mente umana a un coltellino svizzero : così come non c’è una lama per tutte le occasioni allo stesso modo la mente non è uno strumento indifferenziato in grado di risolvere qualsiasi tipo di problema

→ Vi sono delle controversie su quanti debbano essere i moduli di cui dovrebbe essere composta la mente umana, ciò che non è controverso è il fatto che il linguaggio sia uno dei dispositivi centrali di un sistema cognitivo di questo genere → Perché? Perché l’automaticità di funzionamento tipica di questi dispositivi rende l’elaborazione linguistica un processo rapido ed efficiente.

Fodor: considera il linguaggio come un riflesso e quindi come un modulo. I moduli funzionano come i riflessi per un motivo evolutivamente rilevante: la velocità di elaborazione Contrasto con le caratteristiche di flessibilità e libertà poste da Chomsky

  1. (^) IL MODELLO STANDARD DELLA COMUNICAZIONE

L’adesione all’idea del linguaggio come un modulo comporta il riferimento a un preciso modello della comunicazione: “il modello del codice”Fodor considera questo modello naturale e imprescindibile. Come funziona?

  1. PENSIERO
  2. (^) → CODIFICATO DAL PARLANTE IN UNA SERIE DI SUONI
  3. → L’ASCOLTATORE DECODIFICA I SUONI
  4. TRASFORMANDOLI IN UN PENSIERO
  5. → COMPRENSIONE DEL MESSAGGIO CHE IL PARLANTE HA DECISO DI TRASMETTERE ALL’ASCOLTATORE

Il legame tra teoria modulare della mente e modello del codice si fonda sul rapporto tra pensiero e linguaggio. → tale rapporto trova fondamento nella relazione di dipendenza tra le proprietà del linguaggio e le proprietà degli stati mentali che il linguaggio è chiamato a esprimere. → Fodor considera il rapporto tra pensiero e linguaggio nei termini della struttura proposizionale comune, attribuendo così un ruolo fondamentale alla sintassi: se il linguaggio non avesse una sentassi, non potrebbe esprimere i pensieri. Nei termini dell’elaborazione: tutto ciò che serve per comprendere un enunciato è che la mente disponga di un sistema di calcolo in grado di elaborare la struttura in costituenti degli enunciati → ciò si sposa alla perfezione con il pensiero modularista : i processi di comprensione linguistica seguono come conseguenza automatica e obbligata dell’attività di elaborazione del modulo linguistico (non si può evitare di udire una frase che è stata detta).