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riassunto libro storia dell'arte keywords
Tipologia: Sintesi del corso
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CAPITOLO 1 CONTEMPORANEITA’ Cosa si intende per arte contemporanea? Per dare una risposta dobbiamo analizzare il “fatto artistico-evento” quando avviene, nell’istante stesso in cui avviene. Per Heidegger l’origine dell’opera d’arte è nel non-nascondimento è quindi nella rivelazione del suo essere, dell’intimo dell’artista. L’arte si realizza come evento della verità, come opera all’interno di uno spazio temporale che è il presente, ma il presente, come dice Agamben è irraggiungibile perché l’ ”adesso” segna il tempo rendendolo già passato tanto che per assurdo per comprendere il presente dovremmo utilizzare l’archeologia. Questa esposizione dell’intimità sottolinea che nell’arte contemporanea il processo artistico è incentrato sulla vulnerabilità della natura umana e del suo corpo, esposto continuamente all’amore e alla morte, e dunque sulla soggettività dell’artista (innanzitutto il suo corpo, esempio Abramovic Marina). Definito il concetto di opera d’arte come rivelazione del proprio essere, quindi possiamo definire contemporaneo chi riesce a cogliere questa epifania. Il concetto di arte contemporanea viene analizzato da Nancy e Baudrillard, la domanda che gli autori si pongono è come distinguere un’opera d’arte da un’immagine. Baudrillard è feroce nella sua critica arrivando a dire che attualmente l’arte, è alla fase della “banalizzazione”. Non fa più riferimento alla realtà ma si è trasformata in allucinazione. Per Nancy, invece, è l’arte stessa che deve chiedersi che cos’è l’arte in un’epoca in cui si è esaurita l’estetica (cioè il senso del bello), bisogna scavare nella creatività per riuscire a trovare la cosa essenziale e cioè il gesto che rileva un mondo. Il concetto stesso di opera d’arte non può essere più definito sulla base della tripartizione: classico moderno e contemporaneo ma come afferma Danto dobbiamo mettere al centro la domanda che riguarda il proprio senso e il proprio essere.
CAPITOLO 2 BIODINAMICHE Nel XX secolo essendoci stato un mutamento nel contesto ambientale, gli artisti sono andati alla ricerca di un’alleanza tra uomo e natura e tra occhio e visione. Anche i teorici del paesaggio come Constable e Ruskin affermano che in nessun caso l’artista deve apportare correzioni alla natura; esempi ne sono Monet e Pissarro. Verso il 1885 si esaurisce e inizia una nuova visione della natura con Turner e i suoi paesaggi fantastici immersi in un mare di luce, Van Gogh con le sue sconvolgenti ricerche e Cezanne che usa il colore come elemento “biologico” vitale e naturale. Tra il XIX e XX, gli artisti sperimentano nuovi linguaggi, asseguito della perdita di un rapporto positivo con il paesaggio naturalistico e il tentativo di recuperare una natura lontana e dimentica. La città diviene essa stessa paesaggio. L’arte trascinata nella vita di tutti i giorni sperimenta un’estetica diversa nel caos urbano (Pollock, Warhol, Bansky). Dagli anni 60, gli artisti non rappresentano più lo spazio urbano ma usano la città come spazio aperto per performance. La strada diventa contenitore delle opere e i muri diventano supporto diretto dei dipinti (Holzer). Ogni paesaggio si fa paesaggio antropizzato e la natura sembra scomparsa. Negli anni 70 gli artisti vanno al di là degli spazi espositivi e delle arie urbane. E intervengono direttamente nei territori naturali, nasce cosi la Land Art, che si sviluppa maggiormente in America in spazi incontaminati come deserti, praterie e laghi salati. (Smithson e Long che ha realizzato l’opera “una linea realizzata camminando” voleva dimostrare che l’impronta del passaggio umano è effimera. Beuys (bois) afferma il concetto di “arte totale”, cioè arte intesa come atto della normalità della vita e per questo dice che tutti gli uomini devono essere considerati artisti. La sua più famosa opera è quella presentata a Documenta nel 1982 “7000 querce” che consisteva nel dare in adozione un sasso e con il ricavato avrebbero piantato una quercia. Suo scopo era quello evocare i significati più profondi del rapporto tra umanità e natura. Tutti basano le loro opere sull’osservazione delle relazioni tra persone e ambiente perché solo acquisendo consapevolezza dei processi biologici della crescita di una pianta, l’atto di nutrirsene acquista un valore profondo di vicinanza alla terra e al suo ciclo di nascita, morte e rinascita.
CAPITOLO 4 MEDIAZIONI L’utilizzo dei media come arte inizia con la trasmissione radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles (1938) in cui fu annunciata un’invasione marziana della terra che scatenò terrore in milioni di persone che credettero fosse tutto autentico. Questo è uno dei primi esempi di utilizzo dei mass media dall’interno ossia non da spettatore ma da produttore. Altro esempio è quello dei futuristi italiani (1933) come Marinetti che firmarono uno degli ultimi manifesti del movimento La Radia dedicato alla radio trasmissione come arte. Affermano che la televisione sarà il nuovo tipo di arte che arriverà dove non possono arrivare il teatro e il cinematografo. È solo alla fine degli anni 60 che alcune emittenti coinvolgono gli artisti e si sviluppa l’idea utopica che la tv possa divenire il medium ideale per la diffusione dell’arte contemporanea. Un esempio è quello dell’artista Nam June Paik che invitò degli hippies ad entrare in studio e a collaborare alla trasmissione. Esperimenti come questi non andarono a buon fine così come anche la proposta di Schum con la sua Television Gallery convinto che la televisione avrebbe effettivamente potuto aprire una nuova via agli artisti visivi; le opere venivano mandate in onda senza ulteriori introduzioni o spiegazioni perché per lui un’opera d’arte non deve avere la necessità di spiegazioni parlate. Un’opera considerata quasi mitica è la performance di Chris Burden nel suo “Shoot” (1971) nella quale si fece sparare al braccio sinistro da distanza ravvicinata. La cosa straordinaria del lavoro di Burden consiste proprio in questa capacità di unire l’elemento più fisicamente tangibile con la sua controfigura mediale non solo fotografica o video ma letteralmente immaginaria, dispersa nella reazione giornalistica e nell’inconscio collettivo. Altra performance di Burden “T.V. Hijack” (1972) fu durante un’intervista quando d’improvviso si alzò e puntò un coltello alla gola della conduttrice minacciando di ucciderla se l’emittente non avesse trasmesso dal vivo l’evento. Significativo fu il fatto che Burden non conservò il video in suo possesso ma lo distrusse per eliminare un segno del potere della Tv. Questo immenso potere era stato sottolineato da Pasolini l’anno prima di TvHijack che in un’intervista disse: il rapporto che si instaura tra tv e spettatore è di tipo subordinato, il secondo si sente inferiore e quindi è lo stesso mezzo televisivo ad essere antidemocratico. Della potenza del mezzo televisivo era consapevole anche Andy Warhol che approfondì il suo rapporto con la cultura di massa proprio attraverso il medium televisivo con alcune performance rimaste memorabili tipo quella in cui Warhol viene truccato davanti ad uno specchio e parla dell’unico vero tabù della televisione e cioè la morte, non quella cristiana né quella romantica ma la morte mediale. Gradualmente viene truccato con un cerone bianco come se fosse già un cadavere da esporre allo sguardo dei fan e l’immagine si sfoca diventando una trama di pixel sempre più larghi e sempre più astratti.
CAPITOLO 5 OLTRE MEDIA Con il tempo la tecnologia si fa sempre più invisibile, tende a fondersi con il nostro corpo. Ovviamente all’inizio l’utilizzo dei nuovi strumenti è limitato a poche persone ed è solo negli anni 90 con la diffusione dell’home computer, di internet e di strumenti di comunicazione accessibili ed alla portata di tutti che nasce la New art che voleva costruire un modello alternativo basato sull’idea che la rete potesse essere un mezzo più democratico; però verso la fine degli anni 90 gli entusiasmi hanno però iniziato ad intiepidirsi infatti la realtà è che l’utilizzo della rete e comunque nelle mani di multinazionali che lo usano per scopi commerciali e per influenzare le masse, quindi le persone. Quindi non è un mezzo democratico e non può servire alla diffusione dell’arte. Nel 2014 Mousse ha lanciato una curiosa operazione artistica; nel suo sito web ha messo in vendita un piccolo computer su cui è scritto Real internet art, invitando ciascun acquirente a filmare alla consegna del pacco l’apertura della scatola e a condividere questo momento su Youtube. Lui vuole usare l’internet per condividere l’arte. Benassi, un musicista, scrittore, designer e organizzatore di eventi, s’interroga sull’influenza che le nuove tecnologie, smartphones in primis, hanno sulle nostre relazioni con l’architettura e gli arredi quotidiani. Nelle diverse declinazioni del progetto Techno-Casa crea ambienti immersivi rapportati ai luoghi in cui animazioni grafiche in 3D, oggetti reali e simulacri virtuali, scenari domestici e paesaggio urbani catturati in presa diretta o simulati al computer.
Ieri il lavoro degli artisti poteva essere catalogato e classificato tramite l’origine dell’autore, la sua condizione, la localizzazione, esistevano precisi criteri di valutazione estetica. Oggi è necessario tener conto di quello che è Walter Benjamin definisce “autore di un opera- immagine trasportabile”; il destino dell’artista è diventato quello di un soggetto in continuo movimento senza origine e senza meta che da un lato tende a unirsi con coloro che provengono dallo stesso luogo (paese, tradizioni) e dall’altro con quelli che si dirigono in un medesimo posto: Questa è l’estetica dell’erranza. (viaggiare); nella quale vengono superati i generi, le origini geografiche e storiche, le classi e le caste sociali e che apre strade, abbatte frontiere e crea nuovi passaggi. ESEMPI: STORIA: tele dipinte da Jerhard Richter con immagini della storia della germania con ricordi della propria autobiografia MEMORIA: il muro occidentale di Fabio Mauri dove valige borse e bauli evocano il carico tragico dei viaggiatori senza ritorno. POLITICA: Francesco arena nelle sue opere (falce e martello) fa ripercorrere allo osservatore eventi della storia italiana degli anni 70/ VIAGGIO: la necessita dell’allontanamento delle famiglie e dai luoghi di origine e molto evidente nella produzione artistica di molti autori islamici come Shirin Neshat con l’opera Rapture, scuote lo spettatore con racconti visivi espressione di problematiche con l’islamismo. MIGRAZIONI: Judi Werthein nel 2006 ha creato Brinco una scarpa da tennis per i clandestini/migranti SCHIAVISMO: kara walter propone nelle sue opere la narrazione di tematiche come il razzismo e la violenza. PRIGIONIA: Mona Hautoum nelle sue installazioni tocca il tema della vulnerabilità del corpo umano e di tutte le forme di oppressione che tendono ad annientarlo VIOLENZA: Doris Salcedo nelle sue installazioni fatte di materiali di scarto fil di ferro e tessuti consumati descrive visivamente la violenza e le sofferenze delle famiglie dei Desaparecidos. STRANIERI: il considerare la propria vita come un continuo viaggio ci va sentire stranieri in questo mondo. Adrian Paci dedica il suo valore alle tematiche della perdita, dell’abbandono e della migrazione.