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Riassunto del capitolo 1 - La lingua della letteratura africana - del testo Decolonizzare la mente di Ngugi wa Thiong'o (1981)
Tipologia: Dispense
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Ngugi Wa Thiong’o Decolonizzare la mente (1981). CAP.1 - La lingua della letteratura africana L’autore sostiene che le lingue imposte dai colonizzatori hanno distrutto le culture indigene, l’arte, la letteratura, l’istruzione dei popoli africani. Essi non solo hanno imposto il loro dominio economico-politico ma soprattutto culturale. Nell’opera di Ngugi, teorico postcoloniale keniota, si affronta il tema della lingua inglese imposta coercitivamente, costringendo gli autori africani a dover scegliere tra la lingua indigena e la lingua dell’oppressore. In particolare, l’autore dedica l’opera a quegli autori africani che hanno scelto di continuare a far restare vive le lingue autoctone mantenendo la dignità dei popoli africani. Negli studi post coloniali, la lingua è uno dei punti centrali, vista come strumento di mediazione ma anche come arma usata dai colonialisti per distruggere la mente e la memoria dei popoli altri. L’identità del continente africano sembra dipendere dalle lingue egemoniche dell’oppressore. Nel 1884 a Berlino si decide per la divisione dell’Africa in paesi di lingua inglese, francese, portoghese. L’autore, nella sua opera, si chiede se la letteratura africana arrivata a noi si potesse effettivamente considerare letteratura “dell’Africa” o letteratura “sull’Africa”. In ambito letterario, all’inglese e al francese si dava il compito di aver salvato le lingue africane da se stesse. Sédar Senghor che reputa la lingua francese la lingua dell’onestà, della gentilezza, della salvezza, scelta da lui volontariamente, elogia gli scrittori che scelgono di scrivere in questa lingua allo scopo di salvaguardare l’esistenza delle vecchie favole africane. Ma in che modo le lingue egemoniche sono penetrate così a fondo? Se le armi sono state gli strumenti principali per assoggettare il fisico, la lingua è stata il principale strumento per assoggettare la mente. Esse sono state imposte con forza e violenza nelle scuole. La lingua dell’istruzione diventa la lingua della cultura. In Kenya, dopo il 1952, l’inglese divenne “LA” lingua. Chi veniva sorpreso a parlare la lingua locale veniva punito severamente. Il bambino coloniale era alienato, fuori dalla propria identità. L’inglese divenne man mano fondamentale per acquisire prestigio e poter proseguire gli studi. Questo favorì, di conseguenza, un abbandono progressivo della propria cultura d’origine, della propria identità. Ovviamente, dal modo di comunicare dipendono anche i progressi culturali che saranno poi tramandati nel tempo proprio attraverso la comunicazione orale e scritta. La cultura viene tramandata grazie alla comunicazione. L’imposizione dell’inglese come mezzo di comunicazione ha permesso ai coloni di assumere il controllo economico, politico, lavorativo e sociale. Infatti, il reale scopo del colonialismo è il controllo della ricchezza. In questo modo, però, scegliere le lingue egemoniche come lingua della letteratura voleva dire cancellare la propria storia e la propria identità. “Ma le lingue africane si rifiutarono di morire”; esse furono tenute in vita dai contadini, i meno istruiti, e quando anche questi furono costretti ad adottare la lingua dell’oppressore, essi la “africanizzarono” attraverso l’invenzione di nuove espressioni linguistiche. Molti furono gli scrittori che scrissero letteratura in lingua africana e alcuni furono addirittura arrestati per questo poiché ispirati dai movimenti anticoloniali in Kenya. Scegliere la lingua africana era un vero atto di sovversione, un’arma per la lotta antimperialista.