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riassunto psico sociale, Appunti di Psicologia Sociale

appunti lezioni del corso di psicologia sociale

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 10/04/2023

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PSICOLOGIA SOCIALE
Cos’è la psicologia sociale?
Per comprendere cosa si intende quando si parla di psicologia sociale Moscovici
afferma che è necessario mettere in discussione ciò che ci hanno insegnato riguardo a
individui e società, non sono due entità separate. Non c’è l’uno e il collettivo che
possono interagire tra loro, ma sono intrecciati tra loro tanto che risulta complesso
capire la fine di uno e l’inizio dell’altro.
Interazione vs intrazione, l’intrazione stabilisce che l’entità e la società non possano
essere considerati separatamente. Questo perché il comportamento individuale è
intrinsecamente sociale, nel senso che siamo il prodotto delle nostre relazioni sociali;
infatti, i dialoghi e i discorsi del nostro contesto sociale influiscono sulle nostre
opinioni/ comportamenti.
La psicologia sociale può essere definita come scienza del conflitto conflitto tra
individuo e società se prendiamo in considerazione, per esempio, il processo di
leadership, o problem solving in gruppi. Una delle problematicità dei gruppi è quello di
andare verso un’assenza di conflitto da gruppo a massa eccesso di conformismo.
Quando in un gruppo si va troppo d’accordo c’è probabilmente in atto un processo di
conformismo il che porta a non prendere decisioni corrette.
Ternarietà della relazione tra un soggetto o un oggetto sociale
Abbiamo 3 elementi: un soggetto, un oggetto (fenomeno e dubbio sociale) i quali si
relazionano tra loro e con l’Altro sociale (elemento temporale)
Oggetto sociale qualunque fenomeno rilevante per la collettività. Ognuno di noi
crede di essere libero riguardo alle nostre convinzioni ma in realtà siamo fortemente
influenzati dalla società, la dimensione storica e culturale. Altro (non inteso come
singola persona)
Dimensione sincronica Rappresentazione influenzata dall’aspetto sociale culturale e
storico. Cambiando cultura si può trovare un modo totalmente differente di affrontare
problema. Viene criticato il colonialismo culturale in quanto non si può asportare la
cultura in un paese in un altro con cultura completamente diversa.
Dimensione diacronica stesso piano culturale in tempi differenti anche all’interno
della stessa cultura ci sono grandi cambiamenti a causa del mutare del tempo. Es.
visione dell’omosessualità in Italia negli anni ’50 e oggi.
Per poter parlare di psicologia sociale bisogna considerare tutti e tre questi elementi:
soggetto oggetto sociale e Altro (tempo e spazio)
Psicologia sociale ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone:
manifestazioni, cause, conseguenze e processi psicosociali coinvolti tutti noi abbiamo
strumenti per ragionare sull’interazione sociale su come comunichiamo e comunicano
gli altri con noi. Questi ragionamenti spesso, però, non sono svolti nel modo corretto a
causa di stereotipi, schemi mentali, capacità limitata di processare informazioni.
Questo porta ad una serie di errori cognitivi bies, questo perché la nostra mente tende
ad appoggiarsi a strutture cognitive che permettono alla nostra mente di fare
economia cognitiva.
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PSICOLOGIA SOCIALE

 Cos’è la psicologia sociale? Per comprendere cosa si intende quando si parla di psicologia sociale Moscovici afferma che è necessario mettere in discussione ciò che ci hanno insegnato riguardo a individui e società, non sono due entità separate. Non c’è l’uno e il collettivo che possono interagire tra loro, ma sono intrecciati tra loro tanto che risulta complesso capire la fine di uno e l’inizio dell’altro. Interazione vs intrazione, l’intrazione stabilisce che l’entità e la società non possano essere considerati separatamente. Questo perché il comportamento individuale è intrinsecamente sociale, nel senso che siamo il prodotto delle nostre relazioni sociali; infatti, i dialoghi e i discorsi del nostro contesto sociale influiscono sulle nostre opinioni/ comportamenti. La psicologia sociale può essere definita come scienza del conflitto conflitto tra individuo e società se prendiamo in considerazione, per esempio, il processo di leadership, o problem solving in gruppi. Una delle problematicità dei gruppi è quello di andare verso un’assenza di conflitto da gruppo a massa eccesso di conformismo. Quando in un gruppo si va troppo d’accordo c’è probabilmente in atto un processo di conformismo il che porta a non prendere decisioni corrette. Ternarietà della relazione tra un soggetto o un oggetto sociale Abbiamo 3 elementi: un soggetto, un oggetto (fenomeno e dubbio sociale) i quali si relazionano tra loro e con l’Altro sociale (elemento temporale) Oggetto sociale  qualunque fenomeno rilevante per la collettività. Ognuno di noi crede di essere libero riguardo alle nostre convinzioni ma in realtà siamo fortemente influenzati dalla società, la dimensione storica e culturale. Altro (non inteso come singola persona) Dimensione sincronica Rappresentazione influenzata dall’aspetto sociale culturale e storico. Cambiando cultura si può trovare un modo totalmente differente di affrontare problema. Viene criticato il colonialismo culturale in quanto non si può asportare la cultura in un paese in un altro con cultura completamente diversa. Dimensione diacronica stesso piano culturale in tempi differenti anche all’interno della stessa cultura ci sono grandi cambiamenti a causa del mutare del tempo. Es. visione dell’omosessualità in Italia negli anni ’50 e oggi. Per poter parlare di psicologia sociale bisogna considerare tutti e tre questi elementi: soggetto oggetto sociale e Altro (tempo e spazio) Psicologia sociale ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone: manifestazioni, cause, conseguenze e processi psicosociali coinvolti tutti noi abbiamo strumenti per ragionare sull’interazione sociale su come comunichiamo e comunicano gli altri con noi. Questi ragionamenti spesso, però, non sono svolti nel modo corretto a causa di stereotipi, schemi mentali, capacità limitata di processare informazioni. Questo porta ad una serie di errori cognitivi bies, questo perché la nostra mente tende ad appoggiarsi a strutture cognitive che permettono alla nostra mente di fare economia cognitiva.

Definizione tecnica indagine scientifica di come pensieri e sentimenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri. Gordon Allport  ciò significa che la psicologia sociale deve essere analizzata in modo empirico, i dati che otteniamo possono essere quantitativi o qualitativi. Pensieri e sentimenti non sono, però, direttamente osservabili, ma solo in maniera filtrata, in modo diretto possiamo osservare solo il comportamento, con comportamento si intende anche il modo in cui le persone si raccontano. C’è una visione performativa del linguaggio, è considerata un’azione, tramite questo possiamo comprendere ciò che invece non è direttamente osservabile. Ciascuno di noi ha un’idea di sé stesso, una coerenza, ma cambia in base al contesto sociale, la persona è la stessa ma il contesto influenza il modo in cui si agisce, in cui ci si pensa. Il contesto influisce anche sulla visione di noi stesse, per esempio ognuno conosce le norme implicite anche senza saperlo. Diversi livelli di presenza  Presenza oggettiva presenza o assenza fisica di altre persone.  Presenza immaginata: immaginare di essere in presenza di altre persone, capacità immaginativa ci consente di andare oltre il qui ed ora (questo e il secondo livello sono ciò che ci distingue dagli animali siamo in grado di immaginare ciò che avverrà nel futuro, ciò che vorremmo accadesse, non vorremmo.) Es. profezia che si auto avvera le aspettative che abbiamo su una data situazione influisce sul nostro comportamento.  Presenza implicita dimensione simbolica modo in cui l’interazione umana attribuisca significato alle cose dal pensiero deriva il linguaggio e solo tramite l’interazione con l’altro possiamo sviluppare il nostro pensiero.  una cosa esiste nella dimensione del linguaggio. Siamo schiavi e padroni del linguaggio Le norme sociali interiorizzate dipendono dal gruppo di appartenenza questo significa che non siamo mai soli, entra in gioco il tema dell’appartenenza etnica. Es. di norma: non presentarsi nudo in università: norma implicita. Le norme implicite regolano il nostro comportamento. Parlare lingue diverse implica avere diverse forme mentis, parlare lingue diverse ha una grande influenza sul nostro modo di vedere le cose. In ogni individuo abita un’intera società significa che siamo costantemente influenzati dal modo in cui si parla e da ciò che si dice nel nostro contesto sociale. Anche l’immagine che abbiamo di noi stessi è influenzata da ciò che pensiamo gli altri pensino di noi. La psicologia sociale (scienza trattino) è strettamente legata alla:  psicologia cognitiva ( si occupa di tutti i processi della cognizione umana che hanno a che fare con la percezione, della memoria, come immagazziniamo ricordi e come usiamo il linguaggio, si occupa dei processi di ragionamento),  psicologia individuale (psicologia della personalità, individuare tratti della personalità comune in ogni individuo ma differenti in ciascuno, es. big 5 5 personalità in cui tutti dovrebbero rientrare).  hanno provato a capire se ci fossero relazioni tra i tratti di personalità e l’inclinazione politica o lavorativa.

Un vantaggio del metodo scientifico è la verificabilità, consente ad un altro studioso di ripercorrere i nostri studi, di verificare, replicare il nostro studio questo diminuisce il rischio di dogmatismo Un altro elemento che evita il fatto che si tenda sempre a confermare un’ipotesi è il fatto di utilizzare metodi differenti anche per lo studio di un medesimo fenomeno.  pluralismo metodologico Abbiamo a disposizione diversi metodi che si dividono in due principali categorie:  SPERIMENTALE  ha come obiettivo quello di verificare un’ipotesi, quando studiamo un fenomeno abbiamo una serie di variabili. Più importante metodo di ricerca della psicologia sociale Il metodo sperimentale prevede una manipolazione di una variabile indipendente e analizzare l’effetto prodotto dalla manipolazione su una variabile dipendente. Variabili indipendenti : aspetti che cambiano in modo spontaneo o che possono essere manipolati dallo sperimentatore per avere effetti su quelle dipendenti tipo di comunicazione a cui sottopongo i soggetti dell’esperimento variabili dipendenti : variabili che cambiano in seguito a modifiche nella variabile indipendente. comportamento che assumono i soggetti è importante assicurarsi che quando faccio uno sperimento e manipolo la variabile indipendente non modifico anche altro. Esperimento sul campo Es. esperimento donare in beneficenza in un luogo silenzioso e uno numeroso (questa è la variabile indipendente), nel caso in cui, però, uno sperimentatore nel posto tranquillo sia una donna e in quello rumoroso sia uomo non so se il fatto che nel posto silenzioso si doni di più dipenda dal rumore o dal genere dello sperimentatore. Un altro elemento che può complicare la ricerca sono le caratteristiche delle richieste  i partecipanti cercano di capire quali sono le ipotesi dello sperimentatore e di assecondare l’ipotesi che pensano sia quella dello sperimentatore.  dobbiamo valutare, però, qual è la richiesta es. richiesta molto alta/impegnativa effetto pavimento , tutti mi diranno di no, al contrario se le mie richieste sono troppo semplici es. dare 20 centesimi per una buona causa effetto soffitto  diranno tutti sì. I vantaggi di un esperimento in laboratorio ben condotto è quello di avere la possibilità di controllare la situazione, lo svantaggio è quello che spesso vanno a crearsi situazioni artificiali che nella realtà esterna sono poco verificabili o che non hanno a che fare con la realtà quotidiana. Nella ricerca fuori dal laboratorio invece si pongono problemi come il fatto che le variabili non siano così controllabili, convergono più variabili. È necessario utilizzare sia il metodo sperimentale sia quello nella vita reale  METODI NON SPERIMENTALI

  • metodo correlazionale  metodo che si utilizza quando non è possibile manipolare le variabili, quando non è possibile la distinzione tra gruppo sperimentale e di controllo.

Es. correlazione tra autostima e aver subito un abuso  non è possibile scegliere casualmente i due gruppi perché alcuni hanno subito abusi altri no Il fatto di assegnare i ruoli dei due gruppi in modo casuale ha come scopo quello di azzerare le variabili individuali. Il metodo di sperimentale ci permette di capire quale sia la causa e l’effetto il metodo correlazionale ci dice che al variare di una variabile può variare anche l’altra es. essere vittima di abuso si accompagna a una bassa autostima ma non possiamo determinare quali delle due causi l’altra, non possiamo neanche capire se ci sono fattori a monte che causano uno dei due effetti es. disoccupazione cronica Con questo metodo si può giungere a conclusioni su come variano i fenomeni, sui legami tra i fenomeni non sul rapporto causa effetto

  • Ricerca di archivio  metodo basato sulla collezione di dati raccolti da altri, utile per indagare fenomeni ampiamente diffusi su larga scala Es. vien studiato tramite materiali di studio, il manuale sedicente scientifico manuale di psicologia razziale l’analisi di questo manuale ha consentito di capire qual è stato il ruolo della psicologia italiana nelle leggi razziali.
  • Studi di un caso  approfondita analisi di uno specifico evento oltre all’osservazione del comportamento vengono utilizzati la raccolta di dati e tecniche di analisi.  si studia un unico gruppo ( per questo studio di caso) I dati possono essere raccolti tramite intervisti, focus group, questionari (in alternativa alle interviste). Entra il gioco la paura del giudizio da parte dei partecipanti--< desiderabilità sociale, sapere che c’è qualcuno che fa parte del loro gruppo per giudicare/analizzarli si cerca di dire/ far emergere ciò che si pensa la società voglia sentire, sia accettato. Ci si interroga sulla generabilità, non si può generalizzare alla popolazione i dati raccolti per studiare una setta religiosa, per esempio, può però essere trasferito a gruppi simili.
  • Una variante dello studio di caso è l’analisi del discorso  viene analizzato in modo molto preciso il linguaggio. Si focalizza non su cosa viene detto ma su come viene detto, ipotizzando che il come abbia un impatto più forte rispetto ai contenuti, l’analisi del discorso si focalizza sul linguaggio spontaneo. Es.  è stata registrata una conversazione tra paziente e medico durante la comunicazione di una diagnosi. Sappiamo, infatti, che il modo in cui si comunica una diagnosi ha un ruolo fondamentale nel modo in cui il paziente affronta la terapia.
  • Ricerca basata sull’inchiesta  metodo in cui un ampio campione rappresentativo di persone risponde a domande dirette sui propri atteggiamenti o comportamenti (scala 1-5), le interviste implicano invece una relazione con l’intervistatore, evidenzia alcuni temi fondamentali dei quali chiede all’intervistato di parlare in modo approfondito. I questionari e le interviste devono essere studiati molto prima di essere somministrate, la domanda di un’intervista da forma alla risposta. È importante che le domande non siano orientative ma il più possibile neutro. Es  giusto dire come ha agito il primo ministro, non secondo lei ha agito bene il primo ministro? Ogni volta che viene inserita un’accezione positiva o negativa stiamo orientando la risposta del partecipante.

comprendere e memorizzare. Il limite di questa teoria è il fatto che in realtà la mente è più complessa rispetto ad un programma al computer. La conoscenza sociale è, infatti, frutto di un complesso intreccio tra ciò che sta fuori di noi e ciò che la nostra mente attivamente costruisce, nessuna conoscenza è esclusa da filtri, la percezione non è mai una semplice rappresentazione di ciò che osservo ma deriva da un processo di decostruzione e ricostruzione di uno stimolo ogni fenomeno può essere dunque percepito in molti modi differenti. Questa ricostruzione varia da individuo a individuo, ma non solo anche uno stesso individuo in base al passare del tempo ed alla dimensione emotiva può percepire lo stimolo in modo differente. Ci sono diversi modelli che si sono alternati per quanto riguarda la cognizione sociale, ognuno di essi si concentra su un aspetto della cognizione, ogni modello è ,perciò, limitato Modelli secondo cui si può pensare l’individuo umano. Ogni modello decostruisce quello precedente, ognuno si evolve sempre di più rispetto a quello prima. Gli ultimi 3 sono quelli più recenti, più quotati.  Modello della coerenza cognitiva fa riferimento alle teorie di Estinguer, secondo questo modello l’individuo funziona con l’obiettivo di ridurre l’incoerenza tra ciò che pensiamo e ciò che facciamo. Per il soggetto umano l’incoerenza è infatti qualcosa di spiacevole; quindi, l’individuo cerca di fare di tutto per risolvere l’incoerenza questo modello è stato superato, questo perché le persone tollerano le proprie incoerenze e contraddizioni molto meglio di ciò che questo modello pensava.  per incoerenza si intende per esempio: io penso, credo che il fumo delle sigarette sia dannoso ma continuo comunque a fumare limite non considero molti altri fattori  Modello dello scienziato ingenuo secondo questo modello gli individui sono impegnati cognitivamente a cercare cause di comportamenti e eventi, questo tramite teorie attribuzionali teorie relative al rapporto causa effetto che noi adottiamo a priori possiamo attribuire a certi effetti sempre le stesse cause criticato perché cerca una razionalità di fondo  Modello dell’economizzatore cognitivo  modello elaborato per innovare il modello precedente, non siamo così razionali, questo perché spesso non siamo così razionali ma utilizziamo scorciatoie cognitive, meccanismi che ci consentono di fare un salto per ottenere conclusioni velocemente, spesso conoscenze fallacee, parziali. La nostra mente è organizzata per fare economia cognitiva, ci interessa di più arrivare ad una conclusione in modo veloce piuttosto che metterci più tempo per arrivare ad una conclusione più profonda. Es. consideriamo come evento di morte più probabile un incidente aereo piuttosto che andando in macchina  tendiamo a considerare più catastrofiche perché siamo sommersi da immagini catastrofici di incidenti aerei.  Modello del tattico motivato  aggiunge una componente fondamentale, la motivazione, l’essere umano è uno stratega, in base a sue necessità personali ecc. utilizza diverse tattiche andare verso scopi  Modello dell’infusione dall’affetto  modello più recente, aggiunge la compotente dell’emozione e l’emotività, non c’entra con il fatto di essere molto sensibili quando guardiamo una brutta scena in un film, c’è una influenza reciproca tra emozioni e cognizione. La nostra capacità il giudizio sociale può riflettere la coloritura emotiva che ci caratterizza in quel momento

FORMAZIONE DELLE IMPRESSIONI

Processo attraverso quale organizziamo le informazioni relative ad un individuo in una struttura coerente di conoscenze.  coerente non significa corretto ma semplicemente che a noi sembra corretto e coerente. Spesso ci limitiamo ad elaborare un giudizio a farci un’idea di qualcuno dopo poco tempo e dopo aver avuto poche informazioni. Secondo Asch (importante psicologo sociale) modello configurazionale le persone sono percepite come unità psicologiche questo per rispondere all’esigenza di un’unità della nostra mente le diverse informazioni sono ricondotte ad un nucleo interpretativo unificante Asch teorizza che ci sono tratti che possono essere definiti: centrali  tratti che hanno un’influenza sproporzionata sulla configurazione delle impressioni finali. periferici influenza poco significativa è come se alcuni aspetti caratteriali avessero una grandissima importanza sull’impressione che ci facciamo degli altri mentre altri tratti no. Sapere che una persona possiede certi tratti centrali ci permette di infierire altre supposizioni sulla persona. ESPERIMENTO: Asch fornisce ai suoi studenti una serie di aggettivi appartenenti ad un’ipotetica persona queste due liste sono quasi uguali cambia solo un aggettivo in una è caldo/freddo nell’altra diplomatico/diretto Chiede agli studenti di valutare le persone tramite altri tratti quelli addizionali nella tabella ci sono tratti addizionali, viene chiesto agli studenti quanto (da 1 a 100) secondo loro in base agli aggettivi dati sono generose, sagge, felici… Quando la lista contiene l’aggettivo caldo le persone tendono a formarsi un’opinione più positiva, su tutti i tratti addizionali tranne per l’aggettivo affidabile (affidabile può essere considerato un tratto centrale, sapere se una persona è o meno accettabile per noi è fondamentale, recenti studi dimostrano che sia molto importante capire quanto sia morale una persona, va a influire sugli altri tratti).  affidabile è un attributo più frequentemente collegato ad una persona definita fredda. Cambiando aggettivi diplomatico e diretto non ci sono tante differenze nella scelta dei tratti addizionali.

sull’impressione, è più positiva quando inizia con la lista positiva, quando inizia con aggettivi negativi è invece più negativa. In generale quando ci formiamo una prima impressione tendiamo a dare più peso alle informazioni negative rispetto a quelle positive, questo perché le informazioni negative su un altro individuo sono quelle che ci forniscono un possibile pericolo per quanto riguarda la relazione.  questo non riguarda solo la prima impressione, in generale diamo più peso agli aspetti negativi ILLUSIONE OTTICA Es tanti cerchi tutti insieme, non si muovono ma ci danno questa idea in quanto:  La percezione non dipende dagli elementi in sé ma da come sono disposti, percezione non reale descrizione in quanto la nostra percezione aggiunge un pezzo, il movimento, che in realtà non c’è.  Influenzata da ciò che ci risulta familiare, già noto.es. vediamo cilindri che in realtà non ci sono, utilizziamo questo elemento perché è a noi noto.  Rapporto tra gli elementi posizione delle linee  Interpretazione, una stessa immagine può essere percepita in modi diversi. Vedi slide illusioni ottiche Gran parte della ricerca viene fatta su studenti statunitensi, e noi tendiamo a generalizzare questi studi, queste ricerche  questo non è, però, corretto perché abbiamo visto come le diverse lingue cambiano la il modo di vedere le cose. Noi interpretiamo prima di percepire USO DELLE CATEGORIE Le persone tendono ad utilizzare categorie di base il che permette un’uniformità Le categorie sono cognitivamente organizzate in senso gerarchico

 CAMBIO DI SCHEMI

Gli schemi che adottiamo possono essere modificati, grazie ad incontri diretti o tramite media diversi L’idea che abbiamo di noi spesso influenza l’interpretazione, il ricordo degli avvenimenti che ci accadono escludendo quelli non accordi con il nostro schema. Es. se ci vediamo come sfortunati tenderemo a dimenticare le situazioni in cui siamo stati fortunati. C’è, però, la possibilità di modificare questi schemi tramite incontri diretti e indiretti con istanze che si inseriscono nelle categorie. Per Robhart ci sono diversi modi in cui si possono cambiare gli schemi:

  1. Per registrazione cambiamento progressivo attraverso una serie di incontri con elementi discordanti dai nostri schemi
  2. Per conversione di tipo repentino, come se avessimo una sorta di intuizione improvvisa
  3. Per formazione di sottotipi più frequente manteniamo lo schema ma introduciamo dei sottogruppi, delle eccezioni  non va a minare la base della nostra struttura, ma andiamo a creare sottotipi eccezioni  questo è un modo per NON andare a cambiare lo schema. Quando si creano sottotipi spesso si fa in modo implicito

CODIFICA SOCIALE

Le categorie e gli schemi sono gli elementi strutturali su cui si basa la codifica sociale che è invece un processo di rappresentazione degli stimoli esterni nelle nostre menti secondo Bargh le fasi principali della codifica sociale sono 4:

  1. Analisi preattentiva  scansione automatica, ricognizione di un determinato contesto, avviene senza che noi mettiamo particolare attenzione.  sguardo di insieme
  2. Attenzione focalizzata  determina tutte le fasi successive identificazione e categorizzazione più consapevole.  ci concentriamo sui particolari  su quale stimolo mi focalizzo/mi concentro
  3. Comprensione  attribuzione di significato agli stimoli fas e di interpretazione
  4. Elaborazione inferenziale collegamento dello stimolo ad altre conoscenze per rendere possibili inferenze complesse formuliamo ipotesi in base a ciò che abbiamo percepito e conoscenze che già possedevamo. Cosa influenza l’attenzione focalizzata? Ci sono 2 elementi che influenzano l’attenzione focalizzata, i quali non sono sotto il nostro controllo, questi 2 elementi sono:  Salienza  proprietà che distingue uno stimolo dagli altri permette di attirare l’attenzione. Es. serata di gala, tutti eleganti, una persona vestita in modo trasandata acquisisce salienza  se ne deduce che la salienza dipende dal contesto. L’attenzione non sempre è guidata dalla salienza ma anche dall’accessibilità delle categorie o degli schemi che abbiamo in testa  Accessibilità  ci sono alcune categorie che sono più accessibili di altre ci vengono in mente più comunemente, più in fretta  es. mentre guido una persona davanti a me fa una manovra discutibile la maggior parte delle persone tenderà a pensare che o sia una donna o una persona anziana in questo caso la categoria di genere e anzianità sono le categorie più accessibili.  questo perché lo abbiamo interiorizzato all’interno della nostra cultura  Priming  concetto collegato a quello di accessibilità processo che va a recuperare dalla memoria le categorie che risulteranno le più accessibili quelle che si attivano subito, ci vengono in mente più facilmente e poi usiamo queste categorie per interpretare la situazione es. guida male. Sarà una donna è una donna qui di guida male  sembra dare una spiegazione ma non è così.

Processo costantemente attivo  siamo costantemente immersi nell’attività di ragionare cercando di trarre conclusioni siamo costantemente coinvolti in un’attività interpretativa Processo induttivo (bottom-up)  processo più accurato, vedo un comportamento e la elaboro. L’informazione è elaborata sinteticamente a partire da singoli specifici dati. es. vedo uno che aiuta una vecchietta ad attraversare la strada deduco che sia altruista. Processo deduttivo (top-down)  da un tratto deduco determinati comportamenti (opposto del primo). L’informazione è elaborata analiticamente a partire da costrutti psicologici o teorie (inclusi schemi e stereotipi). Se siamo poco motivati prevale il processo deduttivo partiamo da schemi/categorie che già abbiamo in mente Correlazione illusoria percezione di una correlazione tra due stimoli basata sul fatto che questi due stimoli si sono verificati contemporaneamente.  questa correlazione non esiste. Concerne i meccanismi di superstizione EURISTICHE: Scorciatoie cognitive che permettono alle persone di produrre inferenze sufficientemente accurate Facciamo ricorso alle euristiche nel caso di  questioni complesse  poco tempo esistono diverse tipologie di euristiche:  euristica della rappresentatività  scorciatoia cognitiva che fa sì che persone o cose vengano categorizzate in base alla somiglianza al prototipo di quella categoria in cui stiamo inferendo il fenomeno/comportamento osservato. Interviene ogni volta che dobbiamo stimare quanto un esemplare sia simile al prototipo di quella categoria, questa è in sé una esemplificazione, una riduzione della complessità. Non prendiamo in considerazione elementi che potrebbero farci giungere a conclusioni diverse.  siamo sempre indirizzati dai nostri temi. Stiamo facendo un giudizio di probabilità inferiamo informazioni che non ci vengono fornite es. la professione della persona che abbiamo davanti. Linda ha 31 è single, schietta e molto intelligente, ha studiato filosofia, da studentessa era molto coinvolta nei problemi sociali e di discriminazione e partecipava alle dimostrazioni antinucleari. Basandosi su questa descrizione è più probabile che:

- A. Linda faccia la cassiera in una banca - B. Linda faccia la cassiera in una banca e sia un’attivista di un gruppo femminista …mentre viene trascurata la probabilità di base In una certa misura, in quanto funzioniamo tutti in questo modo possiamo dire che sia una forma adattativa.  quando non abbiamo tempo, voglia di impiegare troppa energia mentale

euristica della disponibilità  le cose che ci vengono in mente più spesso/facilmente sono quelle che consideriamo più comuni/più probabili. La stima della probabilità di un evento è influenzata da:

  • tendenza sistematiche nella ricerca di informazioni tendiamo a crearci una bolla a circondarci di persone che hanno le nostre stesse idee, che sono più simili, con cui possiamo identificarci, tendiamo a circondarci di persone che sono simili a noi per quanto riguarda questioni ritenute da noi importanti. Riteniamo quindi molto più probabile che le persone in determinate situazioni mettano in atto i nostri stessi comportamenti di quanto realmente siano. Es. riteniamo più probabile che venga votato il politico che votiamo noi, questo perché le persone di cui ci circondiamo probabilmente hanno votato la stessa persona.
  • Particolare immaginabilità di un evento tanto più riusciamo a convertire un concetto in un’immagine precisa tanto più questo concetto sarà secondo noi probabile. Es. riteniamo più probabile la morte per un incidente aereo piuttosto che la malattia cardiocircolatoria. (inferenza scorretta)
  • Riferimento al sé tendiamo a ricordare meglio, quindi ci vengono in mente più facilmente ciò che ci riguarda personalmente. es. tenderemo a sovrastimare il nostro contributo in un lavoro di gruppo.

 Euristica dell’ancoraggio e accomodamento ancoraggio = aggrapparci a

qualcosa che ci è già noto e poi l’accomodiamo=la utilizziamo per emettere

giudizi successivi. Quando siamo in condizione di incertezza tendiamo di ridurla ancorandoci ad una conoscenza nota, che diventa punto di ancoraggio (spesso nostre credenze, comportamenti), prendiamo quell’informazione come presupposto per il ragionamento successivo, recuperiamo solo le informazioni che confermano le ipotesi di questo presupposto da cui siamo partiti. Questo perché le persone si costruiscono delle cornici che vanno ad influenzare poi i giudizi successivi. Es. quando un docente corregge un compito se il primo è fatto molto bene e da un voto alto, tenderà ad essere più alto con tutti i voti se capita un compito molto scarso il processo sarà l’opposto. Il giudizio sociale non può mai essere considerato oggettivo, obiettivo. COME ATTRIBUIAMO LA CAUSALITA’?  Heider sviluppa la teoria delle persone come psicologi ingenui Tendiamo a dividere le cause in due grandi classi:

  • Attribuzione interna (disposizionali)  attribuiamo le cause dei comportamenti a noi stessi o ad un’altra singola persona. Es. non ho passato l’esame perché la professoressa è molto severa.
  • Attribuzione esterna (situazionali)  non fattori legate al singolo individuo ma ad una specifica situazione/contesto Es. non ho passato l’esame perché le domande erano troppo difficili, il tempo era poco e l’aula rumorosa. Quando si tratta valutare il comportamento altrui tendiamo a preferire attribuzioni causali interne, quando riguardano noi tendiamo a ricorrere a attribuzioni esterne se si tratta di comportamenti negativi se sono positivi ricorriamo ad attribuzioni interne.

Il sè nella storia (cap 3) La psicoanalisi va a disturbare la concezione del soggetto/ dell’individuo umano dell’illuminismo, l’idea di Freud era quello di soggetto umano abitato da continui conflitti interiori.  definita da Freud stesso come peste. Sé e identità sono costrutti che condizionano l’interazione sociale e la percezione, e che a loro volta subiscono l’influenza della società Tra i cambiamenti principali: → Secolarizzazione (laicizzazione) → Industrializzazione (individuo come unità di produzione mobile) → Illuminismo (valorizzazione dell’intelletto) → Psicoanalisi («l’io non è padrone in casa propria»)

  • Costrutti : Concetti astratti o teorici oppure variabili che non sono osservabili, usati per spiegare o chiarire un fenomeno. L’idea di avere un sé è relativamente nuova. Fino al Sedicesimo secolo non fu presa in considerazione. Alcuni eventi e cambiamenti sociali, politici e culturali portarono a valutare il sé e l’identità. Il sé non è un fenomeno prettamente individuale. William James ha distinto i componenti del sé in:

 Io componente più razionale, che prova a conoscersi a pensarsi osservatore

carattere attivo

 Me osservato parte che possiamo conoscere, che possiamo osservare

carattere passivo quanto del Sé è conosciuto dall’Io -me corporeo -me sociale  tipo di persona che ritengo di essere dal punto di vista degli altri modo in cui ci sentiamo visti dall’altro sociale e modo in cui noi ci sentiamo

  • me spirituale  fa riferimento ai valori, quale assetto morale mi guida? i miei obiettivi di vita Questa distinzione tra io e me implica la metacognizione= capacità di riflettere su sé stessi, conoscersi… (capacità solo umana) Cooley ha introdotto il concetto di looking glass self o sé rispecchiato/riflesso le persone non vedono sé stessi come gli altri li vedono ma come pensano/immaginano di essere visti dagli altri. Per prima cosa noi vediamo noi stessi come ci vediamo fisicamente e seguendo tratti dominanti, poi andiamo a vedere come ci pensano gli altri. Il sé riflesso emerge soprattutto in situazioni pubbliche la concezione di noi stessi varia in base a ciò che pensiamo gli altri pensino su di noi.

Cooley uno degli autori principali dell’interazionismo simbolico (Mead) da questa corrente il mondo sociale è visto come scambio simbolico continuo, interagendo scambiamo tra di noi simboli  es. linguaggio, espressioni facciali. Secondo Mead il sé emerge tramite l’interazione umana, : scambio di simboli (attraverso linguaggio e gesti) in genere condivisi e che rappresentano proprietà astratte più che oggetti concreti. Io sono l’altro  l’altro (figure più significative per il bambino sia che si tratti del contesto) prende parte nella costruzione dell’io e del sé. Se non c’è qualcuno con cui iniziare questo processo viene meno l’intero processo, questo perché se nascessimo in una realtà senza l’altro non servirebbe creare significato. Altro essenziale per sviluppare il sé e comprenderlo. L’altro è me  questo perché la comprensione, la comunicazione è possibile se assumo che tra me e l’altro ci sia un terreno comune di confronto, di scambio. Siamo ciò che facciamo di quello che hanno fatto di noi Mead sostiene che il sé va pensato come prodotto dinamico di un processo di costruzione, perché è socialmente elaborato da scambi sociali, per questa caratteristica di condivisione riusciamo a far emergere il nostro sé, a emergere come individui. Il sé non esiste alla nascita, il neonato quando viene al mondo non ha il sé, in quanto si sviluppa solo all’interno dell’interazione con altri individui. sé matrice sociale Nasce un sé solo se qualcuno suppone che lì ci sia un sé che deve svilupparsi. Es. un neonato piange, gli si attribuisce il significato della fame, il bambino non sa che piange perché ha fame ma è l’interpretazione dell’adulto che interpreta il pianto come segnale di fame. Un’altra matrice sociale del sé riflette la società che viviamo quindi i ruoli sociali della società in cui viviamo. Secondo gli interazionisti i ruoli si realizzano tramite due stadi successivi:  Gioco semplice  fare finta di (play) attraverso l’imitazione i bambini sviluppano il senso di sé introiettando dei comportamenti. Il bambino è in grado di assumere, in successione temporale, i ruoli di persone presenti nel suo ambiente sociale: gioca ad essere la mamma o il dottore, ecc. e si osserva in quel ruolo.  Gioco organizzato  game gioco in cui il bambino impara a coordinarsi agli altri. Il bambino assume contemporaneamente i ruoli di tutti i partecipanti al gioco per coordinarsi con loro Tutto questo vuole problematizzare l’idea che la persona sia pensiero cogito ergo sum penso dunque sono. Dal punto di vista della psicologia sociale chi siamo dipende prevalentemente dalla società/dal contesto, legati ad un aspetto di temperamento che ognuno di noi ha alla nascita. Attraverso il gioco infantile e lo scambio simbolico interiorizziamo quelli che sono atteggiamenti normativi/regolatori che vanno a generare l’altro generalizzato/simbolico  conoscenza condivisa sul mondo (ruoli), è da tenere presente che la comunicazione è un processo fallimentare, non ci comprendiamo mai al 100% per questo continuiamo a comunicare. Un altro aspetto è la possibilità di potersi distinguere/individuare rispetto all’altro pur avendo un background comune.  questo processo di

l’effetto bolla sociale cerchiamo persone simili a noi; quindi, questo confronto sociale è sempre legato a determinati gruppi, solitamente simili a noi.  inoltre, tendiamo a concentrarci con chi fa peggio di noi per non far precipitare la nostra autostima (sentimenti e giudizi a proposito di sé). Modello di mantenimento dell’autostima : quando siamo costretti a fare paragoni con persone che hanno fatto meglio di noi mettiamo in atto una serie di strategie che vadano a minimizzare o negare la somiglianza con la persona che ha fatto meglio di sé. Medvec (1995) fa uno studio sul livello di soddisfazione tra gli atleti si concentra sugli atleti del ’92 e va ad analizzare le espressioni facciali del secondo e terzo classificato chi era arrivato secondo risultava meno sorridente= meno soddisfatto di chi arrivato al terzo posto questo perché il metro di paragone del bronzo era quello di coloro che non hanno preso medaglie mentre il secondo classificato tendeva a confrontarsi con il primo. Terzo modo per conoscere il proprio sé: teoria della categorizzazione del sé  mette in luce il ruolo dell’appartenenza a gruppi in relazione a come vediamo noi stessi. Rilevante quanto sentiamo rilevante l’appartenenza ad un determinato gruppo. Es. quando siamo in patria il fatto di essere italiani non ci tocca troppo inizia a toccarci andando all’estero = l’importanza che diamo all’appartenenza ad un gruppo sociale può cambiare in base al contesto. Le persone che si considerano parte di un gruppo: si categorizzano come membri del gruppo e interiorizzano in modo automatico nel giudizio su di sé gli attributi che descrivono il gruppo = quando ci riconosciamo come membri di un gruppo facciamo nostri tutti gli elementi con cui viene descritto il nostro gruppo. Non esistono, però, solo i sé reali ma anche quelli possibili (potenziali) questo aspetto viene analizzato da Markus e Nurius, sono schemi di sé legati al futuro (chi vorremmo essere/diventare o chi non vorremmo essere). Questi schemi vanno ad orientare il comportamento, identificano la direzione che vorremo prendere o evitare. Funzionano come guide e incentivi per il comportamento rivolto al futuro (sé da perseguire o da evitare). Dimostrato l’importanza/l’influenza del sé possibile sui nostri comportamenti. Es. I fase: 4 gruppi

_- aventi successo in un lavoro

  • fortunati nella realizzazione del lavoro
  • falliti nonostante l’impegno
  • falliti a causa della cattiva sorte II fase: Compito per misurare la perseveranza nella soluzione di un problema
  • Risultato: perseverano maggiormente quelli nella condizione ‘successo’
  • Perché? Hanno un sé possibile premiato da successo_ Esiste, però, una discrepanza tra i sé possibili e le altre parti del sé Higgins individua tre aspetti della rappresentazione del sé:  S é reale  come percepiamo di essere  Sé ideale  ciò che vorremo essere sviluppo in positivo del sé reale

Sé normativo  come pensiamo dovremmo essere (soprattutto dal punto di vista di altri) sia il sè normativo sia il sé ideali ci indirizzano, ci guidano verso la scelta di alcune e non altre strade. Quando i sé possibili sono incongruenti tra loro teoria delle discrepanze  dipende da quali sé sono discrepanti  Se la discrepanza è tra sé reale e ideale (piano ideale) il risultato è di tipo depressivo  tristezza, insoddisfazione es. sono grasso vorrei essere magro  Discrepanza tra sé reale e sé normativo (piano normativo) produce una sensazione di ansia scarsa autostima, senso di colpa Questa teoria poi si evolve elaborando una teoria basata sull’autoregolazione  obiettivo abbassare le discrepanze tramite due sistemi  trovare regolamentazione tra le diverse componenti del sé. Le persone usano strategie di regolazione del sé per portarsi al livello dei propri modelli normativi o ideali per mezzo di:  Sistema di prevenzione  cercare di evitare il fallimento, mettere in atto atteggiamenti di allontanamento, cerchiamo di evitare quelle situazioni che potrebbero mettere in crisi il nostro rapporto tra sé reale e normativo (strategia di allontanamento)  Sistema di promozione  tentiamo di realizzare i nostri ideali mettiamo in atto strategie di avvicinamento non più situazione difensiva ma cerchiamo di andare incontro a situazioni che ci permettono di promuovere un’evoluzione del nostro sé in base al nostro ideale Abbiamo tanti sé, ma cosa intendiamo per identità? L’ identità può essere definita come l’insieme dei vari sé, non entità uniforme e omogenea esistono due classi in cui poter dividere l’identità:  identità sociale deriva dalla nostra appartenenza a gruppi sociali  identità personale mette in luce gli aspetti di singolarità. Parte del concetto di sé definito in base ad attributi personali peculiari o a peculiari relazioni interpersonali. Strategie che utilizziamo per mantenere un senso di coerenza di noi stessi esempi:  circoscrivere la propria vita a un insieme limitato di contesti  rivedere e integrare costantemente la propria autobiografia per accogliere nuove identità  applicazione fattore attore-osservatore attribuire i cambiamenti del proprio sé a fattori esterni = variazione delle circostanze, piuttosto che a cambiamenti sostanziali interni della persona, e i comportamenti degli altri a cause interne. Ci sono tre classi motivazionali che possono influire la costruzione del sé e la ricerca della conoscenza di sé:  autovalutazione insieme di azioni/comportamenti per cercare di scoprire una supposta verità su noi stessi (es. test psicologici su riviste, astrologia) questa motivazione è maggiore sulle dimensioni periferiche  autoverifica ricerca di informazioni che verifichino e confermino su ciò che già riteniamo di sapere, servono per confermare l’idea che già abbiamo. Autoverifica maggiore sulle dimensioni centrali verificarli aumenta il senso di coerenza. Se queste strategie vengono applicati a tratti negativi è rischioso,