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Appunti lezioni psico sociale 2021
Tipologia: Appunti
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La psicologia sociale è un ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone: manifestazioni, cause, conseguenze psico-sociali coinvolte.
Definizione ampiamente diffusa: “La psicologia sociale è l’ indagine scientifica di come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva , immaginata o implicita degli altri”
● indagine scientifica: basata su dati empirici (osservabili e condivisibili). Sviluppa teorie e le verifica empiricamente sulla base di esperimenti e osservazioni. ● pensieri e sentimenti non possono essere indagati direttamente, possiamo dedurli solo dal comportamento, incluso il linguaggio (→ come le persone descrivono i propri pensieri e sentimenti) ● presenza oggettiva: presenza/assenza fisica di altre persone. Influenza il nostro comportamento (es. inibizione generata dalla presenza di altre persone, o mostrare maggiore sicurezza) ● presenza immaginata: immaginare di essere in presenza delle altre persone. Le aspettative che abbiamo delle azioni altrui possono influire sul nostro comportamento. es. aspettarsi che la prof ci bocci all’esame potrebbe farci essere più insicuri e fare un esame non brillante ● presenza implicita: legata a come l’interazione umana attribuisce significato alle cose, ciò avviene attraverso il linguaggio. Il linguaggio ci condiziona ma noi condizioniamo il linguaggio (es. termini che diventano desueti). Il linguaggio ci permette di elaborare il pensiero, e il linguaggio non esisterebbe senza interazione sociale. Esempio di presenza implicita sono le norme (= uniformità negli atteggiamenti e nei comportamenti che definiscono l’appartenenza ad un gruppo e differenziano i gruppi tra loro)
La psicologia sociale utilizza il metodo scientifico.
- Scienza = metodo di studio della natura (per noi cultura) che include la raccolta di dati per verificare ipotesi o rispondere a domande → due approcci del metodo scientifico: deduttivo oppure induttivo. - Teoria = insieme di concetti e principi correlati che spiegano un fenomeno - Ipotesi = Previsioni verificabili empiricamente sui rapporti di relazione e di causa-effetto. Derivano dalle teorie.
Metodo sperimentale : ● Un esperimento è la messa alla prova di un’ipotesi in cui si fa qualcosa per osservare l’effetto su qualcos’altro ● E’ utile per individuare le cause degli eventi ● Richiede la manipolazione di una o più variabili indipendenti per indagare gli effetti (tramite misurazione) della manipolazione su una o più variabili dipendenti ○ variabili indipendenti = aspetti che cambiano in modo spontaneo o che possono essere manipolati dallo sperimentatore per avere effetti sulle variabili dipendenti ○ variabili dipendenti = variabili che cambiano in seguito a modifiche alle variabili indipendenti ● La variazione delle variabili dipendenti, dipende dalla variazione delle variabili indipendenti ● Aspetti a cui fare attenzione: ○ confusione = situazione in cui due o più variabili indipendenti covariano in modo tale che è impossibile sapere quale è causa dell’effetto ○ caratteristiche della richiesta = elementi di un esperimento che sembrano “richiedere” una certa risposta. Parte dal presupposto che i partecipanti, spesso inconsapevolmente, cercano di individuare le ipotesi e cercano di confermarle. Possibili effetti: ■ effetto pavimento (le risposte si uniformano verso il basso) ■ effetto soffitto (le risposte si uniformano verso l’alto) esempio: intervista in cui si chiede se una persona è disponibile a dedicare sei ore alla settimana per sei mesi al volontariato → effetto pavimento perché la richiesta è troppo impegnativa. Richiesta di donare 0.20 euro in beneficienza → effetto soffitto perché la richiesta è troppo facile
● Vantaggi dell’esperimento in laboratorio: possibilità di controllare la situazione in modo che le manipolazioni risultino pure e non confuse ● Rischio: creazione di situazioni artificiali (perdita di validità esterna = quanto i risultati sono applicabili fuori dal laboratorio)
Analisi del discorso: variante dello studio di un caso ● Si focalizza non tanto sul “che cosa” viene detto ma sul “come” viene detto (non si focalizza tanto sugli aspetti semantici, ma su quelli retorici e pragmatici) ● Si focalizza molto sul linguaggio spontaneo ( es. comunicazione medico-paziente, tipo restituzione di diagnosi per identificare quali elementi nella modalità comunicativa possono essere centrali nel determinare l’impatto della comunicazione della diagnosi sul paziente ) ● Condotta in modo appropriato può dimostrarsi molto efficace per rilevare atteggiamenti e sentimenti che le persone sono ben attente a nascondere
Ricerca basata sull’inchiesta: Metodo in cui un ampio campione rappresentativo ● interviste: implicano. Orientate da una traccia di intervista su temi fondamentali ma cerca di facilitare l’apertura delle risposte ● questionari: basati solitamente su scala Likert da 1 a 5 ● Attenzione perché le domande danno forma alla risposta: le risposte dipendono in buona parte da come viene formulata la domanda (non deve essere orientativa = non si deve suggerire né una valenza negativa né positiva. Cosa pensa della scelta del primo ministro , al posto di è d’accordo con la scelta del primo ministro? )
Ricerca sul campo: raccolta di dati sul comportamento umano in un ambiente naturale. Non molto diversa dallo studio di caso. ● caratterizzata da posizione di osservatore non partecipante del ricercatore ● possono esserci distorsione legate alla presenza dell’osservatore
Come si sceglie il metodo? La scelta di un metodo appropriato è influenzata da fattori che hanno a che fare con:
Rischi della ricerca psicosociale: ● Riduzionismo = cercare di spiegare un fenomeno attraverso termini e concetti propri di un livello inferiore di analisi, con conseguente riduzione della capacità esplicativa ( es. ridurre fenomeni complessi a profili psicologici, oppure degenerazioni delle neuroscienze sociali finendo a individuare in ragioni fisiologiche fenomeni che sono invece sociali) ● Positivismo = accettazione acritica della scienza come unico modo per giungere alla conoscenza: la scienza come religione.
Cognizione sociale = processi e strutture cognitive di tipo consapevole o inconsapevole che influenzano il comportamento sociale e ne sono influenzati → come l’attività cognitiva possa contribuire a spiegare il comportamento sociale
Pensiero sociale = linguaggio interiore, include i simboli anche linguistici che utilizziamo per dare una forma a questo dialogo interiore che è però sempre anche in rapporto con l’altro sociale
Il manuale tratta pensiero e cognizione come sinonimi ma non è così. La cognizione è una parte del pensiero
Secondo il Modello dell’individuo come elaboratore di informazioni , la cognizione: ● agisce come il programma di un computer ● serve ad elaborare, comprendere e memorizzare informazioni percettive ● serve a pianificare il comportamento
Limite di questo approccio: assimila la mente ad un calcolatore (mentre siamo molto più complessi) e ci collochiamo ad un livello molto individuale (si parla di cognizione sociale ma il focus delle teorie è molto più sull’individuo
In questo approccio, conoscenza sociale = frutto di complesso intreccio tra: ● ciò che sta fuori di noi (la realtà) ● ciò che la nostra mente attivamente costruisce e organizza
La percezione umana non riproduce la realtà esterna, ma la ricostruisce (la nostra percezione, anche quella fisica, è sempre una ricostruzione mentale) → quello che percepiamo è sempre una tra le tante possibili versioni della realtà, che varia da individuo a individuo, ma anche nello stesso individuo in momenti diversi (nel tempo ma anche emotivi).
Modelli che si sono alternati nel paradigma della cognizione sociale, per descrivere il funzionamento del soggetto umano (ogni modello è limitato, valorizza un aspetto del nostro funzionamento). Sono modelli che si sono susseguiti temporalmente (e contengono ognuno qualcosa di quelli precedenti, con caratteristiche aggiuntive):
● Modello della coerenza cognitiva: ○ Fa riferimento soprattutto alle teorizzazioni di Festinger. ○ L’obiettivo della mente umana è quella di ridurre incoerenza tra le proprie cognizioni (ciò che pensiamo o tra ciò che pensiamo e un nostro comportamento). es. io posso pensare che il fumo sia dannoso ma fumare lo stesso → incoerenza tra cognizione e comportamento. ○ Ciò che muove la cognizione umana è il tentativo di ricondurre a coerenza l’incoerenza ○ Presupposto che l’incoerenza sia qualcosa di spiacevole e indesiderabile per l’individuo.
2.1 La formazione delle impressioni ● E’ un aspetto della cognizione sociale ● Processo attraverso il quale organizziamo le informazioni relative ad un individuo in una struttura coerente (per noi, per la nostra mente, non con come la persona sente di essere) di conoscenze (da pochi stimoli tendiamo a costruire un’impressione) ● “Ho avuto l’impressione di una persona sensibile" ● Teoria legata alla formazione di impressioni: modello configurazionale di Salomon Asch (1946) ○ Le persone sono concepite dalle altre unità psicologiche ○ Per cui diverse informazioni sono ricondotte ad un nucleo interpretativo unificante ○ Questo nucleo va pensato come una Gestalt (= configurazione. Non è solo un insieme di aspetti, ma una configurazione che emerge da come i suoi elementi si combinano tra loro) che definisce il significato dei singoli elementi ○ Diamo più attenzione ad alcuni elementi rispetto che ad altri, questi elementi vanno a formare delle configurazioni verso cui altri elementi convergono → risponde all’esigenza cognitiva dell’organizzazione delle informazioni ○ Secondo Asch nella nostra mente ci sono attributi/tratti che possiamo definire centrali (= in questo modello sono tratti che sono correlati ad un alto numero di altri tratti, e hanno un’influenza sproporzionata sull’impressione finale) altri periferici (= hanno un’influenza poco significativa) → presuppone che ci siano correlazioni tra tratti quasi automatiche e che quindi alcuni tratti siano collegati tra loro tramite un automatismo cognitivo. es. sapere che una persona possiede uno dei tratti centrali ci permette di inferire altri aspetti della personalità di quella persona) ○ Studio di Asch: simula un primo incontro con liste di aggettivi con “caldo” e “freddo” come tratto centrale → conclude che “caldo/freddo” è centrale e contribuisce in modo determinate all’impressione. “diplomatico/diretto” è periferico. Dall’esperimento emerge che anche “affidabile” è centrale (fortemente correlato ad altri tratti)
○ Gli studi successivi hanno mostrato che i fattori di contesto influiscono sul carattere centrale o periferico di un tratto, quindi non sono sempre validi per tutti
2.1.1 Quali impressioni sono importanti? A partire dagli studi di Asch ci sono stati altri studi per capire quali impressioni sono importanti: ● Teoria di Kelly (1955): le persone hanno convinzioni idiosincratiche (= ciascuno ha le sue preferenze o intolleranze particolari) e durature con cui si rappresentano gli altri. Le chiama costrutti personali → Kelly individualizza la questione. Es. alcune persone di basano sulla moralità, altre sull’ironia, ecc.
● Teoria di Schneider (1973): le persone possono anche formulare più teorie implicite della personalità integrate tra loro. Teorie implicite della personalità = principi generali riguardanti quali tipi di caratteristiche si combinano insieme a formare determinati tipi di personalità → non sono più individuali ma socialmente diffuse su come certi tratti si combinano tra loro → variano anche a seconda delle culture. Es. tendiamo a descrivere un avvocato in modi simili, ma anche un musicista (es. musicista fantasioso, avvocato preciso) anche se in realtà non è sempre così. Le teorie implicite della personalità sono una delle basi per gli stereotipi
Altri due processi che influenzano l’impressione che ci facciamo degli altri. Hanno a che fare con la formazione della memoria. Hanno a che fare con l’ordine con cui le informazioni ci vengono presentate: ● Effetto primacy: Le informazioni che ci vengono comunicate per prime hanno un’influenza sproporzionata sulla cognizione sociale. Ha comunque più rilevanza. ● Effetto recency: Le informazioni comunicate per ultime hanno influenza sproporzionata sulla cognizione sociale. Ha impatto elevato, più dell’effetto primacy in presenza di scarse capacità cognitive (es. se siamo stanchi), scarsa motivazione, disattenzione, lunga lista di informazioni ● Es. nella progettazione di un discorso politico si tende a dare molta attenzione a cosa viene detto per primo e per ultimo. Il resto si perde un po’.
Esperimento di Asch che dimostra l’operatività (funzionalità) dell’effetto primacy: due liste, una per ciascun gruppo. Le due liste sono identiche ma con aggettivi in ordine diverso → l’ordine influisce sull’impressione globale → se ci dicono come prima cosa che una persona è intelligente, ci facciamo un’impressione più positiva rispetto a se ci dicono per primo che è invidiosa.
Tipologie di schemi cognitivi: Schemi di persona ● Strutture cognitive che contengono le informazioni utilizzate per descrivere le persone, possono essere organizzate in base a: ○ tratti della personalità (simpatico, aggressivo, ecc.) ○ altre caratteristiche che descrivono la persona (attività lavorativa, passione, hobby, ecc.)
● Quando una persona ci viene presentata con una certa caratteristica, si attivano gli schemi di persona, che ci portano ad avere un certo tipo di aspettative relativamente alle altre persone. Le aspettative influiscono su: ○ ricordo di azioni compiute da quella persona ○ la comprensione di nuove informazioni → ricordiamo e comprendiamo meglio ciò che è coerente con lo schema che abbiamo in mente
● Ricerca: (Zadny e Gerard, 1974) - prova di memoria sulla descrizione di uno studente universitario → migliore ricordo se le descrizioni della persona sono coerenti con lo schema attivato
Schemi di ruolo ● Schemi che organizzano le conoscenze relative ai comportamenti attesi da una persona che occupa una determinata posizione nella struttura sociale → Se nello schema di persona sono rilevanti i tratti, qui è il ruolo sociale.
● Il significato di un comportamento è compreso/accettato (e anche considerati legittimi/illegittimi) se lo schema è attivato → esempio: medico che ci chiede di spogliarci
● Diversi tipi di ruoli: ○ ruoli acquisiti → sono legate ad una scelta. Gli sono attribuite certe caratteristiche di personalità (medico, ingegnere, attore, ecc.) ○ ruoli ascritti → ruoli che ci vengono assegnati perché legati a certe caratteristiche (es. appartenenza etnica, genere). Spesso funzionano come stereotipi sociali ( es. le donne non sanno guidare )
Schemi di eventi (o script) ● Organizzazioni mentali in cui determinate azioni si susseguono per andare a creare dei “copioni” → sequenze di azioni appropriate in un determinato contesto ● Regolano il nostro comportamento e generano aspettative sul comportamento degli altri ● Ricerca (Rosehan - 1973): influenza degli schemi sull’analisi psichiatrica di schizofrenia → il riferimento che i falsi pazienti fanno al sentire le voci ha attivato schemi di evento (persona che si presenta in clinica → inferenza sulla diagnosi) e di persona (dico di vedere le voci, quindi coerenza), che ha generato la diagnosi.
Schemi di sé ● Organizzano il nostro senso del sé ● Sono gli schemi più complessi, perché quelli relativi agli altri tendono a semplificare
2.2.1 Categorie e prototipi ● Schemi e categorie sono connessi perché prima che si attivi un certo schema si deve prima classificare l’oggetto della propria analisi implicita (persona, situazione, ecc.) ad una categoria
● Concetti principali: ○ Categorizzazione = substrato cognitivo che permette di inserire certe cose in uno schema piuttosto che in un altro, che si attivano a seconda delle informazioni che ricevo
○ Categorie = insiemi sfuocati di caratteristiche organizzate intorno a un prototipo (= insieme di esemplari non identici tra loro ma accomunati da una stessa aria di famiglia.
○ Aria di famiglia = insieme delle qualità che definisce l’appartenenza a una categoria (= ciò che ci consente di pensare come simili tra loro gli appartenenti a una determinata categoria)
● Le categorie possono essere rappresentate attraverso: ○ Prototipo = Rappresentazione cognitiva delle caratteristiche tipiche/ideali che definiscono una categoria (= individuo che non esiste se non come rappresentazione ma che racchiude in sé le caratteristiche che rientrano nell’aria di famiglia → rappresenta il membro più rappresentativo di una determinata categoria)
○ Esemplari = Istanze specifiche rappresentate dai singoli membri di una categoria (= i singoli)
Es. categoria: malattia - aria di famiglia: sono contagiose, possono essere pericolose
- esemplari: peste, ebola, AIDS, covid - prototipo: “la peste” perché magari è stata al centro di molta letteratura, è rappresentativa
○ quando si tratta dei nostri gruppi di riferimento riteniamo più rilevanti le differenze tra i membri del gruppo (noi inclusi) ○ L’effetto è più forte quando la categorizzazione e/o l’aspetto in questione hanno un’importanza soggettiva (= se è importante che io mi metta in una categoria perché da quello dipende la mia identità)
Esperimento sul principio di accentuazione: Tajfel (tashfel) e Wilkes → percezione visiva con 8 linee la cui lunghezza varia in maniera costante e assegnate a lettere. compito di stimare le lunghezze. → solo chi era messo in condizione di classificazione presentava il principio di accentuazione
● Funzioni degli stereotipi: ○ cognitiva = concerne la capacità dello stereotipo di semplificare l’ambiente sociale ○ di difesa = aiutano l’individuo a difendere e legittimare i loro sistemi di valore (es. difendo, legittimo una mia posizione riferendomi a degli stereotipi) ○ sociale = creano o rafforzano le ideologie atte a spiegare azioni collettive verso altri gruppi ○ di differenziazione = servono a differenziare positivamente il gruppo che li possiede dai gruppi di confronto
● Gli stereotipi influiscono anche sugli aspetti collettivi del comportamento sociale di masse di individui
Le persone tendono ad usare categorie di base , cioè di ampiezza media perché:
2.2.3 Acquisizione e scambio degli schemi Gli schemi sono difficili da modificare, perché danno coerenza al mondo sociale che è complesso e imprevedibile (tendiamo a dimenticare tutto ciò che non è coerente con i nostri schemi) ● Acquisiamo o modifichiamo gli schemi attraverso incontri (diretti o tramite media diversi) con istanze che si inseriscono nella categoria ● Tre processi secondo cui gli schemi possono cambiare (secondo Rothbart): ○ registrazione : progressivo accumulo di prove (→ uno stereotipo può modificarsi dopo che abbiamo incontrato una pluralità di persone che vanno piano piano a scardinare il nostro schema) ○ conversione : all’improvviso dopo che si è accumulata una massa critica di prove discordanti (→ le prove di minore validità dello schema vengono accumulate) ○ formazione di sottotipi : per rimediare alla presenza di prove discordanti rispetto allo schema, gli schemi possono formare una nuova sottocategoria.
E’ il più frequente. (→ manteniamo lo schema ma introduciamo al suo interno delle distinzioni. Sorta di eccezione che conferma la regola)
2.3 Come conosciamo e percepiamo gli altri 2.3.1 Codifica sociale Ha a che fare con il processo di elaborazione delle informazioni. E’ un processo e si fonda sugli schemi e categorie (che sono gli elementi).
Fasi del processo:
1. Analisi preattentiva : scansione automatica, inconscia dell’ambiente → ricognizione di un dato contesto ambientale, uno sguardo d’insieme 2. Attenzione focalizzata : Fase che va ad influenzare un po’ tutto il processo → identificazione e categorizzazione consapevole degli stimoli identificati ( es. in un contesto di lezione, mi posso focalizzare sullo sguardo degli studenti per capire il livello di attenzione ) 3. Comprensione : attribuzione di significato agli stimoli (comprensione = attribuzione di senso). Coinvolge anche altri elementi (esempio: il proprio background, le proprie tendenze interpretative, ecc.) 4. Elaborazione inferenziale : collegamento dello stimolo ad altre conoscenze per rendere possibili inferenze complesse
Cosa influenza il processo di attenzione focalizzata : ● salienza : proprietà che distingue uno stimolo dagli altri e che gli permette di attirare l’attenzione ( es. entriamo in una stanza in cui ci sono solo uomini e una sola donna. la donna acquisisce maggiore salienza) → dipende sempre dal contesto. Tendenza a prestare maggiore attenzione a ciò che si distingue rispetto al contesto.
● accessibilità: facilità nel richiamare categorie o schemi che abbiamo già in mente → alcuni schemi che abbiamo in mente sono più accessibili di altri, ci vengono in mente più velocemente e facilmente. Si attivano più facilmente. (es. una persona in auto fa una manovra discutibile → si pensa subito che sia una donna o un’anziano). Dipende sia da elementi personali ma anche culturali. ○ priming : attivazione nella memoria di categorie o schemi accessibili, che influenzano il modo in cui elaboriamo nuove informazioni → quando incontriamo un nuovo stimolo il priming va a recuperare dalla memoria le categorie che risulteranno le più accessibili (che si attivano subito) perché sembrano spiegare meglio e più facilmente (non è detto che sia così)
2.3.2 Come ricordiamo le informazioni: ● secondo reti di associazioni : Modello di memoria in cui nodi o idee sono collegati da legami associativi lungo i quali può propagarsi l’attivazione cognitiva. A partire dall’attivazione di un nodo, l’attivazione si propaga verso alcuni nodi e non altri → rappresentazione metaforica della memoria. Tanto più questi legami associativi vengono attivati, più si rafforzano → diventano percorsi “privilegiati”
● ricordiamo meglio: ○ le informazioni coerenti coi nostri schemi di riferimento (ciò che possiamo ricondurre a qualcosa con cui abbiamo familiarità)
all'osservazione es. vedo un tizio che aiuta una persona anziana ad attraversare, deduco che è una persona altruista → si può cadere nelle tendenze sistematiche
● Processo top-down (deduttivo): L’informazione è elaborata analiticamente a partire da costrutti psicologici o teorie (inclusi schemi e stereotipi). Da un tratto generale che attribuisco a quella persona, inferisco i comportamenti che potrebbe mettere in atto (→ aspettative). es. una persona che studia matematica, mi aspetto che sia precisa nella vita. Prevale se siamo poco motivati → si può cadere nei bias cognitivi
Tendenze sistematiche di inferenza sociale: Correlazione illusoria: percezione di una correlazione tra eventi e stimoli basata sulla loro manifestazione contemporaneamente → concerne i meccanismi della superstizione e di suggestione. es. passo sotto la scala e inciampo: sono inciampata perchè sono passato sotto la scala
Euristiche: (fanno riferimento al modello dell’economizzatore cognitivo) scorciatoie cognitive che, nella maggior parte dei casi, forniscono alla maggioranza delle persone la capacità di produrre inferenze sufficientemente accurate → processo largamente guidato dagli schemi (traiamo conclusioni a sostegno degli schemi che abbiamo a disposizione).
Il ricorso alle euristiche è più probabile: ● nell'elaborazione di giudizi complessi, la cui complessità richiederebbe un impegno cognitivo molto elevato, a cui ci sottraiamo tramite queste scorciatoie ● le situazioni di contesto fanno si che diminuisca l’accuratezza dei processi cognitivi (es. siamo stanchi, abbiamo poco tempo, ecc.)
→ in entrambi i casi dobbiamo fare economia di energia mentale.
Tipi di euristiche: ● Euristica della rappresentatività : Scorciatoia cognitiva grazie alla quale gli esemplari (le singole persone) vengono assegnati a categorie o tipi sulla base della somiglianza complessiva che essi presentano nei confronti della categoria → le cose vengono associate ad una categoria sulla base di quello che identifichiamo come il prototipo di quella categoria (è il prototipo a rappresentare l’aria di famiglia). ○ Interviene quando dobbiamo stimare quanto un esemplare rientra in una categoria ○ Ci consente di trarre conclusioni di tipo probabilistico ○ Si fonda su una percezione di somiglianza ma la percezione è sempre un’interpretazione (di quanto un esemplare e il prototipo di una certa categoria siano simili) ○ Elementi problematici: ■ consideriamo come una certezza quella che è un’ipotesi probabilistica ■ prestiamo attenzione alle informazioni più coerenti con il nostro schema e tendiamo a non considerare altre informazioni che vanno in contrasto
Esempio: Stefano → bibliotecario / Linda → cassiera e attivista
● Euristica della disponibilità: Scorciatoia cognitiva in cui la frequenza o la probabilità del verificarsi di un evento si basano sulla velocità con cui vengono alla mente esemplari o associazioni → le cose che ci vengono in mente più facilmente sono quelle che tendiamo a considerare più comuni e più probabili
La stima della probabilità dipende da: ● tendenza sistematica nella ricerca di informazioni (i “vicini”) → tendiamo a circondarci persone che condividono certe visioni politiche, passioni, ecc. (sono persone che scegliamo) → funziona come un rispecchiamento di sé (ci somigliano) → siamo disposti a ritenere più probabile che gli altri mettano in atto certi comportamenti che sono i nostri anche perché tendiamo a circondarci di persone che si comporterebbero come noi. es. sovrastimiamo la probabilità che un leader politico venga votato maggiormente perché siamo circondati da persone che votino sempre loro
● particolare “immaginabilità” di un evento → si attiva più facilmente e rapidamente nella nostra mente qualcosa che può essere visualizzato in un’immagine specifica. Esempio: le persone valutano come più probabile come causa di morte gli eventi drammatici (incidente aereo, attacco terroristico) rispetto a quella che è davvero più probabile, cioè le malattie cardio circolatorie (che non più difficili da immaginare) ○ tutto ciò che permea l’immaginario collettivo è più disponibile e quindi più lo utilizziamo per fare inferenze
● riferimento al sé → ci vengono più facilmente in mente le cose che ci riguardano. Esempio: tendiamo a sovrastimare il nostro contributo in un’attività di gruppo
● Euristica di ancoraggio e accomodamento: In situazioni di incertezza, per emettere un giudizio o una stima le persone tendono ad “ancorarsi” a una conoscenza nota ed “accomodarla” sulla base di informazioni pertinenti → ci aggrappiamo ad una conoscenza e la utilizziamo come riferimento per emettere giudizi successivi → proviamo a ridurre l’incertezza prendendo quell’informazione come presupposto del ragionamento inferenziale e finiamo a recuperare dalla memoria solo le informazioni che confermano le ipotesi di questo presupposto
Esempio 1: esperimento di simulazione di giuria (Greenberg). L’ordine con cui i reati venivano sottoposti alla giuria influenzava la severità delle pene → Se partivano con reati più gravi tendevano a dare pene più severe anche ai successivi e viceversa
Esempio 2: tendenzialmente se il docente parte da un esame molto ben fatto, la media dei voti sarà più alta che non se si inizia da un esame scarso a cui dà un voto basso.
● Accade perché a partire da queste conoscenze già note tendono a crearsi delle cornici che vanno ad influenzare i giudizi effettuati successivamente
○ stabilità : la causa è stabile in diverse situazioni? Maggiore stabilità correlata ad aspettative più positive per il futuro ○ controllabilità : la causa è controllabile o no dall’individuo? Solo quelle interne possono essere considerate controllabili
● I modi in cui questi fattori si intrecciano influenzano l’attribuzione di causa. Questo influenza le nostre emozioni. Influenza anche i nostri comportamenti successivi o previsioni e aspettative Es. se da studente di liceo sviluppo la teoria di non andare bene perché sto antipatico al professore, questo influenzerà il comportamento (non studiare perché è inutile) e anche l’aspettativa del professore (che non studio)
2.5.2 Attribuzione causale in azione
Teoria dell’autopercezione: aumentiamo la conoscenza di noi stesso facendo autoattribuzioni, cioè attribuendo cause e senso al nostro comportamento (--> usiamo più un procedimento induttivo che deduttivo quando si tratta di noi)
→ Attraverso la cognizione attribuiamo un significato all’attivazione corporea, associandole un’emozione (es. vergogna = arrossamento del viso). Non arriva prima l’emozione e poi l’attivazione corporea correlata ma il contrario, a seconda dell’interpretazione che do a quell’attivazione corporea
Esperimento di Schachter: fa un’iniezione di adrenalina ai partecipanti (--> induce attivazione fisiologica) e manipola il contesto:
stimolo → attivazione corporea → valutazione del contesto → interpretazione dell’attivazione corporea → emozione
Teoria di Rotter: stile attribuzionale. ● Ci sono differenze individuali definite stili attribuzionali che determinano uno stile specifico per ciascuno legato alle modalità in cui individuiamo le cause dei comportamenti.
● Distinzione tra stili interni ed esterni: alcuni individui hanno una tendenza maggiore a fare attribuzioni di tipo interno (le cose accadono perché le facciamo accadere) o esterno (accadono per caso, per fortuna, oppure agenti esterni)
● Mette in evidenza come il modo in cui tendiamo ad attribuire le cause è un pattern ricorrente per ciascuno di noi legato a come interpretiamo gli eventi
● Il nostro stile attribuzionale può dipendere e si ricollega ad altre dimensioni che sono individuali (stato d’animo, aspetti di relazione, patologie depressive, ecc.)
2.6 Tendenze sistematiche nell’attribuzione delle motivazioni Scopo dell’attribuzione → compiere inferenze corrispondenti (= processo di attribuzione del comportamento a disposizioni di fondo): capire se il comportamento di una persona riflette disposizioni interne/qualità stabili. → avviene attraverso l’osservazione delle azioni di un soggetto e degli effetti prodotti → l’osservatore deduce che una certa azione è causata da specifici tratti di personalità (disposizioni) di colui che agisce
→ Conoscere le disposizioni di una persona permette di prevederne il comportamento
Fattori che influiscono sull’inferenza disposizionale: ● analisi degli effetti non comuni (in quanto osservatori effettuiamo più frequentemente un’inferenza disposizionale quando un comportamento genera effetti non comuni, particolare - non possono essere fattori di contesto perché l’effetto è così specifico che deve essere attribuito alla persona)
● desiderabilità sociale (effettuiamo un’inferenza disposizionale quando gli effetti di quel comportamento sono socialmente indesiderabili → non rispettano le norme sociali condivise in quel contesto)
● libera scelta (effettuiamo un’inferenza disposizionale quando i comportamenti derivano da scelte totalmente libere, che supponiamo non siano state orientate da elementi di contesto sociale)
● aspettative comportamentali legate ai ruoli (effettuiamo un’inferenza disposizionale se il comportamento non deriva da aspettative legate a determinati ruoli sociali. es. se vediamo una persona, che sappiamo essere un medico, aiutare una persona in difficoltà, la associamo al ruolo sociale del medico. Se quel comportamento è messo in atto da una persona che non è un medico e che non ha un ruolo sociale che si lega a quel comportamento di aiuto, lo attribuisco alla persona)
I comportamenti che leggiamo come produttori di effetti socialmente indesiderabili sono quelli verso cui più frequentemente colleghiamo un inferenza disposizionale, perché sono il frutto di un’infrazione di una norma sociale.