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riassunto del miracolo economico cap 5 del 900 italiano
Tipologia: Appunti
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Il 1960 fu un anno cruciale, lo si ricorda in genere per le grandi manifestazioni antifasciste di protesta che si svolsero in tutta Italia contro il governo Tambroni che aveva autorizzato il movimento sociale italiano a tenere il suo congresso a Genova, città medaglia d’oro della resistenza. Ci furono numerosi scontri con la polizia, si contarono una decina di morti e oltre un centinaio di feriti fra i dimostranti. Nel 1960 ci fu il tramonto dei governi centristi. La coalizione tra democrazia cristiana, liberali, repubblicani e social democratici non sarebbe più divenuta la stessa dopo che i liberali avevano ritirato il loro appoggio al governo Segni. I socialisti con la loro astensione avevano assicurato l’avvento in agosto di un governo presieduto da Fanfani formatosi in un una situazione di emergenza, a tale proposito Tambroni dovette rassegnare le dimissioni in seguito ai drammatici eventi degli ultimi due mesi. Nenni aveva sganciato il partito socialista dai rapporti collaterali con il Pci, fin da quando Togliatti non aveva condannato la repressione sovietica della rivolta popolare in Ungheria. Nelle elezioni del Novembre 60 il Psi era regredito e la Dc aveva perso un milione di voti a favore dei liberali. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, alla Casa Bianca stava per insediarsi Kennedy, ma non si sapeva quali sarebbero stati gli orientamenti dell’amministrazione americana. Al vaticano i dirigenti della dc non dovevano collaborare con il Partito socialista poiché ispirato a principi marxisti. Dal punto di vista economico la gente era rinfrancata dall’incremento dell’occupazione , si erano dunque dimenticati gli anni bui del dopo guerra anche se i servizi pubblici, le scuole e gli ospedali erano carenti ma complessivamente vi era un clima di ottimismo. Nel 1960 l’Italia ebbe un’importante riconoscimento in campo finanziario. Un giornale inglese aveva definito questa fase come “Miracolo economico”. Alla lira era stato attribuito l’Oscar della moneta più salda tra quelle del mondo occidentale. Grazie anche agli aiuti americani del Piano Marshal la ripresa era avvenuta più velocemente del previsto. Nel nord est erano attive grandi fabbriche e si assisteva alla diffusione delle ciminiere, nel resto della penisola si aveva a che fare con un’economia di sussistenza. Molte zone del sud però erano ancora arretrate, vi era un forte analfabetismo e disoccupazione ma pure al nord non era tutto “rose e fiori”. Nel 1950 il governo de Gasperi aveva varato una riforma agraria e istituito la Cassa del Mezzogiorno, erano poi seguiti provvedimenti per lo sviluppo dei trasporti ferroviari e dei metanodotti e delle telecomunicazioni. Tuttavia non si pensava che l’italia potesse volare molto in alto data la scarsità di materie prime. Nel 1954 infatti il Piano Vanoni faceva affidamento soprattutto sull’espansione dell’edilizia e delle opere pubbliche, e aveva l’obiettivo di creare quattro milioni di posti di lavoro durante il decennio 1955-64, di ridurre lo squilibrio esistente tra Nord e Sud e di mettere in atto la ristrutturazione della distribuzione delle forze di lavoro. Proprio nel 1958, quando entrò in vigore l’accordo tra i paesi della cee (comunità economica europea) erano sempre più evidenti i segnali che l’economia italiana stava crescendo. Il prodotto interno lordo crebbe del 6,6 percento. L’eccezionale svolta economica di quel periodo si deve soprattutto alla manodopera a bassi costi rispetto a quelli vigenti nelle imprese straniere. Inoltre nei maggiori complessi industriali si adottarono alcune attrezzature e tecnologie che erano già collaudate nei paesi più avanzati ad esempio negli Stati uniti. Altrettanto prezioso fu l’utilizzo di nuove fonti energetiche : impianti termoelettrici e l’incremento della produzione nazionale di metano e la fornitura di gas naturale. Si diede
grande impulso agli investimenti, a rendere possibile ciò fu da un lato un crescente volume di depositi bancari, dall’altro la severa vigilanza della banca d’italia. Al di la delle forti contrapposizioni che dividevano il paese, vi era un desiderio collettivo di riscatto ed emancipazione sociale con una grande fiducia nell’avvenire. Aspetto importante dell’industria è anche il fatto che si era venuta a creare una convergenza tra mano pubblica e mano privata. La prima includeva soprattutto i settori di base come la siderurgia,la cantieristica e i servizi telefonici, mentre l’altra comprendeva per lo più i settori dei beni di consumo durevoli dalle automobili ai pneumatici, dai motoscooter agli elettrodomestici, dai prodotti tessili a quelli chimici ecc. D’altronde per avere un’idea di quanto fossero complementari la mano pubblica e la mano privata, basti pensare che grazie all’incremento della produzione di laminati piani a prezzi decrescenti da parte delle aziende della finsider di Sinigaglia, le imprese meccaniche private erano potute diventare il settore di punta dell’industria italiana. Non solo: fra l’eni di Mattei e la Fiat di Valletta si era venuta a creare una confluenza di obiettivi e interessi, in quanto l’importazione di petrolio e l’ampliamento della rete di distribuzione di carburante concorrevano ad assecondare lo sviluppo della motorizzazione di massa. Di fatto quella italiana era divenuta così una vera e propria economia mista. Il sistema di economia mista qual’era andato configurandosi, aveva la sua ragion d’essere in una serie di connessioni e interdipendenze funzionali sia alla crescita di statura dell’industria italiana che alla sua espansione nei circuiti internazionali. L’industria privata era riuscita ad accrescere le sue chance puntando su un ventaglio di prodotti caratterizzati da una domanda relativamente composita ed elastica, analoga a quella esistente nei paesi europei con un più alto livello di redditi e consumi. Furono queste le leve che concorsero all’avvento di un sistema economico export-led trainato dalle esportazioni. Si trattava di una gamma di prodotti con un livello tecnologico intermedio come autoveicoli, elettrodomestici, materie plastiche e fibre sintetiche. Grazie a questo genere di merci le esportazioni crebbero di oltre il 16 percento nell’ambito del movimento commerciale con l’estero. L’adesione alla comunità europea si rivelò una decisione lungimirante. L’Italia riuscì con questi progressi a ridurre i suoi divari di partenza con l’Inghilterra e la Francia e a superare paesi come il Belgio e l’Olanda, che in passato l’avevano preceduta. L’Italia stava per diventare il terzo paese occidentale per potenza elettronucleare in esercizio. È opportuno dire che il miracolo economico non fu omogeneo, una parte del paese aveva conosciuto un decollo industriale, mentre il sud continuava a vegetare nell’ambito di un’economia assistita. Il mezzogiorno inoltre scontò in quegli anni le conseguenze della crisi di suez che comportò il dirottamento di traffici intercontinentali e perciò l’indebolimento delle attività mercantili. Al sud inoltre si assiste a uno spostamento delle persone verso le roccaforti industriali del Nord e tra il 1951 e il 1961 le regioni del meridione persero più di 1.770.000 abitanti per lo più in età fra i 20 e i 40 anni. Al nord aveva preso il via anche una motorizzazione di massa con le prime utilitarie, la 600 e la 500 della fiat. Dopo gli scooter e i motocicli dell’immediato dopo guerra si sentiva la necessità delle quattro ruote. I notevoli progressi economici sorpresero la classe politica, in quanto non si erano valutati gli effetti che avrebbero prodotto le innovazioni tecnologiche e non si erano percepiti i cambiamenti che stavano avvenendo in alcune regioni centrali e nord orientali del paese dove si era formato un ceto di piccoli imprenditori e artigiani specializzati, provenienti in molti casi dall’ambiente contadino. Il punto più debole dell‘economia