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La partecipazione dell'Italia nelle due guerre mondiali, dal Patto di Londra del 1915 al Miracolo Economico degli anni cinquanta. Vengono trattati i fattori che hanno portato all'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, le conseguenze della guerra, la crisi del 1929 e l'ascesa del fascismo, la seconda guerra mondiale e la sua influenza sulla costituzione italiana e sull'integrazione europea.
Tipologia: Appunti
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Appunti storia contemporanea 17/ Lo Storico viene paragonato all’orco che va dove sente la carne umana, perché la storia di questo si occupa, cioè la storia si occupa della vita delle persone in carne e ossa, persone che hanno vissuto in un determinato tempo in un determinato spazio. io vi ho citato Marco Block perché è stato un grande maestro di storia è quella frase sullo storico come orco è tratta da una sua opera molto importante che si intitola “ Apologia della storia ”, un'opera incompleta e pubblicata postuma grazie un caro amico e collega. È un’opera che Marc Bloch scrive durante l'occupazione nazista della Francia, egli era un professore universitario, aveva già superato i 50 anni e avrebbe potuto starsene a casa oppure avrebbe potuto fare semplicemente il professore universitario, senza rischiare la vita. Invece decide di fare il partigiano, decide di mettersi in gioco e pagherà la vita con questo perché quando verrà catturato, verrà fucilato, lasciando incompleta l’opera che stava scrivendo e che si apre con una domanda: Block immagina un fanciullo che chiede al padre a cosa serve la storia. È evidente che una domanda come questa, fatta durante la Seconda guerra mondiale, e che quindi seguiva dopo pochi anni un'altra guerra mondiale, è una domanda che metteva in discussione il senso stesso del fare storia. Se non è maestra di vita infatti, a cosa serve la storia? le risposte di Block sono molte e ci servono a riflettere sul passato e sul presente. L’orco di cui parla Block, quando parliamo di uno storico contemporaneo, deve porsi dei problemi particolari, dei problemi specifici, nel senso la storia contemporanea, rispetto alle altre storie, ha delle proprie peculiarità. Benedetto Croce diceva che la storia è sempre contemporanea. Il fare storia in quanto atto di pensiero, è quindi un atto di giudizio, cioè nasce dal soggetto che si pone la domanda sul passato. Croce credeva che la storia nascesse nel presente, si occupa del passato, ma il passato non esiste più, appartiene appunto a ciò che è stato. e noi che veniamo dopò possiamo provare a ricostruire ciò che è stato, a darne un’interpretazione che non sarà mai la ricostruzione esatta di ciò che è venuto, ma è una rappresentazione che ci permette di darci un'idea, un'impressione una rappresentazione di quel passato lì. La storia quindi è sempre contemporanea, ma la storia che si occupa dell’età contemporanea ha delle caratteristiche specifiche. la prima è che noi siamo appunto soggetti di un certo tempo, noi viviamo nell’oggi ed è con gli occhi dell'oggi e con la cultura dell'oggi che guardiamo al passato. per quello il passato è una proiezione del nostro presente, che nel caso della storia contemporanea è più complesso, perché passato e presente sono a contatto ravvicinato. Lo storico nato nel 900 si occupa del tempo al quale ha appartenuto, del suo stesso tempo. In passato le fonti erano molto di meno, cioè per esempio uno storico del’età antica per esempio, uno storico dell'età medievale, hanno un problema: nel momento in cui si accingono a ricostruire un passato, devono fare i conti con delle fonti molto spesso ridotte di numero e non hanno la fortuna che hanno gli storici contemporanei, che devono fare i conti con una massa inesauribile di fonti. Per questo lo storico dell età contemporanea ha delle difficoltà particolari, nel senso che si tratta di selezionare, di fare una cernita. gli storici delle altre epoche questo possono farlo.
C’è anche però una differenza non solo quantitativa, ma anche qualitativa la storia per come si fa oggi non ha limiti di fonti, la storia per esempio ottocentesca era una storia che utilizzavo un numero limitato di fonti, si occupava prevalentemente della storia dell' elite, della storia dei grandi uomini, o dei re. Nel corso del 900 si è ampliato l'oggetto della storia, questo grazie proprio a Block e al suo amico e collega Fevres, che nel 1929 fondarono la rivista intitolata “Annal”, una rivista per molti versi rivoluzionaria perché mentre appunto la storia precedente si occupava di diplomazia, di relazioni internazionali, questa nuova storia è diventata la storia più ricca; è nata la storia sociale, la storia economica, la storia delle mentalità e dei costumi, poi verrà la micro storia cioè si è ampliato per l'appunto il campo di indagine e questo ha dato agli storici molte possibilità di ricerca. Per esempio è stato scritto da poco un libro sulla storia della lavatrice da parte una storica italiana. e perché la storia della lavatrice è a tutti gli effetti un argomento di storia? perché se noi prendiamo una storia delle donne nel 900, capiamo che ha cambiato la vita di milioni di donne, nel momento in cui la lavatrice compie un’operazione che prima in una società evidentemente maschilista e paternalista era svolta solo dalle donne. la lavatrice libera il tempo delle donne che quindi possono studiare, possono lavorare, ed ecco che sulla base di questa considerazione la storia della lavatrice è storia a tutti gli effetti perché ci mostra un aspetto importante della vita sociale ed economica del costume della nostra società. Sicuramente gli storici di domani dovranno reinventarsi il loro mestiere e questa è una caratteristica di tutto il 900 nell’evoluzione del modo di studiare, di fare la storia. Dobbiamo chiederci quale contemporaneità noi affronteremo e in questo senso va detto subito che il concetto di contemporaneità non è unico e non è neanche fermo e immutabile, ma si evolve. Conosce degli slittamenti che portano a definire delle diverse periodizzazioni. cos'è una periodizzazione è il modo in cui noi organizziamo il tempo, cioè il modo in cui attribuiamo un significato al tempo. Naturalmente la periodizzazione non è univoca e ciò dice dipende rispetto a come noi interpretiamo il passato, al significato che diamo al passato anche la periodizzazione è destinata a cambiare rispetto a come il presente guarda il passato. Tre esempi di tre libri di storia contemporanea che ci danno la definizione di contemporaneità diversa: il primo volume è un libro uscito all'inizio degli anni '90 pubblicato dallo storico italiano Massimo Salvatori, che definisce la periodizzazione della contemporaneità dal 1815 al 1991. salvatori sceglie il 1815, e quindi il congresso di Vienna e la restaurazione dopo la rivoluzione francese, come il punto di avvio di quella che è la storia contemporanea e sceglie il 1991, con il crollo del comunismo e dell'unione sovietica, come il punto di arrivo della sua periodizzazione. Quella di Salvatori è una contemporaneità lunga, cioè dura quasi 200 Il libro “Il secolo breve”, che ha avuto un successo che possiamo definire planetario, di Eric hobsbawm, dove egli definisce la contemporaneità dal 1914 al 1991, quindi una contemporaneità breve che dura circa 77 anni, e individua nello scoppio della Prima guerra mondiale una cesura storica, cioè la fine del mondo ottocentesco e l’avvio di una serie di fenomeni e
popolazione, creando dei campi di concentramento. Un altro elemento di novità è l’aspetto tecnologico per quanto riguarda gli armamenti, ma vengono sperimentati anche telefoni da campo e il telegrafo , che consente di trasmettere le informazioni in tempo reale. Influenza anche la guerra, perché a Londra arrivano continuamente notizie sulla guerra. Oltre all’aspetto temporale della contemporaneità, dobbiamo considerare anche l’aspetto spaziale: la storia è stata a lungo una storia eurocentrica. Salvadori fa iniziare la contemporaneità con il Congresso di Vienna del 1815, che è un evento strettamente europeo. Questa idea di eurocentrismo è entrata progressivamente in crisi. Jack Goody scrisse “ The Theaft of History ”, I ladri sono gli occidentali, e in particolare gli europei. In quest’opera Goody denuncia come troppo spesso i lavori degli storici sia stato filtrato da una prospettiva europea, e in quanto tale parziale. Il furto di cui parla Ghudi non è solo relativo alla periodizzazione, ma è anche un’imposizione culturale gli europei hanno deciso che l’unica storia che aveva valore, è la loro storia, che è una storia scritta. Il furto riguarda anche concetti come individualismo, contemporaneità, ecc. gli europei hanno attribuito la paternità di questi termini proprio alla loro cultura, nonostante fossero presenti anche in altre culture, soprattutto in Asia. La situazione si è evoluta e si sono sviluppate nuove forme di fare storia: World History , che è il tentativo di fare una storia che tenga conto della sincronia degli eventi che si sviluppano sul pianeta; Global History , la storia delle relazioni tra le parti del mondo. Siamo dentro a un fatto storico? (Coronavirus) Questo può cambiare gli italiani? Cosa ne sarà dell’Unione Europea? Questa pandemia di Cornovirus è un fatto storico, anche se questa non è la prima Pandemia che l’umanità ha dovuto affrontare influenza spagnola, chiamata così perché, mentre i vari paesi europei erano in guerra e c’era la censura, la spagna era un paese neutrale, si diffonde la notizia di questa malattia. Gli altri paesi in guerra non danno notizia di questa malattia, perché se i nemici fossero venuti a sapere della diffusione di questa malattia, avrebbero potuto considerare e vedere nel fronte interno un carattere di debolezza. La censura proibisce quindi di pubblicare la notizia di questa malattia. Lo fanno invece i giornali spagnoli che appunto era neutrale nella guerra. È probabile che sia partita dalla Francia, per estendersi poi tra l’esercito tedesco e diffondersi in tutto il mondo. “ 1918, L’influenza spagnola, la pandemia che cambiò il mondo ” di Laura Spinney nel 2017 si esamina ciò che è cambiato dal primo caso ufficiale, il 4 marzo del 1918, e l’ultimo caso, nel 1920. La spagnola causò circa tra le 50 e le 100 milioni di vittime, più morti di quelli causati dalle due guerre mondiali. Si trattò di un evento globale che però non trova spazio in un capitolo. “ La spagnola in Italia ” di Eugenia Tognotti 19/ La contemporaneità non è una periodizzazione fissa, ma varia molto.
Periodizzazione della contemporaneità a partire dagli ultimi 30 anni dell’ perché in quegli anni si verificano eventi che anticipano alcuni aspetti della modernità: Seconda rivoluzione industriale e globalizzazione economica Imperialismo e colonialismo Emergere in Europa di un nazionalismo aggressivo e il militarismo. Questa prima fase di industrializzazione conosce, a partire dall’ultimo trentennio dell’Ottocento, una nuova fase impetuosa. Si parla di Seconda rivoluzione industriale forte progresso tecnico e scientifico. Sono i decenni in cui la chimica e la biologia fanno passi da gigante, si diffondono nuove conoscenze. La Seconda rivoluzione industriale introduce materiali e tecnologie mai conosciute fino a quel momento: acciaio, petrolio, l’elettricità, le comunicazioni a distanza. Un altro aspetto della rivoluzione tecnica è la standardizzazione standardizzare i pezzi, che siano sempre uguali. Cambia anche l’organizzazione del lavoro, verrà introdotto il Taylorismo. Questa nuova industria che sta nascendo, è un’industria più grande, nascono le società per azioni e nascono i cosiddetti Trust dei tentativi, tra le grandi imprese, di accordarsi tra loro per eliminare la concorrenza. Crescente legame di capitali e interessi tra sistema finanziario e grande industria nasce la Banca Mista. L’intreccio tra banche e industrie può essere definito pericoloso. Si sviluppa il commercio internazionale grande circolazione di materie prime e l’emergere di nuove potenze economiche: Giappone e Stati Uniti. L’ascesa del Giappone si colloca proprio durante la Seconda rivoluzione industriale. 1905 la Russia viene sconfitta dal Giappone. L’ascesa degli Stati Uniti sono già la prima potenza industriale, durante le due guerre mondiali. Si tratta di un mondo sempre più progredito. Queste trasformazioni tecnologiche hanno un impatto anche dal punto di vista bellico. Il progresso tecnico genera infatti armi automatiche come le mitragliatrici, nasce l’artiglieria pesante, alcune invenzioni, che nascono come invenzioni civili (aereo, auto) saranno poi utilizzate anche per l’uso militare. C’è un progresso tecnico, ma c’è anche una crescita dell’industria bellica. L’industria dell’acciaio della Germania nel 1912 aveva oltre 70 mila dipendenti, quindi erano in grado anche di influenzare le scelte del proprio governo. Nasce in questo periodo anche il concetto di società di massa: c’è una trasformazione della struttura della società. L’imperialismo europeo (Età degli Imperi 1870-1900): buona parte dei paesi europei ha rimosso ciò che è accaduto nel corso dell’800. In pochi anni gli europei conquistano territori sterminati: la Gran Bretagna conquista un territorio di 13 milioni kilometri quadrati di colonie. Alla vigilia della Prima Guerra mondiale, circa trenta milioni di kilometri quadrati di colonie sono stati conquistati dai territori europei: è soprattutto l’Afrika la vittima di questa conquista. L’imperialismo è fondamentale per capire la Prima guerra mondiale perché è un laboratorio dal punto di vista militare: questa conquista è compiuta da piccoli gruppi di soldati, che possono approfittare del loro grande sviluppo
HobsbawnNegli anni 10 del 900 una nota ditta tedesca che produce mitragliatrici riesce a far pubblicare su un noto giornale francese (Le Figaro), un trafiletto in cui si riporta una notizia che il governo francese ha intenzione di raddoppiare la produzione di armamenti. Si tratta di una notizia falsa, fatta in modo tale che anche il governo tedesco possa impegnarsi per poter avere più armi. Il sistema di alleanze che esisteva in Europa in quel momento: due alleanze principali Triplice alleanza , nasce nel 1879, come alleanza inizialmente tra Austria e Germania a cui si unisce poi anche l’Italia, nonostante ci fossero ancora delle tensioni tra Austria e Italia perché alcuni territori dell’Italia facevano ancora parte dell’impero asburgico. La scelta dell’Italia è dovuta al fatto che essa aveva necessità di avere come vicini paesi più forti. Si tratta di un’alleanza difensiva. Triplice Intesa (1904) formata da Francia, Regno Unito, si basa su un obbiettivo convergente: entrambi sono interessati a mantenere lo status quo che sembrava sempre più minacciato. Per la Gran Bretagna si trattava di difendere il proprio il primato nella flotta in mare, per la Francia si trattava di difendere il proprio primato continentale. A questa alleanza si unisce poi la Russia. Queste alleanze avvenivano però segretamente. In questo contesto il 28 giugno 1914 si verifica un attentato: un nazionalista slavo, Gabrielo Prinzip (?), spara all’erede al trono D’Austria, durante una visita a Sarajevo. Si tratta della causa occasionale della guerra. Questo attentato fa si che l’opzione bellica sia presa in considerazione dai governi. Si immagina che sarà una guerra breve e anche per questo c’è una forte predisposizione alla guerra. In poche settimane l’Europa precipita quindi in una guerra generale. Scelta delle elites di partecipare alla guerra. Tra le grandi trasformazioni che si verificano durante la Seconda Rivoluzione industriale c’è anche la nascita di una società di massa, connessa allo sviluppo dell’opinione pubblica: si crea un pubblico interessato alle scelte del governo. Le opinioni pubbliche da una parte sono influenzate dai governi, ma al tempo stesso essa è capace di esercitare enormi pressioni sui governi quindi i governi chiamano alla guerra e la massa risponde in modo entusiasta (migliaia di giovani vanno infatti al macello con gioia). Mentre ci si avvia alla guerra, le opinioni pubbliche si schierano per il proprio paese. Nel 1979 esce un libro di Eric Lied che si chiama “No Man’s Land”. Si articola in tre parti: Viene esaminato l’immaginario della guerra prima della guerra Viene esaminata l’esperienza reale e quotidiana della guerra combattuta Viene esaminata come la guerra avrà degli impatti anche dopo il conflitto. Non si tratta di uno studio semplicemente militare, ma prettamente psicologico. Infatti quando è scoppiata la guerra, in tante capitali europee, centinaia di migliaia di giovani scendono in strada in preda all’euforia. Lied si interroga su questo fenomeno, perché questi giovani sarebbero stati vittime di
una vera e propria carneficinaGli europei erano disabituati alle guerre sul proprio continente, perciò non si aveva la percezione di che guerra si sarebbe combattuta. Molti vivono la guerra come una vera e propria liberazione, da un mondo che viene visto come una gabbia, un sistema di regole. Lied rileva poi la cosiddetta comunità d’agosto: si svolgono feste, si diffonde un forte senso di solidarietà. Si ha la sensazione di sta entrando a far parte di una vera e propria comunità. Questo succede in tutte le capitali d’Europa. Ma questo fenomeno di entusiasmo alla guerra non si ritroverà nel 1939, quando scoppierà la Seconda guerra mondiale. La prima vittima della guerra è la seconda internazionale socialista, un’organizzazione che riuniva i partiti socialisti dei paesi e aveva come scopo quello di coordinare le forze e i partiti socialisti. Durante la Prima guerra mondiale però l’internazionale socialista, nonostante si fosse opposta profondamente alla guerra, mostra tutta la sua impotenza ognuno per sé. Questo avviene soprattutto in Germania, con la SPD , che vota a favore dell’intervento bellico. Il 4 agosto del 1914 l’SPD vota a favore dell’intervento bellico e nello stesso giorno si svolgono le esequie di Jean Jaures, politico che si voleva opporre alla guerra fino in fondo, che viene assassinato da un nazionalista che lo accusa di essere un nemico del Paese. Contro la guerra si schierano solo poche minoranze (sinistra) e il Partito socialista italiano che aveva dichiarato neutralità assoluta. Si diffonde in quel periodo il concetto di internazionalismo, tutti sono uguali (?). 24/ Una guerra Nuova La Grande Guerra si pensava fosse stata causata dalla Germania, ma nel corso degli anni, altri fattori vengono considerati: la disposizione delle varie classi dirigenti europee verso la guerratutti sono disposti a fare la guerra. L’unica nazione che cerca di opporsi è la Gran Bretagna. Altri fattori sono le influenze delle potenze militari, c’erano interessi economici forti che premevano per la guerra. Tutti accettano l’idea della guerra e tutti la cominciano convinti che si tratti di una guerra breve e convinti di poterla vincere. Questa guerra è stata considerata un vero e proprio spartiacque. Si è trattata di una guerra nuova sotto molteplici punti di vista: Si è trattato di una guerra di posizione e quindi di logoramento attacco che la Germania sferra contro la Francia, dove viene eseguito il piano Schlieffen. I tedeschi pensavano di attraversare il Belgio, paese neutrale, e cercano di dilagare in Francia. Questo attacco a sorpresa inizialmente funziona, ma poi i tedeschi vengono cacciati indietro. Dopo varie settimane di guerra i paesi cozzano e sono costretti a trovare dei rifugi TRINCEA, che diventa il luogo simbolo della guerra. Esistevano vari tipi di trincea, a seconda del campo di battaglia. Nel caso del fronte che vede opposta Italia e Austria, le fortificazioni sono diverse, perché si tratta di un fronte che si trova in mezzo alle montagne. La vita di trincea alternava periodi di stasi e di noia e periodi di assalti. Eserciti di massa: in tutti i paesi vige la coscrizione obbligatoria, si tratta quindi di eserciti giganteschi. Nel 1914 vengono chiamati al fronte 6 milioni di uomini ma nel corso dei 5 anni verranno chiamati circa 65
Quando scoppia la guerra, inizialmente il governo italiano si dichiara neutrale. A guidare il governo in quel momento c’era Antonio Salandra, avversario di Giolitti. La neutralità è una scelta legittima: la Triplice alleanza era infatti un’alleanza di tipo difensivo, in questo caso la guerra la scatenano la Germania e l’Austria, quindi l’Italia non era tenuta ad intervenire accanto a queste due potenze. Nei 9 mesi successivi, l’opinione pubblica e la politica italiana si spaccano su cosa fare: neutralisti ed interventisti. Si tratta di due gruppi eterogeneii. Per quanto riguarda i neutralisti : C’era la figura di Giolitti e dei giolittiani. Giolitti credeva che l’Italia avrebbe potuto ottenere molti vantaggi economici e territoriali rimanendo neutrali. C’era poi il fronte rappresentato dalle masse cattoliche e dalla chiesa. La terza componente è rappresentata dal Partito Socialista Italiano, che allo scoppio della guerra lancia una parola d’ordine: neutralità assoluta. L’ideale che li guida è l’internazionalismo. Queste tre componenti rappresentavano la maggioranza, nel Paese e nei parlamenti. C’era qui una maggioranza alla neutralità ma si trattava di partiti divisi. Per quanto riguarda gli interventisti : L’Associazione nazionalista italiana (1910), con a capo Enrico Corradini. (interventismo di destra) Interventismo democratico e di sinistra: Frange dell’estrema sinistra: sindacalisti rivoluzionari, parte degli anarchici che vedevano nella guerra una possibilità; Repubblicani, che vedevano la guerra come un modo per completare il Risorgimento. Intellettuali, artisti, studenti. Spicca la figura di D’Annunzio, che fu il simbolo dell’interventismo. L’apice viene raggiunto dalle “gloriose giornate di maggio”, quando la guerra appare imminente, nel quale D’annunzio tiene un discorso a Quarto, perchè da lì era partita la Spedizione dei Mille. Il caso Mussolini Il 1914 segna una cesura nella vita di Mussolini, che fino a quel momento è stato l’astro nascente del socialismo italiano, un leader giovane, radicale e rivoluzionario, e in questo anno è il direttore dell’”Avanti”. Allo scoppio della guerra, si schiera decisamente contro la guerra. Nel corso dell’estate iniziano a circolare voci sui suoi presunti dubbi, e in un articolo che egli pubblica sul suo giornale il 18 ottobre 1914, manifesta la sua nuova posizione in questo articolo egli è abilissimo perché dice e non dice, provocando delle reazioni. Egli è infatti costretto ad abbandonare la guida di quel giornale, fondandone un altro “Il Popolo d’Italia”, dove si schiera pubblicamente contro la posizione del partito socialista italiano. Questo determina la sua espulsione dal partito socialista. Il patto di Londra Mentre l’opinione pubblica e la politica si divide tra interventisti e neutralisti, il re, il primo ministro Salandra e il ministro degli esteri Sonnino, inviano delle trattative segrete con Francia, Gran Bretagna e Russia per entrare in guerra.
Il 26 aprile 1915 viene firmato il Patto di Londra : l’Italia si unisce all’intesa e si impegna ad entrare in guerra in un mese: in caso di vittoria, l’Italia otterrà l’Istria e la Dalmazia, il sud Tirolo, Trento e Trieste e la Venezia Giulia. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra quindi in guerra contro l’Austria e inizia le manovre militari. Nel 1917 segna però una svolta, perché in quell’anno SI VERIFICANO 4 EVENTI: L’Usa entra in guerra: fino a quel momento gli Stati Uniti avevano avuto una politica isolazionista, erano interessati a ciò che accadeva vicino a loro, ed erano poco interessati a ciò che accadeva in Europa, poiché l’opinione pubblica statunitense non voleva essere coinvolta in questa guerra, tanto che il Presidente Wilson viene rieletto nel 1916, dirigendo la propria presidenza proprio sulla promessa che gli Usa sarebbero stati neutrali. Ma Wilson sorprende tutti e nel 1917 entrano in guerra, spinti soprattutto da interessigli interessi americani sono colpiti dalla guerra sottomarina condotta dalla Germania (interessi economici e democratici). Entrano in guerra non per delle conquiste territoriali, ma per difendere la libertà dei mari e i diritti delle nazioni europee oppressi (ideali liberali e democratici). Questo verrà sistematizzato nei 14 punti di Wilson: manifesto della politica statunitense del 900 abolizione dei dazi doganali, economia liberalizzata, è necessario abolire la diplomazia segreta, libertà di navigazione, abbassamento delle tariffe doganali, riduzione degli armamenti, creare un’organizzazione all’interno della quale si riesca a smussare i contrasti attraverso forme di accordo. Questo intervento cambierà in maniera irreversibile gli equilibri in campo. Rivoluzioni Russe: furono 2 i momenti rivoluzionari in Russia: quello di febbraio e quello di ottobre. La guerra diventa insostenibile per tutti i paesi arretrati, come proprio la Russia zarista, dove la popolazione era composta da contadini. Inoltre ha degli elementi di intrinseca debolezza, dato che era attuata l’autocrazia. A Febbraio, a Pietrogrado, scoppia uno sciopero generale, al quale partecipa molta gente. I reparti dell’esercito mandati dallo zar Nicola II a reprimere le rivolte popolari, questa volta, non svolgono il loro compito, ma si schierano dalla parte della popolazione. Lo zar è quindi disarmato, e quindi costretto ad abdicare. Nascono quindi i Soviet, cioè degli organismi di rappresentanza dal basso e si forma un governo provvisorio, guidato da L’Vov, un governo di coalizione: ne fa parte il partito dei cadetti, i melscevichi (componente social-democratica del partito) e i rivoluzionali. Questo governo si da un programma: in politica estera si punta a proseguire la guerra, che puntava al raggiungimento della democrazia; e in politica interna volevano attuare delle riforme, per trasformare lo Stato in uno Stato liberare e democratico. All’opposizione del governo, si collocano i bolscevichi, il cui leader è Lenin, che rientra in Russia, e ad aprile pubblica un documento “ Tesi di Aprile ” terra ai contadini, pace immediata e tutto il potere ai soviet. Egli si oppone anche al pensiero marxista secondo cui la rivoluzione fosse possibile soltanto in paesi di regime capitalista avanzato. Credeva infatti che esistessero delle condizioni che permettevano alla Russia di essere protagonista di una rivoluzione.
tutti gli eserciti). Nel maggio del 17 si ha l’episodio di ammutinamento più grosso nell’esercito francese: dopo l’offensiva di Neville, dove muoiono circa 150 mila soldati francesi senza ottenere alcun tipo di successo, scoppia una protesta spontanea, dove i soldati si rifiutano di combattere. Succede anche in Germania, dove marinai si auto-ammutinano, sequestrano gli ufficiali e minacciano di resistere agli attacchi ma non vogliono attaccare gli altri eserciti. La reazione è di due tipi: Il bastone: una dura repressione, anche perché i generali si rifiutano di accettare che queste rivolte sono spontanee e quindi danno la colpa al nemico, accusando di avere dei nemici tra il loro esercito. Sono molto spesso i comandanti sul campo a ordinare decimazioni di massa quando c’erano state insubordinazioni. Per evitare di cercare il responsabile si mettevano in atto delle decimazioni: si selezionava un uomo ogni dieci, li si faceva mettere in schiera e li si uccideva. L’arte cinematografica contribuisce a eliminare la retorica che si era creata intorno alla guerra, per restituire ad essa il suo nucleo di terrore. La carota, attraverso la propaganda e assistenza. Oltre alla repressione si fanno delle concessioni ai militari, cercando di migliorare le loro condizioni al fronte. Si cerca poi di spingere i soldati a fare la guerra attraverso la propaganda e delle promesse. Nell’arco di tre mesi poi Austria e Germania iniziano ad arretrare e si organizzano degli Armistizi tra Italia e Austria il 4 novembre e tra Anglofrancesi e Germania l’11 Novembre. È finita la guerra e due mesi dopo si aprono a Parigi le conferenze per la pace: i vinti sono esclusi, e non viene invitata neanche la Russia, alla quale si imputa di aver abbandonato la guerra e di costituire un pericolo in quanto Stato Rivoluzionario. Le potenze vincitrici sono Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, che si presentano alle conferenze con motivi diversi. Wilson, il presidente degli USA, da una parte è propenso ad assumere un atteggiamento più tollerante con i paesi sconfitti e in particolare con la Germania, e dall’altra parte vuole liberare le nazionalità oppresse per il principio di internazionalismo (tutti sono uguali): questo principio cozza con la reale situazione dell’Europa con il rischio di creare nuove minoranze e quindi nuovi desideri di rivalsa. L’altra posizione è quella della Francia alla quale si accoda la Gran Bretagna. La Francia è molto prudente nei confronti del principio di nazionalità, perché teme che venga preso ad esempio anche dai paesi colonizzati. La Guerra è l’elemento che attiva nelle colonie i primi movimenti anticolonialisti e antinazionalisti. La posizione della Francia verso la Germania è molto dura: si preme per una pace punitiva per annichilire la Germania non solo dal punto di vista militare, ma anche economico e territoriale. La Francia spera anche di poter ristabilire il proprio primato di potenza continentale. Su un punto però i vincitori sono unanimi: bisogna fermare il contagio rivoluzionario che dalla Russia rischia di dilagare in un’Europa stremata si forma quindi un nuovo assetto politico nel 1919. La pace di Versailles è il risultato di 5 mesi di trattative e di compromesso: Trattato di Versailles (con la Germania): si tratta di una pace molto punitiva contro i tedeschi, viene messo nero su bianco che è colpa della Germania. Dal punto di vista Territoriale, la Germania perde l’Alsazia e la Lorena, e molti altri territori; viene costituito il cosiddetto “territorio di Dansica”, con l’obiettivo di dare uno sbocco al mare alla
Polonia: viene rotta la continuità territoriale della Germania; viene stabilita l’occupazione francese della Saar; le colonie tedesche vengono spartite tra Gran Bretagna e Francia. Dal punto di vista economico: alla Germania viene imposta una riparazione di guerra con una cifra molto cospicua. Dal punto di vista militare: viene eliminata la flotta tedesca; l’esercito tedesco viene ridotto a massimo cento mila uomini e viene proibito loro di avere armamenti pesanti. Trattato di Saint-German (con l’Austria) Trattato di Sevres (con Turchia) Dopo la guerra viene ridisegnata la carta geografica dell’Europa: spariscono dei territori, cessa di esistere l’impero asburgico e l’impero ottomano, cessa di esistere l’impero tedesco. Scompaiono degli stati e ne sorgono altri nell’Europa centrale: nasce la Jugoslavia, la Cecoslovacchia, la Boemia. Viene anche costituita la Società delle Nazioni: gli stati Membri si impegnano a rinunciare alla guerra come mezzo per risolvere i contrasti; viene introdotto l’arbitrato internazionale; essa poteva adottare delle sanzioni economiche contro gli stati aggressori. Ma questa Società delle Nazioni nasce zoppa: inizialmente vengono infatti esclusi i Vinti e quindi la Germania; aveva una debole struttura decisionale; non aveva un vero potere di dissuasione; inoltre gli Stati Uniti non ne faranno parte perché Wilson viene sconfessato al senato c’è il rifiuto da parte degli USA di assumersi come leadership mondiale. Era quindi nata una pace debole, che creava in realtà le basi per una nuova guerra. Ci sono personaggi che si accorgono di questo, tra loro c’è Keynes, un’economista che partecipa alla conferenza di Versailles come rappresentante del ministero del tesoro della Gran Bretagna. Egli esprime un forte dissenso nei confronti di questa pace, che culmina nel libro da lui pubblicato “ Le conseguenze economiche della pace ”. L’Italia della vittoria mutilata: L’Italia è una vincitrice (l’unificazione italiana è completa, è scomparso il nemico storico, ovvero l’impero asburgico) ma insoddisfatta le clausole del Patto di Londra non vengono interamente rispettate. La Dalmazia, che era inclusa nei territori che l’Italia avrebbe dovuto ricevere in caso di vittoria, viene rivendicata dalla Jugoslavia, perché abitata da molti jugoslavi, facendo leva quindi sul diritto di nazionalità. Orlando e Sonnino (ministro degli esteri) allora da un lato pretendono il rispetto totale del Patto di Londra, dall’altro però l’Italia chiede anche la Città di Fiume che si trovava in Istria e che non era inclusa nel patto di Londra. Questo approccio solleva parecchi malumori tra gli alleati, e viene stigmatizzato dal presidente americano, anche perché non gli Usa non erano inclusi. Wilson prova a spiegare questa situazione agli italiani, e Orlando e Sonnino lasciano quindi la conferenza di Parigi per protesta e tornano in Italia: non cambia nulla, tanto che un anno dopo sono costretti a tornare a Parigi. Questa situazione ha due effetti: A Giugno Orlando, il presidente del consiglio, si dimette, e gli subentra Francesco Saverio Nitti Questa situazione crea un’ondata di nazionalismo, la cui guida è D’Annunzio, che conierà la formula di “Vittoria mutilata”. D’annunzio nel
allo stato, per garantire l’approvvigionamento della città, vengono organizzate delle fattorie collettive e delle fattorie sovietiche, dirette dallo stato. Il comunismo di guerra nasce dall’esigenza di tenere in piedi i servizi essenziali e a fornire tutto ciò che serve all’Armata Rossa per affrontare la rivoluzione. Ha però degli effetti catastrofici, perché l’industria crolla, si verifica un fenomeno di spopolamento delle città, c’è un crollo della produzione agricola, e si arriva ad una vera e propria carestia nel 1921. Lenin e il governo bolscevico provano a normalizzare la situazione, e nel 1921 vengono introdotti dei cambiamenti: l’occasione si presenta al X Congresso del partito comunista della Russia, attraverso la quale si decide e si forma la NEP, nuova politica economica, con l’idea di risollevare l’economia. È una parziale liberalizzazione dell’economia russa: viene permesso ai contadini di vendere al mercato le eccedenze (quello che veniva prodotto in più) della propria produzione. Questo permette all’agricoltura russa di rimettersi in moto. La NEP produce degli effetti benefici sull’economia russa, ma produce anche degli effetti indesiderati rispetto all’ideologia dei bolscevichi: si reintroduce l’economia capitalista e si sviluppa un ceto contadino più benestante (i Kulaki). Il partito della rivoluzione globale: la nascita del Comintern L’internazionale comunista nasce nel 1919, ma ancora più importante è la data del luglio del 1920, in cui viene creata la Comintern, un congresso in cui Lenin fissa 21 punti fondamentali per poter aderire a questa internazionale: cambiare nome da partito socialista a partito comunista, impegnarsi a difendere sempre e comunque la causa della Russia rivoluzionaria, impegnarsi a rompere con i riformisti e ad espellerli dal partito. Le vicende della Terza Internazionale sono collocate nel contesto di ciò che sta succedendo in Europa, che sta affrontato scioperi e manifestazioni, diverse rivoluzioni sociali. Nei paesi che escono sconfitti dalla Guerra (Germania, Austria e Ungheria) soffia il vento della rivoluzione. 31/ Dal biennio rosso all’ascesa del Fascismo Si crea una divisione tra forze che scelgono la via social-democratica (riforma) e le avanguardie (rivoluzione). Sono i paesi sconfitti quelli dove il vento della rivoluzione soffia più forte perche in questi paesi la sconfitta è accompagnata dal crollo del potere imperiale. Questo accade soprattutto in Germania, dove già prima dell’armistizio iniziano a diffondere i consigli su modello dei soviet russi. I primi a muoversi in Germania sono i marinai della base di Kiel. In Germania si forma da una parte il governo ufficiale, la cui guida è la SPD, e dall’altra il potere è affidato a questi consigli, che procedono alla distribuzione di generi alimentari alla popolazione e riescono ad imporre le proprie decisioni al governo. La SPD aveva una lunga tradizione di lotte legali, controllava le centrali sindacali e aveva già abbandona ala prospettiva di una rivoluzione, tanto che era contraria al modello russo. Voleva attuare una società democratica. All’estremità della sinistra si colloca la Spartacusbund. Il potere della Spartacusbund viene eliminato grazie ai corpi Franchi, che attuano la repressione.
L’epicentro della rivoluzione ad aprile si sposta in Baviera dove la USPD proclamano la Repubblica di Weimar. Nel frattempo si erano tenute le elezioni per l’assemblea costituente, la SPD decide di allearsi con i partiti di centro. Da questa coalizione viene varata la nuova costituzione della Repubblica, che viene chiamata la Repubblica di Weimar, di impronta liberal-democratica. Viene concesso il suffragio universale, e viene stabilita l’elezione diretta del presidente della Repubblica. La Germania diventa quindi una delle democrazie più avanzate dell’Europa. Si tratta però di una democrazia che nasce debole, a causa delle forze estreme che cercano di rovesciarla. I generali diffondono la leggenda della “pugnalata alla schiena” i circoli militari iniziano a dire che l’esercito è stato tradito da quando ancora era in grado di combattere. In realtà è tutto falso perché la Germania era stremata dalla guerra. L’altro paese investito dalla Rivoluzione, oltre all’Austria, è l’Ungheria, dove nel marzo del 19 social democratici e comunisti si alleano, e danno vita ad un nuovo governo che proclama la Repubblica Sovietica, che dura però solo 4 mesi, poiché esercito della Romania occupa Budapest e schiaccia questa Repubblica, alla quale segue un governo autoritario. Al potere sale Horthy. L’altro paese che colpisce la rivoluzione è l’Italia, che è colpita da una serie di scioperi, con numeri mai visti prima (gli scioperi salgono a 1081). Questo viene chiamato “ Biennio Rosso ”, che riguarda tutta la società e l’economia italiana ha un luogo preciso, ovvero la fabbrica: miglioramenti salariali, riduzione delle ore lavorative. Nel 1920 si avrà una novità perché vengono presentate agli industriali delle richieste di miglioramento economico. La risposta è negativa, gli industriali proclamano la serrata, ovvero chiudono le fabbriche, che quindi vengono occupate. A Torino vengono fondati da Gramsci i Consigli di Fabbrica, che vogliono dimostrare che gli operai sono in grado di mandare avanti l’industria da soli. Non sono solo gli operai a scioperare, c’è un sentimento generale di protesta e di sciopero che si diffonde nel 1920-1921. Nel giugno del 1920 si verifica l’ammutinamento dei bersaglieri che ad Ancona stanno per essere spediti in Albania. Il Biennio Rosso non riguarda solo i centri urbani, ma anche le campagne: la situazione riguarda le promesse non mantenute. Nella Val Padana si sviluppano le Leghe Rosse, che ampiano la loro influenza ottengono aumenti salariali, impongono il loro controllo sul collocamento (i lavoratori della terra venivano assunti tramite il sindacato); impongono anche la manodopera (il sindacato decide quanti lavoratori è tenuto ad assumere). In Italia Centrale, l’agricoltura è caratterizzata dalla presenza di mezzadri e coloni che scendono ugualmente in scioperi chiedono maggiori tutele e un diverso e più equo riparto di prodotti. A sud e nel Lazio si verificano le occupazioni di Terra da parte dei contadini a cui era stata promessa la terra. Il 24 agosto 1919 in 40 comuni laziali simultaneamente scatta un’invasione di terreni. I contadini occupano i latifondi liberi. Ma nel frattempo i mezzadri (contadini che prendevano la terra dei proprietari terrieri, la lavoravano e i compensi erano divisi a metà) avevano una situazione economica precaria perché il proprietario terriero poteva decidere se licenziarli o meno. Tutti si trovano in una situazione di crisi e si ribellano. Non si trova però un accordo, e quindi l’opinione pubblica italiana si spacca: c’è chi vuole la rivoluzione e c’è chi chiede il ritorno all’ordine. In questa situazione, la classe dirigente liberare si ritrova tra due fuochi: sia il
Nel 1921 si forma il gruppo degli “Arditi del popolo”, che tentano di opporsi ai fascisti. Pesano le contraddizioni all’interno del PSI: da un lato predicava la rivoluzione ma dall’altro la dirigenza del Partito socialista era per una strategia di compromesso. Nella sinistra (i socialisti) convivevano anime diverse: c’erano i riformisti (Turati e Treves), tra cui la dirigenza della CGL, e che non volevano la rivoluzione; c’erano i massimalisti (Menotti Serrati), che si dicono pronti alla rivoluzione ma in realtà sono dubbiosi perché non vedono nell’Italia di quel tempo un paese pronto alla rivoluzione; c’era poi l’estrema sinistra ( Amadeo Bordiga e l’”Ordine Nuovo di Torino e c’era anche una forte componente di giovani socialista). Questi tre gruppi faticano a convivere e le contraddizioni tra questi gruppi esploderanno durante il Comintern. Tra i 21 punti di Lenin, su due punti i Massimalisti non sono disposti a cedere: il cambio del nome da socialisti a comunisti e l’espulsione dei dirigenti sindacali. Si arriva quindi a gennaio del 192, al XVII Congresso del PSI, dove l’estrema sinistra se ne va e si verifica la scissione di Torino. Viene fondato dall’estrema sinistra un nuovo partito: Il partito comunista Italiano. In tutto questo, Giolitti, che non appoggia apertamente lo squadrismo perché teme i socialisti, pensa di poter servirsi dello squadrismo per poter indebolire i socialisti. Voleva prima usare Mussolini e poi di costituzionalizzare i fascisti. Questa mossa si rivelerà però un errore nelle elezioni del 21: Giolitti dopo il 19 ha una minoranza molto debole e convoca quindi altre elezioni, creando dei blocchi nazionali, cioè delle liste di coalizione. Dalle elezioni viene fuori che il Partito socialista si mantiene forte, i blocchi nazionali hanno la maggioranza ma non riescono a riconquistare la maggioranza assoluta. La novità è che grazie ai blocchi nazionali, vengono eletti i primi 35 deputati fascisti, compreso Mussolini. L’operazione di Giolitti è un fiasco e quindi nel luglio dà le dimissioni dal governo. Gli succede l’ex socialista Bonomi, che ha come obbiettivo quello di riportare la calma del Paese: promuove il Patto di pacificazione una sorta di tregua tra i socialisti e i fascisti. Mussolini si impegna a bloccare lo squadrismo, ma i capi dello squadrismo locali, i “ Ras ”, non accettano il patto di pacificazione e rifiutano il compromesso siglato da Mussolini arrivano a mettere in dubbio la leadership di Mussolini. Congresso dei Fasci di Combattimento: Mussolini sconfessa il patto di Pacificazione, i Ras accettano quello che Mussolini ha deciso la trasformazione da antipartito a partito: nasce il Partito Nazionale Fascista (PNF). A quel punto gli iscritti si ingrossano. Mussolini vuole dimostrare che il Fascismo è una forza politica normale, ma non rinuncia dall’altro lato allo squadrismo: questa politica è definita politica del doppio binario. In questo anno (1921) si consuma l’agonia dello stato liberale: Bonomi si dimette perché non riesce più a gestire il Paese, gli subentra Luigi Facta, un giolittiano molto debole. Nella primavera del 1922 le azioni degli squadristi aumentano nuovamente: i fascisti sono in grado di occupare grandi città, come Bologna o Ferrara. Il sindacato allora propone lo sciopero legalitario, cioè con cui si chiede il rispetto delle liberà costituzionali. Ma lo sciopero va male e si rivela un auto-gol, perchè i fascisti lanciano un’altra ondata di violenze anche contro le roccaforti del movimento operaio. La sinistra esce sconfitta e sono pronte le condizioni della Marcia su Roma.
La crisi del 1929 la crisi del 1929 è rimasta nell’immaginario comune, perché ha avuto conseguenze profonde anche dal punto di vista politico, in particolare nel caso di Paesi come la Germania e gli Stati Uniti. Anni 20-30 sono un periodo di profonde trasformazioni parte del mondo nasce allora. Si tratta di una società di massa, che emerge dalla guerra e dispiega tutte le sue caratteristiche in questo periodo. Questa società di massa ha alcuni aspetti: il progressivo declino degli addetti all’agricoltura, c’è l’ascesa intanto sia della classe operaia, ma anche l’ascesa dei ceti medi (categoria molto ampia ed eterogenea= ne fa parte l’impiegato di banca, gli avvocati, gli ingegneri etc): questo gruppo eterogeneo ha come caratteristica che si tratta di lavoratori della mente. Saranno loro i protagonisti del consumismo. Un altro aspetto della società di massa è una tendenziale omogeneizzazione dei linguaggi, degli stili di vita, dei consumi la società di massa tende a rendere tutti simili. Questo processo è dovuto ai mass media, ai giornali che in questo periodo avevano un grandissimo successo, ma anche la scolarizzazione (le persone studiano di più). Un terzo elemento è il crescente interventismo dello stato che si associa all’aumento della spesa pubblica= lo stato si occupa sempre di più cose, si delineano in questi anni forme embrionali dello stato sociale. Protagonista di questa fase sono gli Stati Uniti inizia il secolo “Americano”, perché gli USA sono il motore di queste avanguardie e di questa società. Si diffonde il mito americano. La Prima guerra mondiale sansisce gli Stati Uniti come potenza egemonica, prendendo il posto dell’Europa, che ha visto la guerra combattere in casa. Inoltre i vari paesi europei escono dalla guerra profondamente indebitati, e contraggono debiti proprio con gli Stati Uniti. Quindi mentre gli Europei si indebitano con gli Stati Uniti, quest’ultimi aumentano gli investimenti all’estero. Non tutto però dipende dalla guerra: negli anni 20 negli USA inizia una profonda trasformazione strutturale l’economia americana inizia a galoppare. Questa espansione è accompagnata dall’aumento dei consumi di massa. Questa trasformazione è anche qualitativa: si inizia a produrre in modo vantaggioso e anche diverso, aumenta anche la produttività del lavoro e questo riguarda tutto il settore manufatturiero. Tutto ciò è dovuto all’applicazione su larga scada dei principi enunciati dall’ingegnere Friediche Theodore che aveva pubblicato un libro in cui spiegava il modo in cui le industrie dovessero essere organizzate. La prima ad applicare queste nuove tecniche è l’industria automobilistica Ford (1913), che aveva introdotto nella sua industria la produzione in serie, che gli aveva permesso di abbattere i costi e aumentare la produzione. Questi anni 20 hanno però anche un volto oscuro. Questa nuova prosperità infatti riguarda una minoranza, che cresce, ma non tutti sono inclusi. In quel periodo meno del 60% della popolazione guadagnava meno di 2000 dollari al mese. Queste disuaguaglianze riguardavano alcune arre della popolazione, le campagne ad esempio erano escluse, così come la popolazione di colore. Dal punto di vista politico si delinea una miscela tra i “ red scare” ( coloro che avevano paura della rivoluzione) e l’”americanism” ( nuovo sentimento dell’opinione pubblica americana di isolarsi rispetto all’Europa), che si mescola