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Donne in astrofisica e astronomia: Margherita Hack
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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La figura della donna in astrofisica e astronomia: Margherita Hack Margherita Hack nacque a Firenze il 12 giugno 1922 da genitori che le insegnarono, come racconterà lei stessa, “l’amore per la libertà e la giustizia” e che ebbero una influenza importante sulla sua mentalità e formazione. Durante un’intervista Margherita Hack raccontava: “Ho avuto la fortuna di avere una famiglia molto liberale, mi lasciavano molto libera e mi dispiaceva quasi di non dover lottare per diventarlo”. Sin da giovanissima, Margherita Hack maturò e non nascose mai idee fermamente antinaziste e, a causa di una discussione a scuola con delle compagne di ideologia opposta, fu sospesa per venti giorni con sette in condotta. I genitori la sostennero orgogliosi del coraggio che la figlia aveva avuto nel manifestare il suo pensiero. Durante gli anni universitari si dedicò anche all'attività agonistica, si impegnò nello sport a livello agonistico, vincendo due campionati universitari nel salto in alto e in lungo e classificandosi terza a due campionati italiani. FONDAMENTALI DELLA SUA VITA ● 1954-1963 Ha lavorato all'Osservatorio astronomico di Merate, tenendo contemporaneamente corsi all'Istituto di Fisica dell’Università di Milano ● 1964 la cattedra di astronomia all'Università di Trieste, prima donna italiana a dirigere l'Osservatorio Astronomico di Trieste portandolo a rinomanza internazionale. ● Direttrice del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997. ● Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'ESA e della NASA. In Italia, ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti. ● 1978 ha fondato la rivista bimensile L'Astronomia ● 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica (fondatore osservatorio astronomico Palermo). ● 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica per il libro "Il nuovo sistema solare" Secondo Margherita Hack il Novecento fu un secolo tragico Nata e vissuta sotto il fascismo, Margherita Hack definirà il secolo scorso come “tragico, segnato da due guerre mondiali, dal fascismo, dal nazismo, dalle persecuzioni razziali, dall'invenzione della bomba atomica e di quelle nucleari, ancor più distruttive, con cui si è instaurato un equilibrio del terrore”. Molti sono anche i progressi fatti in ambito medico"È stato il secolo dei progressi della medicina e della biologia, dei trapianti, delle madri ultrasessantenni, delle clonazioni. Siamo apprendisti stregoni che potranno fare un gran bene a tutti i viventi o addirittura distruggere il pianeta. Nel bene e nel male abbiamo vissuto in un secolo straordinario". Per la ricerca su nucleare Sul tema della questione energetica, Margherita Hack si è espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che «l'Italia non è in grado di mantenere delle centrali nucleari» e che «è un paese poco affidabile».Hack sostenne l'esistenza di «una paura irrazionale, anche scientifica; per l'energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell'energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere».Sottolineò anche l'importanza della ricerca in questo campo e la necessità di «sviluppare al massimo le energie rinnovabili» che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico.
Posizioni sulla vita extraterrestre Hack era convinta che esistessero altre forme di vita nell'universo, ma che per problemi legati alla lontananza con esse, non avremmo mai potuto stabilire un contatto. Fu sempre scettica invece riguardo agli UFO nei cieli. Due astronomi hanno dato il suo nome ad un asteroide “8558 Hack” Ricerca scientifica Le Cefeidi Le Cefeidi furono il primo argomento di ricerca della Hack ed oggetto della sua tesi: si tratta di stelle variabili, cioè che variano continuamente la loro luminosità nell’arco di un periodo di tempo molto breve, appena cinquanta giorni. Si conoscevano fin dall’antichità, ma fu una donna, Henrietta Leavitt, a scoprire agli inizi del XX secolo che attraverso lo studio della variazione di luminosità era possibile usare queste stelle come parametri di misurazione della loro distanza dalla Terra. Come Margherita Hack, Henrietta Leavitt nel corso della sua carriera aveva dovuto subire l’indifferenza e persino l’opposizione dei colleghi maschi, che consideravano inconcepibile confrontarsi con un collega di sesso opposto. Grazie a quelle osservazioni oggi le stelle di questo tipo sono considerate punti di riferimento fondamentali per misurare la distanza delle galassie civili i quali appartengono e le distanze trovate con questo metodo sono considerate tra le più accurate attualmente possibili. Le Quasar «Nel 1963 si scoprirono le radiostelle, oggetti celesti che sembravano stelle ma che emettevano una quantità enorme di onde radio, come un’intera galassia. Dallo spettro di luce si vide che presentavano un fortissimo spostamento verso il rosso. Si trattava dei nuclei centrali di galassie lontanissime. Vennero chiamate quasar, contrazione di quasi stellar radio source, sorgente radio quasi stellare». L’astronomia agli ultravioletti Come era solita spiegare la Hack nelle sue conferenze divulgative, il cielo può essere osservato in molti modi diversi, dalla luce visibile ai raggi X. Guardarlo ai raggi ultravioletti significa poter osservare fenomeni altrimenti invisibili, i cui protagonisti sono oggetti molto caldi, come le stelle nascenti o quelle che stanno per morire. Margherita Hack ha il merito di aver esplorato l’universo attraverso i raggi ultravioletti a partire da una stella nota come Epsilon Aurigae. lontana 6500 anni luce e ben duecentomila volte più luminosa del Sole e il diametro è 2800 volte quello del Sole e il colore è rosso cupo. Ciò che colpisce della scoperta della scienziata fiorentina è il fatto che essa risale al 1957 quando ancora non esistevano i satelliti. Dallo spettro di luce della stella avevo dedotto l’esistenza d’una stella compagna, molto più debole e più calda, che avrebbe eccitato la luce emessa dalla stella visibile emettendo nell’ultravioletto. Puntò il satellite verso Epsilon Aurigae e rimase in attesa. Dopo qualche istante, sullo schermo cominciò ad apparire una strisciolina bianca nell’ultravioletto: era lo spettro della compagna invisibile. A ventuno anni dalla sua ipotesi, era la conferma che aveva ragione. “È stata la soddisfazione più bella della mia carriera scientifica”. Per i diritti civili