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Rinascimento in arte pt1, Appunti di Arte e territorio

Rinascimento in arte pt1 per interrogazione

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 02/02/2026

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Introduzione Generale
Dal Trecento al Cinquecento in Europa avvennero in ogni campo trasformazioni tanto
profonde da incidere sulla mentalità collettiva. Il nome ‘’Rinascimento’’ dato a questo
periodo storico deriva dal fatto che questi cambiamenti trovano il loro punto di
riferimento nella cultura greca e romana. In Italia saranno i ‘’umanisti’’, che erano
coloro che studiavano le discipline che avevano come oggetto l’uomo, a mettere al
centro di tutto l’uomo, che è l’artefice di se stesso. Da qui si ebbe una forma di
conoscenza critica, basata sull’osservazione diretta. Si dà sempre più importanza alla
vita terrena, dando risalto al successo personale. Nasce inoltre la filologia, che si
occupava di ripristinare i testi classici in una versione più vicina possibile all’originale,
eliminando i vari errori nelle trascrizioni nel corso dei secoli. Questi temi erano
conosciuti da una ristretta cerchia di persone che parlava in latino, fino a quando gli
artisti, attraverso le arti figurative, diffusero ciò anche ai ceti inferiori.
Rinascimento nell’arte (caratteristiche e autori)
Gli artisti più importanti di questo periodo furono Brunelleschi, Masaccio e Donatello
che operarono soprattutto a Firenze, luogo che diede vita al Rinascimento. Le
caratteristiche di questo ordine sono: la riduzione delle parti ornamentali, l’utilizzo
della prospettiva lineare centrica e l’attenzione all’uomo come individuo complesso.
Per quanto riguarda la prospettiva, la realizzazione di un sistema per rappresentare
uno spazio tridimensionale su una superficie piana è direttamente collegata al
problema della rappresentazione della realtà. Brunelleschi, alla fine del Quattrocento,
realizzò un sistema che permetteva di trasmettere la profondità e di rapporti di
proporzione tra i diversi oggetti. Questo è basato sul concorrere delle rette ortogonali,
tra loro parallele, in un unico punto di fuga. Fissando un punto di vista e un punto di
distanza, applicando dei teoremi geometrici, si può stabilire la diminuzione di
dimensioni proporzionale alla distanza dallo spettatore.
Concorso del 1401 (Brunelleschi)
Brunelleschi, figlio di un notaio, ebbe probabilmente una cultura superiore alla media,
ma la sua formazione fu quella tipica medievale, condotta in bottega come scultore.
Nel 1401 i rettori dell’Arte di Calimala indissero un concorso per scegliere l’artista che
avrebbe dovuto costruire la porta nord del battistero cittadino. I partecipanti dovevano
presentare la scena del Sacrificio di Isacco dentro un compasso quadrilobo identico a
quello realizzato da Pisano nel trecento. Oggi abbiamo solo due opere: la prima di
Ghiberti e la seconda di Brunelleschi. Nel rilievo di Ghiberti una lunga diagonale
rocciosa separa i piani di posa dei due episodi, di fatto indipendenti uno dall’altro. A
sinistra i due servitori discutono tra loro, divisi dall’asino. A destra Abramo alza il
coltello all’altezza della gola del figlio, ma non provano alcun tipo di emozione. Anche
Isacco subisce il tutto senza lottare. L’angelo invece sta giungendo in volo, ma non è
ancora stato visto da Abramo. La luce risalta le forme delle rocce e i ricci dei
personaggi. Nel rilievo di Brunelleschi il paesaggio quasi non esiste. Abramo stringe
con violenza il collo del figlio, mentre il ragazzo cerca di ribellarsi puntando ai piedi e
piegando il busto; nel frattempo piomba l’angelo dal cielo e cerca di fermare Abramo
afferrandogli il polso. Brunelleschi accentua il carattere drammatico di una scena che
non è avvenuta in un tempo lontano, ma che è possibile rendere anche in un tempo
presente. Sono presenti anche citazioni contemporanee, come l’asino derivato da
Giotto o il gesto del servo ripreso da una nota scultura antica. Il vincitore del concorso
fu Ghiberti, ma è possibile vedere nell’altra opera caratteristiche rinascimentali.
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Introduzione Generale

Dal Trecento al Cinquecento in Europa avvennero in ogni campo trasformazioni tanto profonde da incidere sulla mentalità collettiva. Il nome ‘’Rinascimento’’ dato a questo periodo storico deriva dal fatto che questi cambiamenti trovano il loro punto di riferimento nella cultura greca e romana. In Italia saranno i ‘’umanisti’’, che erano coloro che studiavano le discipline che avevano come oggetto l’uomo, a mettere al centro di tutto l’uomo, che è l’artefice di se stesso. Da qui si ebbe una forma di conoscenza critica, basata sull’osservazione diretta. Si dà sempre più importanza alla vita terrena, dando risalto al successo personale. Nasce inoltre la filologia, che si occupava di ripristinare i testi classici in una versione più vicina possibile all’originale, eliminando i vari errori nelle trascrizioni nel corso dei secoli. Questi temi erano conosciuti da una ristretta cerchia di persone che parlava in latino, fino a quando gli artisti, attraverso le arti figurative, diffusero ciò anche ai ceti inferiori.

Rinascimento nell’arte (caratteristiche e autori)

Gli artisti più importanti di questo periodo furono Brunelleschi, Masaccio e Donatello che operarono soprattutto a Firenze, luogo che diede vita al Rinascimento. Le caratteristiche di questo ordine sono: la riduzione delle parti ornamentali, l’utilizzo della prospettiva lineare centrica e l’attenzione all’uomo come individuo complesso. Per quanto riguarda la prospettiva , la realizzazione di un sistema per rappresentare uno spazio tridimensionale su una superficie piana è direttamente collegata al problema della rappresentazione della realtà. Brunelleschi, alla fine del Quattrocento, realizzò un sistema che permetteva di trasmettere la profondità e di rapporti di proporzione tra i diversi oggetti. Questo è basato sul concorrere delle rette ortogonali, tra loro parallele, in un unico punto di fuga. Fissando un punto di vista e un punto di distanza, applicando dei teoremi geometrici, si può stabilire la diminuzione di dimensioni proporzionale alla distanza dallo spettatore.

Concorso del 1401 (Brunelleschi)

Brunelleschi, figlio di un notaio, ebbe probabilmente una cultura superiore alla media, ma la sua formazione fu quella tipica medievale, condotta in bottega come scultore. Nel 1401 i rettori dell’Arte di Calimala indissero un concorso per scegliere l’artista che avrebbe dovuto costruire la porta nord del battistero cittadino. I partecipanti dovevano presentare la scena del Sacrificio di Isacco dentro un compasso quadrilobo identico a quello realizzato da Pisano nel trecento. Oggi abbiamo solo due opere: la prima di Ghiberti e la seconda di Brunelleschi. Nel rilievo di Ghiberti una lunga diagonale rocciosa separa i piani di posa dei due episodi, di fatto indipendenti uno dall’altro. A sinistra i due servitori discutono tra loro, divisi dall’asino. A destra Abramo alza il coltello all’altezza della gola del figlio, ma non provano alcun tipo di emozione. Anche Isacco subisce il tutto senza lottare. L’angelo invece sta giungendo in volo, ma non è ancora stato visto da Abramo. La luce risalta le forme delle rocce e i ricci dei personaggi. Nel rilievo di Brunelleschi il paesaggio quasi non esiste. Abramo stringe con violenza il collo del figlio, mentre il ragazzo cerca di ribellarsi puntando ai piedi e piegando il busto; nel frattempo piomba l’angelo dal cielo e cerca di fermare Abramo afferrandogli il polso. Brunelleschi accentua il carattere drammatico di una scena che non è avvenuta in un tempo lontano, ma che è possibile rendere anche in un tempo presente. Sono presenti anche citazioni contemporanee, come l’asino derivato da Giotto o il gesto del servo ripreso da una nota scultura antica. Il vincitore del concorso fu Ghiberti, ma è possibile vedere nell’altra opera caratteristiche rinascimentali.

Opere di Brunelleschi

L’interesse per la matematica e per l’antichità aveva avvicinato Brunelleschi all’architettura. A partire dal 1402 studiò le piante degli edifici romane per identificarne le forme e le proporzioni. Le architetture da lui realizzate erano caratterizzate dall’uso di forme geometriche semplici e dalle proporzioni accurate.

Spedale degli Innocenti

Lo Spedale degli Innocenti è un orfanotrofio commissionato a Brunelleschi, ed è formato da un porticato rettilineo che dà accesso ad un cortile quadrato e a due edifici rettangolari uguali, la chiesa e la sala dove si trovavano i letti. Nel piano di sotto si trovavano i saloni per la scuola e l’officina. La facciata è formata da nove archi a tutto sesto, retti da colonne corinzie che delimitano campate quadrate coperte da una volta a vela. Ad ogni arcata del portico corrisponde al livello superiore una finestra sormontata da un timpano. Per quanto riguarda la trabeazione su cui le finestre poggiano, questa è sostenuta agli estremi del porticato da un ordine maggiore di paraste che racchiude le colonne. Brunelleschi ricava le dimensioni dei suoi edifici a partire dai multipli o sottomultipli di alcune misure di base. Troviamo principalmente due colori: Le strutture portanti sono costruite in pietra serena grigia, mentre i supporti murari sono di colore più chiaro.

Cupola di Santa Maria del Fiore

La cattedrale era rimasta interrotta nel 1369 alla morte di Talenti, che aveva succeduto Arnolfo, che aveva progettato il duomo nel 1296. Nei primi anni del Quattrocento si pensava di avviare l’enorme cupola di 42 metri di diametro. Nel 1418 gli Operai fecero un concorso in cui vinsero Brunelleschi e Ghiberti. Il primo però riuscì a diventare l’unico responsabile della costruzione. I problemi per la realizzazione erano però diversi. Il primo era che utilizzando i sistemi tradizionali per la costruzione della cupola avrebbero richiesto ponteggi che partissero da terra e cèntine lignee per sorreggerla fino al posizionamento della chiave di volta. I costi e le difficoltà sarebbero stati ingestibili. Il secondo era che il progetto della cupola apparteneva ad un’epoca passata e infine era necessario trovare un modo per sottolineare il valore simbolico della cattedrale, che doveva avere proporzioni e altezza straordinarie. Brunelleschi propose una cupola ottagonale a sesto acuto, perché sarebbe riuscita a riconvertire il proprio peso in spinta positiva. La necessità di ridurre il peso e di diversificare la forma interna della cupola conduce alla realizzazione di una doppia calotta, separata da un’intercapedine percorribile. Le due calotte sono sorrette da un’intelaiatura principale costituita da otto costoloni visibili all’esterno, tra i quali si trovano vele a sezione orizzontale rettilinea. Ogni vela della calotta esterna poggia su due costoloni intermedi, che sono collegati da murature orizzontali tra loro parallele che si concludono in alto con una serraglia. Su di esse si trova la lanterna, che con la sua spinta verticale scarica a terra le forze. Il problema delle cèntine fu risolto tramite lo studio di esempi romani antichi, da cui deriva l’uso di murature a spina di pesce. Per quanto riguarda i ponteggi, Brunelleschi fece costruire un’impalcatura aerea interna che saliva a partire da una piattaforma di legno poggiata sul tamburo, sulla quale potevano lavorare contemporaneamente 8 squadre di operai. La forma della cupola a

danneggiò pesantemente l’intero edificio, la cappella fu risparmiata, ma i fumi causarono un annerimento dei colori dell’opera sulla cappella. Masolino e Masaccio, consapevoli della diversità della loro pittura, si alternano sulle pareti. Fu adottato un punto di vista unico, pensato per uno spettatore che si colloca al centro della cappella.

Differenze tra il Peccato Originale e la Cacciata dei Progenitori

Sono presenti differenze tra i due pittori, notabili se confrontiamo Il Peccato Originale, dipinto da Masolino, e la Cacciata dei Progenitori, dipinto da Masaccio. Le figure di Masolino sono rese tridimensionali da un chiaroscuro luminoso, che non deriva da un’illuminazione precisa. I volti e i gesti non esprimono alcun stato d’animo. La coppia di Masaccio avanza sul terreno spoglio, disegnato dalle ombre prodotte da una luce proveniente da destra. Il ventre di Eva è contratto per lo sforzo per il lamento disperato e cerca di mantenere il pudore, mentre Abramo non teme di mostrare la propria nudità, però è mostrato con la mano sul volto, simbolo di vergogna. A differenza del dipinto di Masolino (punta di pennello), in quello di Masaccio non sono presenti contorni.

Differenze tra la Guarigione dell’inferno e la resurrezione di

Tabita (Masolino) e il Tributo (Masaccio)

La scena di Masolino si divide in due episodi differenti, entrambi con protagonista Pietro: Incontro con lo storpio che chiede la carità, a sinistra, e il miracolo della

resurrezione di Tabita, una pia donna morta qualche giorno prima, a destra. Nelle case

del fondo la descrizione dei dettagli è quella tipica del gotico. negli episodi affrescati

da Masaccio i particolari sono sempre funzionali alla comprensione del racconto. La scena descritta è quella di quando, all’ingresso della città di Cafarnao, un gabelliere chiese a Cristo e agli apostoli un’offerta per il tempio di Gerusalemme; Gesù ordinò a Pietro di pescare un pesce e nella sua bocca trovarono la moneta. San Pietro compare 3 volte: al centro mentre indica l’acqua, a sinistra mentre prende la moneta e a destra mentre consegna i soldi. Il gabelliere compare 2 volte: al centro e a destra mentre riceve il tributo. I gesti contribuiscono a dare unità alla scena, in quanto collegano le figure tra loro: Pietro amplifica il comando di Gesù alzando il braccio verso sinistra; il gabelliere indica la parte opposta, stabilendo così una seconda diagonale ripresa nel braccio teso di Pietro che, a destra, consegna la moneta.

La Trinità

Molte informazioni che la riguardano si sono perse, come per esempio la datazione. Vasari addossò al muro dove era stata dipinta un nuovo altare. Così nascose l’affresco e lo distrusse in parte. Nel 1859 le grandi pale del cinquecento furono smontate per riportare la chiesa al suo aspetto originale. La parte figurata fu staccata malamente e posta in controfacciata. Solo nel 1952 venne posizionata correttamente. A partire dal basso troviamo uno scheletro disteso su un sepolcro ai lati del quale stanno due colonnine che dovevano reggere qualche struttura oggi perduta. Oltre la lacuna, su un ripiano troviamo Berto da Bartolomeo e la moglie. Su di un gradino più alto ci sono la Vergine, san Giovanni e la base della croce. Sopra troviamo il Padre, raffigurato in piedi su di un elemento non identificabile. L’intera opera è posizionata all’interno di un’architettura delimitata da due pilastri scanalati, che reggono un architrave a inquadrare un arco che poggia su delle colonne. La pittura è molto sciupata e non si riesce a dare un significato alla raffigurazione. Considerate le condizioni dell’opera, le

ricostruzioni della prospettiva sono molto diverse tra loro: i due donatori li vediamo leggermente dall’alto, la Vergine e San Giovanni dal basso e Dio frontalmente. Nonostante ciò sono presenti elementi di estremo realismo, per esempio la proporzione tra l’architettura e le figure. I due donatori, anche se hanno delle forme sintetiche, sono riconoscibili per il nasone e per le grandi orecchie; la Vergine appare realisticamente anziana. Inoltre per la prima volta persone normali vengono raffigurati con le stesse dimensioni delle figure sacre.