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Rinascimento in arte pt2 per interrogazione
Tipologia: Appunti
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Piero della Francesca frequentò la corte di Urbino per pochi anni e ricercò un’arte di precisione matematica e senza ornamenti. Molte delle sue opere sono state perse e stabilire una sequenza cronologica di quelle rinvenute è difficile per via della sua coerenza stilistica. Già nei dipinti giovanili è possibile trovare caratteri che saranno poi tipici delle opere create in età matura. Da Masaccio riprese la plasticità delle figure, anche se al suo spettatore chiedeva un approccio intellettuale; utilizzò colori brillanti e ombre trasparenti; era attento alla struttura prospettica, semplificava geometricamente le forme e utilizzava una luce meridiana e cristallina che schiariva le ombre. Morì nel 1492, dopo aver dedicato l’ultima parte della sua vita agli studi teorici.
Questa è la più antica opera di Piero. Adesso è situata a Londra, ma un tempo era parte di un trittico con una cornice gotica. Il Cristo è immobile ed occupa l’asse centrale del dipinto, allineandosi con la ciotola dell’acqua del Battista e con la colomba dello Spirito Santo. L’albero divide il campo in due parti, che stanno tra di loro in un rapporto dato dalla sezione aurea, che esalta anche i tre angeli sulla sinistra. Questi si tengono per mano, simboleggiando la concordia e il palmo rivolto verso il basso dell’angelo a sinistra allude alla riunificazione tra le chiese di Oriente e di Occidente, sancita nel concilio di Firenze del 1439. Troviamo anche delle allusioni alla Trinità, per esempio il numero degli angeli e il colore delle loro vesti (rosso, bianco e blu). Le tinte si valorizzano reciprocamente e la luce proviene dall’alto, annullando le ombre e i contorni. Quest’immagine rigorosa nasce dalla convinzione che il creato sia governato da una perfezione indiscutibile e geometrica.
La Flagellazione si trovava nel Settecento nella sacrestia del Duomo di Urbino, insieme ad una cornice con una scritta in latino, che tradotta in italiano significa “si adunarono insieme”. Non sappiamo se l’opera sia stata realizzata per questa sede o quale fosse la sua funzione, però la presenza della firma dell’autore ci porta a pensare che sia un’opera autonoma. L’episodio della Flagellazione si svolge in secondo piano, a sinistra, in uno spazio porticato: il pavimento è un mosaico di marmi neri e bianchi, le pareti sono invece rivestite di marmi colorati. Qui troviamo due porte e quella più a sinistra è aperta e mostra una scala. Cristo è posizionato al centro dello spazio porticato tra i due flagellatori, ed è legato ad una colonna che si trova su una lastra rotonda di marmo nero. Accanto troviamo Pilato e un uomo con un turbante che dà le spalle. A destra, in primo piano, troviamo tre personaggi: un greco con abiti orientali, un giovane con una tunica all’antica e un cittadino di profilo. Questi non si stanno interessando alla scena della flagellazione. Esistono varie teorie sul significato dell’opera. La prima afferma che le figure in primo piano siano personaggi evangelici legati al racconto, per esempio Giuda che restituisce i denari, tre spettatori o Barabba liberato e consegnato agli ebrei. La seconda
teoria afferma che i tre personaggi a destra siano legati alla dinastia dei Montefeltro e la terza afferma che fossero personaggi legati alla vita politica del tempo. Ad oggi la più accreditata è l’ultima, per via del problema dell’avanzata dei turchi e della difesa di Costantinopoli e la scritta sarebbe un invito all’alleanza con gli infedeli. Però nessuna teoria risulta del tutto convincente.
Questi inizialmente erano incernierati e si chiudevano come un libretto. Ritroviamo il modello della medaglia, infatti da una faccia presentavano il profilo del personaggio e dall’altra una raffigurazione simbolica. Sul lato anteriore i profili del duca e della moglie si trovano davanti ad un paesaggio che si estende fino all’orizzonte. Inoltre ogni riferimento spaziale è eliminato, in segno di domino sul territorio e di isolamento. Troviamo un’unica luce che colpisce le spalle di Federico e sbianca il volto di Battista. Dall’altro lato troviamo l’iconografia dei Trionfi che, grazie anche alle iscrizioni, caratterizzano i due personaggi come contrari. Davanti a Federico troviamo le quattro virtù cardinali, davanti a Battista le tre virtù teologali.
Questa era collocata sull’altare maggiore della Chiesa di San Bernardino, ovvero il mausoleo della famiglia. Inizialmente non era destinato alla chiesa, infatti questa fu costruita dopo la morte del duca. Troviamo un gruppo di angeli e santi posizionati a semicerchio intorno alla Madonna col Bambino. Davanti a loro troviamo Federico che offre le sue mani alla Vergine. Le figure sembrano trovarsi su un transetto chiuso da un’abside ellittica, il cui catino è occupato da una conchiglia da cui pende un uovo di struzzo. Questa forma è data dagli archi, che lasciano intravedere i bracci del transetto. Alcuni indizi però portano ad una disposizione diversa. La base del pilastro sulla sinistra, che regge l’arco, poggia sulla pedana dove si trovano gli angeli; inoltre nell’incavo del gomito di San Giovanni Battista si intravede la base del pilastro. I volti sono quasi tutti sulla stessa linea, ma sono di dimensioni diverse, perché i personaggi sono posti in profondità diverse. Quindi le figure sono lontane dall’abside. Questa costruzione è resa verosimile grazie alla distribuzione delle luci e delle ombre, che ci fanno percepire il gruppo vicino all’abside e la Madonna posta tra noi e l’abside. È presente inoltre un legame simbolico tra Maria e l’uovo. Alcuni studiosi pensano che l’opera sia stata realizzata nel 1472, per ricordare la nascita dell’erede maschio e la morte di Battista. L’uovo in questo caso alluderebbe alla fecondità. Altri pensano che quest’opera sia un’implorazione di misericordia del duca, questo perché nel medioevo l’uovo di struzzo simboleggiava il potere di conversione della grazia divina. Il percorso della luce, invece, evidenzia la morbidezza del pelo di agnello su cui è sdraiato il bambino, la brillantezza dei gioielli e dell’armatura di Federico. Per raggiungere questi risultati, Piero utilizza pigmenti che venivano stemperati con leganti diversi.
giovani fiorentini mascherati per il Carnevale, la raffigurazione dei mesi dell’anno dedicati ai lavori agricoli, i ritratti, in forma mitologica, di alcuni elementi della famiglia o la celebrazione della fioritura fiorentina. Altre interpretazioni danno conto del legame tra i personaggi: La Primavera sarebbe una sorta di dittico dedicato a Venere, che raffigura il momento della nascita e dell’ingresso nel proprio regno. Altri parlano di una Venere Neoplatonica, in cui la centralità dell’amore porta l’uomo in un mondo spirituale. A destra Zefiro, Clori e Flora rappresenterebbero la forza sensuale ed irrazionale dell’amore che, grazie a Cupido, si trasforma in un amore più perfetto, alluso dalle tre Grazie, che devono essere interpretate come le tre fasi dell’amore oblatìvo: saper dare, saper ricevere e saper restituire. La forza dell’amore infine spicca il volo grazie a Mercurio. L’ultima interpretazione parla di una scena che si svolgerebbe da sinistra verso destra, in cui Mercurio, che sarebbe l’allegoria dell’eloquenza, alza lo sguardo verso Apollo per sposare Filosofia, accompagnata dalle tre Grazie. Primavera sarebbe quindi Retorica e Flora genererebbe i fiori
Nacque a Messina tra il 1430 ed il 1431. Si allontanò dalla Sicilia in poche occasioni, tra cui per studiare a Napoli e durante il suo soggiorno a Venezia. I documenti che riguardano Antonello sono pochi e il terremoto del 1908 non è stato possibile acquisire altre informazioni. È considerato uno dei pittori più importanti del Quattrocento, che intese il rinnovamento fiammingo con il suo uso della luce. Fu un importantissimo ritrattista , utilizzò la posa a ¾ tipica fiamminga e lo schema delle opere comprendeva il busto tagliato sotto le spalle e un fondo scuro. Però, a differenza dei fiamminghi, fu più attento all’umanità del personaggio e rese meglio il volume delle immagini
Fu realizzato nel 1476 ed ha un’impostazione spaziale solida, che evidenzia la geometria delle forme, per esempio le curve del copricapo e dello scollo del vestito. Grazie a questa semplificazione, l’individualità viene trasfigurata fino a fare della figura un carattere universale, in questo caso un uomo sicuro e
In quest’opera ritroviamo la ricchezza di dettagli ed il moltiplicarsi delle fonti di luce. Il santo è uno studioso che legge allo scrittoio, come un umanista. La scena, a differenza dei dipinti fiamminghi, è allontanata dallo spettatore. Lo scrittoio forse si trova in una chiesa, ciò si può dedurre dagli archi, dalle volte a crociera e dalle bifore. L’unità prospettica è ricavata dalla luce, da cui fonte principale si trova al di là dell’arco, ma proviene anche dalle finestre. I raggi della luce corrispondono con quelli prospettici che vanno verso il busto e le mani di Gerolamo, che è il centro geometrico e luminoso. Gli oggetti sono raffigurati in modo da esaltarne le dimensioni, per esempio i libri o l’intera libreria
In quest’opera viene rappresentata la Madonna in un’immagine vera e perfetta. Un manto piramidale avvolge Maria, che ha il volto, gli occhi e l’arco delle sopracciglia ovali. La simmetria è sottolineata anche dalla verticale, che parte dalla piega del manto e scende fino allo scollo. La luce invece definisce le forme e i materiali (la stoffa pesante e la plasticità della pelle)