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Tipologia: Prove d'esame
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6. A cosa e a chi si riferisce il "metodo orale"? Delineare il contesto storico e gli aspetti pedagogici. Il metodo orale è considerato come lo strumento più idoneo per consentire al sordomuto di sviluppare appieno le sue doti intellettuali e di integrarsi positivamente nella vita sociale. La prima significativa esperienza di insegnamento con il metodo orale fu condotta dall’ecclesiastico veronese Antonio Provolo, scomparso nel 1842; Nel 1873 ci fu a Siena il primo Congresso degli Insegnanti italiani dei sordomuti convocato da Pendola il quale, al termine di un ampio confronto tra i rappresentati dei diversi Istituti della penisola, deliberò l’adozione del sistema orale. 7.A QUALE ANAMALIA CROMOSOMICA SI DEVE LE SINDROME DI DOWN Sindrome causata da un’anomalia cromosomica, che si manifesta con caratteristiche somatiche tipiche, accompagnate da ritardo mentale più o meno grave. 3.Cos'è il "metodo didattico" e quali sono i principali metodi che vengono utilizzati nell'ambito della pedagogia e della didattica? Si definisce comunemente “metodo didattico" quello sul quale prende forma l’attività dell’insegnante Si tratta di un insieme di regole, consciamente ordinate, che dirigono una attività didattica in classe. Numerosi sono i metodi, se si considera che sin dai tempi più remoti qualcuno ha cercato di insegnare qualcosa a qualcun altro. Tra i numerosi metodi sono da rilevare, nel campo della scienza, il metodo deduttivo e induttivo. Il primo, il metodo deduttivo è quello classico legato al procedimento che passa dal generale al particolare, da una premessa a una conclusione. Il metodo deduttivo, tipico della filosofia scolastica, venne chiamato anche "a priori", ideale, soggettivo, sintetico. Il metodo induttivo, che prevalse nella prima metà del secolo XVII ed è considerato tipico della scienza (Bacone, Galilei), fu definito "a posteriori", sperimentale, analitico. Con il metodo induttivo si cercano le leggi partendo dal particolare e ricostruendo il tragitto (tipico delle scienze applicate); con il metodo deduttivo si parte da un assioma, che si dà per certo e assoluto, o da una ipotesi di lavoro, e si deducono le leggi implicate (tipico delle leggi filosofiche e matematiche). il metodo alfabetico, o metodo fonico, perché inizia l’apprendimento dalla conoscenza dei suoni e delle lettere dell’alfabeto o il metodo sillabico, in quanto ritiene che la prima struttura conoscitiva sia la sillaba, non la vocale o la consonante, separate; o il metodo proposizionale: come dice il nome, l’apprendimento partiva dalla conoscenza mnemonica di una proposizione che conteneva tutte le possibili composizioni dei suoni. Oggi il metodo globale, è quello più in uso 8.CHI FU AD UTILIZZARE PER PRIMO IL TERMINE SCHIZOFRENIA E COSA VUOL DIRE Termine utilizzato per la prima volta da Eugen Bleuler, all'inizio del Novecento, che viene usato per indicare un gruppo di psicosi caratterizzate da uno stato di disgregazione della personalità (fenomeno chiamato dissociazione), che determina l'alterazione del rapporto con la realtà e altri disturbi comportamentali 9.COME AGISCE L'EMPATIA CON IN BAMBINI? QUALI MECCANISMO COGNITIVI IMPLICANO? Nei bambini l'empatia è un'abilità sociale di mettersi nei panni dell'altro per entrare in sintonia nell'interazione: attraverso il meccanismo cognitivo si mantiene lo stato affettivo e si differenzia il se dall'altro. Possiamo dire che nei bambini non abbiamo una vera e propria empatia, ma bensì una sviluppata capacità empatica di condivisione di sentimenti e somiglianza: se un bambino piange l'altro piange senza saperne il motivo, ma i suoi meccanismi cognitivi capiscono la sorgente dello stato affettivo, scindendo se ed altro. Intorno ai 14 mesi i bambini mostrano comportamenti prosociali spontanei, i volti all'altruismo e alla socializzazione, senza forme di ricompensa 10. Come avviene il riconoscimento del DSA. Descrivere le diverse fasi e l'intervento nel sistema classe. Il DSA ( Disturbi Specifici dell'Apprendimento ) viene riconosciuto in primo luogo a scuola. Ai primi livelli scolastici spetta un lavoro di prevenzione. La scuola dell'infanzia si occupa di studiare i disturbi del linguaggio, la scuola primaria potrà attuare il riconoscimento, segnalare il caso, indirizzare al diagnosta il bambino con sospetto DSA, accompagnandolo durante il suo cammino formativo, mentre, la scuola secondaria di primo e secondo grado prenderà atto di quanto svolto precedentemente e a sua volta si adopererà per l'invio ai Servizi Sanitari dei casi sospetti di dislessia, per l'eventuale ottenimento di una diagnosi.
11. Come era organizzata l'educazione dei sordomuti in Italia nel XVII secolo? Nel 1880, a distanza cioè di un ventennio dall’unificazione nazionale, la situazione era la seguente: su 35 Istituti in funzione, 18 risultavano eretti in Opere Pie e 13 figuravano come Stabilimenti privati. La trasformazione della maggior parte degli Istituti/Convitti speciali per i sordomuti in Opere Pie portò di fatto al loro declassamento a istituzioni meramente assistenziali e, di conseguenza, alla perdita dello status originario di Istituti d’istruzione e di educazione che, come nel caso degli Istituti di Milano, Genova, Modena e Siena, era stato loro riconosciuto dai passati governi preunitari. I sussidi destinati alle istituzioni per i sordomuti, distribuiti tra i vari capitoli di spesa dei due ministeri competenti – il dicastero della Pubblica Istruzione e il dicastero dell’Interno – furono sempre largamente insufficienti rispetto ai bisogni e alle crescenti necessità del settore. 12. Come può essere definita l'attenzione? L’attenzione è una facoltà limitata sia quantitativamente (per il numero di elementi che si possono controllare e per la durata) che qualitativamente, poiché è soggetta a un decremento proporzionale alla durata. Essa è anche ostacolata da interferenze di varia natura, soprattutto in relazione alla simultaneità di due o più obiettivi, poiché può darsi che richiedano l’attivazione delle stesse aree cerebrali oppure, sommati, necessitino di troppe risorse cognitive. Influenzano l’attenzione anche la stanchezza o lo stato di stress psicofisico e un clima emotivo caratterizzato da tensione. 13. COME SI COSTRUISCE UN GRUPPO – CLASSE PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE? L’esistenza di un gruppo ed il suo sviluppo psico-sociale sono determinati dalla realizzazione al suo interno delle seguenti componenti essenziali:
21. Cosa si intende per didattica costruttiva, dialogica e in divenire? A quali riflessioni si fa riferimento? Queste 3 caratteristiche riflettono le peculiarità e metodologie di ricerca: formulare ipotesi, verificarle, concretizzarle e trasformarle. La scuola, sperimentando, abbraccia i discenti e docenti che diventano il fulcro dell’azione educativa: la metodologia usata dal docente deve essere impartita all’allievo, abbandonando ogni forma di individualismo per introdurre l’educazione alla cittadinanza attiva. Ogni differenza deve essere fonte di arricchimento culturale, affettivo ed emozionale e la didattica deve adattarsi alle innovazioni ed esigenze dell’utente. 1.Cosa si intende per didattica? Fornire una definizione e descrivere le sue implicazioni/relazioni con la pedagogia La didattica è una scienza, parte della pedagogia che si occupa degli aspetti tecnici e strumentali dell’esperienza educativa. È una delle forme in cui si attua la vicenda dell’educazione, possiede la capacità di modificarsi (poiché è un’idea organizzativa) e a modificare i procedimenti che non sono validi sempre ed ovunque. La didattica in quanto scienza dell’educazione comprende studi e indagini, teorie e pratiche del processo di insegnamento il cui fine è dar vita a nuove forme di apprendimento. A un oggetto insegnamento, un campo sia scolastico che extrascolastico è un metodo che si avvale di procedure quantitative e qualitative, strumenti di osservazione e misurazione, analisi, descrizione e narrazione. Il rapporto Con la pedagogia è in continua ricostruzione. La didattica indica l’arte di insegnare a come campo d’indagine lo studio dell’interpretazione progettazione dell’insegnamento per ottimizzare i processi, e ottenere risultati sempre migliori qualitativamente e quantitativamente, mentre la pedagogia riguarda il perché dell’educazione, i fini. 22. Cosa si intende per disfasia Deficit che tendenzialmente migliora con il tempo, soprattutto se segnalato precocemente. Si tratta della difficoltà di articolare il linguaggio verbale ed il terapista deve lavorare sull’articolazione dei suoni, sull’espansione della frase e sul rapporto tra contenuto e forma. In tal modo insegna ad usare il linguaggio per esprimere contenuti diversi. Se diagnosticata in ritardo, produce impoverimento cognitivo con alterazione permanente del linguaggio. 23. Cosa si intende per PEI Il P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato) è il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra loro, predisposti per l'alunno in situazione di handicap, per un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione, di cui ai primi quattro commi dell'art.12 della Legge 104/92 (D.P.R. 24/02/1994 – art.5). Per ogni alunno in situazione di handicap inserito nella scuola viene redatto il P.E.I./P.E.P., a testimonianza del raccordo tra gli interventi predisposti a suo favore, per l'anno scolastico in corso, sulla base dei dati derivanti dalla Diagnosi Funzionale e dal Profilo Dinamico Funzionale. Gli interventi propositivi vengono integrati tra di loro in modo da giungere alla redazione conclusiva di un P.E.I. che sia correlato alle disabilità dell'alunno stesso, alle sue conseguenti difficoltà e alle potenzialità dell'alunno comunque disponibili (D.P.R. 24/02/1994 - art.5). La strutturazione del P.E.I. è complessa e si configura come mappa ragionata di tutti i progetti di intervento: didattico-educativi, riabilitativi, di socializzazione, di integrazione finalizzata tra scuola ed extra-scuola. 24. Cosa si intende per progettazione didattica La progettazione didattica è il progetto prima dell’azione didattica ed è volto alla programmazione degli obiettivi, traguardi formativi e contenuti culturali. Consta di 3 momenti inseparabili ed interconnessi: progettare, agire e valutare, di cui quest’ultima può essere dell’apprendimento e per l’apprendimento. Nell’ambito scuola la visione amministrativa toglie significato al momento progettuale, mentre dalla visione professionale si considera come uno strumento a disposizione del docente che gli permette di progettare per obiettivi, concetti o sfondo integratore.
25. Cosa intende Schon con l’espressione “professionista riflessivo”? Lo studente spieghi di cosa si tratta È un testo sulla sua visione didattica. La professionalità dell’insegnante si gioca nel passaggio tra sapere tacito ed esplicito : acquista consapevolezza del proprio sapere con la relazione tra esperienza e riflessione, sapere pratico e teorico. La didattica lo aiuta a rendere comunicabile il proprio sapere, che da teorico diventa pratico, esplicito e consapevole. 26. Cosa sono i disturbi da ADHD Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Il deficit ADHD – Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività rientra tra i Bisogni Educativi Speciali. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla “cattiveria” del bambino. L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino. L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino. Sicuramente i genitori sono abituati a vedere come le altre persone reagiscono al comportamento del bambino iperattivo: all’inizio, gli estranei tendono ad ignorare il comportamento irrequieto, le frequenti interruzioni durante i discorsi degli adulti e l’infrazione alle comuni regole sociali. Di fronte alle ripetute manifestazioni dell’assenza di controllo comportamentale del bambino, queste persone tentano di porre loro stesse un freno all’eccessiva “esuberanza”, non riuscendoci, concludono che il bambino sia intenzionalmente maleducato e distruttivo. E’ necessario che tutte le persone che interagiscono con i bambini con ADHD, sappiamo vedere e capire le motivazioni delle manifestazioni comportamentali di questi ragazzini, mettendo da parte le assurde e ingiustificate spiegazioni volte ad accusare e ferire i loro genitori, già tanto preoccupati e stressati per questa situazione. Innanzitutto è necessario scoprire se il bambino ha veramente un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) oppure se sia semplicemente irrequieto e con la testa tra le nuvole. Nessuna persona, che non sia uno specialista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), si deve sentire autorizzata a decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD. 27. Cosa sono i disturbi mentali organici Si tratta di disturbi in cui si presentano anomalie psicologiche e comportamentali associate a danni cerebrali, transitori o permanenti. I sintomi possono variare a seconda dell’area cerebrale colpita, della causa della lesione, della sua gravità e della durata. I danni cerebrali possono derivare da malattie o sostanze (droghe o altro) che distruggono direttamente le cellule cerebrali oppure da cause che danneggiano il cervello in modo indiretto (ad esempio, un restringimento delle arterie che interrompe l’afflusso di sangue). I sintomi psichici caratteristici di questi disturbi possono derivare direttamente dalla lesione oppure dalla consapevolezza, da parte del paziente, di avere perduto delle funzioni. Uno dei sintomi principali è il “delirium”, uno stato di coscienza alterato che si manifesta con difficoltà a mantenere l’attenzione, disturbi sensoriali e disturbi di pensiero. Un altro disturbo organico molto frequente è la demenza, che costituisce la sintomatologia tipica di molte malattie, come quella di Alzheimer. La demenza è costituita da una serie di disturbi di memoria, pensiero, percezione, giudizio e attenzione, che rendono progressivamente impossibile sostenere dei ruoli sociali e lavorativi. Quando si presenta nelle persone anziane, assume il nome di demenza senile. Ai sintomi sopra elencati si accompagnano sempre disturbi nell’espressione delle emozioni (instabilità, euforia, apatia, irritabilità).
33. David Ausubel ha classificato le diverse modalità di apprendimento in relazione a due parametri centrati entrambi sul ruolo attivo del soggetto nell’esperienza apprenditiva: indicare quali sono e descriverli: I due parametri centrati sul ruolo attivo del soggetto nell’esperienza apprenditiva sono: 1) La relazione del contenuto di apprendimento con la matrice cognitiva del soggetto. In relazione a questo primo parametro Ausubel ha distinto: - L’apprendimento significativo - L’apprendimento meccanico 2) Le modalità di approccio del soggetto che apprende al nuovo contenuto culturale, in base al quale ha distinto: - L’apprendimento per ricezione - L’apprendimento per scoperta 34. Descrivere cosa sono i disturbi mentali I disturbi psichici o mentali, sono una condizione patologica che colpisce la sfera cognitiva o affettiva del comportamento di una persona in modo disadattivo, tale da rendere problematica la sua integrazione socio-lavorativa e causargli una sofferenza personale soggettiva. Quando il disagio permane diventando durevole o invalidante si parla spesso di malattia mentale, che dunque è alterazione psicologica e comportamentale, relative alla personalità dell’individuo che causano disabilità. Nei tempi passati, i disturbi mentali erano considerati perlopiù derivanti da cause soprannaturali o non naturali, opera di spiriti diabolici o della depravazione umana e chi ne soffriva veniva internato e sottoposto a contenimento. Nel 1790 il medico parigino Philippe Pinel abolì il contenimento fisico per i malati mentali, istituì il trattamento morale (psicologico) e diede avvio agli studi clinici oggettivi. Grazie a questi studi vennero definiti i principali tipi di disturbi mentali e si svilupparono tecniche di trattamento differenziate. Si distinguono i disturbi caratteristici dell’infanzia (come il ritardo mentale) da quelli dell’adulto, e i disturbi organici (come le alterazioni cerebrali o somatiche) da quelli non organici (riferibili a cause psicologiche). I disturbi dell’infanzia sono: il ritardo mentale, caratterizzato dall’incapacità di apprendere e acquisire le abilità personali e sociali proprie di soggetti della stessa età; l’iperattività con deficit di attenzione, che è l’incapacità di mantenere l’attenzione, di impulsività e di iperattività comportamentale; la bulimia e l’anoressia, ovvero disturbo dell’alimentazione i tic (movimenti involontari, ripetuti); la balbuzie, ovvero il disturbo del linguaggio; e l’enuresi, l’impossibilità di controllare lo stimolo di urinare, soprattutto durante il sonno 35.Descrivere il rapporto tra docente e allievo, le caratteristiche e le interazioni. Il rapporto tra docente e allievo è un processo di apprendimento che li coinvolge entrambi, in un ambito di doppia valenza, cognitiva e affettivo-emozionale. Una corretta progettazione didattica deve tenere presente sia le problematiche metacognitive del soggetto che le funzioni dell’Io (attenzione, memoria, linguaggio e intelligenza) ambiti in cui vi è una connessione tra elementi cognitivi ed affettivo- emozionale. Molto importante in questo rapporto è quella che viene definita da Goleman come “intelligenza emotiva”, in relazione alla capacità di introspezione e conoscenza di sé, ma anche di riuscire a mettersi dal punto di vista dell’altro e comprenderlo. Nella didattica, essa riguarda la capacità di relazionarci con gli interlocutori in maniera costruttiva e positiva immedesimandoci con i loro sentimenti e stati d’animo. Dunque riguarda anche la capacità di ascolto dell’altro e non solo espressione attiva dei propri contenuti. Tra docente e allievo vi deve essere un rapporto positivo, l’insegnante deve essere visto come equilibrato e affidabile, senza oltrepassare determinati limiti, come quello di proiettare nella figura del docente i primi desideri affettivo-sentimentali-sessuali. Inoltre, il docente deve esporre le proprie materie agli allievi, permettendo a questi di interagire nel processo di apprendimento, per stimolare il ragionamento collettivo. Deve supervisionare le attività di classe e sfruttare il consiglio di classe per discutere delle problematiche dei vari allievi, non solo a livello di contenuti ma relazionale 2.Descrivere il rapporto tra pedagogia e didattica, di cosa si tratta e cosa le lega? È un rapporto in continua ri-costruzione, con scambi reciproci strettissimi pur con continue rivendicazioni di autonomia scientifica e di delimitazioni di campo, tra loro e con le altre scienze dell’educazione. In sintesi, la pedagogia riguarda i fini, i perché dell'educazione, mentre la didattica ha come suo campo d’indagine lo studio dell'interpretazione e la progettazione dell'insegnamento per ottimizzarne i processi, per ottenere risultati sempre migliori quantitativamente e qualitativamente.
36. Descrivere il rapporto tra l'empatia e il comportamento pro-sociale. Per comprendere il legame con la motivazione all’aiuto è fondamentale distinguere tra empatia e simpatia. Secondo Eisenberg, l’empatia è uno stato affettivo che nasce dal timore di un altro stato emotivo o condizione, e questo è congruente con esso. La simpatia è invece una risposta emotiva derivante da un altro stato emotivo o condizione che non sia identico a quello dell’altro, ma è costituita da sentimenti di dolore o preoccupazione per il benessere altrui. L’elaborazione dell’empatia può trasformarsi in simpatia, disagio personale, o una combinazione di essi. Il comportamento prosociale è rapportato negativamente con il disagio personale mentre in modo positivo con la simpatia. Il termine preoccupazione empatica fu introdotto da Batson, ed è simile alla definizione di simpatia della Eisenberg. La preoccupazione empatica è definita come una risposta orientata verso l’altro congruente con il disagio vissuto dall’altra persona. In linea con i risultati di Eisenberg su bambini e giovani adulti, i risultati di Batson supportano l’ipotesi che provare empatia per una persona in stato di bisogno porta ad un aumento del comportamento prosociale. 37. Descrivere la Sindrome di Down e i possibili interventi educativi La sindrome è causata da un’anomalia cromosomica, che si manifesta con caratteristiche somatiche tipiche, accompagnate da ritardo mentale più o meno grave. L’anomalia cromosomica responsabile della sindrome è la trisomia 21, cioè la presenza di tre copie del cromosoma numero 21 anziché due. Pertanto, nelle cellule dell’organismo di un soggetto Down si trovano 47 cromosomi invece dei normali
42.Esistono due metodi di fare ricerca: quali sono e come sono organizzati? Esistono due metodi di fare ricerca: 1) la ricerca in senso tradizionale, nonché fatta a livello universitario all’interno delle scienze matematiche, biologiche o altre e che non ha come obiettivo un intervento sulla realtà. In questo tipo di ricerca la neutralità è il requisito più importante, cioè lo studioso studia il fenomeno dall’esterno senza influire in alcun modo. 2) la ricerca sociale, che è un’attività conoscitiva di analisi e di riflessione, che si fonda su un problema pratico e reale e precede un determinato intervento nella realtà. Le differenze tra i due metodi sono: il principio di neutralità e la possibilità di applicazione concreta nella realtà sociale. 43.Fornire una definizione dell'empatia e descrivere il suo valore in campo educativo. Con il termine empatia si intende la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro, cioè l’entrare in sintonia con l’altro. L’empatia è una dote indispensabile per lo sviluppo sociale, tanto da essere profondamente radicata nel nostro cervello, che per aiutarci a entrare nei panni degli altri arriva a riprodurne i movimenti e le sensazioni di dolore. L’empatia riesce a connetterci emozionalmente con l’altro, percependo il suo sistema interiore senza però perdere mai la condizione del sé, seppur condividendone i sentimenti. Assumendo la prospettiva dell’altro superiamo il nostro egocentrismo e diventiamo flessibili e camaleontici, caratteristiche fondamentali che un docente deve avere. Possiamo affermare dunque che l’empatia è una condizione essenziale per l’azione educativa. 44.Gardner, studioso di Psicologia dell’età evolutiva ed esperto di Neurologia, docente presso l’Università di Harvard, ha elaborato una propria teoria delle intelligenze multiple, quali sono? Gardner formulò questa teoria partendo da studi eseguiti su bambini dotati da diverse capacità intellettive, riuscendo a desumere l’esistenza di differenti aspetti legati all’intelligenza. La teoria delle intelligenze multiple comprende 9 ambiti principali dell’intelligenza, quella: - logico-matematica, che comprende sia le capacità di confrontare oggetti concreti (o traduzioni in simboli astratti degli stessi) sia quella di stabilire relazioni - linguistica o verbale, che comprende sia la competenza della comprensione e dell’uso di parole o di strutture sintattiche, sia la capacità di selezionarle e correlarle in funzione a compiti e contesti diversi. - musicale, che è la capacità di analizzare e comporre pezzi musicali, di discriminare e comparare i suoni e le loro relazioni in base a parametri quali l’altezza, l’intensità, il timbro e l’aspetto ritmico. - spaziale, che riguarda la capacità di manipolare, relativamente allo spazio, sia gli oggetti concreti che le loro immagini mentali - cinestesica, che è relativa all’abilità nel controllare e coordinare i movimenti del corpo, ma anche nel servirsi degli oggetti come mediatori comunicativi ed espressivi. - personale, che è la capacità di comprendere sia il proprio mondo interno e se stessi (intelligenza intrapersonale), sia le relazioni e le dinamiche che definiscono i rapporti con gli altri (intelligenza interpersonale) - naturalistica che è la capacità di manipolare gli oggetti naturali - esistenziale, che è relativa alle competenze filosofiche, cioè al ragionare per universali e sulle questioni relative all’esistenza. Secondo Gardner, i test usati per misurare l’intelligenza sono volti a rilevare soltanto due tipi di intelligenza: quella linguistica e quella logico-matematica. 45.Il contributo più significativo al rinnovamento della psichiatria e del trattamento delle malattie mentali, nonché al superamento definitivo della logica dell’internamento e della segregazione, venne portato da Philippe Pinel e da Jean- Etienne Esquirol. Di cosa si tratta? Pinel ed Esquirol contribuirono al rinnovamento della psichiatria e del trattamento delle malattie mentali e al superamento della logica dell’internamento e segregazione. Usarono l’osservazione come metodo di indagine sui pensieri e sul vissuto mentale dei pazienti, affrontando la follia con un approccio scientifico, come nel caso di Victor. La malattia mentale e la follia diventano alterazioni delle passioni da cui si può guarire. Le passioni connesse ai bisogni da cui dipendono sono la causa più comune dell’alienazione mentale. I fattori esterni possono scatenarle e a portarle ad uno stato di perdita di controllo e di alterazione dello stato di equilibrio. Esse possono essere sia spasmodiche che debilitanti o oppressive, come il rammarico, l’odio, il timore, la gelosia, l’invidia e tali passioni non degenerano normalmente in alienazione. Così si abbandona la considerazione della follia totale, di furore cieco, di impulso forzato e involontario, incurabile per affermare invece la curabilità e la guaribilità della maggior parte dei casi di follia. E’ in questo contesto che sorgono le Maison de traitement (come quella istituita nel 1802 da Esquirol a Parigi), una sorta di anticipazione dei futuri manicomi, il cui scopo fondamentale è quello di curare le malattie mentali.
46.Illustrare la sindrome autistica L’autismo è un grave disturbo del neurosviluppo, che pregiudica le capacità di interazione e comunicazione sociale, induce comportamenti ripetitivi e limita il campo degli interessi. Il termine fu coniato da Bleuler nel 1911 per indicare un sintomo della schizofrenia e in seguito fu applicato dagli psichiatri austriaci Kanner (nel 1943) e Asperger (nel 1944) per descrivere una sindrome che si sviluppa in età infantile, in genere al di sotto dei tre anni. Il bambino autistico è incapace di usare il linguaggio in modo comprensibile o di elaborare le informazioni provenienti dall’ambiente. Circa metà dei bambini autistici è priva della parola mentre quelli che parlano spesso si limitano a ripetere meccanicamente ciò che sentono. Il termine autismo designa il loro atteggiamento di chiusura in un mondo interiore che diventa immutabile, ordinato e routinario con isolamento rispetto il mondo esterno. I soggetti autistici possono, inoltre, presentare disomogeneità dello sviluppo, fascino per gli oggetti meccanici, reazioni stereotipate nei confronti degli stimoli ambientali e resistenza a qualunque cambiamento esterno 47.In quali fasi si divide la valutazione La valutazione si divide in fasi: L’individuazione dell’oggetto: il docente si chiede “Cosa significa valutare l’apprendimento dei miei allievi?”. Rilevazione dei dati Definizione dei criteri richiama la stretta relazione tra il momento progettuale e quello valutativo. La valutazione deve essere trasparente. Espressione del giudizio. Il giudizio sugli allievi è un feedback per l’insegnante. Il giudizio scolastico non deve essere una sentenza, ma deve servire per responsabilizzare i soggetti coinvolti. Gli allievi cioè devono essere protagonisti del proprio percorso di crescita 48.L'applicazione del metodo "orale puro", cosa era? Descrivere il contesto politico ed educativo del periodo ed il metodo in oggetto. Il metodo orale puro, si basa principalmente sull’ideologia che il sordo debba assolutamente parlare e non esprimersi con la mimica. Tale metodo, venne introdotto con il Congresso internazionale di Milano del 1880, dove venne dichiarato ufficialmente preferibile a quello della mimica per l’educazione e l’istruzione dei sordomuti. Il metodo orale puro era considerato lo strumento più idoneo per consentire al sordomuto di sviluppare appieno le sue doti intellettuali e di integrarsi positivamente nella vita sociale ed era da preferire a quello della mimica per l’educazione e l’istruzione dei sordomuti. Nonostante il Congresso avesse dato il via al suo inserimento, nei 35 istituti presenti in Italia, la situazione appariva disomogenea. Il suo inserimento fu graduale e soprattutto, negli Istituti più piccoli e periferici, che disponevano di pochi maestri e risorse ridotte, si preferiva ricorrere ad un metodo misto che comprendesse mimica e parola articolata, ritenuti meno impegnativi. In una minoranza degli istituti veniva applicato il metodo orale-puro, oppure si faceva ricorso a una pluralità di metodi e di tecniche: dalla mimica alla dattilologia, dalla parola articolata alla scrittura, mentre in una maggioranza di istituti veniva utilizzato il metodo misto cioè quello orale e quello della mimica. Con il passare degli ani più nessuno praticava in modo esclusivo il metodo gestuale, la dattilologia e la scrittura, era altrettanto vero che il metodo misto veniva ancora largamente utilizzato, nell’insegnamento scolastico, in buona parte degli Istituti della penisola.
52.La didattica comprende diverse appartenenze identitarie, quali sono? Indicarne le principali e spiegare di cosa si occupano. All’interno della didattica ci sono sia elementi trasversali legati alle diverse situazioni di apprendimento che elementi specifici in relazione ai differenti contesti e soggetti. La didattica generale si occupa di tenere insieme i diversi percorsi di apprendimento. La riflessione didattica abbraccia le conoscenze e le competenze legate a contesti e situazioni di apprendimento che variano in base a spazi, contenuti, soggetti e motivazione. Pertanto si parla di diverse tipologie didattiche: interculturale, di genere, speciale, multimediale e così via. Ad esempio, la didattica multimediale va modellata in base alla cultura, intercultura e soggetti, integrando saperi disciplinari, pedagogici e didattici di carattere trasversale. Tutto ciò conferisce alla didattica un carattere interdisciplinare, utile ad avere più punti di osservazione e metodologie di indagine diverse 53.La dimensione metodologica diventa, secondo Damiano, il campo su cui si può ragionare sui metodi comunicativi per collegare i soggetti in apprendimento con gli oggetti di apprendimento. Quali sono? I “mediatori didattici” sono azioni messe in atto dagli insegnanti per favorire l’apprendimento degli alunni. Damiano ne identifica quattro tipi: - I mediatori attivi fanno ricorso all'esperienza diretta: gite scolastiche, esperimenti, osservazioni di fenomeni. Sebbene questo mediatore richiede tempi lunghi di esecuzione, d’altra parte, ci sono vantaggi che derivano dal contatto fisico con il reale e una densità emotiva prodotta da queste esperienze. - I mediatori iconici si basano sulla rappresentazione del linguaggio grafico e spaziale (immagini, schemi, disegni, fotografie, filmati,modelli, figure, carte geografiche etc.). - I mediatori analogici si basano sull’apprendimento grazie al gioco e alla simulazione. Si tratta di attività ludiche di gruppo in cui i partecipanti ricreano particolari situazioni e interpretano personaggi. C’è un alto tasso di realismo rispetto alle altre forme tradizionali di insegnamento ma bisogna stare attenti ad evitare il rischio di scambiare la simulazione con la realtà, creando l’illusione di aver fatto veramente esperienze dirette. - I mediatori simbolici sono quelli che si allontanano di più dalla realtà di riferimento e sono considerati i meno validi soprattutto dai sostenitori del principio dell’apprendimento diretto. La lezione frontale costituisce un esempio di mediatore simbolico. In termini di risultati di apprendimento è uno degli approcci meno efficaci soprattutto per la passività che induce presso chi ascolta. In termini di tempo è, invece, il più economico dei mediatori e questo rappresenta uno dei principali motivi per cui è preferito dalla gran parte dei docenti 54.La storia della pedagogia speciale è antica? La storia dell’educazione speciale è una disciplina di recente costituzione, che si basa su molteplici saperi (educazione, cura e assistenza, processi culturali, legislazione e ordinamenti civili e sociali) e si avvale delle indagini e dei contributi di ricerca di svariati ambiti disciplinari (storia, medicina, pedagogia, diritto, economia, statistica). E’ una disciplina che risente fortemente dei nuovi indirizzi della ricerca storica: dalla storia sociale alla storia della mentalità, dalla storia delle istituzioni politiche alla storia del diritto e degli ordinamenti giuridici, dalla storia della pedagogia alla storia delle pratiche e delle istituzioni educative dei processi culturali, dalla storia dell’assistenza e della sanità alla storia delle chiese e delle pratiche religiose e alla storia dei processi culturali 55.Le prime teorie dell'apprendimento in quale orientamento teorico della psicologia sono iniziate? Le prime teorie sull’apprendimento furono elaborate all’interno della psicologia comportamentista, nata nella prima metà del XX secolo e fondata sull’assunto di base che la psicologia deve limitarsi a studiare i comportamenti osservabili, in quanto ciò che avviene all’interno della mente è inconoscibile. Dunque, i comportamentisti studiano l’apprendimento esclusivamente in termini di modificazioni comportamentali. Essi affermano l’esistenza di leggi universali che regolano sia l’apprendimento umano sia quello animale
56.Lo studente descriva cosa sono i Bisogni Educativi Speciali I bisogni educativi speciali sono definiti dalla classificazione internazionale del funzionamento (ICF- International Classification of Functioning) promosso dall’OMS. Gli alunni con BES vivono una situazione particolare, che li ostacola nell’apprendimento e nello sviluppo e la causa può essere a livello organico, biologico, oppure familiare, sociale, ambientale, contestuale o una combinazioni di queste. Un alunno con BES può avere una lesione cerebrale grave, o la sindrome di Down, o una lieve disfunzionalità cerebrale e percettiva, o gravi conflitti familiari, o background sociale e culturale diverso. Queste situazioni causano difficoltà, ostacoli o rallentamenti nei processi di apprendimento. Queste difficoltà possono essere globali e pervasive (come l’autismo) oppure più specifiche (come la dislessia), settoriali (disturbi del linguaggio, disturbi psicologici d’ansia, ad esempio); gravi o leggere, permanenti o transitorie. I BES si dividono in tre grandi aree: - Disturbi evolutivi specifici tra i quali i DSA (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) e l’ADHD, deficit di attenzione e iperattività. Per questi disturbi non è prevista la figura dell’insegnante di sostegno - Disabilità motorie e disabilità cognitive, per cui è previsto un insegnante di sostegno e un Piano Educativo Individualizzato (PEI) - Disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici, culturali come la non conoscenza della lingua e della cultura italiana e alcune difficoltà di tipo comportamentale e relazionale. Per questi disturbi non è previsto l’insegnante di sostegno e la scuola si occupa della redazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Dunque una scuola inclusiva deve saper rispondere in modo adatto e personalizzato a queste difficoltà. 57.Lo studente descriva cos'è una diagnosi funzionale, come viene organizzata e compilata La diagnosi funzionale è un atto sanitario medico legale che viene redatto dal neuropsichiatra infantile, terapista della riabilitazione e assistente sociale, il cui scopo è descrivere in modo dettagliato la compromissione funzionale dello stato psicofisico dell’alunno in situazione di handicap. Il suo atto successivo è il PDF che ne indica le peculiarità fisiche, psichiche, sociali ed affettive e viene stilato da docenti, dirigente scolastico, genitori ed operatori asl, la cui stesura è finalizzata alla realizzazione del PEI. 58.Lo studente descriva le analogie e le differenze del PEI e del PDP - Piano Educativo Individualizzato – Piano Didattico Personalizzato Il P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato) è il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra loro, predisposti per l'alunno in situazione di handicap, per un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione, di cui ai primi quattro commi dell'art.12 della Legge 104/92 (D.P.R. 24/02/1994 – art.5). Il P.D.P (Piano Didattico personalizzato) non è un documento formale e burocratico ma uno strumento di programmazione del lavoro didattico, un punto di riferimento per le scelte dei docenti durante l’attività in classe. Non è un documento isolato: è un’articolazione del Piano di lavoro per la classe concordato nell’équipe dei docenti al quale si richiamano anche i Piani di lavoro di ciascun docente. I PDP sono redatti dal Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI) e precisate nel Piano Annuale per l’Inclusività (PAI) d’Istituto, a sua volta parte integrante del Piano dell’Offerta Formativa (POF): tutta la scuola è quindi implicata nelle scelte per includere gli allievi con BES. Sia il P.D.P che il P.E.I. hanno come scopo l’inclusione scolastica degli alunni con Bisogni Educativi Speciali e cioè quei bambini o ragazzi che presentano le seguenti caratteristiche: - Disabilità secondo la legge 104/92 - Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) secondo la legge 170 del 2010 - Deficit motorio, di linguaggio o non verbale - Deficit di attenzione e di iperattività (AD/HD) In particolare il P.E.I viene applicato in presenza di disabilità, mentre in tutti gli altri casi viene compilato il PDP. Il P.E.I è compilato sotto la diretta responsabilità della Scuola e dei Servizi socio-sanitari che hanno in carico il bambino/ragazzo. Il P.D.P è invece redatto dal collegio degli insegnanti sotto la responsabilità del dirigente scolastico.
63.Nei primi decenni dell'Ottocento in Italia si iniziò un'educazione dei sordomuti, come era organizzata?Lo studente descriva le teorie e l'approccio pedagogico del periodo storico. Le istituzioni per i sordomuti sorte in Italia nel primo cinquantennio del secolo XIX s’ispirarono essenzialmente al sistema francese, basato sul metodo mimico, sulla dattilologia e la scrittura. Questa scelta prevalse su quella tedesca, che si basava sul metodo orale, sia perché i primi istitutori italiani avevano soggiornato a lungo a Parigi per apprendervi il metodo, che per una questione prettamente politica, infatti la dominazione napoleonica in Italia contribuì a diffondere il metodo francese. Nell’Istituto dell’abate de l’Épée l’istruzione era impartita attraverso il metodo mimico o gestuale, un vero e proprio sistema regolato di comunicazione. Alla mimica veniva affiancata la dattilologia, ossia l’alfabeto manuale e la scrittura che permetteva al sordomuto di comunicare con coloro che non conoscevano la mimica e la dattilologia. Ci furono numerose congregazioni religiose che si occuparono dell’educazione dei sordomuti, sia per assicurare loro l’ausilio all’istruzione ma anche per preservarli da gravi pericoli morali ai quali la loro condizione li esponeva. Intorno alla metà dell’Ottocento in Italia nascono i primi testi scolastici adatti per le scuole speciali e una manualistica specializzata per l'insegnamento ai sordomuti. Nel 1873 ci fu a Siena il primo Congresso degli Insegnanti italiani dei sordomuti convocato da Pendola, il quale, al termine di un ampio confronto tra i rappresentati dei diversi Istituti della penisola, deliberò l’adozione del sistema orale. Successivamente con il Congresso internazionale di Milano venne adottato il metodo orale-puro in tutte le scuole speciali per i sordomuti, tuttavia in una minoranza di istituti veniva applicato esclusivamente il metodo orale-puro mentre nella maggior parte degli istituti era usato il metodo misto, in altri ancora invece si faceva ricorso a una pluralità di metodi e di tecniche come la mimica, la dattilologia, la parola articolata e la scrittura. L'oralismo è un metodo di insegnamento della lingua parlata ai sordi, basato sull'importanza dell'espressione verbale e della lettura delle labbra. Successivamente l’oralismo è stato rimpiazzato dalla lingua dei segni come metodo d'insegnamento principale della lingua per i sordi. 64.Nel trattamento dei disturbi dell'apprendimento, l'autostima e la motivazione scolastica, sono due aspetti fondamentali per la buona riuscita del trattamento, per quali ragioni? L’autostima è quel processo soggettivo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso con l’auto approvazione del proprio valore personale. L’autostima è un aspetto che va sostenuto e incoraggiato il più possibile. Avere una buona autostima significa infatti sapersi apprezzare, e quindi conoscere e valorizzare i propri pregi, ma anche saper accettare realisticamente i propri limiti, cercando però di superarli, per quanto possibile con l’impegno. La motivazione dell’apprendimento non è un processo unitario, ma può essere considerata come un insieme di aspetti cognitivi e affettivi che interagiscono tra loro, quali: obiettivi, attribuzione formulate nei casi di successo o insuccesso. Tali processi se attivati, funzionano da rinforzo meta cognitivo potenziando le abilità presenti nell’alunno con deficit. Lo studente con disturbi dell’apprendimento vive costantemente una condizione frustrante riguardante lo studio. Egli è pervaso da una scarsa autostima e da un precario senso di autoefficacia scolastica, non attribuendosi un valore come studente. Questa situazione mina la sua identità a tal punto da far sentire lo studente incapace agli occhi di insegnanti, familiari e compagni. Egli sviluppa insomma, un pensiero negativo riguardante la sua figura. Pertanto, la scuola gioca un ruolo importante sia nel riconoscimento precoce del problema sia nella pianificazione di percorsi strutturati, stimolando l’autostima e la motivazione perché questi diventino strumenti che favoriscano l’acquisizione di abilità e il superamento delle difficoltà. Perché quando lo studente si sente apprezzato riesce a superare le difficoltà, non solo per una ricompensa vera e propria, quanto per il fatto che si sente accettato e in grado di realizzare qualcosa. 65.Nel XVII iniziò il "grande internamento", cosa si intende e quali conseguenze sulla popolazione ebbero? Il processo del Grande Internamento avvenne in Francia e nel resto d’Europa, soprattutto a partire dal XVII sec. Nel corso del secolo XVII sorgono una serie di grandi istituti d’internamento (reclusori), nei quali, per un secolo e mezzo, poveri e indigenti, vagabondi, delinquenti, folli, ma anche handicappati saranno sottoposti al regime di reclusione, attraverso il ricorso, da parte dell’assolutismo monarchico, alle cosiddette lettre de cachet e ad un complesso di misure arbitrarie di imprigionamento e di isolamento
66.Nell’Europa a cavallo tra Sette e Ottocento, c'erano due poli più progrediti nel campo dell’educazione dei sordomuti, dove si trovavano? I due poli più progrediti nel campo dell’educazione dei sordomuti erano la scuola francese a Parigi e la scuola tedesca a Lipsia. Si trattava di vere e proprie «scuole» con metodi, indirizzi e ordinamenti profondamente diversi che rappresentavano per gli educatori delle varie nazioni un punto di riferimento imprescindibile. L’istituto per i sordomuti di Parigi, fondato dall'abate Charles-Michel de l’Épée nel 1771, divenne successivamente per volontà sovrana un’istituzione pubblica. La scuola tedesca fu fondata dall’insegnante laico Samuel Heinicke grazie alla protezione e al sostegno finanziario del re di Sassonia. Una delle principali differenze tra le due scuole era il metodo d’insegnamento adottato con i sordomuti. Nell’Istituto di Parigi l’istruzione era impartita prevalentemente attraverso il metodo mimico o gestuale, un vero e proprio sistema regolato di comunicazione (gesti convenzionali o metodici). Inoltre veniva utilizzata anche la dattilologia, ossia l’alfabeto manuale («scrittura aerea», come la definiva il de l’Épée), e la scrittura, che rendeva possibile al sordomuto la comunicazione con quanti ignoravano la mimica e la dattilologia. Nella scuola tedesca, al contrario, era bandita la mimica e l’istruzione dei sordomuti si fondava esclusivamente sul linguaggio orale, ossia sul metodo che prevedeva l’insegnamento «della parola con la parola». Heincke contrasta il metodo mimico in quanto convinto che la parola è la prima forma naturale del pensiero e l’unica in grado di togliere il sordo dall’isolamento ed inserirlo nell’ambiente sociale e culturale. De l’Épée invece riteneva il metodo orale poco adatto, per l’elevato grado di difficoltà che presentava, ai sordomuti di mediocre intelligenza; e, soprattutto, scarsamente funzionale, per le cure assidue e i tempi lunghi che richiedeva, ad un’istruzione di massa. Le istituzioni per i sordomuti sorte in Italia nei primi 50 anni del XIX secolo s’ispirarono essenzialmente al sistema francese 67.Nella didattica la dimensione relazione ha un valore significativo, per quale motivo? Spiegare il concetto e le caratteristiche della dimensione relazionale E' un concetto molto importante, attorno al quale ruota la buona riuscita del processo di apprendimento. Sta, infatti, al docente riuscire ad avere una buona elasticità nella gestione del rapporto con gli allievi, rapporto che non è al pari, ma ha un aspetto asimmetrico. L'insegnante ha un compito molto importante, deve essere promotore della crescita, dello sviluppo, e dell'autonomia degli studenti, capirne la totalità della dinamica comunicativa. Deve essere, inoltre, munito di competenze come l'ascolto attivo, che consiste nel mettersi a disposizione dell’allievo, valorizzarlo come interlocutore e sforzarsi di capirne il punto di vista. Importante è anche l'interazione del contesto classe, attraverso delle discussioni, che devono essere promosse e pianificate dall'insegnante, come ad esempio la discussione di problemi comuni, questo porta l'evoluzione del pensiero collettivo. Tutti questi elementi sono vitali, e fanno da monito per un buon apprendimento didattico. 68.Partendo dalla definizione dello psicoterapeuta Carl Rogers, con il termine di empatia si intende: Secondo Carl Rogers l’empatia è “la percezione del sistema interiore di un altro individuo con l’accuratezza e le componenti emotive e di significato che gli appartengono come se uno fosse la persona in oggetto, ma tuttavia senza mai perdere la condizione del “come se”. 69.Perchè la didattica è divenuta una disciplina autonoma? Qual'è la sua funzione? La concezione di didattica come sapere autonomo risale al XVII secolo con Comenio, che secondo la sua visione utopistica, tutto è insegnabile a tutte le età, volendo giustificare lo sviluppo di un sapere didattico. La didattica come scienza autonoma ha il compito di far interagire il soggetto che apprende con gli oggetti dell’apprendimento, realizzandosi in un primo tempo come osservazione, analisi e preparazione dei dati di fatto riguardanti prassi educative e didattiche generalizzabili e categorizzabili. Tale modellizzazione dell’esperienza va, poi, strutturata in un sistema di ipotesi su cui si possano esercitare due logiche simultaneamente: quella induttiva (dalla pratica alla teoria) che parte dai fatti educativi (esperienze, prodotti, processi, azioni) per far sintesi a posteriori, e quella deduttiva (dalla teoria alla pratica) che, attraverso l’argomentazione (analisi, concettualizzazione, interpretazione, teorizzazione), riferisce criticamente con sintesi a priori sui medesimi fatti. Per la didattica la definizione di uno statuto autonomo passa attraverso una più precisa identificazione del suo oggetto di studio e del suo metodo di indagine. Bisogna quindi collocare la didattica nell’ambito delle scienze dell’educazione, cioè un insieme di discipline che si occupano del fatto educativo, chiamandole al plurale quindi scienze e non scienza
73.Quali sono gli elementi fondanti della dimensione relazionale nella didattica? Indicare quali sono e argomentare Gli elementi fondanti della dimensione relazionale nella didattica sono: - Non avere fretta di arrivare alle conclusioni, sospendere il giudizio. - Sforzarsi di cambiare il punto di vista con cui osservare una data realtà, come condizione per riconoscere il proprio punto di vista e i suoi limiti. - Mettersi nei panni del proprio interlocutore, riconoscendogli le sue ragioni ed esplorando la sua prospettiva. - Valorizzare il codice delle emozioni, di tipo relazionale e analogico - Andare oltre la superficie del mondo reale, esplorare i mondi possibili. - Sfruttare i paradossi del pensiero e della comunicazione come strumenti euristici utili a gestire in modo creativo i conflitti. - Adottare una modalità umoristica nell’esercizio dell’arte di ascoltare. 74.Quali sono gli elementi della didattica? Descriverli e analizzare un sistema didattico. Un sistema didattico comprende soggetti e oggetti. I soggetti sono gli uomini in formazione e quelli che professionalmente aiutano gli altri a formarsi. Gli oggetti sono i testi, contenuti disciplinari, saperi, linguaggi, persino concettualizzazioni e nozioni. Ogni teorizzazione didattica prevede di fornire risposte al duplice interrogativo del “che cosa si insegna” e “che cosa si apprende”. Il metodo è un insieme di ragioni che legittimano l’intervento didattico ed educativo e che conduce al successo i processi di insegnamento-apprendimento. La didattica si può considerare:- come un complesso di saperi teorico- pratici;- come scienza contemporaneamente autonoma e strettamente correlata rispetto alla pedagogia;- come dotata di una forte marcatura progettuale, metodologica, valutativa, la cui consapevolezza critica, assunta quale guida dell’agire educativo trasforma in azione, la riflessione sui processi educativi e culturali, per ritornare ad essa in un processo di circolarità ricorsiva. 75.Quali sono gli strumenti dispensativi e compensativi che vengono utilizzati nella prassi didattica con i bambini con disturbi di DSA? Una volta verificata l'effettiva presenza di un DSA e stabilite le necessità individuali dagli specialisti che seguono il bambino in base all'entità del disturbo di apprendimento, è importante che gli insegnanti permettano l'uso di alcuni strumenti dispensativi e compensativi nella prassi didattica, quali: - dispensa dalla lettura a voce alta e dalla scrittura veloce sotto dettatura; - garantire l'uso del vocabolario digitale di italiano, inglese, greco, latino, ecc.; - dispensa dallo studio mnemonico delle tabelline; - dispensa dallo studio delle lingue straniere in forma scritta; - garantire tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio; - organizzazione di interrogazioni programmate; - assegnazione di compiti a casa in misura ridotta; - possibilità d'uso di testi ridotti non per contenuto, ma per quantità di pagine 76.Quali sono i criteri regolativi che qualificano un’innovazione efficace? I criteri regolativi che qualificano un’innovazione efficace sono: 1. Contrattualità: i soggetti per i quali si è elaborato un piano di miglioramento devono operare all’interno di una progetto chiaro e articolato che definisca responsabilità, modi e tempi di lavoro 2. Gradualità: partendo dai livelli di maturazione acquisiti, occorre un’azione di miglioramento in termini di progressiva estensione e intensificazione. 3. Condivisione: la definizione delle azioni di miglioramento deve essere condivisa consapevolmente dai soggetti che dovranno metterla in pratica. 4. Negoziazione: occorre un processo dialogico di costruzione comune di significati e decisioni per meglio valorizzare e rispettare la pluralità delle posizioni e delle opinioni 5. Supporto: in un processo innovativo, i promotori devono fornire un valido supporto con azioni tangibili e intangibili. 6. Praticità: è necessario una chiara identificazione delle azioni da compiere e delle attività da sviluppare 7. Rivedibilità: il processo migliorativo non è statico, va riformulato continuamente nel suo percorso, prevedendo al suo interno spazi di flessibilità e di rielaborazione in itinere. 77.Quali sono i fattori che definiscono il contesto formativo? I fattori che definiscono il contesto formativo, in relazione allo svolgimento dell’azione didattica, sono: - lo spazio, come contenitore fisico e materiale entro cui si realizza l’insegnamento. - Il tempo, la suddivisione della giornata, la distribuzione del lavoro didattico, l’alternanza delle diverse attività, l’organizzazione dell’orario settimanale. - Le regole, come insieme di norme implicite ed esplicite che regolano la vita della classe e lo svolgimento dell’azione didattica. - Gli attori, come insieme dei soggetti coinvolti nella relazione didattica - I canali comunicativi, come mezzi attraverso cui avviene la relazione didattica. L’uso del codice orale, la sua integrazione con il codice scritto e con il codice visivo.
78.Quali sono i metodi diagnostici utilizzati nella pedagogia speciale I metodi diagnostici utilizzati nella pedagogia sono l’informazione, l’osservazione e la sperimentazione. Strumenti di informazione sono l’anamnesi, il questionario, il colloquio ed altri. - L’anamnesi consiste nella raccolta di dati informativi sulla famiglia, sull’habitat, sulle condizioni di vita, sulla situazione ambientale dell’alunno e sulla maturazione organica ed intellettivo-affettiva. - Il questionario è un’intervista rivolta a chi conosce bene il soggetto minorato. - Il colloquio serve ad ottenere dati informativi validi e richiede sensibilità, tatto, spirito di osservazione e spiccate capacità di intuizione. L’osservazione si divide in empirica e sistematica. Quella empirica è la descrizione dei fenomeni condotta senza rigore scientifico, servendosi di annotazioni psicologiche e didattiche, autobiografie, cronache, registri, diari concernenti il caso allo studio. Quella sistematica è condotta secondo criteri prestabiliti e si estende a tutti i fattori che incidono sul fenomeno osservato, per darne una descrizione completa ed esatta. La sperimentazione richiede l’azione di più specialisti. Essa si avvale di metodi e strumenti che consentono una valutazione accurata della personalità dell’handicappato. Tra gli strumenti, i reattivi mentali possono giungere ad una valutazione dei vari aspetti del soggetto: l’intelligenza, le attitudini, la volontà, le motivazioni, ecc. Ai fini riabilitativi e pedagogici l’handicap del minorato deve essere evidenziato e definito quanto prima possibile. La scuola materna è il luogo migliore per una diagnosi adeguata. Le conclusioni di tale diagnosi permettono sia l’immediato intervento clinico pedagogico, che la trasmissione all’insegnante della scuola elementare indicazioni utili per valutare le capacità del bambino e, quindi, di programmare le strategie di recupero. La diagnosi viene operata da un’équipe di specialisti, di cui fanno parte: il medico, lo psicologo, il fisioterapista, l’assistente sociale, il pedagogista, ecc. Quindi i dati diagnostici per qualificare un individuo derivano dell’informazione completa sulle sue condizioni di vita e dall’osservazione nella condotta quotidiana. 79.Quali sono i principi per una buona integrazione in un contesto di pedagogia speciale? L’integrazione è un processo intersoggettivo e presuppone che l'individuo non sia completo in sé, non sia autosufficiente, ovvero non sia un sistema chiuso, ma si realizzi nel rapporto con gli altri. La buona integrazione implica una modifica nella comunità favore del diverso. Integrare una persona con difficoltà significa includerla attivamente nella quotidianità, non vedendola solo come "diversa" e "speciale", ma riconoscendone anche la "normalità". Per fare questo è necessario affrontare le differenze che derivano dalla disabilità e dai deficit eliminando quei comportamenti e quei pensieri che creano differenze, bisogna comprendere la complessità che determina la diversità, saper accettare e sapersi confrontare con le diverse identità per far in modo di ridurre l’handicap. La creazione di un percorso individualizzato è sicuramente uno dei principi fondamentali, in modo da permettere l’integrazione dello studente a scuola, ovvero garantire il suo diritto all’istruzione e all’educazione, il pieno sviluppo della sua personalità e l’effettiva partecipazione alla vita scolastica. Il processo integrativo coinvolge sia l’individuo disabile e la classe ma anche, e soprattutto il mediatore. Infatti, la programmazione educativa individualizzata deve prevedere tutte le materie della programmazione di classe, differenziandole solo nel livello di complessità, attraverso la rielaborazione e l’adattamento delle unità di contenuto. In questo modo l’alunno disabile potrà sperimentare il piacere del successo incrementando la motivazione e si eviterà la frustrazione generata dalla consapevolezza di aver bisogno di libri di testo di un ordine di scuola inferiore.