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riassunto per capitoli dell'opera di Brecht
Tipologia: Appunti
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I. Che cos’è il teatro epico? Studio su Brecht (prima versione) Il teatro di oggi vede la scena come un podio al quale è necessario adattarsi : questa è la situazione che si cerca di nascondere e infatti si continuano a scrivere tragedie e opere liriche che si forniscono di un dispositivo decrepito. Brecht distrugge infatti l’illusione che il teatro di oggi si fondi sulla poesia ma nel teatro brechtiano il testo è al servizio della sua modificazione. Un uomo è un uomo , Brecht, 1931, Berlino : questa messinscena ci ha offerto un modello di teatro epico ma la critica ufficiale non se ne è resa conto. Qui Galy Gay è un saggio solitario e proletario che acconsente a sbarazzarsi della propria saggezza e ad arruolarsi negli energumeni dell’esercito coloniale inglese. È un uomo che non sa dire di no che, in guerra, viene continuamente disfatto e rifatto. Il programma dice che “nel teatro epico l’attore ha parecchie funzioni e lo stile della sua recitazione cambia a seconda della funzione che egli adempie”. L’attore deve “rendere i gesti citabili” e quindi il comandamento supremo di questo teatro è che “colui che mostra venga mostrato”. Mandato al muro per essere fucilato Il teatro epico è gestuale : il gesto è il suo materiale e fare un uso adeguato di questo materiale è il suo compito. Rispetto al carattere ingannevole delle espressioni e delle affermazioni della gente, il gesto presenta due vantaggi :
Brecht si chiede se gli eventi rappresentati dall’attore epico non dovrebbero essere già noti. La sua prima preoccupazione è di sciogliere le sue articolazioni fino ai limiti del possibile. Nelle sue storie ha aperto la strada al teatro gestuale con la veemenza del suo pensiero critico, della sua ironia che smaschera. Si nota l’opposizione costruttiva in cui Brecht si pone nei confronti del cosiddetto “dramma di attualità”, opposizione che egli si sforza di superare nelle sue “pièces didattiche”. Esse costituiscono le vie indirette attraverso il teatro epico. Invece di sfondare le nostre situazioni agendo dall’esterno, ha fatto in modo che esse si critichino dialetticamente, che i loro diversi elementi giochino logicamente l’uno contro l’altro. Il teatro epico
Terrore e miseria del Terzo Reich
Brecht tematizza un esperimento sociologico sul rivoluzionamento della madre. Ad esso è legata una serie di semplificazioni che non sono di natura sediziosa ma costruttiva. Corrisponde alla natura del teatro epico che l’opposizione non dialettica tra la forma e il contenuto della coscienza venga sostituita dall’opposizione dialettica tra teoria e prassi. Per questo il teatro epico è il teatro dell’eroe bastonato poiché l’eroe non bastonato non diventa un pensatore. Il paese in cui non si può nominare il proletariato Il teatro dell’emigrazione può assumere come proprio oggetto solo un dramma politico. La maggior parte delle pieces che avevano riunito un pubblico in Germania dieci o quindici anni fa sono state sorpassate dagli avvenimenti. Il teatro dell’emigrazione deve ricominciare da capo : devono essere ricostruito il suo apparato scenico e la sua drammaturgia. Il sentimento di questa situazione storica si impose al pubblico della prima rappresentazione parigina delle parti di un nuovo ciclo drammatico di Brecht : ha introdotto una nuova forma drammatica, considerando che è uno specialista nel ricominciare da capo. Dal 1920 al 1930 non si stanca di sottoporre sempre da capo il dramma alla prova della storia contemporanea : si è confrontato con numerose forme sceniche e con le più diverse componenti di pubblico, infatti ha lavorato per il teatro dei saltimbanchi come per l’Opera e ha presentato le sue produzioni ai proletari di Berlino come all’avanguardia borghese occidentale. A partire dai tentativi degli anni precedenti si era finalmente sviluppato un determinato e fondato standard del teatro brechtiano : si definiva epico per differenziarsi dal teatro drammatico in senso stretto. Poiché di questo ultimo aveva formulato la teoria Aristotele, Brecht introduce la sua teoria in quanto non-aristotelica La forma fondamentale del teatro epico è quella dello choc con cui le singole situazioni si imbattono l’una nell’altra. Si creano degli intervalli (tramite canzoni, convenzioni gestuali, diciture nella scenografia) destinati alla riflessione e presa di posizione critica. Il teatro epico elimina posizioni decisive del teatro borghese grazie a una regia superiore per metodo e precisione. Terrore e miseria del Terzo Reich
Terza poesia L’espulsione degli ebrei dalla Germania venne effettuata comportandosi nel modo descritto in questa poesia e infatti gli ebrei non venivano ammazzati nel luogo in cui li trovavano. La poesia è illuminante per il lettore di oggi perché mostra a quale fine il nazionalsocialismo ha bisogno dell’antisemitismo : ne ha bisogno come di una parodia. Nona poesia Tale opera dispensa insegnamenti oggettivi nell’illegalità e nell’emigrazione. Questa poesia ha a che fare con un processo sociale che i clandestini come gli emigranti devono condividere con coloro che si sottomettono allo sfruttamento senza lottare. Illustra in brevissimi tratti cosa significhi l’impoverimento di una metropoli. Si parla di un uomo divenuto sempre più povero.
L’interruzione dell’azione impedisce l’illusione da parte del pubblico poiché é inadatta a un teatro che si propone di trattare gli elementi della realtà nel senso di una sistemazione sperimentale. Il teatro epico non produce situazioni ma le scopre e la scoperta si compie mediante l’interruzione degli svolgimenti ma qui l’interruzione non ha carattere di stimolo ma funzione organizzativa : arresta l’azione in corso e costringe l’ascoltatore a prendere posizione rispetto allo svolgimento degli avvenimenti. Egli contrappone all’opera d’arte drammatica totale il laboratorio drammatico. Riattinge in modo nuovo all’esposizione del presente e al centro dei suoi esperimenti sta l’uomo di oggi, quindi un uomo ridotto sottoposto a esami, controlli, perizie. Ne consegue che l’accadere non può mutare ai suoi vertici ma solo nel suo corso strettamente abituale, mediante la ragione e l’esercizio. Il senso del teatro epico è di costruire ciò che nella drammaturgia aristotelica si chiama “agire” e di costruirlo a partire dai più piccoli elementi che costituiscono le modalità del comportamento. Dunque i suoi mezzi e i suoi fini sono più modesti di quelli del teatro tradizionale : non mira a colmare il pubblico di sentimenti quanto a estraniarlo in modo duraturo, mediante il pensiero, dalle situazioni in cui vive. Riferimento a Aragon e Maublan.