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Commento Seconda Prova Intercorso saggio "Nuove Etnicità"., Sintesi del corso di Cultural Studies

Commento Seconda Prova Intercorso del saggio "Nuove Etnicità". Essenziale per evitare di portare questo libro all'esame.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

In vendita dal 06/09/2022

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[I nuovi tempi sembrano essersi costruiti come “globali” e “locali” allo stesso tempo. E la questione
dell’etnicità ci ricorda che tutti veniamo da qualche luogo, anche se si tratta soltanto di una “comunità
immaginaria”]
[Non si può interpretare la politica nera mediante la strategia suggerita da una facile serie di rovesciamenti,
mettendo al posto del vecchio soggetto bianco essenziale e cattivo, il nuovo soggetto nero…]
In “Nuove Etnicità”, il termine “razza” è generalmente associato a differenze biologiche o fisiche (colore
della pelle, degli occhi) mentre il termine “etnicità” è associato a quelle culturali o sociali, che non sono
necessariamente visibili. L'espressione “etnicità” riconosce il luogo della storia, del linguaggio e della
cultura nella costruzione della soggettività e dell'identità. In particolare, Hall riflette su come la categoria
“nero”, come marchio di identificazione, nel contesto britannico sia “slittata”, in quanto contingente, nel
corso della storia.
“Nuove Etnicità” inizia proprio con la descrizione di questo slittamento, che avviene attraverso due
momenti che si sovrappongono.
1. Nel primo momento vi è l'emergere, in Gran Bretagna, del termine nero come nozione
“innocente”, inteso come categoria principale attorno cui organizzare una nuova politica di
resistenza, tra gruppi e comunità con reali storie, tradizioni e identità etniche molto diverse.
2. Nel secondo momento, Hall illustra la “fine di una nozione innocente del soggetto nero essenziale”
ed è qui che si realizza lo “slittamento”, in quanto nella nozione di “nero” avviene il riconoscimento
della diversità delle posizioni soggettive, delle esperienze sociali e delle identità culturali che
compongono la categoria “nero”.
Viene riconosciuto che “nero” è un termine culturalmente e politicamente costruito, che non si fonda su un
insieme di categorie fisse e quindi non può essere garantita da caratteri naturali.
Nella seconda fase (dalla metà degli anni 80), avviene un progressivo riconoscimento delle identità
subordinate e “nero” non è più una categoria identitarie fissa e naturale.
Lo studio condotto da Hall in “Nuove Etnicità” non si basa su studi antropologici, bensì da un'analisi del
cinema nero britannico degli anni 80, per cui è uno studio dell'etnicità prodotta nella RAPPRESENTAZIONE.
Hall, quindi, connette lo status marginale dei neri con le modalità dominanti di rappresentazione e con la
costruzione di un’esperienza nera rappresentativa. Dal momento che le opportunità di prendere parte
attiva alla rappresentazione, per i neri, era raro, i pochi artisti neri si trovavano sotto il peso di un
fardello, quello di rappresentare e parlare per l'intera comunità.
Questo fardello della rappresentazione è collegato alla visione della politica identitaria tradizionale. Il
secondo momento comporta un passaggio dalla lotta sui rapporti di rappresentazione alla politica della
rappresentazione stessa. Tale mutamento implica un allontanamento dalla visione della rappresentazione
come a vantaggio di una visione secondo cui la rappresentazione gioca un ruolo costitutivo nella
costruzione dell'identità nera. Una politica della rappresentazione si basa sul riconoscimento e la categoria
nero, prodotta discorsivamente, sia costruita attraverso la rappresentazione, non attraverso qualcosa che
ne sia al di fuori, è sulla convinzione che sia dovere della rappresentazione offrire una resa il più autentica
possibile. Si utilizza in questo caso una modalità di rappresentazione che privilegia la citazione, il pastiche, e
la frammentazione per poter mettere in discussione l'idea stessa del reale, per rivelare il carattere costruito
della categoria di nero e le differenze che le rappresentazioni hanno occultato. Mentre nel primo momento
c'era un'inversione delle differenze oppositive (nero buono/bianco cattivo), nel secondo momento si
evidenziano le differenze interne che attraversano e complicano la categoria “nero”, riconoscendo come
“finto” il carattere “buono” attribuito ai neri. Quindi il concetto di etnicità non si riferisce solo ai neri, ma a
tutte le categorie, che sono inevitabilmente etnicamente marcate (come “inglese”, “bianco”, ecc).
Alla fine di “Nuove Etnicità”, Hall cita un film: “My Beautiful Laundrette” di Kureishi (1985), in quanto
esemplificativo del mutamento della politica della rappresentazione. Kureishi, scrittore nero, si rifiuta di
rappresentare l'esperienza nera in Gran Bretagna come qualcosa di autonomo, sessualmente stabile e
sempre dalla parte del giusto, ossia sempre positivo. Infatti, il film racconta la storia omosessuale tra un
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[I nuovi tempi sembrano essersi costruiti come “globali” e “locali” allo stesso tempo. E la questione dell’etnicità ci ricorda che tutti veniamo da qualche luogo, anche se si tratta soltanto di una “comunità immaginaria”] [Non si può interpretare la politica nera mediante la strategia suggerita da una facile serie di rovesciamenti, mettendo al posto del vecchio soggetto bianco essenziale e cattivo, il nuovo soggetto nero…] In “Nuove Etnicità”, il termine “razza” è generalmente associato a differenze biologiche o fisiche (colore della pelle, degli occhi) mentre il termine “etnicità” è associato a quelle culturali o sociali, che non sono necessariamente visibili. L'espressione “etnicità” riconosce il luogo della storia, del linguaggio e della cultura nella costruzione della soggettività e dell'identità. In particolare, Hall riflette su come la categoria “nero”, come marchio di identificazione, nel contesto britannico sia “slittata”, in quanto contingente, nel corso della storia. “Nuove Etnicità” inizia proprio con la descrizione di questo slittamento, che avviene attraverso due momenti che si sovrappongono.

  1. Nel primo momento vi è l'emergere, in Gran Bretagna, del termine nero come nozione “innocente”, inteso come categoria principale attorno cui organizzare una nuova politica di resistenza, tra gruppi e comunità con reali storie, tradizioni e identità etniche molto diverse.
  2. Nel secondo momento, Hall illustra la “fine di una nozione innocente del soggetto nero essenziale” ed è qui che si realizza lo “slittamento”, in quanto nella nozione di “nero” avviene il riconoscimento della diversità delle posizioni soggettive, delle esperienze sociali e delle identità culturali che compongono la categoria “nero”. Viene riconosciuto che “nero” è un termine culturalmente e politicamente costruito, che non si fonda su un insieme di categorie fisse e quindi non può essere garantita da caratteri naturali. Nella seconda fase (dalla metà degli anni 80), avviene un progressivo riconoscimento delle identità subordinate e “nero” non è più una categoria identitarie fissa e naturale. Lo studio condotto da Hall in “Nuove Etnicità” non si basa su studi antropologici, bensì da un'analisi del cinema nero britannico degli anni 80, per cui è uno studio dell'etnicità prodotta nella RAPPRESENTAZIONE. Hall, quindi, connette lo status marginale dei neri con le modalità dominanti di rappresentazione e con la costruzione di un’esperienza nera rappresentativa. Dal momento che le opportunità di prendere parte attiva alla rappresentazione, per i neri, era raro, i pochi artisti neri si trovavano sotto il peso di un fardello, quello di rappresentare e parlare per l'intera comunità. Questo fardello della rappresentazione è collegato alla visione della politica identitaria tradizionale. Il secondo momento comporta un passaggio dalla lotta sui rapporti di rappresentazione alla politica della rappresentazione stessa. Tale mutamento implica un allontanamento dalla visione della rappresentazione come a vantaggio di una visione secondo cui la rappresentazione gioca un ruolo costitutivo nella costruzione dell'identità nera. Una politica della rappresentazione si basa sul riconoscimento e la categoria nero, prodotta discorsivamente, sia costruita attraverso la rappresentazione, non attraverso qualcosa che ne sia al di fuori, è sulla convinzione che sia dovere della rappresentazione offrire una resa il più autentica possibile. Si utilizza in questo caso una modalità di rappresentazione che privilegia la citazione, il pastiche, e la frammentazione per poter mettere in discussione l'idea stessa del reale, per rivelare il carattere costruito della categoria di nero e le differenze che le rappresentazioni hanno occultato. Mentre nel primo momento c'era un'inversione delle differenze oppositive (nero buono/bianco cattivo), nel secondo momento si evidenziano le differenze interne che attraversano e complicano la categoria “nero”, riconoscendo come “finto” il carattere “buono” attribuito ai neri. Quindi il concetto di etnicità non si riferisce solo ai neri, ma a tutte le categorie, che sono inevitabilmente etnicamente marcate (come “inglese”, “bianco”, ecc). Alla fine di “Nuove Etnicità”, Hall cita un film: “My Beautiful Laundrette” di Kureishi (1985), in quanto esemplificativo del mutamento della politica della rappresentazione. Kureishi, scrittore nero, si rifiuta di rappresentare l'esperienza nera in Gran Bretagna come qualcosa di autonomo, sessualmente stabile e sempre dalla parte del giusto, ossia sempre positivo. Infatti, il film racconta la storia omosessuale tra un

uomo bianco proletario e un giovane imprenditore asiatico, ai tempi dell'omofobico e razzista thatcherismo. La radicalità del film sta nel NON prendere alcuna posizione, NON prendere le parti di nessuno e ciò comporta la destabilizzazione delle divisioni binarie, associate al primo momento della politica della rappresentazione. L'autore del film dice che bisogna superare le “FINZIONI RASSICURANTI” associate alla prima fase della politica. In questo modo, il fardello portato dalla comunità nera si è alleggerito, grazie a questi nuovi artisti che hanno ottenuto un accesso sempre crescente alle modalità dominanti di espressione culturale.