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scheda libro Vespe aristofane
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Filocleone (“Φιλοκλέων” amico di Cleone), padre di Bdelicleone Φιλοκλέων” amico di Cleone), padre di Bdelicleone ” amico di Cleone), padre di Bdelicleone (“Φιλοκλέων” amico di Cleone), padre di Bdelicleone Βδελυκλέων” amico di Cleone), padre di Bdelicleone ” colui che critica Cleone), è tormentato dalla mania di assistere ogni giorno ai processi come giudice popolare nell’Eliea. Per evitare che Filocleone continui a presenziare ai processi inutilmente, Bdelicleone decide di rinchiudere in casa il padre e viene aiutato da due servi, Sosia e Santia. Nella scena iniziale troviamo appunto i due servi che stanno per terminare il turno di notte e discorrono riguardo un sogno di Sosia, in cui una balena, con voce da cinghiale, arringa due montoni riuniti durante un'assemblea. Si nota subito il riferimento Cleone il demagogo più volte criticato da Aristofane: la femmina del cinghiale era per i Greci il simbolo della collera, mentre la balena, che ha un fetore di cuoio marcio, rappresenta il demagogo. Dopo la breve digressione riguardo al sogno, i due servi espongono al pubblico brevemente la trama della commedia: non si tratteranno più argomenti mitologici e politici, ma la semplice storia di un uomo che rinchiude in casa il proprio padre affetto dall'ossessione per i processi, definita come una grave malattia. Subito dopo esposizione del prologo entra in scena l'anziano Filocleone che, invano, tenta di fuggire dalla propria casa più di una volta per recarsi in tribunale. L’eliasta trova supporto nel coro di anziani, che vestiti come delle vespe, fanno il loro ingresso sulla scena. Subito dopo la parodo essi infatti tentano di convincere il giovane a liberare il padre. Segue poi uno scontro verbale tra Filocleone e Bdelicleone: i due spiegano i motivi che portano il primo a desiderare di recarsi in tribunale e il secondo invece a mostrare al padre perché sarebbe opportuno rimanere a casa e condurre una vita agiata: l'anziano, che dapprima trova sostegno nel coro, afferma di godere della protezione di Cleone, di alcuni servigi e soprattutto dell’affetto e dell’attenzione, che riceve dopo
aver portato a casa il compenso dei tre oboli. Il giovane, che, dopo aver esposto la sua tesi per cui il padre, esattamente come i suoi compagni giudici, sarebbe solamente una misera marionetta nelle mani di un demagogo che si serve di loro per i suoi fini personali e che li ricompensa con una paga esigua, riceve il sostegno del coro, riesce a convincere l’anziano a restare a casa. Bdelicleone però, per avere la certezza che il padre non si rechi in tribunale, decide di intentare un processo contro uno dei cani, Labete, reo di avere rubato un pezzo di formaggio siciliano. Ancora una volta nelle commedie di Aristofane i dettagli non sono casuali: il nome del cane ricorda quello di Lachete, l’ateniese che assunse il comando supremo della flotta durante la spedizione in Sicilia del 427 a.C., e il processo del cane, secondo alcuni studiosi, sembra una sorta di parodia di quello che venne fatto a quest’ultimo, accusato di furto e malversazioni dallo stesso Cleone che in questa commedia sembra identificarsi con il cane accusatore, Cidatene. Dopo il verdetto finale e la seguente assoluzione del cane Labete, Filocleone, dopo essere svenuto, decide definitivamente di smetterla con i processi. Bdelicleone cerca poi di distrarre il padre educandolo alla vita mondana e lo conduce così ad un simposio, dove però l’anziano si ubriaca, insulta i convitati, avanza delle proposte fuori luogo ad una flautista e rischia di dare il via ad una rissa. Alla fine, però il tutto si aggiusta e i convitati, compreso Filocleone, escono di scena con una danza chiassosa e scomposta. La parabasi e la comicità “Avevate trovato un tale protettore, purificatore di questo paese, e l'anno scorso lo avete tradito: lui seminò idee nuovissime, che voi non lasciaste germogliare perché non le avete ben capite. E tuttavia, solennemente libando, giura più e più volte su Dioniso che nessuno ha mai ascoltato versi comici migliori di quelli. È dunque una vergogna per voi non averli capiti subito; ma il poeta non ha perso la stima della gente competente, se, nel sorpassare gli avversari, ha visto infrangersi la sua invenzione poetica. Per il futuro, egregi signori, abbiate maggiormente a cuore e onorate quei poeti che cercano di dire ed inventare qualcosa di nuovo: conservate i loro pensieri.” Nella parabasi di questa commedia l’autore accenna alla svista verificatasi un anno prima, quando i cittadini che assistevano alla messa in scena delle Nuvole, non compresero il tentativo di Aristofane di elevare la commedia e ne determinarono l’insuccesso. Il coro, che si fa
cui è un giovane ateniese del demo di Acarne a mobilitarsi da solo per un’utopica pace con Sparta.