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Schema Gadda quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Roma, marzo 1927. Durante i primi anni del fascismo il commissario della Squadra Mobile di Polizia Francesco Ingravallo (detto "don Ciccio"), arguto e orgoglioso molisano, è incaricato di indagare su un furto di gioielli ai danni di un'anziana donna di origini venete, la vedova Menegazzi. In seguito viene uccisa, nello stesso palazzo che era stato teatro della rapina, la moglie di un uomo piuttosto ricco, la signora Liliana Balducci. Il luogo del furto e dell'omicidio è un tetro palazzo al civico 219 di via Merulana, noto come "Palazzo degli Ori", situato poco distante dal Colosseo. La narrazione parte con la descrizione dell'ambiente attorno alla signora Balducci e si allarga ai Castelli Romani da dove provengono le domestiche della signora e le "nipoti", ragazze che accoglieva come figlie per compensare solitudine e mancata maternità. Intorno, una folla di comparse: la svenevole e avvizzita contessa Menegazzi, vittima del furto, il commendator Angeloni "prosciuttofilo", i brigadieri della questura, i carabinieri di Marino a caccia di indizi nella campagna, le figure sfocate delle domestiche e nipoti. Il giallo infine approda alla scoperta di un responsabile: l'ultima domestica di Liliana, ma senza che ciò sia confermato. Non a caso nelle varie redazioni il finale viene modificato e il colpevole cambia. La descrizione del cadavere è attenta e ossessiva, in modo particolare su ciò che deve essere nascosto del corpo femminile- Questo fa presagire il tono erotico dello scritto. Si pensa che questo romanzo sia incompiuto, ma in realtà non è così. Gadda, l’autore, sapeva dove voler portare il lettore. Questo romanzo chiama in causa tutti (es. il commissario che quando si reca sulla scena del delitto si focalizza su parti su cui non doveva soffermarsi). All’epoca di Gadda i gialli, i noir erano considerati PARALETTERATURA (il giallo era considerato un genere minore, ma per lui significava avere a che fare con la componente scientifica, che lo affascinava particolarmente). Il detective sta lì a cercare di tappare i buchi in una realtà che cerca di raggiungere il suo stato entropico. L’investigatore è colui che cerca di ripristinare l’ordine, ma che non può essere ripristinato (es. l’investigatore viene chiamato a risolvere il delitto, una volta che quest’ ultimo è già avvenuto, ogni delitto è un attacco all’ordine sociale). L’investigatore che agisce all’interno di questo romanzo ha le idee chiare su quello che determina la sofferenza nel mondo. L’italiano verbale, freddo che esordisce nel testo, pian piano lascia spazio ad un linguaggio più emotivo, si rifà allo sguardo dell’investigatore, si sente una maggiore umanità. L’investigatore sta indagando sul delitto di una donna che amava segretamente. Dall’italiano si passa al romanesco (un misto di romano, parlato dai cittadini, e laziale, parlato dai garzoni, dalle cameriere, dalle forze dell’ordine), (il romanesco è diverso dal laziale).
L’investigatore quando parla utilizza un misto di molisano, italiano e napoletano. Mentre l’autore è milanese. La vicenda è ambientata a Roma, capitale d’Italia, e quindi riesce a riunire persone da tutta Italia. Gadda comincia a scrivere il romanzo nel dicembre del ’45 (le prime puntate si trovano su una rivista di nome “Letteratura”, e ne compaiono in totale 6 prima che quest’ultimo si fermi nella sua stesura), si dedica pienamente nel ’46 e nel ’47 avrà una sosta. Nel 1957 esce il romanzo. Il romanzo ha due partenze. C’è un periodo di tempo in cui Gadda non lavora più al romanzo. 1927=anno di ambientazione del romanzo. Perché lo ambienta nel 1927? La gonna che all’epoca le donne indossavano erano gonne strette, che non potevano né volare e né rialzarsi da sole. L’autopsia che l’investigatore sta portando avanti è alla ricerca di due sguardi: il primo sguardo è quello della vittima, la quale nel suo sguardo ha l’immagine dell’assassino, se l’investigatore riuscisse ad intercettare lo sguardo della vittima riuscirebbe ad intercettare l’assassino. Il delitto è avvenuto nella sala da pranzo, stanza frequentata dall’investigatore e gli occhi della vittima sono sgranati. Il secondo sguardo è quello dell’assassino che osserva l’investigatore (l’azione di alzare la gonna alla vittima è un segno di comunicazione verso il detective, conoscendo il desiderio dell’investigatore). Tutto diventa una grande metafora alimentare. Il romanesco arriva con una serie di metafore alimentari per indicare i dettagli del corpo della vittima (all’epoca la classe popolare viveva ancora nella fame). Gadda era partito come volontario per la guerra, ma a Caporetto viene fatto prigioniero e passa il resto della guerra in un lager in Austria. Gadda aveva avuto dei diari durante la guerra. “Povera mamma” non era riferito alla vittima perché non poteva avere figli. Questa espressione sfugge all’autore, questo derivante da un avvenimento passato: muore il fratello dell’autore durante la Prima Guerra Mondiale, e al ritorno da questa guerra l’autore ritiene che sia tornato a casa il fratello sbagliato e quindi con questa espressione compatisce la mamma.