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Letteratura italiana Gadda Quer pasticciaccio brutto de via merulana schema corso
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Tutto si è trovato del pasticciaccio, tranne il manoscritto. Questa puntata venne tolta all’ultimo momento (Gadda pensò fino all’ultimo di mantenere questa puntata). Prima stesura che Gadda fa “a tambur battente” a partire dal ’45. Le 5 puntate che si sviluppano su 6 capitoli della definitiva+ la puntata soppressa (7 capitoli) Gadda le scrive in un lasso di tempo estremamente ridotto a causa di quella sua incontenibile urgenza di scrivere. Tra il ’45 ed il ’46 vi è un Gadda che è portato a scrivere. Quando il pasticciaccio andrà in revisione verrà aiutato da dei parlanti per correggerla in caso di errori. Gadda si rivolge al dialetto in un’epoca abbastanza particolare (lo utilizza nel ’43 con l’opera “Dalgisa” dove prevale il dialetto milanese): Gadda utilizza i dialetti durante il fascismo, regime contrario all’utilizzo dei dialetti e delle parole non italiane, e scrive esplicitamente contro il regime. All’epoca era un autore per pochi e viene considerato dalla crema degli scrittori come uno dei più importanti; la pubblicazione di Dalgisa lo fa conoscere ma non è un autore di punta. Alla fine del regime Gadda, come una sorta di ribellione, utilizza tutti i dialetti d’Italia. In questa puntata avremo la possibilità di ascoltare il Gadda sorgivo (quando Gadda torna sul pasticciaccio per pubblicarlo come volume torna anche sulla lingua; nelle puntate l’uso dell’italiano è minimo, mentre nella versione scritta vedremo che l’italiano viene utilizzato di più; questa puntata però vede l’utilizzo del dialetto proprio per l’argomento di cui tratta, ovvero viene richiamato Remo Balducci). Il capitolo precedente si era chiuso con l’interrogatorio di Don Corpi (nell’idea originale di Gadda, dopo questo interrogatorio e avendo saputo quello che si doveva sapere riguardo la terza nipote) avvenuto la mattina. Verso le 3/3 e mezza viene richiamata la Pettacchioni chiedendole informazioni su queste nipoti, dato che lei le aveva conosciute (la Pettacchioni stringe un rapporto con Virginia, la quale le era molto simpatica). Per continuare gli interrogatori viene richiamato Remo Balducci, prelevato dove vive al momento, ovvero l’hotel Flora (Balducci non torna a casa perchè non se la sente dopo l’accaduto). Ha addosso i panni dell’agiatezza: una bella vestaglia, dei bei sandali; è ricco e lo dimostra chiaramente per come è vestito. Dal corpo, però emergono dei ciuffetti di peli (non è un Valdarena che viene da una classe agiata già da tempo ma che ha fatto i soldi da poco; si veste come un signore ma evidenzia ancora le sue parvenze popolari). Balducci viene portato dal dottor Fumi e Ingravallo è presente e non se ne andrà: in questa occasione vi sono tutti e 3. Appena parlo il dottor Fumi vi è il napoletano e viene definita come una bella voce.
La rosa sta prendendo il punto di vista di Balducci (per un romano un molisano era un cafonaccio). Nel frattempo, vi è Giuliano Valdarena ancora in fermo, anche se Ingravallo sa che è innocente. Balducci, una volta entrato nella stanza, si rende conto che l’area è cambiata e si rende conto che quell’interrogatorio sarà un po' più duro degli altri, come se dovessero scoprire qualcosa (Balducci non sapeva che Don Corpi aveva parlato). Stiamo assistendo, quasi, alla ricostruzione di una scena (Gadda da una grande attenzione ai gesti di Fumi, ed essendo napoletano gesticola molto, che vengono seguiti e rappresentati). In questo capitolo vi sono molto romano e napoletano perchè è un capitolo dialogico tra le due parti: romanesco (Balducci) e napoletano (Dottor Fumi) a piede libero. Attraverso la lingua del romanzo possiamo anche visualizzare quelli che sono i movimenti che vengono fatte da entrambe le parti. La posizione nelle indagini di Balducci è un po' compromessa a seguito della dichiarazione di Don Corpi. Per tutto il tempo Don Ciccio, con quei suoi dentoni, si mastica il cappuccio della penna, sempre con questa sua espressione addormentata. Sopra Balducci vi è il ritratto di Mussolini, che viene chiamato nel romanzo con un termine al massimo dell’offensività. Dopo aver offeso il duce e parlato della grande burocrazia, il dottor Fumi fa una domanda improvvisa: “Quando l’avete mandata via?”; Balducci dice che se ne andata da 3-4 mesi, prima di prendere la Ginetta, e comincia a raccontare delle storie su di lei, quando l’interesse di tutti è su quella precedente. Il dottor Fumi ha questo come metodo: quello di divagare per poi convergere immediatamente sull’interrogato, che in quel momento si sta rilassando, per incastralo. Il fascismo abolisce anche il “lei” che viene sostituito con il “voi”, questo perchè il primo è considerato femminile. Il dottor Fumi piano piano sta cercando di arrivare dove Balducci, invece, non vuole arrivare, ovvero il rapporto che avevano: cosa è successo tra Virginia ed il Balducci? Il metodo della polizia è anche quello di far capire che le cose si sanno già, così da far confessare l’indagato. Gadda è anche attento alla pronuncia (aveva un magnifico orecchio per i dialetti, ed in questa fase non ha nessun correttore). Si arriva addirittura a sospettare che Liliana fosse complice, favoreggiatrice di questo rapporto. Basta una singola indagine per far emergere comportamenti non proprio fuori legge, ma comunque non encomiabili. In questo interrogatorio le cose sono andate veramente male con Virginia, perchè come ci ha fatto capire Don Corpi e come ha confermato Remo Balducci, era una